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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di ilmedicodeipazzi
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    Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    lavoro in comunità pèer tossicodipendenti come operatrice e sempre più frequentemente capita di avere delle utenti che entrano con il problema della tossicodipendenza associato però ad un disturboi alimentare che prende il posto della sostanza e che difficilmente riusciamo ad eliminare o anche solo a controllare.
    volevo sapere se c'è qualcuno che ha ha esperienze simili alla mia e se avete trovato un modo di risolverle in strutture come quelle delle comunità....
    LEGGENDARIA D

  2. #2
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    ciao lavoro in comunità anche io, e queste esperienze capitano spesso, in genere associate anche a storie di violenza e abusi. voi come gestite la situazione?

  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di ilmedicodeipazzi
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    sicuramente associate a storie di violenze e di abusi che a volte non si possono più neanche distinguere dalla storia della persona stessa.
    abbiamo notato che in comunit, una volta finita la terapia sostitutiva ( metadonica o di altro ), c'è un acuirsi dei disturbi alimentari se precedentemente presenti. io dico spesso in riunione d'equipe che è un pò come se i ragazzi ( veramente abbiamo verificato che il sintomo in questi casi è solo femnminile ) avessero la sostanza in comunità perchè il disturbo alimentare risveglia in loro comportamenti tossicomanici che inevitabilmnete influiscono sulle relazione all'interno della struttura e anche con la relazione terapeutica.
    noi attualmente tentiamo di far manifestare il sintomo alla persona e tentiamo di tenrlo sotto controllo nel senso che stiliamo con la persona un contratto per cui tenterà di mangiare durante i pasti certe pietanze evitando che faccia pasti al di fuori degli orari canonici. nel caso dovesse vomitare o abbuffarsi e vomitare cerchiamo di spingere la persona a parlare comuqnue di questi episodi, senza però avere l'obiettivo di eliminarli.
    l'idea sarebbe quella di far parlare la persona dei propri vissuti senza che li metta in atto con una condotta alimenatare distruttiva. purtroppo per loro è più forte sempre la messa in atto del sintomo che avita addirittura un aggancio terapeutico con la persona.
    ormai ogni volta che fa ingresso una ragazza con un problema del genere smetto di pensare che possa scomparire ma è motlo difficile portare avanti un lavoro in questo senso anche a livello solo comportamentale...
    mi fa piacere sapere che anche qualcunun altro che lavora in ct abbia di questi problemi...a volte ci si sente un pò soli...grazie!!!
    LEGGENDARIA D

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di peste1987
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    Non è che in primis viene il disturbo alimentare e POI la dipendenza da sostanze?
    Cioè, uno regola l'altro.
    Le sostanze tolgono la fame e fanno dimagrire e non è un caso.........
    A me piace la cocaina, oltre per il suo effetto, anche perchè mi permette di stare giorni senza mangiare e quindi dimagrire.
    Io non sono cocainomane. Lo faccio per un tornaconto, anche.
    Ve lo dico per riflettere. Magari però è una stronzata.
    Ultima modifica di peste1987 : 12-03-2009 alle ore 14.38.53
    Io creo sogni, voi li uccidete

    -----------------------

  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di ilmedicodeipazzi
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    non è detto che ci sia una risposta univoca ma non è tanto utile sapere se viene prima un sintomo poi un altro. sono comunque sintomi. non è che uno causa l'altro. usare la cocaina per dimagrire è una scusa perchè ci sono altri modi che non implichino l'utilizzo di una sostanza di tipo psicoattivo. bisogna vedere che cosa c'è a monte, quanta mancaza di accettazione di se stessi e del proprio corpo, quanta incapacità di tollerare le frustazioni da lucidi, quanta scarsa stima di se stessi e delle proprie capacità. non bisogna considerarli come sintomi diversi e che non hanno niente in comune perchè hanno in comune la persona che li attua. e se li attua ha sempre un tornaconto personale, qualcosa per cui quel sintomo "funziona". ecco perchè si fa così tanta difficoltà ad eliminarli.
    LEGGENDARIA D

  6. #6
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    generalmente la questione alimentare viene fatta seguire in psicoterapia con il sussidio di psichiatra e nutrizionista. in comunità teniamo in carico l'aspetto più educativo. vero è che spesso, almeno spesso è andata così, il sintomo alimentare resta anche dopo il termine del trattamento residenziale. il rischio in certi casi è anche quello di lasciare la persona priva di difese, non avendo il tempo (istituzionale della comunità) di lavorare approfonditamente anche su questo versante. In alcuni casi, quando c'è stato il tempo di incontrare sia la famiglia che iniziare presto una psicoterapia, ci sono stati notevoli miglioramenti su tutti i fronti. Ma sto parlando di situazioni non così scombinate che rappresentano invece la normalità della nostra utenze (doppie diagnosi, storia di abusi, famiglia multiproblematica evia discorrendo)

  7. #7
    Partecipante Affezionato L'avatar di ilmedicodeipazzi
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    è una bella comunità la tua massimo!!!con l'opportunità di avere pscicoterapia, psichiatra e nustrizionista....a noi operatori accollano tutti gli aspetti del trattamento dei ragazzi e anche se sono una psicologa non posso permettermi un lavoro psicologico di questo tipo all'interno della struttura. non sarebbe neanche il mio ruolo.
    sono molto d'accordo con te, nel senso che abbiamo anche moi problemi di eterogeneità di utenza, quando dici che spesso non si può intrapendere il lavoro perchè le situazioni, soprattutto quelle delle famiglie d'origine, sono disastrose con famiglie abbandoniche, frammentate e, spesso con problemi di dipendenza anche nei genitori dei nostri ospiti.
    e' tutto molto complesso.
    cmq ti ringrazio molto di aver risposto e ti volevo chiedere in che tipo di comunità lavori ( specialistica, ambosessi etc ).
    LEGGENDARIA D

  8. #8
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    Caro medico dei pazzi, la realtà è quella che racconti tu! superlavoro, super responsabilità, pochi riconoscimenti e scarsa retribuzione. Questi lavori offrono tanta esperienza, paragonabile solo allo stress. Per dirti che comprendo benissimo la tua situazione, di chi, con tanta passione, si trova a sgomitare per scoprire che non ha l'attrezzatura adatta per scalare la montagna.
    Dove lavoro io c'è qualche carta in più, va riconosciuto, psicoterpie, nutrizionisti eccetera. Molte difficoltà nell'integrazione ma assolutamente stimolante. Non credere che alla lunga sia molto diverso però, ci sono cose molto ma molto difficili da far entrare in comunità. continuiamo via pm se ti va. ciao

  9. #9
    Partecipante Affezionato L'avatar di ilmedicodeipazzi
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    perfettamente d'accordo...ho finito proprio ora di parlare con una collega della riunione d'equipe di oggi...turni sempre impegnativi...noi abbiano più di trenta persone ambosessi con qualche "piccola" doppia diagnosi non dichiarata e tanta eterogeneità e il coordinatore che ti chiede di fare tutto, dalla segretaria alla psicoterpeuta di fama e di fame, nel giro delle 24/25 ore di turno come se fosse una cosa normale e che si possa tranquillamente pretendere....sarà per questo che la tossicodipendenza è recidivante ....scherzo ovviamente però a volte ti senti tante di quelle responsibilità che, vedi, apri un piccolo forum per informarti in giro laddove la tua struttura non ti offre neanche una piccola formazione di aggiornamento che servirebbe se fosse ben fatta!!!!!!
    sarà che dopo cinque anni e mezzo forse il bourn out si fa sentire?? forse si??
    LEGGENDARIA D

  10. #10
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    Riferimento: Gestione dei disturbi alimentari in comunita'

    burn out?
    io si

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