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  1. #1
    Len
    Ospite non registrato

    coinvolgimento del clinico

    Ciao a tutti, vorrei riflettere con voi su un tema che secondo me è molto importante nella pratica clinica.
    Spesso mi è capitato di pensare al coinvolgimento del clinico nei casi trattati.
    Partendo dal presupposto che lo psicologo è un essere umano con le sue debolezze, la sua vita interiore, le sue sofferenze e anche i suoi problemi, mi capita di pensare a come sia possibile non immedesimarsi e quindi coinvolgersi (con il rischio di non essere obiettivi) in casi che magari rimandano a proprie esperienze di vita o ricordi.
    Dal momento che penso che la sofferenza sia comprensibile solo agli occhi di chi l'ha vissuta con una sensibilità particolore, e questo penso sia comune nella maggioranza degli psicologi, credo che ci voglia veramente esperienza e una certa dose anche di freddezza per trattare "cose" che sono all'interno di noi come esseri umani, come analizzabili e diagnosticabili.
    Cosa ne pensate?

  2. #2
    Eowin
    Ospite non registrato

    Coinvolgimento del clinico

    Esiste l'obiettività? L'obiettività è una costruzione sociale, come tutto il resto. Si osserva con filtri che selezionano della realtà ciò che si è predisposti a vedere (Von Foerster, Oikos, 1990).
    Credo che non si possa curare senza capire, nè capire senza immedesimarsi. Immagino sia come un passare dal triangolo al cerchio, dal punto di vista del paziente ad uno decentrato, patendo insieme a lui e distaccandosene per trovare nuovi punti di vista da proporgli, nuove soluzioni che ristrutturino il problema.
    Non si può pretendere di curare senza amare, almeno secondo me. E non si può pretendere che esista una normalità, un modo di funzionare non è sano o malato, ma accettato o non accettato, compatibile con il consesso sociale o meno.

  3. #3
    L'avatar di Duccio
    Data registrazione
    25-06-2002
    Residenza
    Firenze
    Messaggi
    8,926
    Beh certo, e' normale e ovvio secondo me un minimo di coinvolgimento, diciamo che e' l'esperienza e la pratica che ti aiuta molto in tal senso. Sento spesso docenti dire che e' sbagliato sentirsi arrivati dopoo la laurea e che e' proprio li che inizia il momento di maggior crescita personale e professionale, quando ci si dovra' abituare ad interagire con esseri umani e non piu' solamente con dei manuali. Credo anche che la professione dello psicologo sia una delle piu' delicate e che sia una di quelle dove impari la maggior parte delle cose con la pratica e con l'esperienza, dove impari cose che nessun manuale ti puo' insegnare. Infatti credo ad esempio che le varie facolta' dovrebbero aumentare i momenti di attivita' pratiche, troppo spesso, parlando del caso che mi riguarda ovvero la facolta' di Firenze, i corsi si affidano quasi totalmente ad uno svolgimento quasi totalmente teorico, questo ti fa arrivare ad avere anche un'ottima preparazione ma uno scarso approccio al soggetto, e l'unico momento veramente formativo rimane il tirocinio dopo la laurea. So che quello che dico non e' sempre possibile a causa di tantissime variabili (soldi, spazi ecc ecc) pero' ne guadagneremmo tutti se fosse cosi'. Tornando piu' specificatamente all'argomento, credo che la sofferenza, o aver vissuto situazioni difficili , dia una maggior sensibilita', o almeno una maggior predisposizione ad immedesimarsi in persone che hanno vissuto storie di disagio, ma non credo che questo sia un prerequisito dello psicologo, diciamo che sicuramente bisogna avere una certa apertura mentale e una certa capacita' di ascolto, ma questo e' un piu' che non determina niente se alla base non ci sono gli strumenti necessari per valorizzare queste doti umane. Ho sentito spesso inoltre persone che scelgono di intraprendere questo tipo di studi per un proprio bisogno di conoscersi, oppure dopo storie difficili di disagio, o con problemi di autoaccettazione convinte di riuscire a risolvere certe loro problematiche, questo alla fine porta a due problemi di fondo, il primo e' quello di acquisire probabilmente la presunzione di essere migliori di altri, di riuscire ad arrivare a vedere qualcosa a cui altri non possono accedere, la seconda di non riuscire poi a trovare o scoprire cio' che si cerca, in quanto qua si impara un metodo di indagine, si apprendono degli strumenti, non si impara a conoscere se stessi, o almeno non nel mopdo e nella quantita' che ci si aspetta. Scusate se ho un po' divagato ma mi piaceva spaziare sull'argomento.
    Buona giornata a tutti
    Duccio

  4. #4
    Len
    Ospite non registrato
    Ricordo che prima di iscrivermi a Psicologia, in un incontro di orientamento, un docente da me molto apprezzato disse:"Non iscrivetevi a Psicologia perchè volete risolvere vostri problemi personali perchè non ci riuscirete". E' una frase non sempre ovvia, per molti, che mi è rimasta impressa.
    Penso che l'interazione tra la sfera privata e la professione cominci a esplicitarsi cosi', sin dall'inizio.
    Sicuramente con l'esperienza penso si acquisisca quella dose di umanità, diastacco ma empatia, giusta per dare il miglior aiuto alla persona.
    Penso che lo psicologo, ovviamente, non debba avere la presunzione di maggiore sensibilità o avere vissuto necessariamente disagi personali per comprendere la sofferenza altrui. Non intendevo dire questo.
    Anche grazie a esperienze di vita personali oltre che professionali, credo piuttosto che lo psicologo debba essere in grado di cogliere sfumature del comportamento, degli stati interiori e di condizioni esistenziali.
    In questo senso credo che la sfera privata interagisca nel migliore dei modi, dando un contributo alla capacità di analisi e alla sensibilità di ciascuno, facendo un uso sempre umano delle proprie competenze.
    Ultima modifica di Len : 24-07-2003 alle ore 14.02.27

  5. #5
    Ospite non registrato
    Il mio essere Psicologo significa essere empatico col paziente. Ritengo che questo sia il mio modo migliore di fare sostegno psicologico. Se non sento e se non sono in sintonia con l'altro, non lo raggiungo in profondità. Per questo motivo non mi preoccupo del coinvolgimento, se non quando non lo sento.

    Hiroaki.

  6. #6
    Partecipante Affezionato L'avatar di almaserena
    Data registrazione
    02-11-2002
    Messaggi
    114

    Re: coinvolgimento del clinico

    Originariamente postato da Len
    Spesso mi è capitato di pensare al coinvolgimento del clinico nei casi trattati.
    Solo chi ode e non ascolta
    non si coinvolge
    solo chi vede e non scruta
    non si coinvolge
    ...il resto è empatia!

    Durante il tirocineo mi capitò un paziente di circa 55 anni ..apparentemente non aveva nulla a che spartire con me....un giorno andai dalla mia tutor e le raccontai di essere stata sul punto di commuovermi, dopo aver fatto 2 chiacchiere con lui...
    Le dissi che forse non ero in grado di fare queto lavoro...ecc...
    la sua risposta fu schietta e mi fece riflettere:
    "...sai agli inizi...quanti pianti mi sono fatta io???!!!"


    Cmq...in questo lavoro, la maggior parte di noi è seguita da un supervisore...e per come la vedo io sarebbe sciocco non avere un punto di riferimento tale.
    Il rischio di empatizzare troppo, con gli anni si veste di burn out...mai sottovalutarlo!!!
    In parte la salute mentale è una forma di conformismo.
    John Nash

  7. #7
    Eowin
    Ospite non registrato

    Domanda per Almaserena

    Ho letto il tuo intervento e mi è parso di cogliere un certo stupore di fronte ad un tuo moto di umana commozione di fronte ad un paziente, correggimi se sbaglio.

    Al di là del fatto che un mondo che suggestiona i suoi aspiranti psicologi quasi a vergognarsi di compatire fino alle lacrime le vicende di un essere umano evidentemente non troppo fortunato mi sembra un mondo malato, mi chiedo che tipo di prefigurazione della professione clinica tu avessi nel momento in cui ti sei iscritta a questa facoltà, quali motivazioni ti abbiano indotta ad indirizzarti ad una professione clinica, quale ideale dello psicologo tu nutra.

    Il rischio di burn out, a mio avviso, consegue più alla negazione del riconoscimento della propria sofferenza empatica che al suo accoglimento e sfogo attraverso il pianto.
    Siamo in una valle di lacrime, secondo me lo psiocologo deve capire, compatire e sostenere.

    Quello che io cercherei di evitare sarebbero due cose:

    - di farsi menare per il naso da pazienti abbastanza scafati da avere imparato a manipolare le emozioni dell'operatore;

    - di scoppiare a piangere davanti al paziente.

    Il resto non mi sembra preoccupante.

    Sono la freddezza e il distacco che mi fanno paura, l'insensibilità, l'anestesia...

    Qualcuno ha letto il libro Intelligenza Emotiva di Goleman?

  8. #8
    Vorrei aggiungere: i sentimenti che ci suscitano i pazienti a volte ci dicono molto sulla patologia che abbiamo di fronte... per esempio come ti fanno incazzare le border non c'è nessuno uguale... quando hai voglia di mandare a fan#çX loro non ce ne è altri... a parte gli scherzi avevo sentito anche parlare di ricercatori che cercavano correlazioni tra i sentimenti che suscitano i pazienti e le patologie che questi portano... secondo me può essere una grande fonte di informazioni...

  9. #9
    Eowin
    Ospite non registrato
    Ovvero l'uso del controtransfert.
    Parole sante, Vincent, parole sante!

  10. #10
    Partecipante Affezionato L'avatar di almaserena
    Data registrazione
    02-11-2002
    Messaggi
    114

    Re: Domanda per Almaserena

    Originariamente postato da Eowin
    Ho letto il tuo intervento e mi è parso di cogliere un certo stupore di fronte ad un tuo moto di umana commozione di fronte ad un paziente, correggimi se sbaglio.

    Ho letto anch'io il tuo intervento e visto che volevi essere corretta eccomi qui pronta a spiegerti il mio punto di vista...
    sperando che davvero ti interessi, considerato il tono sentenzioso e sarcastico che, in molti interventi ti distingue , o almeno che io ho così percepito!!!
    Intanto l'essere stata sul punto di commuovermi e aver riferito alla mia tutor l'episodio, non significa che abbia provato "stupore per un moto di umana commozione"come tu dici!
    Infatti non mi sono meravigliata di me in quanto individuo sensibile e alle prime armi, piuttosto (e quello che segue avrei voluto sinceramente evitare di scrivere, in quanto non trovo deontologicamente corretto riportarti l'intera cartella clinica di "Giovanni") la mia commozione nasceva dal fatto che questa persona si trova sotto le "indicazioni e le cure" del Servizio da circa 25 anni senza aver mai mostrato il minimo miglioramento. Riferire alla mia tutor che avevo seri dubbi sul mio futuro lavoro comprendeva soprattutto riflessioni riguardanti il senso di rabbia e di impotenza che mi aveva pervaso...proprio perchè, nel mio piccolo, un qualche minimo progetto nei confronti di "Giovanni", io lo stavo costruendo, ovviamente senza la pretesa che fosse migliore dei trattamenti a cui è sottoposto ma solo considerandolo una possibile alternativa!
    Quindi, senza evadere troppo dal tema principale della discussione di questo thread, il mio sintetico esempio era solo un modo per descrivere come l'empatia provata nei confronti di "Giovanni" mi avesse spinto a trovare nuovi modi per renderlo inserito in questa società.
    La stessa empatia che probabilmente non ha "catturato"tutti quei medici che lo hanno tenuto in cura questi anni e che proprio per paura di un coinvolgimento (e non solo!)si sono limitati a somministrargli farmaci e a farlo uscire ed entrare dal reparto.


    Al di là del fatto che un mondo che suggestiona i suoi aspiranti psicologi quasi a vergognarsi di compatire fino alle lacrime le vicende di un essere umano evidentemente non troppo fortunato mi sembra un mondo malato,


    Ma a quale mondo ti riferisci? Se fai riferimento all'ambito universitario come luogo che plasma figure professionali quali lo psicologo, onestamente mi sento offesa non solo io ma credo tutta la categoria degli psicologi...mi chiedo se tu sia qui solo di passaggio oppure in qualche modo hai a che fare con la psicologia e quindi col mondo a cui ti riferisci.
    Non capisco da dove nasce questa idea del mondo che "suggestiona...quasi a vergognarsi"...inoltre se proprio vogliamo parlare di mondo malato, io comincerei a preoccuparmi di chi si rivolge a quegli individui (che prima di essere malati sono INDIVIDUI) considerandoli "non troppo fortunati"e degni di compassione.
    Da quando il disturbo mentale ha a che fare con la Divina Sorte?...E non ho capito...tutti decidono di diventare psicologi perchè mossi solo da compassione?



    mi chiedo che tipo di prefigurazione della professione clinica tu avessi nel momento in cui ti sei iscritta a questa facoltà, quali motivazioni ti abbiano indotta ad indirizzarti ad una professione clinica, quale ideale dello psicologo tu nutra.

    Vorrei precisarti che io no ho un ideale (dell'Io) di psicologo semmai ho un'idea!
    Inoltre questo forum ho sempre avuto l'impressione dell'esistenza di una straordinaria collaborazione tra le persone; ce ne sono moltissime estremamente preparate che sanno dare opinioni senza dover per forza usare toni elevati come invece mi pare di capire in questo caso. A me piace pensare, ogni volta che lascio 2 righe qui, che ci sia sempre un senso di comunità, di scambio di idee ma non mi va onestamente di impegnarmi con persone che si imbarcano in presunte pseudo-terapie! Non credi sia stato superfluo chiedermi le motivazioni della mia scelta...ecc...


    Il rischio di burn out, a mio avviso, consegue più alla negazione del riconoscimento della propria sofferenza empatica che al suo accoglimento e sfogo attraverso il pianto.

    A tuo avviso!!! Grazie per la lezione...


    Siamo in una valle di lacrime, secondo me lo psiocologo deve capire, compatire e sostenere.

    Idem...(il concetto è interessante ma è la "valle di lacrime" ad essere di troppo!)
    mi chiedo ...fanno così tanta paura le lacrime e le proprie emozioni?


    Quello che io cercherei di evitare sarebbero due cose:

    - di farsi menare per il naso da pazienti abbastanza scafati da avere imparato a manipolare le emozioni dell'operatore;

    - di scoppiare a piangere davanti al paziente.

    Dal momento che il messaggio era espressamente scritto per me vorrei capire:
    Sono consigli rivolti solo a me (che quindi mi devo sentire presa in giro da un paziente "scafato che ha imparato...."e anche se fosse non mi vergognerei!) o era una dritta per tutti noi poveri psicologi suggestionati dal mondo malato?
    Se ogni volta che parlo con un pz. devo farmi risuonare in testa frasi come:
    "Attenta Alma...questo ti sta prendendo in giro!!!"
    opp. "Secondo me sta dicendo una serie di stupidaggini!"
    Alla faccia dell'empatia!!!
    Certo che devi essere una persona che ha trascorso molto tempo con i pz. per essere talmente brava a distinguere le situazioni!


    Il resto non mi sembra preoccupante.

    Sono la freddezza e il distacco che mi fanno paura, l'insensibilità, l'anestesia...

    Qualcuno ha letto il libro Intelligenza Emotiva di Goleman?
    Hai ragione, anche a me fanno paura il distacco la freddezza, l'insensibilità e l'anestesia...
    In parte la salute mentale è una forma di conformismo.
    John Nash

  11. #11
    Partecipante Affezionato L'avatar di lugana
    Data registrazione
    11-09-2003
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    Palermo
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    115
    Secondo me bisogna tenere sempre presente, qual'e' il materiele con cui noi psicologi lavoriamo: lavoriamo con le passioni, le sofferenze, i problemi della gente, cioe' con "materiale che scotta" non possiamo pensare di non "bruciacchiarci" anche noi.
    Non siamo dei medici somatici, a cui basta fare un' anamnesi formulata come un interrogatorio, stando confinati nel loro piedistallo, lassu' in alto, lontano dal paziente (come aime', fanno in troppi), per formulare una diagnosi, dobbiamo empatizzare, sentire, immedesimarci, valutare grazie al preziosissimo strumento del controtranfert i sentimenti che quel soggetto ci suscita, stando pero' ben attenti a non confonderli con le nostre innate tendenze, e cio' puo' essere fatto solamente avendo gia' fatto un lavoro su noi stessi, avendo approfondito la conoscenza delle nostre tendenze personali, grazie ad una psicoterapia e a tanta, tanta tanta pratica.

  12. #12
    wow alma che grinta...

  13. #13
    Eowin
    Ospite non registrato

    x Almaserena

    Mah! Leggendo la tua risposta mi sono resa conto di due cose:

    - nel merito del coinvolgimento c'è stata una serie di fraintendimenti, prima, ovvio, del tuo pensiero da parte mia, nel senso che ti ho attribuito un desiderio di asetticità che evidentemente non ti caratterizza, poi del mio da parte tua, nel senso che, per esempio, io con "mondo" intendevo proprio i tempi che corrono, la società nel suo complesso, non il mondo della psicologia.

    - Per quanto riguarda la forma ti devo dei ringraziamenti, nel senso che mi hai detto chiaro e tondo che mi hai percepito come sentenziosa e arrogante, nella generaliltà dei miei interventi.

    E', ahimè, un problema che ho e che mi perseguita. Ogni tanto qualcuno me lo dice, ma purtroppo non è intenzionale e quindi non ho ancora trovato il modo di risolverlo. Non sto scherzando.

    Io non è che sono odiosa, ma lo sembro.
    Credo che sia una forma di "intelligenza emotiva relazionale" (per rimandare a Goleman) che mi manca.
    Fino a che non ho iniziato a postare su questo forum pensavo fosse qualcosa nel mio aspetto fisico o nella mia comunicazione non verbale che non andava, ma se funziona anche via internet deve entrarci anche la comunicazione verbale.

    Tanto per dirti, io ho letto in altri 3d degli interventi tuoi e mi sembrava di pensare cose piuttosto simili, ma non mi riesce di dirle in modo efficace.

    Mi dispiace se ti sei sentita in qualche modo toccata dai miei interventi; non vuole valere come una scusa, ma almeno si sappia che non era intenzionale.

  14. #14
    Partecipante Affezionato L'avatar di almaserena
    Data registrazione
    02-11-2002
    Messaggi
    114

    Re: x Almaserena

    Originariamente postato da Eowin
    Mah! Leggendo la tua risposta ...

    Tanto per dirti, io ho letto in altri 3d degli interventi tuoi e mi sembrava di pensare cose piuttosto simili, ma non mi riesce di dirle in modo efficace.

    Mi dispiace se ti sei sentita in qualche modo toccata dai miei interventi; non vuole valere come una scusa, ma almeno si sappia che non era intenzionale.
    Non ho messo in dubbio nemmeno un attimo la tua intelligenza...in qualsiasi modo si sia espressa...
    mi sono ritrovata anch'io nei tuoi interventi....
    sono contenta della risposta che mi hai dato!!!


    In parte la salute mentale è una forma di conformismo.
    John Nash

  15. #15
    Eowin
    Ospite non registrato
    La comunicazione difficilmente è indenne da distorsioni.
    Spero di migliorarmi, specie come emittente, ma anche come ricevente. Nel frattempo accetta la mia più cordiale

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