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  1. #1
    risposte77
    Ospite non registrato

    Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Salve,

    scrivo per avere maggiori informazioni e la vostra opinione circa l'approccio terapeutico dell'istituto Riza, possibilemente anche in relazione all'approccio Gestaldico.

    Il fatto e' il riza e' molto conosciuto come casa editrice, ma in realtà e' un vero e proprio istituto che propone dei percorsi di psicoanalisi di breve periodo. L'unica ulteriore informazione che ho e' che sono contrari all'utilizzo di medicine se non la naturopatia o la omeopatia.

    - Secondo voi per quali tipi di "patologie" l'approccio del Riza più adatto?
    - La sostituzione delle medicine con l'omeopatica/naturopatia sempre efficace? non si richia che il trattamento vada a finire più a lungo termine?
    -In che modo agiscono l'omeopatia e la naturopatia a livello emotivo rispetto al farmaco (es. antiepilettico)?

    Grazie mille ;-)

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Non capisco bene cosa tu intenda per confronto tra approccio terapeutica di Riza e quello della Gestalt. Sono due modalità diverse di fare psicoterapia. Se non erro al Riza la teoria di riferimento è quella dello stesso Morelli... ma non ti so dire molto.
    Altra precisazione: al Riza non fanno psicoanalisi, nè di breve nè di lungo periodo, perchè è un altro orientamento ancora che nulla ha a che vedere con quella realtà.

    Sul discorso dei farmaci, almeno a mia conoscenza, non esiste alcuno studio che dimostri la validità della naturopatia o dell'omeopatia rispetto al disagio psichico. I dati ci sono invece per quanto riguarda la medicina convenzionale.
    Traine tu le debite conclusioni...
    gieko

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    ciao gieko...non escluderei però l'approccio omeopatico a priori...è vero che le variabili in gioco sono meno circoscrivibili e controllabili ma sono profondamente persuaso che ci sono...non trattandosi di un intervento chimico mirato e invasivo può darsi che intervengano fenomeni di 'suggestione',di placebo che se non curano per lo meno intervengono a destabilizzare in qualche modo strutture della personalità magari anche superficiali ma che potrebbero in questo modo lasciare spazio pian piano all'intervento psicoterapico in senso stretto che è poi quello decisivo...ovviamente sono solo ipotesi...

    Saluti,
    Luigi

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Perdonami ma il tuo ragionamento mi sembra discutibile sia dal punto di vista dell'efficacia che dell'etica. Dove sta scritto che la psicofarmacologia debba essere per forza "invasiva"? Ci sono modalità di prescrivere gli psicofarmaci che limitano fortemente gli effetti collaterali, e, questi farmaci sì, possono inizialmente aiutare anche rispetto al processo terapeutico dal momento che qualcosa fanno. Altro che placebo o fenomeni di "suggestione"...
    gieko

  5. #5
    risposte77
    Ospite non registrato

    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Si al riza ci sono degli psicologi che propongonoi terapie brevi (6 mesi ..1 ano e mezzo) approccio psicosomatico, contro il farmaco.
    Propongono la sostituzione del farmaco con la naturopatia e omeopatia seguiti da un medico.

    Geicko.. puoi parlare con il linguaggio dei comuni mortali.. non sono una professionista :-( w non riesco a capire la tua terminologia.. per esempio placebo?

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Il messaggio precedente era infatti rivolto a luigi'84... Comunque per placebo si intende un farmaco privo di principio attivo, ad esempio una medicina data contro il mal di testa che non contiene nessuna sostanza chimica che agisca sul mal di testa. Un placebo può avere un moderato effetto legato a fattori di suggestione (mi illudo che il farmaco farà qualcosa per il mio mal di testa e mi sento meglio). è il famoso "effetto placebo". Un farmaco per dimostrarsi effettivamente valido, deve dare effetti superiori a quello del placebo.

    Un saluto
    gieko

  7. #7
    risposte77
    Ospite non registrato

    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Ura anche io mi sono confusa.. in espetti il post per me poco comprensibile e' stato quello di Luigi..
    Il fatto è che a lungo andare il farmaco secondo me frusta il paziente.. nel senso che.. ad un certo punto il paziente dice.. ma questi processi li sto facendo io grazie alle mie risorse.. oppure grazie al farmaco? Per non parlare degli effetti collaterali fisici!
    Per esemoio ho letto che le donne curate con gli antiepiletticii hanno problemi di fertilità..

    comunque della psicosomatica che dite? per che cosa e' adatta?

  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Vorrei aggiungere una cosa agli ottimi interventi precedenti; che non solo ci sono casi in cui il farmaco, prescritto in modo mirato e circoscritto nel tempo, puo' favorire il contatto terapeutico, come gia' ti è stato spiegato, ma che soprattutto, gli antiepilettici, sono farmaci molto specifici sia per varie forme di epilessia, per le quali, in nessun caso, in omeopatia, esistono equivalenti e lo stesso dicasi in naturopatia, come qualsiasi omeopata onesto dira' sempre ai suoi pazienti; inoltre, sempre gli antipelittici, sono spesso utilizzati come farmaci di elezione per particolari patologie, quali disturbi bipolari e ciclotimici gravi, permettendo anche a qs pazienti di accedere, alla psicoterapia e, spesso anche a psicoterapie psicoanalitiche, facilitando un mantenimento di un equilibrio dell'umore che altrimenti, sarebbe o potrebbe, perchè bisogna sempre tener conto del fattore soggettivo e del contesto, essere soggetto a sbalzi o oscillazioni piu' o meno frequenti e di varia entita' anche durante uno stesso giorno. Da tener presente, tra l'altro, che è proprio grazie a qs farmaci che tranne in pochi casi in cui viene -condannabilmente-praticato, è stato possibile eliminare, per qs pazienti, soprattutto i piu' gravi, la pratica scempia dell'elettroskock.
    Per qs motivo, quando la loro somministrazione è realmente giustificata dalla patologia del paziente, gli antiepilettici, non sono una categoria di farmaci in alcun modo sostituibile da omeopatia o altro ed i qualunque caso la loro somministrazione fosse gia' in atto, se per miglioramento, se per errore, la sospensione dovrebbe essere molto graduale e sotto controllo, per non avere effetti collaterali molto seri.
    Poi, che in certi casi l'omeopatia, possa avere un suo effetto, tranne in quelli scritti sopra a titolo di esempio piu' significativo, non so; so pero' che oggi, in generale, anche i medici omeopati che collaborano con gli psicologi, tendono a non sostituire i loro farmaci con quelli chimici gia' in uso sotto adeguato controllo medico -ad es, anche un farmaco per l'ipertensione o per la cefalea grave- ma a scegliere pratiche di co-terapie farmacologiche, chimiche ed omeopatiche se necessario e cio' anche se il pz fa psicoterapia. Mi risulta invece che sia piu' complesso il discorso della naturopatia, per via di effettivi e riconodcibili principi attivi che sembra possieda.
    Il discorso potrebbe esssere diverso probabilmente, se il pz, non ha mai assunto farmaci di un certo tipo ed il suo tipo di malessere puo' essere alleviato, secondo il medico-omeopata e lo psicoterapeuta in collaborazione stretta, anche dall'omeopatia o, almeno, se si ritiene valga la pena di fare tale tipo di tentativo; poi, in genere, saranno il terapeuta ed ilpaziente, se in grado, a valutare ed il terapeuta ad orientare, generalmente vs un altro tipo di supporto farmacologico, se necessario, almeno in certe fasi del rapporto stesso.

    Spero di essere sta chiara e di averti fornito anch'io qualche informazione utile.
    Un saluto
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Citazione Originalmente inviato da risposte77 Visualizza messaggio
    comunque della psicosomatica che dite? per che cosa e' adatta?
    Molto in sintesi: bisogna intendersi sul termine "psicosomatica" perchè è un termine generico che indica che il focus dell'intervento è posto sulle relazioni tra psiche e soma e suoi disturbi che ne derivano. Ci sono poi tante visioni differenti della questione psicosomatica. Rispetto a quella adottata al Riza non sono in grado di dire nulla. Utenti più esperti di me in questo settore sapranno darti qualche indicazione in più.

    Domanda: come mai proprio Riza?

    Un saluto
    gieko

  10. #10
    risposte77
    Ospite non registrato

    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio

    Domanda: come mai proprio Riza?
    Mi ci sono imbattuta per caso.. solito passaparola non si sa da chi all'origine.
    Tutti conoscono però il Riza come casa editrice, m apochi sanno che fanno anche consulto

  11. #11
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Perdonami ma il tuo ragionamento mi sembra discutibile sia dal punto di vista dell'efficacia che dell'etica. Dove sta scritto che la psicofarmacologia debba essere per forza "invasiva"? Ci sono modalità di prescrivere gli psicofarmaci che limitano fortemente gli effetti collaterali, e, questi farmaci sì, possono inizialmente aiutare anche rispetto al processo terapeutico dal momento che qualcosa fanno. Altro che placebo o fenomeni di "suggestione"...

    La farmacologia in generale e soprattutto quella psichiatrica rischia di diventare una vera e propria industria di morte. Informati sullo stato delle dipendenze patologiche in America per esempio....da farmaci!Non accetto che mi si dica di essere discutibile sul piano etico da nessuno quando non è assolutamente così.
    Detto ciò ogni farmaco ha un grado di tossicità elevato e la somministrazione quasi mai si attiene a livelli bassi di dosaggio!Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’. Se si attiene a livelli bassi (il dosaggio) intervengono fortemente fattori di altro tipo che non sono da sottovalutare specialmente da uno psicologo che abbia bene in mente la complessità della persona. Sono convinto che il farmaco possa aiutare e debba farlo quando necessario ma non mi appartiene quel modo di pensare (aimè ancora molto diffuso) con i paraocchi per cui qualcosa in generale è presa in considerazione solo in base alla sua 'efficacia'; mentre un’altra,solo perchè non abbiamo strumenti per comprenderla,è bandita dalla pratica scientifica. Questa non è scienza...è superstizione. Solo perchè si permane in un'ottica di dualismi non si deve dire che un 'placebo' non abbia un ‘principio attivo’: con principio attivo intendo qualsiasi cosa che induca trasformazioni nella struttura esistenziale.In ogni modo il discorso è complesso e,in soldoni,la mia idea è di non sottovalutare pratiche e concetti solo perché ci sembrano un po’ ‘esotici’ e ‘deboli’ rispetto ai nostri.

    Saluti

  12. #12
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Se posso intervenire, vi dico che sono alquanto perplesso di fronte a questo modo di porre la questione dell'uso dei farmaci e del suo rapporto con la psicologia e la psicoterapia.

    Per quanto riguarda l'omeopatia, se lasciamo da parte le "simpatie" o le "antipatie", che non dimostrano nulla né a favore né contro, lo studio meglio realizzato sull'argomento, a mia conoscenza, è stato pubblicato su Lancet, nell'ottobre del 2005

    Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy. By: Shang, Aijing; Huwiler-Muntener, Karin; Nartey, Linda; Juni, Peter; Dörig, Stephan; Sterne, Jonathan A. C.; Pewsner, Daniel; Egger, Matthias. Lancet, 8/27/2005, Vol. 366 Issue 9487, p726-732, 7p Abstract: Summary Background Homoeopathy is widely used, but specific effects of homoeopathic remedies seem implausible. Bias in the conduct and reporting of trials is a possible explanation for positive findings of trials of both homoeopathy and conventional medicine. We analysed trials of homoeopathy and conventional medicine and estimated treatment effects in trials least likely to be affected by bias. Methods Placebo-controlled trials of homoeopathy were identified by a comprehensive literature search, which covered 19 electronic databases, reference lists of relevant papers, and contacts with experts. Trials in conventional medicine matched to homoeopathy trials for disorder and type of outcome were randomly selected from the Cochrane Controlled Trials Register (issue 1, 2003). Data were extracted in duplicate and outcomes coded so that odds ratios below 1 indicated benefit. Trials described as double-blind, with adequate randomisation, were assumed to be of higher methodological quality. Bias effects were examined in funnel plots and meta-regression models. Findings 110 homoeopathy trials and 110 matched conventional-medicine trials were analysed. The median study size was 65 participants (range ten to 1573). 21 homoeopathy trials (19%) and nine (8%) conventional-medicine trials were of higher quality. In both groups, smaller trials and those of lower quality showed more beneficial treatment effects than larger and higher-quality trials. When the analysis was restricted to large trials of higher quality, the odds ratio was 0·88 (95% CI 0·65-1·19) for homoeopathy (eight trials) and 0·58 (0·39-0·85) for conventional medicine (six trials). Interpretation Biases are present in placebo-controlled trials of both homoeopathy and conventional medicine. When account was taken for these biases in the analysis, there was weak evidence for a specific effect of homoeopathic remedies, but strong evidence for specific effects of... [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1016/S0140-6736(05)67177-2 (AN 18033053)

    Ovviamente, su questo studio si è aperta una discussione accesa, che si può seguire sui numeri successivi della rivista, ma che ancora non mi pare abbia portato alla confutazione dei risultati riportati in quest'articolo.

    Sulla questione relativa all'uso dei farmaci, io penso che non si possano considerare né il diavolo né la panacea che tutto risolve. Quando si afferma, come fa Luigi'84: "Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’", fa un discorso che non è sbagliato, ma è inutile. Anche la psicoterapia interviene e va a destrutturare modelli fisiologici inpegnati con tutte le loro forze a mantenere un equilibrio. E non vedo quale differenza vi possa essere, dal punto di vista epistemologico, tra somministrazione di un farmaco e impegno in una psicoterapia (o in un'analisi).
    L'affermazione potrebbe avere una qualche validità se esistesse una qualche forma di separazione tra "corpo" e "mente" ese la terapia farmacologica si rivolgesse esclusivamente al primo e la terapia psicologica alla seconda. Ma è ormai abbastanza evidente che questa separazione non sia sostenibile.

    Quindi non mi scandalizzo affatto se si utilizzano assieme farmaci e psicoterapia, anzi: in alcuni casi sembra sia preferibile farlo. Sapendo, certo, che dietro all'uso dei farmaci vi sono le pressioni delle case farmaceutiche. Tanto che qualcuno se lo chiede, se i farmaci servono o no, quanto, quando, e perché:

    Do antidepressants really work? By: Blier, Pierre. Journal of Psychiatry & Neuroscience, Mar2008, Vol. 33 Issue 2, p89-90, 2p; Abstract: The article discusses the reliability of antidepressants. Issues on the reliability of antidepressant took place after the study made wherein it is concluded that clinicians would be led to make inaccurate and inappropriate prescribing decisions. Among the many issues to emphasize regarding antidepressants are the effect size being determined by placebo, the risk-benefit factor ratios base on their acute effects, and the impact of depression if it is not treated with the use of antidepressants. (AN 31193137)

    Antidepressant effects: The suit may be small, but the fabric is real. Thase, Michael E.; Prevention & Treatment, Vol 5(1), Jul 2002. Item: 32 [Comment/Reply] Abstract: Posted July 15, 2002. In the fairy tale "The Emperor's New Clothes," a vainglorious ruler is duped into wearing an imaginary garment; his subjects are similarly bluffed for a time (to not point out his foolishness) because of a collective wish not to look stupid. I. Kirsch, T. J. Moore, A. Scoboria, & S. S. Nicholls (2002) draw upon this tale in their study, the results of which demonstrate yet again that antidepressants have modest effects in a meta-analysis of placebo-controlled randomized clinical trials. The present commentary does not dispute these main findings but does call into question the authors' choice of metaphor and their contention that such modest effects are negligible in clinical practice. Moreover, it is asserted that part of the problem is the result of the research methods used by the pharmaceutical industry in pursuit of regulatory approval, not just that the treatments are weak. Last, it is argued that studies of alternate treatments of depression, including various time-limited psychotherapies, are subject to the same biases and criticisms as those evaluating antidepressant medications. It is concluded that the emperor's "suit" is indeed relatively small but that it is made of real and valuable fabric. (PsycINFO Database Record (c) 2007 APA, all rights reserved)

    Big pharma and the UK Government. By: Collier, Joe. Lancet, 1/14/2006, Vol. 367 Issue 9505, p97-98, 2p, 1 color; Abstract: This article reports on the United Kingdom House of Commons Health Select Committee's March 2005 report on the pharmaceutical industry's influence. The overall findings of the committee were clear: the influence of the pharmaceutical industry is enormous and out of control. The committee discovered that while the industry's influence was traditionally targeted at health professionals, big pharma's influence reached patients, health departments, regulators, managers, researchers, medical charities, academics, the media, school children, and politicians. DOI: 10.1016/S0140-6736(06)67943-9 (AN 19397623)

    http://medicine.plosjournals.org/per....0050045-L.pdf

    Buona vita

    Guglielmo

  13. #13
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    dear Willie!
    I miss You.

    abrazi
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  14. #14
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    La farmacologia in generale e soprattutto quella psichiatrica rischia di diventare una vera e propria industria di morte. Informati sullo stato delle dipendenze patologiche in America per esempio....da farmaci!
    Utilizzo corretto dei farmaci è una cosa, l'abuso è un'altra, come in tutte le cose. Mi sembra che si rischi di gettare via il bambino con l'acqua sporca e di portare avanti stereotipi alquanto sterili.

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Non accetto che mi si dica di essere discutibile sul piano etico da nessuno quando non è assolutamente così.
    Infatti ho detto che il "ragionamento è discutibile", ma se tu ritieni che la suggestione sia pratica terapeutica accettabile, libero di trarne le conseguenze.

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Detto ciò ogni farmaco ha un grado di tossicità elevato e la somministrazione quasi mai si attiene a livelli bassi di dosaggio!Non è il dosaggio ma il farmaco in sé ad essere 'invasivo': perché interviene a destrutturare modelli fisiologici già di per sé impegnati verso un nuovo equilibrio funzionale perché tutto tende all’equilibrio e ad una certa ‘coerenza’.
    D'accordo con willy: che le modalità in cui si struttura il vivente abbiano un valore adattivo mi trova in sintonia, il problema è che nella patologia l'adattivo diventa rigidità e reiterazione fino agli esiti più estremi (da cui ha origine il sintomo).

    Saluti
    gieko

  15. #15
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Cerco informazioni sull'approccio terapeutico del Riza...

    Sono d'accordo...ma attenzione:io ho sempre sostenuto il valore strumentale del farmaco e in un altro intervento mi pare di aver sottolineato anche che alcuni non possono far altro che tormentarsi e rimuginare sul loro dolore in forme ossessive variabili;qui l'intervento farmacologico è decisivo perlomeno all'inizio di una terapia per 'sbloccare' una sistuazione impenetrabile alla parola.La mia piccola riflessione teorica sulla modalità di azione del farmaco è stata definita 'inutile' da Willy:perchè?Anche la psicoterapia interviene a destrutturare dei modelli fisiologici tendenti di per sè ad una certa coerenza;bene!ma in che modo??Nel campo psicoterapico il paziente si sottopone ad una serie di stimoli pressocché incalcolabile se si tiene anche conto della vastità del processamento inconscio e tutto ciò rispettando dei tempi per così dire 'naturali' attraverso i quali l'uomo come corpo-vivente-in-un-mondo è impegnato in una destrutturazione e ristrutturazione pressocchè totale di sè.
    Per quanto mi riguarda io ho superato il dualismo ma mi pare invece che negli interventi precedenti sia stato ribadito da altri:il farmaco agisce in particolari siti e non a caso l'ho definito 'invasivo' perchè se la totalità dell'organismo agisce strutturandosi (in assenza ad esempio di una psicoterapia) su modelli fisiologici autonomi, il farmaco,in un particolare sito di recezione, attiva una risposta 'rapida' che necessariamente non tiene conto dell'organizzazione generale del corpo. Ecco anche il motivo per il quale spesso l'azione dell'antidepressivo deve essere controbilanciata da un regolatore dell'umore o da altre molecole che agiscono in altri siti. Credo in ultima analisi al contrario di willy che ci sia una forte differenza tra intervento farmacologico e intervento psicoterapico per i motivi di cui prima e questo lo dico senza demonizzare nessuna delle due modalità:un'aurea via di mezzo sarebbe la cosa migliore.

    Saluti,

    Luigi

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