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Discussione: Home maker

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di Lallabel
    Data registrazione
    29-03-2006
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    233

    Home maker

    avrei bisogno di un consiglio:
    sono laureata in psicologia. mi è stato proposto di lavorare come home maker. premetto che, in mancanza di alternative nel settore, ritengo che questa esperienza sarebbe interessante e servirebbe anche per "farmi conoscere". il rapporto di lavoro sarebbe tra me e il paziente e non con asl, cooperative, ecc.
    voi cosa fareste al posto mio?
    Ultima modifica di Lallabel : 03-11-2009 alle ore 21.14.25

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    1

    Riferimento: Home maker

    In cosa consiste questo tipo di lavoro?

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di Lallabel
    Data registrazione
    29-03-2006
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    233

    Riferimento: Home maker

    in breve:il servizio home maker si occupa di assistenza domiciliare.
    dovrei seguire un paziente psichiatrico per aiutarlo nel recupero/crescita della sua autonomia personale e sociale all'interno del suo contesto di vita.

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    Latina-Roma
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    Riferimento: Home maker

    mica niente...ma in pratica, chi ti ha proposto questo lavoro? In che senso il rapporto di lavoro è solo fra te e il paziente? Ti paga lui? Anche perché in genere non lavorano, hanno una pensioncina di invalidità ma non "assumono" una figura che si occupi della loro assistenza, c'è sempre la mediazione di qualche istituzione che monitora il loro difficile percorso. Inoltre, che diagnosi ha questo paziente e quali sono gli obiettivi specifici del suo piano di riabilitazione?
    Te lo chiedo perché è piuttosto strana la situazione, personalmente non la accetterei. Ho fatto il primo tirocinio proprio in una comunità psichiatrica e sono rimasta piuttosto sconvolta, riterrei persino pericoloso mandare una ragazza da sola a seguire un paziente psichiatrico a casa sua, senza una struttura dietro, liquidando tutto col fatto che "il rapporto di lavoro è privato tra te e il paziente", è una delega troppo rischiosa. Sono comunque pazienti gravi, tendenzialmente instabili, per quanto contenuti farmacologicamente e quindi sicuramente "innocui", ma stiamo cmq parlando di diagnosi gravemente invalidanti e di funzioni cognitive spesso molto deteriorate, di comportamenti spesso non totalmente prevedibili. Quando ho fatto il tirocinio, ho fatto solo osservazione perché due pazienti, vedendomi, ragazza, insieme agli psicologi, che partecipavo ai gruppi, ero nella stanza degli psicologi, ecc, sono "partiti" con le paranoie pensando che ero lì "per peeseguitarli", per spiarli e per fare chissà cosa appositamente contro di loro. Ed erano pazienti "contenuti", sostenuti con farmaci, psicoterapie, gruppi e quant'altro, mentre immagino nel tuo caso, stando a casa sua, manca anche questa "protezione" della struttura "esterna". Anche gli obiettivi che citi, cioè il recupero dell'autonomia personale e sociale, mi sembrano troppo "elevati", e cmq richiedono non solo un intervento di una persona sola, ma minimo di un'equipe. Non riesco a capire come possa essere delegato tutto a una persona, da sola, che ha un rapporto privato di lavoro con il paziente stesso. Sono spesso persone che fanno progressi piccolissimi e lentissimi, per le quali anche pettinarsi di mattina è una cosa faticosa da capire, infatti sono seguiti cmq da strutture, poivhé hanno bisogno di un intervento quanto più indterdisciplinare e completo possibile, anche quando inviano una figura che li segue nel loro contesto di vita, cmq dietro ci sono sempre strutture tipo comunità, cooperative, asl e quant'altro, altri specialistici, riunioni, valutazioni e cose varie. Però certo, mi baso solo su quanto dici e sulla mia esperienza, nel post non ci sono giustamente tutte le informazioni necessarie.
    Ultima modifica di ste203xx : 01-11-2009 alle ore 10.34.51

  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di LePleiadi
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    324

    Riferimento: Home maker

    Citazione Originalmente inviato da Lallabel Visualizza messaggio
    avrei bisogno di un consiglio:
    sono laureata in psicologia e sto svolgendo il tirocinio post-laurea. mi è stato proposto di lavorare come home maker per 6 mesi. premetto che, in mancanza di alternative nel settore, ritengo che questa esperienza sarebbe interessante e servirebbe anche per "farmi conoscere". l'unico problema è che dovrei lavorare non assicurata in quanto il rapporto di lavoro sarebbe tra me e il paziente e non con asl, cooperative, ecc.
    voi cosa fareste al posto mio?
    Secondo me, senza nessuna tutela (tua!) dietro, è troppo rischioso.
    Io non mi sentirei di farlo, per farmi conoscere passerei piuttosto dalle coop.o dalle associazioni che ti pagano poco ma sono in grado di tutelarti.
    Inoltre essendo alla prima esperienza ti direi di non rischiare troppo. Se ti fosse stata proposta un esperienza del genere con un altra utenza (Es.ragazza Down) sarebbe stato più semplice ma con paziente psichiatrico non rischierei.

    .

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di Lallabel
    Data registrazione
    29-03-2006
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    233

    Riferimento: Home maker

    sarei seguitissima e monitorata da assistenti sociali, psicologo e psichiatra.
    Ultima modifica di Lallabel : 03-11-2009 alle ore 21.16.34

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