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    Postatore Epico L'avatar di Arte1misia
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    Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Metto questo articolo perchè mi sembra sia uno spunto di discussione


    Giovedì, 02 Aprile 2009 - 00:06 -
    di Ilvio Pannullo


    Loro sono gli uomini del gruppo Europe2020, che intorno al 15 di ogni mese pubblicano uno dei migliori report di geopolitica del mondo. Da due anni a questa parte il gruppo Europe2020 ha messo a segno previsioni socioeconomiche molto accurate, il che gli ha conferito grande credibilità. Furono infatti proprio loro a prevedere, con largo anticipo, le convergenti crisi sociali, politiche, monetarie, economiche e finanziarie che sarebbero esplose nel settembre 2008, più tutto un rosario di avvenimenti che oggi non si possono che constatare. Consapevoli delle proprie capacità, per nulla divinatorie, di anticipare il verificarsi della crisi e delle sue inevitabili conseguenze, questi signori hanno deciso ora di spararla ancora più grossa: scrivere una lettera aperta a tutti coloro che parteciperanno al prossimo summit mondiale che avrà luogo tra pochi giorni a Londra, per discutere e ragionare su come uscire da questa crisi che attanaglia oramai anche l’Europa e minaccia di demolire l’intera zona d’influenza anglo-americana.

    La lettera, pubblicata lo scorso 24 marzo sul Financial Times, sbatte in faccia ai leaders europei, non senza un vago accento di sicumera, tutte le cause dell’attuale dissesto economico, per poi interrogarsi sullo stato della sua comprensione e concludersi con alcune raccomandazioni. Questa lettera aperta di LEAP/Europe2020, che vide l’arrivo di una “Crisi sistemica globale” ben tre anni fa, ha dunque lo scopo di spiegare brevemente cosa è accaduto e come limitare ulteriori danni. A preoccupare gli analisti è soprattutto la percezione, da parte dei mercati, di una pericolosissima mancanza di consapevolezza, da parte dei leaders europei, di quanto realmente stia accadendo nello scenario economico mondiale e dunque della loro relativa totale incapacità di prendere le giuste contromisure.

    “Se avete iniziato a sospettare l’alba di una crisi consistente meno di un anno fa – questo l’incipit della lettera – nel secondo numero del "Global Europe Anticipation Bulletin" (GEAB N°2) - il nostro gruppo]aveva anticipato che il mondo stava per entrare nella “fase di attivazione” di una crisi di proporzioni storiche. Da allora, mese dopo mese, LEAP/Europe2020 ha continuato a produrre previsioni altamente accurate sullo sviluppo di questa crisi con la quale oggi il mondo sta combattendo. Per questa ragione, ci sentiamo obbligati a scrivervi questa lettera aperta che speriamo vi aiuterà nelle scelte che dovrete prendere tra pochi giorni”. Un po’ come dire che loro il loro lavoro lo sanno fare e lo hanno dimostrato. Sarebbe, dunque, cosa intelligente ed apprezzata se i nostri governanti, che con tanta lucidità ci hanno guidato fino ad ora, dimostrassero un salutare interesse.

    Nella lettera si sostiene che se i leaders europei non saranno in grado di adottare un insieme di decisioni concrete e innovative, focalizzate sui punti e sui problemi essenziali, ed avviarle entro l’estate del 2009, la crisi entrerà in una fase di dissesto geopolitico globale entro la fine dell’anno. Le conseguenze sul sistema internazionale e sulla stessa struttura delle organizzazioni politiche più grandi come USA, Russia, Cina, oltre alla medesima UE, diventeranno irreversibili. Dopo, ogni possibilità di controllare il destino dei 6 miliardi di cittadini del mondo sarà finita.

    La scelta da prendere riguarderà il tempo necessario per invertire le attuali tendenze macroeconomiche. La decisione, dunque, inevitabilmente passa per la piena realizzazione delle cause di questa attuale crisi. Fino ad oggi – è questa la tesi sostenuta nella lettera – i governanti si sarebbero occupati semplicemente dei sintomi e degli effetti secondari perché, sfortunatamente più per noi che per loro, nulla li ha preparati a fronteggiare una crisi di questa portata storica. Pensando che aggiungere altro (petr)olio al motore globale sarebbe stato sufficiente, inconsapevoli del fatto che il motore si era irreversibilmente rotto, la classe politica è stata colpevole di perdere tempo utile, mentre il sistema internazionale si andava deteriorando ulteriormente ogni mese.

    “Nel caso di una grave crisi, bisogna andare al cuore della questione. L’unica scelta è tra intraprendere un insieme di cambiamenti radicali, che accorcino notevolmente la durata della crisi e diminuiscano le sue tragiche conseguenze, oppure, al contrario, rifiutare di fare alcun cambiamento in un tentativo di salvare ciò che resta dell’attuale sistema, prolungando la durata della crisi ed incrementando tutte le conseguenze negative. A Londra, il prossimo 2 Aprile, potete aprire la strada alla risoluzione della crisi in modo organico in 3-5 anni, oppure trascinare il mondo in un terribile decennio”. Un decennio che – è opportuno ricordare – porrebbe l’umanità tutta in una situazione in cui non si è mai trovata nel corso della sua storia.

    Ecco, dunque, le tre raccomandazioni che il gruppo di analisti finanziari di LEAP/E2020 considerano strategiche; nel senso che, se non saranno avviate entro l’estate del 2009, quello che loro definiscono come il “dissesto geopolitico globale” diventerà inevitabile dalla fine di quest’anno in poi. Il cuore del nocciolo della questione viene identificato nella creazione di una nuova moneta di riserva internazionale. La prima raccomandazione è un’idea molto semplice, quasi uno scherzo: riformare il sistema monetario internazionale post seconda guerra mondiale e creare una nuova moneta di riserva per tutte le nazioni del mondo o comunque per quelle più rappresentative.

    “Il dollaro americano e l’economia - si legge - non sono più in grado di sostenere l’attuale ordine economico, finanziario e monetario globale. Finché questo problema strategico non viene affrontato e risolto direttamente, la crisi crescerà . E’ infatti questo il cuore della crisi dei prodotti finanziari derivati, banche, prezzi dell’energia... e delle conseguenze in termini di disoccupazione di massa e della caduta degli standard di vita. E’ dunque di vitale importanza che questo punto sia l’argomento principale del summit del G20, e che i primi passi verso una soluzione vengano avviati. In effetti, la soluzione a questo problema è ben nota, e consiste nel creare una moneta di riserva internazionale (che potrebbe essere chiamata il “Global”) basata su un paniere di monete corrispondenti alle più grandi economie, ovvero dollaro, Euro, Yen, Yuan, Khaleeji (moneta comune degli stati del Golfo produttori di petrolio, che partirà a Gennaio 2010), Rublo, Real..., gestito da un “Istituto Monetario Mondiale” il cui consiglio di amministrazione rifletterà il peso relativo delle economie le cui valute compongono il Global”.

    Solo questo ammonimento dovrebbe rendere l’idea della serietà dell’analisi, se non fosse che il suggerimento si completa affidando la responsabilità di tutta l’operazione al FMI e alle banche centrali coinvolte, agli stessi autori cioè dell’abominio che il report descrive così finemente. Il piano dovrebbe essere pronto per Giugno 2009, con la data di implementazione al 1 Gennaio 2010. “Questo – si legge nell’articolo pubblicato sul Financial Times – è il solo modo che avete di ripristinare il controllo sugli eventi attuali in corso, e questo è il solo modo per voi di sviluppare una gestione globale, basata su una valuta condivisa al centro dell’attività economica e finanziaria”. Se questa alternativa all’attuale sistema monetario in crollo non sarà avviata entro l’estate del 2009, dimostrando che esiste una soluzione alternativa all’approccio “ognun per sé”, la previsione vede l’attuale sistema internazionale non sopravvivere all’estate. Considerate le premesse vien quasi voglia d’intonare una preghiera al cielo con la speranza che, almeno questa volta, qualcuno si degni di rispondere.

    La seconda raccomandazione riguarda, invece, la preparazione di schemi per il controllo delle banche. Idea questa peraltro già menzionata molte volte nei dibattiti preliminari allo stesso summit. Dovrebbe quindi essere facile da adottare. Riguarda la creazione, entro la fine dell’anno, di uno schema di controllo bancario su scala globale, che sopprima gli attuali “buchi neri” quali vuoti legislativi e paradisi fiscali. L’unica soluzione concretamente praticabile e capace di risolvere alla radice il problema, tuttavia, stante la palese irragionevolezza di far curare il moribondo dal suo stesso male, rimarrebbe la nazionalizzazione delle istituzioni finanziarie non appena necessario. “E’ questa la sola via credibile – si legge nell’articolo – per prevenire nuovi episodi di massiccio indebitamento da parte delle banche (il tipo di episodi che hanno contribuito significativamente alla crisi attuale) e mostrare all’opinione pubblica che avete qualche credibilità nel contrattare con i banchieri”. Anche questa seconda raccomandazione tradisce un tono vagamente sarcastico: alla luce delle responsabilità di quanto accaduto e delle risposte adottate dai governi, su tutti quello americano, sono molti infatti che s’interrogano sul chi, tra politici e banchieri, detenga realmente il potere.

    La terza e ultima raccomandazione si riferisce ad un argomento politicamente sensibile, che non può essere ignorato. Secondo LEAP/Europe2020 è essenziale,infatti , che, non oltre Luglio 2009, il FMI presenti al G20 una valutazione indipendente dei tre sistemi finanziari nazionali al cuore della attuale crisi finanziaria: USA, UK e Svizzera. Il fatto che “nessuna raccomandazione può essere efficacemente implementata finché nessuno ha una comprensione chiara dei danni causati dalla crisi nelle tre colonne del sistema finanziario globale” dimostra che sarà dunque impossibile muoversi verso la soluzione della crisi, in tempi rapidi. Anche se non è più il tempo di essere educati con le nazioni che si trovano al centro dell’attuale caos finanziario, appare infatti ancora decisamente irreale immaginarsi anglo-americani e svizzeri con il cappello in mano davanti ad un giudice veramente terzo. Il futuro del mondo è tutto in questa contraddizione.
    Link: LETTERA APERTA AL G20: COME USCIRE DALLA CRISI :: altrenotizie :: Fatti e notizie senza dominio - stampa indipendente, notizie dal mondo


    Sono molto d'accordo sul CONTROLLO delle banche
    che praticamente uan banca è equiparata ad un altro stato!
    Nicoletta
    Odio essere bipolare. È fantastico!
    via largofactotum su tumblr

    su anobii http://www.anobii.com/nicoletta/books

    La forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà indomabile.
    M. Gandhi
    Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.
    M. K. Gandhi



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  2. #2
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Ma questa è davvero una bella sorpresa! Trovare che qualcun altro, oltre a me, segue le notizie che arrivano da LEAP...

    Adesso devo portare la mia cucciola a scuola, ma poi sono in ferie e in giornata qualche commento su questo bell'articolo ce lo lascio.

    Bello vedere che informazione e intelligenza non sono completamente scomparse dal mondo.

    Buona vita

    Guglielmo
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  3. #3
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Ah, questo è il testo originale del comunicato di LEAP:

    Lettre ouverte aux dirigeants du G20, publiée en anglais dans l’édition mondiale du Financial Times le 24/03/09
    24/03/2009


    Mesdames, Messieurs,

    Il vous reste moins d’un semestre pour éviter que la planète s’enfonce dans une crise dont elle mettra plus d’une décennie à sortir, avec un terrible cortège de malheurs et de souffrance. Cette lettre ouverte de LEAP/E2020, qui dès Février 2006 avait annoncé l’imminence d’une « crise systémique globale », veut tenter de vous indiquer brièvement pourquoi il en est ainsi, et comment éviter cela.

    En effet, si vous avez commencé à soupçonner l’ampleur de la crise il y a moins d’un an, c’est dès Février 2006, dans la 2° édition de son « Global Europe Anticipation Bulletin » (GEAB), que LEAP/E2020 avait annoncé que le monde entrait dans la « phase de déclenchement » d’une crise d’ampleur historique. Et depuis cette date, LEAP/E2020 a continué, chaque mois, à anticiper d’une manière très fiable les évolutions de la crise dans laquelle le monde entier se débat désormais. Ce qui nous conduit à vous écrire cette lettre ouverte dont nous espérons qu’elle éclairera vos choix dans quelques jours.

    Et cette crise s’aggrave dangereusement. Récemment, à l’occasion de la 32° édition de son bulletin, LEAP/E2020 a ainsi lancé une alerte très importante qui vous concerne directement, vous les dirigeants du G20 : si, réunis à Londres le 2 Avril prochain, vous n’êtes pas capables d’adopter des décisions audacieuses et innovantes en vous concentrant sur l’essentiel, et d’entamer leur mise en oeuvre d’ici l’été 2009, alors la crise entrera à la fin de cette année dans la phase de « dislocation géopolitique généralisée » qui affectera tout autant le système international que la structure même des grandes entités politiques comme les Etats-Unis, la Russie, la Chine ou l’UE. Et vous ne contrôlerez alors plus rien pour le malheur des six milliards d’habitants de notre planète.

    Votre choix : une crise de 3 à 5 ans ou un crise de plus d’une décennie ?

    Hélas, comme rien ne vous a préparé à affronter une crise d’une telle ampleur historique, jusqu’à présent, vous ne vous êtes occupés que des symptômes ou des causes secondaires. Vous avez pensé qu’il suffisait d’ajouter de l’essence ou de l’huile au moteur mondial, sans vous rendre compte qu’il était tout simplement cassé, sans espoir de réparation. C’est un nouveau moteur qu’il faut construire. Et le temps presse car chaque mois qui passe détériore un peu plus l’ensemble du système international.

    Comme dans toute crise majeure, il faut aller à l’essentiel. Comme dans toute crise de dimension historique, le seul choix est entre entreprendre au plus vite des changements radicaux et raccourcir considérablement la durée de la crise et ses conséquences tragiques ; ou au contraire refuser les changements radicaux en tentant de sauvegarder l’existant, pour ne réussir qu’à prolonger durablement la crise et accroître toutes ses conséquences négatives. A Londres, le 2 Avril prochain, vous aurez ainsi le choix entre résoudre la crise en 3 à 5 ans d’une manière organisée ; ou bien au contraire, entraîner la planète dans une décennie terrible.

    Nous nous bornerons donc ici à mettre en avant trois conseils que nous considérons comme stratégiques, c’est-à-dire, que pour LEAP/E2020, s’ils ne sont pas mis en oeuvre d’ici l’été 2009, la dislocation géopolitique mondiale deviendra inévitable à partir de la fin de cette année.

    LES 3 CONSEILS DE LEAP/E2020

    1. La clé de la crise, c’est la création d’une nouvelle devise internationale de référence !

    Le premier conseil se résume à une idée très simple : la clé de la crise actuelle se trouve dans la réforme du système monétaire international hérité de l’après-1945 afin de créer une nouvelle devise internationale de référence. Le Dollar américain et l’économie des Etats-Unis ne sont plus en mesure d’être les piliers de l’ordre économique, financier et monétaire mondial. Tant que ce problème stratégique n’est pas abordé directement, puis traité, la crise s’approfondira car il est au coeur des crises des produits financiers dérivés, des banques, des prix de l’énergie, … et de leurs conséquences en terme de chômage massif et de baisses des niveaux de vie. Il est donc vital que cette question soit l’objet principal du Sommet du G20 de Londres et que les premiers éléments de solution y soient lancés. La solution à ce problème est d’ailleurs bien connue : il s’agit de créer une devise de référence internationale (qu’on pourrait appeler le « Global ») fondée sur un panier de monnaies correspondant aux principales économies de la planète, à savoir le Dollar US, l’Euro, le Yen, le Yuan, le Khaleel (monnaie commune des etats pétroliers du Golfe qui sera lancée au 1° Janvier 2010), le Rouble, le Real, … . et de faire gérer cette devise par un « Institut Monétaire Mondial », dont le Conseil d’ Administration reflète les poids respectifs des monnaies composant le « Global ». Vous devez demander au FMI et aux banques centrales concernées de préparer un tel plan pour Juin 2009 avec objectif de mise en oeuvre au 1° Janvier 2010. C’est votre seul moyen de reprendre l’initiative sur le temps de déroulement de la crise. Et c’est le seul moyen de concrétiser la mise en oeuvre d’une globalisation partagée, en en partageant la monnaie qui est au coeur de toute activité économique et financière.

    Selon LEAP/E2020, si une telle alternative au système actuel en plein effondrement n’a pas commencé à être préparée d’ici l’été 2009, démontrant qu’il existe une autre voie que le « chacun pour soi », le système monétaire international actuel ne passera pas l’été. Et si certains Etats du G20 pensent qu’il vaut mieux garder le plus longtemps les privilèges que leur procure le statu quo, ils devraient méditer sur le fait qu’aujourd’hui ils peuvent encore influencer de manière décisive la forme que prendra ce nouveau système monétaire mondial. Une fois la phase de dislocation géopolitique entamée, ils perdront au contraire toute aptitude à le faire.

    2. Contrôlez l’ensemble des banques au plus vite !

    Le second conseil est déjà largement évoqué dans les discussions préalables à votre réunion. Il devrait être donc aisé de l’adopter. Il s’agit de mettre en place d’ici la fin 2009 un système de contrôle des banques à l’échelle mondiale qui supprime tout « trou noir ». Plusieurs options vous sont déjà proposées par les experts. Tranchez dès maintenant. Nationalisez au plus vite quand il le faut ! C’est en tout cas le seul moyen de prévenir un nouvel endettement massif des établissements financiers comme celui qui a contribué à la crise actuelle ; et de montrer aux opinions publiques que vous êtes crédibles face aux banquiers.

    3. Faites évaluer au plus vite par le FMI les systèmes financiers US, britannique et suisse !

    Le troisième conseil touche à nouveau une question très sensible politiquement qui pourtant est incontournable. Il est indispensable que le FMI remette au G20, au plus tard, en Juillet 2009, une évaluation indépendante des trois systèmes financiers nationaux au coeur de la crise financière : ceux des Etats-Unis, du Royaume-Uni et de la Suisse. Aucune solution durable ne pourra en effet être efficacement mise en oeuvre tant que personne n’a la moindre idée des ravages causés par la crise dans ces trois piliers du système financier mondial. Et il n’est plus temps de « prendre des gants » avec des pays qui sont au coeur du chaos financier actuel.

    Ecrivez un communiqué simple et bref !

    Pour terminer, nous nous permettrons seulement de rappeler que vous avez désormais à restaurer la confiance chez 6 milliards de personnes, et des dizaines de millions d’institutions publiques et privées. Alors, n’oubliez pas de rédiger un communiqué court, qui ne fasse pas plus de deux pages, qui ne contienne pas plus de trois ou quatre idées centrales et qui soit lisible par des non-experts. Sinon, vous ne serez pas lu hors du cercle étroit des spécialistes et vous ne pourrez donc pas ressusciter la confiance du plus grand nombre condamnant ainsi la crise à s’aggraver. Si cette lettre ouverte vous aide à sentir que l’Histoire vous jugera pour ce que vous aurez réussi à faire ou pas lors de ce Sommet, alors elle n’aura pas été inutile. Sachez simplement, que selon LEAP/E2020, vos peuples respectifs n’attendront pas plus d’une année pour vous juger. Une chose est néanmoins certaine : cette fois-ci vous ne pourrez pas dire que vous n’avez pas été prévenu !

    Franck Biancheri Directeur des Etudes de LEAP/E2020 Président de Newropeans
    Buona vita

    Guglielmo
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  4. #4
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    ma poi sono in ferie
    Borghese! Borghese! Al rogo! Alla ghigliottina!!!
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Citazione Originalmente inviato da semplificatore Visualizza messaggio
    Borghese! Borghese! Al rogo! Alla ghigliottina!!!
    Errore. Se mai: "à la lanterne!". La ghigliottina è esattamente un'invenzione "borghese". Come tale, non ne dovresti propagandare l'uso...

    Comunque...

    I comunicati del LEAP sono interessanti. E anche utili. In fondo è l'unico gruppo di economisti che avesse previsto (per quanto ne so) quel che è accaduto. Almeno, da due anni a questa parte.

    Hanno un difetto solo: sono economisti, non politici. E vedono il mondo dal punto di vista dell'economia finanziaria.

    Giusto per fornire un altro punto di vista, avanzato da gente che del LEAP fa parte, ma che ragiona in termini politici, e non economici, la situazione sembra essere (grosso modo) questa: il problema non è economico-finanziario, bensì politico-geopolitico. Secondo alcuni economisti (marxisti o post-marxisti) che fanno riferimento ad Althusser e a Gian Luigi La Grassa (Splinder.org), la crisi attuale è una crisi politica sistemica, dovuta all'indebolimento della supremazia imperiale statunitense.
    L'ipotesi che avanzano è che si va verso un mondo multipolare, dove a dettare legge non saranno più i soli USA, ma ci saranno diverse potenze regionali (USA, Russia, Cina, India e [forse, se e quando ce la farà] Europa). All'interno di questo scenario è prevista una rinascita delle "nazioni" e dell'importanza dello Stato rispetto al Mercato.
    La linea politica che ne consegue è quella di riconoscere ai governi nazionali la correttezza di una serie di azioni, indipendentemente da chi le attua (quindi uscire dallo sterile antiberlusconismo della sinistra), rafforzare il ruolo e la dimensione politico-militare dei vari stati nazionali in previsione di uno sganciamento dagliUSA e dall'Alleanza Atlantica ed un avvicinamento alla Russia, in vista di un accordo politico tra Europa e Russia contro Cina, da un lato e USA dall'altro.

    Provate a darci un'occhiata a quel sito. A me, che pure sono anarchico,mi apre che ci azzecchino abbastanza.

    Buona vita

    Guglielmo

    Giusto per suscitare qualche riflessione/vespaio. Il loro punto di vista sul G20 è questo:

    A cosa servono i summits come il G8 o la versione allargata dello stesso che si sta tenendo in questi giorni a Londra? Più che altro a mandare in passerella i capi di Stato, di Governo e quelli dell’alta burocrazia internazionale, i quali, sotto i riflettori dei mass media mondiali, tra sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle, fingono di voler agire risolutamente per risolvere i problemi del mondo e, per di più, nell’esclusivo interesse dell’umanità. In breve, pur se dal punto di vista simbolico questi eventi attirano l’attenzione di tutti, non è durante il loro svolgimento che si prendono i provvedimenti più efficaci per modificare le sorti del pianeta. Così è sempre stato e così sarà anche questa volta. Eppure la gravità della crisi finanziaria globale richiederebbe una più elevata dose di decisionismo politico, accompagnato da una maggiore trasparenza degli stessi processi deliberativi, laddove sono proprio i complessivi equilibri strategici mondiali - quelli sui quali l’Occidente ha, per una lunga fase storica, regolato i rapporti di forza al suo interno, cioè tra le diverse formazioni particolari della sua area, e all’esterno, ovvero con i paesi del cosiddetto secondo e terzo mondo - ad essere entrati in fibrillazione.
    Il meeting di Londra, invece, ha acceso i riflettori, quasi esclusivamente, sui temi della finanza globale e sullo stato dei mercati finanziari che i piani di aiuto predisposti dai singoli governi nazionali non hanno risollevato. A fortiori, si vuol battere la strada di una maggiore collaborazione, rispetto alla quale gli americani sembrano i più convinti, anche perché sperano, contenendo i malumori generali entro un perimetro strettamente economico, di poter scaricare il peso reale della crisi sugli alleati.
    Ma proprio i governi del vecchio continente dovrebbero rifiutare questo gioco a perdere spostando finalmente la cornice del problema. Difatti, l’instabilità dei mercati è solo l’effetto collaterale di una situazione di trapasso epocale che ha le sue radici non nella sfera finanziaria ma in quella geopolitica. Il disaccordo di Francia e Germania, su quanto proposto dagli statunitensi, sta facendo molto clamore ma si tratta di una mera finzione che dimostra la scarsa visione strategica dei decisori europei. Le proteste di quest’ultime si sono polarizzate su questioni alquanto speciose (e nient’affatto centrali) come la limitazione dei bonus ai banchieri, l’aumento delle risorse al Fmi, il miglioramento meccanismi di sorveglianza sugli hedge fund. Non dico che detti provvedimenti non siano auspicabili, soprattutto laddove diviene intollerabile che dirigenti dal dubbio valore manageriale siano premiati con buone uscite da 6 e 7 zeri, mentre le compagnie dove prestavano i loro servigi si ritrovano fallite (con miliardi di risparmi bruciati), ma non si può nemmeno cedere al populismo di chi crede (o lascia credere) che ciò accelererà il cambiamento ristabilendo una nuova moralità negli affari.
    Il recente allarme lanciato dall’OCSE e da altri organismi internazionali sulla caduta del PIL mondiale e sulla crescita della disoccupazione (si parla di 20 milioni di disoccupati già nel 2010) dovrebbe fugare anche gli ultimi dubbi circa la possibilità di una ripresa nel breve periodo, più volte annunciata dagli esperti e sempre smentita dai fatti. I veloci ribassi e gli estemporanei rialzi dei principali indici borsistici dimostrano che sul mercato sono in corso manovre speculative ancor più subdole con le quali i gruppi più forti si preparano ad affrontare il momento di climax della crisi sistemica a danno di quelli più deboli. Oggi, come nel 29, ci saranno i danneggiati (i molti) ma ci sarà anche chi riuscirà a sfruttare la crisi (i pochi), per fortificare la propria egemonia nei gangli vitali del sistema capitalistico mondiale.
    Da questo G20, al di là delle solite “smancerie” o finte diatribe tra i vari leaders, sembra stia comunque emergendo una comunità d’intenti tra Francia, Germania e Italia. Che si formi un asse privilegiato tra le principali potenze europee è un dato positivo ma il collante non deve essere esclusivamente quello economico-finanziario. L’Europa può allontanare il rischio di disfatta su tutta la linea solo attuando quel processo di unificazione politica mai realizzato veramente, mettendo così in riga anche la propria finanza (la c.d. Europa dei banchieri). Quest'ultima , seppur indebolita dalla crisi, continua a costituire la staffa sulla quale poggia l'egemonia americana nel vecchio mondo.
    E’ questo l'unico cambiamento che i popoli europei si aspettano da tempo.
    Ultima modifica di willy61 : 03-04-2009 alle ore 15.42.20
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  6. #6
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    in vista di un accordo politico tra Europa e Russia
    ...si Russia ok, magari se Putin prima se la smettesse di far secchi tutti i giornalisti "contro"...

    Quanto hai scritto e riportato è molto interessante ed anche logicamente plausibile.

    Ma...nel frattempo?

    Un mio amico ingegnere che lavora nel settore delle materie plastiche (che nelle nostre zone è in crisi come tutti) si sta chiedendo SERIAMENTE quale sia il rapporto costi / benefici nel metter su una coltivazione di ortaggi (che poi peraltro si possono anche tirare ai suddetti governanti)...e non è il solo!
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
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  7. #7
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    ringrazio Arte1misia per l'articolo interessantissimo che hai postato, sinceramente non conoscevo questo gruppo di economisti.
    devo rileggere tutto con calma, per farmi un'idea piu' accurata e poter discutere, ma cosi in velocita' l'idea della moneta globale non mi convince del tutto, come verrebbe usata?io non l'ho capito..Voi che ne pensate?

  8. #8
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Se ho capito bene la moneta globale sarebbe solo una sorta di "fondo di garanzia" trans-nazionale. Tutti (i governi/stati) mettiamo un certto quantitativo di liquido che convertiamo in "moneta unica" che non viene usata come moneta di scambio, ma solo come garanzia che esiste un fondo comune che non subisca le fluttuazioni dovute ai cambi. Se sbaglio correggetemi.
    Per quanto riguarda invece quanto postato da willy, io sono daccordo sul G20/G14/G8 ecc., sono solo delle passerelle. E i cosiddetti movimenti No Global in fondo lo hanno sempre detto. Certo è che potrebbero essere molto di più se ci fosse la reale volontà di tentare delle azioni politico economiche reali.
    Sul resto prima mi leggo il sito e poi approfondisco.
    http://s2.bitefight.it/c.php?uid=49195

    Is not dead what it can eaternal live, but in strange eaons even death may die...

    Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire.

    Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cavolo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cavolo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

    Il mio blog... Venitemi a trovare.

    Avanguardista del F.E.R.U. e Governatore della provincia di Palermo.
    I GATTI DOMINERANNO IL MONDO!

  9. #9
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Curioso come ci si dimentichi in fretta dei thread interessanti.
    Per continuare a parlarne, riporto un articolo di D'Attanasio, comparso originariamente sul sito RIPENSARE MARX che mi pare interessante:

    La farsa dunque continua, come se tutto fosse scritto in un copione; dopo il G20 potevano secondo voi mancare i primi segnali, se non di ripresa, ma quantomeno di un allentamento dei morsi della crisi internazionale? E sì, quasi tutti d’accordo da Obama alle nostre autorità politiche e finanziarie, passando per quasi tutto l’intero mondo dell’informazione che va per la maggiore; non c’è di che stupirsi, il tutto sembra costruito ad arte in una sorta di propaganda sotterranea volta alla (auto)- legittimazione di chi è artefice di tutto questo, quelli cioè che occupano le più alte sfere decisionali delle parti del mondo che più contano. Come ha ben messo in evidenza G.P. nel suo articolo “La matrice della crisi è geopolitica”, le autorità americane hanno il coraggio di sostenere che oramai le banche di questo paese non sarebbero più esposte come qualche tempo fa; ma noi semplici persone, lontane anni luce dalle stanze dei bottoni, ci chiediamo: come sia potuto accadere il miracolo? Possibile che questa situazione, considerata drammatica, si sia quasi capovolta nel volgere di poche settimane? No, è solo che si continua, come ci svela G.P., ad imbrogliare, o meglio ad imbrogliare noi poveri mortali, i quali letteralmente storditi da una miriade di notizie fumose, spesso diverse e contraddittorie, altre volte piene di complicati tecnicismi – mutevoli fra l’altro, spesso nell’arco di sole 24 ore – molte volte abbiamo la tentazione di lasciar perdere di sforzarci per capire quel che sta avvenendo sopra le nostre teste. E che dire dei cosiddetti stress-test? Dio solo sa che cosa effettivamente siano, ma dal blog di Marcello Foa apprendiamo: «Le banche in questi giorni sono sottoposte a uno stress-test e, i risultati preliminari, sapientemente passati al New York Times rivelano che lo stato di salute dei 19 principali istituti americani è migliore del previsto. Ma Nouriel Roubini in un post dimostra che sono inattendibili perchè fondati su premesse che la realtà ha già superato, in negativo. Ovvero i “casi estremi” considerati dal test sono molto migliori dei dati emersi nel frattempo sull’economia americana. Insomma, è una truffa.» Ma cosa scopriamo pure? Che le banche (sempre dal blog di Foa) nonostante la Federal Reserve abbia quasi azzerato i tassi, non si adoperino affatto perché di ciò ne possano beneficiare anche i consumatori, i quali invece si vedono ancora costretti a pagare tassi alla banche stesse che, come nel caso delle carte di credito, possono addirittura sfiorare il 10%.

    Il G20 d’altronde a ben considerare le cose, a parte le chiacchiere ed il clima di unità artificialmente creato per spandere fumo negli occhi della gente, non ha prodotto niente di sostanziale e di veramente nuovo così come la particolare gravità dell’attuale situazione internazionale avrebbe richiesto; l’unica proposta di una certa rilevanza, che in qualche modo poteva molto probabilmente introdurre un elemento di maggior equilibrio almeno a livello di architettura finanziaria internazionale, vale a dire la sostituzione del dollaro come moneta di riserva internazionale, è stata del tutto trascurata. Sono stati i russi ma soprattutto i cinesi a farsi promotori di tale iniziativa, e quelli che più di tutti si sono opposti sono stati naturalmente gli americani; d’altronde i primi non mi risulta che, in tale prospettiva, si siano battuti più di tanto, ma questo molto semplicemente perché il realismo, anche in detta sede nonostante tutto, ha avuto modo di fare la sua timida comparsa. Il dollaro non sarà certo sostituito come moneta di riserva tramite un pacifico accordo tra le potenze del globo, questo fatto potrà concretizzarsi realmente solo come esito, colmo certo di un grado di tragicità non indifferente, di uno scontro di ampia portata e conseguente nuova configurazione geo-politica internazionale; il punto è che siamo solo agli inizi, siamo in una fase in cui si intravedono solo le prime avvisaglie di quella che dovrebbe essere, in un futuro nemmeno troppo lontano, un nuovo periodo di vera e propria lotta interimperialistica. Difficile sapere, né tanto meno avrebbe molto senso discuterne, le modalità di sviluppo di tale lotta (escluderei ad esempio uno scontro militare diretto fra due potenze, se non altro perché le conseguenze potrebbero essere talmente disastrose da non risparmiare proprio nessuno), né d’altronde darei per scontato un certo esito che molti invece oramai danno per acquisito, vale a dire la perdita di egemonia da parte degli USA. Quel che è certo è che dopo la dissoluzione dell’URSS, si è rotto quell’equilibrio bipolare, nato come conseguenza della fine della seconda guerra mondiale, che vedeva il mondo capitalistico occidentale orbitare tutto intorno agli USA; paradossalmente la fine dell’URSS si sta rivelando foriera di conseguenze molto negative anche per la potenza che ne è uscita vincitrice. La rottura di quell’equilibrio non ha affatto agevolato quest’ultima, il suo tentativo di imporre un ordine mondiale, a carattere imperiale, sotto la propria guida si è rivelato fallimentare nel volgere di pochi anni. Ma la caduta dell’impero sovietico è stata troppo enfatizzata, ci si ricorda di quanti parlavano a sproposito – senza avere la benché minima cognizione delle reali e più profonde dinamiche sociali e politiche che contraddistinguono la formazione sociale capitalistica – dell’avvento di una era di prosperità e sviluppo per tutti i popoli della Terra, una volta finita definitivamente la guerra fredda ed il pericolo comunista? Niente di tutto ciò si è avverato, frutto di una ideologia del tutto aberrante, che fa del cosiddetto libero mercato un vero e proprio feticcio, capace, di per sé, secondo i demagoghi ed imbroglioni di regime, di annientare tutte le povertà e le miserie della società umana. Ed inoltre mi sembra già abbastanza evidente di quante falsità siano state propalate (e non dimentichiamo mai di citare i servi peggiori a tal proposito, cioè i più rinomati mezzi di informazione con tutto il loro seguito di “intellettuali” ed esperti) a proposito del nuovo corso americano targato Obama, considerato fino a poco tempo fa (ma il tutto si sta rapidamente affievolendo) essere la svolta del secolo per quanto concerne, in maniera particolare, l’insieme delle relazioni internazionali. Chiaramente l’ideologia dominante capovolge il rapporto causa-effetto e considera la nuova amministrazione a guida democratica essere l’artefice di quei cambiamenti, artificiosamente ed eccessivamente enfatizzati, che starebbero avvenendo sia in campo geo-politico che economico e sociale; quando in realtà Obama (con tutto il suo staff) è semplicemente l’uomo giusto messo al posto giusto nella fase attuale che richiede oggettivamente – a causa di una rinnovata quanto a tratti anche inaspettata aggressività dei nuovi paesi protagonisti che si stanno affacciando o riaffacciando sulla scena internazionale – un cambio di strategia alla base dell’azione complessiva volta a ridisegnare i progetti delle proprie aree di influenza e sottomissione. La situazione in medio oriente per gli USA si fa sempre più complessa ed intricata; il suo sicario, Israele, che sempre più rivendica un ruolo maggiormente autonomo in quella parte di mondo, vorrebbe annientare il suo peggiore e più temibile nemico, l’Iran, ma non gli è possibile per via dei diktat delle autorità americane, le quali devono evitare accuratamente ogni cosa che possa seriamente compromettere il piano che stanno imbastendo – cercando di coinvolgere la stessa Iran ma soprattutto la Russia – per finalmente trovare la quadratura del cerchio nella situazione afgano-pakistana. Meglio tenere sotto controllo le modalità in base alle quali vengono mosse le pedine sullo scacchiere internazionale dai vari protagonisti, piuttosto che perdersi in discussioni di carattere esclusivamente economico e finanziario, non sono queste che ci possono dare, seppur comunque in maniera approssimativa, un quadro minimamente esauriente in base al quale poter dar conto dei grandi cambiamenti che si stanno prefigurando a tutti i livelli delle varie formazioni sociali mondiali.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  10. #10
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Il circolo esclusivo degli economisti non gode più di ottima fama. Negli ultimi mesi, a dir la verità, non ha azzeccato nemmeno una previsione, eppure di autocritiche non ne abbiamo quasi sentite.

    Ora che la crisi non dà punti di riferimento le loro sciocchezze, proferite sempre con molta prosopopea, si moltiplicano con progressione geometrica. Il momento è davvero esilarante-delirante perché la sovrapposizione tra analisi scientifica e ideologia sta dando luogo ad una vera e propria eclisse dei cervelli. Molti di loro tentano faticosamente di trovare, tra le loro precedenti disamine, qualche piccolo riferimento che possa salvargli la faccia da una smerdatura su tutta la linea, qualche minimo appiglio per poter dire: "ah, grosso modo, la possibilità che scoppiasse una crisi l'avevo intravista anch’io!". Gli altri, invece, fanno semplicemente finta di non vedere e minimizzano. Un vero e proprio circo di incompetenti dove sono andate via tutte le attrazioni e sono rimasti solo i pagliacci.

    Leggete pure il pezzo sottoriportato

    FONTE DAGOSPIA

    Mai azzeccate UNA - La crisi ha sollevato il velo sugli economisti: sono un bluff - Tito Boeri accusava i risparmiatori della CRISI: "Alla radice c'è la bassa alfabetizzazione delle famiglie", che non sanno calcolare i loro debiti...

    Franco Bechis per Italia Oggi

    ricordate i mutui subprime americani? «La crisi è seria, ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria (...) L'economia continua a crescere rapidamente. La crescita consente agli investitori di assorbire le perdite ed evita che il contagio si diffonda». Parola di Francesco Giavazzi, sul Corriere della Sera del 4 agosto 2007.

    Alla stessa data Tito Boeri su Repubblica accusava i risparmiatori delle turbolenze sui mercati: «Alla radice c'è la bassa alfabetizzazione delle famiglie», che non sanno calcolare i loro debiti. Analisi strampalate. Previsioni mai azzeccate. La crisi ha sollevato il velo sugli economisti: sono un bluff. Lo denuncia impietosamente un clamoroso libro di Marco Cobianchi, giornalista di Panorama, che uscirà il 27 aprile.

    Certo, a catastrofe non annunciata poi esplosa, molti di loro hanno alzato le barricate. Come Giangiacomo Mardozzi e Marco Onado che insieme hanno scritto "E' fuorviante pensare che la funzione degli economisti fosse quella di prevedere la crisi esattamente nelle forme e nelle dimensioni che ha assunto". Quindi, d'ora in avanti è d'obbligo non farsi "fuorviare" da qualsiasi loro vaticinio.

    Va bene, nessuno ha capito o anticipato quel che stiamo vivendo in questi mesi. Ma anche quando non si tratta di fare gli indovini, lo spettacolo è desolante: i più grandi e rispettati economisti italiani e internazionali fanno una fatica terribile a mettere d'accordo le loro idee con se stessi, ormai tragicamente travolti da una realtà che non comprendono.

    La vera chicca del libro-denuncia è una lettera di un operaio, il signor Gaetano Romano che si era sciroppato su La Voce.info una serie di articoli delle più grandi firme sul fallimento delle banche e finanziarie Usa: "Gentile professore Giavazzi, sono solo un metallurgico con scarse cognizioni di economia. Sarei grato se venisse spiegato perché lasciare fallire la Lehman dimostra la vitalità del capitalismo mentre i salvataggi di Bear Stearns, Freddy & Fannie o Aig... pure. Non ho alcun intento polemico, ma solo tanta confusione".

    E' Cobianchi a sintetizzare in poche righe (con tutte le citazioni a supporto) cosa aveva provocato la confusione del povero metallurgico: "Prima Giavazzi ha affermato che non ci sarebbe stata la crisi, poi ha detto che ce ne era un po', poi dirà che per superarla bisogna dare più soldi alle banche, ma esulta se una banca fallisce, poi ha detto che ci siamo, possiamo fare fallire anche la più grande assicurazione del mondo e infine, quando invece viene salvata, ha detto che tutto sommato hanno fatto bene a salvarla". Amen

    Buona vita

    Guglielmo

    P.S.: e ogni tre per due dobbiamo pure sorbirci esimi professori che sostengono che la psicologia non è una scienza, la psicoterapia non è scientifica e consimili baggianate. Evidentemente questi figuri non hanno mai studiato economia (che pure fa tanto "in" dire che hai un PhD ad Harvard, o alla London School of Echonomics), o non ne hanno mai sentito parlare...
    Ultima modifica di willy61 : 24-04-2009 alle ore 13.59.18
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  11. #11
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Il problema degli economisti (me li ricordo all'università) è che riducono tutto in formule, in derivate, in curve....
    Fanno seminari, si danno torto o ragione...ma parlano sempre tra di loro, non producono un output reale, al massimo obbligano gli studenti a comprare i loro (carissimi) libri di testo.

    Non hanno la minima idea del mondo reale e quindi dell'economia reale.

    Tanto, ragazzi miei, chi ha i soldi oggi li ha perchè li ha guadagnati in passato, quando non c'era la concorrenza dei paesi asiatici anche e soprattutto in termini di costo del lavoro. Il mercato era più semplice ma paradossalmente più ricco.
    Senza contare quelli che hanno evaso il fisco o che hanno costituito nei fatti dei pseudomonopoli (es la Fiat in Italia).
    E chi fece questi soldi NON erano certamente nè economisti nè manageriucoli post bocconiani. Erano i famosi padroni.
    E oggi, con il mercato incasinato, il costo del lavoro, la burocrazia, la concorrenza spaventosa, il puntare solo sul contenimento dei costi e poco sull'innovazione, nè padroni nè manager se iniziassero oggi farebbero una lira.
    Quindi stiano tutti zitti.

    ho detto

    ('mazza che semplificazione...)
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


    Clicca qui e godi con le foto di Semplificatore su Flickr

    http://it.youtube.com/user/accrocchio70

  12. #12
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    Riferimento: Lettera aperta al G20: come uscire dalla crisi

    Gli economisti sono sempre stati dei gran smemorati. Da ciò deriva, come sosteneva Marx, il loro immenso “buon senso” e quella sconfinata saggezza aliena alla storia con la quale essi possono affermare, senza necessità di dimostrazione, l’eternità e l’armonia dei rapporti sociali esistenti.

    Quando però questa armonia si interrompe e la crisi celebra le contraddizioni di tale presunto sistema naturale ogni precedente convinzione va a finire a carte quarantotto.

    Di fronte a tutto ciò, gli insigni esperti della scienza economica abbandonano gli strumenti della ricerca per celebrar messa, lamentando il tradimento, da parte degli uomini indegni, di tutti i sacri ed inviolabili principi del liberismo. Dall’ideologia alla religione il passo è sempre piuttosto breve.

    A turno, la colpa dello squilibrio che ha invaso i mercati deve necessariamente essere:

    degli speculatori senza scrupoli che truffano tanto i capitalisti laboriosi che i poveri risparmiatori,
    dei consumatori i quali, presi dal panico, fanno nascere la sfiducia e lasciano che la stessa si propaghi in ogni dove.


    Eppure, al tavolo imbandito degli "approfittatori", quando della crisi non vi era sentore, erano seduti in molti e ciascuno di essi aveva parole di lode per i benefattori che dal nulla moltiplicavano pani e pesci a maggior splendor della civiltà futura. D’improvviso, giunge il default e la scienza esatta si spappola. Con essa cadono, come fichi secchi al sole, i modelli matematici ed econometrici grazie ai quali era stata pronosticata una lunga e inarrestabile prosperità.

    Orsù, è solo questione di psicologia umana. Da parte i sapienti padri dell’economia ed anche i loro figli renitenti ed un po’ oltranzisti, avanti, invece, con Freud e Martin Lutero. L’umore altalenante degli attori economici e la caduta di moralità degli uomini hanno ingracilito il sistema, ragion per cui occorre tornare sui propri passi, magari proponendo una nuova etica degli affari ed elaborando regole meno aleatorie. Passata la buriana, si bestemmierà nuovamente contro i freni inibitori delle leggi e contro lo Stato invasore che mortifica libera intrapresa e vivacità degli spiriti animali del capitale.

    Insomma, la chance di tacere di fronte ai propri errori viene costantemente mancata dai professoroni che aggiungono assurdità su assurdità alle loro previsioni da strapazzo. La recensione che riporto sotto dipinge un quadro impietoso di questi economisti, i quali, in primo luogo dovrebbero imparare a tenere i conti della spesa prima di fornire ricette sull'avvenire al Paese.





    QUEI BRAVI ECONOMISTI CHE NON LE AZZECCANO MAI (di Luigi Santambrogio, Fonte Libero)



    La tesi del libro è semplice e spiccia: non fidatevi degli economisti che vi spacciano per infallibili i loro modelli matematici ma sbagliano pure i conti della spesa. Figuriamoci se erano in grado di prevenire la crisi che ha squassato prima la finanza mondiale, poi le banche e le imprese di tutto il mondo. Già dal titolo, si capisce di che parlerà li libro: "Bluff. Perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente". Lo edita la casa milanese Orme (126 pagina, euro 12), l'autore è Marco Cobianchi, brillante giornalista economico del settimanale Panorama. Il testo, scritto secondo uno stile easy e scoppiettante, e un’ impietosa galleria di stupidaggini (col senno di poi) dei più prestigiosi economisti italiani. Quelli che per un anno intero ci hanno rassicurato, in cima alle colonne dei grandi giornali, che potevamo stare tranquilli: la crisi era solo una fata morgana dovuta ai colpi di sole dei subprime americani. Robetta, sarebbe presto passata. Anzi, qualcuno di questi sacerdoti giunse persino a esaltare la nuova finanza dei debiti comprati e venduti a catena: così il pericolo di insolvenza veniva ripartito. Il grande vantaggio. dicevano con supponenza, è la diffusione del rischio.

    Già, s’è visto come il contagio s‘e diffuso con una velocità che nemmeno il virus dell'aids in Africa ha avuto. E comunque, questi professoroni non giunsero a prevedere che questi divennero ben presto una montagna, anzi mille montagne di titoli tossici.

    Per la verità, ci fu qualcuno che già nel 2007 avvertì della catastrofe incombente, venne però subissato dai fischi.

    Era l’economista turco americano Nouriel Rubini, in Italia Marco Vitale, il governatore di Bankitalia Draghi e il ministro Tremonti. Gli allegri fischiatori, invece, erano nel club delle firme nobili dei giornaloni Giavazzi, Boeri, Guiso, Onado, Alesina, Vaciago e compagnia contabile. Economisti extra-strong, maître à penser, stakanovisti sopraffini, tra una cattedra in Usa e

    contratti garantiti nei primi quotidiani d'Ita1ia. Sul Corriere della Sera, il Sole 24 Ore, la Repubblica raccomandavano al popolo calma e serenità. Semmai, se qualcosa non andava, se la prendessero con la politica. Sbagliarono pure questo consiglio fu Bush, infatti, a salvare le banche americane dal default.



    CONTINUEREMOACRESCERE

    Sentite cosa scriveva Francesco Giavazzi sul Corriere del4/8/2007: “La crisi del mercato ipotecario americana è seria ma difficilmente si trasformerà in una crisi finanziaria generalizzata. Nel mondo l’economia continuerà a crescere rapidamente Mago Zurlì non l’avrebbe sparata così grossa. Anche gli altri non erano da meno. Luigi Zingales: “i derivati permettono di ripartire i rischi con maggiore precisione”. Alberto Alesina: “finora non è avvenuto nulla di catastrofico, né a mio parere accadrà» (Sole 24Ore 27/ 09/ 2007). Ancora un po'? Massì “Si sentono tanti allarmi, tanti bla-bla. Ma se I nostri fondamentali sono buoni, e sono buoni, che importa se per un anno ci sarà crescita zero?» (La Repubblica, 28/02/2008). Basta, per carità. Evidentemente i fondamentali mica erano tanto buoni, visto com'é andata. Facile, direte voi, dirlo adesso. Già, ma che ci stanno a fare in cattedra tanti professori di economia se dicono il contrario di quello che succede? E che dovrebbero fare quando cosi clamorosamente non ci prendono? In politica esiste la pratica delle dimissioni, poi il partito farlocco viene azzerato nelle urne. Ma gli economisti? No. loro, non si dimettono, hanno sempre una spiegazione (sbagliata) alle loro spiegazioni sbagliate.

    Qualcuno, pero. ha trovato la chiave dell'inghippo. Sentite l'esimio Tito Boeri, docenza in qualche university made in Usa: per lui la colpa è “della bassa alfabetizzazione delle famiglie. Solo due terzi degli americani conosce le leggi della capitalizzazione composta, dunque sa calcolare i costi dell’indebitamento» (La Repubblica22-23/08/2007).

    Giusto prof. Forse in Italia quelli che conoscono la "capitalizzazione composta" sono meno dello 0,5% della popolazione. Ma ci chiediamo: gli altri perché dovrebbero continuare a comprare il giornale dove lei scrive se non l’ha mai spiegata ‘sta accidenti di combinato-composto?

    Lasciamo al lettore la malvagia e sacrosanta soddisfazione di leggere per intero tutte le stralunate uscite di questi eoonomisti d'alta caratura, il libro di Cobianchi ne offre a iosa. Forse ha ragione quel diabolico di Giovanni Sartori che nell'ottobre scorso, sul Corriere scriveva, “Crisi impossibile da prevedere? Balle. Non solo era prevedibilissima, ma il punto é che una scienza economica che non sa prevedere è una scienza da poco". Beh, neppure Sartori ci ha avvertito, però può sempre dire

    che lui economista non è. E allora meglio seguire Tremonti che consigliò agli economisti “un pudico silenzio".

    RISCHIO SPALMATO SU TUTI'I

    Il libro, nella seconda parte, ne dice ancora altre e di belle. Insieme a qualche idea per la ripartenza. Soprattutto una: le autorità di controllo e le regole sono decisive. La crisi e cominciata negli Usa, Paese con il sistema legislativo più avanzato nel mondo e con più di 100 authority. E allora? Allora, suggerisce Cobianchi, “occorre ripensare alla funzione sociale del proprio mestiere, in questo caso del banchiere”. Che è venuto meno quando questi non si è più assunto il rischio insito nel prestare

    soldi ma lo ha trasferito ad altri. “Così è diventato un intermediario che guadagna non più sugli interessi dei soldi prestati, ma sulla quantità di prestiti erogati".

    Questione complicata, certo. Che riguarda non solo banchieri e finanzieri: la morale del bel libro di Cobianchi è concentrata qui. E non é solo una morale. Leggere per capire.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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