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  1. #1
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    Lega-lizzare il crimine?

    Scusate, ma in un perido in cui non si parla d'altro che di Romeni cattivi e stupratori, e di leghisti buoni e che invocano "il pugno duro contro i clandestini", trovo questa notizia che mi fa pensare che, più che al pugno, i leghisti pensino ad altre parti del corpo...

    Da: Il corriere della Sera, edizione online, di oggi, 4 febbraio 2009

    (questo il link: Ex sindaco antiprostitute condannato per stupro - Corriere della Sera)

    Brescia. Sei anni per l'amministratore leghista di Rovato.

    Ex sindaco antiprostitute
    condannato per stupro


    Riconosciuto dalla vittima attraverso una foto sul giornale

    BRESCIA — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato, grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa.
    «Non so neanche di che cosa mi stanno accusando, non sono stato nemmeno interrogato dal giudice»: così Manenti ha commentato ieri sera con stupore la sua condanna. Contro di lui ha pesato la denuncia di una prostituta romena che nel '99, epoca a cui risalgono i fatti, aveva 19 anni. Liberata dalle forze dell'ordine, la ragazza fece i nomi dei suoi sfruttatori, che furono arrestati e raccontò in particolare di alcune violenze di gruppo subite a ripetizione nei mesi precedenti. Nel maggio del 2000 la giovane vede su un quotidiano di Brescia la foto di Manenti, proprio in un articolo in cui si annuncia un giro di vite contro la prostituzione. «È lui uno di quelli che mi stuprava assieme ai miei aguzzini», dice risoluta la ragazza.
    Il fascicolo rimane fermo per anni, finché nel 2006 la procura ne chiede l'archiviazione; il gip di Verona sollecita però ulteriori indagini e si arriva così al processo di ieri, per il quale Manenti aveva scelto il rito abbreviato, procedura che dà diritto allo sconto di un terzo sulla eventuale pena. Qui la giudice Monica Sarti ha ritenuto la testimonianza della vittima sufficiente a sostenere la condanna dell'ex sindaco a 6 anni. Manenti, uscito dalla Lega da anni e oggi consigliere di minoranza a Rovato con una lista civica, non sa spiegarsi la sentenza: «Non conosco quella ragazza; la mia faccia, ai tempi, era non solo sui giornali ma anche su tutti i muri perché ero candidato alle europee per la Lega. Chiunque avrebbe potuto prendermi di mira e forse qualcuno me l'ha voluta far pagare per le mie battaglie politiche».

    L'ex sindaco aveva anticipato a modo suo la stagione delle ordinanze «creative», proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della Rsi. «È una condanna che si spiega solo come vendetta politica verso il personaggio — concorda il suo avvocato, Filippo Cocchetti — e sotto la spinta mediatica dei fatti degli ultimi giorni in materia di violenze sessuali. A carico di Manenti infatti non c'è uno straccio né di prova né di indizio, se non la denuncia della vittima che risale a dieci anni fa».
    Claudio Del Frate
    04 febbraio 2009
    Buona vita

    Guglielmo
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  2. #2
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    ...direi perfetto!
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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  3. #3
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    E, dopo la lega-lizzazione, la forza-italificazione:

    Da "La Repubblica", sempre di oggi, sempre online...

    Il Tar condanna l'assessore all'Ambiente
    "Abbattete le sue case abusive"
    Massimo Ponzoni (Forza Italia), assessore regionale all’Ambiente della giunta lombarda guidata da Formigoni, non passerà certo alla storia per la tutela del paesaggio, ma per la condanna ad abbattere due villette abusive perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno
    di Andrea Montanari

    L'assessore regionale Massimo PonzoniSe non fosse certificato anche da un sentenza del Tar, sarebbe da non crederci. L’assessore regionale all’Ambiente della giunta Formigoni, Massimo Ponzoni (Forza Italia), non passerà certo alla storia per la tutela del paesaggio lombardo, ma per la condanna ad abbattere due villette abusive perché costruite su un terreno agricolo non edificabile a Cesano Maderno, in Brianza. La prima intestata alla moglie Annamaria Cocozza. La seconda abitata dal cognato Argenio Cocozza e dalla suocera Maria Cacioppo.

    GUARDA Le ville | L'ordinanza del Tar (.pdf)

    Molti nella cittadina dicono che una delle villette è anche l’a bitazione dello stesso assessore, ma lui preferisce non commentare e fa sapere che non è così. Una vittoria del sindaco di Cesano Maderno, Paolo Vaghi, alla guida di una giunta di centrosinistra "anomala", sostenuta anche da alcuni consiglieri comunali ciellini, che il 28 ottobre 2008 aveva firmato un’ordinanza in cui ingiungeva la demolizione dell’immobile. "La legge deve essere uguale per tutti — commenta ora soddisfatto — Chi ha commesso un abuso edilizio deve essere punito, chiunque esso sia. La legge deve essere uguale per tutti". Poi aggiunge sarcastico: "È come se l’a llora ministro dei trasporti Enrico Ferri, quello dei 110 chilometri all’ora, fosse stato pizzicato sfrecciare a 180 o come quei parlamentari che in aula si dichiarano contro la droga, ma poi si scopre che sniffano la cocaina".

    La sentenza del Tar della Lombardia, che ha respinto la richiesta di sospensione presentata dai familiari di Ponzoni, infatti, parla chiaro. Non solo conferma che le due villette ora dovranno essere abbattute, ma nel dispositivo lancia anche accuse pesanti. Per esempio che "la domanda dei ricorrenti è stata correttamente rigettata in quanto dolosamente infedeli in ordine alla data di ultimazione dei lavori, come riscontrato dalle fotografie allegate agli atti". Tanto che il tribunale amministrativo ha deciso non solo di condannare la moglie, il cognato e la suocera dell’a ssessore lombardo all’ambiente in solido al pagamento delle spese processuali, ma di trasmettere gli atti alla procura della Repubblica di Monza.

    Dalla famiglia dell’assessore un ultimo gesto disperato. "A far data da oggi — hanno scritto in una lettera inviata al sindaco di Cesano Maderno — stiamo provvedendo alla demolizione del manufatto in oggetto". Per alcuni maligni, si tratterebbe solo di un escamotage per evitare di pagare anche il conto della demolizione fatta da altri. Per evitare insomma che al danno si aggiunga anche la beffa. Ma il Comune andrà avanti. Del resto, Massimo Ponzoni, giovane rampante di Forza Italia, diventato assessore di Formigoni un anno fa a soli 34 anni e dato in questi giorni anche tra i papabili per la candidatura del Pdl alla guida della nascente provincia di Monza non sarebbe nuovo ad alcune scelte chiacchierate. Come quando alle ultime elezioni regionali — ricordano a Cesano Maderno — fece affiggere sui suoi manifesti l’i nvito a votarlo come concittadino fin dalla nascita sia a Cesano che a Desio, due comuni oltretutto confinanti.

    Il gesto sollevò molte polemiche. Nulla però in confronto al caso scoppiato. Secondo i tecnici, una delle due villette non avrebbe nemmeno dovuto essere costruita e l’altra è stata ampliata oltre i limiti consentiti. Il tutto sotto gli occhi di chi ha la responsabilità della tutela dell’ambiente in Lombardia.
    (03 febbraio 2009)

    Buona vita

    Guglielmo
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  4. #4
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Sono rom, e nonostante fossi stato io stesso oggetto di molte discriminazioni, ho sempre pensato immorale e ingiusto “sparare” contro qualsiasi partito (incluso quello della lega che se non erro conta qualche milione di italiani). Ma di fronte a queste notizie non posso esimermi dall'esprimere un giudizio negativo. Trovo strano che appunto milioni di persone cavalchino venti populisti, xenofobi qualche volta quasi dichiaratamente razzisti (vedi vari censimenti dei bambini rom, schedature, classi differenziate ecc..) capeggiati appunto da persone che predicano bene e razzolano male come alcuni sindaci leghisti “sceriffi” (come quello citato nell’articolo e non è l’unico). Forse lei professore può dare una risposta adeguata? Forse il mio giudizio in realtà è troppo severo? Ma??
    Grazie.

  5. #5
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Buongiorno chavo

    Ti aggiungo un'altra perla dei nostri lega-lizza-tori:

    Con 154 sì, 135 no e un astenuto approvato l'articolo 39: carcere fino a 4 anni per immigrati espulsi
    Il testo fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno. Sì al registro dei clochard
    Clandestini denunciati dai medici
    Sì del Senato all'emendamento

    ROMA - I medici potranno denunciare all'autorità giudiziarie gli immigrati clandestini. Il Senato ha approvato l'emendamento della Lega che cancella la norma per cui il medico non deve denunciare lo straniero che si rivolge a strutture sanitarie pubbliche. L'emendamento a prima firma Federico Bricolo, capogruppo del Carroccio, è passato con 156 sì, 132 no, un astenuto.

    Il testo approvato dal Senato oltre a dare la possibilità ai medici di denunciare i clandestini che si rivolgono per cure alle strutture sanitarie pubbliche, prevede inoltre il carcere fino a quattro anni per i clandestini che rimangono sul territorio nazionale nonostante l'espulsione e fissa da 80 a 200 euro la tassa per il permesso di soggiorno.

    I clochard che vivono in Italia dovranno essere iscritti in un registro che verrà istituito presso il ministero dell'Interno. L'Aula di palazzo Madama ha approvato l'articolo 44 del ddl sicurezza che prevede la schedatura dei senza fissa dimora da avviare entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge.

    L'emendamento della Lega all'articolo 39 del ddl sicurezza stabilisce che sia soppresso il comma 5 dell'articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286 che recita: "L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano".

    Prima che il Senato desse il via libera alla possibilità del medico di denunciare i clandestini, l'opposizione si è appellata al "buonsenso" per non introdurre una norma che "riduce il medico a fare il delatore", costringendo i clandestini a "non farsi curare per paura". Venendo così contro ai più elementari diritti umani che vengono prima di quelli della cittadinanza.

    In particolare, il senatore Daniele Bosone, ha detto che questa norma "straccia il codice deontologico dei medici" e si corre "il concreto rischio di incentivare una medicina parallela che gli illegali utilizzeranno per non trovarsi a essere denunciati se vanno in ospedale o da un medico". Secondo Bosone, peraltro, il rischio che "clandestini con malattie che portano dal loro paese non si faranno curare" con conseguenze per la stessa sanità pubblica.

    (5 febbraio 2009)

    E la prima volta che qualcuno sul forum si lamenterà perché "gli immigrati portano malattie", sappiamo da chi mandarlo a protestare...

    Buona vita

    Guglielmo.

    P.S.: Un'opposizione che si appella al "buonsenso" non è degna di sedere in Parlamento. Da quando in qua si governa col "buonsenso"?
    Ultima modifica di willy61 : 05-02-2009 alle ore 12.51.46
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    P.S.: Un'opposizione che si appella al "buonsenso" non è degna di sedere in Parlamento. Da quando in qua si governa col "buonsenso"?[/QUOTE]


    Oposizione????? dove é l'oposizione in italia????

  7. #7
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Tra l'altro la Lega, in uno dei suoi celebri eccessi di non-zelo, vuole limitare anche l'accesso ai cd-"rom"
    eh eh eh
    questa la mando a Woody Allen
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
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  8. #8
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Da "La Repubblica " di oggi 12 febbraio 2009, edizione online

    Così le norme sulle intercettazioni
    aiuteranno i pedofili a beffare la polizia
    di GIUSEPPE CASCINI*

    Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l'uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.
    La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:
    a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;
    b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.

    L'acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
    c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
    d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull'utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;
    e) Intercettazione del telefono del sospetto;
    f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto;
    Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all'art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:
    a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.
    b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l'acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.
    c) L'acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.
    d) L'acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.
    e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.
    f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

    Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. "Dunque non possiamo fare nulla?", chiede il commissario. "Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine". "Bene", risponde il commissario, "allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori". "Niente da fare, commissario", spiega paziente il pubblico ministero, "i prossimi congiunti dell'indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento".

    Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all'auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.

    Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un'auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l'intero fascicolo. L'autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.

    I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l'intercettazione di persone diverse dall'indagato.

    Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l'autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.

    L'utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l'uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell'indagine per l'omicidio del professore Massimo D'Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l'uomo.

    Niente da fare: l'uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.
    Passano i giorni; siamo a due mesi dall'inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: "Dottore, ci siamo!" urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l'uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all'uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: "Chiamami domani e ti dirò dove venire".

    *L'autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell'associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci

    (12 febbraio 2009)
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  9. #9
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Citazione Originalmente inviato da semplificatore Visualizza messaggio
    Tra l'altro la Lega, in uno dei suoi celebri eccessi di non-zelo, vuole limitare anche l'accesso ai cd-"rom"
    eh eh eh
    questa la mando a Woody Allen


  10. #10
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Brisa
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Chissà se Calderoli proporrà anche per lui la castrazione...

  11. #11
    lialy
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Citazione Originalmente inviato da Brisa Visualizza messaggio
    Chissà se Calderoli proporrà anche per lui la castrazione...

    certo che sì, la lega sta mettendo in atto una racoclta di firme per consentire la castrazione chimica a tutti gli stupratori.

  12. #12
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Citazione Originalmente inviato da lialy Visualizza messaggio
    certo che sì, la lega sta mettendo in atto una racoclta di firme per consentire la castrazione chimica a tutti gli stupratori.
    Mi sa allora che molti (sindaci) leghisti rimarranno senza .....(vedi articolo di Wily)

  13. #13
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Ecco un altro modo per lega-lizzare il crimine...

    Da Repubblica, edizione online, di oggi 20 febbraio 2008

    Sotto accusa il presidente del Molise: "Parentopoli nella sanità"
    Il deficit sanitario regionale ha raggiunto in otto anni 600 milioni
    Tre figli, due fratelli e due cugini
    e la dinastia Iorio occupò Isernia
    di GIUSEPPE CAPORALE




    ISERNIA - All'ospedale "il Veneziale" di Isernia non c'è vento di crisi. Mentre sulla gran parte dei nosocomi della regione si abbattono tagli e ridimensionamenti (con tanto di rivolte cittadine), per porre un argine al deficit sanitario arrivato a 600 milioni di euro in otto anni, al Veneziale no. Qui accade tutt'altro. Infatti, in questo ospedale la Regione Molise ha deciso di investire altro denaro, attivando una nuova unità operativa (una "stroke unit") che costerà alle esangui casse regionali più di un milione di euro. Un finanziamento indirizzato al reparto di neurofisiopatologia, diretto dal primario Nicola Iorio, fratello del governatore. Fondi che saranno gestiti dalla direttrice del distretto sanitario regionale di Isernia, Rosa Iorio, sorella del governatore. Ma i due Iorio citati non sono gli unici parenti di Michele, presidente della Regione, che lavorano al Veneziale.

    L'elenco, in verità, è lungo ed anche al centro di interrogazioni in consiglio regionale: il cognato Sergio Tartaglione (marito di Rosetta Iorio) è il primario del reparto di psichiatria e presidente dell'ordine dei medici di Isernia; il figlio del governatore, Luca Iorio, nell'ospedale lavora in qualità di medico chirurgo; il cugino del presidente, Vincenzo Bizzarro, attuale consigliere regionale di Forza Italia, è stato direttore del distretto sanitario di Isernia, ed una volta in pensione ha lasciato il posto alla cugina Rosa (nominata tra le polemiche in virtù della sua laurea in giurisprudenza).

    L'elenco prosegue: la moglie del cugino del governatore, Luciana De Cola, ricopre, al Veneziale, il ruolo di vice direttrice sanitaria. Il primario del reparto di Cardiologia è Ulisse Di Giacomo, senatore di Forza Italia e coordinatore regionale del partito di Berlusconi. Anche lui al Veneziale ha un parente nel suo stesso staff medico. Lavora a Isernia, ma in un centro medico privato (Hyppocrates), convenzionato anche con la Regione, Raffaele Iorio (figlio del governatore) in qualità di direttore medico.

    La parentopoli ha dato anche problemi giudiziari a Michele Iorio: a causa dell'assunzione del terzo figlio, Davide Iorio, presso una multinazionale estera che ha lavorato per la Regione Molise, il governatore è stato indagato dalla procura di Campobasso per corruzione. I magistrati ipotizzano una correlazione tra il contratto di lavoro del giovane e le consulenze affidate dall'ente alla società. Ma i parenti di Iorio lavorano anche negli uffici della Regione. Infatti un'altra cugina di Iorio, Giovanna Bizzarro, ricopre il ruolo di funzionaria, mentre il fratello della moglie del presidente, Paolo Carnevale, risulta direttore della società pubblica Arpa (Azienda regionale per la protezione ambientale) di Isernia.

    Dai parenti poi si passa ai colleghi di area politica. Gianfranca Testa, candidata alle elezioni comunali di Isernia con la lista civica (voluta da Michele Iorio) "Progetto Molise", è stata da poche settimane nominata direttrice del distretto sanitario di Venafro. Le connessioni coinvolgono anche lo staff del governatore. Il figlio del suo portavoce, Giuseppe Scarlatelli, è stato assunto negli uffici del distretto sanitario di Termoli con l'incarico di "correttore di bozze" del giornalino dell'ente.

    La fitta ragnatela è contenuta in un dossier prodotto dal consigliere regionale del Pd Michele Petraroia, che racconta: "L'ultimo episodio è sintomatico. Anche la figlia di uno degli autisti del governatore è entrata a lavorare per un ente regionale. Senza concorso, per chiamata diretta...".

    Ma, naturalmente, non è possibile scrivere una notizia del genere senza dare voce ai diretti interessati (quando mai un quotidiano come Repubblica si può consentire di andare contro i poteri forti?). Quindi i poveri lettori debbono sorbirsi anche questa perla:

    L'intervista. Vincenzo Bizzarro, consigliere regionale e cugino del governatore
    Si tratta solo di calunnie politiche, la verità è che chi è bravo va avanti
    "Ma quali raccomandazioni
    è che noi siamo meritevoli"

    Vincenzo Bizzarro, 63 anni, consigliere regionale di Forza Italia, ex direttore del distretto sanitario di Isernia e cugino del governatore del Molise, Michele Iorio, non vuole sentir parlare di "parentopoli".
    "Le solite polemiche dell'opposizione. Lasciamo perdere...".

    Sarà come dice lei, ma allora perché l'ospedale di Isernia, dove lavorano diversi parenti della famiglia Iorio, è uno dei pochi che non ha subito tagli?
    "Perché è una struttura importante, strategica..."

    E la nuova unità operativa nel reparto di neurofisiopatologia diretto da Nicola Iorio, fratello del governatore? Non è certo strategica. Nel 2006 la commissione sanità del Senato scrisse che quel reparto non era indispensabile. Ed è stato potenziato...
    "Il potenziamento è previsto nel piano sanitario regionale. Non so altro".

    E la nomina alla direzione del distretto sanitario della sorella del Presidente, Rosa Iorio?
    "Non c'è nulla di strano, aveva i titoli. E' una donna preparata".

    Ha preso il suo posto. Da parente a parente...
    "Calunnie politiche, la verità è che chi è bravo va avanti. Tutto qui".

    Siete tutti così bravi in famiglia?
    "Gli Iorio hanno una storia, ma non devo certo essere io a dirlo, parlano i fatti. Al padre di Michele Iorio ad Isernia è dedicata una via... Era un sindacalista, un uomo che ha fatto del bene a tanta gente".

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  14. #14
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Ulteriori perle del Governo sulla via della lega-lizzazione del crimine.

    da Lavoce.info

    QUANDO IL PADRINO SI RIPRENDE I BENI CONFISCATI
    di Marco Arnone e Elio Collovà 20.02.2009
    Il governo modifica la destinazione dei beni sottratti alle mafie. Non tornano più alla società civile, ma sono dirottati ai ministeri e alle spese correnti, tramite aste pubbliche. Si tratta di una norma frettolosa e incoerente sotto il profilo giuridico. E' inefficiente dal punto di vista economico e amplia l'area di illegalità perché incentiva i mafiosi a cercare prestanomi in ambienti sempre più allargati. E i ricavi per lo Stato potrebbero essere davvero minimi. La logica sembra quella di sottrarre sequestri penali e misure di prevenzione al controllo del giudice.



    L’aggressione ai patrimoni mafiosi è sicuramente il percorso vincente per la lotta alla criminalità organizzata. Ma colpire le organizzazioni criminali nella loro principale ragione d’essere - i redditi e i patrimoni - suscita il loro interesse, nel tentativo di appropriarsene nuovamente tramite i curcuiti collusivi e di prestanomi di cui queste organizzazioni si servono.
    Questa considerazione, unita all’idea di restituire le risorse alla società civile a cui erano state tolte, ha per anni costituito la base della scelta di destinare alla comunità i beni sottratti alle mafie. Lo stesso ministero della Giustizia afferma: “In effetti la elevata concentrazione di beni oggetto dei sequestri e delle confische perché nelle disponibilità di appartenenti alle organizzazioni criminali nelle aree dell'Obiettivo 1 ha posto in evidenza come la sicurezza, intesa come condizione ed insieme effetto dello sviluppo economico e sociale, sia strettamente legata alla percezione sociale della effettiva pratica della legalità. In tal senso il valore anche simbolico dell'immediato uso sociale dei beni stessi, reso possibile dalla sistemazione dei loro elementi identificativi, diventa elemento cruciale nella affermazione di una nuova cultura libera da sudditanze rispetto alle ideologie criminali”. (1)
    Recenti interventi dell’esecutivo, per motivi di bilancio o per togliere giurisdizionalità al sequestro di beni in generale, hanno di fatto delegittimato l’impianto dell’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali faticosamente costruito.

    IL FONDO UNICO GIUSTIZIA

    Come si è arrivati al “Fondo unico giustizia”? E di che cosa si tratta?
    Il 27.10.2005 viene costituita Equitalia spa partecipata da Agenzia delle Entrate, cioè ministero dell’Economia, e altri. La società effettua la riscossione a livello nazionale di ogni forma di tributo, imposta, contributo: gestisce in regime privatistico fiumi di risorse finanziarie pubbliche. Il 28.4.2008 viene costituita Equitalia Giustizia spa, con Equitalia come socio unico. Gestisce in regime privatistico, fra l’altro, tutte le risorse afferenti al cosidetto “Fondo unico giustizia”: sono tutte le somme liquide o comunque investite sotto qualsiasi forma in prodotti bancari o finanziari sui quali è stato pronunciato un sequestro penale o per misure di prevenzione o che siano state sottoposte a confisca nei medesimi procedimenti,e addirittura le somme confiscate a società a seguito di provvedimenti giudiziari riguardanti le violazioni in materia di modelli organizzativi aziendali (responsabilità penale dell’impresa). Viene disposto che ciascun terzo delle risorse finanziarie intestate al “Fondo unico giustizia” vengano destinate al ministero dell’Interno, al ministero della Giustizia e all’entrata del bilancio dello Stato. (2)
    La nuova normativa impone alcune riflessioni.
    In primo luogo, appare formulata in maniera assai frettolosa tenuto conto non solo delle molte imprecisioni e improprietà nella terminologia adottata. In particolare, si rileva un’inconcepibile confusione nell’accostamento o accomunamento fra l’istituto del sequestro e quello della confisca. Il provvedimento di sequestro, sia esso per misure di prevenzione o penale, ha natura temporanea e conclude la sua vita solamente a seguito della pronuncia definitiva dell’autorità giudiziaria competente che vi ha dato luogo. La confisca invece, se coperta da giudicato, assume il carattere della definitività da cui consegue il diritto dell’Erario di appropriarsi del bene.
    Inoltre, il trasferimento delle disponibilità in sequestro al “Fondo unico giustizia” in costanza di sequestro determinerebbe una considerevole incoerenza giuridica, ancorché la norma preveda la possibilità di rimborso nel caso in cui il sequestro debba concludersi con la sua revoca. Ciò produrrà un ingente contenzioso con richieste di onerosi risarcimenti per il danno subito. Inoltre, la norma appare nettamente in contrasto con l’articolo 2 ter legge 575/65: l’amministratore giudiziario deve amministrare i beni in sequestro, ivi comprese le somme di disponibilità finanziarie, incrementandone il patrimonio e il loro rendimento. Tutto ciò non potrà avvenire se le disponibilità verranno sottratte alla gestione dell’amministratore giudiziario.
    La norma presenta anche profili di incostituzionalità. E infatti proprio per effetto della confusione concettuale e terminologica tra sequestro e confisca, al legislatore è sfuggito che, fino al provvedimento che in via definitiva disponga la confisca, il soggetto destinatario del sequestro penale o per misura di prevenzione, non è affatto espropriato dei beni ma solamente spossessato; è quindi in netto contrasto con l’articolo 42 della Costituzione la norma che azzera il diritto di proprietà al di fuori di un provvedimento giurisdizionale avente autorità di giudicato (la confisca definitiva) senza neppure la previsione dell’indennizzo.
    L’amministratore giudiziario molto spesso utilizza le disponibilità liquide ottenute con il sequestro e quelle derivanti dalla locazione degli immobili pure sotto sequestro, per provvedere a opere di manutenzione o per il pagamento delle tasse e imposte dovute, come Ici, Irpef, Imposta registro. Nel caso di trasferimento delle somme, le imposte rimarranno non pagate e gli immobili non vedranno crescere il loro valore patrimoniale per effetto della mancata manutenzione.
    Ancora più grave è la questione del trasferimento al “Fondo unico giustizia” delle disponibilità finanziarie relative ad aziende in piena attività. In questo caso, risulta di fatto impossibile mantenere in vita l’azienda, con danno per gli occupati e per il mercato privato di una parte dell’attività economica costituita dall’azienda in sequestro che, benché possa essere il frutto di illeciti arricchimenti, in prospettiva, esercitate tutte le attività di bonifica aziendale, potrà entrare di diritto nell’economia sana del territorio. L’applicazione della normativa porterà inevitabilmente al fallimento della società amministrata per insolvenza procurata dalla privazione delle proprie finanze. Nel migliore dei casi, ove il valore dei beni aziendali sia sufficiente a coprire il passivo, le aziende potranno essere poste in liquidazione. Ma sorge sempre il dubbio che, nel corso della fase liquidatoria, il “Fondo unico giustizia” possa pretendere che le somme rinvenienti dalla vendita dei beni e destinate al pagamento dei debiti, vengano trasferite anch’esse. Anche in questi casi l’eventualità che il sequestro venga revocato, cosa che si verifica non di rado, non potrà che arrecare grave danno al legittimo titolare dell’azienda, che nel frattempo sarà stata dichiarata fallita o avrà concluso la propria liquidazione.

    LA SOCIETÀ CIVILE PERDE TRE VOLTE

    L’esecutivo ha scelto di modificare la destinazione dei beni sottratti alle mafie, orientandoli ai ministeri e alle spese correnti, tramite aste pubbliche. ネ chiaro che gli stessi meccanismi con cui i mafiosi si aggiudicano appalti pubblici sono utilizzati anche in questi casi per riappropriarsi di “propri” beni sequestrati. Emergono alcune considerazioni da questa scelta di nuova destinazione di beni sequestrati o confiscati. In primo luogo, la comunità ha subito tre tipi di perdite sullo stesso bene: 1. sottrazione del bene alla economia legale, 2. costi di indagini - umani, materiali e di tempo - per recuperarlo e mantenerlo, 3. (con l’ultima scelta dell’Esecutivo) costi di nuove indagini per recuperare nuovamente tale bene. Quindi, abbandonare uno dei principi che aveva guidato il ritorno alla comunità dei beni sottratti ai mafiosi non sembra una scelta particolarmente efficiente né favorevole alla “rule of law”. In secondo luogo, questa scelta incentiva i mafiosi a cercare ulteriori prestanomi in ambienti (fisici o relazionali) sempre meno vicini a quelli originari del mafioso, i cui contatti usuali sono presumibilmente già stati individuati nelle indagini che hanno portato alla prima confisca o al primo sequestro: si favorisce così un ampliamento dell’area di illegalità. In terzo luogo, gli accordi illegali o gli atteggiamenti collusivi dei mafiosi con prestanomi fanno sì che la stessa asta non porti alla massimizzazione del ricavo per l’offerente, come è usuale nell’asta all’inglese, anzi si può facilmente prevedere che le offerte porteranno alla minimizzazione dell’esborso per i prestanome dei mafiosi. Ne segue che i ricavi per lo Stato potrebbero essere davvero minimi, prossimi ai prezzi di riserva, se questi sono stati posti, oppure a cifre quasi nulle in caso di prezzo di riserva pari a zero. Infine, questo supplemento di operazioni a parità di risorse degli organismi di contrasto non può che ridurne l’efficienza complessiva, a meno di un proporzionale aumento di produttività di tutti i pezzi della macchina repressiva alla stessa velocità con cui tali norme vengono introdotte; il che pare improbabile visto che fautore di tale miglioramento dovrebbe essere lo stesso esecutivo (inistero della Giustizia), che è responsabile della scadente gestione della macchina amministrativa della giustizia.
    Non è dunque comprensibile lo spirito con il quale il governo abbia affrontato l’argomento. C’è da ipotizzare che abbia voluto porre in essere il primo tassello per togliere giurisdizionalità ai sequestri penali o per misure di prevenzione, sottraendoli al controllo del giudice per porli invece sotto il controllo del governo medesimo.



    (1)Ministero della Giustizia: Giustizia.it - Progetto SIPPI – Sistema Informativo Prefetture e Procure dell'Italia Meridionale. Costituzione della Banca Dati dei beni sequestrati e confiscati.
    (2)Il ministero della Giustizia ha diramato le istruzioni operative per l’applicazione della riforma e indicazioni procedurali e organizzative relative a tutte le risorse che devono affluire al “Fondo unico giustizia”. Nelle stesse si fa riferimento alle somme che dovranno eventualmente essere restituite agli aventi diritto anche nel caso di revoca di sequestro: “La riforma normativa prevede che affluiscano a tale fondo, tra l’altro, le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione, che saranno gestiti e successivamente riversati agli aventi diritto o allo Stato dalla società Equitalia Giustizia”. Dunque, nel caso in cui il provvedimento di sequestro, dovesse concludersi nel merito con una revoca, Equitalia Giustizia dovrà farsi carico di restituire (sic!) agli aventi diritto le somme a suo tempo incamerate. Non è dato di sapere come e in che misura verranno restituiti anche gli interessi che ne sarebbero derivati e di cui non si può negare il diritto a riceverli da parte dei legittimi titolari, che tali sono in quanto affrancati da decreto coperto da giudicato definitivo.

    Foto: il capo dei Corleonesi, Toto Riina. Da internet


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  15. #15
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    Riferimento: Lega-lizzare il crimine?

    Ok, incaselliamo anche questa nell'elenco degli orrori italiani.
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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