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Discussione: quale orientamento?

  1. #1
    annae_k8
    Ospite non registrato

    quale orientamento?

    ciao a tutti, sn quasi alla fine del mio percorso universitario e mi stò informando sulle varie possibilità di psicoterapia al di là degli obiettivi formativi (non farò la scuola di specializzazione subito dopo la laurea). Sono orientata verso un percorso di tipo psicanalitico perchè lo vedo cm uno dei più completi ma ho anche tanti dubbi in quanto è considerato troppo costoso, passato e poco efficace...quindi stò nell'indecisione più totale sulla scelta del terapeuta..c'è qlc che si è trovato cm me a dover affrontare questa decisione?come avete risolto?inoltre se avete informazioni maggiori su un percorso di psicanalisi classica ditemi!grazzzzie!

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    Riferimento: quale orientamento?

    Citazione Originalmente inviato da annae_k8 Visualizza messaggio
    laurea). Sono orientata verso un percorso di tipo psicanalitico perchè lo vedo cm uno dei più completi ma ho anche tanti dubbi in quanto è considerato troppo costoso, passato e poco efficace.
    Ciao, mi sembra che c'è un pò di confusione, visto il paradosso che hai scritto.
    Io ho scelto la cognitiva comportamentale, oggi nel pieno della terza rivoluzione cognitiva, si parla di consapevolezza, di integrazioni con principi del buddismo e di sitemi dinamici non lineari, altro che s-r!
    Tralascio la grande efficacia, perchè il discorso è un altro, il mercato.
    Il cliente vuole tutto e subito, quindi le terapie lunghe non sono appetibili dai clienti, che vogliono stare sul pezzo e basta, già viene considerata lunga quella congitivo comportamentale, figurarsi quelle psicodinamiche, difatti in realtà più evolute come ad esempio Milano si propongono le istant therapy, molto veloci, ma l' è più sul versante counselling...
    Spero di esserti stato d'aiuto!
    ciao fra


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  3. #3
    annae_k8
    Ospite non registrato

    Riferimento: quale orientamento?

    si hai ragione, sn molto confusa e x qst mi piacerebbe confrontarmi cn alri interessati...la cognitivo comportamentale ok..va tanto oggi x i costi e x i tempi, ma io mi riferisco più ad un percorso personale, quanto pensi che sia completa?al di là della scelta formativa...cmq hai maggiori info su qst orientamento?rientra in quegli orientamenti che si focalizzano sul singolo problema facendo un contratto terapeutico?
    thank'ssss anna

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    Riferimento: quale orientamento?

    non credo che l'efficacia sia un discorso da sottovalutare visto che è lei che ci si deve sottoporre alla terapia comunque io personalmente sono per l'approccio scientifico e per le cose con una dimostrata efficacia perciò non mi rivolgerei certamente alla psicoanalisi... però è individuale e considerando che studi psicologia potresti farti un'idea di cosa vuoi che sia per te la terapia e quale tipo di psicoterapia pensi possa rispondere meglio alle tue esigenze.
    visto anche che da quel che ho capito parli dell'eventualità di intraprendere la specializzazione in un futuro, magari tieni conto anche del fatto che alcune scuole possono riconoscere un tuo eventuale percorso psicoterapeutico effettuato in precedenza ai fini dell'iscrizione e generalmente non si tratta di scuole ad indirizzo cognitivo-comportamentale, che spesso non richiedono la psicoterapia personale.

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    Riferimento: quale orientamento?

    Dipende cosa intendi tu per completa, se è come la intendo io allora è la più completa e devo dirti che anche io all'inizio ci sono andato con i piedi di piombo, perchè in ambito universitario si fanno studiare solo s-r o oppure s-o-r, ma nella migliore delle ipotesi è roba di 30 40 anni fa.
    In inghilterra è l'approccio riconosciuto dal SSNm perchè è il più efficace.
    Le caratteristiche sono:
    Per sintetizzare possiamo dire che le caratteristiche pregnanti di questo approccio terapeutico sono:

    1 Mirato allo scopo: all'inizio della terapia, previa una approfondita valutazione diagnostica, vengono concordati gli obiettivi da raggiungere, viene stabilito un piano di trattamento che si adatti alle esigenze del singolo, vengono previsti i tempi e le modalità di verifica per il raggiungimento dei cambiamenti auspicati.
    2 Attivo e collaborativo: terapeuta e paziente lavorano insieme per riconoscere e modificare le modalità di pensiero a partire dalle quali si originano i problemi emotivi e di comportamento. Il terapeuta propone le strategie cognitive e comportamentali per la soluzione dei problemi, il paziente avrà il compito di mettere in pratica le strategie apprese durante gli incontri nello spazio tra una seduta e l'altra.
    3 Centrata sul presente: il lavoro terapeutico, soprattutto quando mirato alla soluzione di sintomi specifici, si basa sull'elaborazione di quello che succede nella vita attuale della persona. L'attenzione al passato e alla "storia" personale è sicuramente importante in fase diagnostica e in alcune categorie di intervento, ma normalmente la terapia cerca innanzi tutto di far uscire il paziente dai paradossi mentali in cui è caduto.
    4 A breve termine: in genere gli interventi variano, in funzione del tipo di problema, dai tre ai dodici mesi. In ogni caso i cambiamenti vengono monitorati a scadenze prestabilite in partenza, ed è quindi possibile la valutazione dell'efficacia dell'intervento.
    5 Integrabile e flessibile: nei casi di particolare gravità si presta, per le ragioni viste sopra, a sinergie con il trattamento psicofarmacologico; rappresenta inoltre un riferimento teorico e strategico centrale nei programmi complessi di riabilitazione psicosociale per pazienti psichiatrici.
    6 Efficace a lungo termine: come già affermato in precedenza le tecniche cognitivo-comportamentali si prestano facilmente a una misurabilità dei risultati che riescono ad ottenere. Le ricerche effettuate finora, in studi replicabili, dimostrano che, per una vasta gamma di disturbi, i cambiamenti ottenuti con queste tecniche si mantengono a lungo nel tempo.

    La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale


    Psicoterapia cognitivo-comportamentale - Wikipedia


    Psicoterapia cognitivo comportamentale
    fatti un giro in questi siti, ti saranno utili, ciao fra


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  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: quale orientamento?

    Cara anna, il percorso per diventare psicoanalisti è certamente tra i più impegnativi e dovrai tenerne conto. Se ti riferisci alla "psicoanalisi classica" intesa come il filone storicamente più radicato, la formazione potrebbe essere quella proposta dalla SPI (Società Psicoanalitica Italiana) e condivisa a livello internazionale da tutte le società dell'IPA (International Psychoanalytical Association). Altrimenti ci sono orientamenti meno "classici" come quello lacaniano o, ad esempio, più recenti, come la psicoanalisi relazionale. Tieni conto che ciò che si studia in università è poco approfondito, raramente aggiornato e spesso gli aspetti epistemici non vengono considerati.
    Qualsiasi orientamento sceglierai, sicuramente nella formazione psicoanalitica è fondamentale l'analisi personale (solitamente richiesta con una frequenza di 3-4 sedute settimanali, per un periodo di tempo medio di circa 6-8 anni) che permette di compiere il processo di cambiamento della struttura di personalità che è l'obbiettivo principale della psicoanalisi e che il futuro psicoanalista si troverà a gestire con i propri pazienti. Quest'ultimo punto risponde anche alla tua domanda sulla "completezza" della psicoanalisi rispetto ad altre psicoterapie, le quali toccano il sintomo o cercano di lavorare sulla personalità con modalità diverse.
    E qui permettimi di rispondere anche a francesco e ele84.

    Citazione Originalmente inviato da francesco27 Visualizza messaggio
    Tralascio la grande efficacia, perchè il discorso è un altro, il mercato.
    Trovo che sia decisamente discutibile che la psicoterapia debba andare dietro a leggi di mercato, adeguarsi alle richieste vere o presunte tali della società di avere "tutto e subito". Di fatto questo finisce per togliere autonomia alla psicoterapia e a renderla inefficace e patogena.

    Citazione Originalmente inviato da francesco27 Visualizza messaggio
    Il cliente vuole tutto e subito, quindi le terapie lunghe non sono appetibili dai clienti, che vogliono stare sul pezzo e basta, già viene considerata lunga quella congitivo comportamentale, figurarsi quelle psicodinamiche, difatti in realtà più evolute come ad esempio Milano si propongono le istant therapy, molto veloci, ma l' è più sul versante counselling...
    Questa poi è un'affermazione inesatta perchè di pazienti in analisi anche molto lunghe ce ne sono e, per la mia poca esperienza personale, quando si inizia ad entrare nel processo analitico la questione del tempo va in secondo piano. Il cambiamento strutturale, almeno per come lo intende la psicoanalisi, necessita di tempi lunghi. Se poi si accenna alla realtà milanese non posso che confermare che gli studi dei buoni psicoanalisti (così come dei bravi terapeuti di altri orientamenti!) sono pieni, con buona pace dell'istant therapy - di cui, peraltro, non ho mai sentito parlare, perdonate l'ignoranza.

    Citazione Originalmente inviato da *_ele84_* Visualizza messaggio
    per le cose con una dimostrata efficacia perciò non mi rivolgerei certamente alla psicoanalisi...
    Rispetto le posizioni personali, ma mi sembra che in generale i principali orientamenti psicoterapeutici, per quanto riguarda le prove di efficacia, siano più o meno nella stessa barca: nessuno riesce a dimostrare una superiorità tale da poter giustificare una scelta netta. Si insiste tanto sulla validità scientifica, spesso scordandosi che si finisce per dimostrare solo ciò che si vuole vedere, considerando solo la propria teoria. Il problema è la validità della teoria, cioè le fondamenta epistemiche...

    Un saluto
    gieko

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    Riferimento: quale orientamento?

    Ciao e grazie per la risposta, non voglio essere OT, peròscusa me pensi di sopravvivere se non consideri il mercato sei fuori dal mercato?
    forse magari nelle grandi città può darsi pure, ma tieni conto che le grandi città vanno anche molto dietro alla moda, quindi come detto istant therapy, per non parlare del coaching che viene svolto anche da non psiologi.
    Piace anche a me l'idea che i pazienti abbiamo l'opportunità di fare terapie più lunghe perchè significa che hanno i soldi.
    Per l'efficacia ora sinceramente possiamo tirare in ballo qualsiasi scusante, anche la psicoterapia cognitiva si basa sul sintomo, che non è vero perchè c'è un grosso lavoro di storia biografica del paziente, se agissimo solo sul sintomo saremmo come un farmaco, di ricercadei suoi schemi mentali e patern di attaccamento.
    Mi sa che proprio non stiamo sulla stessissima barca dato che la psicoanalisi si permette di postulare l'esistenza di un inconscio e.... basta, non si prende la briga di dimostrarlo, non mi riferisco a te che sei una controparte molto onesta e rispettosa, però se lo fai notare a qualche tuo collega ti risponderà che sei un infedele, some se avessi insultato la sua religione.
    La psicodinamica dovrebbe rigraziarci perchè l'inconscio l'hanno scoperto i cognitivi, perchè loro le ricerche non le fanno, fanno solo induzioni e vai....
    L'inconcio cognitivo è stato scoperto tramite studi sulla prosopoagnosia.
    Girando su internet, cifre, ricerche, risultati, parlano chiaro, anche l'Europa da tempo si è mossa verso questo senso (Uk) ne posto solo un paio :

    La terapia cognitiva efficace quanto i farmaci antidepressivi nella depressione moderata-grave


    Psicologia - Wikipedia

    Psicoterapia cognitivo comportamentale
    Però ogniuno ha e fa la sua scelta in base a com'è e cosa più gli piace, non si può sindacare questo, però per favore non mi parlate che la ps cognitiva è solo sul sintomo perchè sembra essere tornati agli anni 70!
    Ultima modifica di francesco27 : 28-06-2008 alle ore 06.54.20


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  8. #8
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: quale orientamento?

    Citazione Originalmente inviato da francesco27 Visualizza messaggio
    Ciao e grazie per la risposta, non voglio essere OT, peròscusa me pensi di sopravvivere se non consideri il mercato sei fuori dal mercato?
    forse magari nelle grandi città può darsi pure, ma tieni conto che le grandi città vanno anche molto dietro alla moda, quindi come detto istant therapy, per non parlare del coaching che viene svolto anche da non psiologi.
    Piace anche a me l'idea che i pazienti abbiamo l'opportunità di fare terapie più lunghe perchè significa che hanno i soldi.
    Caro francesco tutto questo sottolineare il "mercato", "i soldi", "la moda", mi fa storcere non poco il naso: credo che sia prioritario sviluppare teorie, metodi e tecniche che possano aiutare chi si rivolge ad uno psicoterapeuta. O chi fa questo lavoro ha in mente solo di guadagnare? Prospettiva molto rischiosa per una professione di aiuto... Sarà che vivo proprio nella citata Milano, città della fretta e delle mode, ma proprio in questa città vedo che ci sono ancora persone che fanno psicoterapie serie con professionisti da cui evidentemente si sentono aiutati. E che infatti hanno l'agenda piena... Ci sarà chi preferisce la famigerata istant therapy ma ne trae veramente beneficio? Spesso capita di vedere pazienti che hanno fatto percorsi estremamente brevi che si rivolgono ad altri professionisti: è più una perdita di tempo fare 4 anni di terapia o 4 anni in cui la struttura di personalità non toccata, "guarito" un sintomo, ne produce di nuovi?

    Per quanto riguarda il resto mi sento di dirti che sei poco e male informato sulla ricerca in psicoanalisi e forse commetti lo stesso errore di chi giudica la terapia cognitiva come incentrata solo sul sintomo o basata su schemi s-r. Ciò che hai detto sul tuo orientamento vale anche per la psicoanalisi: in università insegnano concetti datati. Probabilmente tu pensi all'inconscio freudiano mentre il concetto in psicoanalisi ha subito notevoli evoluzioni e ha molto più a che fare con concetti scientifici che non altro.
    Anche per quanto riguarda la ricerca non mi sembri molto aggiornato ma, seppure con colpevole ritardo, anche la psicoanalisi ha investito sul campo della verifica e della validazione dei propri concetti e metodi.
    Non confondiamo poi l'inconscio cognitivo (che corrisponde più o meno a schemi mentali non consapevoli) con l'inconscio psicoanalitico (che, in una certa accezione, è struttura, organizzazione sempre dinamica del sistema vivente): dire che l'inconscio l'hanno scoperto i cognitivisti mi sembra un'inesattezza esagerata.
    Considera poi che, a colleghi psicodinamici che non tollerano critiche, corrispondono colleghi cognitivisti o comportamentisti che non vedono oltre lo stimolo e la risposta o al trattamento del sintomo. Questo per dire che siamo più sulla stessa barca di quanto si creda, caro francesco, e che gli stereotipi sono tanto più presenti quanto meno ci si pone in una posizione di apertura e di conoscenza dei problemi di fondo della psicopatologia.

    Fine OT

    Saluti
    gieko

  9. #9
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    Riferimento: quale orientamento?

    Sarà, tutte ste ricerche non le vedo,ho parecchie cose da chiederti a tal prososito ma comunque magari preferisco approfondire la discussione in privato, senno finiamo per degenerare sempre in OT.
    Grazie per la risposta,
    Fra


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  10. #10
    Partecipante L'avatar di misery
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    Riferimento: quale orientamento?

    Citazione Originalmente inviato da francesco27 Visualizza messaggio
    Ciao, mi sembra che c'è un pò di confusione, visto il paradosso che hai scritto.
    Io ho scelto la cognitiva comportamentale, oggi nel pieno della terza rivoluzione cognitiva, si parla di consapevolezza, di integrazioni con principi del buddismo e di sitemi dinamici non lineari, altro che s-r!
    Tralascio la grande efficacia, perchè il discorso è un altro, il mercato.
    Il cliente vuole tutto e subito, quindi le terapie lunghe non sono appetibili dai clienti, che vogliono stare sul pezzo e basta, già viene considerata lunga quella congitivo comportamentale, figurarsi quelle psicodinamiche, difatti in realtà più evolute come ad esempio Milano si propongono le istant therapy, molto veloci, ma l' è più sul versante counselling...
    Spero di esserti stato d'aiuto!
    ciao fra
    scusami non ho capito.che significa altro che s-r?
    scusa la domanda un pò cretina
    annamaria

  11. #11
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    Riferimento: quale orientamento?

    Citazione Originalmente inviato da misery Visualizza messaggio
    scusami non ho capito.che significa altro che s-r?
    scusa la domanda un pò cretina


    aaaaaaaa scusaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    stimolo -risposta!!!!
    che stupida.stavo leggendo velocemente e non hio subito afferrato!!
    che figuraccia!!!!!!!!!!!!! scusate
    annamaria

  12. #12
    Partecipante L'avatar di misery
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    Riferimento: quale orientamento?

    cmq cosa volevi dire sui principi di integrazione?? che non sono efficaci?
    cosa pensi a proposito?
    annamaria

  13. #13
    Postatore Compulsivo L'avatar di francesco27
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    Riferimento: quale orientamento?

    Io penso che un terapeuta debba avere un'approccio di riferimento chiaro e distinto, però quello è solo l'inizio.Poi bisogna allargare il ventaglio delle capacità d'intervento.
    Il cognitivismo con la teoria dei sistemi dinamici e complessi (tutto è intercorrelato con tutto in un sistema generale sempre in continua evoluzione) può essere considerato il più innovativo, sia per la portata del messaggio sia in ordine di tempo e , parere personale mi sa che scriveranno un gran bel pezzo della storia della psicoterapia, vedi lavori di liotti, ma anche Sacco e Testa.
    Ci sono poi dei punti in comune tra tutte le scuole psicoterapeutiche, come ad esempio la teoria di Bowby sull'attaccamento o Piaget.
    Quindi come detto l'integrazione c'è per diversi punti, per altri no, ma va bene così.


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  14. #14
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    Riferimento: quale orientamento?

    Non per rompere le uova nel paniere continuamente, ma a dirla tutta i primi ad utilizzare i sistemi dinamici non lineari sono stati proprio i sistemici. Inoltre anche in psicoanalisi sono utilizzati, soprattutto dalle correnti relazionali contemporanee. Senza nulla togliere al valore di autori come Liotti, mi sembra che arrogarsi l'etichetta di "più innovativi" sia un po' poco umile...
    gieko

  15. #15
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    Riferimento: quale orientamento?

    ma va che rompi le uova nel paniere, mica mi danno i soldi per la pubblicità, lo so che sono in comune con parecchi orientamenti.
    So che loro stanno facendo un gran lavoro di ricerca, lo so perchè vengono a lezione alla specializzazione (Sacco e Testa) e quindi ci parlo direttamente e so che tra un po usciranno con dei libri molto innovativi di cui tuttavia non anticipo nulla.
    Il merito di loro è organizzare queste teorie che mi sa che incontrano il tuo appoggio, e anche il mio e lavorarci su con il loro background scientifico.
    ciao


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