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  1. #1

    L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

    da “Tempi”, 6 marzo 2008

    L’aborto ha trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente...
    di Claudio Risé


    L’aborto non è solo il più preciso indicatore della vitalità, o delle tendenze mortifere, di una società, come abbiamo visto la scorsa settimana. E’ anche l’indicatore della salute mentale dei suoi componenti.
    La società che legittima ed utilizza l’aborto ha due caratteristiche precise. La prima è l’onnipotenza: la fantasia di potere sulla vita e sulla morte. L’altra, poiché l’onnipotenza nell’uomo non può essere che immaginaria, è quel profondo senso di insicurezza che si impadronisce di chi si è illuso di possederla.

    Il terreno su cui si gioca la difficile partita dell’equilibrio umano è quello oggi prediletto dai moderni deliri tecnoscientifici, e dai sistemi totalitari che li hanno coccolati fin dall’inizio per i sogni di potere che essi lasciano immaginare: il campo della nascita, e della morte. E’ lì che si legittimano, ed utilizzano, appunto le pratiche dell’ aborto, [selezione di embrioni] e dell’eutanasia, come strumenti di un potere sulla vita, che dischiude fantasie di immortalità. Sono i punti estremi di quel “biopotere”, o potere sulla vita, nel quale il filosofo Michel Foucault aveva individuato una delle caratteristiche della modernità.

    L’evento della nascita, dell’arrivo del figlio, era rimasto fino a un paio di generazioni fa avvolto nella dimensione sacra della comunicazione con Dio, o con un sovramondo (a seconda delle diverse concezioni religiose e filosofiche), al di sopra e al di là di noi. Questo Altro comunicava con noi anche attraverso questo avvenimento decisivo: il prendere forma e vita di una nuova persona umana. Della quale, proprio perché veniva da un altrove, secondo un disegno di cui noi eravamo solo esecutori, noi non avevamo certo la proprietà, ma solo la custodia. Che poteva essere amorosa, od anche negligente, ma in nessun caso aveva qualcosa a che fare con la proprietà.

    Con la legittimazione dell’aborto invece, e le manipolazioni genetiche che sempre l’accompagnano, la nascita entra nella sfera del biopotere, del potere sulla vita, che ci si immagina non abbia più nulla a che vedere con Dio, ma viene per così dire spartito fra lo Stato (il legislatore che norma i modi della nascita e della sua manipolazione), ed i genitoriche scelgono i tempi e le forme del “loro” bambino.

    Nasce così la nuova figura psicologica, terribilmente simile ad un bene di consumo, del “bambino desiderato”, che spodesta sempre di più l’immagine, omai arcaica, del “bambino capitato”. Desiderato anche lui, ma certo meno programmato e “scelto” fino ai minimi dettagli, come la tecnologia genetica spinge a fare.

    Il bimbo desiderato però, ha un suo inevitabile doppio: il bimbo soppresso con l’aborto, non arrivato alla nascita appunto perché autonomo, “deviante” rispetto alla politica procreativa familiare/statale. L’aborto ha così trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente; la loro costante richiesta di conferma, di prove d’affetto, che non bastano mai a rassicurarli veramente.

    Narcisisti, dicono gli psicologi. Bamboccioni, è invece la sentenza dei vecchi babbioni. Sopravvissuti: è il temine giusto. La loro vita è assediata da angosce ancora poco studiate.

  2. #2
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da Mandarancio Visualizza messaggio
    L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

    da “Tempi”, 6 marzo 2008
    Embè?
    L’aborto ha trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente...
    di Claudio Risé
    Le società sono sempre state abortiste nella loro singolarità, semplicemente che prima di una legislazione che contemplasse questa possibilità le interruzioni di gravidanza si facevano di nascosto, da che mondo e mondo.

    L’aborto non è solo il più preciso indicatore della vitalità, o delle tendenze mortifere, di una società, come abbiamo visto la scorsa settimana. E’ anche l’indicatore della salute mentale dei suoi componenti.
    La società che legittima ed utilizza l’aborto ha due caratteristiche precise. La prima è l’onnipotenza: la fantasia di potere sulla vita e sulla morte. L’altra, poiché l’onnipotenza nell’uomo non può essere che immaginaria, è quel profondo senso di insicurezza che si impadronisce di chi si è illuso di possederla.
    Io direi che l'onnipotenza è la caratteristica di singoli soggetti che intendono imporre il loro pensiero in merito ad un altra persona.

    Il terreno su cui si gioca la difficile partita dell’equilibrio umano è quello oggi prediletto dai moderni deliri tecnoscientifici, e dai sistemi totalitari che li hanno coccolati fin dall’inizio per i sogni di potere che essi lasciano immaginare: il campo della nascita, e della morte. E’ lì che si legittimano, ed utilizzano, appunto le pratiche dell’ aborto, [selezione di embrioni] e dell’eutanasia, come strumenti di un potere sulla vita, che dischiude fantasie di immortalità. Sono i punti estremi di quel “biopotere”, o potere sulla vita, nel quale il filosofo Michel Foucault aveva individuato una delle caratteristiche della modernità.
    Potrebbe essere un delirio che dischiude fantasie di immortalità quello che si applica a persone il cui decorso naturale, senza le macchine, sarebbe finito da tempo. Perché continuiamo a mischiare cipolle e cappotti? Boh!

    L’evento della nascita, dell’arrivo del figlio, era rimasto fino a un paio di generazioni fa avvolto nella dimensione sacra della comunicazione con Dio, o con un sovramondo (a seconda delle diverse concezioni religiose e filosofiche), al di sopra e al di là di noi. Questo Altro comunicava con noi anche attraverso questo avvenimento decisivo: il prendere forma e vita di una nuova persona umana. [/B]
    Non ti vorrei sembrare scortese, ma ci siamo immersi da tempo in un mondo che cerca spiegazioni scientifiche, non mistiche, lo so, la sicenza è scomoda e non perfetta, ma è quello che di meglio abbiamo sulla terra senza scomodare dei o spiriti. Le altre teorie speculative sono libere di sposarle i credenti senza doverle appioppare d'obbligo a chi diversamente la pensa.
    [B]
    Della quale, proprio perché veniva da un altrove, secondo un disegno di cui noi eravamo solo esecutori, noi non avevamo certo la proprietà, ma solo la custodia. Che poteva essere amorosa, od anche negligente, ma in nessun caso aveva qualcosa a che fare con la proprietà.
    Peccato, a studiarsi un poco di storia della famiglia si scoprirebbe che, nella nostra Urbe antica “esisteva per il padre di famiglia il cosiddetto “ius vitae ac necis”, letteralmente diritto di vita o di morte per ogni figlio che nasceva. Altro che proprietà.
    Con la legittimazione dell’aborto invece, e le manipolazioni genetiche che sempre l’accompagnano, la nascita entra nella sfera del biopotere, del potere sulla vita, che ci si immagina non abbia più nulla a che vedere con Dio, ma viene per così dire spartito fra lo Stato (il legislatore che norma i modi della nascita e della sua manipolazione), ed i genitoriche scelgono i tempi e le forme del “loro” bambino.
    1) Dovremmo abolire ogni forma di medicina, perché in quest'ottica ogni intervento su di un essere umano è un affermazione di biopotere (sic!) su di esso
    2) Nè dio/dei né stato dovrebbero decidere per il singolo, tant'è che lo Stato si limita ad offrire la possibilità, la scelta è personale, nessuno obbliga alcuno.

    Nasce così la nuova figura psicologica, terribilmente simile ad un bene di consumo, del “bambino desiderato”, che spodesta sempre di più l’immagine, omai arcaica, del “bambino capitato”. Desiderato anche lui, ma certo meno programmato e “scelto” fino ai minimi dettagli, come la tecnologia genetica spinge a fare..
    Forse scambiare qualche parola con i bambini "capitati" potrebbe illuminare di umanità il vostro mondo e farlo scendere dal "beato stile famiglia mulino Bia*nco" a quella reale dove delitti, violenze e vessazioni sono ordinariamente presenti, salve pianeta terra.

    Il bimbo desiderato però, ha un suo inevitabile doppio: il bimbo soppresso con l’aborto, non arrivato alla nascita appunto perché autonomo, “deviante” rispetto alla politica procreativa familiare/statale. L’aborto ha così trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente; la loro costante richiesta di conferma, di prove d’affetto, che non bastano mai a rassicurarli veramente.

    O forse ha reso più consapevole questa scelta, che contrariamente a tante altre è per sempre, non ci si può dimettere dalla genitorialità.

    Narcisisti, dicono gli psicologi. Bamboccioni, è invece la sentenza dei vecchi babbioni. Sopravvissuti: è il temine giusto. La loro vita è assediata da angosce ancora poco studiate.
    Siamo tutti sopravvissuti, ognuno ad ogni ora in più che vive.
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

    per usufruire del servizio contattare la scrivente per pattuire il compenso

  3. #3
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    L'errore di fondo sta nel credere che l'aborto sia praticato solo oggi e in occidente...niente di più sbagliato! L'aborto si praticava già nell'antica Grecia e in tutto il mondo quindi non capisco perchè oggi dovrebbe aver "trasformato i nostri figli" e portato in loro "insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente"...
    Concorderai con me sul fatto che la cosa non ha un gran senso...insomma basta riflettere un secondo...perchè dopo millenni solo oggi ha una qualche valenza sui cosiddetti "giovani"?
    e inoltre non sta scritto da nessuna parte e soprattutto non è provata da nessuna ricerca la correlazione tra aborto e insicurezza/fragilità dei "giovani"...

    eh..non ci sono più le mezze stagioni!
    Ultima modifica di luna__pi : 31-08-2009 alle ore 14.32.22
    non si smette di giocare perchè si invecchia
    ma si invecchia perchè si smette di giocare

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  4. #4
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    Siamo tutti sopravvissuti, ognuno ad ogni ora in più che vive.

    Lo so, sono di parte. Però io propongo lo stesso l'istituzione di un premio OPS per le frasi che, in poche parole, riescano ad esprimere concetti profondi e veri.

    Non posso dare reputazione a ghiretto, ma propongo che glie ne dia chiunque legge, perché questa è da incorniciare. E perché è un piacere vedere che l'intelligenza ha poco a che fare con gli agrumi e molto con gli animaletti selvatici.

    Buona vita e grazie

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  5. #5
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    L'idea che il fenomeno dell'aborto sia CREATO da una legge che, semplicemente, cerca di inquadrarlo entro rigidi schemi allo scopo di salvaguardare la salute della donna che è costretta a ricorrervi è, semplicemente, ABOMINEVOLE.
    Così come FA VOMITARE l'idea che, delle donne, hanno questi schifosi rappresentanti del mio sesso: convinti che basti dare alla donna la possibilità di abortire comodamente ( dove per "comodamente" sta per "senza rischiare la propria vita" ) per farle correre tutte gioiosamente verso la decisione di abortire....
    Questi schifosi rappresentanti del mio sesso dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di proferire parola su uno dei drammi più forti che possa capitare ad una donna, quella, appunto, di prendere la dolorosissima decisione di abortire...
    Prima di laurearmi ho passato un certo periodo di internato in un reparto di ostetricia e mi è stata data anche la consegna di frequentare per qualche settimana il reparto dove venivano eseguite le IVG: era estate e con la cronica carenza di personale in quel reparto serviva una mano anche da parte mia... HO VISTO con i miei occhi l'angoscia sul viso e nel cuore delle donne che si sottoponevano a quell'intervento e MAI mi sognerei di entrare nel merito di una decisione così EVIDENTEMENTE sofferta.
    Così come MAI mi sognerei di augurarmi che quelle stesse donne venissero mandate nuovamente A MORIRE sul tavolo delle mammane o di medici senza scrupoli come è sempre stato prima che entrasse in vigore la 194.
    -



    PRESIDENTE DEL CLUB DEL GIALLO!

  6. #6
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da Mandarancio Visualizza messaggio
    L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

    da “Tempi”, 6 marzo 2008

    L’aborto ha trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente...
    di Claudio Risé
    e si va avanti con delle assurdità che-a quanto pare-diventano sempre più paradossali.

    ti pare normale credere che l insicurezza dell essere umano oggi sia da attribuire alla paura di essere un aborto mancato?????
    ci sarebbe da quotare e riprendere tutto l articolo parola per parola,così come i post dei miei ops compagni che hanno risposto,ma nel loro caso mi limito a dire che concordo con ogni cosa che hanno scritto..vado leggermente ot dicendo che è un peccato non si possa leggere la frase che di solito compare passando il mouse sui quadratini(rossi nel caso di mandarancio)della reputazione...si vede che mai nessuno aveva avuto tanta reputazione negativa



    HuNgEr Of LiFe!



  7. #7
    Partecipante Esperto L'avatar di Patrizia67
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da Mandarancio Visualizza messaggio
    L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

    da “Tempi”, 6 marzo 2008

    L’aborto ha trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente...
    di Claudio Risé.
    Salve a tutti, sono una matricola anche se sono "attempata" (mi sono iscritta a 40 anni suonati per il piacere di studiare materie che mi piacciono, e che magari mi possono essere anche utili nel lavoro che già faccio da anni).

    Premetto che non ho mai abortito nè avuto figli e non vorrei affrontare il discorso morale sull'aborto poichè secondo me è assolutamente soggettivo e la 194 è una legge che non istiga all'aborto ma evita che le donne muoiano per opera di macellai/e che non sanno e non possono fare questo tipo di intervento.

    Io vorrei cercare di ragionare da studentessa di psicologica.

    ______________
    A parte le inesattezze storico/culturali contenute nell'articolo, che voi avete prontamente e brillantemente smascherato (l'aborto si è sempre praticato), mi chiedevo:

    In che modo una bimbo amato e desiderato, avuto in un periodo della vita che consenta ai genitori di dargli da mangiare, vestire e un tetto sulla testa dovrebbe avvertire fragilità e il senso di essere un sopravvissuto?

    Non mi risulta che sia una prassi raccontare al bambino, non appena comincia a capire qualcosa: "senti lo sai che la mamma fa fatto un aborto prima di avere te??".
    Ora, se non lo sa (e spesso non si sa neanche da adulti), come è possibile che tutti i figli nati dalla data della 194 in poi si sentano automaticamente "sopravvissuti"?

    Ripeto, qui non parliamo dei problemi dei figli unici, poichè spesso le donne che abortiscono hanno altri figli (e spesso molti).

    Quindi con quali criteri si fa risalire insicurezze e fragilità (che nell'articolo si sembrerebbero essere dilaganti fra i giovani di questa generazione post-194) al discorso dell'aborto piuttosto che ad altri fattori molto più probabili (televisione, modelli di vita, ruolo della scuola, situazioni e contesti familiari particolari, ecc..)

    Ma per fare un articolo e parlare di problematiche sociali non serve prima fare delle ricerche, studi ?

    A quale studio si fa riferimento? Quali statistiche sono interessate? Di che percentuali di giovani stiamo parlando? Quali le domande poste? Ecc..

    Ciao

    Patty

  8. #8
    Partecipante Super Figo L'avatar di aMara835
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Quindi, perdonami Mandarancio se ho capito male, sarebbe meglio tornare ai bei tempi andati e dichiarare l'aborto illegale? In questo modo non ci sarebbero più aborti secondo te?
    No caro, ce ne sarebbero ancora, indiscriminati, incontrollati, e di sicuro ci scapperebbe una donna morta prima o poi.
    Non si può evitare che in certi casi una gravidanza sia indesiderata, perchè la vita è complicata già di per sè, figuriamoci quando a rimanere incinta è una ragazzina o la vittima di una violenza, oppure una donna a cui viene prospettata la nascita di un figlio gravemente malato e destinato a soffrire per il resto della vita.
    In questi e in molti altri casi bisognerebbe scendere dal piedistallo, dare una scrollatina alla polvere accumulata sulle proprie rigide convinzioni morali (del tutto legittime, ovvio, c'è libertà di pensiero e opinione) e provare a mettersi nei panni degli altri e immaginare anche solo per un momento quanto sia doloroso ma a volte tragicamente necessario rinunciare alla nascita di un figlio. Ancor più doloroso quando ci sono certe frange un pelino estreme a giudicarti senza appello e darti dell'assassina...
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
    MANKIND IS ALIVE BUT MANKIND MUST DIE.
    (W.H. Auden, "Danse macabre")


    No one remembers the singer.
    The song remains.



  9. #9
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Che poi, a leggere articoli di questo genere, sembra che questa sia una società nella quale chi vuole avere figli viene massacrato...

    Io adesso sto seguendo un ragazzo di 19 anni. Sta da un paio d'anni con una ragazza (adesso lei ha 17 anni). Entrambi volevano un figlio, e non avevano intenzione di aspettare chissà quando. Così han deciso di farne uno e adesso sono papà e mamma. Lui lavora, lei studia ed ha intenzione di continuare a studiare.

    I rispettivi genitori e gli amici si stanno dando da fare per aiutare, consigliare, procurare il necessario e lasciarli viverer questa esperienza. Sconcerto, preoccupazione, li ho visti. Ma anche sostegno, felicità, accettazione, gioia. Insomma, la vita, com'è. Non come si pretenderebbe che fosse.

    Buona. Vita.

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #10

    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    Le società sono sempre state abortiste nella loro singolarità, semplicemente che prima di una legislazione che contemplasse questa possibilità le interruzioni di gravidanza si facevano di nascosto, da che mondo e mondo.
    le cose sono cambiate dal momento che è diventato legale, cioè giusto, in ogni ambiente, uccidere persone difese ed innocente... la mentalità contro la vita si è quindi radicata nella coscienze delle persone... la mentalità contro la vita si è diffusa enormemente dal momento in cui si è estesamente approvato e sostenuto legalmente questo comportamento. Perciò le cose adesso sono diverse e molto peggiori. Questa mentalità contro la vita si manifesta anche in forme nuove e diverse dall'aborto chirurgico, come l'eliminazione di embrioni ai primi stadi di gravidanza che si effettua con le pillole intercettive o abortive, come anche nella contraccezione che si è diffusa molto da pochi decenni, anticipando l'eliminazione di embrioni.... ed è per questi motivi che dai dati non risulta un aumento dell'aborto...

    non è un caso che da quando si è imposta ed approvata legalmente una mentalità contro la vita innocente ed indifesa siano aumentati esponenzialmente casi di depressione, stupri, suidici, pedofilia, anoressia, alcolismo, tossicodipendenza, bullismo ecc... specilmente tra i giovani... il disagio giovanile va sempre più crescendo...
    la mentalità contro la vita, alimentata dall'approvazione pubblica dell'aborto, si manifesta anche con queste altre forme di violenza e non necessariamente sulla vita appena concepita o ancora non nata...


    Io vorrei cercare di ragionare da studentessa di psicologica.

    In che modo una bimbo amato e desiderato, avuto in un periodo della vita che consenta ai genitori di dargli da mangiare, vestire e un tetto sulla testa dovrebbe avvertire fragilità e il senso di essere un sopravvissuto?
    La "sindrome del sopravvissuto" è un disturbo, riscontrato anche nei sopravvissuti ai campi di concentramento, che si manifesta con sensi di colpa: "altri sono morti per farmi vivere"! "altri prima di me sono stati uccisi affinchè potessi essere generato io"! " L’essere umano concepito può pensare: "perché sono in vita io e non gli altri?". Nascono degli enormi sensi di colpa che agiscono a livello inconscio e di cui non ci si accorge.. e questo non vale solo per l'aborto ma anche per le tecniche di procreazione assistita, che per far crescere un embrione provocano la morte di molti altri!
    contrapposto al senso di colpa, c'è la sindrome di onnipotenza: "Io ce l’ho fatta perché sono indistruttibile". Infatti, "i miei genitori mi hanno desiderato al punto da impedire ad altri bambini di essere concepiti e nati, al punto da sacrificare altri bambini per la mia venuta. Sono stato concepito e sono restato in vita, perchè sono stato scelto e quindi questo è il segno che valgo più degli altri, cioè di quelli che non sono sopravvissuti!!"
    Il bambino è un bambino onnipotente cui è forse difficile fissare dei limiti. I suoi genitori hanno impedito ad altri bambini di nascere, o di essere concepiti, prima o dopo di lui, hanno soppresso uno o più "bambini", in fin dei conti per desiderio di lui, perché lui potesse vivere. Questi sentimenti di colpa e di onnipotenza praticamente coesistono paradossalmente e si accompagnano a un’esposizione al rischio, diretta (mettersi in situazioni di pericolo) o indiretta (ad esempio, sviluppando mali psichici). In ogni caso per sperimentare la sopravvivenza e confrontarsi con la morte.

  11. #11
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Senti, agrume incapace di articolare un ragionamento decente, la sindrome del sopravvissuto, nell'accezione che tu le dai, esiste più o meno da un mezzo miliardo di anni. Perché, dal momento in cui un qualsiasi protozoo ha deciso di applicare la riproduzione sessuata invece della semplice divisione cellulare, affinché i figli sopravvivono i genitori devono poter morire.

    Questo sesso che a te dà tanto fastidio, ha introdotto nel mondo la morte, la contrapposizione morte/vita, oltre alla differenza, quella dei sessi e quella delle generazioni.

    Non so se sono queste cose che ti danno tanto fastidio, ma io - fossi in te - ci rifletterei su un poco prima di continuare ad insozzare forum su forum di fregnacce prive di senso compiuto.

    Mi è capitato solamente una volta di chiedere pubblicamente un ban per qualcuno. Ma non avrei molte remore a ripetermi, nel caso in cui tu decida di continuare ad ignorare le regole di discussione e preferissi proseguire con argomentazioni strampalate. Vedi tu.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  12. #12
    Johnny
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da Mandarancio Visualizza messaggio
    le cose sono cambiate dal momento che è diventato legale, cioè giusto, in ogni ambiente, uccidere persone difese ed innocente... la mentalità contro la vita si è quindi radicata nella coscienze delle persone... la mentalità contro la vita si è diffusa enormemente dal momento in cui si è estesamente approvato e sostenuto legalmente questo comportamento.
    a mio modesto parere, chi non vuole abortire non lo fa neanche con la legge e chi vuole abortire lo fa con o senza legge. Quindi la legge non promuove una mentalità, ma fa sì che coloro che vogliono fare fare l'aborto lo facciano in regola.
    Una cosa non diventa giusta o sbagliata perché c'è una legge. La legge, credo, serve per regolamentare un fenomeno che già esiste ma che si svolge in clandestinità

    Non so se c'è stato o meno, ma, per assurdo , se ci fosse un aumento di aborti, sarebbe semplicemente dovuto al fatto che sono denunciati regolamente invece che essere tenuti segreti perché illegali.

    Detto questo, essere contro o a favore dell'aborto è un altro discorso. Io personalmente sono contro, ma non possiamo obbligare gli altri a fare ciò che vogliamo noi. Vista la legge, il governo potrebbe fare sensibilizzazione pubblica sull'argomento. Comunque non spetta noi
    Ultima modifica di Johnny : 01-09-2009 alle ore 09.41.54

  13. #13
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Mandarancio....immagino tu nn sia una donna, tu NN sia uno psicologo, tu NN abbia mai vissuto neanche lontanamente un esperienza simile..... e qui..mi fermo...
    ." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
    .................

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  14. #14

    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da doctor2009 Visualizza messaggio
    uno dei drammi più forti che possa capitare ad una donna, quella, appunto, di prendere la dolorosissima decisione di abortire...

    HO VISTO con i miei occhi l'angoscia sul viso e nel cuore delle donne che si sottoponevano a quell'intervento
    questo è molto interessante... secondo te perchè le donne che abortiscono soffrono così tanto? Se abortire è la scelta GIUSTA, perchè si SOFFRE SEMPRE TERRIBILMENTE, perchè vengono gli scrupoli di coscienza??? Proprio perchè sappiamo che soffriranno così tanto per tutta la vita a causa di questa scelta bisognerebbe incoraggiarle a tenere il figlio.... Nessuno nasce madre perfetta e matura ma lo si diventa con l'esperienza e con il tempo... già il fatto che una donna si preoccupa di doverlo diventare è un buon segnale e deve servire a ridare speranza!

    Che poi, a leggere articoli di questo genere, sembra che questa sia una società nella quale chi vuole avere figli viene massacrato...
    di certo non si viene incoraggiati... viviamo in un paese dove una donna se rimane incinta rischia seriamente di perdere il posto di lavoro e la politica per la famiglia con figli fa acqua da tutte le parti, e concede pochi mezzi di sostegno...


    Forse scambiare qualche parola con i bambini "capitati" potrebbe illuminare di umanità il vostro mondo e farlo scendere dal "beato stile famiglia mulino Bia*nco" a quella reale dove delitti, violenze e vessazioni sono ordinariamente presenti, salve pianeta terra.
    Perchè fai l'equazione bambini non ricercati = bambini infelici vessati e violentati?? Non ti sembra di essere un po' precipitosa? perchè bambini che non sono stati ricercati direttamente non possono essere amati e sentirsi felici e ricevere affetto, amore ed attenzione? I bambini hanno davvero bisogno di ogni tipo di attenzione materiale per essere felici??


    Le malattie, le insicurezze psicologiche, ed i problemi economici che si possono avere al momento del concepimento di un figlio si possono risolvere o comunque di molto ridurre ed attenuare... Invece lo stato di terribile angoscia che prova una donna che ha ammazzato un figlio è un tormento, un rimorso, che lacerano per tutta la vita.... sono convinto che dolori così profondi sono subdoli ed insidiosi e se non vengono elaborati e portati fuori influenzeranno e condizioneranno negativamente anche tutti gli altri aspetti della propria vita!


    O forse ha reso più consapevole questa scelta, che contrariamente a tante altre è per sempre, non ci si può dimettere dalla genitorialità.
    ma perchè, l'aborto a cosa serve se non a rinnegare il proprio ruolo di genitori di fronte alla vita di un figlio che già c'è?
    Ultima modifica di Mandarancio : 01-09-2009 alle ore 12.04.05

  15. #15
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    Riferimento: L'aborto, i giovani e la sindrome del sopravvissuto

    Citazione Originalmente inviato da Mandarancio Visualizza messaggio
    questo è molto interessante... secondo te perchè le donne che abortiscono soffrono così tanto? Se abortire è la scelta GIUSTA, perchè si SOFFRE SEMPRE TERRIBILMENTE, perchè vengono gli scrupoli di coscienza???
    Provo a buttar lì qualche elemento di riflessione.

    Non prendertela se ti dico una cosa. Che mi sembri molto giovane e poco avvezzo alla complessità del vivere. Perdona, se puoi, questo atteggiamento, ma ho vissuto qualche annetto più di te, probabilmente, ed ho avuto modo di vedere ed incontrare molte cose. Non tutte belle, né piacevoli.

    Tra queste, che sono poi l'essenza della vita, rientra anche la contraddittorietà degli esseri umani. Tutti, me compreso. Non c'è bisogno di essere incastrati in una nevrosi per sperimentare l'esistenza di conflitti la cui soluzione non è né semplice né immediata, e anche di conflitti per i quali non esiste soluzione di sorta.
    In parte, tu stesso ne riconosci l'esistenza, quando parli del fatto che nella società attuale non sarebbe facile avere un figlio. Ora, per quanto una donna possa trovare giusto avere figli e moralmente sbagliato l'aborto, esistono situazioni nelle quali si ha da scegliere non tra un piacere ed una sofferenza, ma tra sofferenze diverse.

    Tu sei troppo giovane perché ti possa mai essere accaduto di dover scegliere tra due comportamenti, o due situazioni, entrambi sbagliati per il tuo codice morale. Ti capiterà, e sono davvero curioso di capire come ti comporterai.
    Perché a fare scelte quando le possibilità di scelta non ci sono, o non costano nulla, sono buoni tutti. Il difficile è scegliere quando le alternative ci sono, e nessuna è giusta.

    Stammi bene, e cerca di crescere

    Buona vita

    Guglielmo
    [QUOTE]
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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