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  1. #1
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    Da "La Repubblica", di oggi 28 novembre 2008

    Ricetta anti crisi del sindaco del comune veneto Spresiano
    Duemila euro per lasciare la città. "Abbiamo troppe spese"
    Immigrati, "bonus se te ne vai"
    la soluzione leghista per gli stranieri


    dal nostro inviato CARLO BRAMBILLA







    TREVISO - "Immigrato disoccupato, ti pago se te ne vai". L'idea risolutiva di tutti i problemi legati al dramma delle famiglie di stranieri che nel Nord Est stanno perdendo in massa il lavoro, travolti dalla crisi economica, è venuta a una giovane assessore al Sociale della giunta leghista di Spresiano, in provincia di Treviso, Manola Spolverato, 39 anni, di professione medico di base. La proposta, molto essenziale, prevede di dare 2mila euro a ogni immigrato rimasto senza lavoro, purché se ne vada ad abitare altrove, e non pesi così sulle casse comunali.

    "Una provocazione - la definisce l'assessore - che ho voluto lanciare affinché tutti capiscano la situazione in cui si trovano i comuni come il nostro, costretti a spendere un sacco di soldi per garantire i contributi e l'assistenza alle famiglie in difficoltà. Mentre sarebbe meglio per tutti dar loro 2mila euro purché vadano via. E non se ne parli più".

    A Udine, intanto, la Giunta Regionale ha deciso di dimezzare le quote per i lavoratori stranieri cui consentire l'ingresso, passando da 6mila a 3mila. Ma alla Lega non basta. Il Carroccio pretende infatti l'azzeramento delle quote. Spiega Danilo Narduzzi, capogruppo della Lega: "Ci troviamo di fronte a una crisi che causa l'espulsione dal mondo produttivo della mano d'opera non qualificata. Far entrare altre persone, non ancora qualificate, non fa che aggravare la situazione".

    Gli immigrati, anello debole del mondo del lavoro, sono quelli che più duramente stanno pagando in questo momento, nel Nord Est, i costi della crisi. "Quando la mano d'opera a basso costo faceva comodo alle aziende in crescita, venivano assunti in grande quantità - racconta Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso, che la settimana scorsa aveva denunciato, anche lui, la necessità di bloccare i flussi. - Oggi che le cose vanno decisamente peggio, i primi a trovarsi sulla strada naturalmente sono loro. Ma il problema non si risolve con le sparate come il bonus di 2mila euro. Nella provincia di Treviso abbiamo 95 comuni. Cosa facciamo fare agli immigrati? Il giro di tutti i comuni, così si prendono da ognuno dei soldi purché se ne vadano? Non scherziamo. Il problema è serio. E si risolve innanzitutto regolarizzando tutti gli stranieri che lavorano. E ricordandosi che se non ci fossero loro a lavorare non ci sarebbe neppure il benessere".
    Ma per i leghisti veneti la pasionaria di Spresiano è ormai un modello cui guardare con ammirazione. Gianantonio Da Re, segretario provinciale trevigiano e consigliere regionale della Lega, chiede di estendere l'iniziativa a tutti i comuni leghisti.

    Una semplificazione che non può trovare il consenso delle organizzazioni sindacali. "In proposte come quelle fatte a Spresiano si nasconde l'idea, che ci sia "un esercito di lavoratori di riserva" che possa essere utilizzato quando serve e che si debba togliere dai piedi quando non è più necessario - avverte Franco Lorenzon, segretario della Cisl di Treviso. - Ma abbiamo a che fare con persone e non con braccia-lavoro".

    Giuro che chiedo la cittadinanza del Ghana e spero che siano moltissimi i comuni italiani che seguiranno l'esempio di Spresiano. Accetto la proposta, prendo i 2000 euri e me ne vado in un altro comune dove prenderò altri 2000 euri e mi sposterò in un altro comune... Considerando che ci sono più di 8000 comuni in Italia, e che la benzina sta calando di prezzo, credo che riuscirei a mettere da parte una decina di milioni di euro in un anno.

    Non male! E poi dicono che i leghisti discriminano gli immigrati! Ma dove? Li arricchiscono!

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  2. #2
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    Si potrebbe anche provare a partorire prima un paio di figlioli (e si sa che l'immigrato notoriamente ne sforna tanti) chiamandoli tutti benito e rachele e poi chiedere subito il trasferimento in un altra città, così da sommare i 1500 + 1500 per figlio + 2000 per essersene andati.
    Che poi se se ne vanno anche i bambini forse danno 2000 euro anche a loro?
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

  3. #3
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    Willy, sarà complicato farti passare per un ghanese medio, spacciati per albanese che tanto i soldi te li danno lo stesso.
    Che bello, adesso basta andare in un comune e gridare: "Attenti sono uno straniero brutto e cattivo che vi ruba il lavoro!" per beccarsi dei bei soldoni.
    Vado subito a procurarmi un passaporto falso dell'est!
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
    MANKIND IS ALIVE BUT MANKIND MUST DIE.
    (W.H. Auden, "Danse macabre")


    No one remembers the singer.
    The song remains.



  4. #4
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    Citazione Originalmente inviato da aMara835 Visualizza messaggio
    Willy, sarà complicato farti passare per un ghanese medio, spacciati per albanese che tanto i soldi te li danno lo stesso.
    Che bello, adesso basta andare in un comune e gridare: "Attenti sono uno straniero brutto e cattivo che vi ruba il lavoro!" per beccarsi dei bei soldoni.
    Vado subito a procurarmi un passaporto falso dell'est!
    Vedi che sei più razzista dei leghisti?

    Chi te lo dice che in Ghana ci siano solo neri?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  5. #5
    Partecipante Super Figo L'avatar di aMara835
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    Noooooo, mi sto trasformando in leghista! Abbattetemi!
    E comunque, se non sei almeno color beige non farai abbastanza paura ai poveri nordici impressionabili, e i soldi mica te li danno!
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
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    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
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    (W.H. Auden, "Danse macabre")


    No one remembers the singer.
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  6. #6
    piccirilla
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    mi viene un pensiero.
    ok ammesso che cosi' risolvono la questione uomo nero lontano da dove vivo io,per tutti gli italianiche rubano ,spacciano,violentano,scippano,etc etc, c'è qualche sovvenzione?
    eheheheh

  7. #7
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    questi assessori non è che hanno altre cose più importanti da dire che ste stupidate???
    "chi la dura la vince"

    "non c'è niente di più comune che il desiderio di essere importanti"

    "la vita è come una battaglia navale...oggi ci sei...domani effe otto"

  8. #8
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    «Non ridere, non piangere, non giocare»

    Da "Il Corriere della Sera", di oggi, 2 dicembre 2008

    Anni Settanta
    «Non ridere, non piangere, non giocare»
    I 30 mila piccoli italiani illegali in Svizzera
    Quando Berna ostacolava i ricongiungimenti familiari dei nostri emigranti. E i mariti assumevano le mogli come domestiche per farle arrivare
    Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d'una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l'ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell' 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del '900.



    Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi. Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l'immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l'altro l'autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell'eversione».

    E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un'altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L'uno e l'altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell'Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d'Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali. Non conoscono storie come quella di Paolo Iannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari.

    Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s'ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell'operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l'ex guitto italiano». Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un'altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento. Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l'ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri. Che oggi hanno l'età di Grimoldi e della Bertolini.

    Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c'è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l'avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell'ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro. Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un'Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.

    Gian Antonio Stella
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  9. #9
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    Riferimento: Prima di aprire la bocca, ricordarsi di collegare il cervello

    ogni tanto mi chiedo dove sia la "ragione" di alcune persone...alcuni la nascondono o proprio non l'hanno mai avuta???
    "chi la dura la vince"

    "non c'è niente di più comune che il desiderio di essere importanti"

    "la vita è come una battaglia navale...oggi ci sei...domani effe otto"

  10. #10
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    Era meglio la monarchia? Ovvero: come spartirsi il territorio in democrazia.

    Da: La Repubblica, di oggi 3 dicembre 2008

    La Megaparentopoli di Seregno
    Giù al Nord, cioè a Seregno, quarantamila abitanti nella Brianza ricca, grassa e piatta, la via della politica è lastricata di parenti. Di ogni grado e specie. Figlio e cognato, sorella e fratello. Chi al municipio e chi in una municipalizzata. Chi al partito e chi al cda. Un poltronismo familiare edificato e poi ancor meglio sviluppato sotto il governo della Lega.

    La politica formato famiglia pone Seregno di diritto nella top ten delle città governate secondo lo jus sanguinis. "Chi non è di Seregno ritiene tutto molto incredibile", ammette il sindaco Giacinto Mariani. Anzitutto non si crede che il sindaco, questo sindaco, sia un leghista. Compito, molto moderato, molto benestante, Mariani guida una giunta di centrodestra che qui ha raccolto anche la forza residuale dell'Udc.

    Da sole Forza Italia e Lega avrebbero potuto comandare e decidere. Ma, con un gesto compassionevole, hanno sospinto sul vagone dei desideri anche Alleanza Nazionale, falange compatta e piuttosto aggressiva, e gli amici-nemici dell'Udc.
    Tutti insieme e piuttosto appassionatamente.

    Si è deciso, come succede un po' dappertutto, di mettere ordine nelle società pubbliche che erogano servizi e gestiscono, in ragione della mission, quattrini. Seregno insieme ad altre quattro città brianzole (Desio, Lissone, Cesano Maderno e Seveso) ha promosso la costituzione del gruppo Gelsia, una holding che aggrega alcune società di servizi pubblici locali che oggi è una delle prime multiutility in Lombardia per fatturato e clienti serviti. Gas, energia, raccolta e trasferimento dei rifiuti. "Fare sistema" lo slogan.

    Hanno fatto sistema, specialmente a Seregno, soprattutto i propri cari. La figlia del vicesindaco è consigliera di amministrazione della holding; il cognato di un assessore è consigliere di una società partecipata (la Aeb); poltrona al fratello di un altro assessore (di An), poltrona alla sorella del capogruppo in consiglio comunale di Forza Italia. In un'altra società di scopo (energia, calore, trading) si è trovato posto per la sorella di un consigliere comunale (Forza Italia). Il segretario della Lega ha ottenuto di sedere nel consiglio di amministrazione di una figlietta magra della holding (Gelsia Reti); quello dell'Udc ha ottenuto quanto gli spettava (consigliere di amministrazione) in un'altra Spa, Gelsia Calore.

    Costernato il sindaco: "Lo statuto ci impone di raccogliere le indicazioni provenienti da singoli consiglieri comunali, da gruppi politici, o da associazioni che raccolgano la proposta di almeno cinquanta cittadini. La politica si fida di chi conosce".

    La politica conosce, tra gli altri, fratelli e sorelle, cognate e cognate, figli e figlie. A bocca asciutta, secondo l'ultima proiezione, i nipoti e le cugine. Nemmeno si segnalano amanti, e neanche papà e mamme chiamate al fronte, il fronte del fare. "La mia amministrazione ha gestito la razionalizzazione dei servizi, garantito occupazione ad oltre quattrocento persone, risolto problemi che i governi di centrosinistra avevano lasciato marcire. Questo non si dice. E non si dice che solo tre delle trenta nomine decise sono imputabili a me, che alcune di esse sono conferme di scelte della giunta precedente. E nemmeno si ricorda che il partito democratico, pur di polemizzare, ha evitato di segnalarci persone, di fornire proposte. Cosicché abbiamo dovuto fare da soli".

    Il sindaco parla piano, sereno, per nulla scandalizzato. Espone e registra: tutto perfettamente a regola d'arte. Non si può dargli torto: ogni cosa è sistemata bene, ogni puntino è a norma di legge.

    E qui si ritorna al punto di partenza, alla tesi, veramente innovativa, del comprensivo sindaco Seregn, come dicono i lumbard: chi meglio di un fratello? Chi è più fidata di una sorella? "Lo statuto parla chiaro e io sono obbligato a rispettarlo".

    Obbligato lui e il resto della truppa. Obbligati e anche trasparenti. Perché c'è da dire che il sito web del comune fornisce nel dettaglio nomi e cognomi, indennità (trentamila euro all'anno se si presiede; diciottomila se si è nel consiglio) e funzioni. Sorvola sul resto.

    Ma succede ovunque. Saluti da Seregno, che si trova giù al nord Italia.

    segnala una storia a:
    a. caporale@repubblica. it

    (3 dicembre 2008)
    Dott. Guglielmo Rottigni
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