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  1. #1

    Scuola Psicoterapia Transpersonale Milano



    Scuola di formazione in psicoterapia transpersonale


    Direttore: Prof. Dottor Pierluigi Lattuada
    MIUR Decreto MIUR: G.U. n. 144 del 21 giugno 2002
    Telefono: 02.8393306 - Fax: 02.8393306
    Indirizzo: via Villapizzone 26 – 20156 - Milano
    Approccio teorico: Corporeo Bioenergetico


    LINK: Scuola di formazione in psicoterapia transpersonale - Scuola di Psicoterapia

  2. #2
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    15-05-2007
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    91

    Riferimento: Scuola Psicoterapia Transpersonale Milano

    sarebbe bello che gli esponenti di questa scuola condividessero con la comunità scientifica, ed esponessero a quanti vorrebbero eventualmente iscriversi, le teorie e le evidenze empiriche che correlano la guarigione dai disturbi classificati nel DSM o nel PDM e la psicologia transpersonale,
    ovviamente non in quegli aspetti che rigurdano teorie psicoanalitiche di fama mondiale, ma proprio quegli aspetti propri della psicologia transpersonale così come è intesa dalla vostra scuola: in particolare mantra, sciamanesimo, transumanza, o le esperienze pre morte, la transe, il channeling...
    ecco, il channeling

    secondo voi, oggi in italia, se riaprissero, uno psicologo potrebbe vincere un concorso in un asl scrivendo nel curriculum che ha fatto esperienza di un bel laboratorio di, niente meno che, IL CHANNELING?????

    invito chi voglia partecipare a questa discussione a documentarsi sul channeling e sulle sue SOLIDE basi teoriche ed empiriche

    qualcosa mi dice che nessuno risponderà...

    saluti

  3. #3
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    15-05-2007
    Messaggi
    91

    Riferimento: Scuola Psicoterapia Transpersonale Milano

    Letterina di natale al Signor Lattuada,

    inseriamo per conoscenza anche i maestri insegnanti di Osho, i rosacruciani, finti buddhisti esperti in pre morte, antennine celesti, massaggi spaziali, cosmo art, maestri, guru di psicoanalisi sofistica, supposti yogi formatisi in india, cina, uzbekistan...e chiunque altro che si spacci per guaritore di malattie mentali sulla base di niente...

    nonostante riusciate tramite meccanismi "tutti italiani" a ricevere riconoscimenti ufficiali,

    sappiate che questo è un forum di psicologi e psicologia,
    e che nonostante molti psicologi intraprendono questa strada per difficoltà personali e per un'intima e onesta ricerca di un percorso di comunanza e di crescita

    bé! la novità è che NON SIAMO DEGLI IMBECILLI

    tanti cari auguri di natale

    eleonora

  4. #4
    Neofita L'avatar di poilopiomio
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    Riferimento: Scuola Psicoterapia Transpersonale Milano

    Per rispondere con serietà e sobrietà agli attacchi di EliEli a Lattuada, sono testimone del fatto che la visione transpersonale percorre la via del coraggio: coraggio di affrontare le interferenze anziché evitarle, coraggio di squilibrare il sistema anziché cronicizzarlo, coraggio di vedere nella psicosi una fase necessaria all’evoluzione verso nuove forme di vita e di conoscenza. Lo stesso caos non sarebbe altro che lo stadio che prelude ad una riorganizzazione del sistema, un accomodamento o un adattamento alle condizioni di vita. Condizioni, quest’ultime, che vanno intese, oggigiorno, anche come nuovi flussi di informazione che ristrutturano (ad esempio globalizzando) il mondo, tramite la loro esistenza. Il caos potrebbe essere una strategia della vita per preparare l’uomo alle novità tecnologiche da lui introdotte nel campo dell’informazione e della comunicazione. Questo significa che i sistemi maggiormente influenzabili da caos e complessità sono quelli più pronti a ricevere il cambiamento presente intorno a loro, ad adattarsi ad esso in modo plastico, a conoscerlo e, di conseguenza, a poterlo influenzare. Seguendo questa linea di pensiero, il paradigma olistico, la psicologia transpersonale, la BTE, possono essere visti come metodologie spirituali in grado di stare nel caos, mantenendo il contatto fino a farlo evolvere in un nuovo viaggio. Quel viaggio che c’è già nella analisi della domanda di chi si rivolge a psicologi, medici e terapeuti chiedendo di poter superare i propri "blocchi". Ma per l'approccio olistico il blocco è una porta attraverso cui raggiungere il centro delle potenzialità. La complessità delle sindromi patologiche si risolvono nella semplicità della natura, del simile che cura il simile. Il riduzionismo scientifico si risolve nell’olismo che tutto comprende, perché "Homo sum. Nihil umani a me alienum puto".
    Una totalità nella scienza che pone l’esigenza di nuovi criteri di convalida-falsificazione non riduzionistici, metodologie complementari di ricerca sul dato umano che non perdano di vista la soggettività dell’esperienza. Criteri di significatività non quantitativa, bensì qualitativa, laddove alla ripetibilità del risultato venga sostituita l’irripetibile significatività umana. Criteri insomma adeguati alla nuova riflessione epistemologica del paradigma olistico.
    Ma voglio entrare nei dettagli e citare le fonti scientifiche:
    da un secolo a questa parte si sta facendo largo un nuovo modo di intendere la realtà che fa riferimento all’approccio olistico. Da più parti del pensiero scientifico si sta riconoscendo il bisogno di andare oltre il paradigma cartesiano, che ha sentenziato la separazione tra mente e corpo. Il termine paradigma è qui utilizzato nel senso inteso da T. Kuhn (1978), come una costellazione di concetti, valori, tecniche condivisi da una comunità scientifica. Nel modello olistico ogni cosa è connessa con ogni altra cosa in una catena di causalità non-lineare, dove per sapere del significato di una di queste cose è necessario avere una visione globale dell’unità totale nella quale è inserita (il particolare è determinato dal tutto). Il ventesimo secolo è stato caratterizzato dalla visione meccanicistica, i cui presupposti si possono riassumere all’interno degli assiomi della fisica classica: spazio e tempo assoluti, rapporti di causa-effetto tra gli eventi e possibilità di una conoscenza oggettiva della realtà.
    Ora si intende allargare il concetto di paradigma alla visione della realtà che forma le basi organizzative della comunità umana, in modo da rendere attuabili le istanze trasformative che i problemi legati alle organizzazioni del ventesimo secolo hanno reso ineludibili. Per comprenderli è necessario, allora, superare i modelli aristotelici (forma/sostanza), cartesiani e newtoniani, per giungere ad un modello che esprima contemporaneamente unità, molteplicità, totalità, organizzazione e complessità.
    Voglio fare un elenco scientifico che i dotati di buona volontà possono studiarsi, compresa EliEli se ne è realmente interessata.
    La scienza è giunta a questo nuovo modello partendo dai campi più disparati; i semi che sono apparsi nel ventesimo secolo sono, principalmente:
    1. la Teoria dei Quanti (N. Bohr, 1965), con i suoi concetti di interrelazione, interconnessione e network di relazioni. Il carattere cruciale della teoria quantistica è che il soggetto è necessario non solo per osservare le proprietà di un fenomeno atomico ma, perfino, per causare, porre in essere, queste proprietà. A tali formulazioni si è giunti a partire dalla Teoria della Relatività di Einstein (1946), passando per il concetto di duplice natura di punti e onde degli atomi, scoperta col Principio di Indeterminazione di Heisenberg, magistralmente spiegato nel volume Fisica e filosofia: la rivoluzione nella scienza moderna (1994).
    2. La Teoria dei Sistemi di L. von Bertalanffy (1971), olistica e contestuale, col suo suggerimento di guardare al tutto e non alle parti, di vedere quindi il mondo come un sistema interconnesso di comunicazione. Nell’ottica di Bateson (1984) la mente non è un’entità interagente con la materia: sia l’una che l’altra sono manifestazione dello stesso insieme di proprietà sistemiche. I sistemi sono totalità integrate le cui proprietà sono considerate in termini di rapporti e di integrazioni.
    3. La Teoria della Gestalt e la Teoria di Campo di Lewin (1951), che trattano i comportamenti umani in termini di interdipendenza e di contemporaneità, dove i rapporti creano le proprietà delle strutture:
    “Le proprietà strutturali sono caratterizzate da rapporti fra le parti piuttosto che dalle parti o dagli elementi stessi” (Lewin, K., 1972, p. 253).
    4. La Teoria del Caos, per cui i sistemi sono caratterizzati da una estrema sensibilità dalle condizioni iniziali, e non si tiene conto della seconda teoria della termodinamica, in quanto le organizzazioni non sono viste come destinate a scomparire per effetto dell’entropia.
    5. La Teoria Ecologica, col concetto dell’organizzazione circolare come base di tutti i sistemi viventi, dove c’è autoregolazione e co-evoluzione: individui, istituzioni ed organizzazioni coevolvono insieme.
    6. Un ultimo seme verso l’approccio olistico è stato gettato da tutti quegli studi sociali nei quali si è messo in evidenza l’imperativo del mandato di attualizzare il proprio Sé: la terza e la quarta forza della psicologia, l’approccio umanistico e quello transpersonale. La realizzazione del Sé è un bisogno che si esprime anche come desiderio di sentirsi parte di qualcosa di più grande, più universale, più fondamentale: un quadro di riferimento all’interno del quale assumono senso le proprie intuizioni e prendono forma le proprie risorse in modalità non competitive, dove l’accrescimento del potere dell’uno corrisponde all’accrescimento del potere di tutti, in una forma sinergica.
    Questo elenco sintetico di semi dai quali si è sviluppato il paradigma olistico vuole sottolineare che lo sviluppo di questo nuovo modello non-riduzionistico ha seguito lo sviluppo delle teorie dell’uomo negli altri ambiti della scienza.
    Va infatti ricordato che il meccanicismo newtoniano, insieme al dualismo mente/corpo cartesiano e all’esaltazione della razionalità pura, hanno influenzato tre secoli di scienza, durante i quali l’essere umano è stato progressivamente alienato dalla natura che lo circondava. Galileo e Newton1 furono i grandi teorizzatori di quella che viene definita come “causalità meccanica”, secondo la quale tutti i fenomeni osservabili nell’universo hanno una causa posta nel passato che li determina e li rende riproducibili, ovvero causabili, in laboratorio. Questa visione ha dato l’avvio al metodo sperimentale che, con successo, è stato applicato allo studio non solo dei sistemi meccanici, ma anche dei sistemi viventi.
    I sistemi biologici, secondo la causalità meccanica, erano considerati come sistemi tendenti verso uno stato di equilibrio e, di conseguenza, la presenza di fluttuazioni disordinate, imprevedibili e caotiche era attribuita a cause esterne. Nell’ultimo secolo si è cominciato a considerare tali fluttuazioni come qualcosa di non eccezionale, di non patologico. Si è cioè cominciato a considerare i fenomeni “caotici” come eventi inerenti al sistema nel quale intervengono, ovvero contenuti nei modelli teorici deterministici che descrivono l’evoluzione dei sistemi stessi. Con il concetto di caos deterministico si intende descrivere il fenomeno per cui, a partire da leggi deterministiche, si può generare un moto caotico assolutamente imprevedibile. Il caos deterministico rappresenta la terza rivoluzione scientifica del secolo passato, dopo la relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Dove la teoria della relatività ha fatto subire un duro colpo all’illusione di uno spazio e di un tempo assoluti, la teoria quantistica ha fatto vanificare il sogno newtoniano di un processo di misurazione controllabile per tutto.
    Nella fisica moderna, l’universo appare come un tutto dinamico, inseparabile, che comprende sempre l’osservatore in modo essenziale. I concetti tradizionali di spazio e tempo, di oggetti isolati e di causa-effetto perdono il loro significato. La coscienza umana ha un ruolo cruciale nel processo di osservazione, per cui non ha più senso parlare di verità assolute, quanto piuttosto di corretti punti di vista rispetto al sistema di riferimento in cui ci si pone. La teoria quantistica porta con se la necessità di una trasformazione radicale nella teoria dell’osservazione di qualunque fenomeno incluso nella scala umana. Il “principio d’indeterminazione” di Heisenberg mostra che nessun’osservazione può dirsi completamente oggettiva, perché è sempre necessario prendere in considerazione l’inevitabile intervento esercitato dall’osservatore sul sistema durante il processo di conoscenza. Quando si cerca di comprendere fenomeni come l’inconscio, si vede che la stessa attenzione che si pone al concetto di inconscio ha già mutato il suo possibile stato e perciò, analogamente alla misurazione nella fisica, ha già prodotto un nuovo fenomeno (più o meno inconscio). L’osservatore passa ad essere parte dell’osservazione. La concezione transpersonale rileva l’importanza delle convinzioni dell’osservatore sui concetti di tempo e di causalità: la posizione personale ha un’inevitabile ricaduta sul modo in cui sono osservati i fenomeni, e sui metodi che sono utilizzati.
    Qualunque produzione della conoscenza è il risultato di una co-emergenza del fenomeno e del suo osservatore: una creazione frutto della congiunzione delle proprietà dell’osservatore con le proprietà del fenomeno osservato.
    Lavorare senza obiettivi determinati e senza conoscere gli esiti realizzabili è una condizione che le pratiche della BTE contemplano nel loro modo di operare, una modalità aperta alle possibilità del nuovo e al rischio – che è sempre un’opportunità – del perdersi per ritrovarsi.
    Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977, riprende la nota affermazione di Einstein, secondo la quale “il tempo è un’illusione”, per mettere in discussione le leggi fondamentali della fisica newtoniana. Egli afferma che:
    “Lo spettacolare sviluppo della fisica del non-equilibrio e della scienza dei sistemi dinamici instabili associati all’idea di caos ci costringe a rivedere l’idea di tempo qual è usata dall’epoca di Galileo” (Prigogine, 1996, p. 13).
    La fisica del non-equilibrio si è sviluppata negli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, e si occupa dello studio dei sistemi dinamici instabili. Tale studio ha portato ad una riformulazione delle leggi fisiche fondamentali, verso un riconoscimento della necessaria instabilità di ogni osservazione, che comporta il passaggio dalle certezze della fisica tradizionale alle possibilità contemplate dal nuovo paradigma.
    “Stiamo assistendo all’emergere di una scienza che non si limita più a studiare situazioni semplificate, idealizzate, ma che ci mette di fronte alla complessità del mondo reale: una scienza che consente alla creatività umana di vivere sè stessa come l’espressione singolare di un carattere fondamentale che è comune a tutti i livelli della natura”. (Ibidem, p. 16)
    La tesi di Prigogine è chiara e riguarda tutti i livelli della scienza:
    “Lo scienziato non può, come non può il cittadino, abbandonare le città inquinate per rifugiarsi in alta montagna.” (Ibidem, p. 175)
    Questo stato di cose impone una visione olistica della natura del mondo e dell’uomo, dove ai particolarismi delle discipline scientifiche si sostituisca una visione necessariamente globale della vita sul pianeta. Questa necessità trova un possibile riscontro di attuazione nella psicoterapia transpersonale. La “crisi delle certezze” pone la ricerca scientifica e psicologica di fronte ad una situazione del tutto nuova, caratterizzata da un cambiamento di paradigma di spiegazione della realtà. Tale paradigma considera la discontinuità in guisa di pensiero nuovo su di un mondo complesso caratterizzato da un non-riduzionismo, un non-determinismo, un non-equilibrio e una non-linearità. Il caos rifocalizza l’importanza di tutte le attività umane, anche di quelle più comuni, banali e semplici; perché ogni gesto quotidiano può dar luogo a conseguenze non immaginabili, ad esito esponenziale, sia per il bene che per il male.
    Da un punto di vista tradizionale, equilibrio e stabilità equivalgono a salute mentale; mentre disequilibrio e disordine definiscono la patologia. Con le scienze della complessità, fra le quali si può annoverare la psicologia transpersonale, si scopre che un evento catastrofico può portare a una forma nuova, definita e significativa. La nuova visione olistica suggerisce la sconcertante possibilità che il dolore psicologico possa emergere dall’incapsulamento del Sé in un sistema chiuso. In questo senso la patologia procederebbe di pari passo con la resistenza verso le novità emergenti dalle esperienze di vita, una resistenza tesa a mantenere il vecchio sistema di conoscere proteggendo l’equilibrio precedentemente raggiunto, che è tuttavia diventato disadattivo nei confronti dei nuovi cambiamenti.

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