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Discussione: Casi clinici

  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    16-05-2008
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    96

    Casi clinici

    ciao a tutti quelli che stanno per sostenere la seconda prova (o terza, a seconda dei casi) dell'eds! Ho pensato di aprire questo thread per poter provare a discutere assieme qualche caso clinico. Che ne pensate, volete cimentarvi?
    Questo è un primo caso:

    F. è una ragazza di 27 anni, vive con la famiglia d'origine, è iscritta alla facoltà di giurisprudenza ed ha insegnato matematica nella scuola media. Dichiara di aver vissuto negli ultimi tempi una serie di episodi negativi (morte di una amica per droga, di cui per altro F. non ha mai fatto uso; trasferimento di sede scolastica). Di fronte all'impossibilità di modificare la situazione, F. ha abbandonato il lavoro, si è allontanata dagli amici, isolandosi anche dalla sua famiglia. Rifiuta il cibo ed ha accusato molti disturbi fisici che secondo il medico non hanno una base organica. F. sente poche speranze per il futuro ed ha aspettative negative nei confronti di qualsiasi forma di aiuto.

    Il candidato dichiari quale modello teorico di riferimento adotta e indichi:

    o Le aree di indagine in cui ritiene necessario indagare per la formulazione di una diagnosi;

    o Le procedure e gli strumenti che ritiene più adatti a tal fine, specificandone le finalità;

    o Proponga almeno una ipotesi di intervento di aiuto

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di Rhesus
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    31-08-2006
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    Riferimento: Casi clinici

    io direi che (senza libro sotto mano) qui potrebbe esserci un DISTURBO ACUTO DA STRESS (per i traumi appena trascorsi)...
    l'umore potrebbe essere un pò DEPRESSO e questo l'avrebbe portata ad isolarsi, magari avendo anche vissuti di colpa, ed inappetenza (l'umore depresso potrebbe essere REATTIVO ai pregressi traumi, oppure potrebbe essere MAGGIORE essendosi esacerbato negli ultimi tempi...)
    si evidenziano anche vissuti IPOCONDRIACI (o meglio ISTERICI, perchè non tanto legati alla paura della malattia, ma alla sensazione della malattia stessa)...

    questo per l'IPOTESI diagnostica...
    il resto penso vada da sè...

    CHE DIO CE LA MANDI BUONA

  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di MERILUIS
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    17-09-2004
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    Riferimento: Casi clinici

    ma il disturbo acuto da stress dura massimo 4 settimane a seguito di un evento traumatico . e non c'è l'aspetto del rivivere il trauma con terrore, impotenza, ecc.
    io direi più un disturbo dell'umore, e somatizzazione per i sintomi fisici...non so bene però...

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di Rhesus
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    31-08-2006
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    Riferimento: Casi clinici

    infatti è un'IPOTESI...non sappiamo come lei viva la MORTE dell'amico (da specificare che andrebbe approfondito...)...è comunque un trauma grave...l'ACUTO può durare anche MINIMO 2 GIORNI...
    voi non indaghereste sull'evento e i relativi vissuti?

  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    16-05-2008
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    96

    Riferimento: Casi clinici

    Vi mando il mio svolgimento, si tratta solo di una bozza, andrebbe migliorato nella forma e probabilmente anche nei contenuti, ma cmq può essere utile per un confronto:

    F. é una ragazza di 27 anni, che vive con la famiglia di origine e studia giurisprudenza. Ha anche avuto un'esperienza lavorativa, come insegnante di matematica in una scuola media. La ragazza riferisce di aver vissuto nell'ultimo periodo due episodi negativi, a cui sembra ricollegare il proprio malessere: la perdita di un'amica per droga ed un trasferimento di sede scolastica.

    F. lamenta una evidente perdita di appetito ed una serie di disturbi fisici che sono stati giudicati dal suo medico come non aventi una base organica. In reazione alle situazioni vissute, ha lasciato il lavoro, si è isolata dagli amici e dalla famiglia e appare preoccupata per il proprio futuro, non riuscendo ad intravedere possibili soluzioni per modificare la sua condizione nè riuscendo a nutrire aspettative positive rispetto a qualsiasi forma d'aiuto.

    Per poter formulare una diagnosi sarebbe necessario, in una serie di colloqui, approfondire le conoscenze relative al caso, in particolare sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni sulla sintomatologia:

    -da quanto tempo si è manifestata?

    -Quali sono i sintomi fisici lamentati?

    -la ragazza ha vissuto episodi simili in passato?

    Approfondirei meglio anche le circostanze di insorgenza della sintomatologia e il tipo di domanda che la ragazza sta formulando (sembra più lamentare la natura fisica del suo malessere che non quella psicologica) unitamente al tipo di motivazione sottostante alla sua richiesta d'aiuto (è stata una sua esigenza quella di richiedere aiuto, o invece è stata spinta da altri (genitori, medico)?

    Sarebbe opportuno indagare anche la sfera affettiva. La ragazza infatti non accenna al suo stato d'animo, alla eventuale presenza di umore depresso o ad una significativa modificazione dello stesso rispetto allo stato premorboso.

    Prendererei in esame anche il funzionamento sociale e lavorativo della ragazza, cercando di analizzare le possibili ragioni del suo allontanamento dal lavoro e dalle relazioni con parenti e amici. A tal proposito approfondirei anche l'esame del sistema familiare (ruoli, confini, scambi comunicativi), cercando di comprendre le ragioni dell'allontanamento dallo stesso(com'è vista la famiglia? cm è il rapporto con i genitori? come mai non sembra aver ricercato il loro sostegno?)

    Cercherai anche di raccogliere informazioni sull'immagine che la ragazza ha di sè: la percezione di sè è stata modificata in seguito all'esperienza subita? qual'è il livello di autostima, le strategie difensive, le risorse interne per far fronte al trauma vissuto?

    Ad una prima e provvisoria analisi il quadro clinico presentato dalla paziente potrebbe essere descritto come una reazione al lutto dell'amica, intensificata dal trasferimento. Come parte della loro reazione alla perdita, alcuni soggetti, infatti, si presentano con i sintomi caratteristici di un Episodio Depressivo Maggiore (per es., sentimenti di tristezza e sintomi associati come insonnia, scarso appetito, e perdita di peso). Per confermare questa diagnosi, è opportuno sapere se la sintomatologia (che va approfondita) è presente o meno da più di due mesi dopo la perdita. Potrebbe essere consigliabile una terapia ad orientamento psicodinamico (gli obiettivi non li ho messi, vabbè è solo una bozza).

    che ne pensate?? non ho accennato alla possibilità di un disturbo somatoforme, perchè in verità non ci avevo pensato. Effettivamente la ragazza lamenta sintomi fisici, e quindi potrebbe essere corretto, ma non sappiamo quali (stanchezza, insonnia? o sintomi diversi?).Aspetto pareri!
    se avete altri casi da proporre, li postate? così ci confrontiamo!
    Ultima modifica di gingerina81 : 23-01-2009 alle ore 23.49.11

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di Rhesus
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    31-08-2006
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    Riferimento: Casi clinici

    bravissima....

    cmq credo che la parola chiave del resoconto clinico sia il LUTTO

  7. #7
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    16-05-2008
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    Riferimento: Casi clinici

    Traccia I
    Michele. 28 anni, si rivolge al Centro di Salute Mentale chiedendo di uno psicologo; è accompagnato da una sorella
    maggiore, preoccupata dell'intenzione da lui manifestata di lasciare il lavoro.
    Durante il colloquio (la sorella lo aspetta, su suo invito, in sala d'attesa) appare teso, piuttosto reticente nel parlare di
    sé e sospettoso.
    E' stato assunto a lavorare da qualche mese nell'Arma dei Carabinieri e si sente molto angosciato nel portare la
    Pistola. Egli racconta che è stato il padre 85enne ad averlo spinto ad intraprendere la carriera militare per la quale si è
    dovuto trasferire in un'altra città. In seguito ad una crisi d'ansia molto forte, gli sono stati dati alcuni giorni di riposo;
    adesso e a casa in malattia.
    In precedenza aveva fatto vari lavori precari, terminati perché subentravano incomprensioni con il datore di lavoro.
    Spesso si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato per qualcosa.
    Da sempre fa vari gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del gas e si sente costretto a
    ripetere tra sé e sé frasi riguardanti la combinazione tra numeri e oggetti.
    Orfano di madre dall'età di 4 anni, è stato cresciuto dalle sorelle maggiori. Ha un corso di studi regolare, ha poche
    amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue ansie e i comportamenti ripetitivi: egli infatti, teme che essi
    potrebbero essere ritenuti strani. Nonostante ciò, egli non può fare a meno di eseguirli.
    Il/la candidato/a illustri sinteticamente:
    1 )Quale/i ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli aspetti del funzionamento
    psichico e relazionale della persona;
    2) Come procederebbe nella consultazione indicando quali altri dati sarebbero necessari per:
    a) avvalorare l'ipotesi diagnostica;
    b) disporre di elementi utili ad avanzare ulteriori ipotesi di diagnosi differenziale.
    3) di quali strumenti diagnostici intenderebbe avvalersi per raccogliere i dati di cui al punto 2);
    4) quali possibili indicazioni di intervento fornirebbe, specificando:
    a) se sia necessario ricorrere ad un trattamento psicoterapeutico ed eventualmente, di quale tipo;
    b) la metodologia e gli obiettivi dell'intervento ritenuto più idoneo.
    5) Le eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.

    Vi posto un nuovo caso, con la speranza che ci sia qualcuno che abbia voglia e tempo per confrontarsi.
    Ultima modifica di gingerina81 : 24-01-2009 alle ore 14.51.25

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di Rhesus
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    Riferimento: Casi clinici

    oddio.....io sto ancora pensando al caso di prima!!!!!!!!..........

  9. #9
    Partecipante Affezionato L'avatar di amestri7
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    Riferimento: Casi clinici

    caspiterina...ci provo...
    Michele al primo colloquio mostra scarsa motivazione (è spinto dalla sorella, è reticente e sospettoso)
    Inoltre ha avuto difficoltà nel rapporto con i datori di lavoro e, in generale, mostra difficoltà nell'inserimento lavorativo e nelle relazioni con gli altri, ha pochi amici, teme il giudizio altrui, si sente inadeguato.
    Ipotizzerei un DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITA', poichè l'utente teme le attività che implicano il contatto con gli altri per paura di essere criticato, umiliato o rifiutato.
    Inoltre è possibile ipotizzare anche un DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO a causa dei gesti rituali che l'utente mette in atto; Michele si rende conto che i suoi comportamenti ripetitivi possano sembrare "bizzarri" agli occhi degli altri (infatti cerca di nasconderli alla fidanzata).
    Indagherei attraverso ulteriori colloqui diversi aspetti:
    -contesto familiare (rapporto con le sorelle che hanno sostituito il ruolo materno, rapporto con il padre e le aspettative che questi nutre nei confronti del figlio, i ruoli etc..)
    -la gravità della compromissione delle relazioni sociali ed affettive
    -il rapporto con la fidanzata
    -quanto interferiscono i rituali messi in atto nella vita quotidiana dell'utente
    -se sono presenti nell'utente forme di perfezionismo

    somministrerei MMPI-2 e rorschach per indagare la personalità di Michele, il grado di intrusione delle idee ossessive e delle compulsioni messe in atto e di compromissione delle relazioni affettive e della vita sociale

    chi di voi mi dà una mano a completare?? INTERVENTO TERAPEUTICO CHE POSSA ANDARE BENE PER ENTRAMBI I DISTURBI?
    hO DETTO QUALCHE CAVOLATA???

  10. #10
    Partecipante Affezionato L'avatar di amestri7
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    Riferimento: Casi clinici


  11. #11
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    Riferimento: Casi clinici

    Citazione Originalmente inviato da amestri7 Visualizza messaggio
    Vi mando il mio tentativo di svolgimento:
    Michele, un ragazzo di 28 anni si rivolge al centro di salute mentale chiedendo di uno psicologo. é accompagnato dalla sorella maggiore e appare teso, reticente a parlare di sè e sopsettoso. Lavora da qualche mese presso l'arma dei carabinieri, una scelta questa verso la quale è stato indirizzato dal padre di 85 anni e che ha comportato il trasferimento presso un'altra città. Riferisce di sentirsi a disagio e di provare angoscia nel portare la pistola. Attualmente è a casa in malattia dopo avere avuto una crisi d'ansia molto forte. In passato aveva svolto diversi lavori precari, terminati per via di incomprensioni coi datori di lavoro. Racconta di sentirsi a disagio nelle relazioni sociali per timore di essere rimproverato per qualcosa e riferisce che da sempre si sente costretto a fare gesti rituali, riguardanti il chiudere le porte, le manopole del gas o il ripetere fra sè e sè combinazioni di numeri e oggetti. Orfano di madre dall'età di 4 anni, è stato cresciuto dalle sorelle maggiori, ha avuto un corso di studi regolare e adesso ha poche amicizie ed una fidanzata a cui teme di raccontare le sue ansie e i comportamenti ripetitivi per timore che siano ritenuti strani.

    si potrebbe ipotizzare, in base ai criteri diagnostici del dsm-IV tr un disturbo ossessivo- compulsivo. Sono presenti difatti nel comportamento del ragazzo diverse compulsioni, quali il controllo delle porte, delle manopole del gas e il ripetere numeri o liste di oggetti, che sono riconosciute come strane, inadeguate, egodistoniche (come dimostrato dal timore di parlarne con la fidanzata per paura che siano giudicate bizzarre) e che creano notevole disagio, interferendo con le normali attività del soggetto ( si potrebbe ipotizzare che la crisi d'ansia provata sul posto del lavoro sia una conseguenza diretta di un tentativo di resistere alle compulsioni). Tuttavia ci sarebbero anche altri aspetti da considerare nel porre una diagnosi. Il ragazzo, infatti, riferisce di sentirsi a disagio nei rapporti sociali per timore di essere rimproverato per qualcosa, un elemento questo che farebbe pensare tanto ad una fobia sociale quanto ad un disturbo evitante di personalità e che andrebbe approfondito

    Per poter porre una diagnosi certa sarebbe necessario accrescere la conoscenza del caso, mediante ulteriori colloqui, volti a:
    -indagare la sintomatologia: in particolare sarebbe utile sapere da quanto tempo è presente, quali sono state le circostanze di insorgenza, se ci sono stati altri episodi simili in precedenza. A tal proposito sarebbe importante anche analizzare la domanda posta dall'utente, in particolare sarebbe opportuno approfondire le motivazioni sottostanti alla richiesta d'aiuto. Sembrerebbe, infatti, che il ragazzo pur vivendo un forte disagio, non abbia scelto da sè di richiedere aiuto, ma che sia stato spinto a far ciò dalla sorella maggiore, che lo ha accompagnato al colloquio, in quanto preoccupata per la sua decisione di lasciare il lavoro. A tal proposito sarebbe utile capire qual'è la reale domanda posta dal soggetto, se anche lui, come la sorella, pone in primo piano il problema relativo all'abbandono del lavoro, o se invece si sia rivolto allo psicologo per provare a risolvere un disagio più profondo.
    - esplorare il contesto familiare (composizione, ruoli, confini, modalità comunicative): dal racconto fornito dal paziente si potrebbe ipotizzare un sistema chiuso verso l'esterno in cui è difficile la differenziazone e l'autonomia. Il ragazzo riferisce a tal proposito di essre stato spinto dal padre a scegliere la sua attività lavorativa e anche la scelta di richiedere aiuto sembrerebbe motivata dalla preoccupazione della sorella. Ha perso la madre quando aveva 4 anni ed è presente una grande differenza d'età tra padre e figlio. Cercherei quindi di conoscere quali sono i vissuti, i sentimenti e i pensieri del ragazzo in merito e come ha gestito nel tempo questa situazione.
    - analizzare il funzionamento dell'IO, la relazione con la realtà, gli stili difensivi impiegati dal soggetto: le compulsioni possono essere considerate come il segno della presenza di un conflitto inconscio nel soggetto tra pulsioni contrastanti e che andrebbe indagato. Cosa accadrebbe nell'ideazione del ragazzo se quei rituali non fossero messi in atto? da cosa sta tentando di difendersi?esplorare i termini del conflitto e le pulsioni inaccettate sottostanti.
    Si potrebbe inoltre considerare la possibilità di somministrare durante i colloqui, dei test psicodiagnostici, come il test di personalità MMPI-2 che permetterebbe di evidenziare eventuali aree disfunzionali che potrebbero avvalorare o meno la nostra ipotesi diagnostica e cmq inserirla all'interno di un più chiaro inquadramento psicodiagnostico.
    Qualora nel corso dei colloqui, fosse confermata l'ipotesi di disturbo ossessivo-comuplsivo,potrebbe essere indicata una treapia individuale a orientamento psicodinamico con l'obiettivo di favorire la rielaborazione dei termini del conflitto e una migliore canalizzazione e gestione della pulsionalità inaccettata.


    Che ne pensate? amestri come ipotesi diagnostiche ci siamo... per il trattamento ho messo orientamento psicodinamico, che credo possa andar bene in tutti e due i casi

  12. #12
    Partecipante Affezionato L'avatar di amestri7
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    Riferimento: Casi clinici

    brava gingerina, lo hai svolto bene....io ho giusto scritto due parole "tra di noi" per verificare un pò il procedimento e il ragionamento...vedo che, in linea di massima, c'ho azzeccato...per quanto riguarda il trattamento sono d'accordo con te, in questo caso è meglio in modo generico e che possa andare bene in entrambi i casi...

    Hai altro da proporre???

    Ragazzi, su, partecipate alle discussioni, l'esame dobbiamo farlo tutti, non basta solo leggere, date il vostro contributo!

  13. #13
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    Ne posto un altro, sperando in una maggiore partecipazione:
    CASO ADULTI

    Una giovane di 25 anni, prossima alla laurea, chiede una consultazione psicologica. Da qualche tempo non riesce a dormire bene, è molto ansiosa e, soprattutto in situazioni di affollamento, ha crisi di sudorazione e tachicardia e senso di soffocamento. Questo la preoccupa molto perché, dopo la laurea, si era indirizzata verso un master all’estero con buone prospettive che si concludesse con un’ottima opportunità lavorativa. Dice di essere libera sentimentalmente perché ha concluso senza apparente sofferenza un rapporto affettivo iniziato quando aveva 18 anni. Racconta diffusamente che il clima sereno che era sempre esistito all’interno del nucleo familiare sembra essersi “spezzato”. Padre e madre discutono sempre più spesso e, dopo le liti, la madre, casalinga, passa la giornata a letto, lasciando alla figlia i lavori domestici, mentre il padre si rinchiude nel mutismo e si trattiene sempre più al lavoro. La giovane è anche molto preoccupata per il fratello di 17 anni, che ha iniziato a rincasare tardi e rischia di essere bocciato. Il candidato decida a quali aree problematiche il colloquio clinico deve porre attenzione, se è opportuno allargare l’indagine ad altri componenti del nucleo familiare e quali strumenti diagnostici userebbe per approfondire la conoscenza del caso.

    Come lo svolgereste?

  14. #14
    Partecipante Affezionato L'avatar di gingerina81
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    Riferimento: Casi clinici

    Vi butto giù le idee generali che la lettura di questo ultimo caso mi ha suscitato...
    Sembrerebbe un disturbo d'ansia, la cui specificazione richiede ulteriori indagini; in particolare indagherei meglio la sintomatologia provata in occasione delle "crisi" per poter stabilire se trattasi di disturbo da attacchi di panico con agorafobia o di agorafobia senza anamnesi di attacchi di panico (se non erro il dsm specifica in quest'ultimo caso la presenza di una sintomatologia simil panico, ma che non soddisfa pienamente i criteri per l'attcacco). Credo che il nodo centrale o fattore scatenante da approfondire sia rintracciabile nella rottura del clima familiare sereno e sulle conseguenze che questo ha avuto sulla scelta della ragazza di partire per il master all'estero; un conflitto, direi, tra dipendenza e autonomia.... approfondirei la rottura della relazione sentimentale, la ragazza, infatti, dice di non aver sofferto a dispetto del fatto che si trattava di una storia lunga. E poi sembra che la ragazza abbia su di sè tutti gli oneri della famiglia, gestire la casa e preoccuparsi per il fratello... come vive questa situazione? tra gli strumenti diagnostici opterei per l'mmpi-2, credo che vada bene per avere un quadro più approfondito della personalità della ragazza. Opterei per una terapia a orientamento psicodinamico (individuale) e qualora la famiglia fosse disponibile si potrebbe pensare anche ad un trattamento sistemico

    Che ne dite??

  15. #15
    Partecipante Affezionato L'avatar di amestri7
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    Citazione Originalmente inviato da gingerina81 Visualizza messaggio
    Vi butto giù le idee generali che la lettura di questo ultimo caso mi ha suscitato...
    Sembrerebbe un disturbo d'ansia, la cui specificazione richiede ulteriori indagini; in particolare indagherei meglio la sintomatologia provata in occasione delle "crisi" per poter stabilire se trattasi di disturbo da attacchi di panico con agorafobia o di agorafobia senza anamnesi di attacchi di panico (se non erro il dsm specifica in quest'ultimo caso la presenza di una sintomatologia simil panico, ma che non soddisfa pienamente i criteri per l'attcacco). Credo che il nodo centrale o fattore scatenante da approfondire sia rintracciabile nella rottura del clima familiare sereno e sulle conseguenze che questo ha avuto sulla scelta della ragazza di partire per il master all'estero; un conflitto, direi, tra dipendenza e autonomia.... approfondirei la rottura della relazione sentimentale, la ragazza, infatti, dice di non aver sofferto a dispetto del fatto che si trattava di una storia lunga. E poi sembra che la ragazza abbia su di sè tutti gli oneri della famiglia, gestire la casa e preoccuparsi per il fratello... come vive questa situazione? tra gli strumenti diagnostici opterei per l'mmpi-2, credo che vada bene per avere un quadro più approfondito della personalità della ragazza. Opterei per una terapia a orientamento psicodinamico (individuale) e qualora la famiglia fosse disponibile si potrebbe pensare anche ad un trattamento sistemico

    Che ne dite??
    sono d'accordo con tutto quello che hai detto, non credo ci sia da aggiungere altro, ma credo che sia fondamentale cercare di coinvolgere la famiglia, non la terrei come seconda opzione...infatti credo che la problematica descritta sia derivata soprattutto dalla situazione familiare infelice...che ne pensi???
    Cmq come hai svolto il caso va più che bene

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