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  1. #1

    Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Salve a tutti,

    premettendo che non sono sicuro che sia il forum adatto, comunque ho pensato di scrivere quì: la terapia cognitivo-comportamentale è efficace per i disturbi della personalità oppure sono necessari altri tipi di psicoterapia? La consigliereste a chi ha questi problemi?
    In rete leggo che sarebbero più indicate altri tipi di terapia, come la gestalt, la integrata e quelle orientamento più psicodinamico, visto che nell'ambito del cognitivismo è solo da poco tempo che c'è l'interesse per quei disturbi, come con la Scheme Teraphy, per esempio, di cui gli specialisti, nella mia zona, quella di Foggia, non credo esistano. Aiutatemi a capire come stanno le cose, così che possa cominciare un percorso terapeutico giusto e non perdere tempo, soldi e salute.

    Un abbraccio.
    Ultima modifica di Alessandro978 : 27-08-2009 alle ore 19.46.46

  2. #2
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Caro Alessandro978,
    hai ragione ad essere in confusione, perché anche per me è difficile risponderti. Come tu stesso scrivi, ci sono diverse forme di terapia che partono non soltanto da teorie diverse e fanno cose diverse, ma hanno alle loro basi presupposti epistemologici differenti. Ciascuno di questi terapeuti lavora in maniera diversa e persegue risultati diversi: dunque già la questione dell'efficacia è complicata. Cosa vuol dire, infatti, che una terapia è efficace? Che ti toglie i sintomi? Che ti fa stare bene/meglio? Che opera una ristrutturazione della personalità andando a toccare le dinamiche inconsce e lavorando sui sentimenti? Per alcune terapie sono importanti le "tecniche" terapeutiche, che possono essere più o meno efficaci contro il tal sintomo o il tal disturbo. Altre forme di terapia ritengono invece essenziale il "rapporto" fra terapeuta e paziente, ma anche qui ci sono diverse concezioni di rapporto. C'è chi lavora "sul" paziente, considerando tutto ciò che appartiene al terapeuta sia di intralcio se non addirittura pericoloso se entrasse nella terapia. C'è chi, invece, lavora "col" paziente, in tal caso è essenziale per entrambi sentire di poter lavorare bene insieme, che diventa l'indicatore migliore del successo della terapia. Dove questo "lavorare bene insieme" non significa creare un rapporto idilliaco, ma un rapporto dove le cose (sensazioni, sentimenti, emozioni, idee, avvenimenti) fluisco costantemente ed è sempre viva la curiosità e il desiderio di capire cosa sta succedendo. Come vedi, la domanda: "Qual'è la migliore forma di terapia nei disturbi di personalità?" sottintende che tu ti collochi nell'ambito di una teoria le cui tecniche siano efficaci nei confronti di certi disturbi; chi, invece, si collocasse verso un modello più psicodinamico si chiederebbe: "Qual'è il terapeuta più adatto per me?" (facendo dipendere il successo della terapia dal terapeuta), oppure: "Come mi trovo con questo terapeuta? Penso di poter affrontare insieme a lui i miei nodi esistenziali (come puoi notare il bersaglio non sono più i sintomi, ma te stesso nella tua interezza)". Mi sono dilungato di più su alcuni modelli solo perché li conosco meglio ed è la forma di terapia che pratico. Spero di non averti creato ancora più confusione, o se l'ho fatto che questa confusione ti sia proficua nella tua scelta. In bocca al lupo
    Ciao.

  3. #3

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Alessandro978,
    hai ragione ad essere in confusione, perché anche per me è difficile risponderti. Come tu stesso scrivi, ci sono diverse forme di terapia che partono non soltanto da teorie diverse e fanno cose diverse, ma hanno alle loro basi presupposti epistemologici differenti. Ciascuno di questi terapeuti lavora in maniera diversa e persegue risultati diversi: dunque già la questione dell'efficacia è complicata. Cosa vuol dire, infatti, che una terapia è efficace? Che ti toglie i sintomi? Che ti fa stare bene/meglio? Che opera una ristrutturazione della personalità andando a toccare le dinamiche inconsce e lavorando sui sentimenti? Per alcune terapie sono importanti le "tecniche" terapeutiche, che possono essere più o meno efficaci contro il tal sintomo o il tal disturbo. Altre forme di terapia ritengono invece essenziale il "rapporto" fra terapeuta e paziente, ma anche qui ci sono diverse concezioni di rapporto. C'è chi lavora "sul" paziente, considerando tutto ciò che appartiene al terapeuta sia di intralcio se non addirittura pericoloso se entrasse nella terapia. C'è chi, invece, lavora "col" paziente, in tal caso è essenziale per entrambi sentire di poter lavorare bene insieme, che diventa l'indicatore migliore del successo della terapia. Dove questo "lavorare bene insieme" non significa creare un rapporto idilliaco, ma un rapporto dove le cose (sensazioni, sentimenti, emozioni, idee, avvenimenti) fluisco costantemente ed è sempre viva la curiosità e il desiderio di capire cosa sta succedendo. Come vedi, la domanda: "Qual'è la migliore forma di terapia nei disturbi di personalità?" sottintende che tu ti collochi nell'ambito di una teoria le cui tecniche siano efficaci nei confronti di certi disturbi; chi, invece, si collocasse verso un modello più psicodinamico si chiederebbe: "Qual'è il terapeuta più adatto per me?" (facendo dipendere il successo della terapia dal terapeuta), oppure: "Come mi trovo con questo terapeuta? Penso di poter affrontare insieme a lui i miei nodi esistenziali (come puoi notare il bersaglio non sono più i sintomi, ma te stesso nella tua interezza)". Mi sono dilungato di più su alcuni modelli solo perché li conosco meglio ed è la forma di terapia che pratico. Spero di non averti creato ancora più confusione, o se l'ho fatto che questa confusione ti sia proficua nella tua scelta. In bocca al lupo
    Ciao.
    Grazie della risposta e scusa se solo adesso rispondo.
    Ho capito quello che vuoi dire e, no, non mi hai creato ulteriore confusione, tranquilla. Per continuare a risponderti, quando mi hai fatto notare che ho posto la domanda in termini di efficacia, è perché sono troppi anni che non sto bene quanto vorrei e dovrei, seppure ho fatto grandi progressi rispetto prima; allora sono spazientito ed ho anche perso molta fiducia, dopo l'ultima esperienza terapeutica, con una specialista di scuola integrata, andata male, che mi ha lasciato davvero male. Come immagino saprai, in queste terapie, è facile che il rapporto sia molto stretto, di condivisione di emozioni e pensieri e, come è facile immaginare, quando in un rapporto stretto, nel quale metti tante, fiducia, le cose poi vanno male perché ti capita di non essere più percepito e visto come prima, allora viene da ritirarsi, soprattutto quando tenti di far capire in tutti i modi quello che pensi ma non ci riesci e, anzi, ti viene risposto così: "Con te è proprio difficile; ho difficoltà: molte volte non mi vedi proprio". Cioè, le stesse sensazioni che provavo io. Allora molli tutto, addolorato, e ti ritiri in te stesso, visto che quando parli non riesci a farti capire, e dall'altra parte ci sono le stesse lamentele. Ora, siccome chiudersi in se stessi, dopo un po' di tempo non serve più ma, anzi ti fa fare pericolosi passi indietro, viene fuori la voglia, anzi l'istinto di sopravvivenza che ti porta a reagire, come sta venendo a me da qualche mese a questa parte.

    Tornando alle cose che mi hai scritto, non so se adesso bado più al risultato che alla relazione per via di queste delusioni; di sicuro sono stanco, non ce la faccio più e difficilmente mi fido di qualcun altro psicoterapeuta, per quanto mi renda conto di avere difficoltà che senza l'aiuto di uno specialista difficilmente potrò superare. Qualche settimana fa, infatti, ho provato ad incontrarne un altro, e a pelle mi stà anche simpatico, però due cose mi hanno fatto prendere una pausa: il fatto che alla fine dell'incontro mi dice:" 50 con fattura, 40 senza". Cioè, mi devo fidare di un evasore? "Vabbè..." pensai "mi sforzo di guardare ad altre cose: mi astengo dal giudizio, considerando che mi sta simpatico a pelle". Eppoi la seconda, cioè il fatto che lavori in un ambulatorio condiviso con altri 4-5 medici di altro genere, con una caos generale che spesso mi disturba (per esempio durante qualche seduta ho sentito un bambino nella stanza affianco che gridava mentre faceva logopedia con un un altro dottore) ed una sala d'aspetto solitamente strapiena di gente, con conseguente perdita di privacy e tranquillità. Tutto questo mi ha ulteriormente deluso, perché non so se continuare (tenendo conto però che mi sta abbastanza simpatico a pelle), e provare a continuare e non dare importanza alla mancanza di privacy e del vociare che spesso proviene dalle altre stanze, se non delle vere e proprie interruzioni, dove la gente bussa la porta ed entra per chiedere informazioni del tipo:"Dove posso trovare il dottore Tal dei Tali?". Insomma: secondo me non è l'ambiente ideale per una psicoterapia, o no? O sono io quello che trova sempre i problemi e le cose che non vanno? Rispondetemi: sono legittime queste obiezioni? Dicevo, adesso sono in pausa, anche con la scusa di impegni reciprochi, ferie, interventi chirurgici ed altro, e vorrei approfittare di questo periodo per valutare se continuare o meno, tenendo conto di tutti questi fattori, che non mi fanno affrontare le sedute tranquillamente sebbene d'altra parte, il fatto di aver già condiviso molte cose ed aver avuto un buon feeling in pochissime settimane, mi portano ad essere indeciso. Ecco: oggi mi trovo in questa situazione. Avreste da darmi altri spunti su cui riflettere?

    Saluti
    Alessandro

  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    10-02-2006
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    Tra le Alpi e gli Appennini
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    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da Alessandro978 Visualizza messaggio
    Grazie della risposta e scusa se solo adesso rispondo.
    Ho capito quello che vuoi dire e, no, non mi hai creato ulteriore confusione, tranquilla. Per continuare a risponderti, quando mi hai fatto notare che ho posto la domanda in termini di efficacia, è perché sono troppi anni che non sto bene quanto vorrei e dovrei, seppure ho fatto grandi progressi rispetto prima; allora sono spazientito ed ho anche perso molta fiducia, dopo l'ultima esperienza terapeutica, con una specialista di scuola integrata, andata male, che mi ha lasciato davvero male. Come immagino saprai, in queste terapie, è facile che il rapporto sia molto stretto, di condivisione di emozioni e pensieri e, come è facile immaginare, quando in un rapporto stretto, nel quale metti tante, fiducia, le cose poi vanno male perché ti capita di non essere più percepito e visto come prima, allora viene da ritirarsi, soprattutto quando tenti di far capire in tutti i modi quello che pensi ma non ci riesci e, anzi, ti viene risposto così: "Con te è proprio difficile; ho difficoltà: molte volte non mi vedi proprio". Cioè, le stesse sensazioni che provavo io. Allora molli tutto, addolorato, e ti ritiri in te stesso, visto che quando parli non riesci a farti capire, e dall'altra parte ci sono le stesse lamentele. Ora, siccome chiudersi in se stessi, dopo un po' di tempo non serve più ma, anzi ti fa fare pericolosi passi indietro, viene fuori la voglia, anzi l'istinto di sopravvivenza che ti porta a reagire, come sta venendo a me da qualche mese a questa parte.

    Saluti
    Alessandro
    Ciao Alessandro, hai provato a pensare che quello che stavate attraversando, in cui non ti sentivi capito e "percepito" dall'altra parte, poteva anche essere un importante momento di crisi su cui lavorare, deducibile - ipoteticamente - anche dal fatto che la stessa "altra parte", ti rimandava sensazioni analoghe? Forse hai sentito un dolore più forte del desiderio di "lottare" per te stesso?
    Ti vorrei invitare a riflettere sulla possibilità che qualcosa di simile - dato che parli di esperienze di anni e fermo restando che non si può escludere che la terapia non potesse essere più produttiva o tu percepirla come tale - non ti sia già accaduto, magari in rapporto a contenuti diversi, in altre situazioni terapeutiche, al di là del loro orientamento.
    Per capire il momento e poterci lavorare con il tuo futuro terapeuta perché potrebbe, forse, esserti utile.
    Comunque, si capisce che sei stanco ma allo stesso tempo vivo e con il desiderio di farcela; ti auguro di incontrare a livello terapeutico, la persona giusta con cui fare un percorso per te utile e produttivo.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 28-09-2009 alle ore 13.11.47
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  5. #5

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da Alessandro978 Visualizza messaggio
    Grazie della risposta e scusa se solo adesso rispondo.
    Ho capito quello che vuoi dire e, no, non mi hai creato ulteriore confusione, tranquilla. Per continuare a risponderti, quando mi hai fatto notare che ho posto la domanda in termini di efficacia, è perché sono troppi anni che non sto bene quanto vorrei e dovrei, seppure ho fatto grandi progressi rispetto prima; allora sono spazientito ed ho anche perso molta fiducia, dopo l'ultima esperienza terapeutica, con una specialista di scuola integrata, andata male, che mi ha lasciato davvero male. Come immagino saprai, in queste terapie, è facile che il rapporto sia molto stretto, di condivisione di emozioni e pensieri e, come è facile immaginare, quando in un rapporto stretto, nel quale metti tante, fiducia, le cose poi vanno male perché ti capita di non essere più percepito e visto come prima, allora viene da ritirarsi, soprattutto quando tenti di far capire in tutti i modi quello che pensi ma non ci riesci e, anzi, ti viene risposto così: "Con te è proprio difficile; ho difficoltà: molte volte non mi vedi proprio". Cioè, le stesse sensazioni che provavo io. Allora molli tutto, addolorato, e ti ritiri in te stesso, visto che quando parli non riesci a farti capire, e dall'altra parte ci sono le stesse lamentele. Ora, siccome chiudersi in se stessi, dopo un po' di tempo non serve più ma, anzi ti fa fare pericolosi passi indietro, viene fuori la voglia, anzi l'istinto di sopravvivenza che ti porta a reagire, come sta venendo a me da qualche mese a questa parte.

    Tornando alle cose che mi hai scritto, non so se adesso bado più al risultato che alla relazione per via di queste delusioni; di sicuro sono stanco, non ce la faccio più e difficilmente mi fido di qualcun altro psicoterapeuta, per quanto mi renda conto di avere difficoltà che senza l'aiuto di uno specialista difficilmente potrò superare. Qualche settimana fa, infatti, ho provato ad incontrarne un altro, e a pelle mi stà anche simpatico, però due cose mi hanno fatto prendere una pausa: il fatto che alla fine dell'incontro mi dice:" 50 con fattura, 40 senza". Cioè, mi devo fidare di un evasore? "Vabbè..." pensai "mi sforzo di guardare ad altre cose: mi astengo dal giudizio, considerando che mi sta simpatico a pelle". Eppoi la seconda, cioè il fatto che lavori in un ambulatorio condiviso con altri 4-5 medici di altro genere, con una caos generale che spesso mi disturba (per esempio durante qualche seduta ho sentito un bambino nella stanza affianco che gridava mentre faceva logopedia con un un altro dottore) ed una sala d'aspetto solitamente strapiena di gente, con conseguente perdita di privacy e tranquillità. Tutto questo mi ha ulteriormente deluso, perché non so se continuare (tenendo conto però che mi sta abbastanza simpatico a pelle), e provare a continuare e non dare importanza alla mancanza di privacy e del vociare che spesso proviene dalle altre stanze, se non delle vere e proprie interruzioni, dove la gente bussa la porta ed entra per chiedere informazioni del tipo:"Dove posso trovare il dottore Tal dei Tali?". Insomma: secondo me non è l'ambiente ideale per una psicoterapia, o no? O sono io quello che trova sempre i problemi e le cose che non vanno? Rispondetemi: sono legittime queste obiezioni? Dicevo, adesso sono in pausa, anche con la scusa di impegni reciprochi, ferie, interventi chirurgici ed altro, e vorrei approfittare di questo periodo per valutare se continuare o meno, tenendo conto di tutti questi fattori, che non mi fanno affrontare le sedute tranquillamente sebbene d'altra parte, il fatto di aver già condiviso molte cose ed aver avuto un buon feeling in pochissime settimane, mi portano ad essere indeciso. Ecco: oggi mi trovo in questa situazione. Avreste da darmi altri spunti su cui riflettere?

    Saluti
    Alessandro
    Caro Alessandro,
    leggendo quel che riporti del tuo recente incontro con un nuovo psicoterapeuta - il conflitto tra aspetti positivi e negativi che vedi considerando di intraprendere una terapia con lui - mi fa pensare che il tuo atteggiamento sia quello di chi deve "prendere o lasciare", e quindi accettare ciò che è oppure cambiare terapeuta.

    Provo a suggerirti una modalità diversa. Parlane con il tuo terapeuta.

    Cercare di evitare il senso di disagio che ti dà l'idea che lui possa essere un evasore fiscale dicendoti "mi astengo dal giudizio, penso agli aspetti positivi" non ti porta lontano, perchè il giudizio lo hai dato e lo hai dentro (e probabilmente si accompagna anche a giudizi che dai su te stesso in quanto accetti qualcosa che di principio non ti piace), e rimarrà con te come un'ombra di ambiguità che interferirà con il vostro lavoro finchè non sciogli questo nodo. Come dici tu, quel che è in gioco è la fiducia, e non è un elemento da sottovalutare. Se gli parli di questo disagio invece, da come ti risponderà potrai capire meglio se con lui potresti o non potresti affrontare un lavoro a lungo termine.

    Anche la difficoltà che provi relativamente alla mancanza di privacy e al vociare andrebbe vista, secondo me. Certe cose possono dare fastidio a tutti o quasi, ma ciascuno le interpreta, le sente, a modo proprio. E come questa tua sensibilità si inscrive nella tua personalità è un buon materiale di lavoro.

    un saluto

    PS. Megiston è un uomo
    Ultima modifica di psicotrieste : 27-09-2009 alle ore 21.03.47
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    Il forum non è una scienza esatta

  6. #6
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Caro Alessandro978,
    concordo sostanzialmente con ciò che ti scrive Psicotrieste, tu hai incontrato da poco questo nuovo psicoterapeuta, di cui hai sensazioni diverse (“mi è simpatico, però ...”), le tue sensazioni sono tutte vere e tutte legittime (alcune condivisibilissime, mi dispiace dire che purtroppo succede anche questo). Ora tu stai chiedendo a quale di queste sensazioni contrastanti puoi affidarti, alla simpatia, oppure alle sensazioni negative? Qualunque cosa tu dovessi scegliere, dovrai tacitare l’altra, non ascoltarla, non affrontarla, non vedere una parte di te per inseguirne un’altra. Ti faccio una domanda, se già tu sei disposto a sacrificare una tua legittima (e importante) sensazione, come puoi pretendere che un altro la veda, ti scorga come persona intera? Prima o poi, ad un rapporto che nasce basato su questi presupposti, e su queste “automutilazioni” seguirà la sensazione sgradevole di “non essere percepito come prima”, anzi, di “non essere visto proprio”, che è la stessa espressa dal tuo precedente analista, ma che era anche la tua. Cioè tutto il vostro rapporto a me sembra si sia avvitato su questa empasse iniziale di questo genere. Quindi, mi chiedo perché tu non possa dire al tuo analista: “Mi stai simpatico, a pelle, abbiamo già condiviso molte cose ed abbiamo un buon feeling dopo solo pochissime settimane da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, però penso anche che sia un evasore fiscale e questa cosa mi infastidisce, penso di non avere alcuna privacy in questa struttura con una sala d’aspetto molto piccola e le intrusioni di persone che chiedono interrompendo la seduta, mi infastidisce anche il vociare negli altri ambulatori, penso insomma che questo sia un ambiente poco adatto ad una psicoterapia”. Questo discorso, che hai tutto il diritto a fare, potrebbe essere importante per impostare la tua analisi su presupposti diversi dalla precedente e, magari, potrebbe anche essere utile per il tuo attuale psicoterapeuta. Ritieni che ciò che ti stiamo dicendo tu possa sentirlo anche tuo? Oppure, a partire da questa immagine che ci hai trasmesso, qual’è il tuo sentire?
    Un saluto.

  7. #7

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da Megiston Matema Visualizza messaggio
    Caro Alessandro978,
    concordo sostanzialmente con ciò che ti scrive Psicotrieste, tu hai incontrato da poco questo nuovo psicoterapeuta, di cui hai sensazioni diverse (“mi è simpatico, però ...”), le tue sensazioni sono tutte vere e tutte legittime (alcune condivisibilissime, mi dispiace dire che purtroppo succede anche questo). Ora tu stai chiedendo a quale di queste sensazioni contrastanti puoi affidarti, alla simpatia, oppure alle sensazioni negative? Qualunque cosa tu dovessi scegliere, dovrai tacitare l’altra, non ascoltarla, non affrontarla, non vedere una parte di te per inseguirne un’altra. Ti faccio una domanda, se già tu sei disposto a sacrificare una tua legittima (e importante) sensazione, come puoi pretendere che un altro la veda, ti scorga come persona intera? Prima o poi, ad un rapporto che nasce basato su questi presupposti, e su queste “automutilazioni” seguirà la sensazione sgradevole di “non essere percepito come prima”, anzi, di “non essere visto proprio”, che è la stessa espressa dal tuo precedente analista, ma che era anche la tua. Cioè tutto il vostro rapporto a me sembra si sia avvitato su questa empasse iniziale di questo genere. Quindi, mi chiedo perché tu non possa dire al tuo analista: “Mi stai simpatico, a pelle, abbiamo già condiviso molte cose ed abbiamo un buon feeling dopo solo pochissime settimane da quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, però penso anche che sia un evasore fiscale e questa cosa mi infastidisce, penso di non avere alcuna privacy in questa struttura con una sala d’aspetto molto piccola e le intrusioni di persone che chiedono interrompendo la seduta, mi infastidisce anche il vociare negli altri ambulatori, penso insomma che questo sia un ambiente poco adatto ad una psicoterapia”. Questo discorso, che hai tutto il diritto a fare, potrebbe essere importante per impostare la tua analisi su presupposti diversi dalla precedente e, magari, potrebbe anche essere utile per il tuo attuale psicoterapeuta. Ritieni che ciò che ti stiamo dicendo tu possa sentirlo anche tuo? Oppure, a partire da questa immagine che ci hai trasmesso, qual’è il tuo sentire?
    Un saluto.
    Prima di tutto, grazie a tutti delle risposte.
    Degli aspetti negativi che non mi convincono in questa terapia gliene ho parlato, non della questione delle ricevute però, che comunque pretendo e mi faccio fare. Durante le sedute però, parlando di cose diverse, è venuto fuori il fatto che questo terapeuta non considera l'evasione una cosa gravissima, (non so fino a che punto però perché, come vi dicevo, non ho approfondito visto che ho tentato di sforzarmi di non considerare questo aspetto). Per quanto riguarda la privacy invece mi ha detto che, sì, è comprensibile che io possa avere delle difficoltà per questi motivi; gli ho persino chiesto :"Non ha la possibilità di incontrare in uno studio tutto suo? Questo ambulatorio e queste condizioni non mi fanno stare tranquillo." La risposta della terapeuta stata negativa, dicendomi: "In realtà preferisco stare in ambulatorio, anche se capisco le difficoltà che possono esserci per un paziente".
    Come diceva qualcuno, con queste premesse difficilmente una terapia può funzionare, ed i dubbi che ancora mi porto ne sono probabilmente la conferma. Le verità è che sono abbastanza disperato e allo stesso tempo bisognoso di aiuto che probabilmente mi sto adattando e sacrificando (ancora una volta) cose importanti della mia personalità. Nonostante questo però c'è che sono stanco di girare come una trottola alla ricerca di quello giusto; avrei bisogno di fidarmi di qualcuno che me ne indicasse uno nella mia città, Foggia: magari partire così. Altrimenti dovrò di nuovo prendere le pagine gialle e sceglierne di nuovo uno a caso e sperare che sia quello giusto.

    Non ho altre strade.

  8. #8

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Caro Alessandro,

    ti scrivo in privato. Dammi notizia qui però se hai ricevuto perchè finora la posta non sembra funzionare.

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  9. #9

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da psicotrieste Visualizza messaggio
    Caro Alessandro,

    ti scrivo in privato. Dammi notizia qui però se hai ricevuto perchè finora la posta non sembra funzionare.

    Ti ho risposto.

  10. #10

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Ciao Alessandro, hai provato a pensare che quello che stavate attraversando, in cui non ti sentivi capito e "percepito" dall'altra parte, poteva anche essere un importante momento di crisi su cui lavorare, deducibile - ipoteticamente - anche dal fatto che la stessa "altra parte", ti rimandava sensazioni analoghe? Forse hai sentito un dolore più forte del desiderio di "lottare" per te stesso?
    Ti vorrei invitare a riflettere sulla possibilità che qualcosa di simile - dato che parli di esperienze di anni e fermo restando che non si può escludere che la terapia non potesse essere più produttiva o tu percepirla come tale - non ti sia già accaduto, magari in rapporto a contenuti diversi, in altre situazioni terapeutiche, al di là del loro orientamento.
    Per capire il momento e poterci lavorare con il tuo futuro terapeuta perché potrebbe, forse, esserti utile.
    Comunque, si capisce che sei stanco ma allo stesso tempo vivo e con il desiderio di farcela; ti auguro di incontrare a livello terapeutico, la persona giusta con cui fare un percorso per te utile e produttivo.
    Ciao RosadiMaggio
    ho capito che vuoi dire; sicuramente quando abbandonai la vecchia terapeuta era un momento di crisi, ma che si prolungava da mole settimane, nelle quali quella sensazione di "non essere visto" la percepivo, appunto, da diverse settimane. Tentando di ricostruire quello che è successo, anche con l'aiuto della terapeuta attuale di cui parlavo, mi sono fatto l'idea che il problema fosse che, fondamentalmente, si arrabbiava troppo spesso, , quando le raccontavo certe cose, per me molto importanti di cui non avevo mai parlato a nessuno (non entro nei particolari), con scatti d'ira che a volte mi lasciavano , e a volte . Lei diceva "se vuoi stare con me ti devi far "picchiare"", ed io inizialmente accettai. Come si dice: se questo è... Il problema era che, molte volte dopo che avvenivano certi episodi, io mi sentivo "picchiato" senza capirne il motivo, e non mi sentivo di chiederle negli incontri successivi di certe sue uscite, perché una volta mi rispose che non mi dovevo lamentare se dovevo stare con lei, perché "ti devi far picchiare" ecc. Io ci ho provato, ma dentro di me l'arrabbiatura da una lato, ma soprattutto il non essere visto dall'altra mi hanno fatto un po' alla volta allontanare. Tutto questo mi dispiaceva, e mi è dispiaciuto, e per molto tempo ho anche pensato che forse avrei dovuto avere più pazienza, e magari ricontattarla. Resta però il fatto che ero arrivato al punto di non dirle più quello che mi passava per la testa, oppure dovevo stare attento ed usare un tono di voce non lamentoso per paura questa si incacchiasse e gridasse (oggi penso: se una cosa mi addolora, come posso raccontarla con un tono non-lamentoso?) Capisci? Mica le potevo o le potrei oggi dire:" Guarda, mi sono allontanato perché mi intimidisci con alcuni modi di fare". Avrei infranto, e infrangerei le regole del "non lamentarsi", "non usare un tono lamentoso" e del "farsi picchiare". Non è facile.
    Ultima modifica di Alessandro978 : 28-09-2009 alle ore 21.21.01

  11. #11

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da psicotrieste Visualizza messaggio
    Caro Alessandro,

    ti scrivo in privato. Dammi notizia qui però se hai ricevuto perchè finora la posta non sembra funzionare.

    Ciao,
    ti ri-risposto, ma la cartella dei messaggi personali inviati indica sempre zero. Nel caso non avessi ricevuto alcuna risposta fammi sapere.


  12. #12

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da Alessandro978 Visualizza messaggio
    Ciao,
    ti ri-risposto, ma la cartella dei messaggi personali inviati indica sempre zero. Nel caso non avessi ricevuto alcuna risposta fammi sapere.

    Alessandro, ho ricevuto il tuo secondo messaggio. Non lo hai nella cartella inviati perchè (lo ho scoperto anche io "dopo"...) di default non vengono salvati. Se li vuoi conservare devi andare su:

    --->Pannello utente

    nella colonna di sinistra, sotto Settaggio & Opzioni trovi:

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  13. #13

    Riferimento: Aiuto: quale terapia per i disturbi di personalità?

    Citazione Originalmente inviato da psicotrieste Visualizza messaggio
    Alessandro, ho ricevuto il tuo secondo messaggio. Non lo hai nella cartella inviati perchè (lo ho scoperto anche io "dopo"...) di default non vengono salvati. Se li vuoi conservare devi andare su:

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    Fatto, grazie

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