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Discussione: le abbuffate

  1. #1

    le abbuffate

    [COLOR="Purple"]
    Buongiorno a tutti

    Entro nel vivo del forum con un argomento complesso..però prometto che in futuro proporrò anche tematiche più leggere

    Allora, mi piacerebbe iniziare a riflettere insieme a voi su un aspetto che attraversa tutti i disturbi del comportamento alimentare anche se con frequenza e modalità di compensazione diverse: le abbuffate.
    Non mi riferisco alle grandi mangiate "per fame" delle persone anoressiche che sottopongono il corpo a carenze eccessive o alle persone in sovrappeso che non tollerano più la dieta dimagrante, specialmente se troppo restrittiva, mi riferisco, piuttosto, al forte impulso a mangiare, anche senza fame e alla difficoltà a smettere.

    Mi capita di leggere spesso che chi soffre di disturbi del comportamento alimentare ha difficoltà a riconoscere e a gestire le proprie emozioni e allora mi domando e rivolgo la domanda anche a voi:

    Quali emozioni e pensieri potrebbero nascondersi dietro alle abbuffate? Cosa potrebbe affiorare alla mente se si resistesse a quell'impulso?

    Aspetto le vostre riflessioni

    A presto

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572 [/
    COLOR]

    Pamela Serafini

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: le abbuffate

    Buongiorno; spero di aver capito bene che la domanda é rivolta a tutti. Secondo me, una delle emozioni che potrebbero affiorare in questi casi, é quella della rabbia con relativi pensieri dai quali la persona cerca di difendersi mangiando. Mi viene in mente in proposito, l'esistenza di una analogia tra due detti:"Non vederci più dalla fame" ed "essere ciechi di rabbia", dove la prima nell'impulso a mangiare senza fame e senza fermarsi - come se "si avesse fame", deviando quindi l'attenzione verso uno stimolo altro come il cibo - potrebbe in realtà nascondere non la fame in sé appunto, ma un tentativo di bloccarsi per non agire la rabbia (nei confronti della quale vi é come un punto cieco) che vi é sottesa in questo atto, verso "altri", anche se non é detto che ciò avverrebbe, ma la persona potrebbe temerlo, presa ad es., dal panico. (Se rimanesse a "stomaco vuoto".) Di conseguenza, credo che così, potrebbero venir nascosti a sé pensieri importanti circa le proprie relazioni con altri a livello interiore nei momenti in cui l'individuo sente, inconsapevolmente, che essi potrebbero emergere alla coscienza (oppure, potrebbe "bloccare" ricordi particolari con queste colorazioni emotive). Ciò potrebbe essere uno dei motivi che spingono queste persone a mangiare magari fino a che non si sentono come "anestetizzate" dal cibo. Anestetizzate in emozioni, "azioni" e pensieri.
    Un altro versante connesso, potrebbe essere il dolore che ha comunque, credo un ruolo sempre molto importante sia connesso alla rabbia che in sé.
    Penso ci possano essere molte configurazioni e possibilità ancora anche più serie e scendendo a livelli più profondi della persona. Spero che altri dicano però i loro pareri, su un tema così affascinante e complesso.

    E' un argomento veramente bello e complesso; complimenti per la scelta che invita ed aiuta molto a riflettere su specifici aspetti di questi disturbi.
    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 03-08-2009 alle ore 10.07.04
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  3. #3

    Riferimento: le abbuffate

    Ciao RosadiMaggio,
    certo che la domanda è rivolta a tutti!
    Tu dici che la rabbia possa essere un'emozione nascosta dietro all'impulso a mangiare in eccesso. Anche io credo che la rabbia inespressa possa essere spostata sul cibo. Una rabbia, quindi, che non viene riconosciuta, verbalizzata e forse, soprattutto, affrontata con chi l'ha suscitata.
    Il cibo, quindi, come mezzo per scaricare la propria aggressività.
    Potremmo, allora, iniziare a riflettere sul fatto che rivolgersi al cibo senza fame, con voracità e facendo un'abbuffata, possa essere un modo per "rendersi ciechi" di fronte a un vissuto doloroso e compromettente?
    Cosa potrebbe succedere se si esprimessero rabbia, insoddisfazione e ostilità?
    Credo che la rabbia sia solo una delle tante emozioni "scomode" da cui si cerca di allontanarsi "anestetizzandosi" con il cibo.
    Come dici tu, anche il dolore, nelle sue diverse intensità e sfumature può spesso essere ingoiato con il cbo e quindi, non riconosciuto.
    Ma quant altro ancora dietro a quell'impulso irrefrenabile?
    Riconoscere gradualmente ciò che si prova in quei momenti potrebbe, secondo voi, aprire uno spazio di pensiero per dare senso a ciò che accade dentro di sè?

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n.14572

    Pamela Serafini

  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: le abbuffate

    Una delle emozioni che penso sia più presente dietro le abbuffate senza riuscire a smettere, é la paura da parte di questi soggetti, paura che può essere suscitata da eventi esterni che possono agire come stimolo - specchio amplificatore di paure interne celate, non riconosciute. Tra queste paure - evocabili ad es. da una delusione sentimentale attuale, la rottura di un legame affettivo - penso possa esserci quella dell'abbandono, di non essere apprezzati e, quindi, di non valere. Queste due emozioni possono collegarsi al tema dell'autostima. Con l'abbuffata però, queste persone, penso si immergano ancora in un'altra paura che é quella della perdita del controllo. Che a sua volta può agire negativamente sull'autostima.
    Riflettevo sulla possibiltà che queste persone, con le abbuffate senza riuscire a smettere, tentino di riparare a volte, ad una prima violenta frustrazione, cioé quella di un mancato reale accudimento infantile - o comunque, così percepito - attraverso questa possibile forma di autoaccudimento paradossale, cioé un'abbuffata (come forma di nutrimento ...) in momenti di necessità e a quanto sarebbe difficile da comprendere in esse e far comprendere ad esse una possibilità del genere, cioé che una simile ferita possa essere pensabile, in rapporto alla possibiltà da te proposta di aprire uno spazio di pensiero a ciò che accade loro per trovarne il senso. Certamente non é però l'unica se e quando presente, a livello profondo, in esse a cercare uno spazio per esprimersi, secondo me.
    Potrebbero esserci anche molti desideri, ad es.

    Queste sono alcune riflessioni che mi sono venute sull'argomento, leggendo la tua risposta e domande su questo tema in effetti così complesso e ricco di spunti che hai proposto.

    Ultima modifica di RosadiMaggio : 11-08-2009 alle ore 08.47.35
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  5. #5

    Riferimento: le abbuffate

    Ciao RosadiMaggio,
    intanto grazie per le tue riflessioni sul tema ch ho proposto. Mi ha fatto molto piacere che tu abbia voluto condividerle con me e con i lettori del forum.

    Fai un' "analisi" molto puntuale dei vissuti che possono essere provati da chi si avvicina con voracità al cibo, facendo difficoltà a smettere di mangiare.
    Parli della paura dell'abbandono e della possibilità che alcuni eventi esterni l'abbiano riportata alla luce, come anche della paura di perdere il controllo.

    Rispetto alla possibilità di vedere l'abbuffata come una forma di autoaccudimento per sopperire a una frustrazione affettiva antica, possiamo solo fare delle ipotesi: può assumere questa funzione ma non necessariamente in tutti i casi.

    Nello spazio di riflessione di cui si parlava possiamo, dunque, aggiungere molto altro, come le paure he tu hai citato ma anche dei desideri.

    E, a tal proposito, quali desideri potrebbero essere percepiti così " compromettenti" tanto da non trovare il coraggio di realizzarli?

    Aspetto con curiosità le vostre riflessioni...

    A presto

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  6. #6
    Partecipante Super Esperto L'avatar di trudinaa
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    Riferimento: le abbuffate

    [QUOTE=RosadiMaggio;2116828]Una delle emozioni che penso sia più presente dietro le abbuffate senza riuscire a smettere, é la paura da parte di questi soggetti, paura che può essere suscitata da eventi esterni che possono agire come stimolo - specchio amplificatore di paure interne celate, non riconosciute. Tra queste paure - evocabili ad es. da una delusione sentimentale attuale, la rottura di un legame affettivo - penso possa esserci quella dell'abbandono, di non essere apprezzati e, quindi, di non valere. Queste due emozioni possono collegarsi al tema dell'autostima. Con l'abbuffata però, queste persone, penso si immergano ancora in un'altra paura che é quella della perdita del controllo. Che a sua volta può agire negativamente sull'autostima.




    Ciao, io condivido pienamente quanto detto da rosadimaggio... Dietro le abbuffate può esserci senz'altro paura, di una storia finita male, dell'abbandono, di una malattia o quant'altro, che potrebbe anche essere collegata alla rabbia per non riuscire a evitare gli stati di sofferenza che questi eventi comportano, e quindi ecco le abbuffate per tentare così di mascherare il tutto, avendo altro a cui pensare: mangiare! (tutto involontariamente credo)... E mangia mangia mangia, vengono fuori sensi di colpa, paura della perdita di controllo, etc...
    E' sicuramente un discorso molto complesso, ma sinteticamente questo è quello che penso...


  7. #7
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: le abbuffate

    Rispetto all'abbuffata penso che potrebbero esserci più livelli di desideri; ad es., leggendo la tua risposta, mi chiedevo se la persona non senta un inconsapevole impulso a "tapparsi la bocca" con il cibo per non esprimere un desiderio che sta emergendo e prendendo forma dentro di lei. Tra i desideri "compromettenti" potremmo ipotizzare quelli sessuali da una parte verso i quali attraverso l'utilizzo dl cibo come "tappo", ci potrebbe essere una negazione e diniego per varie cause e, dall'altra e non necessariamente disgiunti dai primi - anche se qui bisognerebbe fare un discorso un pò complesso, per rendere bene l'idea - dei desideri di tipo "fusionali", pù profondi rispetto ai quali il cibo, potrebbe svolgere diverse funzioni.
    Credo che possiamo ipotizzare anche l'esistenza di desideri "aggressivi" di diverso tipo, sia verso sé stessi che verso persone (o immagini interiorizzate delle stesse) importanti per questi soggetti.
    Queste sono alcune delle riflessioni che, personalmente, ho fatto leggendo iln tuo input. Certamente, mi rendo conto che non sono esaustive ma l'argomento - per restare in tema - é davvero ricchissimo di "ingredienti"

    Ciao
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  8. #8

    Riferimento: le abbuffate

    Ciao trudinaa
    grazie intanto per la tua riflessione che aiuta in un certo senso a sintetizzare quanto succede alle persone che "hanno bisogno" di abbuffarsi: nascondere a se stesse i propri sentimenti dolorosi cercando altro a cui pensare: il cibo, appunto.
    Abbuffarsi può diventare un modo per anestetizzare emozioni, azioni o pensieri, come in un post precedente ha scritto RosadiMaggio.

    Si ipotizzava anche la possibilità che il ricorso al cibo in modo così vorace potesse nascondere dei desideri.

    In effetti, cara RosadiMaggio, l'immagine che ci porti del "tapparsi la bocca col cibo" per non far emergere dei desideri è molto suggestiva.
    Tu fai riferimento ai desideri sessuali difficili da gestire, a quelli fusionali, che sicuramente rientrano nella storia relazionale della persona, come anche a quelli aggressivi.

    Io credo che qualunque sentimento o desiderio possa essere vissuto come "compromettente" o doloroso possa stare dietro ad ogni abbuffata.

    Si può, quindi, aver imparato a usare il cibo come mezzo per deviare l'attenzione da tutto quello che, se riconosciuto, farebbe molto male.

    Secondo voi, è possibile pensare a soluzioni alternative? Cosa si potrebbe suggerire di fare o di non fare a chi sta per ricorrere ad un'abbuffata in un momento no?

    Vi sollecito a riflettere...


    A presto

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  9. #9

    Riferimento: le abbuffate

    Salve a tutti

    Riprendo una discussione che abbiamo iniziato l’estate scorsa sul complesso argomento delle abbuffate.

    In questi ultimi tempi leggo spesso i forum dei siti “femminili” e mi accorgo di quanto sia frequente il ricorso alle abbuffate, al divorare il cibo senza fame con i conseguenti vissuti di colpa e dolore per esserci ricadute.

    Spesso questi episodi sono conseguenti a digiuni prolungati in cui si cerca con tutte le proprie forze di tenere a freno l’impulso della fame. Di fatto sembra che si abbia paura dello stimolo della fame perché non si ha più la capacità di ascoltare il segnale di stop della sazietà e quando si inizia a mangiare una cosa, si finisce per perdere il controllo e non si riesca più a smettere.

    Quello che mi colpisce è che il loro “unico” problema sembra essere soltanto la paura di prendere peso o la vergogna per il proprio comportamento. Secondo me è un modo per rimanere, però, alla superficie dei propri disagi, per non vedere quello che “c’è sotto”.

    Come si può tentare, secondo voi, di instillare un minimo di dubbio in tutte quelle persone che credono che il proprio problema sia solo il cibo?

    Come si può allargare il loro punto di vista facendo sì che si spostino dalla “punta” alla “base” dell’iceberg?

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  10. #10
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    Riferimento: le abbuffate

    A volte succede, premetto che sono una persona in pieno peso-forma, che quando si è costretti a mangiar fuori per motivi di lavoro, in fretta e in economia, si arrivi a casa e ci si abbuffi con la prima cosa che capita a portata di mano.
    Questo sazia lì per lì, sconvolge l'equilibrio alimentare, per cui ci si siede a cena con poco appetito, poi ci si sveglia di notte e in trance si ripiomba sul cibo, in particolare sul dolce, esempio la cioccolata in crema, poi non contenti ci aggiungiamo qualche altra cosa, un frutto, ecc..o peggio, qualcosa che non c'entra per niente, ma è subito pronto, a portata di mano.

    Chiedo: questo può rappresentare un disturbo, è una compensazione necessaria, o che altro?

  11. #11
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: le abbuffate

    Ciao a tutti,
    molto interessante lo spunto offerto da Pamela circa le abbuffate. Mi permetto di dire la mia in quanto ho studiato a fondo il problema principale delle persone che soffrono di Binge Eating Disorder: l’abbuffata.
    Queste persone cadono nella trappola o meglio nel circolo vizioso per cui siccome con l’abbuffata introducono un gran numero di calorie, devono eliminarle tramite il digiuno, ma siccome il digiuno porta all’aumento della fame primo a poi s’incorre nell’abbuffata.

    La prima cose secondo me su cui si deve lavorare a livello terapeutico sta nel fatto che il soggetto deve capire che è proprio questa pratica distorta che aumenta il desiderio di assumere cibo, quindi una soluzione che il soggetto ritiene valida aumenta la probabilità di rendere il disturbo più difficile da sradicare.

    Tali soggetti molte volte hanno la sensazione di poter fronteggiare e padroneggiare le abbuffate. Quindi il piacere che si prova durante l’abbuffata è associato alla capacità di controllare il comportamento attraverso il digiuno.

    Sicuramente alla base del disturbo c’è una fonte scatenante, un problema nascosto da svelare. Ma otlre a questo, secondo me, necessita trovare la strada che elimina questa coazione al ripetersi del circolo vizioso abbuffate- digiuno e ad elaborare nuove strade che permettano al soggetto di affrontare gli eventi di vita con adeguate stuttture cognitivo-percettive, più che con comportamenti autodistruttivi come le abbuffate.
    Lavorare sulle cause secondo me non risolve il problema, aiuta a scoprirlo, ma poi bisogna lavorare sul qui ed ora, su quali eventi scatenano l’abbuffata.

    Spero di aver dato un contributo interessante.

    Un saluto a tutti.

    Carmela Verrastro
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 11916

  12. #12

    Riferimento: le abbuffate

    Buongiorno

    Vorrei ringraziare la dott.ssa Carmela Verrastro per averci dato il suo contributo su un disagio purtroppo molto diffuso.

    In particolare, concordo con lei sulla necessità di interrompere il dannoso meccanismo digiuno-abbuffata e riuscire a trovare nuovi strumenti e soluzioni adattative per fronteggiare i propri disagi. E, a tal proposito, le vorrei chiedere se le va di raccontarci qualcosa in più sul lavoro che si possa fare proprio nell’obiettivo di interrompere questa coazione a ripetere.

    Come dice lei, rintracciare le cause del rapporto conflittuale col cibo che induce alle abbuffate non è, probabilmente, sufficiente, credo sia importante, invece, lavorare molto sulle emozioni del “qui ed ora”.

    Se si prova a resistere al potente impulso che induce ad abbuffarsi, quali emozioni affiorano?

    Quali sentimenti o stati d’animo si cerca di “seppellire” con il cibo e quale dolore si prova ad anestetizzare con il piacere che può dare lì per lì mangiare?

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  13. #13

    Riferimento: le abbuffate

    Cara Complicata,

    è vero che frequentemente capita di mangiare in fretta, magari anche in piedi al bar quando per motivi di lavoro, si è costretti a stare fuori durante l’orario dei pasti. È anche molto frequente che nutrirsi in modo insufficiente a pranzo porti ad “attacchi di fame” appena si rientra a casa e di mangiare, come dici tu, “la prima cosa che capita”.

    Mi pare di capire che quello che ti suscita qualche preoccupazione è il fatto di svegliarti di notte e cercare “in trance” soprattutto dolci.

    Potresti intanto iniziare a domandarti se questo ti capita spesso e se è legato, o meno, al fatto che a cena mangi poco perché, magari, avevi poco appetito.

    A volte è sufficiente riequilibrare un po’ i pasti nella qualità e nella quantità dei cibi scelti per evitare di avere “attacchi di fame fuori orario”.

    Se ti va, ci racconti un po’ una tua giornata tipo dal punto di vista alimentare?

    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

  14. #14
    Banned
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    Riferimento: le abbuffate

    Volentieri
    Vi annoierò, però.
    Dunque, al mattino presto, se non sono in ritardo, colazione con latte e pochi biscotti.
    Poi si passa dal bar, dove c'è il rito del caffè macchiato.
    Alle 10.00 circa, o in qualunque altro momento di pausa, altro caffè dolce per fumare la sospirata sigaretta.
    Alle 13.30-14.00 pasto frugale, o panino e birra, o piatto freddo, birra, dolcino e l'immancabile caffè. Qualche volta un primo, piatto unico.

    Ore 18.30, fame da lupi e quindi, a casa, qualcosa a casaccio per arrivare alle 20.00 senza addentare il tavolino. Spesso un decaffeinato.

    Ore 20.00 cena
    un secondo e contorno con poco pane, spesso al posto del secondo formaggi o cose sfiziose, un frutto.


    A mezzanotte, come dicevo, spesso, sveglia e discesa rapidissima in cucina, ad occhi semichiusi, quando al barattolo della cioccolata, quando a quello della marmellata o entrambe, quando lo yoghurtone, quando un pezzo di parmigiano,o tutto insieme.
    Poi a letto senza difficoltà a riaddormentarmi.

    Più che altro è questo rituale della notte l'aspetto più strano, e anche una novità degli ultimi anni, devo dire.

    Che ne dite?

  15. #15

    Riferimento: le abbuffate

    Cara Complicata,

    grazie per aver postato la tua giornata tipo, ti assicuro che non ci hai annoiato!

    Allora, premetto che non sono una nutrizionista (e a tal proposito se ci fossero esperti in questo campo, sarebbe interessante conoscere il loro parere) però da quanto ci racconti sembra che:

    -metà mattina: solo caffè
    -pranzo: come dici tu, frugale
    -durante il pomeriggio: al massimo un decaffeinato o qualcosa “a casaccio”
    -cena: un secondo e contorno con poco pane, spesso al posto del secondo formaggi o cose sfiziose, un frutto.

    Poi verso mezzanotte ti svegli con la voglia di mangiare qualcosa.

    Prova a pensare se durante il giorno riesci a rispettare la quantità di carboidrati, grassi, proteine ecc. necessari per il tuo fabbisogno.

    Magari riequilibrando i pasti durante il giorno (con spuntini di metà mattina e pomeriggio, scelti non a casaccio, un pranzo saziante) e non abusando coi caffè, potrai non svegliarti con la fame durante la notte…

    Facci sapere come va…

    A presto


    Pamela Serafini
    Ordine degli Psicologi del Lazio n. 14572

    Pamela Serafini

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