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  1. #1
    Matricola
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    Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Buongiorno ragazzi
    vorrei sapere cosa ne pensate della predisposizione genetica nei confronti di patologie psicologiche.
    Vi faccio un esempio: nella mia famiglia 1 suicidio, un tentativo di suicidio (non riuscito), mia madre in cura per attacchi di panico, io e mia sorella disturbi alimentari (lei meno gravi)
    A parte la sfiga..ora in mia nipote vedo atteggiamenti che conosco fin troppo bene nei confronti del cibo.. e che non mi piacciono per niente..che ne pensate?

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Che, se anche ci fosse, non la si può distinguere dalle influenze ambientali. Prendi il tuo caso. In fin dei conti, la trasmissione potrebbe anche essere avvenuta per apprendimento, a partire dai modelli che quella bimba ha a disposizione, e che siete tu, tua sorella e altri...

    A me lascia sempre un po' perplesso questo "cercare le origini di...". Non è più utile partire dalla situazione data e cercare le strade che possano consentire a te e ai tuoi familiari di raccontare una storia differente di voi stessi?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Che, se anche ci fosse, non la si può distinguere dalle influenze ambientali. Prendi il tuo caso. In fin dei conti, la trasmissione potrebbe anche essere avvenuta per apprendimento, a partire dai modelli che quella bimba ha a disposizione, e che siete tu, tua sorella e altri...

    A me lascia sempre un po' perplesso questo "cercare le origini di...". Non è più utile partire dalla situazione data e cercare le strade che possano consentire a te e ai tuoi familiari di raccontare una storia differente di voi stessi?

    Buona vita

    Guglielmo

    concordo in tutto. Aggiungo soltanto che, oltre ad esserci una "ereditarietà genetica" e una "ambientale", questi due aspetti (natura e cultura) interagiscono continuamente tra loro, perciò si influenzano a vicenda

  4. #4
    Matricola
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    E' che sono una biologa, e volevo capire semplicemente quanto di genetico c'è nei comportamenti che assumiamo.
    Sono d'accordo con voi, che per quanto riguarda l'utilità, meglio partire da una situazione di fatto e agire.
    E d'accordo con voi anche sulla strettissima influenza stimolo ambientale- gene.
    Ma nella vostra esperienza (statisticamente) succede spesso che patologie psicologiche identiche si manifestino in persone genteicamente predisposte?

    Buona vita anche a te Willy

  5. #5

    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    E' un po' ironica la cosa, perchè la domanda che fai tu agli psicologi gli psicologi la fanno ai biologi.
    Non mi fraintendere la domanda è legittima ma la mia opinione è che la biologia sia in una posizione migliore della psicologia per rispondere.
    Una delle difficoltà per lo psicologo è che non è in grado di stabilire con certezza che due patologie psichiche sono "identiche", le categorie che utilizziamo sono probabilmente più ampie e sfumate di quello che dovrebbero essere per andare alla ricerca dell'influenza genetica.
    Infatti se metti insieme categorie ampie e sfumate, campioni solitamente esigui di soggetti e un numero enorme di geni va a finire che questo tipo di studi trovano sempre qualche corrispondenza genetica nei soggetti del loro campione.

    Per la biologia è un po' più facile perchè può studiare fenomeni e soggetti molto più semplici.
    Ultimamente ho letto qualcosa su degli studi sul canto degli uccelli. Attraverso vari disegni sperimentali riuscivano a dimostrare quanto nella melodia del canto di un uccello era dovuta ad influenze "culturali" e quanto alla predisposizione genetica.

  6. #6
    Matricola
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Bè una predisposizioni genetica su malattie cardiovascolari o tumorali è stata ampiamente dimostrata.
    Vista anche la mia esperienza famigliare, mi chiedevo allora quale fosse il ruolo dei geni nelle malattie psicologiche.
    Ma come dici effettivamente tu, curumullo, qui le definizioni e i limiti diventano ancor più fumosi perchè ognuno è una persona unica e non esistono 2 patologie psicologiche identiche.
    Mentre un valore di pressione alto invece è un indice PIU' OGGETTIVO!

    Io ho una mia teoria:ognuno nasce con un complesso patrimonio genetico sul quale l'influenza dell'ambiente (eventi negativi e positivi nella vita, disgrazie fortune ecc.) può innestare una particolare reazione.
    Che, dato il corredo genetico, è indirizzata sempre ad una certa sequenza di comportamenti.

    Ho letto per esempio del caso della famiglia Hemingway, dove di suicidi se ne sono osservati molti.

    O ancora ho letto di osservazioni dei gemelli omozigoti, (cioè che condividono esattamente lo stesso patrimonio ereditario) è stata dimostrata concordanza tra omozigoti per i comportamenti suicidari (con un'associazione del 13,2%, a fronte di uno 0,7% nei gemelli eterozigoti (nei quali il DNA non è perfettamente identico).

    Certo, se il suicidio fosse una vera malattia ereditaria "semplice" la concordanza negli omozigoti dovrebbe essere totale, il 100%.
    In altri termini, il suicidio di un gemello sarebbe sempre associato al suicidio dell'altro. Il 13,2% non è molto, ma è quanto basta per far sospettare una predisposizione.

    Questo però forse dovrebbe cambiare anche l'approccio psicologico o le terapie proposte..ma qui entro in un campo non mio e mi fermo...

    :-))))))))

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio

    O ancora ho letto di osservazioni dei gemelli omozigoti, (cioè che condividono esattamente lo stesso patrimonio ereditario) è stata dimostrata concordanza tra omozigoti per i comportamenti suicidari (con un'associazione del 13,2%, a fronte di uno 0,7% nei gemelli eterozigoti (nei quali il DNA non è perfettamente identico).

    Certo, se il suicidio fosse una vera malattia ereditaria "semplice" la concordanza negli omozigoti dovrebbe essere totale, il 100%.
    In altri termini, il suicidio di un gemello sarebbe sempre associato al suicidio dell'altro. Il 13,2% non è molto, ma è quanto basta per far sospettare una predisposizione.
    Ciao, bugiarda. Rispetto a quanto sopra, ti riporto i dati relativi a gemelli omozigoti separati alla nascita: il profilo di personalità rilevato con una batteria di test è risultato essere molto differente per una percentuale superiore al cut off significativo. Inoltre, pensando a quel 13,2, pensa quanto sia legato al profondo legame emotivo affettivo insito nel rapporto gemellare. Inoltre, in un altro rapporto affettivo denso, quale quello tra coniugi anziani, ricerche hanno rilevato una significativa percentuale in cui la morte di uno è seguita a breve giro da quella dell'altro.
    Ti dico questo per alleggerirti un pò dall'idea che tutto o molto sia predeterminato e che tu non possa fare niente per "salvarti".
    Un grande abbraccio

  8. #8
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    Bè una predisposizioni genetica su malattie cardiovascolari o tumorali è stata ampiamente dimostrata.
    Vista anche la mia esperienza famigliare, mi chiedevo allora quale fosse il ruolo dei geni nelle malattie psicologiche.
    Ma come dici effettivamente tu, curumullo, qui le definizioni e i limiti diventano ancor più fumosi perchè ognuno è una persona unica e non esistono 2 patologie psicologiche identiche.
    Mentre un valore di pressione alto invece è un indice PIU' OGGETTIVO!
    Un valore di pressione più alto può anche derivare da una trasmissione culturale dell'abitudine ad utilizzare quantità di sale maggiori rispetto ad altre persone... E' oggettivo quanto vuoi ma i dati non parlano mai da soli.



    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    Io ho una mia teoria:ognuno nasce con un complesso patrimonio genetico sul quale l'influenza dell'ambiente (eventi negativi e positivi nella vita, disgrazie fortune ecc.) può innestare una particolare reazione.
    Che, dato il corredo genetico, è indirizzata sempre ad una certa sequenza di comportamenti.
    Insomma, l'ambiente è al massimo un moderatore di un'indirizzo preesistente. Non sono d'accordo. La proteomica è lì proprio a dirci che il ruolo dell'ambiente è fondamentale per l'espressione genica. E che, a seconda dell'ambiente, vengono profotte, a partire dallo stesso corredo genetico, proteine differenti. Nulla di predeterminato, quindi.



    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    Ho letto per esempio del caso della famiglia Hemingway, dove di suicidi se ne sono osservati molti.

    O ancora ho letto di osservazioni dei gemelli omozigoti, (cioè che condividono esattamente lo stesso patrimonio ereditario) è stata dimostrata concordanza tra omozigoti per i comportamenti suicidari (con un'associazione del 13,2%, a fronte di uno 0,7% nei gemelli eterozigoti (nei quali il DNA non è perfettamente identico).

    Certo, se il suicidio fosse una vera malattia ereditaria "semplice" la concordanza negli omozigoti dovrebbe essere totale, il 100%.
    In altri termini, il suicidio di un gemello sarebbe sempre associato al suicidio dell'altro. Il 13,2% non è molto, ma è quanto basta per far sospettare una predisposizione.

    Questo però forse dovrebbe cambiare anche l'approccio psicologico o le terapie proposte..ma qui entro in un campo non mio e mi fermo...

    :-))))))))

    Ti rimando all'ottimo articolo di Luigi d'Elia comparso su "Osservatorio psicologia nei Media" prorpio sulla questione del peso della genetica nella genesi dei disturbi psichici. Te lo riporto qui di seguito:

    Perché ci vogliono privare della storia

    Posted on 22 Maggio 2009 by Luigi D'Elia
    La genetica secondo i mass-media

    La moda del pangenetismo nell’informazione massmediatica in psicologia. Cautela e modestia della conoscenza scientifica (quella vera) non si conciliano con certa divulgazione scientifica che ama saltare a conclusioni sensazionalistiche pur di gridare la meravigliosa notizia che siamo tutti… geneticamente prevedibili!
    Luigi D’Elia e Sara Ginanneschi

    Cosa sarebbe l’uomo senza il suo DNA?
    Nulla. Neppure un’intenzione.
    La psicologia non spiega il mondo, per fortuna. Un mondo spiegato solo da psicologi sarebbe semplicemente… sbilanciato.
    La ricerca biologica è la migliore amica della psicologia in quanto ne rappresenta il giusto radicamento ed il giusto limite.
    Ma proviamo con la stessa onestà a farci quest’altra domanda.
    Cosa sarebbe l’uomo senza la sua storia?
    È chiaro che questa domanda ce la poniamo innanzitutto come psicologi, ma non solo. E comunque anche se non rappresentassimo unicamente la prospettiva psicologica, la risposta sarebbe comunque la stessa: nulla, l’uomo è nulla senza la sua storia.
    Immaginiamo un uomo senza memoria. Senza memoria di sé e della sua biografia e dei suoi vissuti, della sua storia familiare transgenerazionale, della storia delle sue appartenenze sociali e comunitarie. Dal punto di vista psicologico, sarebbe un individuo deprivato delle sue basi identitarie e del suo mondo di relazioni (storicizzate), qualcuno angosciato in preda ai suoi istinti più contingenti.
    Negli ultimi decenni abbiamo assistito all‘accelerazione della storia, quella che Virilio descrive come prospettiva dromologica, come vera e propria “derealizzazione”.
    Baumann dal canto suo ci descrive un tipo d’uomo liquido, leggero, veloce, delocalizzato, capace di scelte coerenti con le attuali tecnologie e con le logiche dell’economia.
    È folle, ma viviamo dentro questa utopia rifondativa, un uomo accelerato e privo di storia è forse meno uomo, ma sicuramente un migliore abitante/suddito del presente, più performativo, idealmente più adattabile all’attualità, meno problematico, meno inquieto, e soprattutto più incline ai consumi. Un uomo senza storia è il massimo della prevedibilità (e programmabilità).
    Ogni regime del passato ha tentato di ri-disegnare il tipo d’uomo più adattato alle nuove condizioni che esso si augurava e s’immaginava: siamo passati dagli stati etici dei totalitarismi del secolo scorso, all’attuale era della tecnica dei modelli neoliberisti e alle nuove modalità di coltivazione del tipo umano prima attraverso la televisione e la pubblicità, ed ora anche attraverso la potenza amplificata e stroboscopica delle tecnologie comunicative che attengono all’attuale semeiotica economicistica globalizzata.
    E veniamo finalmente al cuore di questo contributo: il pangenetismo, ossia il tripudio della vulgata genetista nei mass-media alla quale assistiamo attoniti ormai da diversi anni (vedi ad esempio 1 e 2 ).
    Sul rapporto tra genetica e ambiente nell’influenza differenziale sulle vicende umane, si sono spesi e continuano a spendersi molti pensieri da parte di studiosi di ogni tipo.
    Si tratta in realtà di uno di quei classici temi che potremmo definire, usando una metafora matematica, “asintotici”, cioè che non trovano risposte certe, momenti di risoluzione definitivi, se non all’infinito. Uno di quei temi che l’epistemologia (quella branca della filosofia che studia modi e regole della conoscenza stessa) affronta sempre con particolare circospezione proprio perché consapevole del ginepraio nel quale in genere ci si infila.
    In realtà questa dialettica è molto più antica rispetto ai recenti sviluppi tecno-scientifici, e riecheggia vecchie e consumate diatribe filosofiche del passato (corpo e anima, res extensa e res cogitans, natura e cultura, etc.), tramandate fino ai nostri giorni e trasferite in ambito scientifico.
    Quello che spesso accade è che ogni studioso legge la realtà dal proprio vertice e tende a selezionare il materiale osservato e da osservare a partire da esso. Questo è fatale.
    Nel procedere della conoscenza scientifico ciò non costituisce alcun problema: si formulano le ipotesi, si eseguono le relative pratiche di verifica e falsificazione, e ci si muove all’interno di questo complesso procedimento con estrema cautela, talvolta utilizzando dei disegni sperimentali atti a non distorcere le informazioni acquisite e a valutarle con la massima oggettività.
    Le ricerche sono vagliate sotto molteplici aspetti, per garantirne la validità a livelli diversi, e, qualora vi siano caratteristiche del disegno che potrebbero gettare un’ombra sui risultati, queste vengono discusse ed analizzate ipotizzandone i limiti che comportano. Al termine di questo processo viene formulata la significatività dello studio, ossia quanto i risultati dipendono dalla reale combinazione delle variabili in esame e quanto essi siano rilevanti in termini di scoperte.
    I risultati così ottenuti vengono spesso organizzati in studi di meta-analisi, dove sono confrontati tra loro, utilizzando parametri quantitativi, ma introducendo delle variabili qualitative implicite date dallo stesso lavoro di confronto.
    È proprio a questo livello che diverse discipline vengono comparate e ri-analizzate dai professionisti ed i vari vertici osservativi s’incontrano (e si scontrano) per provare a raggiungere nuovi paradigmi comuni.
    Quindi, il cosiddetto progresso scientifico non è rappresentato tanto dall’accumulo di conoscenze nei vari sotto-settori (o sotto-prodotti) della scienza, quanto dalla capacità di collocare le conoscenze acquisite su scenari nuovi. Nuove sintesi, dunque, di conoscenze già a disposizione che disegnano nuove consapevolezze e forse nuovi strumenti di analisi e di risoluzione di problemi.
    La scoperta e classificazione del genoma umano rappresenta certamente uno degli sviluppi più importanti degli ultimi decenni. Ma l’aver classificato il genoma umano è solo il primissimo passo di un lunghissimo percorso sulla strada della conoscenza del ruolo della genetica nella determinazione dell’essere umano e soprattutto nella relazione tra tutti gli altri fattori, educativi, sociali, culturali che, in continua combinazioni tra loro, ne garantiscano lo sviluppo nella sua unicità.
    Le implicazioni e le ricadute sulla vita di tutti noi di questo lungo itinerario di ricerca sulla genetica sono immense, e talvolta inimmaginabili, soprattutto se ci si focalizza sullo stretto rapporto tra genetica e psicologia.
    Il nostro obiettivo non è però quello di restare intrappolati nella fitta ed insidiosa rete dei luoghi comuni della metodologia empirica.
    Per disilluderci immediatamente basterebbe introdurre il concetto di mente (o se volete, soltanto di vissuto o di coscienza), e si scatenerebbe, tra vertici osservativi diversi (già solo dentro la psicologia), una guerra di religione senza fine, vista l’irrisolubilità di questo concetto e la sua incalcolabile complessità sia sul piano filosofico che sui piani della scienze naturali e storiche, complessità che ci racconta solo della nostra ignoranza.
    Ci serva da monito per comprendere piuttosto come, a partire da concetti e costrutti così ipercomplessi, sia a maggior ragione del tutto improponibile una manovra riduzionistica del rapporto tra genetica e psiche.
    Se persino Luigi Luca Cavalli Sforza, il noto genetista, uno dei principali fautori del progetto genoma, nel suo “L’evoluzione della cultura” (Codice edizioni, 2004) pur assimilando alcune leggi dell’evoluzione genetica a quella culturale, le distingue nettamente riconoscendone differenze qualitative non secondarie, noi ben più modesti curiosi, non osiamo avventurarci in tale dedalo.
    Il nostro obiettivo è invece interrogare le regole della comunicazione scientifica nei mass-media e dedurne le coordinate culturali che le presiedono.
    Ebbene, se la conoscenza scientifica (quella vera) si muove con lentezza, cautela, circospezione, modestia, non si può dire altrettanto della divulgazione scientifica che al contrario salta con estrema facilità a conclusioni affrettate, a scoop sensazionalistici e infondati, a dedurre ogni amenità dalla singola ricerca di periferia pur di gridare la notizia.
    Ciò è vero soprattutto quando il tema emergente riguarda proprio l’interfaccia tra genetica e psicologia.
    Ed allora, proprio perché siamo psicologi, non crediamo che ciò avvenga a caso (gli psicologi in genere non credono nel caso), e ci domandiamo: come mai?
    Come mai la matrice genetica di comportamenti, tratti psicologici, propensioni, visioni del mondo, è diventata talmente eccitante da dover essere sbandierata ai quattro venti come la scoperta di verità fondamentali per la nostra vita, quasi come rivelazioni?
    Proviamo a formulare questo interrogativo in quest’altro modo.
    Perché lasciar passare - ormai sono diversi anni - il messaggio, neanche tanto subliminale, che ogni realtà della vita mentale sia determinata da prevalenti fattori genetici e solo da essi?
    Gli stessi ricercatori genetisti, con i quali ci siamo interfacciati in relazione alle ultime segnalazioni (vedi qui) hanno infatti dissipato un già remoto dubbio di un loro “coinvolgimento”; non giova a nessuno considerare l’una o l’altra matrice predominante ed al contrario, tutto indica che le future ricerche dovrebbero basarsi sull’analisi di architetture complesse di ereditarietà ed influenze, per trovare la migliore chiave di lettura dei processi umani.
    Se ogni segmento della nostra identità, delle nostre emozioni e finanche i nostri modi di pensare e i nostri gusti musicali, ebbene se tutto ciò è davvero geneticamente determinato, governato, orientato, come ci vogliono persuadere la maggior parte degli pseudo-divulgatori, è chiaro che la memoria, l’esperienza, l’educazione, i vissuti, i valori acquisiti, in una parola, la storia, si azzera e non conta nulla, lindividuo diventa una morbida tabula rasa dove poter incidere ogni cosa.
    Perché far passare questo messaggio così manipolatorio, così svuotante, così deformante nel suo essere puerilmente riduttivo, così mortificante della complessità umana, delle sue radici antropologiche, e allo stesso tempo così scientificamente inconsistente, perché?
    Perché continuare a raccontare favolette rimasticate? Di cosa ci vogliono convincere, cosa ci vogliono vendere? Qual è l’aspetto consolatorio, rassicurante, equilibratore di questo genere di vulgata?
    Inquietanti domande per altrettante, inquietanti, possibili risposte.
    Antonietti, A., Cantoia, M., Crisafulli, L. Conoscere la metodologia. Dentro la ricerca psicologica. (2000). Franco Angeli, Milano.Baumann Z.: Modernità liquida, Roma-Bari 2002Cavalli Sforza L. L.: "L'evoluzione della cultura" Codice edizioni, 2004Virilio P. Città panico. L'altrove comincia qui. Cortina 2004
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    Guglielmo
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  9. #9
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Grazie Guglielmo della citazione dell'articolo scritto da me e da Sara Ginanneschi comparso sull'Osservatorio Psicologia nei Media(Osservatorio Psicologia ). Non sono riuscito a seguire questo lungo e sicuramente interessante thread. Spero di aver portato il mio contributo.
    Riporto, per alimentare ulteriormente il dibattito, un'ultima ricerca dalla rivista medica Jama:

    Vacilla il gene della depressione

    Una metanalisi condotta negli Stati uniti mette in dubbio una ricerca del
    2003, considerata una pietra miliare della psichiatria e della genetica: lo
    studio, condotto da Avshalom Caspi, ora alla Duke University di Durham, nel
    North Carolina, su quasi 850 neozelandesi, era stato il primo a dimostrare
    come le esperienze della vita possono interagire con i geni, individuando
    una variante più corta del gene per il trasportatore della serotonina che
    sembrava associato a una maggiore predisposizione a diventare depressi in
    risposta alle avversità della vita. Ora però, un'analisi più approfondita di
    quel lavoro, integrato con 13 lavori successivi, per un totale di 12.500
    individui coinvolti, non sembra confermare quelle conclusioni. «L'insorgenza
    della depressione è sì associata a eventi stressanti» sostiene Kathleen
    Merikangas, del National Institute of Mental Health di Bethesda, nel
    Maryland, che ha coordinato la ricerca, «ma il legame con il gene è emerso
    solo in tre degli studi che abbiamo considerato».

    Fonte: JAMA 2009; 301: 2462-2471

    Ciao a tutti
    Luigi D'Elia
    Coordinatore OPM

    P.S. Guglielmo, le porte dell'OPM sono per te spalancate ;o))
    Ultima modifica di Ivanillich : 26-06-2009 alle ore 15.09.43
    Luigi D'Elia Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista
    Iscrizione Ordine Psicologi Lazio n° 5254 del 11/03/1994

  10. #10
    Matricola
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Grazie Ivanillich e grazie Willy 61 per l'ottimo spunto di lettura.

    Non ho una tesi da sostenere in merito, mi informo, leggo, medito..e magari il vostro STIMOLO AMBIENTALE modificherà la mia gentica, che ne dite?

    A parte gli scherzi.. se da una parte gioisco nel pensare che il non essere programmati geneticamente lascia aperta la porta all'evoluzione, al libero arbitrio, alla personalizzazione della propria esistenza, dall'altra mi spavento nel constatare quanta influenza può avere su di me una storia, una famiglia, una società che non ho scelto...

  11. #11
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    ...
    A parte gli scherzi.. se da una parte gioisco nel pensare che il non essere programmati geneticamente lascia aperta la porta all'evoluzione, al libero arbitrio, alla personalizzazione della propria esistenza, dall'altra mi spavento nel constatare quanta influenza può avere su di me una storia, una famiglia, una società che non ho scelto...
    E questo rimanda al senso tragico della nostra esistenza. Ma è una questione di cui si occupano i filosofi, non gli psicologi (purtroppol, a mio parere). No, non abbiamo scelto dove e come venire al mondo. Ma possiamo sempre scegliere cosa ci facciamo con quel che siamo. Anche se non dipende da noi quel che siamo.

    Stammi bene e buona vita (sincera, spero)

    Guglielmo

    P.S.: Luigi, io per l'OPM qualcosa farei volentieri. Magari mandami un pm e vediamo che si può fare.
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  12. #12
    Johnny
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    A parte gli scherzi.. se da una parte gioisco nel pensare che il non essere programmati geneticamente lascia aperta la porta all'evoluzione, al libero arbitrio, alla personalizzazione della propria esistenza, dall'altra mi spavento nel constatare quanta influenza può avere su di me una storia, una famiglia, una società che non ho scelto...
    l'individuo non è passivo nei confronti nell'ambiente, ma lo modifica a sua volta, poiché l'interazione è reciproca (ad esempio, semplificando al massimo: un bambino vivace elicita nei genitori uno stile educativo diverso rispetto ad un bambino calmo, e quindi il bambino è un agente attivo nel "costruire" l'ambiente in cui cresce)

  13. #13
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da bugiarda Visualizza messaggio
    Buongiorno ragazzi
    vorrei sapere cosa ne pensate della predisposizione genetica nei confronti di patologie psicologiche.
    Vi faccio un esempio: nella mia famiglia 1 suicidio, un tentativo di suicidio (non riuscito), mia madre in cura per attacchi di panico, io e mia sorella disturbi alimentari (lei meno gravi)
    A parte la sfiga..ora in mia nipote vedo atteggiamenti che conosco fin troppo bene nei confronti del cibo.. e che non mi piacciono per niente..che ne pensate?

    Ciao! Ho visto che, fino ad ora, hai ricevuto delle risposte estremamente "teoriche". Io vorrei invece consigliarti un buon testo: "Ritardo mentale: sindromi a base genetica" di EM Dykens, RM Hodapp e BM Finucane. Qui vengono descritte alcune classiche sindromi genetiche che si correlano a ritardo mentale. Inoltre, emergono degli spunti estremamente interessanti per questa discussione; per esempio, soggetti con sindrome di Williams sono spesso vittime di Fobie patologiche, soggetti con la sindrome di Prader - Willi spesso sviluppano un disturbo ossessivo compulsivo e problemi alimentari, soggetti con la sindrome di Down sono più vulnerabili alla depressione. Inoltre, molto spesso le diverse sindromi sembrano avere un impatto specifico sulle capacità cognitive, colpendone in modo più grave alcune e lasciandone intatte, o addirittura estaldone, altre (per esempio, soggetti con sindrome di Williams sono spesso molto sensibili all'espressione facciale altrui e sviluppano alcune ottime capacità linguistiche). Altre sindromi che sono state studiate in questo senso sono, per esempio, la XXY (Klinefelter, classica) e alcune sue varianti, tipo XYY e, per quanto rara, XXYY. Di queste non si parla nel libro, poichè non sono necessariamente connesse con ritardo mentale, ma esiste una vasta letteratura in merito.

  14. #14
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Che, se anche ci fosse, non la si può distinguere dalle influenze ambientali. Prendi il tuo caso. In fin dei conti, la trasmissione potrebbe anche essere avvenuta per apprendimento, a partire dai modelli che quella bimba ha a disposizione, e che siete tu, tua sorella e altri...

    A me lascia sempre un po' perplesso questo "cercare le origini di...". Non è più utile partire dalla situazione data e cercare le strade che possano consentire a te e ai tuoi familiari di raccontare una storia differente di voi stessi?

    Buona vita

    Guglielmo
    L'effetto della "trasmissione per apprendimento" di cui parli viene spesso smorzato, nella ricerca scientifica, osservando gemelli monozigoti separati alla nascita.
    Il "cercare le origini di..." è spesso contestualizzato, per l'appunto, in un'ottica di ricerca scientifica.

  15. #15
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    Riferimento: Predisposizione genetica nei disturbi psicologici

    Citazione Originalmente inviato da Barbacarlo84 Visualizza messaggio
    Ciao! Ho visto che, fino ad ora, hai ricevuto delle risposte estremamente "teoriche". Io vorrei invece consigliarti un buon testo: "Ritardo mentale: sindromi a base genetica" di EM Dykens, RM Hodapp e BM Finucane. Qui vengono descritte alcune classiche sindromi genetiche che si correlano a ritardo mentale. Inoltre, emergono degli spunti estremamente interessanti per questa discussione; per esempio, soggetti con sindrome di Williams sono spesso vittime di Fobie patologiche, soggetti con la sindrome di Prader - Willi spesso sviluppano un disturbo ossessivo compulsivo e problemi alimentari, soggetti con la sindrome di Down sono più vulnerabili alla depressione. Inoltre, molto spesso le diverse sindromi sembrano avere un impatto specifico sulle capacità cognitive, colpendone in modo più grave alcune e lasciandone intatte, o addirittura estaldone, altre (per esempio, soggetti con sindrome di Williams sono spesso molto sensibili all'espressione facciale altrui e sviluppano alcune ottime capacità linguistiche). Altre sindromi che sono state studiate in questo senso sono, per esempio, la XXY (Klinefelter, classica) e alcune sue varianti, tipo XYY e, per quanto rara, XXYY. Di queste non si parla nel libro, poichè non sono necessariamente connesse con ritardo mentale, ma esiste una vasta letteratura in merito.
    Bè, certo Barbacarlo tu parli di sindromi genetiche che per definizione sono tali e quindi è ovvio che gemelli monozigoti con sindromi genetiche separati alla nascita manifestino gli stessi aspetti della patologia. La sindrome di Down ad es.è inscritta nel dna. E' la comorbidità che citi, invece, non è tout court genetica solo perchè si riscontra associata a sindormi genetiche.Occhio.

    Qui stavamo parlando di tutt'altro, ovvero se in soggetti sani vi potesse essere una predisposizione genetica per disturbi psicologici es. depressione, sindromi ansiose, ecc..
    Ultima modifica di GIUNONE : 27-08-2009 alle ore 10.37.28

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