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  1. #1
    Partecipante Affezionato
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    07-01-2010
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    Reggio Emilia
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    Anoressia in età matura

    Da diversi anni convivo con un problema di anoressia in famiglia.

    Ho letto un pò di tutto al riguardo: Hilde Bruch, Mara Selvini Palazzoli, Fabiola de Clerq fino a, ultimo in ordine di tempo, un libro di Anna Salvo in cui ho ritrovato gran parte della mia esperienza di "testimone" della malattia.

    La situazione però ha una peculiarità: non si tratta di una adolescente ma di una donna matura, nei primi quaranta agli esordi della malattia, diventata evidente nel 2002/2003. Solo dopo notevoli pressioni, accresciute dopo la scoperta di comportamenti molto pericolosi per la salute, circa 3 anni fa ha accettato di intraprendere una psicoterpia individuale ma ha sempre costantemente e caparbiamente rifiutato o sabotato ogni tentativo di assistenza medico-internistica e/o nutrizionale. Se già è difficile rapportarsi con una adolescente anoressica, sulla quale le pressioni genitoriali hanno comunque effetto limitato, immaginatevi cosa vuol dire convincere una donna più che adulta, di ottima cultura, con un lavoro ad alto livello, responsabilità familiari ed una intelligenza affilatissima.

    Nonostante le mie ricerche non ho trovato niente in materia ed anche la psicologa di una associazione che si occupa di disturbi alimentari non mi ha saputo citare alcun libro o documento che tratti dei disturbi alimentari in età adulta. Da quello che però leggo sulla stampa periodica si tratterebbe di un fenomeno in crescita.

    Argomento troppo nuovo per essere già oggetto di studi ? Solo letteratura troppo specialistica ?

    Grazie a chi potrà darmi qualche indicazione.

  2. #2

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Benvenuto nel Forum Giovanni, innanzitutto.

    Dalle parole che sceglie per iniziare questo messaggio si capisce che lei si sente molto coinvolto nel problema di anoressia che sta vivendo la donna di cui ci parla.

    La sua preoccupazione l’ha portata ad avvicinarsi al mondo dei disturbi alimentari attraverso la letteratura sull’argomento. Ha ragione quando dice che l’anoressia cosiddetta “tardiva” che insorge dopo i 35-40 anni è meno esplorata, anche se, purtroppo, si tratta di un fenomeno in aumento.

    Trapela anche la difficoltà a rapportarsi con una donna adulta e matura che non si lascia convincere ad accettare trattamenti o consigli per la sua salute da chi le è affettivamente vicino.

    L’anoressia, come lei ben saprà, è un disagio molto complesso nei sintomi, nel modo in cui influenza la personalità e le relazioni di chi ne soffre, come anche nella sua origine. Lei ha raccolto molte informazioni leggendo i libri che ha citato e mi pare di aver capito che sta cercando di conoscere meglio il disturbo che insorge oltre i 40 anni.

    Provi a riflettere su cosa sta cercando sulla letteratura.

    Quali sono le domande e i dubbi che lei ha coltivato dentro di sé in questi anni, a cui sta cercando di trovare risposta sui libri?

    Cosa suscita in LEI l’anoressia di questa donna?


    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  3. #3
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gent.le Dottoressa,
    Grazie per le sue parole.

    Le domande ed i dubbi sono tanti. Una è il perchè di tutto questo, che difficilmente troverà risposta. Ma la cosa più pesante è il senso di responsabilità (colpa ?) suscitato da un presenza anoressica in famiglia, credo si capisca che sto parlando di mia moglie. Continuo a chiedermi cosa ho fatto di tanto grave provocare una sofferenza così angosciosa e come posso, se posso, rimediare ad un errore che neanche riesco a vedere. Aggiunga la pressione di parenti ed amici che esortano a "fare qualcosa", a "intervenire", evidentemente attribuendomi capacità di persuasione o addirittura un potere di coercizione che non mi riconosco e si può ben immaginare quanto corrosiva sia la situazione.

    Non escludo che al fondo io vada cercando il sollievo di una conferma della correttezza del mio sentire e del mio agire, quasi una "assoluzione" di me e dei miei comportamenti che mi scarichi da questo peso. Lo so, difficilmente la troverò nei libri, ma non posso smettere di cercare.

    In questi anni ho provato molti sentimenti diversi: ansia, dolore, rabbia, frustrazione, inutilità, l'essere rifiutato, tradito, quasi umiliato, angoscia, dubbio, incertezza, esitazione, paura, desiderio di fuga, impotenza, incapacità. Nonostante tutto questo caos un poco di amore è sopravvissuto ed è cosa che stupisce me per primo.

    Cordialmente

  4. #4

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gentile Giovanni,

    si percepisce molto chiaramente quanto sia forte il senso di responsabilità o di colpa, come lei ipotizza, nella possibile origine del disagio legato all’anoressia di sua moglie: lei dice, infatti: “continuo a chiedermi cosa ho fatto di tanto grave per provocare una sofferenza così angosciosa” tanto da domandarsi anche come poter rimediare. Avverte anche la pressione di parenti e amici che sia aspettano che lei agisca per persuadere sua moglie e aiutarla a risolvere il suo problema.

    Il bisogno di sollievo di fronte a una situazione che avverte pesante credo sia una sana reazione.

    Vorrei che riflettesse meglio sul fatto che sta cercando un’assoluzione: lei si sente TOTALMENTE responsabile dell’anoressia di sua moglie?

    Lei dice anche che durante tutti questi anni ha provato molti sentimenti come reazione alla sua situazione familiare, ha avuto modo di condividerli con sua moglie o con qualcun altro?


    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  5. #5
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Vorrei che riflettesse meglio sul fatto che sta cercando un’assoluzione: lei si sente TOTALMENTE responsabile dell’anoressia di sua moglie?
    Gent.le Dottoressa,

    Beh, totalmente no, ma considerata la lunghezza della nostra convivenza ed il fatto che la malattia sia comparsa dopo quasi vent'anni, ritengo di avere una quota di reponsabilità piuttosto alta. Se dovessi esprimerla in percentuale direi dal 50% al 70%. Credevo di essere un marito normale e credevo che la nostra fosse una coppia ed una famiglia normale, che godeva di un ragionevole benessere, se non pienamente felice. Amici e conoscenti ci considieravano una famiglia molto unita, serena ed una coppia ben affiatata. Invece ho sbagliato qualcosa, e questo ci può anche stare, ma non riuscire a capire dove e quando, mi fa sentire parecchio stupido.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Lei dice anche che durante tutti questi anni ha provato molti sentimenti come reazione alla sua situazione familiare, ha avuto modo di condividerli con sua moglie o con qualcun altro?
    Oltre a pochi selezionati amici e parenti, ho dovuto trovare uno spazio preciso dove scaricarli e lentamente rielaborarli, altrimenti non ce l'avrei fatta. Nel 2004, oppresso da una serie di eventi piuttosto "drenanti" dal punto di vista emotivo e come accenno nel post di presentazione, ho deciso di chiedere aiuto ad una psicoterapeuta. Iniziata come consulenza di 4 sedute la terapia, tuttora in corso, mi è stata di notevole sollievo e mi ha aiutato molto ad affrontare il "senso di responsabilità". Ora riesco a vedere le cose in un'ottica più equilibrata e con meno sofferenza: voltandomi indietro mi meraviglio di quanto male abbia vissuto quegli anni. Però la presenza quotidiana della malattia è qualcosa che costantemente ricorda e riaccende questi sentimenti e gli interrogativi connessi, quindi continuo una costante ricerca di risposte di cui la terapeuta è un riferimento fondamentale ma che non esclude altre esplorazioni, dai libri ai forum.

    La condivisione con mia moglie invece è stata quasi impossibile. Circa 3 anni fa ha accettato di iniziare un sua psicoterapia e solo oggi comincia, raramente, ad aprirsi con me. In quelle occasioni preferisco ascoltare intervenendo il minimo possibile e senza appesantirla con i miei disagi. Mi pare faccia già abbastanza fatica a gestire i suoi.

    Cordialmente

  6. #6

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gentile Giovanni,

    il percorso psicoterapeutico che ha intrapreso l’ha aiutata a rielaborare i numerosi sentimenti che ha provato in tutti gli anni di convivenza col disagio di sua moglie, così come ad affrontare il suo senso di responsabilità rispetto all’origine del disturbo. Questo l’ha aiutata, come riconosce anche lei, ad assumere un’ottica più equilibrata. Dalle sue parole emerge, inoltre, una notevole capacità di mettersi in discussione così come una grande disponibilità nell’ascoltare sua moglie e nel rispettare i suoi tempi.

    Da quello che ci racconta sembra che la disturbi molto la presenza quotidiana della malattia che riattiva interrogativi e sentimenti che lei ben conosce. Immagino che per lei non sia stato facile per tutti questi anni continuare ad avere davanti agli occhi l’anoressia di sua moglie, anche se si è creato uno spazio per rielaborare i suoi vissuti.

    Vorrei chiederle, infatti, quali risorse ha attivato nel quotidiano per riuscire a convivere con questo disagio?

    Ci dice che fino ad oggi la condivisione con sua moglie è stata quasi impossibile ma attualmente lei si sta aprendo un po’ di più, ha mai pensato di proporle una psicoterapia di coppia? Pensa che questa possa essere un'opportunità?



    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  7. #7
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gent.ma Dottoressa,

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Da quello che ci racconta sembra che la disturbi molto la presenza quotidiana della malattia che riattiva interrogativi e sentimenti che lei ben conosce.
    Si, ancora oggi non posso fare a meno di leggere l'anoressia come un atto di accusa e un tentativo di ricatto.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Gentile Giovanni,
    Vorrei chiederle, infatti, quali risorse ha attivato nel quotidiano per riuscire a convivere con questo disagio?
    Mi sono appoggiato alla rete parentale ed amicale, ho consultato una professionista che opera con un'associazione che si occupa di disturbi alimentari poi, in misura molto maggiore, alla mia terapia individuale. Oggi cerco di porre dei limiti al controllo che l'anoressia vuole esercitare non solo su chi ne soffre ma anche su chi la circonda. Esempio pratico: spesso rifiutavo inviti a banali eventi sociali cui lei non voleva partecipare e mi sentivo in dovere di stare con lei anche se in effetti lei non stava con me ma si dedicava ad altro, dalla lettura al sonno a lunghe e frequenti sedute in bagno. Ora non più. La sollecito ad accettare e se lo fa ne sono ben felice ma se si nega la scelta è sua ed io non ritengo più di dovermi adeguare, non sempre almeno, ritenedomi libero di andare anche senza di lei. Sfuggire a questo "ricatto dell'accudimento" non è facile, si passa facilmente per insensibili, ma l'ho trovato indispensabile per recuperare e mantenere un minimo di salute emotiva. Allo stesso tempo cerco sempre di essere ricettivo, aperto e disponibile ad ogni segnale da parte sua lavorando in terapia sulla mia sensibilità ad emozioni e sentimenti.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Ci dice che fino ad oggi la condivisione con sua moglie è stata quasi impossibile ma attualmente lei si sta aprendo un po’ di più, ha mai pensato di proporle una psicoterapia di coppia? Pensa che questa possa essere un'opportunità?
    Avanzai la proposta ma venne fermata dal suo terapeuta che, se ho ben capito, valutò prioritario affrontare le cause profonde di questa anoressia grave e tardiva prima di affrontare anche i problemi di coppia. Ho fiducia in lui e non ho voluto insistere rischiando di complicare una situazione già abbastanza complessa così.

    Cordialmente

  8. #8
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Ritornando sul tema del quotidiano mi resta un dubbio irrisolto.

    Finora ho sempre finto di non vedere i comportamenti che l'anoressia imduce, anche quelli più modesti ma molto molesti perchè continui, come il prendere insistentemente piccoli bocconi dai piatti dei familiari rifiutando al tempo stesso di servirsi una porzione, anche minima, nel proprio piatto. Solo sporadicamente li sottolineo, magari riferendomi a terze persone. Ma così facendo non rischio di avallarli, creando un'atmosfera di "falsa normalità" che li rinforza ?

    D'altra parte il costante rimarcare i gesti anomali imposti dall'anoressia, renderebbe in breve tempo irrespirabile l'atmosfera familiare.

    Cerco di essere tollerante e flessibile al massimo cogliendo, quando e come posso, l'occasione per far capire nel modo più morbido possibile che pur accettandoli in silenzio, noto certi comportamenti e li trovo fastidiosi o non del tutto sani.

    Difficile però non cedere talvolta all'esasperazione che atti o parole suscitano.

    Che faccio, continuo a camminare sul filo ?

  9. #9

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Caro Giovanni,

    dice di non poter fare a meno di leggere l’anoressia come un atto di accusa e un tentativo di ricatto, ci sta dicendo che è questo il modo in cui interpreta l’anoressia di sua moglie, se fosse un messaggio che le invia?

    Sembra che sia riuscito a ricostruirsi uno spazio di autonomia in cui sceglie in base a quello che sente e desidera, sfuggendo a quello che vive come un “ricatto di accudimento”, salvaguardando, così, la sua salute emotiva.
    Le vorrei rimandare il grande lavoro che lei sta facendo su se stesso, sia per tutelare il suo benessere psicologico, sia per mantenersi aperto e disponibile verso sua moglie, per la quale, come ci ha scritto in un post precedente, prova un sentimento d’amore.

    Deve essere difficile gestire un quotidiano fatto di “gesti anomali” imposti dall’anoressia proprio perché, come dice lei, rimarcarli costantemente renderebbe l’atmosfera familiare irrespirabile.
    Credo che sia sano per lei riuscire a trovare una modalità per esprimere il suo fastidio, rispetto a comportamenti che accetta in silenzio.

    Lei dice di provare difficoltà a non cedere all’esasperazione di atti o parole, le vorrei chiedere se c’è una comunicazione con sua moglie su un terreno “altro” rispetto all’anoressia.

    Ci sono delle aree di condivisione (figli, interessi comuni…) su cui riscontra una maggiore apertura e disponibilità reciproca?



    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  10. #10
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    dice di non poter fare a meno di leggere l’anoressia come un atto di accusa e un tentativo di ricatto, ci sta dicendo che è questo il modo in cui interpreta l’anoressia di sua moglie, se fosse un messaggio che le invia?
    Ne sono convinto. Messaggio difficile da decifrare, al tempo stesso richiesta di aiuto e affermazione di potenza nel rifiutarlo caparbiamente. Messaggio su più canali: il corpo manifesta una cosa, l'anima attraverso le parole l'esatto contrario. Contorto e complesso quanto si vuole ma comunque messaggio. Una sfida che l'anoressia lancia all'universo: capitemi se siete capaci.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Deve essere difficile gestire un quotidiano fatto di “gesti anomali” ....
    La gestione del quotidiano è l'aspetto più difficile, proprio per il suo protrarsi nel tempo e per il logorio emotivo che comporta. Sto tracciando delle linee di confine, fissando dei limiti: farli permeabili alle emozioni non è facile, ma ci provo.

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    ...., le vorrei chiedere se c’è una comunicazione con sua moglie su un terreno “altro” rispetto all’anoressia. Ci sono delle aree di condivisione (figli, interessi comuni…) su cui riscontra una maggiore apertura e disponibilità reciproca?
    E' un capitolo piuttosto ampio per sintetizzarlo bene in un breve post, mi lasci prendere tempo prima di affrontarlo.
    Grazie ed a presto

  11. #11
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Citazione Originalmente inviato da Pamela Serafini Visualizza messaggio
    Lei dice di provare difficoltà a non cedere all’esasperazione di atti o parole, le vorrei chiedere se c’è una comunicazione con sua moglie su un terreno “altro” rispetto all’anoressia. Ci sono delle aree di condivisione (figli, interessi comuni…) su cui riscontra una maggiore apertura e disponibilità reciproca?
    La comunicazione non è mai andata benissimo tra noi. Dei figli si parla, ma tendono ad essere le comunicazioni di servizio tipiche di ogni famiglia.

    Una percezione netta però, la ho: salvo pochi casi precisi a lei è sempre stato difficile esprimere chiaramente cosa desidera. A volte nega ciò che in effetti vuole ma si aspetta che l'altro lo intuisca e realizzi il suo desiderio. Se questo non accade perchè il suo no viene letto per quello che è, cioè un no, allora è l'altro che "non ha voluto". Talvolta invece dice di si, accetta quanto proposto, a parole va tutto bene, salvo poi a distanza di tempo ed in genere parlando con terze persone, affermare esattamente il contrario. In questo caso avrei dovuto assumere lo stesso ruolo ma al contrario, negando io ciò che lei non vuole in modo da poterlo rifutare ma attribendo la responsabilità della scelta a me. Spesso ho avuto l'impressione che l'ideale per lei sia essere obbligata a fare ciò che desidera.

    Capisco che le donne abbiano un anima duale, ma una modalità di comunicazione così contorta crea facilmente malintesi ed incertezza nell'interlocutore.

    Un'altra convinzione, quasi una certezza, che ho è che l'anoressia sia un estremo e disperato tentativo di comunicare qualcosa di talmente profondo e disturbante, mi verrebbe fatto di dire orribile o mostruso, da non poter essere espresso con le parole.

    Buona serata

  12. #12

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Buonasera Giovanni,

    stavo rileggendo il suo ultimo post e mi pare di capire che lei prova delle difficoltà nel destreggiarsi in una comunicazione che sente contorta perché ha la percezione netta che sua moglie non riesca ad esprimere i propri bisogni ma lascia a lei la responsabilità di intuirli e di rispondervi adeguatamente.

    Come gestisce le situazioni in cui ha la sensazione che non sia stato in grado di intuire i reali bisogni di sua moglie, come lei si aspettava? Ha mai provato a farle presente le sue difficoltà nel decifrare un messaggio non comunicato apertamente?

    Sicuramente è importante per lei avere la possibilità di esprimere il suo bisogno di chiarezza nel parlare con sua moglie.


    Saluti


    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  13. #13
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Buonasera Dr.ssa Serafini,

    Sì, nonostante gli anni di convivenza mi capita ancora oggi di prendere una affermazione per il suo valore letterale, mentre invece dovrei sempre interrogare/interrogarmi sul suo "reale" significato. Sulle questioni serie sbaglio un pò meno, se non altro perchè sondo il terreno con maggior attenzione.

    In passato ci restavo male e mi sentivo in colpa per non essere stato capace di intuire, ora molto meno. In questo credo di avere riguadagnato un equilibrio più sano. Pur cercando di essere disponibile accetto meno la responsabilità di non aver saputo cogliere ciò che la diretta interessata non riesce ad esprimere chiaramente. Talvolta l'unico sistema efficace sembra essere quello di fingere di non capire, sollecitando così ulteriori spigeazioni.

    C'è da dire che l'anoressia, con il suo corollario di bugie strumentali al mascheramento della malattia stessa, non contribuisce ad una comunicazione chiara e aumenta il dubbio davanti a qualsiasi affermazione.

    Cordialmente

  14. #14

    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gentile Giovanni,

    intanto ci tenevo a sottolinearle ancora una volta quanto lei sia stato capace di gestire per tutti questi anni una comunicazione con sua moglie che non è mai andata benissimo, come ci ha raccontato in precedenza. Progressivamente grazie anche al lavoro che sta facendo su di sé ha trovato delle modalità per destreggiarsi in una comunicazione poco chiara, senza sentirsi troppo in colpa se non riusciva ad intuire bene il messaggio di sua moglie.

    La volevo ringraziare per aver condiviso con noi questo aspetto così intimo della sua vita coniugale e familiare complicato dall’anoressia di sua moglie.

    Le vorrei domandare ancora una cosa: fra tutte le reazioni ed emozioni che nel tempo ha provato in risposta alla situazione che sta vivendo, ha mai dovuto fare i conti con la rabbia? E come l’ha gestita?

    Ho avuto, infatti, l’impressione che a volte trapelasse dalle sue parole proprio questo sentimento.


    Saluti


    Pamela Serafini
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    Pamela Serafini

  15. #15
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Anoressia in età matura

    Gent.ma Dottoressa,

    Mah, ho spesso dei dubbi sulla mia capacità di gestire una situazione sicuramente non facile. Rispetto al passato però, in cui mi ritenevo totalmente incapace, ho realizzato che sto fronteggiando un problema veramente molto difficile e se qualche volta sbaglio, beh, ci può stare.

    Lei cita la rabbia. Su questo tema voglio raccontare una scenetta di vita familiare, che ritengo esemplare.

    Atto Primo
    A tavola si considerava di cambiare l'auto, vecchiotta e malmessa, di mia moglie. Propongo diversi modelli cercando di valutarli insieme. Sua conclusione: " Ma no, non c'è bisogno, la mia macchina va ancora bene, adesso no, magari l'anno prossimo" e così via. Si cambia argomento di conversazione ed il discorso finisce lì.

    Atto Secondo, circa un mese dopo
    Classico pranzo domenicale con i genitori di lei.
    Mio suocero butta là: "Ma non sarebbe ora che cambiassi la macchina, non mi sembra più sicura"
    Risposta di mia moglie: "Eh, è vero, sarebbe ora, ma Giovanni non vuole".
    Provvidenzialmente, prima che aprissi bocca interviene mio figlio: "Ma mamma, quando te l'ha detto il papà gli hai risposto di no"
    Lei: "Beh, allora si vede che non riesco a spiegarmi"

    Situazioni del genere non sono rare e la difficoltà di rapportarsi con una personalità del genere sono notevoli. Comprenderà come la rabbia monti e possa raggiungere livelli elevati. Di rabbia ne ho mangiata parecchia e mi ha portato a reazioni di chiusura e rifiuto accompagnate da rimuginamenti rancorosi o, più raramente, aggressive. Ciò quando la rabbia ingoiata e ruminata era troppa. Oggi cerco di controllarla evitandone l'accumulo, dichiarando subito nel modo più tranquillo possibile il mio disaccordo, confutando immediatamente le affermazioni che trovo incoerenti, come quella nell'esempio sopra.

    Mi ha aiutato il comprendere che non si tratta di cattiveria, pura menzogna o comportamenti voluti. E' qualcosa di molto più serio. Le distorsioni indotte dall'anoressia sono "debordate" in altri campi del vivere e del comunicare. La dichiarazione verbale afferma una cosa, ed è "vera": chi la pronuncia ne è fermamente convinto. Ma è anche "falsa" perchè ad essa si abbina un dato di realtà contrario. Esempio classico: un'anoressica affermerà sempre e comunque di "stare bene" e ne è convintissima; l'interlocutore vede invece un corpo emaciato ed un anima sofferente.

    Buona giornata

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