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Discussione: Problem?

  1. #1
    stonesour
    Ospite non registrato

    Problem?

    Ciao a tutti,
    sono un ragazzo di 25. Sono giunto su questo forum vagando sul web, cercando consigli su questa.. malattia. Ho deciso di fermarmi qui perchè mi pare che la comunità, sebbene piccola, riesca a stringersi attorno ai problemi che vi si presentano, senza scadere troppo nella banalità nelle risposte.

    Sono consapevole che un messaggio non possa riassumere tutto quanto, e che volerlo fare sfinirebbe il lettore, cercherò quindi di essere piuttosto sintetico, senza tralasciare passaggi importanti..

    Verso i 5-6 anni mio padre abbandona la mia famiglia.. per andare a vivere con un altro uomo (cosa che ho sempre sospettato, ma di cui ho avuto certezza solo recentemente). Sinceramente non ho ricordi chiari di come potessi essere prima di questo evento, ma molte persone che mi hanno conosciuto mi ricordano come un bambino vivace, simpatico, molto solare e socievole.
    Dopo questo evento.. mi ricordo soprattutto un forte senso di inadeguatezza, nei confronti degli altri bambini (la situazione economica non era rosea, mia madre si doveva sobbarcare tutto) perchè non avevo questo, non avevo quello.. ma ciò non mi ha proibito di avere tanti amichetti all'epoca.
    Però a questa sensazione si sono accompagnate atteggiamenti "vittimistici", capretto sacrificale del destino, autocommiserazione, irrequietezza.. che non accennavano a diminuire, poichè mia madre, dovendo lavorare sempre, mi lasciava spesso solo, crescendo così un pò alla stato brado, imparando con tanti sbagli differenze tra bene e male, giusto e sbagliato (ero un piccolo ladruncolo di ovetti kinder e cose così).
    Come sempre, non mi ha impedito di avere amici, non mi sono chiuso nella solitudine, ma non mi sono mai aperto veramente con le persone.
    Queste sensazioni sono rimaste mie compagne, ma credo di averle un pò dominate con l'avanzare della maturità. Sostituite però da cambi repentini di umore, tendende soprattutto verso la malinconia, la rabbia, la tristezza.

    Il punto è questo.. l'anno scorso il compagno di mio padre mi telefona sul cellulare (siamo sempre rimasti in contatto, anche se sporadicamente) dicendomi che era impazzito, che non sapevo più cosa fare, che era diventato estremamente violento.
    Li raggiungo nella loro casa, e trovo mio padre barricato in camera da letto con una mannaia e un coltellaccio.. provo a parlargli con calma, ma interpreta male le mie parole e mi allontana con maledizioni e tante altre cose carine.

    All'improvviso scende in giardino, sbraita, impazzito.. cerchiamo di fermarlo ma lui mi morde (la cicatrice è restata sul braccio).. nonostante quello lo fermiamo, lo leghiamo in qualche modo e chiamiamo un'ambulanza, accompagnata da uno psichiatria e una volante.
    Nel frattempo si libera, si rinchiude in camera e minaccia di uccidere chiunque si fosse intromesso.. le forze dell'ordine entrano, lo immobilizzano con un gas urticante sugli occhi, gli iniettano qualcosa e lo portano via.

    Io piango due volte. Cerco di essere forte e fermo, ma non ce la faccio, è bastato che qualcuno mi rivolgesse la parole per crollare.

    Ora.. a mio padre è stata diagnostica una forma di schizofrenia, che cura con pillole varie.. il mio problema è che ho paura per me. Ho paura che tutte quelle cose che ho provato da piccolo, che provo ora, siano un sintomo di ciò che potrebbe accadere anche a me. Rileggo tutto il mio passato come un preludio a un futuro che ho paura di sapere già.
    Ho paura perchè di recente, sempre più frequentemente ho questi cambi di umore, tendo ad arrabbiarmi fuori misura, e ho come la sensazione di riuscire a fermarmi prima di impazzire solo per pura fortuna.

    Io credo di avere un serio bisogno di uno specialista... credevo che avere qualche amica confidente potesse aiutarmi a tenere a bada le mie paure.. ma non è così.

  2. #2
    Partecipante L'avatar di Ivanillich
    Data registrazione
    11-11-2005
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    Roma
    Messaggi
    50

    Riferimento: Problem?

    Caro stonesour, le sue paure sulla "ereditarietà" dei problemi di suo padre sono comprensibili, ma per fortuna ognuno ha la sua vita (e i suoi problemi) che non è scritta una volta per tutte. La schizofrenia (se di questo si sta parlando in realtà) non è contagiosa e non mi risulta sia ereditaria.

    A me pare che i suoi problemi oggi siano soprattutto, alla luce del suo pur sintetico racconto, legati alla elaborazione del ruolo che suo padre ha avuto nella sua vita, ma anche a quanto gli è recentemente accaduto, con tutti i significati connessi ad una vicenda così dolorosa.

    Per questo lei ha certamente bisogno di svolgere questa elaborazione con qualcuno in grado di aiutarla a mettere ordine e permetterle di costruire una propria visione, un proprio racconto dei fatti accaduti a lei e alla sua vita, ma anche a suo padre.

    Luigi D'Elia
    Luigi D'Elia Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista
    Iscrizione Ordine Psicologi Lazio n° 5254 del 11/03/1994

  3. #3
    Albamari
    Ospite non registrato

    Riferimento: Problem?

    Ciao Stonesour e benvenuto nel nostro forum.
    Sull'ombra di tristezza che emerge dal tuo racconto, si sente soprattutto il bisogno di trovare delle risposte a ciò che è ignoto, al proprio futuro o comunque ad una possibilità di "non ritrovarsi" come tuo padre. Hai raccontato di un bambino abbastanza socievole ma spaventato dal confronto con gli altri, perchè ti sentivi solo, probabilmente preoccupato per la sopravvivenza a cui per fortuna pensava tua madre.
    Tuo padre è andato via quando tu avevi 5 anni, mi sembra di capire che non ricordi chiaramente cosa succedeva in te a livello emotivo ma ricordi la paura e la solitudine che sentivi quando eri da solo in casa...
    Del tuo racconto mi colpisce la descrizione che fai del bambino socievole che comunque ha cercato "nonostante tutto" di non isolarsi con gli amichetti che in qualche modo erano di compagnia. Questa è una grande prova di forza e adattamento sociale ed è una conquista che hai raggiunto da solo. E' un grande punto a tuo vantaggio e una risorsa importante che hai e che ti lega al mondo esterno.
    Hai superato la grande prova di vivere senza tuo padre, che tra l'altro è andato a vivere con un altro uomo, non so come hai accettao ciò, se con rassegnazione o con rabbia ma comunque sei stato capace di mantenere una relazione con lui; questo è un altro punto a tuo vantaggio.
    Mi dici che ora hai paura di "impazzire" proprio come lui. Lo sbalzo di umore che stai manifestando ti spaventa e la rabbia che descrivi è tanta.
    Ciò che posso dirti al momento, è che la figura paterna per il figlio maschio è sicuramente importante, è la figura in cui ci si identifica, si compete, ci sia allea ma consapevolmente o meno ci si "distingue" creando la propria identità secondo una propria scelta di vita.
    Tutto ciò per te è stato difficile o comunque in qualche modo accettabile fino a che un anno fa c'è stato quell'episodio eclatante che ti ha maggiormente scosso. Nonostante la situazione di paura e pericolo per te, hai gestito perfettamente la situazione nell'immediato ma ora ti chiedi cosa mi succederà?
    Hai dimostrato di gestire la tua vita anche se con paura, ma l'hai affrontata, nella tua vita riesci a contattare l'esterno e che riesci a far funzionare la "testa" valutando le situazioni che si presentano.
    Credo sia lecito vista la tua storia chiedersi dove andrà la rabbia che senti e perchè la senti e se ho ben capito senti il bisogno di essere accompagnato a ricostruire ed elaborare il tuo vissuto, per capire e comprendere le tue emozioni e non solo. Certo ciò è necessario.
    Non tutti purtroppo ammettono di aver bisogno di un professionista che li guidi a capire ad elaborare, a cercate risorse ed alternative diciamo di "benessere" per star meglio e per affrontare con meno disagio la vita. Tu hai fatto un grande passo che è quello di renderti conto del bisogno che hai di capire cosa sta succedendo dentro di te e per fortuna in giro ci sono professionisti con competenze specifiche per chiedere aiuto e da psicologa credo che per te sia questo il momento giusto per cercare un esperto.
    Voglio però rassicurarti:
    ricordati che tuo padre ha una storia di vita diversa dalla tua e purtroppo i particolari dei genitori rimangono latenti per tutti i figli.
    La tua storia è diversa dalla sua, se pur con risvolti particolari.
    Tu hai già scelto di chiedere aiuto al primo campanello di allarme "non di pazzia" ovviamente ma di disagio. La rabbia è una manifestazione emotiva presente più o meno in tutti, il problema diviene tale se non si riesce a controllarla.
    Insomma tu non sei tuo padre ed hai dimostrato con poche parole nel tuo racconto di non esserlo.
    Un caro saluto

  4. #4
    stonesour
    Ospite non registrato

    Riferimento: Problem?

    Vi ringrazio moltissimo dei vostri interventi, sono stati molto utili e in parte confortavano già le idee che avevo sulla questione.

    Come anticipato, sono andato poi da uno specialista, una psichiatra dell'azienda ospedalire del mio paese (purtroppo gli specialisti privati costano, e non posso permettermeli, senza offesa alcuna, come poi dirò).
    Vorrei descrivere brevemente l'esperienza, così che magari possa servire a qualcun altro.
    Lo psichiatra che mi ha accolto inizialmente non mi aveva fatto una grande impressione, una brutta immagine complessiva, e il suo comportamento generale non mi aiuta granchè.
    Mi poneva inizialmente tante domande, senza però praticamente mai guardarmi negli occhi, scrivendo invece tutto, molto lentamente, sul suo pc.
    Se magari capitava che non capissi bene una sua domanda, mi pareva avesse una reazione piuttosto infastidita da ciò e sbuffava.. non c'era proprio un grande feeling.
    Però finite tutte le domande ha iniziato a parlarmi seriamente, guardandomi in faccia, parlando parlando parlando, vagando da cose inerenti alla mia situazione, a cose che personalmente credevo non c'entrassero poi molto.
    Però il rapporto ora era decisamente più vivo, più interattivo. Mi ha spiegato che sul suo pc si annotava tutto quanto, soprattutto le opinioni su COME rispondevo, piuttosto che su COSA rispondevo.
    Insomma, ha tracciato un profilo di massima.

    Ovviamente non sto qui a tediarvi con tutto quanto, l'impressione che ho avuto è stata di massima abbastanza positiva, poichè in generale confermato quanto pensassi, ossia che il problema non è l'identificazione con mio padre (come già esplicitato negli altri due interventi qui sopra), piuttosto un problema di incapacità di relazionarsi con gli altri, che causa la mia tristezza, malinconia, una generale infelicità di base.
    Tutto dovuto, a parer suo, da un trauma di non accettazione (che sopravvive ancora ora, e che a mia volta non mi permette di far avvicinare troppo a me molte persone che conosco) patito sin dall'infanzia, a partire dall'abbandono di mio padre, e dei metodi "rieducativi" un pò troppo violenti di mia madre.

    Un pò mi ha confortato, il fatto che non per forza di cose io debba ripercorrere le stesse orme di mio padre, ma un pò mi ha lasciato così, perchè ora credo stia soprattutto a me uscire da questa situazione.
    Ma una frase mi ha lasciato abbastanza il segno, e che forse sta alla base di quanto di buono può esserci da ora in poi: che io vorrei la serenità continua, ma che questa purtroppo non esiste. I momenti bui si alternano a quelli belli.
    Avevo bisogno di sentirlo, anche se spesso me lo ripetevo.

    Un punto che vorrei chiarire sopra, è che mi ha consigliato un percorso con uno psicoterapeuta privato.. che però non posso permettermi.
    Un pò purtroppo mi rattrista, ma confido nel futuro.

  5. #5
    Partecipante L'avatar di Ivanillich
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    Riferimento: Problem?

    Caro Stonesour,
    mi fa piacere che vi sia stato un riscontro con quanto qui detto, ma anche che lei sia riuscito a "portarsi" da uno specialista. Questo dimostra la sua determinazione ad affrontare i problemi, un ottimo viatico per lei.

    Consideri che esistono anche psicoterapeuti pubblici. E' vero che in molte asl questa attività non viene svolta (o svolta solo per situazioni più severe), ma in alcune, avendo la pazienza di tollerare una lista di attesa (a volte lunga), è possibile accedervi. Dipende molto dalla sua asl. S'informi e valuti personalemente la fattibilità della cosa.

    Se questa strada dovesse risultare infruttuosa, provi a rivolgersi al privato, magari anche qui avendo la pazienza di incontrare anche più di uno psicologo (dipende anche dove lei abita e l'offerta di questo servizio), esplicitando fin da subito le sue difficoltà a sostenere le spese. Stia sicuro che si tratta di una condizione comunissima, ahinoi, e non c'è nulla di strano, e talora ci possono essere colleghi che vengono incontro a questo genere di difficoltà.

    Un caro saluto e in bocca al lupo
    Luigi D'Elia Psicologo Psicoterapeuta Gruppoanalista
    Iscrizione Ordine Psicologi Lazio n° 5254 del 11/03/1994

  6. #6
    Matricola L'avatar di arthemisia
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    Riferimento: Problem?

    caro stonesour
    vorrei darti il mio contributo alla tua richiesta.
    Non ho molta fiducia sul servizio pubblico perchè i colleghi che lavorano nelle asl purtroppo non hanno molta libertà nel gestire i casi. Hanno un numero di colloqui limitato delle liste d'attesa lunghe e spesso dei contrattempi che li obbligano a spostare le sedute. Per questo una possibilità potrebbe essere rivolgersi ad una scuola di formazione in psicoterapia e di richiedere un terapeuta che sia disposto a seguirti gratuitamente. Esistono.
    Credo che valga veramente la pena che tu intraprenda un percorso di psicoterapia. La tua sofferenza è certamente qualcosa di concreto, si percepisce dalle tue parole ma fortunatamente si percepisce anche molto altro.
    Sono sicura che se inizierai questo percorso sarà una bella avventura per te e anche per chi avrà il piacere di accompagnarti.
    Buona fortuna.


    Dott.ssa Roberta Menchini
    psicologa Ordine della Toscana n. 2797
    Ultima modifica di arthemisia : 17-09-2008 alle ore 19.05.21

  7. #7
    stonesour
    Ospite non registrato

    Riferimento: Problem?

    Vi ringrazio nuovamente. Non sono un internauta assiduo, ma sorprendemente Arthemisia ha avuto ragione: al primo incontro avevamo stabilito un secondo appuntamento a circa un mese di distanza per valutare i progressi (se così possono essere definiti).. ebbene l'altro giorno vengo chiamato sul cellulare per essere informato che l'incontro verrà spostato a data da destinarsi.

    Nessuna delusione per carità, un pò perchè sinceramente non ne sentivo il bisogno (di questo secondo incontro), un pò perchè comunque me l'aspettavo (non per innato pessimismo, ma puro e semplice senso pratico).

    Devo ammettere che rivolgermi a un psichiatra (asl o meno) è stata una decisione ponderata ma rimandata più e più volte, per motivi che non ho mai voluto indagare, ma che alla fine ho preso, senza pesi sullo stomaco.

    Tuttavia ora rimettermi alla ricerca di uno psicoterapeuta gratuito... pur con tutta la sua probabile utilità, non riesce ad entusiasmarmi. Forse a causa di queste pillole di Valium prescritte, o perchè comunque mi pare di aver intrapreso, intimamente, un percorso per ridare maggiore fiducia alla vita.

  8. #8
    Matricola L'avatar di arthemisia
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    Riferimento: Problem?

    Mi sento di darti il mio sincero in bocca al lupo...

  9. #9
    stonesour
    Ospite non registrato

    Riferimento: Problem?

    Ti ringrazio, e spero crepi.
    Mi auguro tra l'altro sia un in bocca al lupo per la mia vita, piuttosto che per l'incontro a data da destinarsi con lo psichiatra, perchè proprio non ci sto più pensando..

    Devo ammettere che, nonostante mi abbia congedato (cordialmente e con tono amichevole) con un semplice buon vecchio consiglio, un pò mi sento meglio.

    Non riesco a capire se sia "merito" del valium (leggerissima dose, che prendo solo la notte e che mi permette di fare sonni intensi pieni di sogni stranissimi..) o di una prospettiva che è maturata verso un approccio più pratico e meno contemplativo della vita.

    Ma consigliarmi di fare uno sport che mi permetta di sfogare la rabbia (perchè è questo che sento a volte) e curare di più le mie relazioni, mi sta aiutando.

    Senza credere di trovare negli occhi di tutte le ragazze che incontro l'amore della vita, mi sembra di vivere di più, con più sostanza, meno aspettative utopistiche.

    Vi ringrazio di nuovo.

  10. #10
    Matricola
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    Riferimento: Problem?

    Ciao, sono Francesco Montefinese
    certo, è una storia piena di sofferenze e di dolore. Deve essere terribile per un bambino essere così...abbandonato dal proprio genitore al quale credo che tu fossi molto legato.

    Penso fermamente che tu abbia già in qualche modo iniziato un lavoro di elaborazione e di chiarificazione dentrodi te; il fatto stesso che tu ti preoccupi di poter avere problemi seri come quello di tuo padre di mette al sicuro da disturbi mentali.
    Al contrario è molto utile che tu impieghi la tua voglia di comprendere e condividere la tua esperienza di dolore per non permettere che rallenti o metta a disagio la tua evoluzione futura e il tuo senso di felicità. Creati dunque uno spazio di condivisione con una figura professionale di tua fiducia.

    Rimango disponibile e se vuoi contattami alla mia mail di lavoro
    francescomontefinese1@yahoo.it

    Un caro saluto
    dr.Francesco Montefinese
    Psicologo,Psicoterapeuta, Giudice Onorario Trib. Minorenni di Roma,Counsellor, Arte-terapeuta, Ippoterapeuta
    www.naturaemente.net

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