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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Fattori comuni alle Psicoterapie

    Ho da poco iniziato una scuola di specializzazione in Psicoterapia centrata sul cliente (Rogers) e nel corso delle prime lezioni si è trattato dei fattori terapeutici secondo la visione rogersiana: empatia, accettazione incondizionata del cliente (o paziente che dir si voglia) e congruenza del terapeuta. Alcuni studi e metaanalisi hanno dimostrato che questi fattori risultano essere comuni alle varie Psicoterapie e spiegano buona parte dei successi.
    Qui su ops, per esempio, è presente un articolo che specifica quanto appena sinteticamente detto:

    Gli studi sull’esito delle psicoterapie hanno focalizzato l’attenzione, tra le altre cose, sulle tecniche terapeutiche specifiche e sui fattori intrinseci della relazione tra terapeuta e paziente.
    Da una metanalisi effettuata, su circa 100 ricerche (Lambert e Barley, 2001) è emerso che il fattori relazionali incidono per il 30% sul risultato di una psicoterapia mentre, le tecniche specifiche, spiegano soltanto il 15% del successo.
    Queste variabili relazionali sono: lo stile razionale e le caratteristiche personologiche del terapeuta, l’empatia, il calore e la congruenza espressi nella relazione e l’alleanza terapeutica. L’azione sinergica di queste variabili accresce molto le probabilità di un esito positivo della terapia.
    Il successo della terapia viene attribuito dai pazienti alle modalità relazionali del terapeuta che vengono descritte come calorose, attente, disinteressate, comprensive e rispettose.
    Revisionando più di 2000 studi dal 1950 al 1994 Orlinsky et al. (1994) hanno identificato una serie di variabili relazionali efficaci capaci di orientare positivamente il trattamento psicoterapico. Le variabili significative risultano essere: la credibilitàdel terapeuta, l’abilità, la comprensione empatica, l’accettazione incondizionata del paziente, la capacità di focalizzare l’attenzione del paziente sull’esperienza affettiva e la congruenza del terapeuta. Ciò che emerge da queste ricerche è che nelle terapie che hanno un esito positivo, il paziente si sente compreso, accettato e apprezzato in un modo che è significativo per lui in quel momento.

    Link all'articolo completo: Gli ingredienti di una psicoterapia efficace e la forza dei modelli umanistici integrati - Articoli di psicoterapia

    Secondo la visione rogersiana della terapia, i fattori citati sono necessari e sufficienti a provocare il cambiamento nel cliente.
    Ma io mi sono chiesta: se sono veramente sufficienti, perchè la maggior parte degli altri orientamenti teorici utilizza tecniche specifiche? Perchè gli altri hanno quel "qualcosa in più" che, forse, potrebbe fare la differenza? E soprattutto, visto che gli studi sembrano non confermare pienamente ciò, questa differenza la fanno davvero?

    Ho davvero tanti tanti dubbi su questo aspetto teorico fondamentale per il tipo di scuola intrapresa. E forse è meglio che lo dissolva il prima possibile, anche per essere sicura di aver fatto la scelta giusta per me stessa.
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
    (Robert Luis Stevenson)


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  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Ciao ama, poni un problema complesso ma, secondo me, estremamente importante al fine di radicare l'intervento psicoterapeutico nel discorso scientifico.
    Mi sono occupato di ricerca sui fatto di cambiamento in psicoterapia e successivamente mi sono concentrato in specifico sulle modalità del processo terapeutico dal punto di vista della psicoanalisi. A mio parere ci sono diversi punti che non risultano ancora chiari e che aprono all'ipotesi che siano i fattori specifici a costituire la condizione sine qua non del cambiamento in psicoterapia.
    Anzitutto bisogna vedere il campione di psicoterapie considerato dagli studi che citi e da altri ancora: facendo la meta-analisi di orientamenti diversi si possono verificare distorsioni tali da eliminare la specificità degli approcci ed "appiattire" il risultato rendendo secondario il fattore specifico.
    In secondo luogo va considerato l'obbiettivo della terapia e come esso si articola nel processo: si ricerca un "adattamento" o un "cambiamento"? Si lavora sul sintomo o sulla struttura di personalità?

    La potenza di meta-analisi relative a strumenti di intervento tanto diversi è a mio parere piuttosto limitata. Al di là di questo però mi interessa la tua domanda: è possibile che fattori così generici siano "sufficienti"? Personalmente ritengo di no, e penso che da terapie diverse conseguano risultati differenti, che, a voler ben vedere, sono riconducibili ad un metodo di intervento diverso.
    In psicoanalisi, ad esempio, la possibilità di produrre cambiamenti strutturali è legata all'utilizzo dell'interpretazione che è uno strumento specifico di questo orientamento, basato su una specifica teoria. Il tipo di risultati ottenuti è legato quindi all'adozione del metodo, come testimoniano - seppure con i limiti di cui sopra - anche studi sui fattori specifici [vedi: Falk Leichsenring; Sven Rabung Effectiveness of Long-term Psychodynamic Psychotherapy: A Meta-analysis, JAMA. 2008;300(13):1544-1550].
    Ci viene in aiuto, in questo senso, anche la teoria. Trovare modelli di funzionamento sano e patologico che spieghino il comportamento umano può chiarire sia l'effetto di fattori aspecifici, che l'impatto di specificità tecnico-metodologiche. Dato che è assodato che l'essere umano è relazionale, ovvero vive grazie alla creazione di interconnessioni tra parti a diversi livelli (oltre a quello interpersonale, sono necessarie relazioni intercorporee, interpsichiche, intercellulari, intermolecolari...) non desta particolare sorpresa che l'instaurarsi di un clima di relazione sia la base di funzionamento della psicoterapia. Tuttavia constatare che, soprattutto in situazioni di patologia, le strutture del vivente tendono ad irrigidirsi e a perpetuare se stesse per proprietà interne al soggetto stesso, rende necessaria l'adozione di un metodo di lavoro più specifico che consenta di intervenire su tale livello. E' possibile, in altre parole, andare oltre la semplice relazione per consentire alla struttura "cristallizzata" di muoversi. Come dicevo in psicoanalisi questo effetto è messo in moto dall'interpretazione, mentre i sistemici utilizzeranno reframeing ed i cognitivisti la ristrutturazione.

    Per il momento mi fermo qui.

    Un saluto
    gieko

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Ciao ama, poni un problema complesso ma, secondo me, estremamente importante al fine di radicare l'intervento psicoterapeutico nel discorso scientifico.
    Mi sono occupato di ricerca sui fatto di cambiamento in psicoterapia e successivamente mi sono concentrato in specifico sulle modalità del processo terapeutico dal punto di vista della psicoanalisi. A mio parere ci sono diversi punti che non risultano ancora chiari e che aprono all'ipotesi che siano i fattori specifici a costituire la condizione sine qua non del cambiamento in psicoterapia.
    Anzitutto bisogna vedere il campione di psicoterapie considerato dagli studi che citi e da altri ancora: facendo la meta-analisi di orientamenti diversi si possono verificare distorsioni tali da eliminare la specificità degli approcci ed "appiattire" il risultato rendendo secondario il fattore specifico.
    In secondo luogo va considerato l'obbiettivo della terapia e come esso si articola nel processo: si ricerca un "adattamento" o un "cambiamento"? Si lavora sul sintomo o sulla struttura di personalità?

    La potenza di meta-analisi relative a strumenti di intervento tanto diversi è a mio parere piuttosto limitata. Al di là di questo però mi interessa la tua domanda: è possibile che fattori così generici siano "sufficienti"? Personalmente ritengo di no, e penso che da terapie diverse conseguano risultati differenti, che, a voler ben vedere, sono riconducibili ad un metodo di intervento diverso.
    In psicoanalisi, ad esempio, la possibilità di produrre cambiamenti strutturali è legata all'utilizzo dell'interpretazione che è uno strumento specifico di questo orientamento, basato su una specifica teoria. Il tipo di risultati ottenuti è legato quindi all'adozione del metodo, come testimoniano - seppure con i limiti di cui sopra - anche studi sui fattori specifici [vedi: Falk Leichsenring; Sven Rabung Effectiveness of Long-term Psychodynamic Psychotherapy: A Meta-analysis, JAMA. 2008;300(13):1544-1550].
    Ci viene in aiuto, in questo senso, anche la teoria. Trovare modelli di funzionamento sano e patologico che spieghino il comportamento umano può chiarire sia l'effetto di fattori aspecifici, che l'impatto di specificità tecnico-metodologiche. Dato che è assodato che l'essere umano è relazionale, ovvero vive grazie alla creazione di interconnessioni tra parti a diversi livelli (oltre a quello interpersonale, sono necessarie relazioni intercorporee, interpsichiche, intercellulari, intermolecolari...) non desta particolare sorpresa che l'instaurarsi di un clima di relazione sia la base di funzionamento della psicoterapia. Tuttavia constatare che, soprattutto in situazioni di patologia, le strutture del vivente tendono ad irrigidirsi e a perpetuare se stesse per proprietà interne al soggetto stesso, rende necessaria l'adozione di un metodo di lavoro più specifico che consenta di intervenire su tale livello. E' possibile, in altre parole, andare oltre la semplice relazione per consentire alla struttura "cristallizzata" di muoversi. Come dicevo in psicoanalisi questo effetto è messo in moto dall'interpretazione, mentre i sistemici utilizzeranno reframeing ed i cognitivisti la ristrutturazione.

    Per il momento mi fermo qui.

    Un saluto
    Sono daccordo. I fattori comuni d'altro canto sembrano essere più che questioni di competenza psicoterapeutica 'strutture originarie della vita'. Ad esempio le analisi fenomenologiche hanno ampiamente mostrato (Husserl,Buber,Heidegger) come la 'coesistentività' o la 'noità' siano strutture fondamentali dell'essere al mondo. Non mi sorprende che le analisi citate confermino queste strutture anche in ambito psicoterapeutico che è il luogo eminente in cui la ''relazione'' sprigiona la propria potenza. Sul concetto di ''relazione'' ci sarebbe tanto da dire aprendosi essa a possibilità che noi occidentali iniziamo a comprendere solo in ritardo: da questo punto di vista interessanti sono gli sviluppi dei metodi psicologici (e quindi relazionali) in campi disparati (psiconcologia,psicodermatologia ecc...).Sembra che il paradigma bio-psico-sociale, in sostanza, oggi vada per la meglio; come a dire che la 'relazionalità' abbia un posto d'onore anche nell'instaurarsi di qualsivoglia patologia.
    Ciò detto, è importante però tenere presente,come ha giustamente rilevato gieko, che la specificità dei trattamenti può portare a risultati differenti ed il punto qui è: cosa si cerca da una psicoterapia? Un sostegno,un adattamento o un cambiamento? Io trovo (dal mio punto di vista) che sia essenziale una 'impostazione' psicodinamica della questione (la psicoanalisi è infatti quel sapere che più di altri si è aperto a riflessioni antropologiche più generali che consentono quindi di far tesoro di elementi importanti che vanno dalla filosofia fenomenologica all'ermeneutica, dall'etnopsichiatria allo studio approfondito di motivi mitologici che hanno permesso di 'ingigantire' il concetto stesso di 'inconscio'): la semplice 'posizione' o 'atteggiamento' del terapeuta che si vede immerso nel campo 'dinamico' permette un'ampia possibilità di scelta fra interventi possibili e dunque egli si troverà spesso a 'sostenere' il paziente, ad esempio, se lo ritiene necessario ma al tempo stesso è chiamato all'interpretazione che è pressochè l'unico strumento che possa salvaguardare la situazione transferale ed evitare,se possibile, frangenti relazionali collusivi...Si dovrebbero poi, sempre, tenere presenti i livelli di strutturazione della nevrosi (se di nevrosi si tratta...): spesso la remissione del sintomo (a cui si può assistere mantenendosi sul piano dei 'fattori generali'...)è solo l'apparente modo della personalità di reagire alla dimensione 'com-prensiva' del terapeuta ed è verosimile pensare che questa remissione non abbia a che fare nulla con la struttura intera della personalità e che ad un nuovo importante stimolo emotivamente carico possa perpetrare la sintomatologia(il concetto di 'struttura' infatti ci dice che 'al variare delle singole parti la struttura rimane la medesima'; bisogna dunque almeno 'rasentare' l'al di la' della struttura...).In breve, bisogna tener conto dei 'fattori generali' ma,per così dire, avere sempre un terzo occhio di riserva che possa silenziosamente e rispettosamente agire con l'interpretazione,l'intuizione che permetterebbero di 'monitorare' il paziente in un modo più com-prensivo senza lasciarsi sfuggire elementi magari 'secondari' (nell'ottica di altre impostazioni teoriche) ma che potrebbero rivelarsi seriamente 'risolutivi'.

    Saluti,
    Luigi
    Ultima modifica di luigi '84 : 17-02-2009 alle ore 13.18.07

  4. #4

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da ama77 Visualizza messaggio
    .........i fattori terapeutici secondo la visione rogersiana: empatia, accettazione incondizionata del cliente (o paziente che dir si voglia) e congruenza del terapeuta. Alcuni studi e metaanalisi hanno dimostrato che questi fattori risultano essere comuni alle varie Psicoterapie e spiegano buona parte dei successi.
    ................
    Secondo la visione rogersiana della terapia, i fattori citati sono necessari e sufficienti a provocare il cambiamento nel cliente.
    Ma io mi sono chiesta: se sono veramente sufficienti, perchè la maggior parte degli altri orientamenti teorici utilizza tecniche specifiche? Perchè gli altri hanno quel "qualcosa in più" che, forse, potrebbe fare la differenza? E soprattutto, visto che gli studi sembrano non confermare pienamente ciò, questa differenza la fanno davvero?
    Ciao.
    Ti rispondero' a mio modo, un po' franco e un po' semplicistico.

    Io credo che dipenda da cio' che vuole il cliente-paziente, che e' poi indicativo sulla struttura stessa della sua personalita'.

    Il tipo -sbrigati!- non vuole perdere tempo e si rivolgera' al sintomo, chiedendo una tecnica concreta e finalizzata, magari di tipo cognitivo-comportamentale.

    Se e' il tipo - Sii Perfetto!-, vorra' un programma iperdettagliato e avra' bisogno di tempi lunghi per poter ruminare su ogni particolare dell'incontro, ogni frase, parola, esperessione, ecc., per cui cerchera' un rogersiano o un analista Junghiano o Freudiano.

    Se e' il tipo - Sii Forte!- cerchera' qualcuno a cui contrapporsi dialogicamente, alla ricerca di carezze anche negative, per poter sostenere l'opinione che ha di se. Cerchera' un analista transazionale, o comunque qualcuno che gli garantisca uno scambio e non un soliloquio.

    E via di questo passo...

    Penso che forse non e' cosi importante il tipo di orientamento seguito, anche perche' si parte da un orientamento e poi viene naturale integrarlo con altri.

    [a meno che uno non sia un tipo conservatore e ortodosso, fiero di far parte di una sola scuola, ma a quel punto dovrebbe domandarsi il perche' di questa rigidita'].

    Probabilmente sono effettivamente essenziali gli elementi che hai messo in evidenza, che pero' devono essere integrati da capacita' tecniche ed esperienza sul campo.

    Infatti, gli elementi che citi sono, dal punto di vista dell'AT, elementi che contraddistinguono il Genitore affettivo.

    E' chiaro che non si puo' interagire con una persona solo con una posizione, cioe' uno stato dell'io.

    Primo perche' non tutti i pazienti vogliono avere a che fare con una "mamma",
    e poi perche' durante il colloquio, le transazioni possono cambiare continuamente, e in alcuni momenti si deve essere capaci di essere Bambini, e in altri di essere Adulti o Genitori normativi.[sempre positivi, pero'].

    Forse la scuola rogersiana ha in se questo taglio un po' materno.

  5. #5
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Approfitto dell'intervento di oscarmoreno per integrare il discorso sulla specificità.
    Le teorie psicoterapeutiche non possono accontentarsi - come qualsiasi disciplina che voglia inserirsi nell'alveo della scienza - di "adattarsi" al tipo di paziente, pena una debolezza epistemologica che priva delle necessarie basi l'intervento clinico. In questo senso è necessaria una specificità teorica, metodologica e clinica che permetta un intervento coerente ed orientato verso obbiettivi ben determinati e sostenuti dal punto di vista teorico.
    Se un terapeuta si muove in un quadro di riferimento cognitivista, ad esempio, deve avere delle basi per lavorare sia con il paziente che "vuole tutto subito" che con quello "iperperfetto" (??!!) perchè entrabi i casi sono inquadrabili nelle coordinate teoriche come modalità cognitive patogene (non me ne abbiano i colleghi cognitivisti se semplifico, ma è per variare...).
    Non credo si possa sostenere dunque, che una teoria possa essere più funzionale per un determinato disturbo (se ciò avviene, credo che sia in atto un processo collusivo più o meno massiccio, con tutti i pericoli che ne conseguono). In questo senso lo sforzo deve essere diretto alla ricerca di modelli che siano coerenti internamente e con i fenomeni che osservano, specifici nel metodo e utilizzabili con tutte le tipologie psicopatologiche.

    Concludo dicendo solo che la scelta di un modello, il sostegno ad esso basato su dati e basi epistemiche, una visione critica dello stesso, non sono per niente sinonimo di conservatorismo nè di ortodossia, bensì la ricerca - spesso difficoltosa - di radicare la psicoterapia nell'ambito scientifico.

    Saluti
    gieko

  6. #6
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    E' possibile, in altre parole, andare oltre la semplice relazione per consentire alla struttura "cristallizzata" di muoversi. Come dicevo in psicoanalisi questo effetto è messo in moto dall'interpretazione, mentre i sistemici utilizzeranno reframeing ed i cognitivisti la ristrutturazione.
    Chiedo scusa se intervengo solo ora nella discussione da me aperta, ma purtroppo ho internet disponibile solo "a rate" e quindi tempo ridottissimo per far tutto

    Ringrazio tutti per le risposte. Ho quotato questa frase, gieko, perchè per me è molto significativa e sta alla base dei miei dubbi. Hai citato i principali approcci psicoterapeutici e per ognuno di loro i fattori specifici che consentono una modificazione della struttura di personalità. Spontaneamente mi sono detta: e la terapia rogersiana? Come permette questo movimento dalla "cristallizzazione"?
    La risposta che ci è stata data (sottolineo per ora!!!) è che non serve andare al di là della relazione, perchè è all'interno di essa che si sviluppano i fattori, come dicevo, necessari e sufficienti al cambiamento. Se quello che si persegue sia un reale cambiamento o un adattamento o altro ancora non l'ho capito: so che l'obiettivo principale si questo tipo di psicoterapia è favorire il processo di crescita personale. Però in caso di patologia mi chiedo ancora se sia sufficiente e soprattutto efficace.

    Inoltre: per inclinazione e interesse personale, ma anche per formazione universitaria, ho sempre ritenuto, e ritengo tuttora, che l'interpretazione sia un mezzo potente per favorire quanto detto. Mi trovo ora in una posizione complicata, in quanto costretta, se veramente questa è la mia strada psicoterapeutica, a rivedere questo aspetto, a modificare la mia "naturale" propensione a domandare per ottenere informazioni a mio avviso fondamentali, in sintesi a trasformare la mia forma mentis metodologica in una aperta all'ascolto empatico e limitata a rimandare al paziente nulla più di quanto da lui riportato.
    E ho paura di vivere tutto questo come una forzatura...da cui i dubbi!
    Il compito nella nostra vita non è di trionfare, ma di continuare a cadere, serenamente....
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  7. #7
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Ti rispondo via pm.
    gieko

  8. #8
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Appoggio pienamete qunto detto da gieko, con la sla differenza sulla questione della psicoterapia che si adatta al paziente. In linea di massima sono d'accordissimo con te, esiste una accezione diversa di "adattamento al paziente" che si riferisce al farsi guidare da ciò che porta il paziente senza il tentativo di adattarlo alla teoria di riferimento. Una modalità che è molto simile alla psiconalisi se vuoi anche se tecnicamente differente. In questa accezione l'idea di interpretazione o anticipazione va riveduta, poichè ritenute tecniche che più o meno apertamente spingono in una direzione. La questione ovviamente, come sicuramente sai, s fa poi più complessa, ma rende l'idea. Anche nell'ottica di una terapia che possiede tutti i punti di forza dei trattamenti esistenti (supermanterapia!) alla fine sarebbe comunque un modello, e di conseguenza si ripresenterebbero gli stessi identici problemi. Forse sarebbe melio parlare di integrazione tra paziente e terapeuta, dove il rapporto diadico che si forma ha delle sue specificità che dipendono dalle personalità dei due. Boh...una serie di stimoli venuti così

  9. #9

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Approfitto dell'intervento di oscarmoreno per integrare il discorso sulla specificità.

    Concludo dicendo solo che la scelta di un modello, il sostegno ad esso basato su dati e basi epistemiche, una visione critica dello stesso, non sono per niente sinonimo di conservatorismo nè di ortodossia, bensì la ricerca - spesso difficoltosa - di radicare la psicoterapia nell'ambito scientifico.

    Saluti
    Scusa la poca diplomazia, ma colgo una incongruenza...

    Quindi il motivo principale che ti spinge a mantenerti fermo sulle tue posizioni non e' l'interesse e il beneficio del paziente, ma il tuo fine di essere considerato uomo di scienza?

    Non ti sembra che sia un bisogno narcisistico, e poco "terapeutico"?

  10. #10

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da ama77 Visualizza messaggio
    Se quello che si persegue sia un reale cambiamento o un adattamento o altro ancora non l'ho capito: so che l'obiettivo principale si questo tipo di psicoterapia è favorire il processo di crescita personale. Però in caso di patologia mi chiedo ancora se sia sufficiente e soprattutto efficace.
    Sarei curioso di saperlo anche io.

    Inoltre: per inclinazione e interesse personale, ma anche per formazione universitaria, ho sempre ritenuto, e ritengo tuttora, che l'interpretazione sia un mezzo potente per favorire quanto detto. Mi trovo ora in una posizione complicata, in quanto costretta, se veramente questa è la mia strada psicoterapeutica, a rivedere questo aspetto, a modificare la mia "naturale" propensione a domandare per ottenere informazioni a mio avviso fondamentali, in sintesi a trasformare la mia forma mentis metodologica in una aperta all'ascolto empatico e limitata a rimandare al paziente nulla più di quanto da lui riportato. ....
    Credo, come detto sopra, che dipenda dall'approccio che adotti.

    A ma una persona che sta zitta per un'ora aspettando che tu apra bocca, semplicemente lo eviterei.

  11. #11
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Scusa la poca diplomazia, ma colgo una incongruenza...

    Quindi il motivo principale che ti spinge a mantenerti fermo sulle tue posizioni non e' l'interesse e il beneficio del paziente, ma il tuo fine di essere considerato uomo di scienza?

    Non ti sembra che sia un bisogno narcisistico, e poco "terapeutico"?
    E' per me una novità pensare che gli interessi scientifici ed il benessere delle persone siano incompatibili...
    gieko

  12. #12
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    vorrei aggiungere che se una persona avesse anche come principale desiderio quello di essere riconosciuta come "uomo di scienza", se consapevole di questo, nel momento in cui lo concilia col benessere altrui la sua opera (piccola o grande che sia) non ne risentirebbe né positivamente né negativamente. Le motivazioni individuali sono, appunto, individuali, gli effetti delle nostre azioni sono senz'altro un metro migliore per un giudizio (puntuale e non generalizzato). I dittatori sono sempre stati pieni di buone intenzioni.

  13. #13

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    E' per me una novità pensare che gli interessi scientifici ed il benessere delle persone siano incompatibili...

    Dai...cosi' ti presti ad uno scacco matto...
    Non e' da te.

    Potrei dirti che molte sperimentazioni scentifiche sono fatte al di sopra degli interessi delle persone.

    Potrei citarti Auschwitz,Buchenvalt, Belsen, ecc ecc
    Ma anche molte multinazionali del farmaco.
    E anche tutti gli interessi economici, ideologici, narcisistici che stanno dietro ad ogni iniziativa umana. Comprese quelle sanitarie.

  14. #14

    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    vorrei aggiungere che se una persona avesse anche come principale desiderio quello di essere riconosciuta come "uomo di scienza", se consapevole di questo, nel momento in cui lo concilia col benessere altrui la sua opera (piccola o grande che sia) non ne risentirebbe né positivamente né negativamente. Le motivazioni individuali sono, appunto, individuali, gli effetti delle nostre azioni sono senz'altro un metro migliore per un giudizio (puntuale e non generalizzato). I dittatori sono sempre stati pieni di buone intenzioni.

    Spesso l'uomo di scienza che cede al suo desiderio di essere considerato tale, e' anche l'uomo di scienza che passa sopra a tutto pur di soddisfare il suo ego.

    La storia e' piena di casi simili. Li lascio citare a te.

  15. #15
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    Riferimento: Fattori comuni alle Psicoterapie

    Citazione Originalmente inviato da oscarmoreno Visualizza messaggio
    Dai...cosi' ti presti ad uno scacco matto...
    Non e' da te.

    Potrei dirti che molte sperimentazioni scentifiche sono fatte al di sopra degli interessi delle persone.

    Potrei citarti Auschwitz,Buchenvalt, Belsen, ecc ecc
    Ma anche molte multinazionali del farmaco.
    E anche tutti gli interessi economici, ideologici, narcisistici che stanno dietro ad ogni iniziativa umana. Comprese quelle sanitarie.
    Sono daccordo. Ma più che interessi narcisistici qui sono in gioco concetti quali la volontà di potenza e il nichilismo: cioè gli elementi strutturali che fanno dell'Occidente la terra della violenza. Ma non mi trattengo. Rimando alle principali tappe della filosofia continentale.

    Saluti,
    Luigi

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