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Discussione: Disturbo di Panico

  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    16-08-2008
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    Disturbo di Panico

    Una percentuale molto elevata di italiani soffre di Disturbi d’Ansia, diagnosticati in vario modo.
    Vorrei però contenere la discussione esclisivamente al Disturbo di Panico.
    Oltre la sofferenza, vissuta da questi soggetti, il problema che si pone loro é: cosa fare?
    Vengono proposte soluzioni farmacologiche, psicoterapiche e…….”magiche”. Da contraltare vi è una carenza di informazioni sulle possibili vie percorribili per liberarsi da tali disagi.
    Questa discussione si pone come tavolo, in cui si scambiare e proporre dati informativi agli utenti interessati e tra operatori che si occupano di Disturbi d’Ansia.
    Non è uno spazio diagnostico o di consulenza, ma esclusivamente di dialogo.
    Lucio Demetrio Regazzo

  2. #2
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    16-08-2008
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Per favorire l’intervento di utenti poco esperti postiamo una breve descrizione del DP, con la raccomandazione di non utilizzare le informazioni a titolo autodiagnostico.


    Attacchi di Panico
    L'Attacco di Panico si caratterizza per essere un periodo preciso di tempo, nel quale la persona vive un'intesa sensazione di paura accompagnata da alterazioni somatiche quali ad esempio: palpitazioni, tachicardie, cardiopalmo, sudorazioni, tremori, sensazioni di soffocamento, di mancanza d'aria, brividi, sensazioni di forte calore, dolori al petto e all'addome, sensazioni di instabilità e sbandamento. È possibile operare una classificazione degli Attacchi, distinguendo: Attacchi provocati, ovvero quelli che si presentano invariabilmente al presentarsi di uno stimolo o situazione scatenante; Attacchi sensibili alla situazione, nei quali l'associazione ad una situazione o stimolo scatenante non è assoluta, bensì più o meno probabile; Attacchi inaspettati, quelli che non possono essere in alcun modo ricondotti ed associati ad una situazione stimolo scatenante.


    Agorafobia
    Si suole definire l'agorafobia come uno stato emotivo di allarme ansioso che nasce quando il soggetto si trova in situazioni relazionali o ambientali dalle quale sente difficile potersi allontanare nel caso in cui dovesse manifestarsi un attacco di panico. Il concetto presenta quindi una qualche somiglianza con quello forse più noto di “ansia d'anticipazione”. L'individuo quindi anticipa gli eventi che potrebbero accadere e che riguardano specificatamente la possibilità di manifestare un attacco di panico ed entrata in uno stato ansioso pensando a quanto difficile o imbarazzante sarebbe a quale punto, lasciare il luogo nel quale si trova. La radice etimologica del termine segnala che normalmente i contesti ai quali si fa riferimento, sono contesti appartenenti all'agorà, quindi riferiti alla vita pubblica ed in buona sostanza, frequentati da altre persone. Nel TR vie considerata agorafobia anche la paura di rimanere in casa da soli oin situazioni in cui si è soli e non si può avere aiuto nel caso di attacco.

    Disturbo di Panico, senza Agorafobia
    Indica quelle situazioni nelle quali il soggetto accusa ricorrenti Attacchi di Panico che non possono essere ricondotti ad una situazione medica generale, né all'utilizzo di sostanze. Allo stesso tempo gli Attacchi di Panico non risultano essere collegati con le altre condizioni presenti all'interno dei Disturbi d'Ansia, ovvero non avvengono in presenza di stimoli fobici specifici, né per l'esposizione a compiti o eventi sociali, né per l'esposizione allo sporco; tanto meno posso essere ricondotti ad un grave evento stressante.

    Disturbo di Panico, con Agorafobia
    Ricalca la descrizione fatta per il disturbo precedente, con l'aggiunta della presenza di agorafobia.

    Agorafobia Senza Anamnesi di Disturbo di Panico
    Disturbo molto simile a quello di Panico; si differenzia in quanto caratterizzato da attacchi paucisintomatici, cioè da un attacco tipo panico in cui non sono presenti tutti i sintomi di quest’ultimo.



    Lucio Demetrio Regazzo. Psicologo psicoterapeuta
    N°1329 O.P. Veneto
    Massimiliano Bianchin, Psicologo psicoterapeuta
    N°4574 O.P. Veneto

    © Associazione IAR ESISTENZIALE
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    Ultima modifica di Lucio Regazzo : 01-12-2008 alle ore 07.36.57
    Lucio Demetrio Regazzo

  3. #3
    Matricola L'avatar di Silvia Favero
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Grazie Lucio per la sintetica, quanto precisa definizione di questa tipologia di disturbi. Mi permetto di aggiungere un aspetto che, nella pratica clinica, ho riscontrato nella maggior parte, se non in tutti i pazienti che ho visto con un disturbo da attacco di panico, e cioè la paura di morire, frase che spesso mi sento ripetere quando chiedo di descrivermi cosa vive il paziente durante la crisi; e spesso è proprio la paura della paura, il panico appunto, che mantiene vivo il disturbo, tolti ovviamenti gli eventuali aspetti medici.
    Buona giornata
    Silvia
    Silvia Favero. Psicologa. Num. 4598 O.P. del Veneto
    www.iaresistenziale.com

  4. #4
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Citazione Originalmente inviato da Silvia Favero Visualizza messaggio
    Grazie Lucio per la sintetica, quanto precisa definizione di questa tipologia di disturbi. Mi permetto di aggiungere un aspetto che, nella pratica clinica, ho riscontrato nella maggior parte, se non in tutti i pazienti che ho visto con un disturbo da attacco di panico, e cioè la paura di morire, frase che spesso mi sento ripetere quando chiedo di descrivermi cosa vive il paziente durante la crisi; e spesso è proprio la paura della paura, il panico appunto, che mantiene vivo il disturbo, tolti ovviamenti gli eventuali aspetti medici.
    Buona giornata
    Silvia
    Sì la paura di morire o impazzire é presente ne DP; ma il roblema si deve ricercare nel fatto che troppo spesso viene trattato come un disturbo sconnesso da altri; questo può provocare danni gravi.
    Ciao.Lucio
    Lucio Demetrio Regazzo

  5. #5
    Matricola L'avatar di Silvia Favero
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Sì la paura di morire o impazzire é presente ne DP; ma il roblema si deve ricercare nel fatto che troppo spesso viene trattato come un disturbo sconnesso da altri; questo può provocare danni gravi.
    Ciao.Lucio
    Ciao Lucio,
    certo, anch'io penso che trattare il DP come un disagio sconnesso da altri sia molto controproducente, anche perchè non si spiegherebbe il fatto che non tutte le persone con ansia sviluppano un DP, mi spiego meglio....io credo che lo sviluppo di un DP, ma anche di altre forme di disagi, dipenda anche, ma non solo, dalla capacità che ogni persona possiede di far fronte agli eventi, dalla sua resilienza, dalle sue risorse, dal contesto socio-culturale in cui è inserita, motivo per cui fare una buona valutazione iniziale della persona, fare cioè un buon assessment, è il primo passo che uno psicologo dovrebbe, dal mio punto di vista, mettere in atto. Il DP, ma come anche i disturbi del comportamento alimentare, e molti altri disagi, sono spesso sintomi di difficoltà ben più profonde che in un ciclo standard di trattamento magari non si riesce nemmeno a toccare, anche se forse il DP viene contenuto. Non ci dovremmo mai scordare, come professionisti, che di fronte a noi abbiamo la complessità di una persona e il disagio che presenta rientra in questa complessità. Esistaono trattamenti efficaci per far fronte ad un DP in breve tempo, anche in pochi mesi, il problema poi è mantenere il risultato ottenuto ed è proprio qui che, secondo me, si entra nella complessità della persona che abbiamo di fronte.
    Spero che qualcun'altro si aggiunga a questa discussione....
    Buona giornata e buon fine settimana
    Silvia
    Silvia Favero. Psicologa. Num. 4598 O.P. del Veneto
    www.iaresistenziale.com

  6. #6
    Matricola L'avatar di Silvia Favero
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Salve a tutti,
    ho trovato questo interessante articolo su internet riguardo gli attacchi di panico e l'uso di psicofarmaci.
    Emergono due aspetti importanti: il primo strettamente operativo su cosa fare di fronte ad una persona con attacchi di panico, che terapie scegliere, sono tutte efficaci o qualcuna lo è un pò meno? Mentre il secondo aspetto riguarda la divulgazione di un sapere, quello psicoterapeutico, che troppo spesso si confonde con altri saperi, psichiatrico, medico.....Non vorrei che questa vennisse letta come una presa di posizione polemica nei confronti di ciò che non è psicoterapia, ma vorrei che fosse uno spunto per aiutare chi non è del settore a fare chiarezza tra i tanti saperi che possono prendere in carico una persona con disagio psicologico.
    Aspetto riflessioni...........
    Un saluto a tutti
    Silvia





    Roma, 05/11/2008




    Alla cortese attenzione del Direttore del TG2, Dr. Mauro Mazza




    e p.c.




    Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi, Dr. Giuseppe Luigi Palma

    Al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, Dr.ssa Maria Lori Zaccaria



    Oggetto: Cattiva informazione sugli Attacchi di Panico al TG2







    Gentile Direttore,




    Il 04/12/08 nell'edizione serale è stato trasmesso un servizio, a firma Lino Lombardi ( http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/stream.srv?id=45270&idCnt=80475&path=RaiClickWeb^H ome^Notizie^Telegiornali^TG2 - minuto 24,45 – 26,38 ), riguardante gli "Attacchi di Panico" e la loro pervasiva incidenza nella vita di moltissimi cittadini.

    Siamo lieti che una testata nazionale e del Servizio Pubblico dia spazio a questo genere di problemi, in genere piuttosto trascurati nonostante il peso che essi hanno nella nostra vita e delle nostre famiglie.

    Come Psicologo e Psicoterapeuta, nonché come presidente dell'associazione di categoria degli Psicologi "AltraPsicologia", devo però rimarcare, non senza una certa indignazione, che la qualità della Vostra informazione è risultata non corretta sul piano scientifico, clinico e divulgativo.

    Infatti, dopo una presentazione piuttosto parziale del fenomeno (ci riferiamo all'enfasi medicalistica e alla chiara allusione a cause cerebrali tramite immagini relative al cervello) e dopo l'intervista al ministro Bondi, il giornalista chiede all'esperto da Voi prescelto, il Dott. Rosario Sorrentino, Neurologo, “Come risolvere?” ricevendo la secca risposta del Dott. Sorrentino: “Farmacologicamente in maniera assoluta”.

    Se l'italiano non è un'opinione, questa risposta non lascia spazio ad interpretazioni: gli attacchi di panico, secondo la Vostra informazione, si curano solo con i farmaci. Informazione errata, fuorviante e secondo noi anche capziosa, in quanto non corrisponde a nessuna evidenza scientifica e clinica rispetto alla cura di questo genere di problematiche.

    È infatti cosa arcinota, dalla pratica clinica e dalla letteratura scientifica di tutto il mondo, da ormai alcuni decenni, che gli attacchi di panico richiedono l'intervento elettivo e terapeutico di uno Psicoterapeuta abilitato (Psicologo o Medico, in Italia), ed eventualmente (certo non sistematicamente) di una combinazione con la terapia psicofarmacologica.

    Quindi ben venga che si parli di "Attacchi di Panico" ma non è certo un Neurologo lo specialista più indicato per questo genere di problemi. Infatti, il Neurologo si occupa rispettabilmente del cervello, in quanto organo del corpo e delle sue disfunzioni, ma non ha una formazione specificamente psicoterapeutica.

    L'Attacco di Panico non è certamente l'esito di una originaria disfunzione cerebrale.

    Lei andrebbe mai da un dermatologo per un problema cardiaco? Non credo. Non si comprende quindi perché mai sulle questioni che riguardano eminentemente la Psicologia, s'invitino a parlare specialisti assolutamente distanti dalle relative tematiche, i quali di fatto propongono visioni parziali e dunque distorte dei problemi e delle loro soluzioni.

    In un momento storico come questo, nel quale tutti dobbiamo fare attenzione agli sprechi, questa Vostra comunicazione rischia di confondere e dare una visione non corretta, potendo risultare quasi un invito all'uso indiscriminato di psicofarmaci, i quali se assunti senza criterio - senza cioè un monitoraggio psicoterapeutico - cronicizzano anche i disturbi più lievi con ricadute disastrose ed imprevedibili sulla nostra qualità di vita e sulla spesa sanitaria.

    Invitiamo, quindi, la Sua prestigiosa Redazione a correggere questo tipo d'informazione e sulla base delle considerazioni precedenti confidiamo nella possibilità di dare maggiore spazio anche alla psicologia nella trattazione di temi delicati in cui la farmacologia e la psicologia possono svolgere entrambi un ruolo e, di certo, ogniqualvolta la problematica sia di stampo squisitamente psicologico, ed invitiamo contestualmente la Sua redazione a prendere contatto, se non con la nostra associazione, almeno con gli organi istituzionali preposti a rappresentare la nostra professione.

    Confidando in una Sua cortese risposta, Le porgo i miei più

    Cordiali Saluti

    Dr. Felice Damiano Torricelli

    Presidente di AltraPsicologia
    Silvia Favero. Psicologa. Num. 4598 O.P. del Veneto
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  7. #7
    Partecipante L'avatar di Ivanillich
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Si, certo Silvia, grazie della diffusione, essendo co-autore dell'articolo mi permetto di integrare con il link originale http://www.altrapsicologia.it/conten...2150&zoneid=71 dove è possibile leggerlo per intero (quanto riporti è solo la lettera di protesta al Tg2, cioè la seconda parte dell'articolo).

    Sulla prima questione che poni: "cosa fare di fronte ad una persona con attacchi di panico, che terapie scegliere, sono tutte efficaci o qualcuna lo è un pò meno?",
    Credo che come per ogni intervento in psicoterapia che abbia delle linee-guida, non sia comunque possibile fornire ricette standardizzate valide per tutti indistintamente. Ogni caso è a sé e ogni persona richiede una sua personale storicizzazione del proprio malessere (all'interno delle proprie caratteristiche di personalità) ed un preciso inquadramento nel momento di vita che sta attraversando.
    Certo, se per un AdP non lavori ANCHE sulla mentalizzazione dei contenuti panici, non lavori sulla corretta "lettura" dei segnali somatici, non lavori sul significato personale e funzionale dei sintomi, etc., etc, etc., be' non credo che un paziente può anche affittare casa sotto lo studio del suo terapeuta... ;o)

    L'uso di psicofarmaci è una delle possibili opzioni da valutare (ovviamente con uno psichiatra collaborante) anche qui di caso in caso, E non certo sistematicamente ed unicamente come ci vogliono propinare i giornalisti ... (bip).

    La seconda questione che poni: "la divulgazione di un sapere, quello psicoterapeutico, che troppo spesso si confonde con altri saperi, psichiatrico, medico.....", ti confesso che mi sta particolarmente a cuore sia come psicologo che come qualcuno che da qualche anno si occupa di politiche per la professione.

    Io penso che si debba al più presto andare a costruire un osservatorio mediatico sull'informazione psy e la sua correttezza. Sto cominciando a lavorare ad un progetto di questo tipo e mi piacerebbe coinvolgere direttamente o indirettamente tutti i colleghi interessati a questa tematica.

    Io sono qui ... :o)) Chi è interessato mi scriva in privato.

    Ciao
    Ultima modifica di Ivanillich : 09-12-2008 alle ore 19.33.51
    Luigi D'Elia Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista
    Iscrizione Ordine Psicologi Lazio n° 5254 del 11/03/1994

  8. #8
    Matricola L'avatar di Silvia Favero
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    Riferimento: Disturbo di Panico

    Citazione Originalmente inviato da Ivanillich Visualizza messaggio
    Si, certo Silvia, grazie della diffusione, essendo co-autore dell'articolo mi permetto di integrare con il link originale Cattiva informazione sugli Attacchi di Panico al TG2 - Altra Psicologia - il primo movimento di contrinformazione psicologica .................................................. ................., scuola di psicologia, scuola di specializzazione, scuol dove è possibile leggerlo per intero (quanto riporti è solo la lettera di protesta al Tg2, cioè la seconda parte dell'articolo).

    Sulla prima questione che poni: "cosa fare di fronte ad una persona con attacchi di panico, che terapie scegliere, sono tutte efficaci o qualcuna lo è un pò meno?",
    Credo che come per ogni intervento in psicoterapia che abbia delle linee-guida, non sia comunque possibile fornire ricette standardizzate valide per tutti indistintamente. Ogni caso è a sé e ogni persona richiede una sua personale storicizzazione del proprio malessere (all'interno delle proprie caratteristiche di personalità) ed un preciso inquadramento nel momento di vita che sta attraversando.
    Certo, se per un AdP non lavori ANCHE sulla mentalizzazione dei contenuti panici, non lavori sulla corretta "lettura" dei segnali somatici, non lavori sul significato personale e funzionale dei sintomi, etc., etc, etc., be' non credo che un paziente può anche affittare casa sotto lo studio del suo terapeuta... ;o)

    L'uso di psicofarmaci è una delle possibili opzioni da valutare (ovviamente con uno psichiatra collaborante) anche qui di caso in caso, E non certo sistematicamente ed unicamente come ci vogliono propinare i giornalisti ... (bip).

    La seconda questione che poni: "la divulgazione di un sapere, quello psicoterapeutico, che troppo spesso si confonde con altri saperi, psichiatrico, medico.....", ti confesso che mi sta particolarmente a cuore sia come psicologo che come qualcuno che da qualche anno si occupa di politiche per la professione.

    Io penso che si debba al più presto andare a costruire un osservatorio mediatico sull'informazione psy e la sua correttezza. Sto cominciando a lavorare ad un progetto di questo tipo e mi piacerebbe coinvolgere direttamente o indirettamente tutti i colleghi interessati a questa tematica.

    Io sono qui ... :o)) Chi è interessato mi scriva in privato.

    Ciao
    Ti rispondo con un pò di ritardo ringraziandoti per l'intervento e per aver dato gli estremi corretti dove trovare l'articolo integrale. Grazie!!
    io sto iniziando la mia esperienda clinica e non posso certo descrivermi come esperta, però curiosa sicuramente e chiacchierando, anche informalmente, con colleghi mi accorgo sempre più spesso di quanto la rigidità di pensiero la faccia un pò da padrone. Nel senso che in un lavoro quale è il nostro sembra quasi un paradosso parlare di rigidità, me ne rendo conto, ma non è comunque un paradosso dire che il disturbo di panico si cura solo, o quasi esclusivamente con gli psicofarmaci?? Senza allontanarci troppo dalla tematica di questo forum, io osservo, direi quasi quotidianamente, gente che potrebbe presentare qualche disagio sulla sfera ansiosa o depressiva, e allora perchè quando a queste persone gli si accenna all'ipotesi di fare due chiacchiere con un esperto la maggior parte delle volte ci si sente rispondere va bhè dai passerà....e poi non sono mica matto io? Quanta confusione c'è tra psicologo-psicoterapeuta-psichiatra? Questo abuso pubblicizzato di psicofarmacologia io credo incrementi questa confusione e porti a confondere patologia con disagio.......patologia con prevenzione........
    a presto
    Silvia Favero. Psicologa. Num. 4598 O.P. del Veneto
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