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  1. #1
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Ciao colleghi e non, mi piacerebbe entrare un pò nell'immagine spesso comune dell'andare dallo psicologo a fare 2 chiacchiere. Da dove nasce e se si perpetua. Contribuisce anche il professionista alla creazione di questa immagine? Ci danneggia o ci fa avvicinare meglio dai pazienti? Che ne pensate?

    Il vissuto del paziente è di fare 2 chiacchiere? Benvenute le opinioni di chi ci è passato!
    Ultima modifica di GIUNONE : 19-06-2009 alle ore 14.25.23

  2. #2
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Ciao colleghi e non, mi piacerebbe entrare un pò nell'immagine spesso comune dell'andare dallo psicologo a fare 2 chiacchiere. Da dove nasce e se si perpetua. Contribuisce anche il professionista alla creazione di questa immagine? Ci danneggia o ci fa avvicinare meglio dai pazienti? Che ne pensate? Il vissuto del paziente è di fare 2 chiacchiere? Benvenute le opinioni di chi ci è passato!
    Arriva quel che arriva, quindi va benissimo che il paziente venga "per fare due chiacchiere" o perchè "parlare fa bene", ecc... tutti frammenti di discorsi presi dall'altro sociale attraverso i quali egli può arrivare a chiedersi veramente qualcosa, forse sarebbe più opportuno ragionare insieme su come trattare eventualmente questo inizio...

    Un saluto,
    ikaro

  3. #3
    Johnny
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE Visualizza messaggio
    Ciao colleghi e non, mi piacerebbe entrare un pò nell'immagine spesso comune dell'andare dallo psicologo a fare 2 chiacchiere. Da dove nasce e se si perpetua. Contribuisce anche il professionista alla creazione di questa immagine? Ci danneggia o ci fa avvicinare meglio dai pazienti? Che ne pensate?

    Il vissuto del paziente è di fare 2 chiacchiere? Benvenute le opinioni di chi ci è passato!
    poi ovviamente le "2 chiacchiere" non sono a caso...in genere si parla di quando eri bambino, mentre sei sdraiato sul lettino, mentre lo psicologo rigorosamente freudiano e con la barba bianca ti ascolta e ti dice "lei non si ricorda, ma da piccolo è caduto dal seggiolone perciò adesso ha qeusti problemi". Inoltre, dallo psicologo ci vai per fare psicoterapia, e sei grave devi andare dallo psichiatra....questo almeno per completare il quadro di come la gente vede la figura dello psicologo.


    Per quanto riguarda la domanda, secondo me, il credere di "fare 2 chiacchiere" non è né positivo né negativo in sè. Dipende se è svalutativo e spregiativo (perciò il ragionamento sotteso è all'incirca "non si risolve niente perché facciamo solo2 chiacchiere inutili"....che è più o meno quello che i sostenitori degli approcci più organicisti dicono riferendosi allo psicoanalista: "gli psicoanalisti sono quelli che curano con le parole") o se invece è un modo per aggirare la resistenza a parlare dei propri problemi ("voglio guarire, vado da un professionista e mal che vada ho fatto una chiacchierata").
    Ultima modifica di Johnny : 19-06-2009 alle ore 14.53.38

  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di milena78
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    a me è capitato di usare questo modo di dire per diminuire l'ansia nella persona che avevo di fronte...

    secondo voi è sbagliato?
    Milena

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    In effetti è importante l'attribuzione di valore che ne viene fatta, quindi se questa terminologia assuma un senso spregiativo o no.
    Penso che per un certo tipo di paziente possa essere un modo per tradurre in soldoni l'esperienza che verrebbe a fare da noi.
    Non credo che tu faccia male Milena proprio perchè cerchi di accogliere l'ansia del paziente che non ha ben chiaro cosa significhi rivolgersi ad uno psicologo, in generale e nello specifico per lui (cioè cosa aspettarsi).
    Anche perchè con quel "pretesto iniziale" si procede poi a strutturare il lavoro, che quindi non si identifica in una chiacchierata.
    Penso anche che il pz può anche "restare deluso" perchè realmente si aspettava solo 2 chiacchiere incoraggianti, e qui rientriamo nel campo della resistenza. Magari scopre che non è il caso di andare oltre le 2 chiacchiere se questo vuol dire doversi mettere in gioco e cambiare gioco. Non è il momento giusto o forse pensa che non vuole lo sia mai...
    Ultima modifica di GIUNONE : 19-06-2009 alle ore 16.13.57

  6. #6
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Secondo voi, è possibile che un un pz faccia effettivamente esperienza di fare solo 2 chiacchiere, cioè che le sue sedute si concludano in questo? E da ciò derivi eventualmente un senso di inutilità o di diffidenza?
    Può essere che uno, o più, pz sperimenti che dallo psicologo sta facendo solo questo?
    Da qui la legittimità di pensare che dallo psi si va solo a chiacchierare e soprattutto la diffusione di questa immagine?

    In sostanza, mi chiedo può essere anche colpa di una mala psi?
    Ultima modifica di GIUNONE : 19-06-2009 alle ore 17.04.30

  7. #7
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Ritengo che sia certamente possibile che pazienti facciano questo tipo di esperienza, forse anche troppo spesso. Solitamente l'abbandono della terapia (se non è così breve da "abbandonare" prima il paziente stesso) è un'ovvia e nefasta conseguenza.

    Saluti
    gieko

  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE Visualizza messaggio
    Secondo voi, è possibile che un un pz faccia effettivamente esperienza di fare solo 2 chiacchiere, cioè che le sue sedute si concludano in questo?
    Beh...certamente si. Si consideri che quasi la totalità delle cose nella vita tende ad un equilibrio o, se vogliamo, ad una coerenza di struttura. La struttura è sottesa ad ogni modo dell'agire culturale ed individuale: nel caso del nostro fantomatico paziente significa che egli fa tutto ciò che è in suo potere per permanere in una siffatta condizione. La figura dello psicologo, a mio parere, permane in una condizione ''perturbante'' nella nostra cultura; da qui verrebbe, forse, il fatto che ''fare 2 chiacchiere'' (una espressione che si trattiene in una terra semantica di nessuno) sarebbe come dire che ''conosco ma faccio il meno possibile''...è una situazione complessa. Chi va a fare 2 chiacchiere prende per metà la sua responsabilità nei confronti delle relazioni: molto spesso la ''consulenza'' (il prodotto di risulta di questo tipo di situazione ''collusiva'') si conclude proprio nelle 2 proverbiali parole perchè, perpetuata la coerenza strutturale, finanche il sintomo, che ha spinto a chiedere aiuto, può letteralmente ''sparire'' (o perlomeno trasferirsi in aree poco vitali per il paziente suddetto).Ma questo è un problema che non compete alla psicologia clinica giacchè se la metà dei giovani, oggi, è letteralmente sociopatica, significa che la nostra cultura si adopera affinchè questa struttura venga mantenuta al di là di ogni valutazione preventiva o finalistica. Un secolo fa l'uomo vittoriano sentiva il peso insostenibile di aver irrimediabilmente perduto la propria innocenza nel desiderio incestuoso che lo avvicinava al destino edipico: oggi nessun senso di colpa è talmente forte da contrapporsi a tutti gli apparati tecnici che ci consentono infinite vie di fuga nei confronti delle responsabilità individuative di ciascuno (la medicina fra tutte...). La crisi della psicoanalisi è l'indice più appropriato di tutto ciò: 50 anni fa nessuno si sarebbe sognato di affrontare un problema psicologico in 4 chiacchiere; oggi bastano quelle. La coerenza strutturale, anche in termini culturali, raggiunge il suo massimo livello in espressioni collusive di questo tipo; dimodochè allo psicologo non rimane che un qualche sbiadito consiglio...da dare all'anima persa che, per un attimo, solo per un attimo, ha deciso che ''confrontarsi con l'altro'' sarebbe valsa la pena del suo pur piccolo 'disturbo'...
    In ogni caso...meglio 4 chiacchiere, che il silenzio di uno studio desolato!

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 20-06-2009 alle ore 13.12.49

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Però luigi non la metterei solo sul versante della resistenza, considerandola anche dal punto di vista culturale. Anche perchè direi che 50 anni fa pochi affrontavano i problemi psicologici, mentre oggi giorno l'utenza è molto più ampia e varigata.
    Come diceva ikaro "arriva quello che arriva", sta al terapeuta portare a far emergere la domanda del paziente nel paziente, senza forzare in senso "ideologico". Perchè bisogna considerare anche che a volte ciò che ci sembrano "4 chiacchere" per la casalinga di Voghera sono questioni fondamentali. Si può fare una seduta, anche di psicoanalisi, parlando della lavatrice o dei bambini da prendere a scuola.
    Ribadisco che il più delle volte sta al professionista non avere un atteggiamento consolatorio che renda la seduta una chiaccherata (in questo caso parlerei più di resistenze del terapeuta che non del paziente).

    Saluti
    gieko

  10. #10
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Però luigi non la metterei solo sul versante della resistenza, considerandola anche dal punto di vista culturale. Anche perchè direi che 50 anni fa pochi affrontavano i problemi psicologici, mentre oggi giorno l'utenza è molto più ampia e varigata.
    Come diceva ikaro "arriva quello che arriva", sta al terapeuta portare a far emergere la domanda del paziente nel paziente, senza forzare in senso "ideologico". Perchè bisogna considerare anche che a volte ciò che ci sembrano "4 chiacchere" per la casalinga di Voghera sono questioni fondamentali. Si può fare una seduta, anche di psicoanalisi, parlando della lavatrice o dei bambini da prendere a scuola.
    Ribadisco che il più delle volte sta al professionista non avere un atteggiamento consolatorio che renda la seduta una chiaccherata (in questo caso parlerei più di resistenze del terapeuta che non del paziente).

    Saluti
    Si certo. Ma è pur vero che abbiamo considerato l'eventualità precisa in cui quel paziente fa esattamente 2 chiacchiere...e lascia lo studio. Sono convinto, nella fattispecie, dell'importanza assoluta del significato psicoanalitico delle 2 chiacchiere sulla lavatrice ma...tu sai bene che il discorso psicoanalitico deve dispiegarsi in un luogo e in un tempo che non sono quelli delle 2 chiacchiere. Certamente è possibile cogliere i 'significati analitici' in qualsiasi relazione quotidiana e con modalità estranee al setting ma, ai fini di una ''cura'', tutto ciò non basta giacchè la psicoanalisi diventa ''terapia'' solo quando raggiunge il livello strutturale o la questione inconscia di quell'individuo li...e ci vuole tempo. Ed è il tempo del trasfert, il tempo di un racconto (narrative le chiamano oggi mi pare...).
    Ponevo dunque in questione, da un punto di vista culturale, la validità dell'analisi della domanda: procedimento indispensabile, vitale, per carità, ma al quale si contrappongono schemi di esperienza e cognizione sociale che non devono sfuggirci (l'esempio più banale è appunto l'intervento medico di cui sopra, che perpetua la coerenza di una siffatta struttura). Quindi, in sostanza, l'analisi della domanda diventa un procedimento ancora più complesso.
    Per me non è cattivo di per sè l'atteggiamento ''consolatorio'' solo che bisogna portare già da subito il paziente (magari accompagnandolo con 'grazia', perchè no...) in quella ''zona'' in cui tutto è ancora da giocarsi: una zona di confine che ''attragga'' emotivamente, direi quasi, e riesca a porre in questione finanche le ''cognizioni'' più dure intorno alla natura della propria psicologia e di tutte le acquisizioni in termini di schemi sociali e culturali. Perchè, alla fin fine, è esattamente il ''dubbio'' che mette in moto un processo dialettico e dialettizzante ogni cosa. E il dubbio è fuori da ogni ideologia. Qui l'abilità è tutta del terapeuta che procede per ''continui e de-situanti rimandi all'ulteriorità che ci abita'' perchè, in caso contrario, l'inconscio rimane una realtà estranea, diafana, che non riguarda intimamente la responsabilità del paziente. Probabilmente una prassi del genere è più junghiana che altro ma, una volta impostato il campo in tal senso, lo spazio psicoanalitico sarà già dispiegato.

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 20-06-2009 alle ore 20.23.31

  11. #11
    Partecipante Affezionato L'avatar di valery
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE Visualizza messaggio
    Ciao colleghi e non, mi piacerebbe entrare un pò nell'immagine spesso comune dell'andare dallo psicologo a fare 2 chiacchiere. Da dove nasce e se si perpetua. Contribuisce anche il professionista alla creazione di questa immagine? Ci danneggia o ci fa avvicinare meglio dai pazienti? Che ne pensate?

    Il vissuto del paziente è di fare 2 chiacchiere? Benvenute le opinioni di chi ci è passato!
    Non ho letto tutto quello che c'è scritto prima, quindi non so se è già stato detto o se qualcuno sarà d'accordo o meno.
    Secondo me l'importante è non scrediatre l'affermazione "4 chiacchiere" e darle l'importanza che le compete nel caso di un colloquio.
    Mi spiego: se una persona va da uno psicologo (io ancora non lo sono), potrebbe recarsi inizialmente perchè ha bisogno di parlare. questo bisogno potrebbe definirsi con le famose "4 chiacchiere", che è un pò la ragione per cui le persone si recano inizialmente uno psicologo o da un counsellor. Se poi il rapporto continua, non credo si possa più parlare di semplici quattro chicchiere. Non voglio fare la bacchettona, ma sicuramente è qualcosa di più. certo, se poi si vuole utilizzare l'espressione per tranquillizzare il paziente e mettrlo a suo agio, ben venga, l'importante però è non farlo passare per un circolo ricreativo e un' uscita fra amici. è la consapevolezza che l'obiettivo è un pò più serio (scusate, ma non tovo una parola meno dura) di una semplice uscita tra persone che si vedono una o due volte a settimana.
    Sono "vecchia"??.......
    ..Child Roland to the Dark Tower came..


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  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Fare "2 chiacchiere" con lo psicologo

    Ritengo che la maggiore difficoltà risieda nel porsi "tra" le pieghe del discorso del paziente da un lato, e delle resistenze del terapeuta dall'altro. A mio modo di vedere il terapeuta è chiamato a considerare la modalità con cui si pone il paziente, fosse anche l'idea di fare "quattro chiacchere", mettendosi in un posizione di attento ascolto di ciò che veicola questo approccio alla terapia. Dall'altra parte credo che sia necessario prestare attenzione ai propri atteggiamenti, sia accondiscendenti che non, perchè si rischia da un lato di soffocare eventuali spazi di emersione del disagio sotteso alla superficialità dell'approccio; e dall'altro di calare dall'alto, magari appoggiandosi alla propria teoria ed ideologia, una propria idea di ciò che deve essere il processo terapeutico, situazione che si struttura però sempre in modo imprevedibile.
    Rispondo più direttamente a luigi poi: siamo d'accordo che l'analisi necessita di un tempo e dell'emergere di domande e dubbi su di sè, tuttavia è possibile che ciò possa avvenire - almeno in una certa misura - anche in situazioni dove non si dispone di tali caratteristiche (penso ai servizi pubblici).

    Saluti
    gieko

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