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  1. #1

    Psicosi paranoide cronica: può essere pericolosa?

    Salve a tutti. Sono una operatrice sociale domiciliare, precisamente il mio servizio è il SAD: normalmente mi occupo di anziani ma ultimamente stanno aumentando in maniera esponenziale altri utenti bisognosi di aiuto sia sanitario che sociale. In pratica mi trovo a dover andare a casa di persone disagiate (chi psichicamente, chi alcolizzato, chi in passato ha commissionato un omicidio, ...ecc.).
    La mia domanda è questa: una persona che soffre di psicosi paranoide cronica (terapia con aloperidolo decanoato), psicosi schizofrenica residuale, disturbo paranoide della personalità, può risultare pericoloso? Io sostengo che questi interventi sarebbero da effettuare in due operatori, giusto per una certa sicurezza. Sia in caso di bisogno dell'utente sia in caso si verifichi un problema che da soli non riusciremmo a risolvere.
    Poichè si legge, o si sente che qualche operatore sociale, o qualche assistente sociale ci lascia le penne perchè la persona che seguivano ha avuto una reazione... esagerata, vorrei sapere da qualcuno che ha competenze in materia qualcosa di più.
    Ovviamente non abbiamo una preparazione psicologica adeguata per questo tipo di utenza, e mi sembra che un servizio del genere possa essere dannoso per un utente che soffre di queste patologie. Chi mi dice che con il nostro comportamento non gli creiamo un danno? Credo che non ci sia una regolamentazione adeguata, e quindi veniamo mandate un po' allo sbaraglio. Chi si presenta ai servizi sociali e certifica un bisogno che rientra in determinati parametri, ha diritto all'assistenza domiciliare.
    Spero di avere un aiuto in merito, perchè desidero approfondire molto la questione.
    Grazie!

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Psicosi paranoide cronica: può essere pericolosa?

    Provo a risponderti, sperando che altri integrino.
    Per quanto riguarda la pericolosità di pazienti con tale diagnosi essa è piuttosto variabile ma comunque possibile. Dipende chiaramente dalla fase in cui si trovano (acuta, cronica...), dalla terapia che seguono e da altri fattori.
    Due operatori possono quindi costituire una grande risorsa se non una necessità con queste persone, per diversi motivi. Fondamentale è anche la possibilità di rielaborare gli interventi in equipe con altri operatori e con un supervisore.
    Se lavori presso una cooperativa o presso un servizio comunale il mio consiglio, in mancanza di tali strumenti, è quello di chiedere ai responsabili di provvedere ad istituirli, dato l'aumento di un utenza molto differente da quella anziana.

    Spero di esserti stato d'aiuto.

    Un saluto
    gieko

  3. #3

    Riferimento: Psicosi paranoide cronica: può essere pericolosa?

    Si grazie, la tua risposta è un buon inizio. Spero che altri aggiungano dettagli, perchè la psichiatria riveste un ambito importantissimo che in questa società è sottovalutatissimo. In pratica non esistono strutture adeguate per chi soffre di queste patologie, e tanti vengono lasciati a se stessi. Chi ha una famiglia può appoggiarvisi, ma anche la famiglia avrebbe bisogno di supporto.
    Allargo il mio campo in modo che qualcun altro possa aiutarmi. La voro in provincia di Lecco, assunta presso una cooperativa che opera per conto del comune. Il SAD, il servizio che presto io sta per Servizio Assistenza Domiciliare. Offre un Servizio di Assistenza a disabili ed anziani in particolari condizioni di disagio psico-fisico finalizzato a garantire la permanenza nel proprio nucleo familiare e contesto di vita.
    Come dicevo nel primo post l'utenza sta cambiando, ed oltre ad anziani si aggiungono disagi di tutti i tipi. E la nostra preparazione è limitata agli anziani. Quando prendiamo in carico utenti psichiatrici il nostro coordinatore parla con lo psichiatra che ha in cura la persona, e da questo colloquio si traggono delle linee da mantenere con l'utente. Ma mi sembra un po' poco vista la delicatezza delle patologie psichiatriche. E mi sembra anche che la nostra sicurezza sia presa alla leggera. Quando sollevo questa problematica appaio come una persona "esagerata" quella che "ma cosa vai mai a pensare". Eppure ogni tanto un operatore viene ucciso proprio dal suo paziente.
    Allora ho deciso di muovermi per ampliare la conoscenza di questa problematica, e sperando di avere informazioni tali da permettermi di imporre maggiore attenzione.
    Ringrazio di nuovo tutti coloro che mi aiuteranno! Cao

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
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    281

    Riferimento: Psicosi paranoide cronica: può essere pericolosa?

    Ciao Unilimited

    Il problema che poni è serio. E interessante.
    Credo sarebbe utile provare a scomporlo in diverse parti, per provare ad affrontarlo meglio.
    C'è il problema del cambiamento d'utenza e delle competenze necessarie per lavorare con questi nuovi utenti. E qui occorrono, secondo me, due cose:

    a) una formazione continua da parte della cooperativa dalla quale dipendi
    b) strumenti assicurativi e di sostegno contrattuale adeguati

    Dentro la questione della formazione ci sta tutta la questione del rapporto tra psicosi e violenza. Per inziare a rifletterci su, potresti dare un'occhiata ad un buon testo: Psicosi e violenza
    Le ambiguità della cura psichiatrica
    pubblicato dalla Carocci nel 1998. Interessante perché non si limita ad un esame teorico della questione, ma comprende una gran quantità di casi clinici e di storie di vita. Leggendole, si comprende meglio anche come fare a far si che la relazione tra assistente domiciliare e paziente diventi occasione di crescita per entrambi e non occasione di timore.

    Ci sta anche un cambiamento del modo di pensare e di agire degli operatori. Se la gamba rotta di un'anziano può essere uguale ad un'altra, una psicosi non è mai uguale ad un'altra. Inoltre, occorre avere ben presenti quali sono le caratteristiche del modo di pensare e di agire dei pazienti, perché -a volte - i comportamenti violenti vengono scatenati da azioni dell'operatore che possono sembrare "banali" ma che, per una persona che soffra di ossessioni - ad esempio - non lo sono affatto.
    Così, spostare un oggetto, o rifare un letto (azioni in sé banali, che possono essere state eseguite migliaia di volte in altre occasioni ed alle quali, quindi, non si dà "peso") possono costituire un elemento di rischio.
    Anche l'uso del tono di voce, del linguaggio corporeo, vanno valutati ed appresi (e ri-appresi) volta per volta paziente per paziente.

    In secondo luogo, a mio parere, è necessario vi sia accesso alle informazioni. Non perché il conoscere la storia clinica del paziente possa cambiare chissà che. Semplicemente per poter discutere con il resto dell'équipe quali potrebbero essere le modalità migliori per fare il proprio lavoro. E per far sì che il lavoro che si fa sia congruente e in accordo con il lavoro degli altri operatori (psicologi, psichiatri,medici di base, assistenti sociali...). Altrimenti si rischia di andare ognuno per la propria strada, creando più una sovrapposizione di interventi che una rete di interventi. Col rischio sia dell'inefficacia, sia di provocare la violenza che tanto si teme, a causa del disordine e della non congruenza degli interventi di persone e profesisonalità così diverse.

    In terzo luogo, mi parrebbe necessaria la presenza di un/una supervisore. Uno psicoterapeuta esperto che sia in grado di analizzare, comprendere i vissuti degli operatori rispetto al loro lavoro ed al loro modo di farlo. Di capire e far capire che la malattia mentale è una fatica enorme, in primo luogo per chi ne è affetto e, in secondo luogo, per chi viene a contatto con essa.

    Se può servire, sono a disposizione. Ho già tenuto corsi di formazione per operatori domiciliari in provincia di Bergamo. Se la tua coop fosse disponibile, un salto a Lecco lo faccio volentieri.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Psicosi paranoide cronica: può essere pericolosa?

    Citazione Originalmente inviato da unlimited Visualizza messaggio
    Salve a tutti. Sono una operatrice sociale domiciliare, precisamente il mio servizio è il SAD: normalmente mi occupo di anziani ma ultimamente stanno aumentando in maniera esponenziale altri utenti bisognosi di aiuto sia sanitario che sociale. In pratica mi trovo a dover andare a casa di persone disagiate (chi psichicamente, chi alcolizzato, chi in passato ha commissionato un omicidio, ...ecc.).
    La mia domanda è questa: una persona che soffre di psicosi paranoide cronica (terapia con aloperidolo decanoato), psicosi schizofrenica residuale, disturbo paranoide della personalità, può risultare pericoloso? Io sostengo che questi interventi sarebbero da effettuare in due operatori, giusto per una certa sicurezza. Sia in caso di bisogno dell'utente sia in caso si verifichi un problema che da soli non riusciremmo a risolvere.
    Poichè si legge, o si sente che qualche operatore sociale, o qualche assistente sociale ci lascia le penne perchè la persona che seguivano ha avuto una reazione... esagerata, vorrei sapere da qualcuno che ha competenze in materia qualcosa di più.
    Ovviamente non abbiamo una preparazione psicologica adeguata per questo tipo di utenza, e mi sembra che un servizio del genere possa essere dannoso per un utente che soffre di queste patologie. Chi mi dice che con il nostro comportamento non gli creiamo un danno? Credo che non ci sia una regolamentazione adeguata, e quindi veniamo mandate un po' allo sbaraglio. Chi si presenta ai servizi sociali e certifica un bisogno che rientra in determinati parametri, ha diritto all'assistenza domiciliare.
    Spero di avere un aiuto in merito, perchè desidero approfondire molto la questione.
    Grazie!
    Citazione Originalmente inviato da unlimited Visualizza messaggio
    Ma mi sembra un po' poco vista la delicatezza delle patologie psichiatriche. E mi sembra anche che la nostra sicurezza sia presa alla leggera. Quando sollevo questa problematica appaio come una persona "esagerata" quella che "ma cosa vai mai a pensare". Eppure ogni tanto un operatore viene ucciso proprio dal suo paziente.
    nella psicosi viene a mancare l'esame di realtà, perciò il soggetto non distingue l'immaginazione dalla realtà (queste fantasie scambiate per la realtà sono i sintomi definiti come "deliri") e nello specifico della psicosi paranoide (adesso non sto qui a esporre le varie teorie per ragioni di tempo e di spazio) il soggetto percepisce delle minacce che provengono dall'esterno e queste minacce vengono interpretate nelle azioni più banali e comuni. Cioè il soggetto coglie il significato e le intenzioni nascoste nelle azioni degli altri, e queste intenzioni sono sempre interpretate come minacciose verso di sè. Paranoia signiica letteralmente "spirito rivolto contro".

    Dunque la violenza, nel caso ci fosse, dal punto di vista del soggetto "affetto" da psicosi paraonide viene messa in atto come autodifesa contro una minaccia percepita dall'esterno.

    Ovviamente, come dice Willy, ad essere interpretate in modo persecutorio sono le azioni più banali. Perché la minaccia non è reale, ma è una distorsione della realtà causata dalla malattia. Ma il soggetto, essendo psicotico, non è cosciente del carattere delirante di tali pensieri.


    Mi rendo conto di aver scritto una descrizione superficiale e sommaria, ma credo sia sufficiente per la tua richiesta, almeno in questa sede. Il fatto che cerchi aiuto su un forum forse (secondo me) dimostra una mancanza di una figura di riferimento al SAD. E forse, il non parlare di questi argomenti o i lvenir presi alla laeggera, potrebbe derivare, oltre che dall'ambito nuovo che rappresenta questa area di utenza, anche dal timore che normalmente si ha verso la malattia mentale?
    Ultima modifica di Johnny : 08-11-2008 alle ore 03.23.43

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