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  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di zaffiro89
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    Guerra in Palestina: ci risiamo

    Mi sembra opportuno aprire una discussione circa questo argomento. Nel forum si discute di tutto ma di un evento così importante non c'è traccia. Allora anche io posso fare la mia parte. Che ne pensate? Ovviamente non parlo di " da che parte state" perchè è palese che non ci sono parti giuste e parti sbagliate. Ci sono morti e civili. Io sono dalla parte della pace e libertà, anche se ovvio in queste circostanze sembra semplicistico. Penso " ma l'ONU dov'è???? Chi dovrebbe tutelare la pace????? Perchè l'America ( e anche noi!) interveniamo solo se ci sono interessi economici e possiamo "mangiarci" sopra mentre per questioni umanitarie rimaniamo a guardare genocidi???
    Dite la vostra.

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di terry77dgl
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    mi hai anticipata Zaffiro, comunque grazie!

    Per come la vedo io, i media ci trasmettono di tutto e, almeno di primo acchitto, hanno messo in evidenza l'offensiva di Hamas, improvvisa, su Israele, ma vorrei capire meglio, da profana, cosa c'è sotto...spero ci sia qualcuno più informato di me che possa rispondere....

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di semplificatore
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    Citazione Originalmente inviato da terry77dgl Visualizza messaggio
    mi hai anticipata Zaffiro, comunque grazie!

    Per come la vedo io, i media ci trasmettono di tutto e, almeno di primo acchitto, hanno messo in evidenza l'offensiva di Hamas, improvvisa, su Israele, ma vorrei capire meglio, da profana, cosa c'è sotto...spero ci sia qualcuno più informato di me che possa rispondere....
    Posto che questa volta (se ha ancora senso parlare di questa volta) Hamas avrebbe "cominciato per primo" sparando un razzo...ebbene Israle ha reagita in maniera molto molto aggressiva e soprattutto con IMMEDIATO dispiegamento di grandi mezzi.
    Hanno anche cannoneggiato una moschea con i fedeli dentro che stavano pregando, ammazzandone decine.

    I media, servi e schiavi dei più forti, hanno enfatizzato il primo razzo, mentre mi accorgo che si limitano ad elencare senza alcuna sottolineatura le morti civili che gli attacchi di Israle stanno provocando.

    Qualcosa sotto c'è per forza.
    Non so bene cosa sia ma c'è perchè il trattamento è troppo diverso.

    In prima analisi e molto semplicemente la lobby ebraica internazionale è politicamente e mediaticamente molto più forte di quella filo palestinese.
    Aggiungo che tutto questo sta accadendo subito dopo che Bush è andato in scadenza, come anche l'attentato a Mumbai in India di due mesi fa...

    Volendo prescindere poi dal cercare una ragione precisa dico due cose:
    1) se fossero stati gli arabi ad attaccare col famoso razzo (probabilmente uno dei due di Afrodite A di cui dispone Hamas) una sinagoga piena di civili a quest'ora tutti i Brunovespa del mondo avrebbero gridato ad Al qaeda, al ritorno dell'undici settembre, a i terroristi sono tanti e tutti fra noi in tutte le città tutti i minuti, aiuto aiuto dagli al marocchino.

    2) qualcuno mi vuole spiegare perchèccazzo (perchèeccazzo è una parola sola) nel 2009 in quella striscia di terra minuscola ancora si fa una guerra sanguinosa di territorio??? Ma una confederezione, un qualcosa di diplomatico politico....niente? Mio padre 86enne ricorda quando la palestina fu invasa...ok, non stiamo a rivangare...ma ora basta!!! Solo col turismo farebbero affari d'oro...chi vuole che continui tutto ciò?

    ho detto
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di terry77dgl
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    non avevo pensato alla coincidenza di Bush che adesso va via dando il mandato ad Obama...potrebbe esserci un nesso, come dice semplificatore?
    Bush ha detto che ovviamente appoggia Israele e condanna Hamas...
    Obama non si pronuncia ancora...

    Ma cosa c'è davvero sotto?

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di Tania1979
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    in poche parole hamas vanno contro gli israeliani,quindi dopo che hanno attaccato hanno detto "basta fermiamoci?" molto comoda e furba la cosa

    è anche vero che non è giusto che vadano in mezzo persone che non c entrano nulla:che si ammazzassero solo tra loro guerrieri
    senza coinvolgere gli altri


    ho letto su wikipedia che hamas
    Fondata da Ahmad Yasin, Abdel Aziz al-Rantissi e Mohammad Taha nel 1987 come appendice dei Fratelli Musulmani nella creazione di uno Stato islamico in Palestina effettuava inizialmente attentati suicidi contro civili ed esercito israeliano[2]. Hamas gestisce anche ampi programmi sociali, e ha guadagnato popolarità nella società palestinese con l'istituzione di ospedali, sistemi di istruzione, biblioteche e altri servizi in tutta la Cisgiordania e Striscia di Gaza.[3]
    Lo Statuto di Hamas richiede la distruzione delle Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La stessa carta dichiara che "Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad" [4] [5]

    L'ala politica di Hamas ha vinto numerose elezioni amministrative locali in Gaza, Qalqilya, e Nablus. Nel gennaio 2006, Hamas con una vittoria a sorpresa alle elezioni parlamentari palestinesi, ottenne 76 dei 132 seggi della camera, mentre al-Fatah ne ottenne solo 43.[6]

    A seguito della Battaglia di Gaza (2007) i funzionari eletti di Hamas sono stati allontanati dalle loro posizioni dall'Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania, e i loro posti sono stati sostituiti dai rivali di Fatah e da membri indipendenti; molti palestinesi e altri esperti considerano questa mossa illegale.[7][8] Il 18 giugno 2007, il Presidente palestinese Mahmoud Abbas (Fatah) ha emesso un decreto che mette fuorilegge le milizie di Hamas.[9]

    Hamas è elencata tra le organizzazioni terroristiche dal Canada,[10]Unione Europea,[11][12][13][14] Israele,[15] Giappone,[16] e Stati Uniti,[17] e è bandita dalla Giordania.[18] Australia[19] e Regno Unito[20] elencando solo l'ala militare di Hamas, le Brigate Izz ad-Din al-Qassam, come organizzazione terroristica. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno effettuato misure contro Hamas a livello internazionale.[11][21]

    Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti il gruppo ottiene finanziamenti da Arabia Saudita, Iran, espatriati palestinesi e benefattori privati.[17]

    Posizioni riguardo Israele [modifica]

    Nello statuto si afferma che la Palestina non potrà essere ceduta, anche per un solo pezzo poiché essa appartiene all'Islam fino al giorno del giudizio.

    « Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un bene inalienabile (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio? Questa è la regola nella legge islamica (shari'a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio. (Articolo 11 dello statuto) »


    Inoltre esprime un odio verso gli ebrei in quanto tali, derivato da alcune tradizioni attribuite a Maometto.

    « [...]Il Profeta – le benedizioni e la salvezza di Allah siano su di Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: 'O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei”. (Articolo 7) »

  6. #6
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    per qualche motivo, il sistema si rifiuta di pubblicare un mio commento lungo a favore di Hamas...

    Buona vita lo stesso

    Guglielmo
    Ultima modifica di willy61 : 08-01-2009 alle ore 16.01.51
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  7. #7
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    per qualche motivo, il sistema si rifiuta di pubblicare un mio commento lungo a favore di Hamas...

    Buona vita lo stesso

    Guglielmo
    Non è il sistema ... è "IL SISTEMA"....maiuscolo, quasi nome proprio ma sinistramente impersonale....
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
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  8. #8
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    provo a "bucare" le difese del "Sistema"...

    Zaffiro ha aperto la discussione con questo post:
    Mi sembra opportuno aprire una discussione circa questo argomento. Nel forum si discute di tutto ma di un evento così importante non c'è traccia. Allora anche io posso fare la mia parte. Che ne pensate? Ovviamente non parlo di " da che parte state" perchè è palese che non ci sono parti giuste e parti sbagliate. Ci sono morti e civili. Io sono dalla parte della pace e libertà, anche se ovvio in queste circostanze sembra semplicistico. Penso " ma l'ONU dov'è???? Chi dovrebbe tutelare la pace????? Perchè l'America ( e anche noi!) interveniamo solo se ci sono interessi economici e possiamo "mangiarci" sopra mentre per questioni umanitarie rimaniamo a guardare genocidi???
    Dite la vostra.
    E io non riesco proprio ad essere d'accordo.

    Come si fa a "non prendere posizione"? Come si fa a non schierarsi? Vorrebbe dire che non ci sono né aggrediti né aggressori, che entrambe le parti sono stupide, o maligne. Che i bambini morti non sono morti, sono solo cifre su un foglio.

    Lascio stare la storia dal 1947 ad oggi. Riporto solo alcune cosette:

    Un medico norvegese (la fonte è l'Agenzia Informativa Palestinese Infopal, per cui è "di parte", ma non me ne frega un piffero) dichiara:
    "Non sono in grado di dire se gli israeliani stanno usando armi al fosforo bianco o all'uranio impoverito, ma stanno sicuramente 'sperimentando' sulla popolazione di Gaza nuovi ordigni chiamati
    Dime (Dense inerte metal explosive); si tratta di esplosivi di grande e controllata potenza che causano amputazioni e danni letali per chiunque venga colpito nel raggio di 10 metri": raggiunto dalla MISNA a Gaza nell'ospedale di Shifa, il principale della città, il professor Mads Gilbert, medico norvegese e membro della organizzazione umanitaria Norwac, parla di persone che vengono portate a pezzi in ospedale, letteralmente tagliate in parti, e di conseguenze di lunga durata sui sopravvissuti. "Su questi strumenti di guerra non ci sono ancora sufficienti ricerche - aggiunge - sappiamo però che chi sopravvive ha molte probabilità di contrarre un tumore ed è comunque destinato ad una vita da disabile".
    Le ipotesi di Gilbert, sono formulate sulla base di altre esperienze di guerra, di quella del Libano in particolare dove, nel 2006, gli israeliani vennero accusati di utilizzare proprio esplosivo 'Dime' e fosforo bianco come da loro stessi ammesso in seguito. "Non abbiamo un laboratorio dove poter analizzare campioni -aggiunge il medico norvegese - ma parlo a ragion veduta sulla base dei corpi senza vita e dei feriti che continuano ad affollare questo ospedale. Ci sono corpi fatti a pezzi le cui ferite non sono state sicuramente causate da armi convenzionali, ci sono altri corpi che arrivano completamente bruciati, con gli organi interni decomposti".
    Una tragedia umanitaria, sottolinea Gilbert, che colpisce indiscriminatamente tutti senza distinzione di sesso, di età, di occupazione: "Gran parte dei feriti che stiamo trattando ha subito gravi amputazioni; tutto quello che sta avvenendo a Gaza va contro ogni regola del diritto internazionale. Sento parlare di guerra ad Hamas, ma i miei occhi vedono solo bombardamenti sistematici contro la popolazione civile anche con armi vietate dalla comunità internazionale".
    Il premio Nobel per la Pace, Mairead Maguire, ha scritto al Segretario-generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, e al Presidente dell'Assemblea-generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto, aggiungendo la propria voce agli appelli di giuristi internazionali, organizzazioni per i diritti umani, individui, ecc., affinché l'Assemblea generale dell'Onu consideri seriamente la creazione di un Tribunale Criminale internazionale per Israele (ICTI) a seguito delle atrocità israeliane in corso contro il popolo di Gaza e del resto della Palestina.

    Il Tribunale Criminale internazionale può essere istituito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite come "organo sussidiario" in ottemperanza all'art. 22 della Carta dell'Onu.

    L'Art. 22 della Carta Onu afferma che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite può stabilire tali organi sussidiari quando lo ritiene necessario per l'espletamento delle sue funzioni. Lo scopo del Tribunale Criminale sarebbe quello di indagare e perseguire sospetti criminali di guerra israeliani per danni contro il popolo palestinese.

    Maguire ha affermato:

    "Nel novembre 2008 visitai Gaza e rimasi scioccata dalla sofferenza della popolazione di Gaza sotto 'assedio' da oltre due anni. Questa punizione collettiva da parte del governo israeliano ha condotto a una grave crisi umanitaria. La punizione collettiva contro una comunità civili, da parte del governo israeliano, viola la Convenzione di Ginevra, è illegale, è un crimine di guerra e un crimine contro l'umanità.

    Invece di proteggere la comunità civile di Gaza e alleviare la sua sofferenza sollevando l'assedio, da dieci giorni (la lettera è del 4 gennaio, ndr), l'esercito israeliano esegue bombardamenti di cielo e mare contro i civili disarmati. Lanciare bombe israeliane contro civili disarmati, molti dei quali donne e bambini, distruggere moschee, ospedali e case, e devastare le infrastrutture di Gaza è illegale e costituisce crimini di guerra. I morti del popolo di Gaza sono ora oltre 600 (680, ndr) con oltre 2.500 feriti (3100, ndr), molti dei quali donne e bambini. Le infrastrutture di Gaza sono state distrutte e la popolazione è tagliata fuori dal mondo – compresi i giornalisti, gli osservatori e gli attivisti umanitari, tutti chiusi fuori da Gaza e impossibilitati a entrare ad aiutare la popolazione.

    L'Onu deve sostenere il rispetto dei diritti umani e della giustizia nei confronti del popolo palestinese, prendendo in seria considerazione l'istituzione di un Tribunale Criminale internazionale per Israele, così che il governo israeliano sia ritenuto responsabile di crimini di guerra".
    Mairead Maguire (Nobel Peace Laureate) the_PEACE_PEOPLE

    E citiamo Uri Avnery, che a 15 anni è stato membro dell’Irgun, l’organizzazione terroristica di Menachem Begin, che ha combattuto nelle unità d’élite dell’esercito israeliano durante la guerra del 1948, ferito due volte e decorato, che è stato militante dell’ala reazionaria (revisionista) del Sionismo, per poi rendersi conto molto in fretta che era tutta una schifezza e diventare uno dei più lucidi critici della politica sionista.

    Ecco cosa dice Avnery rispetto alla cosiddetta “rottura della tregua” da parte di Hamas:

    “Per la verità, il cessate il fuoco non è stato interrotto, poiché non vi è stato nessun vero cessate il fuoco. Il principale requisito di qualsiasi cessate il fuoco nella Striscia di Gaza deve essere l'apertura dei valichi di confine. Non può esserci vita a Gaza senza un flusso costante di rifornimenti. Ma i valichi non sono mai stati aperti, eccetto che per poche ore di quando in quando.

    L'embargo aereo, marittimo e terrestre imposto a un milione e mezzo di esseri umani è un atto di guerra, così come qualsiasi bombardamento o lancio di razzi. Paralizza la vita nella Striscia di Gaza: eliminando le principali fonti di impiego, spingendo centinaia di migliaia di persone sull'orlo della fame, impedendo alla maggior parte degli ospedali di funzionare, interrompendo la fornitura di elettricità e di acqua.

    Coloro che hanno deciso di chiudere i valichi - con qualsiasi pretesto - sapevano che non ci poteva essere un reale cessate il fuoco in quelle condizioni.

    Questo è il punto principale. Poi sono giunte le piccole provocazioni volte a spingere Hamas a reagire. Dopo diversi mesi, durante i quali non era stato lanciato quasi nessun razzo Qassam, un’unità militare israeliana è stata inviata nella Striscia ‘al fine di distruggere un tunnel giunto in prossimità della recinzione di confine’.

    Da un punto di vista puramente militare, sarebbe stato più sensato tendere un’imboscata dal nostro lato del confine. Ma l’obiettivo era trovare un pretesto per porre fine al cessate il fuoco, in una maniera che rendesse plausibile dare la colpa ai Palestinesi. E infatti, dopo molte di queste piccole azioni, in cui sono stati uccisi combattenti di Hamas, il gruppo islamico ha risposto con un massiccio lancio di razzi, e - guardate un po’ - il cessate il fuoco è terminato. Tutti hanno accusato Hamas.”
    E tutti continuano a farlo, politici e pennivendoli italiani in prima fila, in fraterno abbraccio bipartisan.

    E intanto su Gaza piove fosforo o uranio impoverito. Piove morte, questo è certo.

    E parlano di “Diritti Umani”! Ipocriti!

    Aveva ragione Chomsky a dire che le atomiche israeliane sono politicamente puntate contro l’America e l’Occidente in modo ricattatorio: “Sostenetemi in tutto o io posso agire in modo sconsiderato contro i miei nemici”. E ricordo che non è un atteggiamento nuovo, ma una costante: negli anni Cinquanta il premier israeliano Moshe Sharett era preoccupato perché il proprio ministro della difesa Pinhas Lavon “predicava costantemente atti di follia” o “la furia cieca” nel caso in cui Israele fosse stato offeso.

    Insomma, Israele rischia di diventare una bomba atomica vagante. Che altro significa la dichiarazione di Martin Van Creveld, professore di storia militare presso l’Università Ebraica di Gerusalemme:
    “Possediamo centinaia di testate atomiche e di missili e possiamo lanciarli in ogni direzione, ad esempio persino a Roma. La maggior parte delle capitali europee sono obiettivi delle nostre forze aeree [...]. Abbiamo la possibilità di trascinare giù il mondo insieme a noi. E posso assicurarvi che questo accadrà prima che Israele affondi.”
    (Elsevier, 2002, (17), p. 52-53, 27 aprile 2002).


    Buona vita

    Guglielmo
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  9. #9
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    Bravo Willy.
    Anzi no :-) perchè dopo che ti ho letto mi sono incazzato col mondo.

    Comunque ieri in tv, non ricordo quale rimediato opinionista pagatissimo, ha iniziato a dire che in qualche maniera un corresponsabile è l'Iran.
    Che non c'entra nulla con l'attuale occupazione, ma che gli americani vogliono bombardare da credo 3 anni per i soliti motivi finti di terrorismo internazionale "prefabbricato" ad arte.
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  10. #10
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    x Molcalevi: come diceva il Conte Mascetti: " ...Un no capit'un cazzo!".....
    Se sei contro: così non sei credibile
    Se sei pro: così non sei credibile
    Se sei medio: così non sei credibile.
    Tu dirai: "ma tu ti fai chiamare Semplificatore e hai James Bond nell'avatar"
    Ti rispondo: Certo, ma vuoi mettere che classe ed eleganza?
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
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  11. #11
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa)

    Gaza : L’esercito israeliano non presta soccorso ai feriti palestinesi, il CICR chiede d’urgenza l’accesso a questi ultimi.

    Nel pomeriggio del sette gennaio quattro ambulanze della croce rossa palestinese assieme al comitato internazionale della croce rossa (CICR) sono riuscite ad ottenere per la prima volta accesso alle numerose case colpite dai bombardamenti israeliani nel quartiere di Zeitun a Gaza.

    Il CICR aveva chiesto dal 3 di gennaio che le ambulanze potessero entrare nel quartiere in tutta sicurezza, ma solo il pomeriggio del 7 gennaio ha ottenuto l’autorizzazione da parte delle forze milititari israeliane. In una di queste case, le equipe della croce rossa palestinese e del CIRC hanno trovato quattro bambini vicino ai cadaveri delle loro rispettive madri. Tanto deboli da non potersi alzare da soli. Un uomo è stato recuperato ancora in vita anch’esso troppo sfinito per poter stare in piedi. In totale 12 corpi giacevano su dei materassi.

    In un’altra casa sono stati trovati 15 sopravvisuti all’attacco, tra essi molti feriti. In una terza sono stati recuperati altri tre corpi. I militari israeliani che occupavano una postazione a circa ottanta metri dalla casa hanno ordinato all’equipe di lasciare la zona, cosa che i soccorritori si sono rifiutati di fare. Numerose postazioni delle forze di difesa israeliane e due tanks erano posizionate in prossimità dell’edificio...

    «Questo fatto è scioccante», ha dichiarato Pierre Wettach, capo delegazione del CICR per Israele ed i territori palestinesi occupati. «I militari dovevano essere per forza al corrente della situazione, ma non hanno prestato soccorso ai feriti e non hanno fatto in modo che il CICR e la Croce Rossa palestinese potessero andare in loro aiuto».

    I grandi Muri di terra innalzati dall’armata israeliana impediscono alle ambulanze di entrare nel quartiere. I bambini ed i feriti sono quindi stati trasportati con un carretto tirato da un asino per poter accedere alle ambulanze stesse. L’equipe di soccorso tornerà giovedì a cercare nuove spoglie.

    Il CICR e stato informato che ulteriori feriti hanno trovato rifugio in altre case distrutte del quartiere. Ha chiesto all’esercito israeliano di permettere immediatamente a loro ed alle ambulanze della croce rossa palestinese di poter raggiungere in tutta sicurezza gli edifici per cercare altri feriti. Le autorità israeliane non hanno ancora confermato al CICR che autoirzzeranno l’’ingresso.

    Il CICR ritiene che nel presente caso l’armata israeliana non ha rispettato l’obbligo di occuparsi dei feriti, evacuandoli, come è prescritto dal diritto internazionale umanitario e giudica inaccettabile il ritardo con il quale è stato dato accesso ai servizi di soccorso.


    Israele sperimenta nuove armi non convenzionali a Gaza.

    Israele sta sperimentando nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza. E' la denuncia del New Weapons Research Committee, secondo il quale "si sta ripetendo nella Striscia ciò che è già avvenuto in Libano nel 2006, quando lo stato ebraico utilizzò nel conflitto contro l'organizzazione sciita Hezbollah il fosforo bianco, il Dense inert metal explosive (Dime) e gli ordigni termobarici, tre tipologie di strumenti di offesa riconoscibili per le caratteristiche delle ferite che provocano, nonché le bombe a grappolo e i proiettili all'uranio, che hanno lasciato tuttora sul terreno nel Paese dei cedri tracce di radioattività e ordigni inesplosi".

    Si moltiplicano le evidenze dell'impiego di queste armi ora anche nella Striscia di Gaza anche se, precisa il NWRC, a causa del blocco degli ingressi ancora non sono state possibili verifiche dirette indipendenti. "Le immagini e le testimonianze che giungono dal conflitto - spiega Paola Manduca, professoressa di genetica dell'università di Genova e membro del NWRC - presentano significative somiglianze con quelle raccolte e verificate nella guerra di luglio e agosto 2006 in Libano". Mads Gilbert, medico norvegese dell'organizzazione non governativa Norwac, attualmente al lavoro nell'ospedale Shifa, il maggiore di Gaza, segnala che "molti arrivano con amputazioni estreme, con entrambe le gambe spappolate"; ferite, spiega, "che io sospetto siano ferite da armi Dime". Non solo, ma anche le immagini che arrivano da Gaza sembrano confermare i sospetti. Le ustioni riportate da alcuni bambini a Gaza, appaiono molto simili a quelle evidenziate nel 2006 dal dottor Hibraim Faraj, chirurgo dell'ospedale di Tiro e dal dottor Bachir Cham di Sidone. "Attualmente - sottolinea Manduca - ci arrivano report da medici e da testimoni informati che ci fanno ritenere che, oltre alle armi usate nel 2006, ulteriori nuove armi siano sperimentate oggi a Gaza. Questo rende necessario che ulteriori indagini scientifiche e tecniche siano intraprese".

    In questi due anni il NWRC ha realizzato verifiche scientifiche con tecniche di istologia, microscopia elettronica a scansione e chimiche su biopsie da vittime della guerra del 2006 e insieme a dottori libanesi e palestinesi, ha raccolto casistica clinica e documentazione dalle quali emerge che bombe termobariche, Dime e armi a intensità subletale mirate sono state usate nelle guerre del 2006 in Libano, mentre Dime e armi mirate subletali sono state impiegate a Gaza. NWRC ha presentato una relazione di questo lavoro al Human Rights Council delle Nazioni unite, al Tribunale del popolo sui crimini della guerra in Libano ed è stato ascoltato dalla Commisione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito del Senato. Inoltre ha collaborato con scienziati internazionali che hanno identificato l'uso di bombe a penetrazione con uranio, arricchito e impoverito, in Libano.

    NWRC è una commissione indipendente di scienziati basata in Italia che studia l'impiego delle armi non convenzionali e i loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree dove vengono utilizzate. Gli scopi della sua attività sono: ottenere prova delle armi usate; determinare i rischi a lungo termine su individui e popolazioni anche dopo la fine del conflitto; imparare a curare e proteggere i sopravvissuti attraverso indagini cliniche e predittive.

    Fonte: Infopal
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  12. #12
    Partecipante Esperto L'avatar di zaffiro89
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    Allora sono in parte daccordo con te. Anche io penso che Istraele stia sbagliando a non concedere una tregua, a perdere di bersaglio mire come scuole, ospedali, centri di ricovero ONU e altri punti strategici, così facendo incrementando l'odio e l'impossibilità di razionalizzare le perdite. Ma stiamo dalla parte dei terroristi??
    Troppo comodo dire< stanno sbagliando, sono guerrafondai e crudeli assassini>. Comodo perchè prima del 26 chi lanciava missili erano i militanti di Hamas. Nessuno è morto è vero, non c'era la guerra è vero, nessun tg la riportava come notizia da prima pagina è vero. Ma se fosse morto qualcuno. Cosa ne possiamo sapere noi di cos'è vivere con missili che ti girano attorno? Cosa ne possiamo sapere noi della situazione di bilico: vai a scuola, prendi il bus , vai al supermercato, vai in un Hotel e ti ritrovi morto, o con un arto in meno? Lo possiamo capire? Possiamo davvero accusare SOLO. Io non ci riesco. Questa guerra va avanti da una vita, anche prima dei 700 morti. E allora a mio avviso chi sbaglia siamo noi che continuiamo a dire Cessate il fuoco e poi non facciamo un tubo. Noi siamo le forze di "pace", noi non c'entriamo nulla e possiamo davvero difendere gli interessi deglu uni e degli altri. Non loro.
    Io sono pacifista e mi costa ammetterlo, ma a volte prendere posizioni non significa giustificare un'atteggiamento comunque sbagliato.
    Buona vita anche a lei, Willy

  13. #13
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    grazie per il "Lei", ma qui siamo tutti uguali... va bene anche il "Tu"

    Può darsi sia "troppo comodo" ma, dal mio punto di vista, è la pura e nuda verità. Qui abbiamo tra le mani un paese che si permette di fare cose che, le avessero fatte altri, saremmo già con le portaerei americane e i bombardamenti per "riportare la democrazia".

    E la vita, vista dalla parte delle famiglie palestinesi che ogni giorno cercano di sopravvivere, è infinitamente peggiore di quella delle famiglie israeliane che hanno paura dei missili (peraltro assai poco efficaci) di Hamas. Per loro, da sessant'anni a questa parte, vuol dire che non possono spostarsi, non possono lavorare, non possono coltivare la loro terra, possono venire buttati fuori casa da un giorno all'altro, possono vedere i loro figli uccisi da un qualunque soldato israeliano, possono vedere l'intero mondo fuori dalla Palestina che si spreca in condanne a parole ma non fa un accidente di nulla per fermare gli omicidi, i saccheggi, la distruzione delle infrastrutture, il furto e la rapina legalizzate.

    Sono state fatte delle elezioni. Gli osservatori dell'ONU hanno confermato che sono state elezioni libere e valide. Ma, siccome gli elettori (cioè i palestinesi, cioè quelli che devono decidere chi li governa) hanno votato per Hamas, allora non ci sta bene. Come a dire: la democrazia ci sta bene se e solo se governano quelli che la pensano come noi. Un po' ipocrita, come minimo, non trovi? Com'è che la libertà ci sta bene se e solo se è una libertà condizionata? Se e solo se è una libertà sotto tutela? Immagina di essere un'elettrice in Italia, e che bombardino Genova perché al governo c'è qualcuno che on piace al governo autriaco, e poi dimmi come ti sentiresti...

    No. In questi casi occorre prendere parte. Sapendo pure che la guerra è una cosa atroce. Sapendo che non si prende parte perché i palestinesi sono buoni e gli israeliano cattivi. Solo,si prende parte perché è necessario che i prepotenti, dotati di armi nucleari (e si fa tanto casino sull'Iran, ma non si dice una parola su Israele), finanziamenti dagli USA e un apparato militare che se lo avesse qualcun altro lo avremmo già spazzato via e considerato come una minaccia per la stabilità, vengano ridotti a più miti consigli. Si prende parte per cercare di far nascere un mondo differente, in cui non ci sia solo uno (gli USA) a dettar legge al resto del mondo. In cui nazioni come la nostra possano avere un loro spazio e una loro autonomia (relativa, ma pur sempre maggiore di quella di cui godono ora).

    Un nuovo politeismo, contro i monoteismi che hanno segnato gli ultimi vent'anni. Pensaci, poi dimmi.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  14. #14
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    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    Per quel che può servire, riporto un intervento di Piero Pagliani, col quale mi trovo del tutto d'accordo, e che può offrire, a mio parere, interessanti spunti di riflessione sulla vicenda (anche ai "pacifisti")

    1. Un assioma si aggira per l’Unione Europea e per il resto del mondo occidentale: Israele ha ragione.

    Sono possibili sfumature, moderate riserve, modeste varianti, stili retorici differenti, ma la sostanza dell’assioma non può essere messa in discussione, pena l’emarginazione dal convivere civile e politico, di destra e di sinistra.

    E’ un assunto che se è diventato un “must” a partire dalla caduta del Muro di Berlino ed è stato trasformato in un dogma semi-religioso dopo l’11 settembre, ha iniziato ad essere asserito in modo sempre più imperioso dai tempi della Guerra dei Sei Giorni. Un assioma che si è diffuso sia in ampiezza sia in profondità in modo inquietante in tutto il mondo ad egemonia USA.



    2. Andrebbe capito come mai, in Italia e in Occidente in generale, mentre il sostegno alla lotta palestinese era un impegno ovvio negli anni Settanta-Ottanta per la sinistra (nel senso che, al di là delle organizzazioni politiche, era un elemento della soggettività antimperialista), ora sia appannaggio di un ristretto gruppo di attivisti e di persone “impegnate”. Andrebbe, in quest’ambito, anche discussa la relativa autonomia in politica estera che la vituperata Prima Repubblica si era presa dagli Stati Uniti, autonomia finita in concomitanza con i diktat economici della globalizzazione, i cui esecutori e cani da guardia in Italia sono stati, dal principio, proprio gli uomini del personale politico di sinistra. specialmente ex-comunista. E bisognerebbe similmente capire come mai i pacifisti israeliani che dopo il massacro dei campi palestinesi di Sabra e Chatila scesero in piazza in 400.000, oggi per i crimini di Gaza scendono in piazza in 400. Evidentemente anche un mondo ideologico è cambiato, seguendo i passaggi temporali sopra accennati e ciò meriterebbe un’analisi di grana fine, che permettesse di mettere in rilievo l’incidenza della sfera culturale e ideologica e delle “grammatiche della vita” sulla cosiddetta “struttura”, come aveva indicato Gramsci poco meno di un secolo fa, un’incidenza che ai nostri giorni permette in modo apparentemente sempre più facile e scontando una sempre minore vischiosità, di fare e disfare le coscienze, di trasformarle in tabulae rasae su cui incidere ciò di cui le strutture di dominio locali e mondiali hanno via via bisogno (ma non si pensi a un processo uniforme, perché - per dirla in modo molto schematico - queste strutture di dominio necessitano di una base comune, dovuta alla logica di accumulazione e di componenti differenziate richieste dalle lotte strategiche di potere).

    Non essendo in grado di fare quest’analisi, per ora avanzo l’ipotesi più “strutturale” e a grandi linee che il primo di quegli eventi storici, la guerra del 1967 - e specialmente l’immediato sostegno americano all’occupazione permanente dei Territori - è stato utilizzato per consolidare il dominio statunitense in Medioriente, mentre gli ultimi due sono stati passaggi salienti del recente tentativo degli USA di imporre un impero formale mondiale, cioè una struttura gerarchica di stati a dominanza USA, in parallelo a un impero informale sui paesi maggiormente sviluppati.



    3. Vedremo tra un momento le motivazioni, allora inconfessate, della guerra vinta da Moshe Dayan nel 1967. Per quanto riguarda l’attacco a Gaza, mi sembra, così all’impronta, che esso sia un tentativo di “normalizzare” il fronte Palestinese a favore dell’OLP di Abu Mazen, che secondo Uri Avnery, giornalista ed ex parlamentare israeliano, “viene considerato da molti in Israele come una succursale dell'organizzazione sionista”. In altri termini: “O vi fate rappresentare da chi vogliamo noi, o vi condanneremo alle pene dell’Inferno”. Per non parlare delle motivazioni relative alle prossime elezioni politiche israeliane (che senso morale! i voti contesi a suon di indicibili sofferenze agli abitanti di Gaza - un’annotazione etica del tutto elementare che però non mi sembra di aver letto o sentito da nessuna parte: “E’ la stampa, bellezza!”).



    4. Insomma, Israele, per i nostri media e per i nostri politici (con poche e marginali eccezioni), si sta “difendendo”. Anzi: si è sempre e solo difesa. Non è ovvio? Forse a tratti un po’ troppo energicamente. Però Hamas ... la tregua ... i razzi Qassam ... tanto è vero che l’organizzazione di resistenza islamica palestinese è nella lista UE di quelle terroristiche ... vorrà pur dire qualcosa, no? No: non vuol dire proprio niente. Anzi, tanto per fare un esempio, lo era anche il Partito Comunista Maoista Nepalese, che adesso è democraticamente al governo dopo le prime libere elezioni di quel Paese, imposte con le armi proprio dai maoisti (eh ... sì ... è vero ... però ... ma la violenza ...).

    Non diversamente che nei mesi scorsi, nel 1967 tutti i media occidentali si erano messi d’accordo e d’impegno per far credere che Israele fosse minacciata di un nuovo Olocausto da parte dei paesi arabi e in primo luogo dall’Egitto di Nasser.

    Ci fu una corsa alla solidarietà con Israele. Come ho ricordato in un commento, io avevo 15 anni e - cresciuto nel sacrosanto disgusto per lo sterminio nazista - giravo convinto con un adesivo sul petto con la stella di Davide e lo slogan “Io sto con Israele”.

    Ma il fior fiore dei generali israeliani smentì questa propaganda qualche anno dopo la guerra.

    Come ammise al giornalista franco-israeliano A. Kapeliouk l’ex capo di stato maggiore generale H. Bar Lev in una famosa intervista su Le Monde del 3 giugno 1972: “Noi non eravamo minacciati di genocidio alla vigilia della guerra dei sei giorni e non abbiamo mai detto né pensato che una tale eventualità fosse possibile.” Infatti Yitzchak Rabin, al tempo capo di stato maggiore dell’Esercito, aveva già dichiarato su Le Monde del 29 febbraio 1968: “Non penso che Nasser volesse la guerra. Le due divisioni che inviò nel Sinai il 14 maggio [1967] non sarebbero state sufficienti a scatenare un’offensiva contro Israele. Lui lo sapeva e anche noi lo sapevamo.” Ma su Le Monde del 10 giugno 1972 il generale H. Herzog, allora capo dell’Ufficio Informazione dell’Esercito suggerì agli altri generali di “mettere fine a questa discussione [sulle responsabilità della guerra] perché non è il caso che noi solleviamo dei dubbi intorno a questa storia che noi abbiamo creato” (sottolineatura mia).

    I motivi di quel conflitto erano sostanzialmente tre.

    Il primo era di tipo espansionistico e fu spiegato dal generale Peled, all’epoca membro dello stato maggiore dell’Esercito: “Il governo falsificando le cause della guerra, respingendo nella nebbia le sue vere motivazioni, cerca di fare accettare al popolo un principio di annessione dei territori, parziale, o se possibile, totale.” (Le Monde del 3 giugno 1972).

    Il secondo era di tipo ideologico: “[…] lo Stato d’Israele, se non avessimo colpito, non avrebbe potuto continuare ad esistere con la sua specificità, con il medesimo spirito, con la medesima essenza.” (generale Weizmann, all’epoca capo dell’Ufficio operazioni dell’Esercito, riportato in un artico di M. Roversi su Rinascita del 9 giugno 1972).

    Infine il terzo era di tipo geopolitico e concerneva la necessità strategica (statunitense in primis) di espellere l’Unione Sovietica dal Medio Oriente, e innanzitutto dall’Egitto e fare di Israele il responsabile di questa operazione (si veda lo stesso articolo di Roversi e l’intervista di Simon Malley al capo della CIA, R. Helms, su Africasia, n. 45 del 1971).

    Dopo oltre quarant’anni la storia sembra quasi ripetersi.



    5. Il fatto è che l’assioma di cui stiamo parlando è complemento e continuazione di quello che fu iniettato prioritariamente nell’immaginario collettivo fino alla caduta del Muro di Berlino, che recitava: bisogna stare con la NATO e l’America contro l’Orso comunista (assioma che venne accettato dal segretario del PCI Enrico Berlinguer - “stare sotto l’ombrello protettivo della NATO”: indubbiamente politiche che vengono da lontano).

    Stare con Israele contro Hezbollah o Hamas (e, alla fin fine, senza nemmeno troppi “se” o troppi “ma”) non è un invito né morale né politico, ma un’opzione geostrategica, ammantata da motivazioni d’altro tipo.

    Ed è un invito che nulla ha a che fare col benessere delle genti che popolano il Medio Oriente, quali esse siano in generale, anche se solo uno sciagurato o un delinquente non riesce a vedere chi nei fatti è stata finora la vittima sacrificale designata. Cosa tragicamente lampante in questi giorni a Gaza!

    E’ un gioco di potere, una scelta di campo per interessi strategici che, guarda caso, si chiamano “giacimenti e linee di trasmissione delle risorse energetiche di origine fossile”.

    Si badi bene, sono interessi non limitati a quelli di breve termine – che comunque ci sono – legati allo sfruttamento immediato delle risorse petrolifere o di gas naturale (ma un giorno bisognerà anche parlare del controllo dell’acqua). Sono interessi di medio-lungo termine che si giocano in Medio Oriente ma hanno come orizzonte la Cina, l’India e la Russia, cioè i nuovi assetti egemonici planetari che potrebbero emergere dall’esaurirsi di quel ciclo sistemico di accumulazione del capitale iniziato con la II Guerra Mondiale coordinato dagli Stati Uniti, in crisi da oltre trent’anni e in cui le difficoltà economiche attuali sono una manifestazione della perniciosità e progressiva ingovernabilità di questa perdita di capacità statunitense a far sistema (che non c’entra niente col cosiddetto “crollo” o “esaurimento” del capitalismo di cui parlano intellettuali, economisti e ultrasinistri sfrantumati - la Jervolino mi conceda in prestito l’espressivo termine).

    Una volta sviluppato, si vede allora chiaramente che questo assioma significa una cosa semplice e precisa: Israele deve essere l’unica potenza regionale di rilievo. Tutte le altre devono essere subordinate ad essa sia economicamente sia, innanzitutto, militarmente.



    6. Se questo non fosse vero non si capirebbe come mai non si promuova un piano di denuclearizzazione di tutta la regione ma ci si limiti a puntare i riflettori e a lanciare strali solo sul programma iraniano di arricchimento dell’uranio.

    Ammettendo che l’Iran voglia veramente costruirsi la bomba atomica, dirò subito che personalmente a me piace poco che ci sia un nuovo paese con armi nucleari, anche se non posso non riconoscere il realismo di quel generale indiano che a commento dell’invasione dell’Iraq disse “Non si può litigare con gli Stati Uniti se non si possiede la bomba atomica”. Ma mi preoccupa ancor più che ce ne sia uno - che guarda caso è Israele - che ne abbia stoccate a decine se non a centinaia segretamente e continui a negarlo ufficialmente (perché in questo caso le possibilità di controllo sono ancora più scarse). Inoltre è stato tragicamente dimostrato che la presenza di democrazia (occidentale) influisce molto poco sulla decisione di usare le armi atomiche. Come tutti sanno, finora a utilizzarle sono stati gli USA e, tanto per ribadire il concetto, l’eroe della lotta antinazista, Eisenhower, proprio colui che aveva denunciato il complesso militare-industriale statunitense, proponeva il bombardamento atomico del Nord Vietnam durante la “sporca guerra”. Last but not least, il nuovo “Nuclear Posture Review Report” commissionato al Dipartimento della Difesa dal Congresso degli Stati Uniti, adombra la possibilità di attacchi atomici preventivi, anche nei confronti di paesi non nucleari, una bestemmia rispetto all’epoca della Guerra Fredda.

    Al dittatore pakistano Musharraf, i cui servizi segreti hanno avuto e hanno parecchi intrighi con il fondamentalismo e il terrorismo islamico, le potenze democratiche hanno perdonato tranquillamente le provocazioni atomiche contro l’India, nonostante il fatto che esse stesse la celebrino come “la più grande democrazia del mondo” e abbia oltretutto ottimi rapporti con Israele. E all’India vengono perdonate le sue controprovocazioni, basta che firmi certi accordi commerciali e che isoli l’Iran sulla questione nucleare. Il che - incidentalmente - vuol dire anche che lo si deve isolare su quella energetica, rimandando sine die il progetto di pipeline Iran-Pakistan-India, vero incubo geopolitico statunitense. A questo fine gli USA hanno recentemente spinto con decisione perché l’India siglasse, come poi è stato fatto, un accordo di cooperazione in campo nucleare, che però - neanche a dirlo - desta molti dubbi legali e normativi a livello internazionale, perché l’India non è firmataria degli accordi di non proliferazione nucleare, mentre, ohibò, il “rogue state” Iran invece lo è (non c’è nulla da fare: l’Occidente è un vero maestro in ipocrisia e doppiopesismo).

    La Corea del Nord può tranquillamente dire di avere la bomba, tanto sa che non le accadrà niente, perché conosce la verità lapalissiana rivelata da quel generale indiano (come e stato detto, gli USA non hanno attaccato l’Iraq perché temevano che avesse armi di distruzione di massa, ma proprio perché ormai erano sicuri che non ce le aveva).

    Ma in questo preoccupante quadro l’Iran porrebbe, chissà perché, il problema più grave.



    6. Ci invitano a difendere Israele perché è l’unica democrazia in Medio Oriente. Diamolo per buono e non discutiamo adesso questa affermazione. Ma anche dandolo per buono, questo è un motivo sviante, perché il termine “democrazia” è quello meno citato e utilizzato negli studi geostrategici, mentre ben altri sono i concetti importanti[1].

    E quindi Israele potrebbe anche diventare una dittatura o essere, come è, in mano ai dottor Stranamore sionisti, ma l’assioma non cambierebbe, fintanto che il sub-imperialismo dello Stato Ebraico rimanesse perno delle strategie statunitensi e di quelle, del tutto subordinate, europee[2].

    Su ogni conflitto si ridefiniscono interessi politici e geopolitici; e nuovi gruppi di potere con loro logiche vengono generati dai conflitti. Così al di là delle ragioni o dis-ragioni iniziali alcuni di essi finiscono per vivere di vita propria a causa di interessi svariati e stratificati. E alcuni finiscono per avere una sola ragion d’essere e una sola utilità: quella di non finire mai.

    Così appare il conflitto nel Kashmir, residuo della tragica spartizione che insanguinò il subcontinente indiano nel 1947 e della politica britannica del “divide et impera” e ora utile spina nel fianco dei rapporti tra India, Pakistan e Cina (ce lo stanno a ricordare i sanguinosi attentati in India dell’ottobre 2005, del luglio 2006 e dello scorso novembre). Così doveva essere il conflitto in Cecenia (utile spina nel fianco della Russia in una zona delicatissima per il trasporto dei greggi). E così appare il cosiddetto “conflitto mediorientale”, spina nel fianco di ogni ipotesi di mondo policentrico e di ogni reale processo di autonoma democratizzazione e di autonomo sviluppo dei paesi dell’area.

    La “questione mediorientale” sta tutta qui. Non c’è bisogno né della Bibbia, né dei “valori occidentali”, né dello “scontro di civiltà” per capirlo. Certo, tutto c’entra, perché anche l’ideologia è parte del problema e delle forze attive in campo. Ma non fa parte della “struttura” del problema (passatemi ancora una volta il termine un po’ impreciso) e quindi non fa parte della “struttura” della soluzione, anche se ne è parte collaterale. E Hamas lo ha capito benissimo: appena vinte le elezioni (democratiche, ripeto) in Palestina, lo ha detto chiaro e tondo ad Israele (e al mondo): “Con voi abbiamo un problema politico, non religioso”.

    Quale miglior strategia di turarsi le orecchie?









    [1] Siamo ad ogni modo di fronte a un bell’esempio di “orientalismo”: la democrazia occidentale contro il dispotismo orientale (si veda Edward Said, “Orientalismo”, Editori Riuniti). Inoltre in Israele i principi democratici sono applicati in modo discrezionale. Per citare solo fonti israeliane, si vedano gli articoli della giornalista Amira Hass, o i siti Rabbis For Human Rights (Rabbis For Human Rights) e http://www.acri.org.il/english-acri/engine/index.asp (Association for Civil Rights in Israel). E gli “amici dell’unica democrazia in Medioriente” dovrebbero chiedersi preoccupati come mai i leader dell’Hindutva, il movimento integralista indù responsabile di atti atroci contro i musulmani, amino rifarsi a Israele come a un esempio da seguire di società capace di mobilitare i propri cittadini attorno a parole d’ordine di difesa dell’identità religiosa contro gli elementi spuri.

    [2] Si ricordi che il dott. Stranamore era cinico, amorale, incurabilmente ideologizzato (il braccio che scattava autonomamente nel saluto nazista), ma non era un pazzo. “La Repubblica” ci tiene a mettere in evidenza che i bambini israeliani pregano perché Elohim preservi i bambini palestinesi dai massacri del loro esercito, Tsahal (mah, lasciamo perdere: i bambini sono bambini e lo faranno sicuramente in buona fede, ma gli adulti che si trincerano dietro a queste cose sono dei mascalzoni). Ma c’è poco da pregare quando si hanno decisori come l’ex capo il capo di stato maggiore Stranamore Dan Halutz famoso perché dopo che aveva ordinato di sganciare una bomba di una tonnellata su un quartiere residenziale di Gaza uccidendo un attivista di Hamas e 16 civili tra cui 11 bambini, alla domanda “cosa si prova a fare un’operazione del genere”, rispose beffardamente “Un lieve sbalzo delle ali [del bombardiere n.d.a]”. Un generale che durante il conflitto in Libano ha apertamente ordinato vere e proprie rappresaglie (10 palazzi a più piani distrutti a Beirut per ogni razzo lanciato su Haifa) fino ad essere censurato per crimini di guerra dalla Association for Civil Rights in Israel. Un generale, nota pittoresca, che appena seppe del rapimento dei suoi due soldati da parte di Hezbollah e dell’uccisione di altri quattro, per prima cosa si preoccupò di vendere i propri titoli azionari in previsione della guerra (per altro preparata da tempo) e del relativo ribasso della borsa di Tel Aviv, che infatti ci fu: -8,3% (cfr. Rothem Shtarkman su Ha'aretz del 12 luglio).
    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  15. #15
    piccirilla
    Ospite non registrato

    Riferimento: Guerra in Palestina: ci risiamo

    quoto ogni singola parola di willy.

    mi stupisce solo come un popolo che è stato perseguitato,massacrato,torturato e che ogni anno il 27 gennaio, proclamato il giorno della memoria,per tutti gli ebrei massacrati ,oggi e dal 1947,fa la stessa cosa nella striscia di gaza,e le potenze mondiali ,gli stessi esponenti cho ogni anno depositano corone di fiori,stiano a guardare.
    quella striscia di terra fa gola,che ci si dimentica di quello che stanno facendo da anni.
    un margine di speranza c'era stato grazie a haraft e rabin,uno come harafat che aveva firmato un accordo di pace,!ma tuttio è finito quando hanno ucciso rabin,da allora nessuna volonta' politica di risolvere la questione.
    Ultima modifica di piccirilla : 10-01-2009 alle ore 16.54.58

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