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  1. #1
    Postatore Compulsivo
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    Con la riforma del lavoro a settembre vanno in pensione i co.co.co.

    Le collaborazioni coordinate e continuative sono cresciute negli ultimi anni, passando dal mezzo milione del 1996 ai 2.500.000 odierni. Il decreto attuativo della legge 30 abolisce questo tipo di rapporto, per sostituirlo con “contratti a progetto”. Secondo il Governo i co.co.co. verranno riconvertiti nella nuova categoria contrattuale o saranno assunti a tempo indeterminato. Ma qualcuno paventa che invece possano scivolare verso il lavoro nero.

    Panoramica sul mondo del lavoro

    Lo scorso 6 Giugno il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto per l’attuazione della Legge 30. Un provvedimento legislativo che ha già fatto molto discutere e che ora si prepara a modificare in maniera sostanziale il mercato del lavoro italiano. Da Settembre, quando saranno operative le novità delineate dalla riforma, scompariranno le co.co.co., mentre si diffonderanno nuove forme contrattuali come lo staff leasing, il job sharing e il job on call. Nello staff leasing il lavoratore fornisce la propria prestazione ad un’azienda, ma dipende da un’agenzia esterna; il job sharing o lavoro a coppia prevede che due o più persone si assumano in solido lo svolgimento di un’unica prestazione lavorativa; nel job on call il lavoratore garantisce la sua disponibilità, ma lavora solo su “chiamata” dell’azienda. Novità importanti riguarderanno anche la trasformazione del collocamento con l’apertura a soggetti privati. Il part-time sarà liberalizzato per favorirne la diffusione: dal prossimo autunno infatti i lavoratori part-time saranno soggetti a cambio d’orario sulla base delle esigenze aziendali, anche senza il loro esplicito consenso.

    Zoom: i co.co.co.

    Oggi in Italia i co.co.co. rappresentano circa l’11% dell’occupazione complessiva e, insieme ai contratti a termine, superano il 20% del totale dei lavoratori. Secondo i dati dell’Ires (Istituto di ricerca della CGIL) i co.co.co. nel nostro Paese sono circa 2.400.000: una crescita esponenziale se si pensa che nel 1996 ammontavano a poco meno di mezzo milione.
    Se andiamo a scomporre il dato, ci rendiamo conto che in realtà la cifra complessiva risente delle numerose posizioni aperte all’Inps in gestione separata e non chiuse dal lavoratore una volta cambiata forma contrattuale. Secondo uno studio dell’Istituto per la promozione dei lavoratori di Bolzano, solo in Alto Adige ci sono circa 12000 posizioni che presentano queste caratteristiche. Esteso a livello nazionale, il dato assume una certa rilevanza, comunque non tale da pregiudicare il ruolo svolto dai co.co.co. all’interno delle misure volte a flessibilizzare il mercato del lavoro. I co.co.co. sono equamente ripartiti tra uomini e donne, con una leggera prevalenza degli uomini. Vi è poi un’interessante concentrazione di questa forma contrattuale in quattro regioni: Lombardia (21,7%), Lazio (11,3%), Emilia-Romagna e Veneto.

    Tra flessibilità e precarietà

    Una figura, quella dei co.co.co., contesa tra coloro che l’hanno considerata uno strumento, migliorabile, per aumentare l’occupazione ed introdurre elementi di flessibilità nel rigido mercato del lavoro italiano e chi invece l’ha sempre aspramente criticata non solo per gli indubbi caratteri di precarietà, ma più complessivamente per un rifiuto aprioristico di quegli stessi elementi di flessibilità sopra indicati. Fino ad oggi l’indirizzo prevalente, a partire dalla normazione di questa tipologia contrattuale avvenuta nel 1997 con il governo Prodi, è sembrato l’impegno ad aumentare progressivamente le garanzie per i co.co.co., tramite l’obbligo di stesura scritta del contratto, l’obbligo di preavviso per il licenziamento e un progressivo innalzamento del contributo INPS. Un impegno però molto aleatorio perché non accompagnato da un credibile progetto di riforma delle pensioni e da un intervento sul sistema creditizio italiano in grado di aprire nuove possibilità di accesso ai mutui e ai finanziamenti, anche per chi, come i co.co.co., può fornire meno garanzie.




    Cosa cambia con la riforma

    Il governo con il decreto attuativo sembra prendere decisamente la strada della soppressione delle collaborazioni coordinate e continuative per sostituirle con contratti a progetto. D’ora in avanti i contratti instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto che preveda durata, contenuti specifici e corrispettivo salariale, saranno considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto. Qualcuno, come il giuslavorista Pietro Ichino, vede nell’operazione il rischio dell’introduzione di ulteriori elementi di rigidità del mercato del lavoro, ben lontani dallo spirito del Libro Bianco di Marco Biagi, indicato dal Governo come ispiratore della nuova legge. Altri economisti invece esprimono perplessità su un’operazione che rischia di consentire solo ad una piccola parte di lavoratori di avere i requisiti per passare al contratto a progetto, mentre la maggior parte potrebbe essere espulsa dal mercato o scivolare verso il lavoro nero. Infatti, a partire da Settembre, le aziende avranno un anno di tempo per regolarizzare le posizioni co.co.co. aperte.

    Articolo a cura di Fabio Radaelli, tratto da Jobonline.it

  2. #2
    beh ma io allora che sono un co co co e ho un contratto che mi scade nel 2005 cosa divento? per adesso mi sto un po' rin-co-co- coglionendo... il mio lavoro è gia legato a un progetto ma è un progetto che dura diversi anni... bah...

  3. #3
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    questo è un argomento importante: ora si faranno i progetti per poter lavorare: ma come?

    [<<<Tutti sul lettino>>>clikka!
    questo è un video di sedute psicoanalitiche nei diversi film!
    il mio avatar è un quadro di BoB ArT

  4. #4
    Iggy
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    Questo significa che una condizione di precarietà verrà resa ancora più precaria dall'introduzione di nuove formule vantaggiose per le aziende ma assolutamente sfavorevoli al lavoratore. Poi si lamentano della fuga di cervelli... Qui la più grande fuga di cervelli avviene dalle teste al governo (e vale per la destra come per la sinistra).

  5. #5
    Iggy
    Ospite non registrato
    Mi pareva che i co.co.co. fossero già spariti dalla circolazione, e difatti mi accorgo che il thread è piuttosto antico. Beh, in fondo oramai il contratto atipico è il regime più diffuso, ce ne sono tanti da perdersi tra le scartoffie.

  6. #6
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    si però i concorsi sopratutto nelle ASL sono bloccati da anni e i posti nn vengono riassegnati quando i professionisti vanno in pensione: quindi l'unico modo per entrare in ASL oppure in un'azienda ospedaliera è fare dei progetti che sono pagti dalla regione/stato. x la fugs dei cervelli ok, ma anche lo smantellamento progressivo del Servizio pubblico e dove fuggi? se non ti fanno fare lo psicologo vai al call center nn è che vai all'estero! magari!
    Ciao

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  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di alita
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    Beh, io posso riportare una delle mie disastrose esperienze lavorative. La mia ultima assunzione è stata il festival dell'atipicità!
    Corso di formazione di quindici giorni (non pagato) mattina e pomeriggio (10/13-16/19)
    anche una sola assenza sarebbe stata punita con l'esclusione e, incredibile ma vero, c'era quest'obbligo anche la domenica senza che ce ne fosse reale bisogno, ma soltanto per testare la disponibilità (chiamiamola così!) dei corsisti. Poi contratto co.co.co. per tre mesi ai fini di formazione attiva, cioè al termine dei tre mesi avrebbero potuto liquidarmi senza preavviso di una settimana, senza una lira di contributi e senza avere in mano neanche la copia del contratto: la formazione attiva in sostanza significa che non sei ancora riconosciuto come dipendente, è un pò come se fossi in prova per tre mesi . In conseguenza a questo, siamo stati costretti a continui straordinari, retribuiti come ore normali puntando sulla paura di perdere la possibilità del contratto a tempo indeterminato. La paga ancora oggi non è quella sindacale, ma questo è un altro discorso che va aldilà dei contratti atipici: la metà dei dipendenti è assunta e l'altra metà no e quelli che sono assunti non conoscono fino in fondo la loro reale condizione contrattuale, questo permette il perpetuarsi di un continuo ricatto di "licenziamento" per coloro che provano a parlare. Per quest'estate ci daranno le ferie...ma senza retribuirle: ci hanno detto che siamo fortunati perchè alcune aziende non si preoccupano affatto di dare ferie. Una settimana a luglio ed una ad agosto. Furbi, no?! in pratica molti hanno rinunciato ad almeno una settimana.

    Potrei continuare per pagine e pagine sulla violazione continua di diritti considerati di base fino a qualche anno fa, però non vorrei andare off topic: ma non resisto e devo dirlo che per quanto l'atipicità dei contratti e tutta questa flessibilità venga presentata in Italia come toccasana per la vitalità dell'economia, nel concreto, questi fattori significano condizioni di degrado sul posto di lavoro. Ormai è una questione di civiltà, di dignità e i giovani sono i più colpiti.

    Cosa ne pensate del lavoro interinale?
    Ultima modifica di alita : 01-06-2004 alle ore 02.33.42


    C'è come un dolore nella stanza,
    ed è superato in parte:
    ma vince il peso degli oggetti,
    il loro significare peso e perdita.
    |Amelia Rosselli|

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  8. #8
    SuperManu
    Ospite non registrato
    Con me Alita sfondi una porta aperta

    Contratti cambiati in corso d'opera, selezioni sospese, sbagli nella retribuzione ecc. ecc. ecc.
    Anche io potrei andare avanti per pagine
    Credo che sia una delle cose più ******* mai inventate ma putroppo sembra che non abbiamo alternativa oggi

  9. #9
    Partecipante Super Figo L'avatar di alita
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    Originariamente postato da SuperManu
    Con me Alita sfondi una porta aperta

    Contratti cambiati in corso d'opera, selezioni sospese, sbagli nella retribuzione ecc. ecc. ecc.
    Anche io potrei andare avanti per pagine
    Credo che sia una delle cose più ******* mai inventate ma putroppo sembra che non abbiamo alternativa oggi
    e ti sei mai rivolta a qualche agenzia di lavoro interinale? io non lo farei mai, però sono curiosa di sapere come funzionano e cosa chiedono.


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  10. #10
    SuperManu
    Ospite non registrato
    Non avendo quotato effetivamente non si capisce ma quello che ho scritto è proprio c'ho che mi è successo con le società interinali

    Per chiedere, chiedono poco, visto che la maggior parte ti fanno fare dei corsi sovvenzionati dal Ministero e quindi totalmente gratuiti per loro. Così anche se non ne hai bisogno li fai ugualmente
    Se tutto funziona ti fanno un contratto a tempo determinato per il periodo in cui devi prestare servizio in azienda ma il contratto deve essere letto attentamente per via di speciali clausule presenti e che a noi lavoratori fregano

  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di terry77dgl
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    C'è da dire comunque che le agenzie interinali non richiedono quasi mai psicologi...tutt'al più, se sei davvero fortunato, entri a far parte di uno stage sperando nell'assunzione.Altrimenti puoi avere mansioni impiegatizie e di operaio, supermercati, periti.Le agenzie interinali hanno contatti con le aziende e si interessano principalmente di operai, impiegati, addetti alle vendite.

    Ciao!

  12. #12
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    tanto per darvi un'info in più, in tutte le amministrazioni pubbliche il co.co.co non andrà in pensione.
    il che significa che in azienda sanitaria continueranno ad assumere personale (leggi psicologi) con questa tipologia di contratto, almeno per un altro pò di tempo.

    un bene o un male? mah, chissà, io intanto l'ho accettato al volo

  13. #13
    Partecipante Super Figo L'avatar di alita
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    Originariamente postato da djdavide
    un bene o un male? mah, chissà, io intanto l'ho accettato al volo
    beh! non hai molta scelta, questo è il punto.


    C'è come un dolore nella stanza,
    ed è superato in parte:
    ma vince il peso degli oggetti,
    il loro significare peso e perdita.
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  14. #14
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    Originariamente postato da alita
    beh! non hai molta scelta, questo è il punto.
    hai ragione Alita sono d'accordo con te! Mi sa che le regioni fanno quello che gli pare!
    da qualche parte nel forum ho letto di strutture che facevano firmare una dichiarazione di rinuncia al titolo di PSICOLOGO per assumerti come educatore !!! chissà di cosa hanno paura...

    In bocca al lupo!
    Ciao

  15. #15
    Iggy
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    Originariamente postato da Pedrita
    da qualche parte nel forum ho letto di strutture che facevano firmare una dichiarazione di rinuncia al titolo di PSICOLOGO per assumerti come educatore !!! chissà di cosa hanno paura...
    Di nulla; semplicemente, uno psicologo costa di più. La preparazione accademica di uno psicologo fa parte dei beni immateriali dell'ente o dell'azienda che ne assume uno, e come tale viene gestito. Ogni mestiere ha la sua retribuzione minima sindacale, e quella degli educatori è considerevolmente inferiore a quella degli psicologi.
    Ultima modifica di Iggy : 03-06-2004 alle ore 23.34.35

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