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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    04-03-2006
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    psicologia e psicoterapia scientifiche in un paradosso

    cosa intendiamo quando parliamo di psicologia scientifica?
    con le dovute definizioni forse potremmo accettare una psicologia scientifica entro certe condizioni epistemologiche con una definita e coerente metodologia.
    ma qualora ritenessimo fattibile una psicologia "scientifica", difficilmente potremmo derivarne una psicoterapia scientifica.
    in questo caso, non solo avremmo modelli teorici e terapeutici differenti anche su medesimi disturbi mentali, ma una paradossale situazione:
    la spiegazione e predizione sarebbero in netto contrasto con il carattere irripetibile e soggettivo del caso umano in terapia.
    quindi se nel metodo e negli obiettivi modellizzanti la ricerca psicologica potrebbe essere analoga ad altre discipline scientifiche, la psicoterapia rimarrebbe imbrigliata in un paradosso epistemologico, apparentemente aggirabile con la pratica clinica, ma si farebbe beffe della pratica teorica.
    a meno che riteniamo che ci siano delle proprietà, strutture e processi universali, storicamente e culturalmente caratterizzati, che ci permettano di congetturare dei modelli teorici scientifici, riproducibili e quindi operativi in clinica.
    ma se avessimo ragione con il paradosso, modelli non assimilabili con soggettività, che tipo di autorità se non morale e politica (quindi mitica, al di fuori dei fatti) uno psicoterapeuta può avere nei confronti dei pazienti?

    cosa ne pensate?

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Riferimento: psicologia e psicoterapia scientifiche in un paradosso

    Il tema è molto interessante e ti chiederei di specificarlo meglio, se possibile.
    Intanto credo che un approccio alla questione sia rivedere il concetto di scienza come "riproducibilità" tipico del positivismo. I contribuiti del costruttivismo e delle scienze della complessità mi paiono importanti a riguardo e penso che porteranno dei cambiamenti nella concettualizzazione di ciò che è "scientifico" su basi differenti.
    Il paradosso di cui parli - "oggettivare il soggettivo", "soggettivare l'oggetto" - rappresenta un altro punto difficoltoso ma altrettando stimolante per l'epistemologia contemporanea...
    Spero che altri contribuiscano, ne potrebbe nascere una discussione estremamente interessante!

    Saluti
    gieko

  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: psicologia e psicoterapia scientifiche in un paradosso

    il soggetto non viene mai messo da parte, neanche nelle cosiddette scienze dure (fisica, ecc....) perché la visione della realtà è sempre prospettica, procede sempre da un certo punto di vista: il punto di vista dell'osservatore; solo che in Psicologia questo diventa esplicito e palese. Nelle altre scienze invece questo aspetto resta nell'ombra, e si crea l'illusione che esista una conoscenza "oggettiva", quando invece sappiamo che la conoscenza scientifica è sempre "intersoggettiva" perché nasce dall'accordo della comunità scientifica su un certo argomento.
    Tant'è che la scienza procede per rivoluzioni (vedi Kuhn)

  4. #4
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
    Data registrazione
    04-03-2006
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    Riferimento: psicologia e psicoterapia scientifiche in un paradosso

    in effetti ho concentrato non poche questioni aprendo questa discussione.
    la ricerca neuropsicologica continua a dare molteplici risultati, con l'uso di sofisticate tecnologie e un approccio multidisciplinare di metodo e di analisi che fa tremare i polsi per un clinico. parlo ovviamente degli studi delle neuroscienze, della famacologia, della neuropsicologia, della neurobiologia, della neuroimaging.
    emergono modelli di funzionamento delle attività mentali impressionanti e stimolanti.
    non solo, se consideriamo la linguistica, l'etologia, lo studio sistemico, la concettualizzazione del comportamento umano diventa via via sofisticata e verificabile.

    eppure i miei dubbi rimandano alla situazione clinica, il lavoro sul caso umano, nella relazione, nella specificità della relazione. perchè la storia della persona, la sua autobiografia rimangono per certi versi unici.
    è vero pure che ci sono delle costanti, rapporti, ridondanze, ci sono valide teorie sulle emozioni e sui sistemi umani, che permettono di muoversi su di una piattaforma valida, (quasi replicabile? no!), efficiente, metodologicamente sistematica, epistemologicamente prudente.

    tuttavia rimane il dubbio, la ricerca va avanti ma i risultati sono spesso troppo incongruenti o per lo meno non integrabili. il lavoro psicoterapeutico è spesso una libera interpretazione dell'osservatore sul caso osservato.
    (c'è da chiedersi: come valutare l'efficienza del proprio lavoro? soltanto in base alla riduzione del problema psichico del paziente? secondo i suoi criteri o secondo i criteri del proprio modello...?)

    ho voluto usare deliberatamente il termine riproducibilità (una conquista positivistica rispetto alla storia della scienza che non è da buttare, ma da consolidare con le dovute verifiche), dal momento che la ricerca è tutta intrisa dalla possibilità di spiegarci i fenomeni allo scopo del controllo e della predizione. se questo non è possibile non abbiamo scienza.
    sono daccordo che deduco queste conclusioni dal presupposto dell'utilità tecnica dei modelli che venogono messi su, che il rischio è il riduzionismo, l'assolutizzazione di causa ed effetto, il dogma di una realtà oggettiva. (tuttavia servono i nostri scopi finora molto efficacemente).
    ma d'altro canto rischieremmo un soggettivismo idealistico pericoloso, per cui non può esistere un mondo indipendente dal soggetto (solipsismo). (che ne dici Johnny?)

    se seguiamo il principio del primato dell'astratto (von hayek) sembrerebbe che i sistemi autorganizzati procedano attraverso le spinte evolutive verso un controllo e predizione (spiegazione causa ed effetto o circolare, fa differenza a questo punto?) del flusso dell'esperienza, concettualizzando linguisticamente la conoscenza di noi stessi / il mondo, cercando di costruire una via di accesso sempre adeguata per noi piuttosto che per il mondo (coevoluzione).

    ciaz.

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
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    Riferimento: psicologia e psicoterapia scientifiche in un paradosso

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    cosa intendiamo quando parliamo di psicologia scientifica?
    con le dovute definizioni forse potremmo accettare una psicologia scientifica entro certe condizioni epistemologiche con una definita e coerente metodologia.
    ma qualora ritenessimo fattibile una psicologia "scientifica", difficilmente potremmo derivarne una psicoterapia scientifica.
    in questo caso, non solo avremmo modelli teorici e terapeutici differenti anche su medesimi disturbi mentali, ma una paradossale situazione:
    la spiegazione e predizione sarebbero in netto contrasto con il carattere irripetibile e soggettivo del caso umano in terapia.
    quindi se nel metodo e negli obiettivi modellizzanti la ricerca psicologica potrebbe essere analoga ad altre discipline scientifiche, la psicoterapia rimarrebbe imbrigliata in un paradosso epistemologico, apparentemente aggirabile con la pratica clinica, ma si farebbe beffe della pratica teorica.
    a meno che riteniamo che ci siano delle proprietà, strutture e processi universali, storicamente e culturalmente caratterizzati, che ci permettano di congetturare dei modelli teorici scientifici, riproducibili e quindi operativi in clinica.
    ma se avessimo ragione con il paradosso, modelli non assimilabili con soggettività, che tipo di autorità se non morale e politica (quindi mitica, al di fuori dei fatti) uno psicoterapeuta può avere nei confronti dei pazienti?

    cosa ne pensate?
    Penserei di definire bene gli ambiti semantici: cosa intendiamo con 'scienza', cosa con 'psicologia' e certamente cosa tutte queste cose significano profondamente per noi occidentali...
    Una volta precisati questi ambiti domanderei: perchè una psicoterapia ha l'esigenza di definirsi 'scientifica' sul modello delle scienze naturali? E se fosse mai possibile un modello di scienza 'diversa' a cui la psicologia potrebbe tendere...

    Saluti,
    Luigi

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