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  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
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    20-08-2002
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    182

    Comunicazione E Linguaggio

    Buongiorno a tutti
    vorrei chiedervi se qualcuno puo` darmi qualche indicazione sulla comunicazione ed il linguaggio. Ogni testo lo tratta in modo diverso e da` delle teorie diverse, ed io non riesco piu` a raccapezzarmi..
    Di cosa parlate? che teorie seguite?
    Saro` grata per sempre a chi mi dara` una scaletta specificando magari i riferimenti...
    Buona giornata!!

  2. #2
    Partecipante
    Data registrazione
    06-06-2003
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    42
    io per il linguaggio uso il darley, e quindi L'APPRENDIMENTO DEL LINGUAGGIO nei bambini, COME PARLIAMO e come teoria di riferimento CHOMSKY, per la comunicazione non saprei ho preso le dispense di OPS....

    e mi trovo in crisi con il pensiero...non so che teoria di riferimento mettere!!! aiuto!!!

  3. #3
    Ospite non registrato

    Comunicazione

    Comunicazione interpersonale

    Il mondo non è una realtà oggettiva che sta di fronte a noi, ma è qualcosa che costruiamo quotidianamente insieme agli altri attraverso un processo simbolico e comunicativo che ci conduce verso una possibile condivisione dei significati sugli oggetti, sui fatti e sugli eventi.
    Ciò, oltre a creare un’interazione relazionale forte e positiva, consente anche di lavorare meglio insieme agli altri in un percorso e in un progetto di cambiamento continuo della realtà e di noi stessi.
    La comunicazione umana può essere descritta in modo schematico come un’interazione dinamica fra un emittente di un messaggio e un destinatario, mediata da alcuni passaggi che vanno dalla codifica del messaggio alla scelta del canale di trasmissione da parte dell’emittente, alla decodifica del messaggio ricevuto da parte del destinatario, alla sua interpretazione, alla ricodifica in termini di risposta e rinvio al destinatario
    Per avere comunicazione occorre una condivisione da parte dell’emittente e del ricevente dello stesso significato attribuito alle situazioni sociali, ai fatti, agli eventi e alle condizioni relazionali oggetto della comunicazione.
    Nella comunicazione interpersonale è relativamente più facile cercare di instaurare e conservare tale forma di relazione con l’altro; l’interazione faccia a faccia consente di monitorare costantemente gli elementi della comunicazione verbale e non verbale – messaggi e feedback – delle persone in modo tale da mantenere un efficace scambio comunicativo con gli altri.
    Nella comunicazione di massa ciò è più difficile in quanto i feedback sono indiretti, deduttivi ed eterogenei.

    La comunicazione è un’esperienza intersoggettiva di vitale importanza per l’uomo, diventata oggetto di studio autonomo delle scienze del comportamento, quali la sociologia, la psicologia, l’antropologia, solo nel corso del novecento.
    Tale rilevanza ha coinciso da un lato con l’aumento quantitativo delle informazioni che circolano all’interno della società, dall’altro con la riduzione qualitativa degli scambi comunicativi fra le persone.
    La comunicazione svolge funzioni di integrazione sia per i sistemi micro-relazionali – famiglia, lavoro, gruppi informali e gruppi amicali, ecc. – sia per il sistema sociale nel suo complesso.
    La comunicazione interpersonale, come anche quella mediata, si propone nei termini di una dinamica interattiva fra le persone in grado di rispondere a tutta una serie di bisogni umani: bisogni di tipo fisico, bisogni di identità, bisogni sociali, bisogni di tipo pratico o strumentale.
    Attraverso la comunicazione si definisce il senso di identità degli individui, si impara a riconoscersi sulla base delle interazioni che si hanno con gli altri – soprattutto con gli “altri significativi”: genitori, amici e persone per noi importanti.
    La comunicazione soddisfa i bisogni di appartenenza delle persone ad un gruppo, una comunità, una famiglia, una nazione, ecc., determinando il grado e la dimensione dei coinvolgimenti emotivi, affettivi, relazionali di ciascuno e le azioni sociali conseguenti.
    Infine la comunicazione soddisfa bisogni di tipo pratico o strumentale, consentendo lo svolgimento di una ordinata vita sociale.


    L’indagine psico-sociale investe sia i sistemi di comunicazione verbale, quelli che si basano sull’uso dei linguaggi naturali, sia i sistemi di comunicazione non verbale, costituiti dai gesti delle mani, dai movimenti e dalle posture del corpo, dalle espressioni del viso, ecc.
    Un approfondimento ulteriore è riservato ai sistemi iconici sostanziati dall’uso dei disegni, dai dipinti, dalla fotografia, dal cinema.
    A seguito dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa i sistemi di comunicazione iconica hanno accresciuto la loro portata simbolica e strutturante per l’esperienza intersoggettiva e per l’organizzazione della vita sociale.
    Nonostante ciò i sistemi di comunicazione verbale restano di gran lunga più importanti nel determinare i processi, le dinamiche e gli esiti delle interazioni significanti fra le persone e le istituzioni.
    Infatti, sistemi sociali molto complessi possono venir formati e funzionare relativamente bene anche se al loro interno la comunicazione si affida esclusivamente a sistemi verbali, mentre nemmeno sistemi sociali molto semplici possono reggersi affidandosi esclusivamente a sistemi di comunicazione non verbale.
    Per tutti questi motivi la comunicazione interpersonale va analizzata come esperienza di vitale importanza per l’esistenza e l’integrazione dei sistemi psico-sociali individuali – le persone in quanto tali – e per le organizzazioni relazionali nel loro complesso, sia informali sia istituzionali.
    Un’ulteriore conferma di ciò ci viene dalla pragmatica della comunicazione umana e dal suo intendere la relazione come interazione sistemica (Watzlawick).
    L’approccio proposto indaga prevalentemente i processi e le dinamiche della comunicazione interpersonale, soprattutto riguardo alle interazioni faccia a faccia, senza ignorare, per estensione, la dimensione della comunicazione mediata e di massa.
    La dimensione relazionale resta il fondamento strutturale indispensabile per analizzare ogni tipo di azione comunicativa, anche quella mediata dall’uso dei mass media o impostasi dall’introduzione delle nuove forme di relazionalità comunicativa proprie dell’attuale epoca della rivoluzione elettronica e telematica.
    Watzlawick e collaboratori sostengono che tutto è comunicazione, anche il mero comportamento interpersonale.
    Ogni comportamento, pertanto, ha valore di messaggio anche quando evidenzia caratteri non intenzionali.
    Tale posizione teorica è riassunta dagli autori nel primo assioma della comunicazione che afferma l’impossibilità di non comunicare.
    Secondo l’approccio pragmatico alla comunicazione umana il contenuto del messaggio esula, dunque, dal puro atto linguistico intenzionale per comprendere ogni azione, anche involontaria, dell’attore sociale inserito in un processo relazionale.

    Per comprendere appieno ciò di cui stiamo trattando occorre tenere distinti due termini: l’informazione e la comunicazione.
    Per quanto complementari essi si riferiscono a situazioni sociali diverse.
    L’informazione è data dall’insieme dei saperi, delle conoscenze, delle nozioni di cui tutti noi in qualche modo disponiamo; la comunicazione, invece, è un processo messo in moto da un’azione relazionale, con diverso grado di intenzionalità, che ci consente di trasmettere e, nel contempo, di condividere con altre persone le informazioni sui diversi aspetti della realtà sociale, gli stati d’animo e le emozioni, coinvolgendo sia gli elementi oggettivi dell’informazione, seppure rivisitati in una prospettiva soggettiva di rielaborazione cognitiva, sia gli elementi emotivi ed affettivi.
    La presenza di un’informazione non è ancora comunicazione, se non è accompagnata da atti più o meno intenzionali diretti a farci entrare in relazione con gli altri.
    Quando c’è comunicazione e non mera informazione, si entra nel mondo cognitivo ed affettivo dell’altro, per condividere con l’altro una certa visione del mondo e per dare avvio ad un processo e ad un percorso di modifica e di costruzione della nostra come dell’altrui realtà di riferimento, modellata con contenuti nuovi o certamente diversi di sostanza e di progetto.
    Nel momento in cui decidiamo di entrare in una relazione comunicativa con l’altro iniziamo a trasformare la nostra informazione psicologica interna in messaggi con contenuti di senso di natura emotiva ed affettiva, questi sono oggetto di modifica continua in funzione dei comportamenti, degli atteggiamenti e delle reazioni che l’altro ha verso di noi come risposta alla nostra azione comunicativa.
    In questo modo, proprio in relazione all’andamento del processo, costruiamo insieme all’altro il nostro progetto di vita e una comune realtà sociale.
    Lo scopo e l’obiettivo sono inizialmente determinati dall’emittente, colui che dà l’impulso iniziale all’azione comunicativa, e man mano che prosegue l’interazione essi si vanno modificando strutturandosi in modo tale da risultare la sintesi co-determinata delle due intenzionalità, del parlante e dell’ascoltatore.
    Ciò si verifica in quanto la comunicazione è un’azione sociale orientata in termini interpersonali in cui entrano in gioco non soltanto gli obiettivi, gli atteggiamenti e le azioni di chi dà avvio alla relazione, ma di pari grado entrano in gioco gli obiettivi, gli atteggiamenti e le azioni di chi è inizialmente oggetto dell’azione comunicativa.
    Il passaggio da uno scambio di informazioni ad un’interazione comunicativa in senso stretto si ha soltanto nelle situazioni in cui entrambi gli interlocutori si sforzano di entrare nel mondo relazionale dell’altro per condividere conoscenze, esperienze e sentimenti, dando vita a realtà cognitive o affettive condivise.

  4. #4
    Partecipante
    Data registrazione
    06-06-2003
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    42
    grazie, sei stata gentilissima!!!!

  5. #5
    Partecipante Assiduo L'avatar di clietta
    Data registrazione
    20-08-2002
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    182
    sempre super efficente Royekira!! grazie!!

  6. #6
    Ospite non registrato

    per bau7te

    Prego ragazze!

    Per caso sei riuscita a tirar giù qualcosa su affetti e processi cognitivi?
    Io (e credo anche Clietta) ne siamo alla disperata ricerca!
    Claudia

  7. #7
    Ospite non registrato

    sempre per bau7te

    Rispetto alla teoria sul pensiero io mi rifarei alla HIP, con la distinzione dei cinque tipi di pensiero... che ne dici?

  8. #8
    Partecipante
    Data registrazione
    06-06-2003
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    42
    la settimana prossima vi trascrivo un pò di schemi su emozioni e processi cognitivi...purtroppo io non ho il computer a casa e quindi posso usarlo solo al lavoro...non si potrebbe dire... e devo anche copiarli in word....perdonatemi ma non tarderò!!!

    per la HIP mi sembra un'ottima idea!!! grazie!!!

  9. #9
    Ospite non registrato
    Grazie!
    La mia commissione si occupa principalmente di disturbi dei fattori cognitivi, è per questo che sono un pò in ansia su questo argomento
    Appena riesci a farmi avere qualcosa per me andrà benissimo... entro il 23 sarebbe perfetto!
    Baci e buono studio!
    Claudia

  10. #10
    Ospite non registrato
    Perchè non parli di Piaget per quanto riguarda la teoria del pensiero? Credo che sia una delle più importatni......

  11. #11
    Ospite non registrato
    Io di Piaget ne parlerei di più nel caso di una traccia sul pensiero in senso evolutivo, sviluppo cognitivo...
    Anche perchè so che abbiamo a disposizione un max di 2 facciate ed è quindi impossibile mettere tutto... comunque anche Piaget è sicuramente valido...
    Il problema qui è che per ogni argomento troppo ci sarebbe da dire, fin troppe teorie ed autori...
    Tu pensi che il discorso sui 5 tipi di pensiero non sia pertinente?

  12. #12
    Ospite non registrato
    Sinceramente non ho capito a quale distinzione ti riferisci.... ma come dici tu le teorie sono talmente tante e vanno bene tutte.... l'importante è ricordarsene una!!!!!!!!!
    Io prendo in considerazione Piaget perchè la sua teoria degli stadi va bene sia se esce un tema sullo sviluppo dell'intelligenza, sul pensiero e anche sulla connessione tra sviluppo del pensiero e del linguaggio....

  13. #13
    Ospite non registrato
    royekyra,
    ma come fai a sapere tutte queste cose???
    mi fai sentire bocciata prima ancora di rispondere all'appello!!!
    ciao, sonia

  14. #14
    Ospite non registrato
    Ma scherzi???
    Io ho studiato soprattutto con gli schemi di ops, la maggior parte delle cose le ho prese proprio da qui! E poi un pò di Canestrati e un libretto di Kappa con le tracce svolte...
    E' l'ansia che mi fa carburare!
    Comunque se hai bisogno di qualsiasi cosa fammi sapere, sono qui!
    baci e buono studio!
    Claudia

  15. #15
    Ospite non registrato

    Re: Comunicazione

    Ciao a tutti,
    m sono appena registrata nel forum...anke se è 1 orario strano, la verità è ke ho studiato per questo kavolo di esame fino a poko fa...ufffaaaaaaaaaaaaaaa (pikkolo sfogo)
    Cmq volevo sapere se questo tema sulla komunicazione poteva konsiderarsi utile per l'esame, nel senso ke m sembra 1 po' troppo a sfondo sociale, dakkordo ke la De Rosa s intende di comunicazione mediale ecc. ma forse è troppo poko "kliniko" ... ke ne pensate?
    Fatemi sapere
    Grazie 1000 e buono studio a tutti


    Barbara

    P.S. A proposito il mio cognome è con la Me quindi credo ke sia la 2 commissione...speriamo in bene!!!





    [QUOTE]Originariamente postato da royekyra
    Comunicazione interpersonale

    Il mondo non è una realtà oggettiva che sta di fronte a noi, ma è qualcosa che costruiamo quotidianamente insieme agli altri attraverso un processo simbolico e comunicativo che ci conduce verso una possibile condivisione dei significati sugli oggetti, sui fatti e sugli eventi.
    Ciò, oltre a creare un’interazione relazionale forte e positiva, consente anche di lavorare meglio insieme agli altri in un percorso e in un progetto di cambiamento continuo della realtà e di noi stessi.
    La comunicazione umana può essere descritta in modo schematico come un’interazione dinamica fra un emittente di un messaggio e un destinatario, mediata da alcuni passaggi che vanno dalla codifica del messaggio alla scelta del canale di trasmissione da parte dell’emittente, alla decodifica del messaggio ricevuto da parte del destinatario, alla sua interpretazione, alla ricodifica in termini di risposta e rinvio al destinatario
    Per avere comunicazione occorre una condivisione da parte dell’emittente e del ricevente dello stesso significato attribuito alle situazioni sociali, ai fatti, agli eventi e alle condizioni relazionali oggetto della comunicazione.
    Nella comunicazione interpersonale è relativamente più facile cercare di instaurare e conservare tale forma di relazione con l’altro; l’interazione faccia a faccia consente di monitorare costantemente gli elementi della comunicazione verbale e non verbale – messaggi e feedback – delle persone in modo tale da mantenere un efficace scambio comunicativo con gli altri.
    Nella comunicazione di massa ciò è più difficile in quanto i feedback sono indiretti, deduttivi ed eterogenei.

    La comunicazione è un’esperienza intersoggettiva di vitale importanza per l’uomo, diventata oggetto di studio autonomo delle scienze del comportamento, quali la sociologia, la psicologia, l’antropologia, solo nel corso del novecento.
    Tale rilevanza ha coinciso da un lato con l’aumento quantitativo delle informazioni che circolano all’interno della società, dall’altro con la riduzione qualitativa degli scambi comunicativi fra le persone.
    La comunicazione svolge funzioni di integrazione sia per i sistemi micro-relazionali – famiglia, lavoro, gruppi informali e gruppi amicali, ecc. – sia per il sistema sociale nel suo complesso.
    La comunicazione interpersonale, come anche quella mediata, si propone nei termini di una dinamica interattiva fra le persone in grado di rispondere a tutta una serie di bisogni umani: bisogni di tipo fisico, bisogni di identità, bisogni sociali, bisogni di tipo pratico o strumentale.
    Attraverso la comunicazione si definisce il senso di identità degli individui, si impara a riconoscersi sulla base delle interazioni che si hanno con gli altri – soprattutto con gli “altri significativi”: genitori, amici e persone per noi importanti.
    La comunicazione soddisfa i bisogni di appartenenza delle persone ad un gruppo, una comunità, una famiglia, una nazione, ecc., determinando il grado e la dimensione dei coinvolgimenti emotivi, affettivi, relazionali di ciascuno e le azioni sociali conseguenti.
    Infine la comunicazione soddisfa bisogni di tipo pratico o strumentale, consentendo lo svolgimento di una ordinata vita sociale.


    L’indagine psico-sociale investe sia i sistemi di comunicazione verbale, quelli che si basano sull’uso dei linguaggi naturali, sia i sistemi di comunicazione non verbale, costituiti dai gesti delle mani, dai movimenti e dalle posture del corpo, dalle espressioni del viso, ecc.
    Un approfondimento ulteriore è riservato ai sistemi iconici sostanziati dall’uso dei disegni, dai dipinti, dalla fotografia, dal cinema.
    A seguito dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa i sistemi di comunicazione iconica hanno accresciuto la loro portata simbolica e strutturante per l’esperienza intersoggettiva e per l’organizzazione della vita sociale.
    Nonostante ciò i sistemi di comunicazione verbale restano di gran lunga più importanti nel determinare i processi, le dinamiche e gli esiti delle interazioni significanti fra le persone e le istituzioni.
    Infatti, sistemi sociali molto complessi possono venir formati e funzionare relativamente bene anche se al loro interno la comunicazione si affida esclusivamente a sistemi verbali, mentre nemmeno sistemi sociali molto semplici possono reggersi affidandosi esclusivamente a sistemi di comunicazione non verbale.
    Per tutti questi motivi la comunicazione interpersonale va analizzata come esperienza di vitale importanza per l’esistenza e l’integrazione dei sistemi psico-sociali individuali – le persone in quanto tali – e per le organizzazioni relazionali nel loro complesso, sia informali sia istituzionali.
    Un’ulteriore conferma di ciò ci viene dalla pragmatica della comunicazione umana e dal suo intendere la relazione come interazione sistemica (Watzlawick).
    L’approccio proposto indaga prevalentemente i processi e le dinamiche della comunicazione interpersonale, soprattutto riguardo alle interazioni faccia a faccia, senza ignorare, per estensione, la dimensione della comunicazione mediata e di massa.
    La dimensione relazionale resta il fondamento strutturale indispensabile per analizzare ogni tipo di azione comunicativa, anche quella mediata dall’uso dei mass media o impostasi dall’introduzione delle nuove forme di relazionalità comunicativa proprie dell’attuale epoca della rivoluzione elettronica e telematica.
    Watzlawick e collaboratori sostengono che tutto è comunicazione, anche il mero comportamento interpersonale.
    Ogni comportamento, pertanto, ha valore di messaggio anche quando evidenzia caratteri non intenzionali.
    Tale posizione teorica è riassunta dagli autori nel primo assioma della comunicazione che afferma l’impossibilità di non comunicare.
    Secondo l’approccio pragmatico alla comunicazione umana il contenuto del messaggio esula, dunque, dal puro atto linguistico intenzionale per comprendere ogni azione, anche involontaria, dell’attore sociale inserito in un processo relazionale.

    Per comprendere appieno ciò di cui stiamo trattando occorre tenere distinti due termini: l’informazione e la comunicazione.
    Per quanto complementari essi si riferiscono a situazioni sociali diverse.
    L’informazione è data dall’insieme dei saperi, delle conoscenze, delle nozioni di cui tutti noi in qualche modo disponiamo; la comunicazione, invece, è un processo messo in moto da un’azione relazionale, con diverso grado di intenzionalità, che ci consente di trasmettere e, nel contempo, di condividere con altre persone le informazioni sui diversi aspetti della realtà sociale, gli stati d’animo e le emozioni, coinvolgendo sia gli elementi oggettivi dell’informazione, seppure rivisitati in una prospettiva soggettiva di rielaborazione cognitiva, sia gli elementi emotivi ed affettivi.
    La presenza di un’informazione non è ancora comunicazione, se non è accompagnata da atti più o meno intenzionali diretti a farci entrare in relazione con gli altri.
    Quando c’è comunicazione e non mera informazione, si entra nel mondo cognitivo ed affettivo dell’altro, per condividere con l’altro una certa visione del mondo e per dare avvio ad un processo e ad un percorso di modifica e di costruzione della nostra come dell’altrui realtà di riferimento, modellata con contenuti nuovi o certamente diversi di sostanza e di progetto.
    Nel momento in cui decidiamo di entrare in una relazione comunicativa con l’altro iniziamo a trasformare la nostra informazione psicologica interna in messaggi con contenuti di senso di natura emotiva ed affettiva, questi sono oggetto di modifica continua in funzione dei comportamenti, degli atteggiamenti e delle reazioni che l’altro ha verso di noi come risposta alla nostra azione comunicativa.
    In questo modo, proprio in relazione all’andamento del processo, costruiamo insieme all’altro il nostro progetto di vita e una comune realtà sociale.
    Lo scopo e l’obiettivo sono inizialmente determinati dall’emittente, colui che dà l’impulso iniziale all’azione comunicativa, e man mano che prosegue l’interazione essi si vanno modificando strutturandosi in modo tale da risultare la sintesi co-determinata delle due intenzionalità, del parlante e dell’ascoltatore.
    Ciò si verifica in quanto la comunicazione è un’azione sociale orientata in termini interpersonali in cui entrano in gioco non soltanto gli obiettivi, gli atteggiamenti e le azioni di chi dà avvio alla relazione, ma di pari grado entrano in gioco gli obiettivi, gli atteggiamenti e le azioni di chi è inizialmente oggetto dell’azione comunicativa.
    Il passaggio da uno scambio di informazioni ad un’interazione comunicativa in senso stretto si ha soltanto nelle situazioni in cui entrambi gli interlocutori si sforzano di entrare nel mondo relazionale dell’altro per condividere conoscenze, esperienze e sentimenti, dando vita a realtà cognitive o affettive condivise.
    [/QUOTE

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