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  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di Tania1979
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    Raccomandazioni politiche

    volevo segnalarvi questi 2 articoli,ditemi che ne pensate di questa politica

    «Io sono sempre stato a difesa della legalità». Antonio Di Pietro ieri aveva un comizio a Perugia e in campagna elettorale si possono dire anche cose che rischiano di essere smentite dai fatti, in particolare da quella che Achille Occhetto ha di recente definito «la gestione padronale e autoritaria del suo partito». Se poi ci sono di mezzo i figli...
    Anna Di Pietro è brillante, di bella presenza, studentessa all'università Bocconi e parla con quell'accento milanese che non ha mai intaccato la cadenza molisana del papà. Nel marzo 2006 viene assunta dalla Editrice Mediterranea, la società che pubblicava il giornale dell'Italia dei valori: nella redazione romana di via della Vite, una splendida traversa di via del Corso, raccontano però di non averla mai vista, nemmeno per ritirare le buste paga. Insomma, sulla carta è assunta a tutti gli effetti per svolgere il praticantato che dà diritto a sostenere l'esame da professionista. Solo che non ha mai lavorato.
    Al giornale, nel frattempo, avevano pensato che avesse cambiato idea, che di fare la cronista non avesse più alcuna intenzione. E però in mancanza di comunicazioni diverse continuano a darle lo stipendio, che non ha mai ritirato. Non è l'unica figlia eccellente affidata alle cure della direttrice Delia Cipullo. Tra i praticanti figura anche Antonio Formisano, figlio di Nello, capogruppo al Senato dell'Idv. Lui però lavora davvero, tant'è che nella lista dei praticanti ammessi a sostenere il prossimo esame figura iscritto al numero 83.
    Di Anna Di Pietro, invece, al giornale del partito avevano perso le tracce. Anche perché nel frattempo, esattamente a luglio 2007, suo padre intima alla Editrice Mediterranea la dismissione della testata Italia dei valori e pone fine al rapporto che faceva del giornale l'organo del suo partito, con i relativi fondi per l'editoria.
    L'editore dà seguito alle richieste dell'ex magistrato, restituendogli la titolarità della testata. Da allora di Di Pietro non hanno più notizie dirette. Incoraggiato dalla combattiva Cipullo, l'editore cerca però di andare avanti con il suo giornale che esce fino allo scorso 4 agosto sotto la testata Idea democratica. Ma il disconoscimento dell'Idv porta alla chiusura di «una redazione vera, di persone vere che facevano un giornale vero» spiega Delia Cipullo, «con più di dieci giornalisti». Insomma, ci tiene a precisare orgogliosa, «non uno di quei giornali finti che servono solo ad avere i soldi dell'editoria di partito».
    A gennaio la sorpresa, Antonio Di Pietro si ricorda del suo ex giornale, e così nella redazione ormai in via di dismissione, cominciano ad arrivare dal suo staff una serie di telefonate. Alla direttrice viene chiesto di certificare l'avvenuto praticantato di Anna Di Pietro. A fronte di una situazione contributiva regolare, ci tiene a specificare la direzione del giornale, per far sì che la figlia del ministro possa sostenere l'esame da giornalista nella prima sessione utile occorre che Delia Cipullo certifichi ufficialmente l'apporto dato dalla ragazza alla redazione. La direttrice però da questo orecchio non ci sente e risponde alle insistenti richieste con un netto no: «Non firmo la certificazione perché non sussistono gli estremi per farlo. Il praticante deve stare in redazione e io Anna Di Pietro non l'ho mai vista nemmeno una volta. Non ha mai ritirato le buste paga. A tutt'oggi è ancora una dipendente della Editrice Mediterranea, malgrado tutto non l'abbiamo licenziata. Però fino ad ora non ha mai lavorato e quindi non posso firmare alcunché».

    Di Pietro raccomanda la figlia Giornalista mai vista al lavoro - Articolo - ilGiornale.it del 16-02-2008

    questo è tratto da un giornale di destra,quindi di parte .



    ed ancora

    Raccomandazioni e favori ancora al vaglio degli inquirenti. Le inchieste di Napoli sugli appalti e sulle intercettazioni che hanno visto coinvolto Mario Mautone, ex provveditore alle Opere Pubbliche della Campania, agli arresti domiciliari, svelano legami anche fra forze dell’ordine, amministrazione e i rapporti fra lo stesso Mautone e la famiglia Di Pietro.

    Ad essere coinvolto nell’inchiesta sarebbe, infatti, il figlio Cristiano, consigliere provinciale a Campobasso per l'Italia dei Valori. Secondo le intercettazione, pare che il figlio di Di Pietro volesse trovare una sistemazione per gli amici e, da quanto si apprende, preoccupazione primaria era quella di tenere fuori da questa storia il padre facendo in modo che non ne sapesse mai nulla.

    Dai documenti emerge che Di Pietro avrebbe chiesto alcuni interventi di cortesia come affidare incarichi a persone da lui segnalate anche al di fuori degli ambiti di competenza istituzionale o affidare incarichi ad architetti da lui indicati e sollecitati anche da Nello Di Nardo e, ancora, verrebbero messi in evidenza interessi di Cristiano in alcuni appalti e su alcuni fornitori.

    Un ruolo di primo piano, dunque, ma che non mette in ombra quello di Alfredo Romeo. Nuove telefonate dell'imprenditore con il parlamentare di Alleanza nazionale Italo Bocchino rivelano il tentativo di organizzare un pranzo con Gianfranco Fini, e, inoltre, dalle carte processuali spicca anche il nome dell'ex assessore all'Urbanistica del comune di Roma, Roberto Morassut, attuale segretario regionale del Pd nel Lazio.


    Intercettazioni telefoniche inchiesta Napoli: il figlio di Di Pietro coinvolto? - BusinessOnLine.it

  2. #2
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    [QUOTE=Tania1979;1845255]volevo segnalarvi questi 2 articoli,ditemi che ne pensate di questa politica

    «Io sono sempre stato a difesa della legalità». Antonio Di Pietro ieri aveva un comizio a Perugia e in campagna elettorale si possono dire anche cose che rischiano di essere smentite dai fatti, in particolare da quella che Achille Occhetto ha di recente definito «la gestione padronale e autoritaria del suo partito». Se poi ci sono di mezzo i figli...
    Anna Di Pietro è brillante, di bella presenza, studentessa all'università Bocconi e parla con quell'accento milanese che non ha mai intaccato la cadenza molisana del papà. Nel marzo 2006 viene assunta dalla Editrice Mediterranea, la società che pubblicava il giornale dell'Italia dei valori: nella redazione romana di via della Vite, una splendida traversa di via del Corso, raccontano però di non averla mai vista, nemmeno per ritirare le buste paga. Insomma, sulla carta è assunta a tutti gli effetti per svolgere il praticantato che dà diritto a sostenere l'esame da professionista. Solo che non ha mai lavorato.
    Al giornale, nel frattempo, avevano pensato che avesse cambiato idea, che di fare la cronista non avesse più alcuna intenzione. E però in mancanza di comunicazioni diverse continuano a darle lo stipendio, che non ha mai ritirato. Non è l'unica figlia eccellente affidata alle cure della direttrice Delia Cipullo. Tra i praticanti figura anche Antonio Formisano, figlio di Nello, capogruppo al Senato dell'Idv. Lui però lavora davvero, tant'è che nella lista dei praticanti ammessi a sostenere il prossimo esame figura iscritto al numero 83.
    Di Anna Di Pietro, invece, al giornale del partito avevano perso le tracce. Anche perché nel frattempo, esattamente a luglio 2007, suo padre intima alla Editrice Mediterranea la dismissione della testata Italia dei valori e pone fine al rapporto che faceva del giornale l'organo del suo partito, con i relativi fondi per l'editoria.
    L'editore dà seguito alle richieste dell'ex magistrato, restituendogli la titolarità della testata. Da allora di Di Pietro non hanno più notizie dirette. Incoraggiato dalla combattiva Cipullo, l'editore cerca però di andare avanti con il suo giornale che esce fino allo scorso 4 agosto sotto la testata Idea democratica. Ma il disconoscimento dell'Idv porta alla chiusura di «una redazione vera, di persone vere che facevano un giornale vero» spiega Delia Cipullo, «con più di dieci giornalisti». Insomma, ci tiene a precisare orgogliosa, «non uno di quei giornali finti che servono solo ad avere i soldi dell'editoria di partito».
    A gennaio la sorpresa, Antonio Di Pietro si ricorda del suo ex giornale, e così nella redazione ormai in via di dismissione, cominciano ad arrivare dal suo staff una serie di telefonate. Alla direttrice viene chiesto di certificare l'avvenuto praticantato di Anna Di Pietro. A fronte di una situazione contributiva regolare, ci tiene a specificare la direzione del giornale, per far sì che la figlia del ministro possa sostenere l'esame da giornalista nella prima sessione utile occorre che Delia Cipullo certifichi ufficialmente l'apporto dato dalla ragazza alla redazione. La direttrice però da questo orecchio non ci sente e risponde alle insistenti richieste con un netto no: «Non firmo la certificazione perché non sussistono gli estremi per farlo. Il praticante deve stare in redazione e io Anna Di Pietro non l'ho mai vista nemmeno una volta. Non ha mai ritirato le buste paga. A tutt'oggi è ancora una dipendente della Editrice Mediterranea, malgrado tutto non l'abbiamo licenziata. Però fino ad ora non ha mai lavorato e quindi non posso firmare alcunché».

    Di Pietro raccomanda la figlia Giornalista mai vista al lavoro - Articolo - ilGiornale.it del 16-02-2008



    QUOTE]

    Visto che il partito di Di Pietro si chiama Italia dei Valori, non mi stupisco che al primo posto nella lista dei valori venga messa la famiglia....
    Meglio fare dell'innocuo sarcamo, và.....


    e buone feste!
    unapsicologadisoccupatachenonhasantiinparadiso

    Dove c'è la Ragione c'è il dispotismo, dove ci sono le ragioni c'è la libertà.
    (P. Martinetti)

    Giace l'alta Cartago, appena i segni
    dell'alte sue ruine il lito serba.
    Muoiono le città, muoiono i regni
    copre i fasti e le pompe arena et erba...

    (T. Tasso)

    -Membro del Club Del Giallo - tessera n°6-SEGRETARIA DI REDAZIONE

    TUTTO CIO' CHE NON CI UCCIDE CI RENDE PIU' FORTI

  3. #3
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    ROMA - A sferrare il primo schiaffone verbale di Natale è Maurizio Gasparri e il bersaglio è di quelli che non stanno a prenderle senza reagire. «Di Pietro è un moralista alle vongole. L'ingombrante figlio non è nuovo ad abusi - attacca il presidente dei senatori del Pdl prendendo spunto dalle recenti inchieste napoletane -. Aspetto ancora risposta ad una mia antica interrogazione con la quale anni fa chiesi al ministero dell'Interno come mai Cristiano Di Pietro, da poco arruolato in polizia, era stato avvicinato a casa, al commissariato di Vasto, scavalcando graduatorie e con palesi abusi». Gasparri poi rincara chiedendosi polemicamente «come ha fatto il babbo a sapere che erano intercettate le telefonate tra il pargolo e Mautone?» e concludendo da par suo: «Di Pietro non se la caverà. Lo tratteremo in pubblico come merita. È adatto al circo, non alla politica».


    IL DUELLO - Quanto basta per suscitare la replica dell'ex pm e attuale leader dell'Italia dei Valori, intenzionato a quanto sembra a passare alle vie legali per difendere l'onore vilipeso del figlio. «Gasparri insiste con le diffamazioni, pensando di farla franca solo perché è un deputato. Lo citerò in giudizio sperando che non voglia avvalersi dell’immunità parlamentare. Così vedremo finalmente chi dei due ha ragione».

    Gasparri-Di Pietro, affondi e querele - Corriere della Sera

    ora mi chiedo:come puo' una persona come Di Pietro stare a criticare Berlusconi e i favoritismi verso i figli ecc se lui faceva la stessa cosa?
    Non era meglio se si stava zitto?
    a prescindere dalla propria "fede" politica,che senso ha criticare gli altri e poi fare gli stessi favoritismi?

  4. #4
    fata_turkina
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    italia dei favori..altro che dei valorie bravo cristiano, giovinetto baldanzoso che sfodera e armeggia con maestria i geni ereditati dal caro paparinoche strumenti saranno poi questi, mmh sembrano sottratti all'armamentario bellico del versante opposto..uooh!!

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di semplificatore
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    Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    E gli altri partiti politici hanno pietre molto ma mooooolto più pesanti da scagliare.

    E' tutto vero, è sgradevole specie per un partito come Italia dei Valori, ma ormai bisogna guardare non più alle eccellenze ma al meno peggio.

    Quindi tutto ciò diventa trascurabile.

    Ho detto
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


    Clicca qui e godi con le foto di Semplificatore su Flickr

    http://it.youtube.com/user/accrocchio70

  6. #6
    fata_turkina
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    ...è da tanto tempo che è scomparso il piacere della scelta, nessuno pensa più -scelgo tal dei tali perchè mi aggrada- ma -lo scelgo perchè è il meno peggio- ma pensandoci bene non c'è nessuna differenzaanche questo ragionamento è viziato

  7. #7
    piccirilla
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    conferma quello che ho sempre pensato
    chi fa il moralista è quello che ha sempre qualcosa da nascondere,ed è la peggior specie in assoluto.
    pero' questa volta ci sono rimasta davvero male

  8. #8
    Postatore Compulsivo L'avatar di Tania1979
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    Coem mai di di pietro nessuno si lamenta?non è strano?non se ne parla proprio in tv,chissa perchè?magari fa comodo a tutti

    qui c'è gente che piazza i loro figli negli ospedali e che GIOCA CON LA VITA DELLE PERSONE, che dovrebbero avere ruoli di elevata responsabilità e che stanno li solo per vincoli di parentela.

    Ultima modifica di Tania1979 : 21-01-2009 alle ore 16.56.55

  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di Tania1979
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    Annozero, tutte le bugie di Di Pietro

    Roma - Difende Cristiano arrivando a dire che «non è imputato di niente», nonostante la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati da parte della Dda è stata confermata dalla Procura di Napoli. Specifica in che modo è venuto a sapere che l’ex provveditore Mautone si era infilato in guai giudiziari. Tiene duro, a parole, sulla linea del «non c’è figlio che tenga», e a Michele Santoro che gli chiede come mai Cristiano non si è dimesso dal suo posto di consigliere provinciale, Antonio Di Pietro per un secondo perde le staffe e quasi urla: «E come presidente del partito io che devo fare? Prenderlo a randellate?».

    Non è una serata facile quella che va in onda su Raidue, di fronte alle telecamere di Annozero, per Antonio Di Pietro. Che nei suoi interventi sfiora alcuni dei temi al centro delle domande che il Giornale gli rivolge da settimane. A cominciare dal «mistero» della talpa che avrebbe avvertito Di Pietro dell’esistenza di un’indagine a carico dell’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone. Di Pietro sostenne inizialmente di aver subodorato qualcosa. Tanto che, a inizio dicembre, disse di aver trasferito il funzionario a Roma nell’estate 2007 non appena ebbe le «prime avvisaglie» dell’inchiesta. Ha quindi accusato il Giornale di ostinarsi a non capire che non c’era alcun mistero o talpa, ma che aveva saputo dei guai di Mautone «dalle agenzie di stampa». Che ovviamente non fecero parola dell’inchiesta, ancora segretissima.

    L’ultimo colpo di scena, quello rivelato ai magistrati della Dda di Napoli e meglio specificato ieri sera nel programma di Santoro, è che Di Pietro avrebbe «ricostituito» l’ufficio Alta sorveglianza delle grandi opere togliendo «politici trombati e raccomandati» e mettendo 18 finanzieri comandati da un capitano delle fiamme gialle. Che avrebbero non solo raccolto rumors sufficienti a decidere per il trasferimento di Mautone, ma anche, dopo il trasloco, «atti ufficiali trasmessi alle procure competenti». È andata così? Se sì, il leader Idv dovrebbe però spiegare il perché delle tante versioni diverse fornite in precedenza.

    C’è poi la vicenda del figlio. Di Pietro quasi lo «rinnega», «recitando» in tv le intercettazioni di «un insieme di persone che si chiamano tra loro» (molti dei quali politici Idv, come Americo Porfidia, anche se lui omette il dettaglio) nell’estate 2007, cercando una via per arrivare al ministro e impedire il trasferimento di Mautone. Nella «drammatizzazione» il leader Idv per dimostrarsi irricattabile dice: «Come si fa a ricattare quello (ossia Di Pietro, ndr)? Mi porta davanti ai carabinieri! Il figlio non ci parla manco col padre». È una specie di florilegio delle intercettazioni. Ma la «parte» dell’incomunicabilità padre-figlio è ricostruzione artistica made in Tonino: l’intercettazione a cui si è ispirato è quella tra Mautone e Porfidia, con il primo che chiede al politico se è il caso di chiedere l’aiuto di Cristiano per evitare il trasferimento e il secondo che dice «io so che il padre non lo tiene molto in considerazione al figlio».


    Per la Dia, poi, è sospetta la tempistica tra la fine delle conversazioni tra Mautone e Cristiano Di Pietro (che chiedeva raccomandazioni e informazioni sui contratti di forniture per le caserme) e una serie di strane attività di Antonio Di Pietro che risulterebbero dalle indagini. Il leader Idv avrebbe convocato i suoi uomini per chiedergli di lasciare fuori Cristiano perché «troppo esposto». Ma di questo Di Pietro in tv non fa cenno.

    E poi, come detto, quando Santoro lo incalza sulle intercettazioni del delfino, Di Pietro si scalda, dice che «non c’è figlio che tenga», che fanno bene i Pm a indagare su un errore «se penalmente rilevante». E condanna anche la «valutazione a monte sull’opportunità e la trasparenza» dell’operato del figlio. «Per questo ha lasciato l’Idv», chiude. Però Santoro aggiunge: «Ma non il posto».

    Tonino alza il tono di voce, «Non ha ricevuto avviso di garanzia e non è imputato di niente», dice paonazzo, concludendo che «il problema non sono gli errori che possono capitare a chi fa politica» ma «se si fa finta di non vedere, se non si prendono provvedimenti». E quando Mantovano gli chiede conto delle accuse di camorra all’Idv Campano, Di Pietro sfiora la lite. E la serataccia finisce. Senza gloria per Tonino.


    Annozero, tutte le bugie di Di Pietro - Articolo - ilGiornale.it del 23-01-2009

  10. #10
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    ecco cosa combina l'amatissimo Di PIetro
    Così Di Pietro ha creato la sua Italia del mattone - Interni - ilGiornale.it del 09-01-2009
    Così Di Pietro ha creato la sua Italia del mattone

    Ma a figurare è solo Belotti, e il ricorso viene accolto. Eppure gli assegni, cinque, con cui la casa viene pagata al momento della stipula portano la firma di Antonio Di Pietro (che appunto non avrebbe potuto comprare), ma il notaio nemmeno eccepisce che nel verbale di aggiudicazione il nome dell’acquirente era quello di Belotti (a nome suo, mica per conto dell’Antocri), né è quest’ultimo che compra e poi rivende al leader Idv. L’atto notarile è uno soltanto, ed è intestato a Di Pietro. Ultima sorpresa, il numero telefonico della linea installata in quella casa è lo stesso a cui un tempo rispondeva la tesoreria dell’Italia dei Valori.

    Ma la casa di Bergamo non è certo la sola riconducibile a Di Pietro, ai suoi familiari e alla An.to.cri, società attivissima nonostante il capitale sociale iniziale di appena 50mila euro. C’è Curno, dove Tonino ancora pm comprò una villa, espandendosi nel 1994 con l’acquisto di un’altra casa adiacente di otto vani. Passando al 1995, il futuro leader Idv aggiunge alle sue proprietà un’immobile di 300 metri quadri a Busto Arsizio comprandolo con un mutuo all’80 per cento del valore, che poi girerà al partito.

    Quando poi sbarca a Bruxelles, ecco una casa - due locali - anche nella capitale belga. La carriera non si ferma, le proprietà immobiliari procedono di pari passo. Di Pietro è ministro delle Infrastrutture, e nel 2002 mentre il mercato del mattone a Roma è alle stelle si assicura otto vani e 180 metri quadrati nel centro della capitale, al quarto piano di uno stabile di via Merulana. Prezzo 650mila euro, 400mila dei quali finanziati da un mutuo Bnl. Finita? Macché. C’è l’attico di Montenero di Bisaccia: 173 metri quadri poi portati a 186 grazie al condono edilizio del 2003, che Tonino cede a Cristiano. E poi, stesso anno, i 190 metri quadrati comprati a Bergamo, via dei Partigiani, quarto piano. Intestati agli altri figli, Anna e Toto. Quel giorno anche la moglie di Tonino acquista nello stesso palazzo un appartamento di 48 metri quadrati, sempre al quarto piano, oltre a due cantine e a un garage. Del 2004 è la compravendita - siglata Antocri - di una casa di 190 metri quadri (620mila euro) in via Felice Casati a Milano. E sempre Antocri compra (1.05 milioni di euro) dieci vani in via Principe Eugenio a Roma. Che diventa la sede dell’Idv, affittuaria del suo leader. Ancora nel 2005 la moglie di Di Pietro compra un appartamento e un ufficio in via del Pradello a Bergamo. Nel 2007 Tonino ristruttura la masseria di famiglia a Montenero (16 ettari tra eredità e acquisti). E poi c’è quel 50 per cento di quota che Di Pietro possiede nella Suko, società bulgara.

    Il business del mattone frutta: in 7 anni Tonino ha investito 4 milioni di euro, e al netto dei mutui da estinguere ne ha incassato uno dalle vendite. Il fiuto per gli affari è chiaro, l’origine dei soldi investiti meno: di Pietro infatti dichiara al fisco meno di 200mila euro l’anno. E giura di non aver mai usato un euro del denaro dell’Idv.



    ecco inoltre cosa di pietro fa coi soldi del partito

    Non è tanto la cifra che impressiona (7mila e 200 euro) ma l’interrogativo, che sorge spontaneo: Antonio Di Pietro nel 2002 ha usato i soldi del «suo» partito per pagare i lavori della «sua» abitazione romana? La domanda, più che legittima, viene sollevata alla luce di un documento rimasto al buio per anni e che il Giornale ha rintracciato in originale dopo che a farne specificatamente cenno è stata la monumentale opera sulla carriera di Antonio Di Pietro (Il Tribuno, Castelvecchi editore) scritta dal giornalista Alberico Giostra, da venerdì in libreria.

    Del presunto pagamento avvenuto attingendo alla cassa dell’Idv aveva inizialmente parlato anche quel Mario Di Domenico, amico del cuore e braccio destro dell’ex pm nonché cofondatore dell’Idv, che s’era impelagato in una causa penale trascinando in tribunale proprio Tonino (poi prosciolto dal gip) al quale addebitava una gestione allegra, personale, familiaristica, delle finanze del partito. Di Domenico temeva infatti che all’indomani dei primi rimborsi elettorali riferibili alle politiche del 2001 l’eccessiva identificazione di Antonio Di Pietro con il soggetto giuridico Italia dei valori «potesse dare luogo ad abusi» visto che Di Pietro, «delegando le operazioni contabili alla fedelissima Silvana Mura - osserva Giostra - aveva accentrato su di sé anche il controllo delle finanze del partito». Nessuno, nel partito, poteva curiosare nella contabilità. E se pure lo statuto prevedeva che solo i tre soci originari (Di Pietro, Di Domenico, Mura) erano deputati all’approvazione dei bilanci, secondo Di Domenico di fatto era esclusivamente l’ex pm a provvedere all’approvazione, come dimostra la sola firma in calce di Tonino per il bilancio 2005.

    In questo clima di sospetti e cattivi pensieri si inquadra la vicenda dei lavori svolti nell’appartamento romano, personale, del leader Idv in via Merulana 99, appartamento così descritto dall’interessato, sulle colonne di Libero, per replicare a un’inchiesta del Giornale, il 9 gennaio 2009: «Sempre a Roma sono proprietario dell’appartamento di via Merulana ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprato prima dei rimborsi elettorali, nel 2001 per 800 milioni di vecchie lire (di cui, come al solito, parte in mutuo)».

    La fattura in questione viene emessa il 18 novembre 2002 ed è intestata a Italia dei valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese. La vecchia sede del partito. Il codice fiscale riportato è proprio quello dell’«associazione» Italia dei Valori (90024590128) ma nella descrizione dell’opera svolta si legge: «Lavori per vostro ordine e conto svolti nella sede sociale di via Merulana 99 Roma, imbiancatura e stuccatura pareti, riparazione idraulica». Sede sociale? In via Merulana 99 - come ha specificato lo stesso Di Pietro - non si trovava alcuna sede sociale dell’Italia dei valori bensì l’appartamento privato di proprietà di Di Pietro e dove il leader dell’Idv viveva e vive tuttora quando si trovava nella capitale. «L’ex pm si era forse pagato i lavori di ristrutturazione coi soldi del partito?», si chiede Giostra. Il documento sembra parlare da solo, non prova automaticamente che Di Pietro ha messo mano alle casse dell’Idv, «ma rende lecito sospettarlo» taglia corto l’autore.

    Di Pietro si rifà la casa con i soldi del partito - Interni - ilGiornale.it del 13-05-2009

    come mai di queste cose non se ne parlano ?ihih

  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di doctor2009
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    Riferimento: Raccomandazioni politiche

    "Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello,
    e non t'accorgi della trave che è nel tuo?
    Come puoi dire al tuo fratello:
    Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio,
    e tu non vedi la trave che è nel tuo?
    Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio
    e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello."



    Vangelo Secondo Luca ( vers. 41 -42 )
    Sacra Bibbia: NT | I Vangeli | Vangelo secondo Luca
    -



    PRESIDENTE DEL CLUB DEL GIALLO!

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