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Discussione: Ancora sull'amore =_=

  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di Acqua
    Data registrazione
    05-09-2003
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    268

    Ancora sull'amore =_=

    Ok dopo aver visto i prcedenti post sull'amore e dopo un pò di resistenza iniziale ho deciso di sottoporvi la mia personale opinione... ho scritto per un paio d'ore e mi sono venute fuori 3 paginette di word , quindi se non volete leggervi questo strazio sarò più che comprensibile

    L'amore VERO è l'amore verso tutti e tutto, e il rispetto delle pietre delle piante, delle zanzare, degli oggetti e ovviamente delle persone, è l'amore verso una persona che diventa il compagno/ la compagna di vita, ma è anche l'amore per tutte le persone del mondo che si conoscono e che non si conoscono, ogni cosa che dirò in seguito riguardo all'amore può essere applicato a ciascuno dei soggetti precedentemente elencati (cioè a tutto).
    Questo tipo di amore ha le seguenti caratteristiche: è universale (perché comprende tutto) e si esprime tramite la Comprensione, il Rispetto e lo Sviluppo dell'altro. la Comprensione è la capacità di comprendere l'essenza dell'altro, ossia la capacità di comprendere le motivazioni e le cause che stanno dietro a ogni azione, frase o atteggiamento dell'altro, questa comprensione è necessaria perché quando c'è elimina il giudizio, elimina la discriminazione tra buono/cattivo, bene/male e quindi permette di entrare veramente in comunicazione con l'altro, il giudizio è una forma di catalogazione che quando è negativo può chiudere una comunicazione, impedendoci quindi di entrare in relazione con l'altro e poiché l'amore si esprime nelle relazioni in ultima analisi ci impedisce di amare. Al massimo è possibile giudicare un azione (es. l'omicidio è un azione cattiva), ma non chi la compie, chi la compie ha avuto le sue ragioni che devono essere comprese, comprese le motivazioni non ha più senso ne scopo dar colpe o giudizi (es. se io per assurdo avessi fatto tutte le stesse identiche esperienze di chi ha compiuto l'azione, l'omicidio, se avessi avuto una vita *identica* allora avrei compiuto anche io la stessa azione), ma allora si capisce che ogni tentativo di giudizio è inutile e spesso dannoso, e ogni volta che giudichiamo siamo in presenza di un nostro limite. Per questo è importante la Comprensione. Il Rispetto è una caratteristica che nasce dal riconoscere il valore dell'altro (che esso sia una pianta un animale o una persona) e dei suoi bisogni. il Rispetto nasce ovviamente dalla prima caratteristica, la Comprensione, senza comprensione dei bisogni e delle funzioni dell'altro è impossibile avere un "vero rispetto" perché non comprendendolo non riusciremmo a conoscere e in seguito accettare le sue caratteristiche. La maggiorparte delle cose e dei fenomeni con cui entriamo in contatto, non viene compresa, ma poiché la società ha certe norme e leggi, queste vengono comunque preservate, rispettate, questo tipo di rispetto che nasce da un obbligo (regole della società) e non da una presa di coscienza (comprensione) è però un falso rispetto, è un comportamento recitato perché imposto e non perché sentito, quindi non è il "vero Rispetto". Il vero Rispetto nasce dall'accettazione delle informazioni apprese tramite la Comprensione e si manifesta tramite il riconoscimento del valore dell'oggetto di osservazione (persona, pianta, animale, emozione, esperienza, pensiero, etc.). Questo valore una volta compreso può essere riconosciuto solo se è in noi il principio di non attaccamento, non attaccamento significa non attaccarsi egoisticamente a qualche aspetto del soggetto che ci causa piacere, ossia non mettere il nostro bisogno/desiderio di piacere al di sopra dei bisogni/desideri dell'altro, non usare il nostro bisogno/desiderio per limitare l'altro. Non attaccamento quindi significa ad es. non essere gelosi se il nostro partner stringe relazioni con altre persone che non siamo noi, significa ad es. il non attaccamento di una madre alle soddisfazioni che ricava dall'accudire e dal controllare un figlio, in modo di lasciarlo crescere spontaneamente, favorendone l'indipendenza. Il non attaccamento è uno strumento utile da sviluppare per riuscire sempre ad usare la Comprensione e le informazioni che da essa ricaviamo. Il Rispetto quindi tramite il non-attaccamento, si libera dal desiderio egoistico di possedere gli oggetti d'amore, ecco perché è importante il Rispetto. Infine c'è lo Sviluppo, lo sviluppo è la capacità di partecipare attivamente alla crescita interiore e al benessere dell'altro. Realizzare lo Sviluppo è possibile solo se è presente la Comprensione che ci permette di capire di cosa ha veramente bisogno l'altro, una volta capito di cosa ha veramente bisogno l'altro non bisogna far prevaricare il nostro bisogno sull'altro, è questo è possibile grazie al Rispetto, ed infine bisogna adoperarsi per soddisfare in maniera costruttiva il bisogno dell'altro, questo è ciò che intendo per Sviluppo. Sviluppo significa dedicarsi all’altro nella giusta maniera, Sviluppo è prendersi cura dell’altro in maniera “sana”, ossia:
    1) le nostre attenzioni verso l’altro devono manifestarsi solo quando sono realmente richieste. se il soggetto è un’altra persona bisogna tener conto che sono molti di più i modi di chiedere attenzione in maniera non-verbale, non diretta (esplicita). Anzi spesso i bisogni più importanti non vengono comunicati verbalmente perché sono in parte nascosti (inconsci) alla persona che li manifesta. Bisogna far attenzione alla “trappola” del falso altruismo, se indaghiamo superficialmente le nostre intenzioni può darsi che la nostra offerta di attenzione/aiuto sia dettata più da un bisogno egoistico che da una reale necessità nell’altro, e pertanto tale tipo di attenzione si può rivelare dannoso sia per noi che per l’oggetto di interesse.
    2) Il nostro aiuto sarà tanto più efficace quanto più avremmo fatto nostri i principi precedenti di Comprensione e Rispetto, poiché questi ci permettono di dare all’oggetto d’amore ciò di cui ha realmente bisogno, più la Comprensione e il Rispetto saranno superficiali e più la nostra azione di Sviluppo sarà poco efficace o in certi casi dannosa.
    Lo Sviluppo dunque è il mettere in pratica l’amore, inutile fare esempi in questo siamo tutti bravissimi (o forse è il contrario? ). In tutti e tre gli aspetti (Comprensione,Rispetto,Sviluppo) nascono da un attività, da un mettere in pratica. Tutti e tre sono orienti al “bene” dell’altro, la differenza è che lo Sviluppo rispetto ai primi due aspetti non si limita a una presa di coscienza della realtà osservata, ma si adopera per cambiare la realtà, per contribuire appunto al suo Sviluppo, si compie quindi il passaggio dalla comprensione all’azione. Inevitabilmente si fanno e si faranno un sacco di errori, valutazioni sbagliate che generano pensieri sbagliati che generano azioni sbagliate. Ma ovviamente si impara dagli errori, quindi gli errori non sono solamente utili, ma necessari, nessuno potrà arrivare a questo tipo di amore senza prima aver sbagliato, l’importante come sempre, è rendersi conto dell’errore (Comprensione) e quindi attuare un cambiamento, l’ideale sarebbe quello di sbagliare sempre in buona fede.
    Quest’ultima considerazione sugli errori, ci porta a parlare su come sia possibile sviluppare questo concetto di amore, l’importante è sbagliare è rendersi conto degli errori, ma questo concetto sta alla base di ogni progresso, di ogni evoluzione, e poiché questo tipo di amore come ho scritto all’inizio è universale, allora ci rendiamo conto di come ogni tipo di errore compiuto nell’interazione con gli oggetti di amore (che possono essere tutto, da qui l’universalità di questo tipo di amore) sia utile per farci capire qualcosa, ma questo equivale esattamente al concetto di maturazione personale, o crescita, o conoscenza di noi stessi etc. etc., e da qui la conclusione che: più siamo consapevoli (ma se preferite, più siamo maturi oppure più conosciamo noi stessi etc. etc.) e più riusciamo / possiamo amare. E’ la scoperta dell’acqua calda, eppure molti che si dicono d’accordo con questa affermazione, di fatto si impegnano “poco” in un percorso di crescita personale perdendosi nella distrazione, nella disattenzione e nell’orgoglio (gli ostacoli maggiori alla non osservazione di noi stessi). Ho detto riusciamo / possiamo amare non a caso, perché una persona che non ha raggiunto un certo livello di crescita personale non potrà amare gli altri oltre una certa maniera, può sempre “sforzarsi” di comportarsi in maniera amorevole, compassionevole, ma ogni azione fatta con sforzo non è duratura e presto la persona tornerebbe ad amare come sa fare. Questo significa che cercare di ottenere un tipo di amore del genere tramite la costrizione e lo sforzo in determinati atteggiamenti altruistici non ci avvicina più di troppo allo scopo, uno sforzo del genere ci permette sicuramente di vivere temporaneamente relazioni “migliori” con gli altri, ma al costo di un grande impiego di energia (derivato dal recitare un comportamento forzato) e quindi la fatica insita nello sforzo produrrà un risultato di breve durata. l’unico sforzo produttivo e lo sforzo del “diventare”, dell’ “essere” cioè lo sforzo nell’analizzarsi nell’osservarsi per migliorarsi, perché questo tipo di sforzo consegue un cambiamento interiore che va a modificare la nostra personalità è quindi diventa una parte di noi che non deve più essere mantenuta tramite sforzo perché semplicemente già c’è, è sicuramente uno sforzo che prevede un percorso più lungo ma che produce benefici permanenti. Sarebbe quindi idealmente possibile associare ad un certo tipo di amore un certo grado di sviluppo interiore e affermare che quando l’amore è totale e universale anche il nostro sviluppo ha raggiunto “ottimi livelli”, sempre tramite questa affermazione sarebbe quindi possibile valutare il grado di maturazione raggiunto da una persona in base alla sua capacità di amare, questo più di altri è comunque solo un mio pensiero e curiosità personale; sempre secondo questa ipotesi sono propenso a chiamare Amore solo questo ultimo tipo di amore universale, tutto il resto che in genere chiamiamo amore sono delle visioni più limitate di quest’ultimo, ma non per questo prive di valore, sono come tappe di un percorso e comunque sono il massimo che potremmo dare per il nostro attuale livello di consapevolezza/maturazione/conoscenza di se ecc. ecc.). Al di là di queste mie considerazioni, in base a ciò che ho scritto risulta quindi importante la maturazione personale, l’amore appunto dipenderebbe da questa. Bisogna però ricordarsi che essa a sua volta dipende da come e quanto riusciamo a osservarci, a comprendere i nostri errori, ora uno dei campi a disposizione dell’uomo dove più ci si osserva con questo atteggiamento autocritico è proprio quello dell’amore (in questo caso verso un partner), è quindi l’uno serve a far crescere l’altro e viceversa.

    ok adesso potete scanarmi

  2. #2
    indiana
    Ospite non registrato

    un mio parere

    Dopo aver letto attentamente le tue considerazioni riguardo l’amore, o meglio, l’AMORE, quello universale, se ho capito bene, il più alto livello di capacità amorevole a cui un individuo possa arrivare, (correggimi se sbaglio) mi sono venute a mente alcune riflessioni, delle domande.
    D’accordissimo che l’amore si basi su i tre principi che hai sottolineato: comprensione, rispetto e sviluppo dell’altro; aggiungerei anche: sviluppo di se stessi, ma credo che questo fosse implicito.
    Quando parli però della comprensione, scrivi: la Comprensione è la capacità di comprendere l'essenza dell'altro, ossia la capacità di comprendere le motivazioni e le cause che stanno dietro a ogni azione, frase o atteggiamento dell'altro… . Davvero credi sia possibile comprendere l’essenza di qualcuno? Comprendere le cause e le motivazioni che risiedono dietro ogni comportamento umano? Il giudizio, meglio, il pre-giudizio che è umano, esiste ed è culturalmente in ognuno di noi, e concordo che sia una spinta interna che ci trattiene nell’accettare senza remore gli altri. Non credo che però si possa risolvere la questione, tentando di aspirare ad una consapevolezza che ha poco di umano, ma che in un certo senso trascende le nostre umane caratteristiche. Chi è senza pre-giudizi o paure verso il diverso scagli la prima pietra!! Direi che la comprensione di cui parli appartenga a persone come Madre teresa di calcutta o ad un padre pio o a qualche santo, ma non a noi comuni mortali. Secondo me non è nella comprensione dell’essenza dell’altro (cosa che peraltro ritengo impossibile) che si possono superare i pre-giudizi e l’intolleranza verso gli altri, ma bensì nel tentativo di interpretazione dell’altro, senza cercare la presunzione di comprenderlo effettivamente per ciò che è. L’interpretazione necessita la creazione di uno spazio in cui negoziare una qualsiasi rappresentazione dell’altro e di noi stessi, Ciò avviene attraverso il dialogo con l’altro, attraverso il rispetto di cui parli, in cui avviene un cambiamento sia in noi che nell’altro. Ecco come forse si possono superare certe limitazioni. L’apertura verso l’altro, il diverso da noi(tutti sono diversi da noi in quanto individui particolari e con una propria storia personale) potrebbe essere già un inizio verso l’interpretazione dell’altro, non la comprensione. Quando diciamo di comprendere qualcosa, in un certo senso abbiamo la sensazione che quel qualcosa che prima ci era ignoto, distante, diventi parte di noi, ci appartiene. Credo che qui avvenga l’errore, nel senso che in base a questo principio dell’appartenerci, del diventare parte di noi, che si scatenano meccanismi di gelosia, di forti passioni contrastanti. Quando si è consapevoli che tutto è interpretabile ma non comprensibile nella sua essenza, ecco in questo senso si possono costruire sentimenti di rispetto, di tolleranza e di amore verso qualcosa o qualcuno che non ci è mai del tutto conosciuto, ma che è in continua evoluzione ed è interpretabile una miriade di volte. Non esiste una parola che lo definisce una volta per tutte, bensì tentativi che si accostano e o si allontanano. Questo, secondo il mio modesto parere, ci porta ad una continua curiosità e scoperta dell’altro. Naturalmente ciò può avvenire attraverso il rispetto che come affermi tu è: è una caratteristica che nasce dal riconoscere il valore dell'altro (che esso sia una pianta un animale o una persona) e dei suoi bisogni. Aggiungerei il riconoscimento della diversità, particolarità dell’altro. Per avere rispetto dell’altro non c’è bisogno che io sia in possesso e quindi comprenda la sua essenza. Mi basta riconoscere i miei bisogni, il mio valore, in quanto essere umano, per comprendere che ledere le necessità, i bisogni e i diritti di un altro è qualcosa di profondamente sbagliato. “Non fare agli altri ciò che nn vuoi essere fatto a te!” Ma questi principi sono culturalmente appresi, attraverso l’indottrinamento di regole sociali di una civile convivenza, non nascono come istinti. Il vero rispetto, scrivi: nasce dall'accettazione delle informazioni apprese tramite la Comprensione e si manifesta tramite il riconoscimento del valore dell'oggetto di osservazione. Per me nasce, dalla consapevolezza che l’altro sia soltanto interpretabile, nella consapevolezza dei nostri limiti conoscitivi e nell’accettazione vera del valore di ogni essere vivente. Il principio del non-attaccamento che si libera dal desiderio egoistico di possedere l’altro, cozza un po’ con il principio di attaccamento ad esempio di una madre, che solo così gli permette di prendersi cura del proprio bambino. Non so se nn attaccandosi a qualcosa o qualcuno ci si libera dall’egoismo, senza attaccamento verso gli altri, nn abbiamo senso di appartenenza, compartecipazione, nn riusciamo ad identificarci con l’emozioni degli altri, non esisterebbe l’empatia verso il prossimo a cui ci sentiamo in un certo senso legati, “attaccati”. E’ attraverso principi del genere che costruiamo amicizie, amori, legami interpersonali più o meno forti, attraverso il senso di attaccamento affettivo che ci spinge verso gli altri. Non è nn sentirsi legati a qualcuno che lo si può amare meglio. È rispettando i suoi spazi, la sua particolarità, la sua individualità che possiamo amare senza invaderlo, o fagocitarlo. Per quanto riguarda lo sviluppo dell’altro, questo è possibile, secondo me, solo se in noi avviene tale sviluppo o crescita nel momento in cui dialoghiamo, nel momento in cui vi è un vero tentativo di interpretazione dell’altro.



  3. #3
    Partecipante Esperto L'avatar di Acqua
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    Dopo aver letto attentamente le tue considerazioni riguardo l’amore, o meglio, l’AMORE, quello universale, se ho capito bene, il più alto livello di capacità amorevole a cui un individuo possa arrivare, (correggimi se sbaglio)
    Giusto!, intendevo quello, che chiaramente essendo universale comprende anche l'amore di cui più spesso ci troviamo a parlare.

    Davvero credi sia possibile comprendere l’essenza di qualcuno? Comprendere le cause e le motivazioni che risiedono dietro ogni comportamento umano? Il giudizio, meglio, il pre-giudizio che è umano, esiste ed è culturalmente in ognuno di noi, e concordo che sia una spinta interna che ci trattiene nell’accettare senza remore gli altri. Non credo che però si possa risolvere la questione, tentando di aspirare ad una consapevolezza che ha poco di umano, ma che in un certo senso trascende le nostre umane caratteristiche. Chi è senza pre-giudizi o paure verso il diverso scagli la prima pietra!! Direi che la comprensione di cui parli appartenga a persone come Madre teresa di calcutta o ad un padre pio o a qualche santo, ma non a noi comuni mortali
    La frase che ho usato, "comprendere l'essenza di qualcuno" è senza dubbio fuorviante, un esagerazione, e probabilmente impossibile: in effetti per comprendere l'essenza di qualcuno bisognerebbe sapere *tutto* di una persona, ma veramente tutto ogni suo minimo dettaglio, inoltre questa essenza non è statica quindi la conoscenza dell'essenza in un istante può non essere la stessa in un tempo successivo (ovviamente perchè le persone cambiano). Per quanto riguarda la possibilità di comprendere (cioè di vedere le cose "così come sono", questa in realtà è un utopia dal punto di vista scientifico, ma da un punto di vista più pratico intendo una comprensione così matura dell'altro che non sia influenzata dai nostri desideri, paure, speranze etc. etc.) sono d'accordo con te che sia estremamente difficile raggiungere una consapevolezza del genere che forse appartiene solo ad alcuni personaggi come quelli che dicevi tu, però questo mi fa pensare che quelle 4 persone a millenio siano state in grado di realizzare quel tipo di amore che descrivevo a inizio post e che credo sia la forma più alta d'amore, cosa significa ?
    Be personalmente la vedo così, di sicuro non raggiungerò mai tali livelli di consapevolezza però la distanza del risultato non mi deve spaventare ad andare verso di esso, perchè ogni passo è cmq un vantaggio nel presente, vantaggio per me e per chi entra in relazione con me. a conti fatti dove arriverò non avrà molta importanza, sarebbe uno stress avere quell'obbiettivo e dovresi confrontare con persone di tale risultato, l'importante è fare il primo passo con la consapevolezza che si può fare sempre qualcosa per migliorare.

    Secondo me non è nella comprensione dell’essenza dell’altro (cosa che peraltro ritengo impossibile) che si possono superare i pre-giudizi e l’intolleranza verso gli altri, ma bensì nel tentativo di interpretazione dell’altro, senza cercare la presunzione di comprenderlo effettivamente per ciò che è. L’interpretazione necessita la creazione di uno spazio in cui negoziare una qualsiasi rappresentazione dell’altro e di noi stessi, Ciò avviene attraverso il dialogo con l’altro, attraverso il rispetto di cui parli, in cui avviene un cambiamento sia in noi che nell’altro. Ecco come forse si possono superare certe limitazioni.
    Quando si è consapevoli che tutto è interpretabile ma non comprensibile nella sua essenza, ecco in questo senso si possono costruire sentimenti di rispetto, di tolleranza e di amore verso qualcosa o qualcuno che non ci è mai del tutto conosciuto, ma che è in continua evoluzione ed è interpretabile una miriade di volte. Non esiste una parola che lo definisce una volta per tutte, bensì tentativi che si accostano e o si allontanano.
    Intepretazione, come dici tu, dunque è un termine molto più adatto, che comprende la consapevolezza di non poter cogliere l'essenza dell'altro. Questa sola consapevolezza come affermi tu ci porta il benefico del dubbio (es. ma come avrò inteso io l'altro sarà realmente giusto ?) e col dubbio la tolleranza la curiosità ed il resto. E' gisuto?, intendevi questo ?
    Credo comunque che la nostra capacità di Intepretare sia soggetta a cambiamento e che più questa migliora più "eleviamo il nostro modo d'amare". L'interpretazione dunquè è soggetta a miglioramento e questo può motivarci ad essere più sensibili alle conclusioni "errate" che facciamo quando intepretiamo gli altri. La compensione quindi come la vedo io è il livello (probgabilmente ideale) più alto di Interpretazione, quando ciò che noi percepiamo/intuiamo tende a coincedere con la realtà di quel momento o a un livello più pratico quando la nostra Interpretazione non è influenzata dalle nostre paure,speranze,ansie,attacamenti, etc. etc.


    Il vero rispetto, scrivi: nasce dall'accettazione delle informazioni apprese tramite la Comprensione e si manifesta tramite il riconoscimento del valore dell'oggetto di osservazione. Per me nasce, dalla consapevolezza che l’altro sia soltanto interpretabile, nella consapevolezza dei nostri limiti conoscitivi e nell’accettazione vera del valore di ogni essere vivente.
    Qui intendevo che interpretando l'altro, mettendoci nei suoi panni, ed usando le informazioni che ricaviamo da questo "lavoro" allora possiamo capire i motivi di certe scelte o comportamenti diversi, e capendone i motivi accettarli. Penso che la cosnapevolezza dei miei limiti conosciitivi da sola, non possa causarmi il rispetto di un'altro, di sicuro tale consapevolezza è molto favorevole, perchè aumenta in me gli sforzi e le energie che impergo per interpretare al meglio l'altro, però se non capisco le sue ragioni posso portargli solo un rispetto formale, dettato dall'educazione o dal contesto, che non nasce quindi da un aver "compreso" il gesto dell'altro.

    Per quanto rigurda l'attaccamento:

    Quando diciamo di comprendere qualcosa, in un certo senso abbiamo la sensazione che quel qualcosa che prima ci era ignoto, distante, diventi parte di noi, ci appartiene. Credo che qui avvenga l’errore, nel senso che in base a questo principio dell’appartenerci, del diventare parte di noi, che si scatenano meccanismi di gelosia, di forti passioni contrastanti.
    Queste (la gelosia, la senzazione di appartenenza) a mio giudizio sono manifestazioni di un attaccamento immaturo.

    Il principio del non-attaccamento che si libera dal desiderio egoistico di possedere l’altro, cozza un po’ con il principio di attaccamento ad esempio di una madre, che solo così gli permette di prendersi cura del proprio bambino. Non so se nn attaccandosi a qualcosa o qualcuno ci si libera dall’egoismo, senza attaccamento verso gli altri, nn abbiamo senso di appartenenza, compartecipazione, nn riusciamo ad identificarci con l’emozioni degli altri, non esisterebbe l’empatia verso il prossimo a cui ci sentiamo in un certo senso legati, “attaccati”.
    Il Non-attaccamento (o attaccamento maturo) è una forma di affetto che prevede come dici tu la liberazione dal desiderio egoistico di possedere l'altro. questo a mio giudizio è indipendnete dalle cure che una madre può dare a un suo bambino e dalla capacità di provare empatia, ciooè, io (madre) posso essere affettuosa nei confronti di mio figlio dargli tute le cure, etc. etc. senza che però questo mio affetto mi porti anche a limitare mio figlio quando questo si allontana da me (stesso dsicorso per due fidanzati), allo stesso modo l'empatia e ogni altra forma di affetto e attenzione nei confronti degli altri può liberarsi della catena del'ego, cioè può esistere, manifestarsi, senza che per forza il sogggetto del nostro affetto ci dia qualcosa in cmabio o si comporti secondo nostri schemi mentali definiti.
    Aggiungo che io vedo il non–attaccamento come una conquista di un percorso di vita e di conoscenza di sé che passa come primo punto dall’accettazione dell’attaccamento stesso (è naturale attaccarsi). Intendo dire che il nostro relazionarsi porta all’attaccamento ed è sano che sia così perché è un bisogno affettivo dell’uomo che permette il suo sviluppo.
    L’attaccamento porta a problemi di relazione e lo sforzo di affrontare questi problemi (il percorso di ricerca individuale) permette di integrare le richieste dell’uno (l’attaccamento) con la realtà esteriore (le richieste del prossimo). Con tutto questo intendo dire che realizzare il non-attaccamneto è difficile e che anche esso è un frutto tipico dell'amore maturo (non di quello assoluto di madre teresa e company, questo si può raggiungere un pò prima ), questa serie di considerazioni si collegano con la "tesi" che dicevo nel primo post che la capacità di amare dipende dal nostro grado di maturaizone/consapevolezza personale.

    In generale anche se magari non traspare dal mio lungo reply, sono molto d'accordo con ciò che affermi credo che a livello pratico diciamo più o meno le stesse cose.
    OK, ho finito, premetto che per come sono fatto io, a reply del genere dedico in genere molto più tempo (perchè il rischio di scrivere cosè mal interpretabili è alto) ma oggi non ho molto tempo, quindi se cè qualcosa che non è chiaro fammi sapere!

    Grazie degli spunti di rifelssione che mi hai dato
    Ultima modifica di Acqua : 12-11-2003 alle ore 20.02.23

  4. #4
    indiana
    Ospite non registrato

    concordo...

    In generale anche se magari non traspare dal mio lungo reply, sono molto d'accordo con ciò che affermi credo che a livello pratico diciamo più o meno le stesse cose.
    OK, ho finito, premetto che per come sono fatto io, a reply del genere dedico in genere molto più tempo (perchè il rischio di scrivere cosè mal interpretabili è alto) ma oggi non ho molto tempo, quindi se cè qualcosa che non è chiaro fammi sapere!

    Grazie degli spunti di rifelssione che mi hai dato

    Ciao dani,
    innanzitutto mi presento: mi chiamo sofia e sono di napoli, nn sono una studentessa di psicologia come molti di voi. Studio scienze della comunicazione e porto una tesi di antropologia culturale (ecco spiegato un pò il tipo di approccio interpretativo verso la realtà)
    Cmq concordo con te che sebbene utilizziamo parole diverse, più o meno diciamo le stesse cose!!


    grazie a te per aver scritto un thread così interessante!!
    Alla prossima

  5. #5
    Francy
    Ospite non registrato
    prometto che appena ho un pochino più di tempo leggo tutto

  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di Acqua
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    Ciao dani,
    innanzitutto mi presento: mi chiamo sofia e sono di napoli, nn sono una studentessa di psicologia come molti di voi. Studio scienze della comunicazione e porto una tesi di antropologia culturale (ecco spiegato un pò il tipo di approccio interpretativo verso la realtà)
    Ciao, in bocca al mannaro per la tesi
    Alla prossima

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