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  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di dadanettuno
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    roma
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    113

    ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    non sono esperta in materia ma ho scoperto da poco che le intolleranza alimentari così come anche le allergie possono essere causa di ansia, panico, depressione e sbalzi di umore

    per un problema gastrointestinale mi sono sottoposta al cyto toxic test e sono risultata intollerante/allergica ai farinacei per cui sto facendo una dieta alimentare abbastanza lunga che esclude ogni alimento fatto con farine di grano, mais, avena, segale, orzo etc etc nonchè tutto ciò che è confezionato con essi (vedi anche la birra che contiene malto d'orzo)
    il mio problema grastrointestinale a un mese di distanza dall'inizio della dieta sembra risolversi ma ho notato che anche il mio problema di ansia e panico si sta attenuando, oltre ad altri problemi inerenti a tale intolleranza

    il cytotoxic test viene usato ormai in molti ambiti della salute anche nei casi di bambini iperattivi e se vogliamo chiamarli un po aggressivi e pare che sia efficace

    sapete dirmi qualcosa in merito?
    grazie
    ciao
    d.

  2. #2
    Matricola L'avatar di arthemisia
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    10-09-2008
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    28

    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    cara dadanettuno
    neanche io sono esperta in materia ma certamente esistono alimenti la cui composizione ha effetti dimostrati sul sistema nervoso centrale e sugli ormoni (vedi tea, caffè, cioccolata i più comuni) ma non solo. Dunque in natura e non ci sono molte sostanze che agiscono sul nostro organismo.
    Va da sè dunque che essendo noi, spero, tutti concordi con il definire l'Uomo come organismo olistico (ovvero corpo e mente non sono da considerarsi due entità distinte) non fa meraviglia il fatto che anche la nostra alimentazione possa influenzare umore e stati psichici.
    Inoltre non dimentichiamo che gli effetti sul corpo (quale dissagio gastroenterico) hanno ripercussioni sulla qualità della vita (stati d'ansia e depressione).
    Perciò come dice la saggezza latina mens sana in corpore sano!!!

    Dott.ssa Roberta Menchini
    Ordine della Toscana n.2797

  3. #3
    L'avatar di federicale
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    28-03-2006
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Ciao Dadanettuno,
    mi scuso innanzitutto per la mia lunga assenza e di conseguenza per il ritardo con cui ti giunge questa risposta.

    Il tuo post apre la discussione su un tema tanto diffuso quanto ricco di false credenze. Sono necessarie perciò alcune chiarificazioni e ti ringrazio per avermene fornito l’opportunità.

    Negli ultimi anni il problema della allergie e delle intolleranze ha assunto proporzioni tali da far utilizzare, ad alcuni autori, il termine “epidemia allergica” per definire il fenomeno.

    Sappiamo inoltre che, studi epidemiologici parlano di un 20-30% di problematiche relative alle allergie stimate nella popolazione generale dei paesi Occidentali; sappiamo anche che, tuttavia, il numero degli allergici può aumentare artificiosamente a causa dell'utilizzo improprio, anche da parte dei medici, del termine allergico che porta a classificare come allergie anche gli effetti indesiderati dei farmaci, le reazioni tossiche ad alimenti, o da agenti irritanti.

    Per quanto qui ci interessa, inoltre, un'ulteriore sovrastima del fenomeno viene dall'attribuzione della patogenesi allergica a svariate patologie (emicrania, intestino irritabile, orticaria cronica, sindrome della fatica cronica) fino ad arrivare alla sindrome ipercinetica del bambino (iperattività), anche se non esistono evidenze scientifiche in proposito.

    Questo per dire che oggi viviamo nella diffusa opinione che l'allergia alimentare possa essere “il camaleonte della medicina” capace cioè di spiegare patologie estremamente diversificate, che ancora non hanno trovato una chiara collocazione .

    Sappiamo poi che gli alimenti, anche quelli più comuni di cui l’uomo si ciba da sempre, possono causare reazioni avverse che si suddividono in due grandi categorie:
    «Tossiche» (provocate da funghi, batteri e tossine da cattiva conservazione);
    «Non tossiche» (che si distinguono in «allergie» e «intolleranze alimentari»).

    Per quanto attiene a queste ultime la discriminante fondamentale sta nell’intervento del sistema immunitario.
    Nell’allergia l’organismo produce quantità esagerate di anticorpi contro alcune specifiche sostanze del cibo.
    Mentre nelle intolleranze generalmente il problema è la carenza di enzimi, che determina difficoltà nella digestione dell’alimento.

    Variano anche i tempi di manifestazione dei sintomi dal momento di contatto con la sostanza che stimola la reazione avversa: sono più rapidi nel caso dell’allergia e più lunghi (anche di alcuni giorni) per l’intolleranza.
    Cambiano inoltre le dosi: per scatenare l’allergia possono bastare quantità minime di cibo irritante, mentre per le intolleranze la quantità è spesso determinante e l’ingestione di piccole porzioni solitamente non dà problemi.

    Le intolleranze, in genere, provocano sintomi più modesti (e perciò spesso anche di difficile interpretazione) si va dalla cefalea alle coliche addominali, dal catarro alla febbre, dall’eczema alla dermatite.

    Nel tuo post non viene definito il tipo di problematica gastrointestinale che ti ha condotto a consultare lo specialita. Ci informi, però, della “cura” consistente in una variazione dell'alimentazione con esclusione completa di alcuni nutrienti.
    Riferisci, inoltre, di aver effettuato questa variazione in seguito alla identificazione di una allergia-intolleranza ad essi, effettuata con un test specifico (TEST CITOTOSSICO o test di Bryan)

    Purtroppo, nonostante siano passati più di 50 anni dalla prima volta in cui tale test è stato proposto, e alla luce delle numerose evidenze sperimentali, L'American Academy of Allergy ha concluso che il test non è affidabile nella diagnostica allergologica e, in particolare, la medicina ufficiale afferma che non esistono procedure diagnostiche, scientificamente validate, volte ad evidenziare le intolleranze, fatta eccezione per quella al lattosio e per la malattia celiaca. Durissima è infatti la posizione di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale: “Le prove per le intolleranze alimentari sono esami destituiti di ogni fondamento, sono truffe”.

    Per quanto riguarda, invece, l'interpretazione dell'intolleranza, che possiamo anche soggettivamente percepire come un fastidio derivante dall'assunzione di un determinato alimento, dobbiamo ricordare che esse non sono altro che reazioni dell’organismo all’eccessivo accumulo di un determinato alimento. Il più delle volte è perciò sufficiente sospenderne temporaneamente l’ingestione, per ritornare in breve tempo ad assumerlo
    nuovamente.

    Un alimento che momentaneamente non tolleriamo ci sottopone ad una sintomatologia tipica caratterizzata soprattutto da coliche addominali, è quindi facilmente individuabile.
    Spesso riguarda alimenti ad alto contenuto acido o grasso, quindi quelli che richiedono una digestione più complessa.

    Per rispondere, dunque alla tua domanda posiamo concludere dicendo che: è possibile che ci sia stata una intolleranza dovuta all'eccesso di assunzione di alcuni nutrienti;
    è possibile che questo abbia causato problemi intestinali; è possibile che la temporanea interruzione nell'assunzione di alcuni alimenti/nutrienti abbia portato a miglioramenti intestinali; non è verificabile l'intolleranza con il test da te citato.

    Infine, e’ utile spendere due parole sul rapporto causa effetto tra intolleranza e sintomatologia a livello psicologico. Le intolleranze alimentari non hanno una correlazione diretta con quadri diagnostici come quelli legati all' ansia e depressione.
    Potrebbe verificarsi uno stato di ansia o un abbassamento del tono dell'umore in conseguenza di problemi intestinali o altri fastidi correlati all'intolleranza ma più come un effetto secondario. In altre parole, a prescindere dalle cause del malessere, avere problemi intestinali, ripetuti, che possono portare dolore o fastidi tali da compromettere la regolare attività quotidiana, potrebbe provocare preoccupazione e depressione (nel senso di abbassamento del tono dell'umore).

    Diversa, invece, è la situazione in cui sia uno stato di stress psicologico o un abbassamento del tono dell’umore a causare problematiche gastrointestinali o anche di natura dermatologica, vedi sindromi psicosomatiche.

    A dimostrazione, Dadanettuno tu dici: “ il mio problema grastrointestinale a un mese di distanza dall'inizio della dieta sembra risolversi, ma ho notato che anche il mio problema di ansia e panico si sta attenuando”. Probabilmente infatti è proprio il tuo stato di maggiore tranquillità che ti sta aiutando a risolvere la problematica gastrointestinale, non viceversa.

    Spero di esserti stata d'aiuto, in bocca al lupo e vieni a trovarci ancora!
    Dott.ssa Federica Letizia
    Psicologa - Esperta in Counseling Psicologico
    Iscrizione Ordine Psicologi del Lazio n. 14552



  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Purtroppo, ho letto solo ora qs interessantissima discussione e volevo chiedere un parere; quando un Citotoxic test da' alcune indicazioni rifebili ad alimenti come i carboirdrati, quali grano duro e tenero, farina, avena, orzo e segale (ce ne sono altro, ma qs sono i piu' importanti) e poi, facendo delle vere e proprie prove allergometriche, sia in termini di prick test ripetuti che di iniezioni intradermiche controllate ed esami del sangue, i risultati, non solo" confermano", circa quella classe, riferibile in termini medici ufficiali, ad una sottoclasse importante delle graminacee, come appunto grano, avena, orzo e segale, in termini di alimenti -e di pollini - oltre a problemi che in linea con le prove non ufficiali, erano stati riferiti al lievito come un altissimo livello di intolleranza e che con il prick da' allergia alla gliadina, confermata poi da analisi ematiche come anticorpi antitransglutaminasi , anticorpi antiendomomisio, (cioè quelli molto specifici per l'intolleranza alla proteina del grano, tipica dei celiaci) come potremmo valutare quel risultato in questo caso il risultato del citotest, secondo voi? Lo chiedo perchè anch'io ho letto che non gli viene (ed è confrrmato dalla maggior parte degli allergologi) a parte da molti nutrizionisti, che la utilizzano per fare diete a "rotazione" con "validita' dimagrante, oltre che "disintossicante", con circa 2 kg in meno al mese, come base di partenza, riconosciuta nessuna validita' scientifica e quindi se potrebbe trattarsi in casi simili, di botte di fortuna, coincindenze o altro ?
    Mi avete molto incuriosito con questo discorso, essendo problema purtroppo molto comune, su intolleranze ed allergie, soprattutto interessato e mi piacerebbe conoscere il vostro parere.
    Grazie per le risposte.
    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 14-12-2008 alle ore 06.49.38
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  5. #5
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Buongiorno, vorrei ancora un vostro parere, se possibile: secondo voi, è possibile che un alimento come certi tipi di pane e pasta, scatenino intolleranza con iniziale senso di panico ed intontimento, con debolezza, mentre altri tipi no? Che complicato meccanismo potrebbe essere esserci dietro? Parlo di sensazioni molto intense, anche con temporanea sudorazione ed arrossamento delle mucose come bocca e spacchi su labbra con lacrimazione occhi talvolta; com'è possibile, in caso, essere allergici o intolleranti ad un tipo di pane e non ad un altro? fino a dover rinunciare a quei tipi di pane, ad es., e a mangiarne degli altri o cosi' di pasta? Per cortesia, mi date un vostro parere e/o consiglio?
    Grazie.
    Gaia

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  6. #6
    fabiospicap
    Ospite non registrato

    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    ciao gaia ,
    non mi sono ben chiari i sintomi che descrivi...

    alcuni sono manifestazioni somatiche di un certo impatto (arrossamento delle mucise, lacrimazione etc.); altri sembrano stati psicologici che difficilmente collegabili al consumo di pane, come il senso di panico. Vuoi spiegarci meglio?

    Intanto posso dire in riferimento alle domande che poni che dipende dal tipo di reazione che ha il tuo organismo.

    Se si tratta di allergia, allora il tuo sistema immunitario reagisce a quella sostanza come se fosse veleno, dando reazioni organiche anche gravi, segno di un organismo in cui si è attivato un "allarme rosso".

    Se invece hai un'intolleranza, allora il tuo organismo ti sta dicendo "a modo suo", che di quel particolare elemento ne ha fin troppo e non riesce più a metabolizzarlo. Un po' come il titolare di un magazzino che chiama arrabbiato lo spedizioniere dicendo "non mandatecene più di quella roba!!

    Dicci meglio, se vuoi, quello che ti capita con pane e pasta e forse possiamo darti un parere ancora più preciso!!

    a presto!!

  7. #7
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Ciao Fabio, allora i miei sintomi sono proprio ben simboleggiati dal totolare del magazzienere, come hai detto tu, perchè purtroppo, come mi ha poi spiegato l'allergologo, esistono immunologicamente, sia intolleranze da accumulo che potrebbero sfociare in allergie (questo vale anche per i farmaci), sia dal resto.
    Mi è successo piu' di una volta, mangiando alcuni tipi di pane o di pasta, di sentire prurito in bocca, al palato e lingua, fastidio che mi ha suscito, piu' che vero e proprio panico -dato che essendo psicologa, conosco molto bene i sintomi - un senso di ansia improvviso e temporaneo, con contemporanea lacrimazione ed arrossamento degli occhi -con involontaria fuoriuscita lacrime, mangiando quell'alimento, insieme al prurito alla bocca - ed anche che si spaccassero le labbra ai lati. L'ansia pero' è passata immediatamente eliminando quel determinato alimento che stavo mangiando e cambiandolo poi, dopo un po' con un altro. Tra l'altro, quando riesco a mangiare qualcosa di carboidrati che non mi provoca questi problemi, mi viene pero' spesso sonno, anche se le quantita' sono del tutto normali, tipo 60, 80 gr di pasta. E , spesso, mi addormento (sara' il triptofano?) per poco.
    Effettivamente, io sono in gernerale, un soggetto allergico, ad es., anche agli spinaci ed al nichel che in essi è contenuto e a diverse altre cose, come tra gli inalanti, ad es. uno di essi sono le graminacee. E conosco il discorso delle "allergie crociate".
    Poi le muffe, di vario tipo e tra gli alimenti, mi era risultata anche la gliadina, mentre tra le varie intolleranze, un valore elevatissimo verso i lieviti (intolleranze fatte dall'allergologo stesso, non da altri tipi di medici- anche se in precedenza, avevo effettuato anch'io il citotoxic test, come dadanettuno, seppur per altri motivi e mi aveva dato degli esiti relativi a cose risultate poi anche con prove allergometriche, praticamente identiche, sotto un profilo specifico)
    Pero', non comprendo perchè certi tipi di pane, come quelli scuri (non integrali, pero') e pasta, seppure in quantita' moderate, riesca a mangiarli ed altri no e mi provocano tutti quei problemi.
    lo stesso per alcuni tipi di dolci, che mi danno sintomi analoghi.
    Mi chiedo che tipo di meccanismo possa esserci dietro la domanda o scelta dell'organismo:"questo si questo no", che scatta o nell'immediato o subito dopo; una mia ipotesi è che ci potrebbe essere una specie di attuazione di strategia anche psicologica che va dal segnale d'allarme in risposta alle reazioni organiche e quindi induce ansia per comunicare dal sistema immunitario, che poi si ritraduce in certe occasioni ad es. contestuali, in una specie di preallarme "preventivo". quello forse in cui il magazzienere dice no allo spedizioniere come per non intasare. Vorrei molto riuscire a cogliere meglio quali eventuali aspetti psicologici potrebbero esserci dietro a manifestazioni di questo tipo, oltre all'aspetto che ho descritto, secondo te. (se ce ne sono, voglio dire, oltre all'ansia che una persona allergica prova nell'incipienza di un attacco "eventuale"; non so se riesco a spiegarmi bene)


    Spero di essere stata piu' chiara e che mi diate un vostro parere.

    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 11-01-2009 alle ore 09.59.11
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Dalla assenza di parei, devo dedurre che forse, le mie, siano allergie vere e proprie? Almeno questo, me lo potreste spiegare, se lo pensate? Grazie.

    A presto
    Gaia

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  9. #9
    fabiospicap
    Ospite non registrato

    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    ciao gaia!,
    scusa per l'assenza, ma non trarne deduzioni! se non quella che domande complesse richiedono
    a) consultazioni tra colleghi
    b) possibilità che altri partecipanti al forum vogliano cimentarsi nella risposta

    i tuoi interventi, ormai si sa, ci piacciono perchè ci fanno sudare ..

    non ti dò una rsiposta ma due. Anzi una e mezza....

    1)è possibile che l'organismo attui strategie preventive per "girare alla larga" dagli elementi che considera nocivi. La componente psicologica potrebbe configurarsi come una "voglia al contrario". Nelle voglie il cervello richiede un nutriente di cui il corpo ha bisogno, come ad esempio gli zuccheri (alzi la mano a chi è venuta in mente la cioccolata... ). Si può ipotizzare che il processo avvenga anche all'inverso? Che ne dite?
    Un'altra ipotesi, ma meno brillante, è che ci troviamo di fronte al solito... condizionamento classico ; e su questo non spiego niente...

    2) le altre questioni sono invece prettamente attinenti all'allergologia. Io e i miei colleghi moderatori siamo Psicologi del Comportamento Alimentare. Le due discipline hanno punti di contatto, ma "sconfinare" nel campo altrui non è mai opportuno.
    Non mi sento quindi di darti risposte a riguardo . Ogni buon professionista dovrebbe rispettare i propri limiti (lo sappiamo bene noi psic, visto che tanti sconfinano nel nostro così spesso.. )

    Spero proprio, però, che i tuoi dubbi non restino irrisolti e esorto tutti i lettori della stanza che possono aiutarci a tirare fuori la voce e le informazioni!!

    Facci sapere quindi se abbiamo risposto, almeno in parte, e naturalmente... se ci perdoni per il ritardo



    fabiospicap

  10. #10
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Ciao Fabio e colleghi; scusa l'assenza forzata per cui non ho potuto risponderti finora.
    Non so se ho ben compreso l'ipotesi della voglia al contrario, che però, è davvero interessante.
    La voglia al contrario, potrebbe configurarsi, nel mio caso così? Il mio organismo avverte il bisogno di carboidrati, per cui mi viene il desiderio della pasta o del pane; poichè alcuni tipi di pane e di pasta, presentano per me, degli aspetti nocivi, il mio cervello in combutta con una componente del sistema immunitario - endocrino, entra in uno stato conflittuale tra desiderio e rifiuto di quegli stessi cibi, conflitto al cui interno, prevale la forza del rifiuto per paura delle conseguenze derivanti dall'assuzione di quegli stessi cibi. Ne deriva uno stato preparatorio di pre allarme dell'organismo per cui, se io assumo quel determinato cibo, che psicologicamente, era stato oggetto di un rifiuto difensivo del desiderio di mangiarlo, il pre allarme si trasforma in allarme scatenando una serie di reazioni fisiologiche finalizzate ad impedire l'ulteriore introduzione del cibo stesso. Ciò potrebbe, in parte spiegare lo scatenamento di un'ansia in concomitanza di un certo tipo di carboidrati? Inoltre, sempre nell'ambito di questo discorso, potrebbe inserirsi il discorso del condizionamento sia con delle risposte appunto condizionate di ansia, ed in particolare, della generalizzazione e discriminazione?

    Secondo, una voglia al contrario, potrebbe configurarsi più semplicemente come il sentire un desiderio in seguito ad uno stimolo scatenato dalla necessità di certi nutrienti di tipo dolce (cioccolato) , quindi, un determinato cibo che si presenta alla nostra mente in quanto contenente quei nutrienti e rientrante nei nostri gusti personali; se però l'organismo, che è intelligente, sa che quel certo cibo, è in realtà nocivo, fa si che si scateni un attacco d'ansia per impedirci di assumerlo o per permetterci subito di eliminarlo, facendo rientrare la situazione nei ranghi? Può cioè essere un meccanismo condizionato o comunque difensivo, di autoprotezione?

    E' possibile inoltre, sentire voglie di ciò che in realtà non ci serve ed è contrario al nostro benessere? Cioè ciò di cui abbiamo voglia come ci si rappresenta e ci induce ad assumere certi cibi, è l'esatto contrario di ciò di cui in realtà abbiamo voglia? Oppure qualcosa ad esso complementare? (finalizzato ad un nostro maggiore equilibrio nutrizionale?)

    Ovvero, sentiamo una voglia che non abbiamo? In tal caso, l'ansia ci dice che non è quello che in realtà vogliamo in quel momento, ma nel caso di un certo cibo, potrebbe ad es., darsi che ciò che ci porta ad assumerlo, in realtà la voglia, è, quella vera, di dormire? Cioè, noi potremmo assumere quel certo cibo in realtà, non perchè ne abbiamo voglia, quanto perchè scatenandoci delle reazioni "negative", ci porta alla gratificazione della voglia vera? In tal caso, uno stato di sonno

    Una voglia al contrario, puo':
    1) essere tale perchè quella vera non riesce a configurarsi come tale nella nostra mente? Ciò può amplificare quindi la nostra ansia, per un repentino senso di smarrimento legato al cibo?
    2) Presentarsi come voglia di dolce mentre invece è voglia di sale? Di carboidrati come pasta ad es., mentre invece, è voglia di una bistecca?


    E' qualcosa di simile ciò tu che intendi dire, escludendo tutto l'aspetto allergologico vero e proprio, naturalmente?

    Vi ringrazio intanto per la precedente e stimolante risposta.

    Spero mi possiate chiarire un pò meglio le idee sulle mie ipotesi in base ad essa; scusate qualche ripetizione, ma l'argomento, è complesso ed affascinante.

    Buona giornata
    Ciao
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 19-02-2009 alle ore 13.29.04
    Gaia

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  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: ansia, panico e depressione... attenti alle intolleranze

    Scusate, in questo forum, magari di passaggio, c'è qualcun altro che vorrebbe esprimere la propria opinione su una possibile "voglia al contrario?", come ipotizzato da fabiospicap, Fabio, nella risposta che mi ha dato sopra?
    Non c'è qualcuno che mangia la crema al posto del cioccolato che invece vorrebbe tanto?

    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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