• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Visualizzazione risultati 1 fino 3 di 3
  1. #1
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
    Blog Entries
    281

    Responsabilità degli psicologi.

    Buongiorno. Trovo questa notizia su "La Repubblica", di oggi e ve la ripropongo.

    RAGAZZINI FURONO ALLONTANATI DA CASA PER DUE MESI, A CAUSA DI UN DISEGNO OSé
    Fratellini di Basiglio: assistente sociale
    e psicologi indagati per lesioni colpose


    La perizia del pm: bambino traumatizzato dalle modalità dell'allontanamento dalla famiglia



    Una delle manifestazioni per i bambini di BasiglioMILANO - Al centro di un'inchiesta della Procura ora non c'è più solo l'origine della dolorosa vicenda dei due fratellini di Basiglio, e cioè l'allontanamento dalla famiglia operato dal Tribunale dei Minorenni sulla base dell'erroneo presupposto (in ipotesi accusatoria alimentato anche da insegnanti e preside indagate per false dichiarazioni al pm) che alcuni disegni scolastici tradissero giochi erotici. Adesso al vaglio del pm Marco Ghezzi c'è la conseguenza psicologica che sul bimbo più grande avrebbero avuto le modalità materiali dell'allontanamento.
    Fino a indurre la Procura a formulare una inusuale ipotesi di reato («lesioni colpose» ai danni del bambino) e per essa indagare due psicologi e una assistente sociale. L'indicazione «colposa » del reato suggerisce la convinzione dell'accusa che le condotte ipotizzate non siano state intenzionali, ma abbiano involontariamente arrecato sofferenza al bambino. Alla base della contestazione di «lesioni», infatti, c'è una perizia che ravvisa nel bambino un «disturbo post traumatico da stress» collegato, come nesso di causa-effetto, alle modalità di separazione dalla famiglia allorché fu eseguito il provvedimento d'urgenza del Tribunale dei Minorenni.
    In quella fase, secondo l'accusa, lo psicologo (che avrebbe dovuto facilitare un passaggio per forza di cose doloroso per i bambini) avrebbe invece finito per peggiorare la situazione. Perché? Perché avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori; perché lo avrebbe strattonato per un braccio; e perché gli avrebbe impedito di salutare bene la sorella (leggi l'intervista al padre). Circostanze che lo psicologo, difeso dall'avvocato Laura De Rui, ha seccamente negato nell'interrogatorio: né strattonamenti né veti a un commiato soft alla sorella, e per il resto l'accusa stravolgerebbe frasi decontestualizzate da un discorso volto invece a prospettare al bambino le varie possibilità teoriche dopo l'allontanamento.
    L'accusa estende poi l'ipotesi di «lesioni colpose» a un'altra psicologa e a un'assistente sociale, accusate d'aver pressato il bambino (tolto ai genitori) affinché confermasse i sospetti nati dai disegni. Le due donne, sinora senza accesso agli atti, si sono avvalse della facoltà di non rispondere. Ma l'avvocato Lucia Lucentini anticipa che sono certe di potersi dimostrare estranee a un'accusa errata, peraltro fondata allo stato sulla sola percezione del bimbo.
    Luigi Ferrarella
    12 febbraio 2009
    Allora, fermo restando che gli imputati sono innocenti fino a sentenza defiitiva, e che quel che ne so è solo quel che leggo su questo articolo, quali strumenti abbiamo, come professionisti, per riflettere su avvenimenti del genere?
    Cosa ci dice sul nostro modo di approcciare le sofferenze in casi complessi come questo?
    E, per quanto riguarda le accuse di pressioni sui bambini per confermare le ipotesi della psicologa, quali tecniche abbiamo, quali linee-guida possiamo immaginare per distinguere tra convinzioni nostre (magari giustificate e ragionevoli) e gli avvenimenti reali?
    Non vorrei ci ritrovassimo, tra qualche anno, nella stessa situazione, identica e rovesciata, degli anni 40-50. Quando, di fronte alle donne che lamentavano molestie sessuali, molti psicoterapeuti ribattevano interpretando i racconti come "fantasie" (in senso kleiniano, ovviamente) interne dei soggetti.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #2
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    27-01-2009
    Messaggi
    356

    Riferimento: Responsabilità degli psicologi.

    Ciao Guglielmo,
    premetto che non sono ancora uno psicologo, ma sono stato colpito comunque dalla notizia. Ovviamente non si sa come siano andate le cose in questo caso, ma parlando in genrerale, credo che bisogni attenersi a metodi scientifici e verificabili cercando di non influenzare la ricerca con i nostri punti di vista o prime impressioni. Intendo dire che lo psicologo, a differenza del non professionista, dovrebbe usare tecniche psicologiche e test a sua disposizione oltre ad un attento studio clinico e non soffermarsi sull'apparenza. Poi è ovvio che in ogni professione, come quella medica per esempio, c'è chi sbaglia, ma è giusto considerare che in professioni sanitarie un errore può essere deleterio. Nel caso specifico credo che tecniche psicologiche (compreso i test) dovevano essere somministrate ai genitori e figli, prima di emettere qualsiasi verdetto. Non credo che questo sia stato fatto.

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Responsabilità degli psicologi.

    Con il "piccolo problema" che anche i "test e le tecniche psicologiche" sono influenzati dalla persona che li applica, e che non tutti i metodi scientifici sono verificabili oggettivamente. Non esiste la neutralità quando si ha a che fare con le relazioni tra soggetti. Tutt'al più si può sperare in una buona formazione che permetta di svolgere correttamente il proprio lavoro, cosa che non sembra essere successa nel caso citato da willy.

    Saluti
    gieko

Privacy Policy