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  1. #1
    shineandfly
    Ospite non registrato

    UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON PUO' FAR NULLA

    Quasi quasi ci credevo anch'io. 7 anni fà, nel periodo della mia laurea. Mi ci sono voluti anni ed esperienza (mica tanta) per capire come stanno in realtà le cose. I migliori psicologi che conosco sono diventati psicoterapeuti per una legge dello stato. O meglio, adeguandosi ad una legge (la cosiddetta "Ossicini"...senza alcun contenuto metaforico sul giorno del nostro giudizio!) che li voleva analizzati e supervisionati. Da lì ad oggi, la sequela di scuole di specializzazione, certamente necessarie, utilissime, ma oggi anche (molte) a caccia di nuovi iscritti. Oggi che, diciamocelo, è quasi impossibile trovare 25-30enni (35enni?) in grado di sborsare 20-25mila euro in 4 fette, uscire da un tunnel lungo 5 anni per infilarsi in uno di 4, senza sapere che ci sia dall'altra parte. £ mesi fa ho partecipato ad una giornata dell'Ordine dell'Emilia sull'autoimprenditorialità per la nostra categoria professionale. Ricorderò sempre l'espressione sinteticamente senza risposte della Presidente Colombari, vistasi costretta (e QUESTA sì che si chiama correttezza, secondo me!) a pubblicare su Repubblica un vero e proprio appello alle matricole: "studiate pure psicologia, ma resterete disoccupati. fatelo per la vostra soddisfazione personale". Si capisce; oggi imbarcarsi in una specializzazione di 4 anni è impresa per pochi. Quei pochi non hanno una casa loro, un figlio, un affitto, un mutuo. Io sì. Almeno, fino ad oggi ho una casa (in affitto!) ed una dolce metà con cui condividerla. Ma per arrivare qua ho dovuto, sostenuto l'esame di stato, lavorare e guadagnare. E allora ho fatto l'educatore per 7 anni e continuo a farlo. Ho lavorato in 3 cooperative sociali, ho seguito per 6 di questi 7 anni una persona autistica e grazie a lei ho conosciuto e mi sono formato in tecniche di comunicazione facilitata, ho lavorato come educatore privatamente e con le assistenti sociali delle Asl (quante di loro avrebbero un serio bisogno di presa in carico!). Ma non ho accetattato di buttare alle ortiche una laurea adorata, fortemente voluta (scelta dopo 3 anni gettati in una facoltà di scienze) e sudata. E allora, facendo l'educatore per forza, l'ho fatto diventare un'ennesima occasione di opportunità e di apprendimento. Ogni caso che ho seguito mi è servito per continuare a studiare. Perché si può anche studiare da soli. CHissà perché, questo nessuno lo dice. E si può cercarsi un buon supervisore, perché bisogna essere ben consci di non essere psicoterapeuti, ma PSICOLOGI. Mi fate un favore? Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia, di qualunque orientamento. Sapete che Winnicott definiva le sue sedute "consulenza terapeutica"? Perché nessuno, secondo me, oggi potrebbe definire con certezza dove finisca la consulenza e dove inizi la terapia. Con questo non voglio assolutamente dire che le due siano con-fuse, ma piuttosto che possono esserci aspetti terapeutici in un (buon)intervento di consulenza ed aspetti di consulenza in qualsiasi terapia. Una buona diagnosi, questo l'ho capito "sul campo", è GIA' terapia. E poi: chi ha detto che qualsiasi paziente abbia a priori bisogno di una psicoterapia? Farci credere che lo psicologo non possa far nulla è ingannarci abbandonandoci per sempre in un mare di ingannevole precarietà, in preda agli squali del mondo del sociale che ci vuole operatori a domicilio psichiatrici, educatori, facilitatori, e vai con i nomi. E vai con gli albi. Già si parla di un "albo dei counselors". E' la legge del marketing. Se tutto è saturo, si crea una nuova domanda, una nuova necessità, nuovi bisogni. E così nasce e prolifica il grande business della formazione. Io ti formo, tu mi formi, si fanno progetti, si crea una nuova realtà. La verità è che noi psicologi possiamo fare molto. Possiamo fare buona e utilissima consulenza (gli studi dei medici di famiglia sono PIENI PIENI PIENI di inconsapevoli e stramedicalizzati utenti psicologici), possiamo perfezionarci nella santa buona cara vecchia DIAGNOSI DIFFERENZIALE, possiamo progettare (e qui sì, ha un senso!) interventi individuali e di gruppo sulla prevenzione, sul mantenimento della salute psico-fisica, sul benessere, sulla gestione dello stress e dell'ansia. Oppure, come ho fatto io 5 anni fà, dar vita ad un gruppo di ascolto e condivisione sui temi della dipendenza e dell'autostima. Ho una ex compagna universitaria che ha 2 specializzazioni in psicoterapia. In 7 anni ho visto più pazienti io di lei. E non perché io sia più bravo. Ma perché oggi ciò che veramente non viene detto è che moltissimi terapeuti sono senza pazienti tanto quanto se fossero semplici psicologi. E questo anche perché c'è molta più concorrenza di un tempo. Ma anche perché c'è bisogno di tirare fuori un pò di creatività e di spirito d'iniziativa, perché in un mondo come quello odierno il bisogno di psicologia e di benessere è ovunque. Ovviamente questo và accolto e declinato con competenza, serietà e preparazione. Ma non vengano a dirmi che specializzarsi sia indispensabile per poter lavorare. Io consiglio di vedere al più presto pazienti, se se ne ha la possibilità, ben coscienti che non si và a fare psicoterapia e chiarendolo a chi viene da noi. E cercarsi un buon supervisore che pagheremo se necessario con i primi guadagni dei primi pazienti. A noi rimarrà quasi nulla in termini monetari, ma rimarrà moltissimo in termini di apprendimento e di "saper fare". E' così che secondo me bisogna iniziare. Bisogna fare per sbagliare (il meno possibile ecco perché un buon supervisore) ed imparare. Come per qualsiasi altra attività umana. Io continuo a fare l'educatore e contemporaneamente lo psicologo. Dalla prima stanza una volta a settimana presso un medico generico dove facevo consulenza, ho preso lo studio insieme ad un bravo musicoterapeuta. E adesso ho in mente qualcosa di molto ben fatto sui due approcci. Spero certamente di crescere e di migliorarmi (forse, anche di specializzarmi. E nel caso sarebbe qualcosa di molto psicodinamico) e di lavorare sempre meglio. Ma nel frattempo non ho assolutamente intenzione di arrendermi. CIAO CIAO

  2. #2
    Partecipante
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da shineandfly Visualizza messaggio
    Mi fate un favore? Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia, di qualunque orientamento. Sapete che Winnicott definiva le sue sedute "consulenza terapeutica"? Perché nessuno, secondo me, oggi potrebbe definire con certezza dove finisca la consulenza e dove inizi la terapia.
    La risposta è semplice. Se puoi spendere 25000 euro in 4 anni puoi fare psicoterapia, altrimenti puoi fare le consulenze psicologiche. Ovviamente sto ironizzando su un problema molto serio. Dando per certo che tutte le scuole di psicoterapia formino in maniera eccellente i futuri psicoterapeuti, non posso fare a meno di riflettere su alcune cose. Innanzitutto per me è moralmente inaccettabile far pagare così tanto un percorso formativo. D'altra parte il mercato è questo. Ed i prezzi li fa il mercato. Se ci sono colleghi che si spaccano le spalle facendo i lavori più assurdi per pagare rette così alte, non si può certo chiedere ai proprietari delle scuole di abbassare i prezzi. Perché è indispensabile specializzarsi per esercitare. O meglio così vogliono farci credere. Che poi non ci siano ricerche sul reale mercato della psicoterapia è un altro discorso. Che le pubblicità delle scuole non siano basate sul tasso di occupazione dei loro ex-studenti ma invece sulla bontà della loro visione teorica è un altro discorso ancora. Soluzioni? Non ne possiedo. Alcune proposte per evitare qualsiasi conflitto di interessi. Separazione dell'albo degli psicoterapeuti da quello degli psicologi, con creazione di un albo autonomo per i primi. Almeno fino al giorno in cui gli ordini verranno aboliti. Incompatibilità delle cariche tra i due ordini. Se si è consigliere dell'uno non si può esserlo contemporaneamente dell'altro. Incompatibilità tra ruoli direttivi nelle scuole di specializzazione in psicoterapia e ruoli direttivi all'interno dell'ordine degli psicologi. Queste proposte non sarebbero certo la soluzione definitiva ma permetterebbero di dare un dignità nuova alla professione dello psicologo. E di scindere il cammino della psicologia da quello della psicoterapia. Dignità necessaria per ripensare l'intero movimento al fine di adattarsi alle attuali condizioni del paese che, purtroppo, non miglioreranno nel breve tempo.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    in generale sono d'accordo con il tuo discorso, perché oggi più che fare "terapia" si fanno "progetti" terapeutici che coinvolgono tante figure professionali diverse con varie competenze collocate sul territorio. Tratto da "la consulenza clinica psicologica" di Vizziello-Disnan:

    "la terapia viene descritta come un intervento specifico volto al trattamento di particolari disturbi, che trova legittimazione in uno o più modelli teorici".
    La consulenza "non si aggiunge ai modelli di terapia, ma è un intervento che si colloca nella scia della rivisitazione con cui questo complesso campo è stato sottoposto negli ultimi decenni".
    Più che di terapia oggi si parla di "progetto o intervento terapeutico, intendendo la costruzione di luoghi e interventi diversi a vari livelli. Allora entrano in gioco figure diverse da quella del terapeuta (...) E' stata l'esperienza territoriale che ha sostanzialmente trasformato modelli che si erano costruiti intorno a setting efficaci ma specifici, non più in grado di rispondere, se isolati, a problematiche e situazioni che si presentavano con un divartio troppo grande tra domande e bisogni".

  4. #4
    Partecipante
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    Tratto da "la consulenza clinica psicologica" di Vizziello-Disnan:

    "la terapia viene descritta come un intervento specifico volto al trattamento di particolari disturbi, che trova legittimazione in uno o più modelli teorici".
    Il nocciolo della questione: finché alla frase riportata non si potranno aggiungere le seguenti parole "...che a loro volta sono legittimati da valide ricerche scientifiche e da sperimentazioni controllate." il rischio è di parlare di aria fritta.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  5. #5
    shineandfly
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Già. Ma anche l'aria fritta può essere una medicina, se se ne è convinti (.. e una legge di questo bizzarro paese la definisce tale?). Ciao

  6. #6
    atenanike
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da shineandfly Visualizza messaggio
    Quasi quasi ci credevo anch'io. 7 anni fà, nel periodo della mia laurea. Mi ci sono voluti anni ed esperienza (mica tanta) per capire come stanno in realtà le cose. I migliori psicologi che conosco sono diventati psicoterapeuti per una legge dello stato. O meglio, adeguandosi ad una legge (la cosiddetta "Ossicini"...senza alcun contenuto metaforico sul giorno del nostro giudizio!) che li voleva analizzati e supervisionati. Da lì ad oggi, la sequela di scuole di specializzazione, certamente necessarie, utilissime, ma oggi anche (molte) a caccia di nuovi iscritti. Oggi che, diciamocelo, è quasi impossibile trovare 25-30enni (35enni?) in grado di sborsare 20-25mila euro in 4 fette, uscire da un tunnel lungo 5 anni per infilarsi in uno di 4, senza sapere che ci sia dall'altra parte. £ mesi fa ho partecipato ad una giornata dell'Ordine dell'Emilia sull'autoimprenditorialità per la nostra categoria professionale. Ricorderò sempre l'espressione sinteticamente senza risposte della Presidente Colombari, vistasi costretta (e QUESTA sì che si chiama correttezza, secondo me!) a pubblicare su Repubblica un vero e proprio appello alle matricole: "studiate pure psicologia, ma resterete disoccupati. fatelo per la vostra soddisfazione personale". Si capisce; oggi imbarcarsi in una specializzazione di 4 anni è impresa per pochi. Quei pochi non hanno una casa loro, un figlio, un affitto, un mutuo. Io sì. Almeno, fino ad oggi ho una casa (in affitto!) ed una dolce metà con cui condividerla. Ma per arrivare qua ho dovuto, sostenuto l'esame di stato, lavorare e guadagnare. E allora ho fatto l'educatore per 7 anni e continuo a farlo. Ho lavorato in 3 cooperative sociali, ho seguito per 6 di questi 7 anni una persona autistica e grazie a lei ho conosciuto e mi sono formato in tecniche di comunicazione facilitata, ho lavorato come educatore privatamente e con le assistenti sociali delle Asl (quante di loro avrebbero un serio bisogno di presa in carico!). Ma non ho accetattato di buttare alle ortiche una laurea adorata, fortemente voluta (scelta dopo 3 anni gettati in una facoltà di scienze) e sudata. E allora, facendo l'educatore per forza, l'ho fatto diventare un'ennesima occasione di opportunità e di apprendimento. Ogni caso che ho seguito mi è servito per continuare a studiare. Perché si può anche studiare da soli. CHissà perché, questo nessuno lo dice. E si può cercarsi un buon supervisore, perché bisogna essere ben consci di non essere psicoterapeuti, ma PSICOLOGI. Mi fate un favore? Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia, di qualunque orientamento. Sapete che Winnicott definiva le sue sedute "consulenza terapeutica"? Perché nessuno, secondo me, oggi potrebbe definire con certezza dove finisca la consulenza e dove inizi la terapia. Con questo non voglio assolutamente dire che le due siano con-fuse, ma piuttosto che possono esserci aspetti terapeutici in un (buon)intervento di consulenza ed aspetti di consulenza in qualsiasi terapia. Una buona diagnosi, questo l'ho capito "sul campo", è GIA' terapia. E poi: chi ha detto che qualsiasi paziente abbia a priori bisogno di una psicoterapia? Farci credere che lo psicologo non possa far nulla è ingannarci abbandonandoci per sempre in un mare di ingannevole precarietà, in preda agli squali del mondo del sociale che ci vuole operatori a domicilio psichiatrici, educatori, facilitatori, e vai con i nomi. E vai con gli albi. Già si parla di un "albo dei counselors". E' la legge del marketing. Se tutto è saturo, si crea una nuova domanda, una nuova necessità, nuovi bisogni. E così nasce e prolifica il grande business della formazione. Io ti formo, tu mi formi, si fanno progetti, si crea una nuova realtà. La verità è che noi psicologi possiamo fare molto. Possiamo fare buona e utilissima consulenza (gli studi dei medici di famiglia sono PIENI PIENI PIENI di inconsapevoli e stramedicalizzati utenti psicologici), possiamo perfezionarci nella santa buona cara vecchia DIAGNOSI DIFFERENZIALE, possiamo progettare (e qui sì, ha un senso!) interventi individuali e di gruppo sulla prevenzione, sul mantenimento della salute psico-fisica, sul benessere, sulla gestione dello stress e dell'ansia. Oppure, come ho fatto io 5 anni fà, dar vita ad un gruppo di ascolto e condivisione sui temi della dipendenza e dell'autostima. Ho una ex compagna universitaria che ha 2 specializzazioni in psicoterapia. In 7 anni ho visto più pazienti io di lei. E non perché io sia più bravo. Ma perché oggi ciò che veramente non viene detto è che moltissimi terapeuti sono senza pazienti tanto quanto se fossero semplici psicologi. E questo anche perché c'è molta più concorrenza di un tempo. Ma anche perché c'è bisogno di tirare fuori un pò di creatività e di spirito d'iniziativa, perché in un mondo come quello odierno il bisogno di psicologia e di benessere è ovunque. Ovviamente questo và accolto e declinato con competenza, serietà e preparazione. Ma non vengano a dirmi che specializzarsi sia indispensabile per poter lavorare. Io consiglio di vedere al più presto pazienti, se se ne ha la possibilità, ben coscienti che non si và a fare psicoterapia e chiarendolo a chi viene da noi. E cercarsi un buon supervisore che pagheremo se necessario con i primi guadagni dei primi pazienti. A noi rimarrà quasi nulla in termini monetari, ma rimarrà moltissimo in termini di apprendimento e di "saper fare". E' così che secondo me bisogna iniziare. Bisogna fare per sbagliare (il meno possibile ecco perché un buon supervisore) ed imparare. Come per qualsiasi altra attività umana. Io continuo a fare l'educatore e contemporaneamente lo psicologo. Dalla prima stanza una volta a settimana presso un medico generico dove facevo consulenza, ho preso lo studio insieme ad un bravo musicoterapeuta. E adesso ho in mente qualcosa di molto ben fatto sui due approcci. Spero certamente di crescere e di migliorarmi (forse, anche di specializzarmi. E nel caso sarebbe qualcosa di molto psicodinamico) e di lavorare sempre meglio. Ma nel frattempo non ho assolutamente intenzione di arrendermi. CIAO CIAO
    Complimenti,è un bellissimo intervento.Credo che tu abbia avuto tante soddisfazioni,e sei una risposta forte a chi si piange addosso.Sei davvero un esempio di determinazione e passione.

  7. #7
    Partecipante Esperto L'avatar di silviats
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da shineandfly Visualizza messaggio
    Quasi quasi ci credevo anch'io. 7 anni fà, nel periodo della mia laurea. Mi ci sono voluti anni ed esperienza (mica tanta) per capire come stanno in realtà le cose. I migliori psicologi che conosco sono diventati psicoterapeuti per una legge dello stato. O meglio, adeguandosi ad una legge (la cosiddetta "Ossicini"...senza alcun contenuto metaforico sul giorno del nostro giudizio!) che li voleva analizzati e supervisionati. Da lì ad oggi, la sequela di scuole di specializzazione, certamente necessarie, utilissime, ma oggi anche (molte) a caccia di nuovi iscritti. Oggi che, diciamocelo, è quasi impossibile trovare 25-30enni (35enni?) in grado di sborsare 20-25mila euro in 4 fette, uscire da un tunnel lungo 5 anni per infilarsi in uno di 4, senza sapere che ci sia dall'altra parte. £ mesi fa ho partecipato ad una giornata dell'Ordine dell'Emilia sull'autoimprenditorialità per la nostra categoria professionale. Ricorderò sempre l'espressione sinteticamente senza risposte della Presidente Colombari, vistasi costretta (e QUESTA sì che si chiama correttezza, secondo me!) a pubblicare su Repubblica un vero e proprio appello alle matricole: "studiate pure psicologia, ma resterete disoccupati. fatelo per la vostra soddisfazione personale". Si capisce; oggi imbarcarsi in una specializzazione di 4 anni è impresa per pochi. Quei pochi non hanno una casa loro, un figlio, un affitto, un mutuo. Io sì. Almeno, fino ad oggi ho una casa (in affitto!) ed una dolce metà con cui condividerla. Ma per arrivare qua ho dovuto, sostenuto l'esame di stato, lavorare e guadagnare. E allora ho fatto l'educatore per 7 anni e continuo a farlo. Ho lavorato in 3 cooperative sociali, ho seguito per 6 di questi 7 anni una persona autistica e grazie a lei ho conosciuto e mi sono formato in tecniche di comunicazione facilitata, ho lavorato come educatore privatamente e con le assistenti sociali delle Asl (quante di loro avrebbero un serio bisogno di presa in carico!). Ma non ho accetattato di buttare alle ortiche una laurea adorata, fortemente voluta (scelta dopo 3 anni gettati in una facoltà di scienze) e sudata. E allora, facendo l'educatore per forza, l'ho fatto diventare un'ennesima occasione di opportunità e di apprendimento. Ogni caso che ho seguito mi è servito per continuare a studiare. Perché si può anche studiare da soli. CHissà perché, questo nessuno lo dice. E si può cercarsi un buon supervisore, perché bisogna essere ben consci di non essere psicoterapeuti, ma PSICOLOGI. Mi fate un favore? Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia, di qualunque orientamento. Sapete che Winnicott definiva le sue sedute "consulenza terapeutica"? Perché nessuno, secondo me, oggi potrebbe definire con certezza dove finisca la consulenza e dove inizi la terapia. Con questo non voglio assolutamente dire che le due siano con-fuse, ma piuttosto che possono esserci aspetti terapeutici in un (buon)intervento di consulenza ed aspetti di consulenza in qualsiasi terapia. Una buona diagnosi, questo l'ho capito "sul campo", è GIA' terapia. E poi: chi ha detto che qualsiasi paziente abbia a priori bisogno di una psicoterapia? Farci credere che lo psicologo non possa far nulla è ingannarci abbandonandoci per sempre in un mare di ingannevole precarietà, in preda agli squali del mondo del sociale che ci vuole operatori a domicilio psichiatrici, educatori, facilitatori, e vai con i nomi. E vai con gli albi. Già si parla di un "albo dei counselors". E' la legge del marketing. Se tutto è saturo, si crea una nuova domanda, una nuova necessità, nuovi bisogni. E così nasce e prolifica il grande business della formazione. Io ti formo, tu mi formi, si fanno progetti, si crea una nuova realtà. La verità è che noi psicologi possiamo fare molto. Possiamo fare buona e utilissima consulenza (gli studi dei medici di famiglia sono PIENI PIENI PIENI di inconsapevoli e stramedicalizzati utenti psicologici), possiamo perfezionarci nella santa buona cara vecchia DIAGNOSI DIFFERENZIALE, possiamo progettare (e qui sì, ha un senso!) interventi individuali e di gruppo sulla prevenzione, sul mantenimento della salute psico-fisica, sul benessere, sulla gestione dello stress e dell'ansia. Oppure, come ho fatto io 5 anni fà, dar vita ad un gruppo di ascolto e condivisione sui temi della dipendenza e dell'autostima. Ho una ex compagna universitaria che ha 2 specializzazioni in psicoterapia. In 7 anni ho visto più pazienti io di lei. E non perché io sia più bravo. Ma perché oggi ciò che veramente non viene detto è che moltissimi terapeuti sono senza pazienti tanto quanto se fossero semplici psicologi. E questo anche perché c'è molta più concorrenza di un tempo. Ma anche perché c'è bisogno di tirare fuori un pò di creatività e di spirito d'iniziativa, perché in un mondo come quello odierno il bisogno di psicologia e di benessere è ovunque. Ovviamente questo và accolto e declinato con competenza, serietà e preparazione. Ma non vengano a dirmi che specializzarsi sia indispensabile per poter lavorare. Io consiglio di vedere al più presto pazienti, se se ne ha la possibilità, ben coscienti che non si và a fare psicoterapia e chiarendolo a chi viene da noi. E cercarsi un buon supervisore che pagheremo se necessario con i primi guadagni dei primi pazienti. A noi rimarrà quasi nulla in termini monetari, ma rimarrà moltissimo in termini di apprendimento e di "saper fare". E' così che secondo me bisogna iniziare. Bisogna fare per sbagliare (il meno possibile ecco perché un buon supervisore) ed imparare. Come per qualsiasi altra attività umana. Io continuo a fare l'educatore e contemporaneamente lo psicologo. Dalla prima stanza una volta a settimana presso un medico generico dove facevo consulenza, ho preso lo studio insieme ad un bravo musicoterapeuta. E adesso ho in mente qualcosa di molto ben fatto sui due approcci. Spero certamente di crescere e di migliorarmi (forse, anche di specializzarmi. E nel caso sarebbe qualcosa di molto psicodinamico) e di lavorare sempre meglio. Ma nel frattempo non ho assolutamente intenzione di arrendermi. CIAO CIAO
    anch'io apprezzo davvero moltissimo il tuo intervento! hai ragione bisogna lottare e non arrendersi...io mi sono laureata solo da un anno...in quest'anno (di tirocinio) ho cercato di fare più cose possibili anche se purtroppo ho potuto lavorare solo in maniera "atipica" e per brevi periodi..ho fatto l'educatrice, ho messo a posto pc, ho fatto ripetizioni e ora mi occupo di autismo come terapista...ora studio (quando riesco) per l'esmae di stato e lotto disperatamente ogni giorno contro la sfiducia della mia famiglia, che non ha mai appoggiato le mie scelte, e di tutti quanti pensano che la psicologia non vale nulla e non serve a nulla...ma lotto...e spero di farcela, spero di non mollare e di arrivare là dove voglio. grazie per il tuo intervento che, nella sua crtitica, sa comunque dare speranza e positività.
    in bocca al lupo per tutto, a tutti

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di joconda77
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da shineandfly Visualizza messaggio
    Perché si può anche studiare da soli. CHissà perché, questo nessuno lo dice. E si può cercarsi un buon supervisore, perché bisogna essere ben consci di non essere psicoterapeuti, ma PSICOLOGI. Mi fate un favore? Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia, di qualunque orientamento. Sapete che Winnicott definiva le sue sedute "consulenza terapeutica"? Perché nessuno, secondo me, oggi potrebbe definire con certezza dove finisca la consulenza e dove inizi la terapia. Con questo non voglio assolutamente dire che le due siano con-fuse, ma piuttosto che possono esserci aspetti terapeutici in un (buon)intervento di consulenza ed aspetti di consulenza in qualsiasi terapia. Una buona diagnosi, questo l'ho capito "sul campo", è GIA' terapia. E poi: chi ha detto che qualsiasi paziente abbia a priori bisogno di una psicoterapia? Farci credere che lo psicologo non possa far nulla è ingannarci abbandonandoci per sempre in un mare di ingannevole precarietà, in preda agli squali del mondo del sociale che ci vuole operatori a domicilio psichiatrici, educatori, facilitatori, e vai con i nomi................................... La verità è che noi psicologi possiamo fare molto. Possiamo fare buona e utilissima consulenza (gli studi dei medici di famiglia sono PIENI PIENI PIENI di inconsapevoli e stramedicalizzati utenti psicologici), possiamo perfezionarci nella santa buona cara vecchia DIAGNOSI DIFFERENZIALE, possiamo progettare (e qui sì, ha un senso!) interventi individuali e di gruppo sulla prevenzione, sul mantenimento della salute psico-fisica, sul benessere, sulla gestione dello stress e dell'ansia. Oppure, come ho fatto io 5 anni fà, dar vita ad un gruppo di ascolto e condivisione sui temi della dipendenza e dell'autostima. ................................... E questo anche perché c'è molta più concorrenza di un tempo. Ma anche perché c'è bisogno di tirare fuori un pò di creatività e di spirito d'iniziativa, perché in un mondo come quello odierno il bisogno di psicologia e di benessere è ovunque. Ovviamente questo và accolto e declinato con competenza, serietà e preparazione. ......................Ma non vengano a dirmi che specializzarsi sia indispensabile per poter lavorare. Io consiglio di vedere al più presto pazienti, se se ne ha la possibilità, ben coscienti che non si và a fare psicoterapia e chiarendolo a chi viene da noi. E cercarsi un buon supervisore che pagheremo se necessario con i primi guadagni dei primi pazienti. A noi rimarrà quasi nulla in termini monetari, ma rimarrà moltissimo in termini di apprendimento e di "saper fare". E' così che secondo me bisogna iniziare. Bisogna fare per sbagliare (il meno possibile ecco perché un buon supervisore) ed imparare. Come per qualsiasi altra attività umana. CIAO CIAO

    CONDIVIDO!!! Io ho appena concluso la scuola di specializzazione e mi sento in mezzo al mare come quando mi sono lauraeata, però, per fortuna, con un pò più di esperienza. Io sconsiglio vivamente di intraprendere la specializzazione appena laureati, tipo tappa obbligata sennò non fai nulla, consiglio un qualche corso, master di specializzazione in un qualche campo che interessa e, soprattutto, che sia spendibile per iniziare. Perchè non tutti se la sentono di inizaire a vedre pazienti subito, e se uno non se la sente deve "darsi retta", mentre se uno se la sente, come hai fatto tu, ha fatto perfettamente bene ad andare in supervisione. Dubito che molti dei nostri colleghi vadano in supervisione ,che invece è la scuola più formativa per noi professionisti, e la garanzia migliore che si possa dare ai pazzienti che si rivolgono a noi. Invece gli ordini stilano le carte di qualità basate sul contratto terapeutico che si fonda su numeri (numero delle sedute, prezzo, durata, numero dei master dei corsi e cossì via).

    E poi, iniziare una specializzazione con un pò di esperienza sulle spalle, fa sì che non si prenda per oro colato tutto quello che insegnano, come all'univesità, ma forse questo era un mio problema.

    Ti vorrei chiedere una cosa in pm...

  9. #9
    psicosarix
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da shineandfly Visualizza messaggio
    [...] perché bisogna essere ben consci di non essere psicoterapeuti, ma PSICOLOGI. [...] Farci credere che lo psicologo non possa far nulla è ingannarci abbandonandoci per sempre in un mare di ingannevole precarietà, in preda agli squali del mondo del sociale che ci vuole operatori a domicilio psichiatrici, educatori, facilitatori, e vai con i nomi. E vai con gli albi. Già si parla di un "albo dei counselors". [...] La verità è che noi psicologi possiamo fare molto. [...] Ma non vengano a dirmi che specializzarsi sia indispensabile per poter lavorare. [...] Ma nel frattempo non ho assolutamente intenzione di arrendermi. [...]
    apprezzo molto il tuo intervento nei suoi intenti, mi piace molto la grinta che esprimi in queste frasi (sopra) e penso che la tua testimonianza sia fonte si speranza per molti colleghi
    sinceramente !!! davvero complimenti per la tua grinta, i tuoi risultati ed il tuo esempio


    purtroppo però ... secondo me ... alcune cose vanificano un po' quello che vorresti sostenere.
    - peccato per l'uso abbondante della parola paziente che medicalizza e terapizza, già da sola, i significati ( cito dal dizionario on line De MAuro ; "paziente: (3) chi è affetto da una malattia, spec. in quanto affidato alle cure di un medico. non so, non sarebbe meglio cliente???)
    - peccato che le tue parole ti riavvicinino terribilmente alla psicoterapia ... tu stesso chiedi <<[...] Chi lo sa, mi spieghi la differenza ESATTA tra un intervento di consulenza ed uno di terapia[...]>> perdonami, ma nel tuo intervento non ti sembra di dare l'impressione che il tuo lavoro sia una pallida imitazione della psicoterapia in attesa di specializzarti???

    - peccato che non appaia dal tuo intervento che cosa possa fare veramente uno psicologo senza fare della clinica e della terapia ...

    spero che prenderai le mie considerazioni solo per quello che sono ... espressioni della personalissima impressione ed opinione di una collega, che naturalmente è fallibile

    ciao

  10. #10
    shineandfly
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    X JOCONDA: Ok, certamente scrivimi pure in priv.

    X SARIX:

    1) Personalmente, uso il termine "paziente" poiché la mia è e rimane una "prestazione sanitaria" regolarmente e come tale da me fatturata. Se vendessi prosciutto, orologi o scarpe col tacco, allora chiamerei "clienti" quelli che vengono da me. Non credo basti un vocabolo x "medicalizzare". Per farlo, ci vuole una mentalità e una cultura con un certo "imprinting". E accade ogni giorno in (quasi) ogni ambulatorio medico in Italia.

    2) e 3) io faccio CONSULENZA. Questo è ciò che scrivo sulle mie fatture, questo è ciò che comunico al paziente (o cliente, se preferisci). Questo è ciò che vuole la legge italiana oggi. Sai qual'è la persona e la frase che mi ha "rimesso in moto la passione" dopo 6 anni di operatore psichiatrico a domicilio e di assistenti sociali (vil razza dannata!)?

    .." E CHI L'HA DETTO CHE CIO' CHE TU FAI SIA IMPRIGIONATO NELLE PAROLE PER DEFINIRLO?"...

    questa frase mi è stata detta dal mio adorato, grande, favoloso (e molto noto, devo dirlo perché è la verità. Tra l'altro io NEPPURE SOGNAVO che, ad una mia mail un pò coraggiosa, lui rispondesse con un "ok, ti farò da supervisore.") Fatto sta che questa frase mi ha cambiato la prospettiva. Non ho mai detto che la specializzazione non serva. Ma e' UNO strumento. E' come pretendere che un meccanico sappia usare bene la chiave inglese e poi aspettarsi che aggiusti per tutta la vita tutte le macchine rotte che vedrà solo e soltanto con la chiave inglese. Ma chi l'ha detto?!? Non ti sei mai chiesto da dove provenga questo strapotere della LOBBY (perché questo è!) delle scuole private di psicoterapia? Sai da dove viene? Dal fatto che, guarda caso, il 90% dei docenti nelle varie scuole sono fior di prof. universitari che guadagnano milionate e milionate di euro oltre a tutto ciò che già guadagnano occupando (meritatamente in moltissimi casi, ingiustamente in altri) cattedre universitarie. Viene poi dal panorama "mercantile" delle psicoterapie. Un mercato come un altro. Dominato in Italia oggi in assoluto dalle cognitive-comportamentali e sistemico-relazionali ed in misura minore dalle psicodinamiche e di altro tipo. Io ho capito questo aspetto puramente "mercantile" proprio osservando bene ciò che accade ogni giornoi in qualsiasi CIM di qualsiasi ASL italiana. Farmaci più "in voga" di altri (vedi PROZAC negli anni 90) perché le case farmaceutiche ci investono milioni. Quindi fior di convegni organizzati e gestiti da quelle ditte, che invitano i LORO professori e specialisti a parlare dei LORO argomenti ovviamente secondo LA LORO PROSPETTIVA. Incentivando la LORO forma di terapia.
    Rifletteteci. ciao

  11. #11
    Axamer Ibk
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Veramente una sequela di interventi molto belli e costruttivi. E io mi aggiungo per dirvi la mia opinione.

    Prima di tutto è innegabile che il "sistema Italia" con le sue lacune e i suoi clientelismi fa acqua da tutte le parti. La congiuntura economica e i tagli sul sociale non aiutano. Il numero di Psicologi disponibile supera di gran lunga la domanda che il mercato ci richiede e questo sicuramente non giova.
    E fin qui le colpe del sistema o per lo meno quelle non imputabili al singolo individuo.

    Individuo, lo psicologo medio, che sembra spesso agire da tafazzi di turno accettando qualsiasi tipo di imposizione, accettando una condizione di "volontario a tempo indeterminato" nella vana speranza che poi un giorno, forse, un contratto arriverà.
    E poi l'ossessione delle Specializzazioni. Lo psicologo non vale nulla, quindi bisogna per forza specializzarsi, perchè il sogno, l'ideale è sempre quello dello studio con il busto du Freud o Beck o chi volete voi.
    Pensando alla specializzazione si tiene conto del mercato???? Ma certo che no! Si spendono migliaia di euro per andare ad intasare un mercato di già strasaturo di psicoterapeuti.

    Io lavoro in Inghilterra e qua avranno tanti difetti ma cose del genere non succedono. Qua ti specializzi solo se puoi dimostrare all'università che sei in grado di USARE quanto imparato nell' nell'esercizio giornaliero della propria professione. Qua con la laurea in psicologia la gente lavora eccome. E si specializza solo sopo aver fatto esperienza clinica sul campo.

    E ora un aneddoto. Dove sto lavorando adesso mi hanno offerto di pagarmi la specializzazione in Cognitivo Comportamentale. Parlo con un ragazzo che conosco (Tirocinante/volontario al secondo anno di una scuola costruttivista, il tutto in un DSM italiano) il quale mi dice che non avrebbe mai potuto accettare un contratto del genere perchè, e qui cito "andrebbe contro le teorie in cui credo nemmeno se il contratto me lo offrissero di fianco a casa mia".
    Ridicolo vero? Il tipo è ovvio che rappresenta un'esagerazione ma da l'idea di quanto gli psicologi siano attaccati, (e questo non dopo anni e anni di pratica e centinaia di pazienti) ai dogmi teorici delle scuole di specializzazione.

    Sarebbe ora di capire che è molto più dignitoso lavorare da educatore o tentare di promuoversi come psicologo che riempirsi la bocca con i vari titoli (finanziati spesso dai genitori) di psicoterapeuta virtuale.
    Ultima modifica di Axamer Ibk : 17-08-2008 alle ore 21.59.18

  12. #12
    psicosarix
    Ospite non registrato

    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    ciao shineandfly
    perdona la pedanteria, ma è necessario, secondo me, specificare l'ambito di intervento quando ci si presenta. non chiariamo quasi mai l'ambito in cui lavoriamo, come ci fosse una sola branca psicologica: quella clinica.
    gli psicologi non sono solo quelli dell'ambito clinico (anche se sono numericamente la maggioranza e forse è per questo che non si specifica quasi mai). e poi non chiariamo sufficientemente le differenze fra psicologo e psicoterapeuta, fra lavoro psicologico e lavoro psicoterapeutico.così spesso c'è una enorme confusione ... proprio negli addetti ai lavori.

    lavori in ambito sanitario facendo consulenza, grazie per averlo specificato, puoi dirci di più? farci capire ancora meglio in cosa consiste il tuo lavoro?

    concordo che il nostro lavoro non sia "imprigionato" dalle parole, ma è definito da esse e dunque non è che ci possiamo "inventare" le cose, come fanno altre professionalità che non hanno alcuna regolamentazione. la consulenza di sicuro è nei compiti degli psicologi. il fatto che sia poco praticata è dovuto, a mio parere, al fatto che troppi di noi vedono la laurea solo in funzione della specializzazione (e ciò succede perchè troppi insegnanti non sono nemmeno psicologi, ma solo psicoterapeuti) e dunque non capiscono il valore della laurea in psicologia.

    in tanti post precedenti, ho espresso la mia opinione sulle scuole di psicoterapia: sono soprattutto (ma non solo) un mercato!, i prof. fanno propaganda sin dall'univerità e formano le persone a pensare che l'unico percorso possibile, dopo la laurea, sia la specilizzazione in psicoterapia (non promuovono molto le specializzazioni psicologiche/universitarie ...avete notato )

    secondo me, invece, la specializzazione è superflua se uno vuole lavorare come psicologo!!! è la laurea è il titolo che mi permette di fare il lavoro dello psicologo, la specializzazione in psicoterapia mi permette di fare lo psicoterapeuta ... ma questo nessuno lo vuole sottolineare!!!
    vorrei che l'Italia fosse come l' Inghilterra descritta da Axamer Ibk. magari!!!

    in più, mentre nel nostro paese i tagli al sistema sanitario si fanno sentire pesantemente, il nostro caro ordine (probabilmente fatto di psicoterapeuti, visto come si comportano!!!) cerca di inserire solo ed esclusivamente gli psicoterapeuti e non fa nulla per inserire gli psicologi.

    secondo me, siamo fregati 2 volte.
    dalle gabbie mentali (queste vere) in cui ci intrappolano all'università e dal modo in cui il nostro ordine conduce la politica professionale.
    mi scuso con chi mi conosce ... ripeto sempre le stesse cose ... il fatto è che in questi anni nulla è stato fatto per gli psicologi, ma hanno laovrato solo per gli psicoterapeuti (in special modo per quelli già inseriti nel SSN).

    ciao
    Ultima modifica di psicosarix : 18-08-2008 alle ore 12.00.25

  13. #13
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    psicosarix condivido quasi tutto ciò che hai detto. Ti dirò di più. Sono felice di sentire finalmente qualcuno che esprime idee in cui mi riconosco e che porto avanti da anni. Da quando ho aperto gli occhi.
    Viva il confronto delle idee. Ben venga chi la pensa in maniera diversa. Ma questa è la realtà dei fatti e sta sotto gli occhi di tutti. Forse è vero che non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

  14. #14
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    secondo me, invece, la specializzazione è superflua se uno vuole lavorare come psicologo!!! [/B] è la laurea è il titolo che mi permette di fare il lavoro dello psicologo, la specializzazione in psicoterapia mi permette di fare lo psicoterapeuta ... ma questo nessuno lo vuole sottolineare!!!
    Ma mi spiegate, di grazia, cosa può fare 1 psicologo neolaureato iscritto all'albo degli psicologi nella clinica? (Non elencatemi il tariffario perchè lo conosco a memoria). Voglio dire, proviamo ad andare al di là del "titolo che mi permette di fare il lavoro dello psicologo" e capire, mettendo insieme le esperienze, che tipo di formazione è opportuna per operare in qualità di clinici (o di psicologi). Lo sappiamo tutti -per esserci passati- che 1 neolaureato non sa fare praticamente nulla di clinica, spesso nemmeno sa! Perchè l'università è informativa e non formativa, io non conosco nessuna Facoltà di Psicologia che formi clinici, per non parlare poi dei nuovi psicologi sfornati con la riforma universitaria e di quella buffonata chiamata "esamedistato": questa è l'amara verità. Mettiamoci poi il solito pasticcio all'italiana (vedi 'Legge Ossicini') e il festival delle scuole di psicoterapia è bell'e pronto. Detto questo, non voglio certo fare l'elogio delle scuole di psicoterapia, so benissimo che "non c'è peggior ciarlatano del ciarlatano diplomato", ma dire che il laureato in psicologia "ha i titoli per..." significa continuare a nascondersi. Dietro ad 1 titolo, appunto.

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 18-08-2008 alle ore 18.14.11

  15. #15
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    Riferimento: UN SALVAGENTE SENZA BUCO IN UN MARE DI INGANNI ovvero LO PSICOLOGO NON P

    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ma mi spiegate, di grazia, cosa può fare 1 psicologo neolaureato iscritto all'albo degli psicologi nella clinica? (Non elencatemi il tariffario perchè lo conosco a memoria). Voglio dire, proviamo ad andare al di là del "titolo che mi permette di fare il lavoro dello psicologo" e capire, mettendo insieme le esperienze, che tipo di formazione è opportuna per operare in qualità di clinici (o di psicologi). Lo sappiamo tutti -per esserci passati- che 1 neolaureato non sa fare praticamente nulla di clinica, spesso nemmeno sa! Perchè l'università è informativa e non formativa, io non conosco nessuna Facoltà di Psicologia che formi clinici, per non parlare poi dei nuovi psicologi sfornati con la riforma universitaria e di quella buffonata chiamata "esamedistato": questa è l'amara verità. Mettiamoci poi il solito pasticcio all'italiana (vedi 'Legge Ossicini') e il festival delle scuole di psicoterapia è bell'e pronto. Detto questo, non voglio certo fare l'elogio delle scuole di psicoterapia, so benissimo che "non c'è peggior ciarlatano del ciarlatano diplomato", ma dire che il laureato in psicologia "ha i titoli per..." significa continuare a nascondersi. Dietro ad 1 titolo, appunto.

    Saluti,
    ikaro
    Tutto ciò che è scritto nel primo articolo della legge che istituisce la professione di psicologo.
    Partendo dal presupposto che in questa professione non si finisce mai di imparare resta chiaro, evidente, esatto, che uno psicologo iscritto all'albo è uno psicologo e può fare il lavoro dello psicologo.
    Se qualche psicologo non si sente pronto per fare il suo lavoro è un problema personale. Io affermo con chiarezza di avere i titoli per fare quello che faccio (cioè lo psicologo) e non mi sembra proprio di continuare a nascondermi. L'università, certo, è più informativa che formativa ma c'è un anno di tirocinio per apprendere le basi del mestiere. Che poi nessuno più trasmetta liberamente il sapere psicologico perché è più comodo farlo a pagamento dalla cattedra di una specializzazione è un altro discorso.
    Credo che finché continueremo a sentirci professionisti "incapaci" benché iscritti ad un ordine il movimento non farà grossi passi in avanti.
    Sempre me stesso: ovunque e comunque.

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