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Discussione: diversamente abile?

  1. #1
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    diversamente abile?

    "Diversamente abile? Parliamone

    Le parole pesano, e determinano spesso i fatti e i comportamenti umani.


    È una parola che riconosco, che mi appartiene. Ogni persona è diversamente-abile perché ognuno ha capacità intellettive diverse, gusti diversi, abitudini diverse. Tutta questa diversità è valore, dono per sé e per gli altri.
    Uno è premio Nobel, uno diventa Santo, uno è laureato ed un altro no, uno costruisce con i mattoni e uno con le idee. Quindi tutti siamo diversamente-abili (capaci). Eppure negli occhi di molti che mi guardano vedo un'altra parola: dis-abile. Ma perché?
    Mi sono laureata, faccio volontariato (cercando anche lavoro), mi sono presentata, come tanti, alle elezioni amministrative, sono capace di vivere e gestire la mia vita, capace di scegliere, di dire sì oppure no, ma nonostante questo per la maggior parte delle persone sono una 'povera disabile'. Povera sicuramente lo sono perché non ho ancora lavoro, ma disabile proprio no.
    Non me lo dicono con le parole, ma lo leggo nei loro occhi, nei loro sguardi al cielo e sospiri accennati. Forse faccio pietà in alcuni. Mi dispiace che la mia vicinanza susciti in loro sentimenti di fallimento. Ma perché?
    Mi muovo in modo diverso rispetto alla maggior parte della gente, questo è vero, ma perché pensare che io meriti il prefisso dis- (Dizionario della Lingua Italiana –Devoto-Oli) che indica separazione (disarmare), opposizione (disonorare) o peggiorativo (disfunzione).
    Guido l'auto, sto piacevolmente con gli amici, seguo le conferenze, insegno lingua italiana a stranieri: in cosa sono peggio di altri?
    Sicuramente una difficoltà c'è: questa terra, il Salento, non è ancora attrezzata ad accogliere senza problemi i diversamente-abili come me ed altri. Gli artisti, gli omosessuali, i bambini, gli stranieri, i disadattati. E non è solo un problema di barriere architettoniche, semmai quelle sono la conseguenza della difficoltà emotiva di rapportarsi con gli altri, diversi da noi. Tutto potrebbe essere normale. Sarebbe normale pensare ad un luogo per tutti e non con strutture speciali per disabili. Non emarginare usando il pronome “voi” come segno di diversità. Non pensare “poveretto, come fa a vivere?” pensa invece perché ti disturba vedere che forse ha bisogno d'aiuto? Che cosa t'impedisce di avvicinarti e dirgli: “ciao, come va?” e magari accorgerti che contrariamente a quello che pensavi non ha bisogno del tuo aiuto ma sorprendentemente è capace, diversamente capace.
    Come tutti ha solo bisogno della tua disponibilità e comprensione.
    Se pensi “adesso mi annoierà con le sue lamentele” e scappi via, sicuramente vivi una vita superficiale, fatta di pochi contatti umani significativi. È proprio questo il momento di cambiare rotta, di fermarti un attimo e parlare con questa persona che riesce a vivere bene nonostante debba affrontare quotidianamente problemi che forse annienterebbero te in un batter d'occhio. Forse ti potresti arricchire di qualcosa che non hai ancora: la pazienza.
    Loredana Greco

    Cara Loredana,
    la tua lettera è importante perché per la prima volta il termine «diversamente abile» che a me piace davvero assai poco, viene difeso con argomenti positivi e schietti.
    In realtà tu rivendichi il diritto alla «normalità» della tua esistenza, così come essa è da te percepita, per valori, per desideri, per situazioni. Tutto giusto. E rilevi anche correttamente come il prefisso 'dis' sia, nella lingua italiana, un peggiorativo.
    Disabile, dunque, è un termine che rischia sempre di dare una connotazione negativa alle persone, una specificazione emarginante. E in parte hai ragione.
    Però. Prima di tutto: non esiste solo l'Italia, ma esiste un contesto mondiale nel quale diritti e valori devono trovare parole comuni. La lingua inglese, nel bene e nel male, è elemento unificante e di chiarezza, anche per la sua semplicità lessicale. Come certamente sai, in tutti i documenti che rivendicano diritti per le persone disabili, si usano proprio le espressioni «people with disabilities» oppure «persons with disabilities», oppure più semplicemente «disabled people». È riduttivo? Forse, ma è universale, ed è chiaro che stiamo parlando di una ben precisa fascia di popolazione che in seguito a un trauma, o a una situazione congenita, o a una patologia progressiva, o a una condizione intellettiva, o sensoriale, incontra nella propria esistenza una serie di problemi che richiedono soluzioni precise, più o meno impegnative (dagli ausili all'assistenza ventiquattro ore al giorno), ma sicuramente diverse da quelle di chi questo tipo di problemi non ha, per sua fortuna e destino. I francesi usano ancora tranquillamente «handicapés», e gli spagnoli «minus validos», oppure, peggio, «deficientes». Credo che il confronto sulle parole sia tutt'altro che inutile o scontato, e la tua lettera ci permette di aprire, come si suol dire, un «bel dibattito». Anche perché le parole pesano, e determinano spesso i fatti e i comportamenti umani.
    Ma io vorrei farti notare due cose: «diversamente abile» è una locuzione lunga, abbastanza ipocrita, fatta apposta per edulcorare situazioni che spesso non sono così rosee, come tu pensi. Inoltre c'è quel «diversamente», che, anche non volendo, ripropone proprio quella diversità di situazione che tu per prima vorresti rimuovere.
    Io, sinceramente, pur facendo il giornalista e occupandomi di comunicazione da tanti anni, non ho trovato un'alternativa convincente al termine «persona disabile». Mi piace sottolineare soprattutto il concetto di «persona», ovviamente. Ma anche la disabilità, di per sé, non è un giudizio di merito: è una constatazione. Io sarò anche abile a scrivere (non sempre), ma mi muovo in carrozzina, e sono più largo che alto. Insomma, perché mai dovrei negare la mia «disabilità»? Quello che io esigo, al pari di te, è che la mia situazione fisica, o intellettiva, o sensoriale, non mi metta fuori gioco nella vita, anzi, esigo non solo pari opportunità, ma soprattutto nessun pre-giudizio. Parliamone.
    Franco Bomprezzi, direttore editoriale SuperAbile.it "
    fonte:
    http://www.superabile.it/Superabile/...ione/24590.htm

    .. personalmente delle persone "cerco" le risorse, dunque rispetto al termine disabile, opto per il diversamente abile.
    voi che idea avete in proposito?

  2. #2
    Ospite non registrato
    Le persone con handicap fisico corrono 2 rischi.

    Quello di scoraggiarsi (ovviamente) e perdere entusiasmo per la vita e quello di nascondersi dietro la "menomazione" per tornare ad essere piccoli tiranni come da bambini (spesso ritengono a torto di essere solo loro i "malati" e solo loro meritevoli di attenzione).

    Evitati questi due rischi si arriva ad avere una persona matura e forte (perchè consapevole della propria debolezza). E il forte se ne sbatte i coglioni se viene chiamato disabile, handicappato o diversamente abile.

    Ma nella fase di gestazione parole come queste possono pesare come macigni.

    Diversamente abile è un termine altamente ipocrita che eviterei di usare come la peste. Perchè in fondo la disabilità è oggettiva. Negarla è solo un giochetto psicologico che voi dovreste conoscere bene e che non porta a nulla di buono. Bisogna quindi tentare (se si vuole star vicino ed aiutare un figlio, un amico, un fidanzato, un marito, ecc... con questo tipo di problema) di convincerlo a conviverci e a non considerare l'handicap un ostacolo insormontabile per vivere una vita appagante e piena di soddisfazioni. E' una regola generale, poi ci sono casi particolari talmente gravi in cui non saprei nemmeno come approcciarmi al problema.

    Quindi per me i termini persona disabile o con handicap fisico sono preferibili perchè più realistici. E prima si fa i conti col problema, prima si avrà una persona disabile che forse se ne sbatterà le palle.

    Che poi se uno pensa "povero disabile", probabilmente è un problema più suo che del disabile.

    Ciao

  3. #3
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Originariamente postato da Parods

    Diversamente abile è un termine altamente ipocrita che eviterei di usare come la peste. Perchè in fondo la disabilità è oggettiva. Negarla è solo un giochetto psicologico che voi dovreste conoscere bene e che non porta a nulla di buono. Bisogna quindi tentare (se si vuole star vicino ed aiutare un figlio, un amico, un fidanzato, un marito, ecc... con questo tipo di problema) di convincerlo a conviverci e a non considerare l'handicap un ostacolo insormontabile per vivere una vita appagante e piena di soddisfazioni. E' una regola generale, poi ci sono casi particolari talmente gravi in cui non saprei nemmeno come approcciarmi al problema.

    Quindi per me i termini persona disabile o con handicap fisico sono preferibili perchè più realistici. E prima si fa i conti col problema, prima si avrà una persona disabile che forse se ne sbatterà le palle.

    Che poi se uno pensa "povero disabile", probabilmente è un problema più suo che del disabile.

    Ciao
    la disabilità è oggettiva per le costruzioni architettoniche Parods.. e il termine disabile è un "giochetto psicologico" che si è usato e che non ha portato niente di buono. Le parole possono costruire le idee.. personalmente preferirei sentirmi dire che sono in qualche maniera abile che diasabile

  4. #4
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Accadueo
    la disabilità è oggettiva per le costruzioni architettoniche Parods.. e il termine disabile è un "giochetto psicologico" che si è usato e che non ha portato niente di buono. Le parole possono costruire le idee.. personalmente preferirei sentirmi dire che sono in qualche maniera abile che diasabile
    Le parole vanno usate con coerenza e maturità, senza pensare alle stigmatizzazioni che alcuni termini potevano avere nel passato e senza sublimare in questo modo la paura di rapportarsi al "diverso". E da questo punto di vista il termine diversamente abile è l'apoteosi dell'ipocrisia.
    Se fossi disabile, ad essere chiamato "diversamente abile" mi suonerebbe come una presa per i fondelli allucinante anche perchè, nella migliore delle ipotesi, la riterrei solo un abbellimento nominale.
    Senza contare che non inquadra assolutamente il problema, visto che anche io rispetto a te sono diversamente abile.

    E' mia opinione che per venire fuori da una situazione difficile, come può essere il ritrovarsi paraplegici da un giorno all'altro, bisogna prima mettersi di fronte al fatto che si hanno delle grosse limitazioni in molte attività. Prima lo si capisce e meglio è.
    Si entra in crisi, è ovvio, ma credo che faccia parte del processo per superare la situazione.
    Invece c'è gente che preferisce negare la realtà e rimanere in uno stato di perenne indefinizione.

    Quello che dico io è che si deve arrivare ad avere il pensiero che "si, le mie gambe non funzionano più, ma ho i miei sogni i miei obiettivi e vivo per raggiungerli, perchè posso farlo ugualmente".

    C'è solo un grandissimo errore di fondo in tutti i termini che descrivono le persone con questi problemi (handicappati, diversamente abili, disabili) a cui però non vedo rimedio dal punto di vista linguistico (che poi spesso rispecchia un errore concettuale) ed è quello di considerarli una categoria omogenea. In realtà c'è chi semplicemente ha la paresi o la deformità di un arto e chi dalla nascita riesce praticamente solo a sbattere le ciglia. Non li metterei affatto nella stessa categoria.

    Forse se si cercasse di più di risolvere i problemi funzionali (ed aiutarli ad uscire dalle ambasce psicologiche che queste situazioni comportano) di queste persone piuttosto che cercare di negare o abbellirne le problematiche con questi termini (che tentano di essere politicamente corretti e neppure ci riescono) allora forse si farebbe un salto nel modo giusto di intendere la disabilità e di approcciarsi alle SINGOLE persone con handicap fisico.

    E poi questi termini devono avere solo un senso legale, per poter cioè far riconoscere i diritti aggiuntivi di queste persone e non vanno usati per le persone che si conoscono. Hai un amico sulla sedia a rotelle? Beh se vuoi parlare di lui con altri dì SEMPLICEMENTE che è sulla sedia a rotelle. Pensa invece alla ridicolaggine di dire ad esempio "sai viene con noi un mio amico, è diversamente abile...".

    Ciao

  5. #5
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    boh Parods, io continuo a vederci niente di ridicolo e di ipocrita riguardo il termine diversamente abile. Solo nel termine io già ci vedo qualcosa di terapeutico e non di politicamente corretto.. quante persone proprio per l'etichettamento "io sono un disabile", si rifiutano di elaborare il loro cambiamento o il loro "stato"? L'etichetta diversamente abile secondo me ha un valore meno stigmatizzante e più flessibile.. Riguardo le etichette in generale, purtroppo, l'uomo non può farne a meno.. questione di economia mentale.

  6. #6
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    Io credo che "diversamente abile" sia quasi peggio di "disabile" io non uso nessuno dei due. Quando posso chiamo la disfunziona col suo nome, che volendo è anche peggio ma non so, almeno è una cosa oggettiva...
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

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  7. #7
    Barux
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    Concordo con Ember!
    Il termine "diversamente abile" mi suona veramente ridicolo ed irritante, ancora piu' di termini teoricamente "politically correct" come"operatore ecologico", "persona di colore" (si ma quale?), etc.
    Se io fossi cieco direi "sono cieco, non ci vedo!", non "sono diversamente abile!"
    Io non ho i capelli, sono pelato, o calvo fate voi, non "diversamente peloso!!!"

    Marco

  8. #8
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Originariamente postato da Barux
    Il termine "diversamente abile" mi suona veramente ridicolo ed irritante, ancora piu' di termini teoricamente "politically correct" come"operatore ecologico", "persona di colore" (si ma quale?), etc.
    moltissime persone "disabili" hanno tirato un sospiro di sollievo nel momento in cui s'è cambiato il solo punto di vista di nominare il disagio.
    pensa al termine negro con nero.. sono solo due parole con con effetti straordinariamente diversi..
    pensa al termine spazzino con operatore ecologico..
    pensa al termine disabile con diversamente abile..
    Certe parole ti creano inevitabilmente etichette ghettizzanti!
    Mettiamo che siano termini politicamente corretti..ok! Chi lo dice che questi devono essere sbagliati? solo perchè c'è di mezzo il termine politica?
    Se io fossi nato con "l' impossibilità" di non poter camminare mi piacerebbe pensare che ho SICURAMENTE altre capacità e possibilità.. ma sentirsi dire che non sono abile in niente, beh qualcosa cambia.

  9. #9
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    Beh ma la distrinzione nero-negro è una questione di rispetto... si sa che negro è un termine razzista. Invece lo spazzino per me resta lo spazzino... anzi a me sembra un nome bellissimo per un mestiere così, operatore ecologico è troppo "moderno", potrebbe voler dire così tante cose... poi chissà quanti spazzini sono tutto tranne "ecologici"!

    Mi piace chiamare le cose col loro nome, naturalmente nel rispetto della persona di cui si parla io parlando degli handicappati con cui facevo servizio, utilizzavo il nome della sindrome che avevano. E non credo di essere stata irrispettosa (tant'è vero che li adoravo)
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    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



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  10. #10
    Barux
    Ospite non registrato
    Mi dispiace, ma se uno e' senza una gamba non e' chiamandolo "diversamente abile" che gliela rido', scusami, ma "diversamente abile" mi sa di presa per il culo!!

    E' chiaro che se uno e' senza una gamba sara' sicuramente in grado di fare qualcosa d'altro che non sia la corsa, ma a questo punto siamo tutti "diversamente abili" no?
    Sai riparare un amplificatore tu? Non credo, allora rispetto a me sei "diversamente abile" nella riparazione di strumenti elettronici, e allora? Che cavolo significa?

    Ci sono al mondo persone in pace con se stesse, (poche), e persone che se la menano un sacco, tutto qua, come diceva Parrods:

    Le persone con handicap fisico corrono 2 rischi.

    Quello di scoraggiarsi (ovviamente) e perdere entusiasmo per la vita e quello di nascondersi dietro la "menomazione" per tornare ad essere piccoli tiranni come da bambini (spesso ritengono a torto di essere solo loro i "malati" e solo loro meritevoli di attenzione).

    Evitati questi due rischi si arriva ad avere una persona matura e forte (perchè consapevole della propria debolezza). E il forte se ne sbatte i coglioni se viene chiamato disabile, handicappato o diversamente abile.
    (Parrods)

    Concordo pienamente, il nocciolo del problema e' tutto qua, per il resto preferisco chi parla come mangia, se no avremo un sacco di "operatori ecologici", "operatori funerari", "audiolesi", e gli impotenti? "TIROLESI"????


    Marco

    ps.
    Concordo, Negro e' dispregiativo, ma NERO va benissimo!!! Come Calvo, Paraplegico, spazzino, etc.

  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    E poi lo ammetto, se dicessi a qualcuno "quel ragazzo è diversamente abile" mi sentirei falsa, ipocrita, perchè è una cosa che proprio non me la sento. A questo punto disabile (che non uso comunque) mi sembra veramente meglio la sostanza non cambia!
    E poi non è un pò generico? Se uno mi parla di un diversamente abile mi viene spontaneo chiedergli:
    "cioè?"

    "beh gli manca una gamba"


    Era meglio se me lo diceva subito, no?

    Chissà, poi forse nelle occasioni ufficiali può anche andare bene...
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  12. #12
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    ..certo! allora tutto ciò che è fuori dai parametri della "normalità", può essere definito disabile! Questo termine sì che spiega meglio come vanno le cose.. senza ipocrisia e ridicolaggine! E' giustamente più facile dire "tu questa cosa non la puoi fare", piuttosto che dire "tu questa cosa la puoi fare in maniera differente".. troppo impegno forse!
    Per me il disabile è l'ambiente sociale e il pensiero sociale.
    Il primo, per il fatto che costruisce con il cemento costruzioni ad hoc per i geneticamente perfetti.. gli abili.. gli sportivi e quelli con un Q.I. nella norma..
    il secondo, il pensiero sociale (strettamente legato all'ambiente), che ti fa crescere con l'idea che chi non è a "passo" è tagliato fuori.. un disabile appunto!
    certi termini non nascono dal nulla solo per rincoglionire la gente con paroloni. La gente attribuisce un significato alle parole..

    ad esempio, oggi alle scuole elementari non per niente hanno proibito di mettere SCARSO ai bambini.. secondo voi perchè è politicamente corretto o perchè quel bambino inizia a crederci, a pensare che è veramente scarso?
    alcuni tipi di terapie tendono ad evitare il termine "problema", perchè molta gente vuole capire se si tratta o meno di un problema. Se io parto dicendo: "salve mi dica qual'é il suo problema", questi iniziano a pensare che il problema esiste davvero.
    Ultima modifica di Accadueo : 29-10-2003 alle ore 08.30.43

  13. #13
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di LaRoby
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    vagabondando alla ricerca di me stessa...
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    Scusate ma non sarebbe meglio lasciare decidere agli interessati come debbano essere chiamati? Chi siamo noi per decidere come devono essere etichettati gli altri? Perchè abbiamo tale bisogno di categorizzare?
    Se ho un amico su di una sedia a rotelle non lo chiamo "ehi disabile!" o "ehi tu che sei diversamente abile!", lo chiamo giuseppe, francesco, filippo... quale che sia il suo nome. E' come essere chiamata "psicologa" quando io prima di tutto sono Roberta!
    Sono/siamo persone... abili, disabili, diversamente abili... ognuno si faccia chiamare come vuole... ma resta il fatto che prima di ogni etichetta noi siamo tutti delle persone.
    "Anche a me piacerebbe condividere il resto della vita con una persona, ma non riesco a farlo con uno che non amo, solo perchè non c'è di meglio. La medaglia d'argento. Conosco un sacco di persone che stanno con la medaglia d'argento, la seconda classificata, piuttosto che star sole." (Il giorno in più - F. Volo)

  14. #14
    Barux
    Ospite non registrato
    Grande Roby!!


    Marco

  15. #15
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Accadueo
    boh Parods, io continuo a vederci niente di ridicolo e di ipocrita riguardo il termine diversamente abile. Solo nel termine io già ci vedo qualcosa di terapeutico e non di politicamente corretto.. quante persone proprio per l'etichettamento "io sono un disabile", si rifiutano di elaborare il loro cambiamento o il loro "stato"? L'etichetta diversamente abile secondo me ha un valore meno stigmatizzante e più flessibile.. Riguardo le etichette in generale, purtroppo, l'uomo non può farne a meno.. questione di economia mentale.
    Io continuo a credere che "diversamente abile" sia uno dei termini più infelici che si possano utilizzare per inquadrare la categoria.
    Esso praticamente nega la presenza dell'handicap fisico riducendo tutti, handicappati più o meno gravi e persone apparentemente prive di handicap, allo stesso livello: in fondo siamo tutti diversamente abili a fare le cose. E' come dire che i gatti vanno tenuti con guinzaglio e museruola perchè camminano a quattro zampe come i cani.
    In parole povere una categorizzazione forzata e falsa.

    Purtroppo alcuni disabili non hanno le stesse opportunità di altre persone senza handicap ma anche rispetto ad altre tipologie di disabili. E' inutile negarlo, è inutile instillare un senso di onnipotenza che poi verrà facilmente frustrato.

    Poi concordo con te che nelle persone bisogna ricercare i lati positivi aiutandole a coltivarli. Ma su questo non c'era contrapposizione sin dall'inizio.

    Detto questo, i vari termini che si possono o che si dovranno utilizzare: disabile, portatore di handicap o diversamente abile, hanno solo una valenza legale per inquadrare una variegata categoria di persone che ha dei diritti aggiuntivi (proprio per lenire le loro difficoltà e restituirgli una vita meno difficile) quali il posto macchina riservato, la pensione, l'esenzione sanitaria, varie agevolazioni di pagamento, il posto sui servizi pubblici, eccetera...

    Se dovessimo andare dietro al tuo discorso Accadueo, dovremmo cancellare questi diritti, perchè sarebbero la prova inconfutabile di una loro diversità nei confronti delle persone senza handicap, invece che una prova di civiltà e progresso.

    Che sono "diversi" è la prima cosa che devono realizzare. La seconda è che possono realizzare molti obiettivi pur partendo da una situazione di svantaggio fisico e psicologico.
    (Poi è chiaro, alcune situazioni sono così "gravi" ai miei occhi che non saprei proprio come essere d'aiuto.)

    Ciao

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