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Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 35
  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
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    20-08-2002
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    182

    Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Buongiorno a tutti.
    Vi scrivo per sottoporvi una questione per me delicata.
    Lavoro in ambito privato e mi capita che a volte i pazienti mi chiamino per rimandare gli appuntamenti, il giorno stesso del colloquio.
    Oltre a riflettere sulle ragioni per cui il paziente voglia posticipare il colloquio, come vi comportate?
    Alcuni istituiscono un contratto scritto (tipo carta dei diritti dell'ordine) in cui sono specificate le modalità di risoluzione della questione nel caso accada; altri si accordano semplicemente a voce all'inizio del percorso.
    Se fate così, quali sono i termini del "contratto" (scritto od orale)?
    Quali alternative proponete?
    Penso anche a quei pazienti che vedo da tempo, con cui non ho mai stabilito una regola del genere e con i quali introdurla mi sembra importante, ma molto delicato (anche a seconda del paziente e della relazione creata con lui).
    Spero di non essere stata contorta nella mia richiesta.
    Grazie a coloro che vorranno rispondermi.
    Buon lavoro e buona giornata!

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    2,312

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Mi sembra di capire che con colloqui tu ti riferisca alle sedute.
    Credo che la modalità di agire dipenda molto dall'orientamento adottato, perchè le regole del contratto fanno parte del processo terapeutico.
    Seguendo alcune modalità di interento, ad esempio, si comunica al termine dei primi colloqui che le sedute saltate vanno corrisposte. Si può valutare eventualmente un termine di preavviso - che credo debba essere sufficientemente lungo, altrimenti si ricrea il medesimo fenomeno -, ad esempio non addebitando la seduta persa se avvisati con 2-3 giorni di anticipo. Si può valutare se comunicare la possibilità di recuperare la seduta oppure no.
    Se ciò avviene con pazienti che già segui da diverso tempo sono d'accordo con te che la modifica del contratto (e quindi del setting) sia molto delicata. Per questo ti consiglierei comunque di farti seguire in supervisione.

    Un saluto
    gieko

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
    Data registrazione
    20-08-2002
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    182

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sembra di capire che con colloqui tu ti riferisca alle sedute.
    Credo che la modalità di agire dipenda molto dall'orientamento adottato, perchè le regole del contratto fanno parte del processo terapeutico.
    Seguendo alcune modalità di interento, ad esempio, si comunica al termine dei primi colloqui che le sedute saltate vanno corrisposte. Si può valutare eventualmente un termine di preavviso - che credo debba essere sufficientemente lungo, altrimenti si ricrea il medesimo fenomeno -, ad esempio non addebitando la seduta persa se avvisati con 2-3 giorni di anticipo. Si può valutare se comunicare la possibilità di recuperare la seduta oppure no.
    Se ciò avviene con pazienti che già segui da diverso tempo sono d'accordo con te che la modifica del contratto (e quindi del setting) sia molto delicata. Per questo ti consiglierei comunque di farti seguire in supervisione.

    Un saluto
    Grazie per la pronta risposta.
    Mi chiedo se 2/3 giorni di anticipo non siano eccessivi, ma conterei comunque di chiedere un preavviso di almeno 24 ore (mi è capitato anche di andare allo studio per un solo paziente e di essere avvisata mezzora prima del fatto che non potesse venire!).
    Per il tipo di orientamento e di organizzazione che ho, per me rimandare significa comunque posticipare l'incontro di una o due settimane, quindi non è solo un danno di tipo economico per il terapeuta, ma anche un'idea di "saltare" comunque la seduta per il paziente, dal mio punto di vista.
    Ne parlerò senz'altro con il mio supervisore, ero curiosa di sapere come si comportavano i colleghi, anche se ovviamente le variabili in gioco sono tante, quindi i comportamenti possono essere i più disparati.
    Buona giornata!

  4. #4
    tiger lily
    Ospite non registrato

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Ciao. Quando inizio a lavorare con un nuovo cliente (non necessariamente la prima seduta), faccio un contratto terapeutico, verbale, in cui ci accordiamo su: tipo di impegno previsto, la durata delle sedute, il costo, l'uso del telefono, la disdetta di sedute.
    Su quest'ultima mi regolo anche in base alla persona che ho davanti (impegni, spostamenti, varie ed eventuali). Di norma chiedo almeno 24 ore prima.
    Il concetto che spiego è che quell'ora è il loro spazio, dedicato solo a loro e che se arrivano 30 minuti dopo lì mi trovano, quindi sia che vengono o meno pagano. Trovo che le persone si responsabilizzano molto e soprattutto ti rispettino come professionista e si sentono anche molto accolti. ( nel senso che si crea un rapporto professionista-utente e non missionario-derelitto).
    Spero di esserti stata d'aiuto.
    Ciao

  5. #5
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Ciao. Quando inizio a lavorare con un nuovo cliente (non necessariamente la prima seduta), faccio un contratto terapeutico, verbale, in cui ci accordiamo su: tipo di impegno previsto, la durata delle sedute, il costo, l'uso del telefono, la disdetta di sedute.
    Su quest'ultima mi regolo anche in base alla persona che ho davanti (impegni, spostamenti, varie ed eventuali). Di norma chiedo almeno 24 ore prima.
    Il concetto che spiego è che quell'ora è il loro spazio, dedicato solo a loro e che se arrivano 30 minuti dopo lì mi trovano, quindi sia che vengono o meno pagano. Trovo che le persone si responsabilizzano molto e soprattutto ti rispettino come professionista e si sentono anche molto accolti. ( nel senso che si crea un rapporto professionista-utente e non missionario-derelitto).
    Spero di esserti stata d'aiuto.
    A me sembra prematuro e rischioso definire questo contratto nelle primissime fasi iniziali della consultazione, in cui in fondo si gioca buona parte del lavoro di cura, per cui io la tratterei ancora di più come una questione clinica, una volta che la persona ha scelto per la cura, si può stabilire la regola sulle sedute saltate e tutto il resto.

    Saluti,
    ikaro

  6. #6
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    interessante. Personalmente dalle prime sedute concordo (verbalmente) che salvo situazioni di emergenza, le sedute non si saltano. ed anche qualora si decida di saltare un incontro per un impegno rimandabile si fa in sduta, cioè si fa la seduta fissata e si decide a quando spostare la prossima o rimandarla. Non sono d'accordo sul far pagare le sedute saltate, semplicemente perchè avverto che nel caso si continui così dovremmo nterrompere per riprendere poi quando sarà possibile avere una continuità minima garantita. nel caso in cui reputi che la situazione vada affrontata da una prospettiva più vicina a quella proposta da ikaro sono d'accordo con l'attendere che la cosa si stabilizzi, ma bisogna vedere quanto mi sento di voler affrontare una situazione come questa.

  7. #7
    tiger lily
    Ospite non registrato

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    A parte il fatto che quando scrivo: "Quando inizio a lavorare con un nuovo cliente (non necessariamente la prima seduta)" era OVVIO che stessi dicendo "quando la persona ha scelto la cura".

    Vero anche che un contratto terapeutico lo fai all'inizio: cosa intendi con la frase sono d'accordo con l'attendere che la cosa si stabilizzi?

  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    A me sembra prematuro e rischioso definire questo contratto nelle primissime fasi iniziali della consultazione, in cui in fondo si gioca buona parte del lavoro di cura, per cui io la tratterei ancora di più come una questione clinica, una volta che la persona ha scelto per la cura, si può stabilire la regola sulle sedute saltate e tutto il resto.

    Saluti,
    ikaro
    Ciao ikaro, tu intendevi dire "scelto per la cura", vero? Che é un concetto dal tuo punto di vista e da un punto di vista più generalmente psicodinamico diverso dallo scegliere la cura o sbaglio?
    Ciao
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Ciao ikaro, tu intendevi dire "scelto per la cura", vero? Che é un concetto dal tuo punto di vista e da un punto di vista più generalmente psicodinamico diverso dallo scegliere la cura o sbaglio?
    Ciao
    Esattamente, è proprio così, ti ringrazio per la precisazione. Sono due cose ben diverse: Tizio può venire spontaneamente e lamentarsi all'infinito, questo non significa che voglia davvero saperne qualcosa del suo malessere o che abbia scelto per la cura, ovvero non c'è stata alcuna assunzione della propria domanda di trattamento. Fino a quel momento logico -e soprattutto nelle richieste di trattamento che arrivano oggi, molto confuse e ambigue- è rischioso, come dicevo prima, introdurre il contratto terapeutico, perchè siamo ancora al di qua. Certamente anche in questo lavoro "al di qua" il clinico può decidere di far pagare una seduta saltata: è un atto che, come tale, può avere un effetto molto più che un'interpretazione semantica (che più difficilmente fa presa), ma è sempre importante avere in mente cosa si sta facendo e con chi e a quale momento del percorso. Ti ringrazio Gaia per la sottolineatura, come vedi di OVVIO in questo lavoro non c'è proprio nulla, checché ne dicano certe pescivendole... :-)

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 23-03-2009 alle ore 00.52.24

  10. #10
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da tiger lily Visualizza messaggio
    A parte il fatto che quando scrivo: "Quando inizio a lavorare con un nuovo cliente (non necessariamente la prima seduta)" era OVVIO che stessi dicendo "quando la persona ha scelto la cura".

    Vero anche che un contratto terapeutico lo fai all'inizio: cosa intendi con la frase sono d'accordo con l'attendere che la cosa si stabilizzi?
    alcune persone hanno bisogno di qualche seduta prima di iniziare ad essere puntuali e non saltarle salvo situazioni effettivamente irrimandabili. una fase iniziale, credo, che può avere molti aspetti positivi (se dll'altra parte c'è la pazienza)

  11. #11
    tiger lily
    Ospite non registrato

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Premetto che il mio orientamento è cognitivo e mi riferisco a una psicoterapia.

    La mia metodica prevede un contratto terapeutico e ho riscontrato che apporta molti benefici; tra questi ho notato che ai clienti si lascia la sensazione di avere chiaro il lavoro che si sta facendo. Soprattutto che siamo dei professionisti e non dei missionari o dei volontari.
    Mi spiego: quello è il mio lavoro e così devono pensarlo. Non sono di sicuro austro-ungarica nel contratto e su alcuni punti mi accordo con la persona, ma non posso pensare di non mettere dei punti fermi.

    Non è professionale spiegare al cliente chi siamo, come lavoriamo, le clausole del contratto?

  12. #12
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da tiger lily Visualizza messaggio

    Non è professionale spiegare al cliente chi siamo, come lavoriamo, le clausole del contratto?
    Si. Può essere professionale. Ma dal mio punto di vista, anche qui, dipende. Il 'dipende' si riferisce alla 'struttura' che ho davanti: in generale all'inizio (a meno che non abbia un folle bisogno di denaro...) non impronterei all'esplicitazione totale del contratto...starei un pò a vedere come il paziente 'gestisce' la possibilità che gli si spalanca innanzi: i sogni di inizio analisi mi sembrano essenziali a tal proposito; da essi posso capire se il paziente tornerà. E dipende anche dal sintomo: se c'è del panico disorganizzante non esiterei a fregarmene dei vari passaggi tendendo subito all'accoglimento. E' importante per me, nelle nevrosi d'angoscia, mostrarsi 'morbidi' e 'accoglienti': se sono problematiche di separazione-individuazione mi sembra della massima importanza ricostruire all'inizio il legame 'violentato' quanto prima. I transfert mostrerranno la strada da seguire. Sempre secondo me.

    Saluti,
    Luigi

  13. #13
    tiger lily
    Ospite non registrato

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Quote Luigi(a meno che non abbia un folle bisogno di denaro...) [/I]
    Quindi se hai bisogno di denaro ti prostituisci?

    Quando lavoro, mi approccio sempre con i miei strumenti: soldi o meno.
    E come ripeto il mio approccio è cognitivo, non psicoanalitico.


    non impronterei all'esplicitazione totale del contratto...starei un pò a vedere come il paziente 'gestisce' la possibilità che gli si spalanca innanzi

    Dai miei ricordi psicoanalitici, fatti solo di studi universitari, non ricordo mai di aver letto che il paziente gestisce l'incontro, ma su questo potrei anche sbagliare: qualcuno addentrato nella materia sa rispondere?
    ------(devo aggiungere 10 caratteri x postare: fatto!)------

  14. #14
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da tiger lily Visualizza messaggio
    Quindi se hai bisogno di denaro ti prostituisci?



    Dai miei ricordi psicoanalitici, fatti solo di studi universitari, non ricordo mai di aver letto che il paziente gestisce l'incontro
    1) Effettivamente ci devo pensare più seriamente...data questa crisi cosmica!
    2) Chi ha mai detto che il paziente gestisce l'incontro??? Ho detto ''gestire la possibilità che gli si spalanca innanzi'': detto altrimenti significa, per fare un esempio, attenzione ai sogni delle prime sedute o ancora a tutti gli effetti inconsci che un primo colloquio suscita nel paziente che, oltre che da disposizioni di ordine 'cognitivo', è pervaso da forze motivazionali inconsce, da tutta una serie di manifestazioni difensive che dicono molto sul futuro più o meno prossimo dell'analisi...l'esplicitazione totale,a mio avviso, può indurre a tralasciare elementi di questo tipo e altri ancora che, d'altro canto, hanno a che fare con la rilevazione psicodinamica del problema, con una diagnosi complessa che non credo riguardi il tuo approccio. Ripeto ancora che 'dipende'...

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 26-03-2009 alle ore 16.04.25

  15. #15
    tiger lily
    Ospite non registrato

    Riferimento: Questione delicata. Il paziente che rimanda i colloqui.

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    2) Chi ha mai detto che il paziente gestisce l'incontro??? Ho detto ''gestire la possibilità che gli si spalanca innanzi'': detto altrimenti significa, per fare un esempio, attenzione ai sogni delle prime sedute o ancora a tutti gli effetti inconsci che un primo colloquio suscita nel paziente che, oltre che da disposizioni di ordine 'cognitivo', è pervaso da forze motivazionali inconsce, da tutta una serie di manifestazioni difensive che dicono molto sul futuro più o meno prossimo dell'analisi...l'esplicitazione totale,a mio avviso, può indurre a tralasciare elementi di questo tipo e altri ancora che, d'altro canto, hanno a che fare con la rilevazione psicodinamica del problema, con una diagnosi complessa che non credo riguardi il tuo approccio. Ripeto ancora che 'dipende'...
    Le tue idee sul cognitivismo sono molto errate e la tua affermazione che la "diagnosi complessa non riguarda il cognitivismo" è a dir poco aberrante....

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