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  1. #1

    La disoccupazione uccide?

    Vi segnalo questo articolo, pubblicato dalla Dott.ssa Pamela Serafini: Vittima della disoccupazione si dà fuoco per disperazione...

    Cosa ne pensate?

    Un saluto

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di scorpiona
    Data registrazione
    10-07-2007
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    nel catanese
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    103

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Sì, può uccidere. Certamente non tutti, ma chi è già fragile per altri motivi, può sicuramente sentirsi privi di uno scopo nella vita al punto da attuare un gesto tanto insano...
    “Ti criticheranno sempre,
    parleranno male di te
    e sarà difficile che
    incontri qualcuno
    al quale tu possa andare
    bene come sei.
    Quindi vivi come credi,
    fai quello che ti dice il cuore
    la vita è come un’opera di teatro
    che non ha prove iniziali.
    Canta, ridi, balla, ama
    e vivi intensamente ogni
    momento della tua vita
    prima che cali il sipario
    e l’opera finisca senza applausi. ”

  3. #3
    Partecipante L'avatar di psi-clinico-dip
    Data registrazione
    31-07-2006
    Residenza
    cernusco sul naviglio
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    1

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Certamente se non uccide la persona fisica, come nel triste fatto di cronaca, uccide la dignità umana.
    L'istinto dell'uomo nel realizzarsi attraverso il lavoro è atavico e sicuramente ci ha portato a tante scoperte, ad un'aspettativa di vita maggiore e ad una milgiore qualità di vita.
    Togliere ad un uomo questa prospettiva equivale, come è accaduto, ad un delitto. Questo tuttavia resterà irrisolto poichè è arduo rintracciare il colpevole.
    Viceversa paradossalmente è forse più chiaro il movente " voler stare meglio".
    In un tempo ed in un mondo in cui tutto, dalle superpotenze affermate ai paesi emergenti, dalle grosse multinazionali al desiderio/ necessità di far carriera ci spinge a migliorare, ottenere di più avere di più, forse è lecito chiedersi se tutto ciò è sostenibile.
    Penso all'esplosione demografica, alla sostenibilità dello stile di vita promosso e proposto dalla nostra società occidentale.
    L'operaio deceduto aveva tutti i santi diritti al posto di lavoro ed alla propria dignità e questi sono diritti inalienabili di ogni singolo uomo sulla terra fin anche per i mega- manager e amministratori delegati delle immense multinazionali.
    E' proprio quì che ci si può render conto di quanto il comune movente divenga motivo di conflitto fra gli uni e gli altri.
    Flessibilità Vs dignità.
    Imparare un lavoro realizzarsi attraverso questo richiede tempo dunque continuità e certezza. Ad oggi ciò che si propone è un continuo "Tirare la giornata". Saper far tutto o forse niente, essere buoni oggi ed inutili domani. Come può un uomo imparare realizzarsi ed affermarsi, " divenire qualcuno in qualche campo" all'interno di un sistema che ti induce se non obbliga a restare mediocre, ignorante, buono solo ad obbedire ed imparare di volta in volta ciò di cui necessitano le strategie ( sempre che vi siano e rispondano a precisi criteri) delle aziende e, dietro a queste, il pensiero di altri uomini e la loro volontà di migliorarsi arricchirsi primeggiare.

    Dott Maurizio Parolin
    Iscr. Albo Lombardia n°03/6904

  4. #4
    Moderatore Salute Benessere L'avatar di grano
    Data registrazione
    03-05-2007
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    Roma
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    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Può uccidere eccome..spesso nel senso meno letterale del termine..
    Immagino cosa può provare una persona che ha passato tutta la vita a lavorare e si trova improvvisamente senza lavoro,in un età in cui la ricollocazione è difficilissima,se non impossibile.. Si alza tutte le mattine e pensa "e adesso? come faccio a dar da mangiare alla mia famiglia? Cosa posso fare per dare un senso alla mia giornata?" e pensieri come questi, ripetuti ogni santo giorno, non possono che ucciderti dentro.. Ora,non so se è vero, come si dice, che il lavoro nobilita l'uomo, ma sicuramente lo tiene vivo...

  5. #5

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    A me vengono in mente anche tutte quelle persone che hanno speso una vita sui libri, cercando di inseguire il sogno di imparare una professione e poi, dopo la laurea, i master, i praticantati, tirocini e quant’altro, il triste scontro con la realtà che non offre occasioni adeguate di realizzazione ed espressione delle proprie potenzialità e qualifiche.

    Se questo da una parte stimola la creatività o forse il bisogno di rimettersi in gioco in altri ambiti, a volte induce a passare da un lavoro precario ad un altro, rendendo sempre più difficile e lontano il sogno di realizzarsi non soltanto professionalmente ma anche personalmente. Non è facile fare progetti di vita quando ci si deve scontrare quotidianamente con la precarietà di contratti “a tempo determinato” o con la difficoltà a raggiungere ogni mese lo stipendio necessario per vivere in modo dignitoso.

    Siamo quindi chiamati a sviluppare doti come la resilienza, lo spirito d’adattamento, la pazienza… senza mai perdere la speranza di riuscire prima o poi a vedere realizzati i propri sogni e progetti, professionali ed esistenziali.


    Un saluto a tutti


    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  6. #6
    Neofita
    Data registrazione
    02-12-2005
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    Monza
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    5

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Ciao a tutti, scrivo per la prima volta sul forum, perché questo tema mi preme molto, e vi stavo riflettendo da un pò.
    Se non uccide, fa molto male, perché l'attività lavorativa contribuisce molto all'immagine di sè; e questo problema non riguarda solo la disoccupazione (che è un connubio terribile di insoddisfazione dal punto di vista della realizzazione personale, e fondato timore di non poter avere una vita dignitosa) ma anche, come dice Pamela, la difficoltà a mettere in pratica le proprie competenze dopo anni di preparazione. Credo che questo problema dovrebbe divenire saliente, perché è collegato ad una grande quota di malessere e sofferenza, non solo tra le persone che vivono il dramma di perdere un lavoro che credevano sicuro, ma anche tra i giovani che sbattono la testa contro il 'non mercato' del lavoro.
    E' vero in effetti che proprio i giovani sono portati a svilupparte determinate qualità per questo motivo, spirito di adattamento, resilienza...è anche vero che va riconosciuta dignità alla sofferenza che spesso si accompagna a questa condizione; se così fosse, magari la disoccupazione non ucciderebbe più.

  7. #7

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Ciao Valentina, benvenuta in questa discussione

    Sono d’accordo con te quando dici: “l'attività lavorativa contribuisce molto all'immagine di sé”.

    Il lavoro, infatti, non è soltanto un mezzo per sopravvivere in modo dignitoso ma in certi casi rappresenta (o dovrebbe rappresentare) un canale di espressione delle proprie potenzialità e capacità e di sicuro ha una grande influenza sull’autostima.
    Tocca molti aspetti della vita di ognuno di noi, ecco perché la sofferenza che procura è grande. E come sostieni anche tu “va riconosciuta dignità alla sofferenza che spesso si accompagna a questa condizione; se così fosse, magari la disoccupazione non ucciderebbe più”.

    E' importante, infatti, iniziare a manifestare l’insoddisfazione che moltissime persone vivono come reazione ad una situazione lavorativa precaria, inesistente oppure non ancora raggiunta. Il dolore, infatti, si amplifica quando non si riesce a condividerlo ma è altrettanto vero che portarlo alla luce non basta. Aiuta a non sentirsi gli unici a vivere una certa condizione ma sarebbe opportuno che trovasse una risposta più concreta all’esterno.

    Come ho riportato nell’articolo, Luigi Bresciani ha giustamente sostenuto: ” la necessità di creare una rete di solidarietà intorno a tutte quelle famiglie piagate dalla disoccupazione”- e che “questa è una responsabilità delle istituzioni, della politica e dello stesso sindacato”.

    Ma come poter sostenere i giovani, magari appena laureati, che iniziano a “sbattere la testa contro il mercato del non lavoro?”



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  8. #8
    Neofita
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    02-12-2005
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    Monza
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    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Ciao Pamela, per come la vedo, il problema è sociale e culturale. In quanto sociale riguarda tutti noi, e concordo con la citazione di Bresciani (se non erro) che riporti nell'articolo; vi è un gran parlare di questo, ma a livello di dibattito vi è la preferenza per altri temi, e non mi soffermo al riguardo perché andrei in un ambito non idoneo a questo forum. Poi vi è un problema culturale, per il quale in Italia stiamo sacrificando quel tipo di professionalità che non sia strettamente tecnica o comunque sostenuta da una percezione di ruolo molto forte; si tratta della ricerca che non ha più fondi, delle scuole che non possono pagare gli insegnanti, e se ci addentriamo nella psicologia, si tratta di un ruolo non riconosciuto a volte dagli stessi psicologi. Certamente vi sono altri esempi che non mi vengono in mente.
    Se penso a quello che una comunità di psicologi può fare in questo senso, invece, allora credo che noi possiamo dare dignità alla sofferenza sottesa a questa situazione, fornire una sorte di 'legittimazione' a parlarne. Dando voce al rischio di malessere sotteso a precarietà ed insoddisfazione lavorativa, amplifichiamo questo tema.(Proprio pochi giorni fa ho postato al riguardo nel mio blog....) Ciao, Valentina.

  9. #9

    Riferimento: La disoccupazione uccide?

    Buongiorno Valentina

    Riporto una tua frase che mi è piaciuta molto: “Se penso a quello che una comunità di psicologi può fare in questo senso, invece, allora credo che noi possiamo dare dignità alla sofferenza sottesa a questa situazione, fornire una sorte di 'legittimazione' a parlarne. Dando voce al rischio di malessere sotteso a precarietà ed insoddisfazione lavorativa, amplifichiamo questo tema”.

    Forse noi psicologi possiamo creare degli spazi, perché no, anche in forum di discussione, per confrontarci proprio sul tema così spinoso della disoccupazione o di un’occupazione insoddisfacente che generano malessere in chi le vive. Dare voce al malcontento, alla frustrazione, ma anche ai sogni e ai progetti in cui ancora si crede, magari non cambierà la realtà esterna ma almeno aiuterà chi si trova in una situazione di malessere a sfogarsi, a confrontarsi, a sentire la solidarietà di chi si trova o si è trovato nella stessa condizione.
    In questo modo il proprio vissuto di disagio potrà trovare un’elaborazione anziché rimanere confinato dentro di sé.

    Per quanto riguarda, invece, l’altro tema di cui parli e, cioè, la difficoltà che hanno gli psicologi a riconoscere la propria professionalità, possiamo iniziare a riflettere su tutti quei fattori che rendono difficile la valorizzazione della nostra professione. A me vengono in mente alcune cose:

    - usciamo dal lungo percorso di studi con la testa piena di teoria ma con una competenza pratica spesso deficitaria e soprattutto senza una minima conoscenza di come avviarsi alla professione, specialmente come liberi professionisti.

    -Spesso noi stessi coltiviamo un’immagine stereotipata dello psicologo e facciamo difficoltà a visualizzare tutte le possibili modalità in cui esercitare la nostra professionalità, nei vari ambiti.


    Quali altri ostacoli rendono difficile a noi psicologi una presa di coscienza del valore della nostra professione?



    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

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