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  1. #1

    scegliere fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

    Sono un utente (appena iscritto) al forum.

    Da perfetto ignorante chiedo qual'è la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica?

    Scrivo l'idea che mi sono fatto.
    La psicoterapia parte dai disturbi (disagi) e vuole capire l'origine di questi indagando il “funzionamento mentale” e eventualmente continuare in seguito nel processo di auto-conoscenza e cambiamento, mentre la psicoanalisi non si pone come “terapia” ma solo come processo di auto-conoscenza e cambiamento (e quindi setting generalmente caratterizzato da maggiore frequenza e durata)? La prima psicoanalisi (Freud) però è iniziata analizzando persone isteriche e quindi aveva anche come fine una “terapia”, giusto? Quindi, dagli psicoterapeuti ci vanno le persone che presentano più o meno disagi e che vogliono risolvere questi e magari successivamente indagarsi in profondità? Più o meno chiunque presenta qualche disagio (grande o piccolo, evidente o recondito che sia), giusto? Quindi perché una si pone come psicoterapia psicoanalitica e una come psicoanalisi? la mia è una visione molto superficiale? Un utente come fa a scegliere fra le due?

    Ho notato che si può accedere alla psicoterapia psicoanalitica con la mutua. Se sì, come?

    Ho letto il sondaggio “favorevoli al rimborso delle spese sostenute per psicoanalisi? ”. Pagare di tasca propria viene presentato da alcuni psicoanalisti come necessario al fine di ottenere una buona analisi. Da perfetto ignorante sono d'accordo con il concetto di rinuncia, perdita, etc (riesco a pagarmi da solo l'analisi, spendo alcuni soldi per l'analisi e rinuncio ad altre cose perché ritengo l'analisi importante, credo e mi impegno in essa, etc). Probabilmente anche questa è una visione superficiale, scrivo infatti in questo forum per aver maggior spiegazioni da voi che ve ne occupate. Mi sorgono però alcuni dubbi pratici. Uno studente, “che si fa pagare l'analisi dai genitori” non è idoneo ad iniziare un processo di analisi? Evitando di suggerir di cominciare a lavorare (impraticabile per motivi di studio) cosa (psicoterapia psicoanalitica / psicoanalisi) e come può intraprenderla?

    Altro dubbio: Gli psicoterapeuti psicoanalitici possono fare anche psicoanalisi?

    Grazie!

    Ciao!

  2. #2
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
    Data registrazione
    06-07-2004
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    Milano
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    1,975

    Riferimento: scegliere fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

    Sono un utente (appena iscritto) al forum.

    Da perfetto ignorante chiedo qual'è la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica?

    Scrivo l'idea che mi sono fatto.
    La psicoterapia parte dai disturbi (disagi) e vuole capire l'origine di questi indagando il “funzionamento mentale” e eventualmente continuare in seguito nel processo di auto-conoscenza e cambiamento, mentre la psicoanalisi non si pone come “terapia” ma solo come processo di auto-conoscenza e cambiamento (e quindi setting generalmente caratterizzato da maggiore frequenza e durata)? La prima psicoanalisi (Freud) però è iniziata analizzando persone isteriche e quindi aveva anche come fine una “terapia”, giusto? Quindi, dagli psicoterapeuti ci vanno le persone che presentano più o meno disagi e che vogliono risolvere questi e magari successivamente indagarsi in profondità? Più o meno chiunque presenta qualche disagio (grande o piccolo, evidente o recondito che sia), giusto? Quindi perché una si pone come psicoterapia psicoanalitica e una come psicoanalisi? la mia è una visione molto superficiale? Un utente come fa a scegliere fra le due?

    Ho notato che si può accedere alla psicoterapia psicoanalitica con la mutua. Se sì, come?

    Ho letto il sondaggio “favorevoli al rimborso delle spese sostenute per psicoanalisi? ”. Pagare di tasca propria viene presentato da alcuni psicoanalisti come necessario al fine di ottenere una buona analisi. Da perfetto ignorante sono d'accordo con il concetto di rinuncia, perdita, etc (riesco a pagarmi da solo l'analisi, spendo alcuni soldi per l'analisi e rinuncio ad altre cose perché ritengo l'analisi importante, credo e mi impegno in essa, etc). Probabilmente anche questa è una visione superficiale, scrivo infatti in questo forum per aver maggior spiegazioni da voi che ve ne occupate. Mi sorgono però alcuni dubbi pratici. Uno studente, “che si fa pagare l'analisi dai genitori” non è idoneo ad iniziare un processo di analisi? Evitando di suggerir di cominciare a lavorare (impraticabile per motivi di studio) cosa (psicoterapia psicoanalitica / psicoanalisi) e come può intraprenderla?

    Altro dubbio: Gli psicoterapeuti psicoanalitici possono fare anche psicoanalisi?
    Domanda impegnativa, a cui non è facile rispondere in poche righe, esiste anche una discreta letteratura sull'argomento, proverò a cimentarmi in una risposta appena ho un po' di calma, anche se ne abbiamo già parlato in altre discussioni...

    a presto,
    ikaro

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    2,312

    Riferimento: scegliere fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

    Sono d'accordo con ikaro, la questione è molto complessa e richiederebbe una trattazione approfondita. Proverei però ad iniziare a rispondere.

    Citazione Originalmente inviato da imessaggidioggi Visualizza messaggio
    Da perfetto ignorante chiedo qual'è la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica?

    Scrivo l'idea che mi sono fatto.
    La psicoterapia parte dai disturbi (disagi) e vuole capire l'origine di questi indagando il “funzionamento mentale” e eventualmente continuare in seguito nel processo di auto-conoscenza e cambiamento, mentre la psicoanalisi non si pone come “terapia” ma solo come processo di auto-conoscenza e cambiamento (e quindi setting generalmente caratterizzato da maggiore frequenza e durata)? La prima psicoanalisi (Freud) però è iniziata analizzando persone isteriche e quindi aveva anche come fine una “terapia”, giusto? Quindi, dagli psicoterapeuti ci vanno le persone che presentano più o meno disagi e che vogliono risolvere questi e magari successivamente indagarsi in profondità? Più o meno chiunque presenta qualche disagio (grande o piccolo, evidente o recondito che sia), giusto? Quindi perché una si pone come psicoterapia psicoanalitica e una come psicoanalisi? la mia è una visione molto superficiale? Un utente come fa a scegliere fra le due?
    Anzitutto sia la psicoanalisi che la psicoterapia psicoanalitica sono dispositivi di terapia e si occupano quindi del disagio. Da un punto di vista storico la definizione "psicoterapia psicoanalitica" nasce negli anni '50 quando l'espansione della tecnica e della clinica psicoanalitiche gli psicoanalisti si sono trovati a trattare casi "più difficili" (sindromi borderline, strutture narcisistiche...) che mal si adattavano al setting analitico classico (neutralità dell'analista, lettino, frequenza fino a 5 sedute settimanali, interventi unicamente interpretativi). Il ricorso a modifiche tecniche ha comportato anche un ampio dibattito su ciò che rimaneva appannaggio della psicoanalisi e conduceva ad un cambiamento strutturale, e ciò che era proprio di una psicoterapia psicoanalitica , orientata al contenimento ed al rafforzamento dell'Io con persone più fragili e regredite ("l'oro della psicoanalisi" si diceva all'epoca "va distinto dal bronzo della psicoterapia"). Gli sviluppi teorici e clinici hanno portato a complicare ulteriormente la vexata quaestio e a rendere i confini tra le due definizioni più sfumati, dal momento che i soli parametri esterni sono risultati insufficienti per fondare la diversità degli interventi, che hanno più a vedere con la teoria di fondo della corrente analitica e dell'analista che non con il setting in sè.

    Citazione Originalmente inviato da imessaggidioggi Visualizza messaggio
    Ho notato che si può accedere alla psicoterapia psicoanalitica con la mutua. Se sì, come?
    Il servizio pubblico permette di accedere a dei trattamenti psicoterapeutici, ma è comprensibilmente più difficile per l'utente scegliere l'orientamento del terapeuta (tra cui ovviamente ci sono anche psicoanalisti) ed il terapeuta stesso. Inoltre spesso non c'è la possibilità di effettuare interventi di lunga durata.

    Citazione Originalmente inviato da imessaggidioggi Visualizza messaggio
    Ho letto il sondaggio “favorevoli al rimborso delle spese sostenute per psicoanalisi? ”. Pagare di tasca propria viene presentato da alcuni psicoanalisti come necessario al fine di ottenere una buona analisi. Da perfetto ignorante sono d'accordo con il concetto di rinuncia, perdita, etc (riesco a pagarmi da solo l'analisi, spendo alcuni soldi per l'analisi e rinuncio ad altre cose perché ritengo l'analisi importante, credo e mi impegno in essa, etc). Probabilmente anche questa è una visione superficiale, scrivo infatti in questo forum per aver maggior spiegazioni da voi che ve ne occupate. Mi sorgono però alcuni dubbi pratici. Uno studente, “che si fa pagare l'analisi dai genitori” non è idoneo ad iniziare un processo di analisi? Evitando di suggerir di cominciare a lavorare (impraticabile per motivi di studio) cosa (psicoterapia psicoanalitica / psicoanalisi) e come può intraprenderla?
    Non è che una persona che non può pagarsi l'analisi "non è idoneo". Può essere un tema importante e di grande interesse da trattare in analisi, con la possibilità di elaborare anche posizioni di maggiore autonomia economica, oltre che psichica.

    Citazione Originalmente inviato da imessaggidioggi Visualizza messaggio
    Altro dubbio: Gli psicoterapeuti psicoanalitici possono fare anche psicoanalisi?
    Come dicevo sopra, dipende dalle definizioni che si danno ai due termini, dalla formazione del terapeuta, dalla teoria che adotta.

    Un saluto
    gieko

  4. #4
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: scegliere fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

    Sono d’accordo con gieko. Una rilevazione praticamente impossibile da fare con obbiettività assoluta: chi dice di poter discriminare le due ‘entità’ con la precisione di un bisturi cade in palese contraddizione. I motivi sono tanti e complessi ma 4 parole le spendo pure. A mio parere, i soli discernimenti possibili, se rimaniamo nell’ambito della psicoanalisi ‘clinica’, riguardano alcune posizioni di tecnica: supporto o no? Attività o indifferenza chirurgica? Interpretazione o un lasciar-essere? Per come la vedo io questo problema è intimamente connesso all'essenza stessa della psicoanalisi e alla ''ricchezza'' degli ''errori'' che Freud, necessariamente (per motivi profondi), si lascia dietro come ‘brecce’ potenzialmente ampliabili: paradossalmente l’ossessione di Freud di fondare una scienza che producesse dati univoci si rivelò (fortunatamente) solo quale manifestazione sintomatica di una ‘struttura’ in realtà molto più complessa. Ho spesso sostenuto che, in fondo (nel profondo cioè…), la storia della psicoanalisi è in realtà una ‘storia di transfert’: sarebbe stato banale considerare risolta la lettura del transfert con le sole interpretazioni freudiane; difatti, se si volge lo sguardo al passato, scopriamo che ''la psicoanalisi'', in realtà, come entità disciplinare autonoma non è mai esistita. Sono da considerarsi ‘sintomi’ interessanti (intesi quindi come manifestazioni superficiali del transfert) i primi ''tradimenti'' alla dottrina: Jung, Adler...si consideri che i primi cenni alla ''psicoterapia psicoanalitica'' sono presenti, a mio parere, proprio all’interno della prima cerchia di analisti: Ferenczi fu un analista piuttosto ''eccentrico'' e ''attivo'' dal punto di vista ‘tecnico’ ma certamente anche molto apprezzato. Quando Jung applicò la psicoanalisi alla demenza precoce la strada per una ‘psicoterapia analitica’ era già spianata: come ricorda gieko furono proprio alcuni quadri clinici particolari che indussero alla rivisitazione di alcuni punti essenziali e, non a caso, alcuni analisti freudiani si accostano ora anche alla concezione junghiana della psicoterapia. In Jung non è mai stata presente una distinzione in questo senso: la sua è già da subito ‘psicoterapia analitica’ e non si capisce perché abbiamo dovuto attendere tanto tempo per ridefinizioni necessarie, poste in essere dal contatto della psicoanalisi con la psicosi e le patologie di confine (Freud non fu mai interessato realmente alla schizofrenia anzi, sembra ne avesse quasi timore dato che gli stati psicotici dell’anima sembravano non adattarsi tanto bene alla teoria del conflitto ad eziologia sessuale). Ma anche qui ci sarebbero tante cose da dire.
    In fondo, ci sono tante psicoanalisi e spesso ci si perde su ''differenze'' superficiali che ''differenza'', in realtà, non fanno affatto. A mio modo di vedere è una questione squisitamente ''strutturale'': a parte il ''dovere'' di ogni analista verso se stesso (che induce per forza a rivisitare ''in eterno''), una volta che l'isteria perde la sua esclusività clinica (già da subito in effetti) si fa avanti l'esigenza di allargare una ''psicoanalisi dell'isteria'' a psicoterapia spendibile per altri ''caratteri''. Sto andando un po’ di fretta ma avremo modo di ritornare su tutto.
    Detto questo, un altro capitolo meriterebbe la questione ‘psicoanalisi come sapere o discorso sull’inconscio (o dell’inconscio?...)’. Non condivido la piega medicalizzata che, soprattutto in America, ha fatto della psicoanalisi, spesso, un mero strumento terapeutico obliando così la portata eversiva, culturale, antropologica che i primi analisti chiaramente intravedevano nell'analisi. Si assiste così ad una perdita dell’elemento peculiare della psicoanalisi con la tendenza a livellarsi sui dati forniti da altre discipline più ‘dure’: non voglio dire che ciò non sia necessario ma perché mai dovrebbe esistere una ‘neuro-psicoanalisi’ (perdonatemi, che schifo…) e non una ‘psicoanalisi della neuroscienza’? Non so se sono chiaro: perché non si ha più la forza teoretica di ripartire dall’analisi stessa? Dall’inconscio? Tutto ciò porta il discorso psicoanalitico ad una povertà estrema: da originalmente perturbante a diafana ombra di scienze che pretendono di ‘vedere’ l’inconscio quando ne sono impossibilitate nell’essenza. Per ora mi fermo nella consapevolezza di non aver affatto risposto ai quesiti del nostro amico. Interessantissima discussione, comunque.

    Saluti,
    Luigi

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: scegliere fra psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

    Ritorno solo un attimo nella discussione per segnalare al nostro amico che, proprio poco tempo fa, nella consapevolezza che il problema posto ha delle ragioni non trascurabili, ho messo a disposizione nel mio blog (l'indirizzo è fra le firme...) un saggio del dott.Nicola Lalli che è stato uno psichiatra protagonista nel processo che ha portato alle differenziazioni di cui sopra. Lalli (come molti psichiatri della sua generazione) parte dalla psicoanalisi ma si adopera nel senso di una rivisitazione della stessa nel senso che poneva in luce anche gieko: ''Psicoterapia dinamica'' appunto. Ma non mi dilungo: volevo solo indicarti questo breve saggio (lo troverai nella sezione 'psichiatria,psicopatologia,psicoanalisi') che affronta questioni essenziali e attuali.

    Saluti,
    Luigi

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