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  1. #1
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Lo so, Bixio ci invita a non scrivere post-ANSA. Però io non ho né la conoscenza della legge propria di un magistrato, né l'ironia sottile e meravigliosa dell'estensore dell'articolo che vi propongo.
    Che viene da un covo di pericolosi oppositori (oppositori per definizione, ché non glie ne frega nulla di che governo ci sia) come gli autori del blog di Travaglio e collaboratori (Il blog di chiarelettere).

    L'autore si chiama Bruno Tinti, è magistrato e cura un altro blog (altrettanto interessante) che si chiama: Toghe rotte: la giustizia raccontata da chi la fa - Il blog di chiarelettere.

    Ve lo trascrivo, così vi evito la fatica di cercarvelo con i clic del mouse

    23 maggio 2008
    Ogni tanto uno si chiede se sogna o se è desto




    di Bruno Tinti (curatore di Toghe rotte)

    Qualche volta questo succede quando si vive una situazione troppo bella per essere vera; che so: una ragazza bellissima ha appena accettato di uscire a cena con te. Non ci posso credere!, si dice il fortunato.

    Molto più spesso però l'esperienza para onirica è di tipo negativo. L'esempio tipico e ricorrente riguarda le iniziative adottate dalla classe politica nei più disparati settori; si resta increduli. Almeno, io resto incredulo nel settore di cui ho una qualche esperienza, quello della Giustizia. Poi mi rendo conto che è tutto proprio vero e mi …. arrabbio; poi mi deprimo; poi mi rassegno.
    Veniamo al dunque: il cosiddetto pacchetto sicurezza.

    Per la verità, straordinariamente, qualcosa di intelligente vi è stato inserito: hanno abolito il patteggiamento in appello (almeno, così si legge nella prima versione del testo reperita su Kataweb). Trattasi di una delle situazioni para oniriche del primo tipo, quelle della ragazza bellissima che accetta di uscire a cena con te: da non crederci. E infatti mi sa che non resisterà agli aggiustamenti successivi e che alla fine il patteggiamento ce lo ritroveremo reintrodotto a furore di popolo … avvocatesco.

    Poi c'è un'altra cosa furba: la subordinazione della sospensione condizionale della pena all'eliminazione delle conseguenze del reato. Per capire bene di che si tratta bisogna sapere che se uno è incensurato e viene condannato a una pena inferiore ai due anni di reclusione, non va in carcere: la pena resta sospesa per 5 anni e, se questo non commette altri reati, non la sconterà mai; se invece commette un altro reato sconta sia la pena per il reato nuovo che quella che gli era stata sospesa.

    Bene, questo beneficio, dice il nuovo pacchetto sicurezza, può essere concesso solo se il condannato elimina le conseguenze dannose del reato; insomma se rimette tutto a posto o risarcisce il danno cagionato.

    Una cosa ovvia, si può pensare; ma nel nostro sistema penale l'ovvio è merce rara; e una cosa così intelligente non si era mai vista.

    Anche qui uno pensa: ma davvero questa bellissima ragazza viene a cena con me?

    Poi scopre che è tutto vero, ma solo per il reato di cui all'art. 635 codice penale.

    Di che si tratta?; beh, è il reato della fidanzata tradita, quella che va sotto la casa del fidanzato e gli riga la macchina o gli buca le gomme.

    In questi casi, dice il pacchetto sicurezza, la fidanzata non andrà in prigione se porta la macchina dal carrozziere per farla riparare o se compra un treno di gomme nuovo.

    E tutti gli altri reati? Che so, una villa costruita in cima a un promontorio in riva al mare, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e, naturalmente, costruita senza licenza. Oppure un bel palazzone di 10 piani costruito in zona destinata a parco pubblico. Oppure un appalto concesso a chi non doveva averlo e che lo ha avuto perché ha pagato un sostanziosa busta (con danno ovvio per chi invece l'appalto avrebbe dovuto averlo). Oppure una pubblica fornitura eseguita con materiale di scarto. Oppure un bel falso in bilancio con il quale l'amministratore della società si è portato via la liquidazione di quei 200 o 300 soci che l'avevano investita… Oppure fate voi, tutto quello che leggiamo sui giornali ogni giorno.

    Ecco, per tutti questi reati il discorso non vale. Qui la sospensione condizionale della pena viene concessa subito, la villa o il palazzo non vengono demoliti e nemmeno sottratti a chi li ha costruiti che continua a starci dentro; l'appalto ormai è stato eseguito e le fatture vengono pagate; i danni eventuali saranno richiesti con un bel processo civile (tanto lo sanno tutti che i giudici civili lavorano poco e hanno tanto tempo a disposizione) e se va bene saranno pagati tra una decina d'anni. E il falso in bilancio? Beh, ma per quello, si sa, il processo manco comincia…

    Allora si capisce che siamo nel solito brutto sogno e che purtroppo è tutto vero.

    Dove proprio piombiamo in un incubo è quando leggiamo della nuova arma decisiva per la lotta all'immigrazione clandestina, dello strumento che risolleverà le patrie sorti e libererà l'Italia dalla piaga endemica dei clandestini: il nuovo reato di immigrazione clandestina, punito da 6 mesi a 4 anni.

    Per capire bene in che pasticcio ci stiamo cacciando, andiamo per ordine.

    Chi dunque è immigrato clandestinamente in Italia, secondo i nostri Solone (trattasi di un celebre legislatore dell'antichità) commette reato.

    Ogni reato deve essere denunciato e l'autore di esso deve essere processato. Quindi diventa imputato.

    Come ogni imputato, anche questo, che da adesso chiamiamo Alì Ben Mohamed deve essere iscritto nel registro degli indagati (tempo medio – di un segretario bravo – minuti 5)
    Alì Ben Mohamed in verità è anche detenuto perché Solone ha pensato di prevedere che l'immigrato clandestino deve essere obbligatoriamente arrestato.

    Siccome Solone ha anche pensato che Alì Ben Mohamed deve essere giudicato con rito direttissimo, nelle 48 ore il nostro viene portato in Tribunale.

    Questo significa che:

    1) Il PM deve preparare una richiesta di giudizio con rito direttissimo (tempo medio minuti 5 – il provvedimento presumibilmente sarà preparato una volta per tutte e dovrà solo essere completato con le generalità di Alì Ben Mohamed e qualche altro dato variabile).

    2) Bisogna anche annotare la cosa nel registro generale informatico (tempo medio minuti 1)

    3) Poi questa richiesta deve essere trasmessa al Tribunale che dovrà annotarla anche lui nel registro informatico (tempo medio minuti 1) e predisporre l'udienza.

    4) Nel frattempo il PM non ha finito: deve ordinare alla scorta di portare Alì Ben Mohamed in Tribunale per domani o dopodomani: tempo medio minuti 1, si fa tutto via fax.

    5) Deve ancora citare un interprete per il processo perché Alì Ben Mohamed non parla l'italiano o comunque dice di non parlarlo e tu non puoi provare il contrario (tempo medio minuti 1)

    6) Naturalmente l'interprete deve essere pagato e ciò richiede una serie di incombenti amministrativi (diciamo tempo medio minuti 5)

    7) infine il Pm deve citare i testimoni (sarebbe il poliziotto che ha beccato il clandestino) altro provvedimento, altro fax, tempo medio minuti 1. Magari il poliziotto ha appena finito il turno oppure è di turno in un altro posto; ma deve venire apposta in Tribunale per dire che in effetti lui ha beccato il clandestino e che questo non aveva il permesso di soggiorno. Deve venire per forza perché il suo rapporto, quello che aveva scritto allora e che racconta come si sono svolte le cose, non può essere dato al giudice se l'avvocato difensore si oppone; e, per la verità, se l'avvocato difensore non si opponesse non farebbe il suo dovere, che consiste, tra l'altro, nel far durare il processo più a lungo possibile per tardare il momento della sentenza e per arrivare alla prescrizione.

    Se Alì Ben Mohamed viene portato in Tribunale, se l'interprete viene, se il poliziotto viene, il processo si fa (tempo medio ore 1): si interroga il teste, PM e difensore parlano un po' e spiegano perché l'imputato deve essere condannato e prosciolto, il giudice si ritira e poi ritorna e legge la sentenza. Prevedibilmente sarà di condanna e la tariffa si attesterà sul minimo (succede sempre così) 6 mesi, meno le attenuanti generiche, mesi 4; magari la pena sarà anche convertita in pena pecuniara, 38 euro al giorno per 120 giorni, uguale 4560 euro.

    Poi però il giudice deve ancora scrivere la sentenza (tempo medio mezz'ora, anche qui è prevedibile un modello prestampato) .

    Insomma, per fare tutto questo hanno lavorato 1 PM, 1 giudice, due segretari (uno del PM e uno del giudice) 1 cancelliere per l'udienza, un numero variabile di poliziotti (chi lo ha arrestato, chi ha fatto il rapporto, chi lo ha portato in carcere etc.), la Polizia penitenziaria della scorta, 1 interprete e 1 funzionario amministrativo che gli ha liquidato il compenso che gli tocca. Tempo medio complessivo (senza considerare il lavoro di poliziotti & C) ore 2.

    In realtà quasi sempre il processo per direttissima non si farà; perché quel giorno di direttissime ce ne sono 15 o 20; non c'è solo l'immigrazione clandestina che prevede il rito direttissimo.

    Ancora si commettono reati di porto d'armi e ancora ci sono casi di direttissima per reati piuttosto gravi (per esempio traffico di droga); poi ci sono gli altri reati della Bossi Fini che fanno concorrenza a questo nuovo arrivato.

    Insomma, nel 70 % dei casi (ma sono ottimista) il processo sarà rinviato. A quando? Mah, da 1 mese a 6 mesi.

    Il clandestino naturalmente è in giro per i fatti suoi da subito dopo la sentenza.

    Eh già, perché, se è incensurato, Alì Ben Mohamed ha diritto alla sospensione condizionale della pena.

    Ma soprattutto ci saranno un sacco di motivi per i quale in realtà Alì Ben Mohamed sarà prosciolto. Il punto è che il codice penale prevede una scriminante (sarebbe una causa di giustificazione): lo stato di necessità, ad esempio (art. 54 del codice penale). Forse Solone non lo sa, ma si tratta di una cosa che vale per tutti, anche per i clandestini.

    Così se Alì Ben Mohamed dice che lui era entrato in Italia con visto turistico per stare insieme con la moglie e il bambino piccino che erano qui legalmente; che poi la moglie è scappata con un altro, lasciando lui e il bambino piccino; e lui mica poteva lasciare il bambino piccino in mezzo alla strada, ecco che il giudice lo assolve per aver agito appunto in stato di necessità.

    Oppure Alì Ben Mohamed potrebbe dire che le sue preferenze sessuali sono non del tutto ortodosse e che nel suo Paese a quelli come lui gli fanno cose brutte e definitive, sicché lui al suo Paese proprio non può tornarci. E anche qui stato di necessità.

    Oppure … ma qui la fantasia (e l'abilità di un bravo difensore) può esercitarsi e di fatto si esercita molto liberamente.

    Sicché che questo odioso immigrato clandestino venga condannato non è proprio del tutto certo.
    In ogni modo, anche se condannato, Alì Ben Mohamed rarissimamente resterà in carcere. E, se anche ci resta, dopo 9 mesi deve essere buttato fuori per espressa disposizione di legge (sono le norme sui termini di carcerazione preventiva, questa cosa orribile che viene sempre vituperata tranne, pare, per Alì Ben Mohamed).

    Comunque stiano le cose, Alì Ben Mohamed ha anche un altro diritto (lo so, non sta bene che gli si riconoscano tutti questi diritti, però, che ci si vuol fare, è la legge): può fare appello contro la sentenza di condanna. E siccome l'appello non gli costa nulla, anche perché ha un difensore di ufficio che viene pagato dallo Stato (dal popolo per la verità, cioè anche da me, mannaggia), lui lo fa di sicuro.

    Questo significa che la cancelleria del giudice che lo ha condannato deve trasmettere tutto alla Corte d'Appello che poi deve fare un certo numero di notifiche e poi un nuovo processo.
    Non voglio rifare la tabella tempi e metodi di cui sopra. Ma ognuno capisce che tutto questo non si fa senza che un certo numero di persone ci lavori sopra e per un certo periodo di tempo. Ah, dimenticavo, qui i giudici che si debbono occupare di Alì Ben Mohamed sono 3.

    Se la sentenza viene confermata, non è mica finita. Perché Alì Ben Mohamed ha ancora questo diritto di fare ricorso in Cassazione, dove altri 5 giudici si occuperanno di lui; il tutto previa una serie sterminata di trasmissioni atti (a Roma !!!), adempimenti procedurali e notifiche.
    E la Cassazione magari confermerà che Alì Ben Mohamed è proprio colpevole e che la pena inflittagli è giusta.

    Ma, e qui la cosa si fa interessante, in realtà Alì Ben Mohamed non deve stare in carcere, deve essere espulso; Solone ha deciso che il giudice , con la condanna, ordina l'espulsione.

    Questa cosa è bellissima; Solone proprio non sa o non ha capito niente di quello che succede.
    Dunque, ordine di espulsione, si avvia il procedimento amministrativo per l'espulsione di Alì Ben Mohamed. In soldoni il questore gli notifica un provvedimento che dice che lui deve andare via.

    Ovviamente Alì Ben Mohamed se ne frega e non va via.

    Resta a fare il clandestino che a questo punto ha commesso anche un altro reato, quello previsto dall'art. 14 comma 5 ter della Bossi Fini. Sicché quando lo prendono di nuovo, lo denunciano anche per questo nuovo reato.

    Anche per questo reato si fa la direttissima; e quindi si riapre tutto quello scenario descritto più sopra, un sacco di gente lavora su Alì Ben Mohamed per un sacco di tempo.

    Qui Solone dovrebbe sapere che l'assoluzione è la norma; e non perché i giudici sono una manica di incapaci, lassisti, comunisti. Ma perché la situazione (vera, verissima) che Alì Ben
    Mohamed racconta è la seguente.

    Cari giudici io ho provato ad ottemperare all'ordine di espulsione e, a mie spese, mi sono recato alla frontiera con la Spagna; però lì, quando gli ho fatto vedere l'ordine di espulsione (non i miei documenti perché io non li ho, me li hanno rubati – come si dice, se non è vera è ben trovata) mi hanno detto che non se ne parlava nemmeno e che loro non mi facevano entrare. Quindi ho provato nell'ordine e sempre a mie spese, in Francia, in Svizzera, Austria e Croazia; ma anche lì mi hanno cacciato via.

    In aereo, sempre per via della mancanza di documenti, non mi hanno voluto far salire. Allora ho provato con una nave ma anche lì non mi hanno voluto. Che posso fare?

    Eh, dice il PM, magari ha ragione lui, io lo so che questa cosa è vera se uno non ha i documenti. Però Alì Ben Mohamed è un furbacchione e i documenti ce li ha, solo che non li vuole far vedere e mente.

    Eh no, salta su il difensore, il PM non può "supporre" (intanto fa un ghigno di compatimento) che il mio assistito abbia i documenti e che volontariamente non li presenti; lo deve "provare". Lei lo può provare PM, mi dica lo può provare? Il PM si fa piccino piccino e con un filo di voce dice che effettivamente …

    Il giudice assolve.

    Alì Ben Mohamed probabilmente finirà in un CPT (questa è bellissima, il nuovo pacchetto sicurezza contiene una norma decisiva per la lotta alla criminalità in genere e a quella degli immigrati clandestini e no in particolare: i centri di permanenza temporanea non si chiameranno più così, si chiameranno da adesso in poi centri di identificazione ed espulsione. Insomma non più CPT ma CIP che, obbiettivamente, è più tenero, ricorda lo scoiattolino dei fumetti).

    Magari il Giudice che giudica Alì Ben Mohamed per una volta non è né incapace, né lassista né comunista, e lo condanna.

    Così anche qui Alì Ben Mohamed fa appello, ricorso per Cassazione e intanto gira in strada dove fa danni. Eh si, perché siccome è clandestino e pregiudicato, non trova lavoro. Anche lui ha il vizio di mangiare; poi a casa sua ci sono mogli e bambini piccini che hanno bisogno di mangiare anche loro. Sicché che farà: spaccia, probabilmente, oppure fa contrabbando di sigarette o vende CD taroccati (è una cosa gravissima, quell'altro Solone, quello di prima, avevano previsto una pena fino a 8 anni di reclusione!!).

    Tutto questo scenario, secondo il Solone di adesso, dovrebbe essere moltiplicato per 650.000.
    Magari 650.000 proprio no, forse 500.000, forse 400.000. Chi lo sa?

    Tanto la magistratura deve solo attrezzarsi e ottemperare ai suoi compiti istituzionali , senza sterili e incostituzionali lotte con il potere politico.

    E' ridicolo solo a pensarsi, figuriamo a dirlo o a scriverlo.

    500.000 processi per questo nuovo reato non potrebbero mai essere fatti. E vero che non si può peggiorare un sistema penale come il nostro. E' già morto del tutto.

    Ma insomma….

    Un'ultima cosa.

    Forse non c'è motivo di essere così pessimisti: Forse non succederà niente di tutto questo.
    Vedete, nel testo del decreto sicurezza che c'era su Kataweb questo nuovo reato è previsto così: "lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente Testo Unico (sarebbero le norme sull'immigrazione) è punito etc."

    Questo significa che il reato viene commesso nel momento in cui lo straniero fa ingresso nel territorio dello Stato.

    Siccome anche Solone sa (lo sa?) che c'è l'art. 2 del codice penale che dice che nessuno può essere punito per un fatto che secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato; e siccome questa nuova legge non c'era (proprio perché è nuova) quando i 650.000 sono entrati; ecco che i nostri clandestini possono stare tranquilli. Loro sono entrati clandestinamente quando la cosa non era reato.

    Certo, possono essere espulsi, ripescati, denunciati perché non hanno obbedito all'ordine di espulsione, tutto come prima. Però per il reato di immigrazione clandestina non possono essere processati.

    I nuovi, quelli che entreranno dopo l'entrata in vigore della legge, questi si, dovranno essere sottoposti a processo. E siccome non dovrebbero essere del tutto cretini; o comunque i loro difensori qualcosa gli suggeriranno, certamente ci diranno che è vero che sono clandestini ma sono entrati nel 2007 (a fare tanto) e da allora mai nessuno li ha fermati …..

    Speriamo che siano pochi.

    Domanda finale.

    Se Solone gli immigrati non li vuole proprio, ma perché non li espelle da solo con tanti bei provvedimenti amministrativi fatti da questori, prefetti, sindaci e compagnia cantante; e non lascia i magistrati in pace a fare il loro lavoro?

    Io avrei un po' di falsi in bilancio, frodi fiscali, corruzioni e robette di questo genere che aspettano sul mio tavolo…


    Ora, il mio caro Zio che aveva un gran fiducia in Maroni, e tutti gli altri/e che hanno avuto fiducia in Berlusconi, Bossi e Fini che avrebbero cacciato le orde di invasori islamici, hanno ancora qualcosa da dire o preferiscono costringere i loro eletti a fare quel che han promesso e non mantenuto? Così dedicano le loro energie ad un compito più nobile e non mi tocca più leggere degli effluvi maleodoranti di X o della propensione all'accattonaggio di Y come si trattasse di reati abominevoli?

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #2
    Partecipante Super Figo L'avatar di aMara835
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Devastante. A leggere queste cose uno si incazza e si mette a pensare a che cosa può fare per migliorare la situazione...Bene, io ci ho pensato per un bel po', conclusione: non posso fare un accidenti di niente! Io che sono un cittadino che paga le tasse devo sorbirmi le vaccate combinate da chi sta in alto e l'unica cosa che posso fare è rassegnarmi, o se sono fortunata scappare all'estero e dimenticarmi che sono italiana....
    "Quando sono buona sono buona, quando sono cattiva sono meglio." (Mae West)

    THE FISHES ARE SILENT DEEP IN THE SEA,
    THE SKIES ARE LIT UP LIKE A CHRISTMAS TREE,
    THE STAR IN THE WEST SHOOTS ITS WARNING CRY:
    MANKIND IS ALIVE BUT MANKIND MUST DIE.
    (W.H. Auden, "Danse macabre")


    No one remembers the singer.
    The song remains.



  3. #3
    theniaka
    Ospite non registrato

    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    ciao!

    ho letto il messaggio, ne ho capito un bel po', ma non voglio esprimermi. voglio tenere la speranza che non ho capito bene...

    una societa' viene caratterizzata, secondo me, dal come affronta i "delinquenti" (parlo della leggislazione), i "pazzi" (parlo delle malettie mentali) e i poveri. e voglio ne dire che ci sono "deliquenti" e "pazzi", perche' sono poveri. purtroppo, non si parla dei "reati della poverta' " e dei "problemi mentali/psichici della poverta' "...

  4. #4
    theniaka
    Ospite non registrato

    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    ciao!

    ho letto il messaggio, ne ho capito un bel po', ma non voglio esprimermi. voglio tenere la speranza che non ho capito bene...

    una societa' viene caratterizzata, secondo me, dal come affronta i "delinquenti" (parlo della leggislazione), i "pazzi" (parlo delle malettie mentali) e i poveri. e voglio ne dire che ci sono "deliquenti" e "pazzi", perche' sono poveri. purtroppo, non si parla dei "reati della poverta' " e dei "problemi mentali/psichici della poverta' "...

  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di elettra1
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    RAGAZZE....MAI SCAPPARE O RASSEGNARSI ,,,,LOTTARE SEMPRE.
    SIAMO PSICOLOGHE E DOVREMMO BEN TENERE A MENTE IL CONCETTO DI IMPOTENZA APPRESA...
    NON DOBBIAMO FARCI INTIMORIRE E SE CREDIAMO NEGLI IDEALI DI UGUAGLIANZA , DOBBIAMO batterci..fosse solo con la parola scritta..

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di crimson981
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio

    Buona vita
    ...è 'na parola...
    John Coltrane-"Acknowledgement" (A Love Supreme part 1)
    http://www.youtube.com/watch?v=pcG7Vk_rzcA

    Andrew Hill-"Refuge":
    http://www.youtube.com/watch?v=cJSdceL1qA4

    Andrew Hill-"Subterfuge":
    http://www.youtube.com/watch?v=ssVVhb0ILcM

  7. #7
    Moderatore OPS L'avatar di Dasavivi
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Posto un articolo (preso da repubblica) che, a mio vedere, "c'azzecca" col tema dei clandestini... Quei comunistacci della CEI e dell'ONU hanno nuovamente espresso dissenso per le recenti manovre del nostro governo.

    Clandestini, l'Onu condanna l'Italia Farnesina: "Valutazioni premature" - cronaca - Repubblica.it

    ...uhm...

  8. #8
    Postatore Epico L'avatar di Arte1misia
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Anche quel comunista (yep?) cattolicissimo di Cardini ha scritto
    qualcosa di interessante
    ROM, ZINGARI, GITANI, SINDI, KALI. FATTI E MISFATTI, AVVENTURE E DISAVVENTURE DEI TUAREG D’EUROPA

    24.5.2008

    “...la dignitad del hombre es

    mas alta que el pan,

    mas alta que la gloria,

    mas alta que la propia supervivencia”

    (da un inno cubano in onore di Ho Chi Min)



    Confessiamocelo: anzi, ammettiamolo; anzi, dichiariamolo; meglio, gridiamolo con tutto il fiato che abbiamo in corpo. Aver la scalogna di abitare vicino a un campo nomadi è una gran seccatura e può anche diventare un pericolo. Gli “zingari” magari non ruberanno sistematicamente i bambini, nè saranno sul serio degli esperti in magia e jettatura. Però è vero che sono sporchi, inopportuni, maleducati, spesso brutti e qualcuno anche cattivo; che sono dei ladruncoli e talvolta dei violenti. D’altronde, chi l’ha mai inventata questa storia che i poveri sono buoni? I poveri in genere sono cattivi o quanto meno incattiviti, perchè la povertà – quando non è quella volontaria di Francesco d’Assisi e di Teresa di Calcutta – è una peste, una maledizione. E poi, non è che loro siano poi così poveri come dicono. Il fatto è che non hanno granchè voglia di lavorare. E insomma, in quanto ospiti – e, dal momento che sono dei nomadi, per definizione ospiti provvisori -, dovrebbero imparare almeno alcune regole-base della convivenza civile, vale a dire “urbana”. Regole igieniche e comportamentali, norme elementari di convivenza. D’altronde pensate, questo è il punto, per la società occidentale moderna, che è sedentaria. Ora, però, la loro identità è quella di nomadi. Vecchio problema: forse uno dei piu antichi del mondo.

    Per i sedentari, i nomadi sono sempre brutti, cattivi, superstiziosi, violenti. Per i nomadi, i sedentari sono ricchi, gretti, egoisti, vigliacchi e violenti anche loro. E’ l’antica opposizione tra pastore che deve muovere le greggi almeno per la transumanza stagionale e contadino che deve risiedere di continuo sulla sua terra: Abele versus Caino, Remo versus Romolo. L’antica questione dei valla romani e delle muraglie cinesi erette contro i barbari feroci e misteriosi che vengono dalle profonde lontananze dei deserti e delle steppe. E’ l’opposizione tra i campi aperti e le enclosures, tra gli avidi e bigotti agricoltori che pretendevano di recintare le “loro” terre e i cow boys che avevano bisogno di farci passare attraverso le loro mandrie, di pasturarle, di abbeverarle. Diciamo pure che, a livello mondiale, hanno ormai vinto i sedentari, gli eredi di Caino e di Romolo. Ci avete fatto caso al fatto che, secondo la Bibbia, sono quelli della stirpe di Caino gli inventori delle città e – con Tubalcain - di tutte le piu elaborate tecnologie, dall’arte dei fabbri alla musica. Ci avete mai pensato al fatto che la storia di Caino e Abele e quella di Romolo e Remo si somigliano dannatamente, e che la parte del feroce assassino la fa sempre l’onesto e industrioso agricoltore sedentario?

    E qui la faccenda si fa seria e grave per i tempi nostri e per il processo storico dell’umanità presente e futura. Ho detto processo: non progresso. E’ in atto da secoli un sistematico processo di sedentarizzazione dei gruppi etnici nomadi: esso riguarda i kuchi irano-afghani non meno dei beduini tra Israele e Giordania e dei Tuareg del nordovest africano. In passato, c’è chi li ha sterminati senza troppi problemi: pensate a quale ch’è avvenuto con i native Americans nel continente americo-settentrionale e quel ch’è quasi avvenuto in Europa con gli zingari, che i nazisti perseguitavano non tanto come “razza inferiore” e “inquinante” (i loro antropologi sapevano bene che si trattava di gente “aria”, per quanto fingessero di dimenticarsene), quanto come “asociali”. In effetti, in una società come la nostra occidentale – che ormai ha proposto/imposto il suo modello di sviluppo e di convivenza urbana al mondo intero – il nomadismo può essere strutturalmente e “obiettivamente” antisociale, per evidenti ragioni di organizzazione e di attrezzatura del territorio, di convivenza, di educazione dei giovani, di infrastrutture sanitarie, di esigenze logistiche, amministrative, statistiche e fiscali. Ne consegue che, in linea generale, i piu aperti e moderati di noi – magari perfino un po’ “buonisti” – accettano come cosa ovvia che i nomadi, le consuetudini dei quali sono in contrasto obiettivo con la convivenza civile e con le elementari esigenze di sicurezza, “debbano” essere sedentarizzati. Nel loro stesso interesse, “per il loro bene”. Un lavoro, una vera casa, vaccinazione e istruzione obbligatoria per i figli, istruzione, igiene, sicurezza sociale, apprendimento degli “autentici” valori su cui “si fondano” le società e gli stati di diritto.

    Il discorso parrebbe filare. Eppure c’e qualcosa che stride, che non torna del tutto. E’ una vecchia storia. Fino a che punto è lecito fare il bene degli altri anche senza o contro la loro volontà, specie quando in realtà è al nostro bene, al nostro interesse, alla nostra tranquillità che in realta noi puntiamo? E non credo esista nessuno, nemmeno il più rigoroso antirelativista, al quale non sia venuto almeno una volta il sospetto che la Verità vera, quella con la V maiuscola, non sia proprio del tutto quella che lui si sente in tasca: che un po’ di verità e di ragione potrebb’essere anche appannaggio degli altri.

    Appunto, gli altri: o, come Tzvetan Todorov ci ha insegnato a dire, “l’Altro”. Dopo l’11 settembre 2001, per moltissimi di noi l’Altro – e nell’accezione peggiore del termine – era diventato soprattutto il musulmano. Ma negli ultimi mesi le cose si sono complicate, specie in Europa. E, se si puo discutere se e in che misura l’esser musulmano (cioè portatore di un’identità religiosa) possa esser compatibile con l’essere europeo (portatore quindi di un’identità geostoricoculturale), è un fatto che alcuni tipi di “Altro”, che di recente sono stati accusati di essere magari addirittura “peggiori dei musulmani” (nel medioevo l’esser “peggiore dei saraceni” era contumelia che si rivolgeva sovente agli eretici; e, in Italia, ai ghibellini), sono senza dubbio alcuno degli europei, sia pure provenienti da aree marginali del nostro continente. Per esempio gli albanesi o i rumeni. E magari i rom, che molti hanno l’aria di credere siano dei rumeni chiamati con una specie di nomignolo abbreviato: in fondo è vero che molti rom parlano rumeno e provengono dalla Romania. Omofonie, omonimie, assonanze, “falsi-amici” e via discorrendo. Prendetevi il bel manuale enciclopedico di Michel Malherbe, Les langages de l’humanité (Paris, Laffont, 1995), e fatevi una bella cavalcata lunga 1734 pagine per tutte le lingue del genere umano. Vedrete quante cose divertenti troverete. Una volta un mio buon amico ha fatto sbellicare dalle risate un austero convegno di studiosi castigliani, esordendo col dire di esser molto embarazado a dover parlare in quella solenne sede. Perchè quella parola in spagnolo esiste: ma non significa “imbarazzato”, bensì “incinto”. La parola araba salam, uno dei key-words delle chiavi della cultura musulmana, ci fa sempre un po’ ridere perche ricorda il nostro “salame”; al contrario, essa incute una sorta di arcano rispetto nei finlandesi, che chiamano salama il fulmine.

    Con giochetti del genere si potrebbero riempire libri interi: l’essere umano riesce ad esprimere, mettendo in gioco labbra, denti, lingua, trachea, corde vocali e cavità nasale, una settantina di suoni circa: e con essi e stato in grado di costruire migliaia di sistemi linguistico-lessicali, idiomi, dialetti, argots. Numerose dunque omofonie, omonimie e coincidenze talora divertenti. Altre volte, gli equivoci possono essere tanto intricati quanto pericolosi. Ne abbiamo vissuto uno molto di recente.

    Nel maggio 2008, abbiamo avuto la per alcuni piacevole, per altri raccapricciante sensazione che la società italiana avesse scovato un altro “Nemico metafisico”, di quelli ai quali in tempi di crisi si addossano tutte le responsabilità delle sciagure che ci capitano. Un altro capro espiatorio. I rom. Un efferato delitto romano, il tentato sequestro di un bambino o qualcosa ch’è stata ritenuta tale a Napoli, e alcune reazioni “spontanee” (?), “della gente”(!), hanno scatenato episodi di caccia all’uomo e di tentativi di linciaggio e d’incendio di campi-nomadi. Ma molti buoni cittadini, davvero tali – la definizione, qui, non è ironica -, non se la sono sentita di condannare del tutto gli episodi d’intolleranza: cittadini stanchi di venir importunati da accattoni, di venir derubati, di non poter tranquillamente uscir di casa o rientrarvi, di non poter parcheggiare senza l’incubo del finestrino sfondato o perfino delle ruote asportate. L’Unione Europea ha richiamato energicamente l’Italia ai suoi doveri d’ospitalità, il governo spagnolo – che non è molto tenero, in casa sua, nei casi di problemi analoghi – ha accusato la “xenofoba” Italia. Oltretutto, questo è un fenomeno intracontinentale, interno all’Unione: lo è anche, e fino a che punto, “intraculturale”? I rom non sono extracomunitari, sono cittadini europei. Ma a renderceli estranei, al di là della lingua, dell’aspetto e dell’abbigliamento, sono le consuetudini e le abitudini connesse con il nomadismo. L’Europa è un mondo di sedentari: può accettare e tollerare, nel suo tessuto sociale e civile, dei “beduini”, dei tuareg? E dovrebbe magari, addirittura, tutelare la loro “cultura”, la loro “diversità”, e giungere a sentirla come un patrimonio comune, una ricchezza? Nonostante la sporcizia, le minacce, le violenze, l’accattonaggio molesto? Oppure dovrebbe imporre ai nostri “zingari” una decorosa e magari pittoresca linfa vita di simpatici giocolieri, di onesti e raffinati forgiatori di lucidi utensili di rame, di magari linde e agghindate chiromanti, in deliziosi accampamenti di carri dipinti a fiori, con bei costumi all’ungherese o all’andalusa, come gli Zigeuner dei film dedicati a Sissi con la giovane Romi Schneider, o come quelli che si vedono nelle operette di Lehar e di Strauss? Sarebbe carino: peccato solo che quegli zingari li non siano mai esistiti; o che si vedano magari solo qua e là, durante la festa delle Saintes-Maries in Camargue, il 24 maggio, o al pellegrinaggio pentecostale del Rocio nella marisma di Huelga in Andalusia, o quando suonano il violino e danzano nei ristoranti di Budapest o eseguono il tablao in quelli di Granada. Ma questo è romanticismo di quint’ordine, e paccottiglia folkloristica per turisti dalla bocca buona.

    E allora, siamo seri. Il problema c’è. Molti rom vengono dalla Romania: è un dato di fatto, per quanto tale etnia nomade sia diffusa un po’ dappertutto, soprattutto dalla Russia ai Balcani e anche altrove. Non è facile essere nomadi e portatori di una fiera e complessa cultura nomadica e tribale, in una società sempre più sedentaria e irta di confini e di regole, dove non si può certo sopravvivere allevando cavalli e lavorando il rame. Ormai da almeno tre secoli i rom, presenti in modesti nuclei familiari anche in Europa occidentale, nel Vicino oriente e in America, tengono circhi equestri – ricordate, una quarantina di anni fa, la bellissima Liana Orfei e la sua canzone, Ima sindha, “Sono zingara”? -, fanno i giostrai, vendono amuleti, leggono la mano, rubacchiano. Si spostano di continuo, non mandano i bambini a scuola; una radicata “leggenda urbana”, che in passato essi stessi hanno contribuito ad alimentare, li vuole rapitori e venditori abituali di bambini. E’ buffo che in un mondo nel quale l’ONU segnala la crescita inquietante dei bambini africani e sudamericani venduti con la complicita delle lobbies multinazionali per prelevare loro gli organi da utilizzare nel mercato dei trapianti, la gente non si curi di tale orribile e diffusa pratica e corra invece dietro alle leggende urbane: ma tant’è. Come l’inquietante protagonista de La patente di Pirandello, gli “zingari” sbarcano il lunario sfruttando non solo al loro abilità di borseggiatori e di ladruncoli, ma anche la superstiziosa paura che sanno d’incutere alla “gente per bene” alla quale impongono elemosine, acquisti di brutti portafortuna ed estemporanee sedute di chiromanzia minacciando in caso di rifiuto tremende maledizioni.

    Il termine rom significa “semplicemente “essere umano”, o anche “marito”, in alcuni degli idiomi zingareschi: consiglio la consultazione del libro di Giulio Soravia e di Camillo Fochi, Vocabolario sinottico delle lingue zingare parlate in Italia (Roma 1995). La base di tali parlate è una vera e propria lingua del tutto ignorata nel manuale del Malherbe, il romanesh, che non significa nulla che abbia a che fare ne con il rumeno ne con il romanesco – e nemmeno con l’arabo rum, che indica Roma, ma anche la civiltà bizantina e i cristiani di rito orientale o in genere i cristiani d’Oriente (quelli d’Occidente sono faranj, “franchi” -, ma che vuol dire appunto, semplicemente, “lingua degli uomini”. Si tratta, all’origine, di un idioma del gruppo ario nordoccidentale, suddiviso in varie famiglie e privo di una letteratura scritta, per quanto sia ricchissimo di una cultura orale tradizionalmente tramandata. E' ormai piano di parole arabe, persiane, turche, russe e di varie lingue europee: corrispondenti insomma al mondo che questo curioso popolo nomade ha attraversato nei secoli. Provengono dall’India nordoccidentale, soprattutto dal Rajastan, da dove hanno tratto il loro nome di sindi (analogo a “indu”), italianizzato in “sinti” Il sindhi, o urdu, e oggi la lingua parlata in Pakistan; analoga allo hindi parlato nell’India settentrionale e gangetica. A disagio nel rigido e complesso sistema castale indù che li relegava in una bassa e disonorevole condizione, i rom si mossero dalle loro sedi originarie tra V e IX secolo, e procedendo verso ovest attraversarono la Persia, l’Armenia, l’Anatolia e i Balcani, giungendo nell’Europa occidentale ai primi del secolo XV. Avevano desunto il loro nome di “zingari” dal termine greco athinghanos, “eretico”, con il quale i bizantini – che cercarono subito di liberarsene – li designavano guardando con sospetto alla loro religione sincretistica. Ma il termine “tzigano”, corrispondente al francese gitan, al tedesco Zigeuner, al castigliano jitano a ll’inglese gipsy, derivano tutti dal latino egyptiacus in quanto si diffuse presto la notizia ch’essi provenissero dall’Egitto meridionale. Il fatto che essi comparissero proprio nell’Europa del Quattrocento, sconvolta dalle ricorrenti ondate di epidemia di peste, fece si che anche la loro presenza giungesse ad alimentare quella crisi collettiva del nostro continente che aprì la strada alla lunga stagione della “caccia alle streghe” (appunto tra Quattro e inizio del Settecento) e dell’antigiudaismo segnato da provvedimenti restrittivi (già avviati nel medioevo) e dall’istituzione dei ghetti. Lo zingaro si accompagnò alla strega e all’ebreo come figura di quel che Norman Cohn ha potuto definire l’inner enemy, il “nemico interno” dal quale la società occidentale si sentiva minacciata. Interessanti rilievi al riguardo sono verificabili anche nelle pagine con le quali si apre la Storia notturna di Carlo Ginzburg. Giova ricordare che l’età d’oro (si fa per dire) della persecuzione contro le streghe e gli ebrei non fu tanto il buio medioevo quanto il luminoso Rinascimento (un malizioso ha commentato una volta che esso era tale, cioè appunto luminoso, in quanto ben illuminato dalla luce dei frequenti roghi: i cattolici erano specializzati nel bruciare soprattutto gli eretici, mentre il primato dei roghi delle streghe spetta ai riformati, soprattutto calvinisti).

    La politica dei vari governi, tendente a sedentarizzare gli zingari e di fatto quindi a deculturalizzarli, non ebbe mai pieno successo. In Spagna ci si riuscì piu o meno: e i jitanos (che non vanno comunque confusi con un altro gruppo, i kali, cosi chiamati dal persiano kpouli, “vagabondo”) si fissarono soprattutto in Andalusia (un povero kali fu insieme con alcuni padri claretiani vittima, nel 1936, d’un spaventoso eccidio perpetrato dalle milizie anarchiche nel 1936 a Barbastro in Aragona: ed è stato santificato insieme con i religiosi); nell’Ungheria del XVIII-XIX secolo la politica di sedentarizzazione non ebbe successo, così come altrove non ne avuta quella analogamente tentata nei confronti di kuchi, “beduini” o tuareg. Nelle terre valacche e moldave, dove sono presenti dal Trecento (e che corrispondono all’attuale Romania), essi furono addirittura ridotti in schiavitù. La loro origine, sicuramente aria, avrebbe dovuto se non altro farli amare – come s’è gia detto - dai nazisti. Macchè: considerati “antisociali”, sparirono a centinaia di migliaia nei Lager: quello di Birkenau era specializzato in tzigani. Ormai sono rimasti forse un paio di milioni di “zingari” in tutto il mondo. Le proporzioni del loro massacro collettivo sono quantitativamente ignote, e sembra che – in questo mondo di continuamente comnclamato “dovere della memoria” – ciò non interessi nessuno. Non meraviglia granchè il fatto che al giorno d’oggi alcuni contorti nipotini dell’antisemitismo nazista, ormai passati per ragioni di opportunismo politico al piu rigoroso filosionismo, riversino sui rom il loro razzismo latente e mai metabolizzato. Un transfert piuttosto lurido: ma interessante sotto il profilo della psicosociologia e dell’analisi delle strategie politiche di basso profilo delle quali il nostro paese in questo periodo abbonda. Del resto, di storie di perbenismo assassino sono pieghe le pieghe delle vicende europee: progetti e tentativi di sterilizzazione o di sottrazione legalizzata dei bambini (“per il loro bene”, naturalmente) sono stati ideati o anche parzialmente attuati in Svizzera, Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Spagna. La ministoria delle infamie organizzate dalla NATO ai danni degli zingari balcanici durante l’aggressione (“umanitaria”) del 1999 alla Serbia, di cui si fece purtroppo complice anche l’Italia, resta in parte ancora da scrivere.

    E i rumeni? Non c’entrano nulla: anzi, hanno sempre alquanto maltrattato i rom e si offendono quando vengono ad essi avvicinati a causa dell’omofonia. Il termine “Romania” venne adottato soltanto nel 1862, allorche con il favore delle potenze occidentali le genti di Valacchia, Moldavia, Transilvania, Bucovina e Bessarabia raggiunsero l’unita nazionale e si scelsero il nome del loro prevalente idioma, neolatino, chiamato cosi in omaggio a Roma. Quindi, i concittadini che amano lo sport del pregiudizio xenofobo imparino almeno a distinguer bene tra le varie specie umane che sono intenzionati a perseguitare.

    Sul numero 2 del 2008 della rivista “Vita e Pensiero”, Herman Vahramian ha provato a tracciare il profilo de La vera storia degli zingari. Si tratta di sei utili paginette, da meditare. Su “La Repubblica” del 20 maggio 2008 un’interessante intervista ad Alain Touraine, Perche ci sentiamo sempre piu minacciati, traccia un interessante identikit del rapporto tra i tabù del “diverso-da-noi”, il disagio sociale d’un’età d’incipiente crisi come la nostra, il disorientamento d’una “identità” comunitaria della quale fino a pochi anni nessuno da noi si preoccupava (al contrario: si faceva di tutto per distruggerla) mentre oggi è divenuto perfino un luogo comune dichiarar minacciata (come se le identità si potessero veramente minacciare dal di fuori), la difficoltà di cogliere la complessità dei processi sociali di cambiamento. Fra l’altro Touraine, sollecitato dall’intervistatore Fabio Gambaro sul “buonismo” della sinistra e sulla sua costante disposizione a stare sempre “dalla parte dell’Altro”, reagisce in modo sacrosanto, ricordando come in passato, nel nome dei valori dell’illuminismo e del progresso, essa abbia “umanitariamente” giustificato quel colonialismo che la destra giustificava nel nome della volontà di potenza e delle esigenze economiche. Come si batte, quindi, la xenofobia? Discussione, riflessione e approfondimento, risponde Turaine: “consentono di evitare le reazioni irrazionali. Solo così si sfugge alla paura”. Ineccepibile e indispensabile. Ma non sufficiente. Perchè ci sono anche i problemi sociali da risolvere: e ci sono da smascherare i furbastri che da una parte lucrano sulla miseria, dall’altra incitano demagogicamente i poveri a far la guerra ai poveri. Come certi imprenditori italiani, che trasferiscono le loro aziende in Romania sfruttando il lavoro rumeno sottocosto e sottraendo lavoro alla potenziale manodopera italiana, approfittano (magari “al nero”) del lavoro degli immigrati da noi, ma al tempo stesso finanziano i gruppi e i partiti che cavalcano la xenofobia sostenendo che gli immigrati “ci rubano il lavoro”. Approfondiamo il tema degli interessi italiani in Romania, con oltre 25.000 imprese del nostro paese laggiù presenti (in territorio rumeno si stampa in italiano anche il quotidiano “Il gazzettino rumeno” e il settimanale “Sette giorni”): sono coerenti con quello che di solito si definisce o si dovrebbe definire “l’interesse nazionale”? Se sì, quanto e fino a che punto sono stati minacciati dai recenti scoppi di sentimento antirumeno in Italia? E, se no, quanto lavoro sottraggono ai ceti subalterni del nostro paese per aumentare i profitti degli imprenditori e degli azionisti in borsa? Riprendiamo il tema dei moti xenofobi “spontanei” del maggio 2008 in Campania: e chiediamoci che cosa ci fosse dietro alla strana coincidenza del fatto che alcuni campi-nomadi sorgevano su terreni in qualche modo sospetti di poter esser coinvolti in manovre di speculazione edilizia.

    Sul piano storico e antropologico, la “questione zingara” e comunque importante e purtroppo non adeguatamente studiata. Chi volesse qualche informazione in più, senza bisogno di ricorrere a pubbblicazioni specialistiche (poche, peraltro), puo rivolgersi ad A. Colocci, Gli zingari. Storia di un popolo errante, Torino 1889 (ristampa anastatica, Bologna s.d.), a F. Cozannet, Gli zingari. Miti e usanze spiritose, tr.it., Milano 1975, a D. Kenrick – G. Puxon, Il destino degli zingari, tr.it, Milano 1975. Ma gli zingari continuano a sfuggirci: è stupefacente, e allarmante, com’essi riescano a non farsi scovare nemmeno dal vaglio implacabile della Storia del folklore in Europa di Giuseppe Cocchiara, un’opera ormai vecchia di oltre mezzo secolo ma dall’erudizione della quale non si può comunque prescindere. Eppure dobbiamo loro tanto: soprattutto nel mondo della musica, e non solo nelle forme del flamenco spagnolo. Senza la musica tzigana – o gitana – sarebbero impensabili un Liszt, un Ciajkowskji, un Rakhmaninov, un Bartok, uno Chopin, un De Falla. Si parla molto di genocidi, al giorno d’oggi: per quanto in realtà si preferisca glissare su alcuni di essi, come se il loro ricordo potesse in qualche modo offuscare la memoria di altri (mentre sarebbe semmai vero il contrario). Ma non si è mai abbastanza attenti alla categoria di etnocidio, cioe di distruzione non già fisica di uomini o di gruppi umani, bensì di culture. Siamo ancora poco attenti a quelli che definiamo i “patrimoni immateriali”: valori linguistici e dialettali, saperi legati alla vita quotidiana e ai modi di produzione superati dal progresso eppure profondamente connessi con l’identità dei popoli e via dicendo.

    Ecco: queste considerazioni non spostano nemmeno di un millimetro il fatto che i campi-nomadi siano focolai d’innumerevoli forme di contagio, non meno medico che sociale; e che i rom siano un problema. Però la storia è sempre complessa, e a tutto c’ò sempre una risposta semplice: che è immancabilmente quella sbagliata. La prossima volta che scacciate a male parole il ragazzino rom che cerca di rifilarvi in pizzeria la solita rosa rossa semiavvizita, pensate anche a Liszt e a Nostra Signora del Rocio, insieme a tante altre grandi e piccole cose senza le quali la nostra Europa non sarebbe quella che è . Se così facendo vi accorgete di vergognarvi un pochino, vuol dire che godete moralmente e culturalmente di una discreta salute.

    Auguri.

    24.5.2008, Franco Cardini


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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Intanto, nella civile Padania...

    CRONACA MobileInviaStampaIL CASO. Milano, i docenti di una scuola media scrivono
    al ministro dell'Istruzione Gelmini: "Tanti ragazzi sono già spariti"
    Insulti e minacce a studenti rom
    "Schifosi, tornatevene a casa"
    di ZITA DAZZI

    MILANO - Rincorsi fuori da scuola e minacciati, insultati. Gli alunni rom di una scuola media della periferia milanese sono perseguitati dai giovani del quartiere. Ma in loro difesa scendono in campo gli insegnanti della loro scuola, che scrivono al ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini denunciando il "clima di intimidazione e gli effetti devastanti degli ultimi sgomberi, dopo i quali molti ragazzi hanno abbandonato le lezioni".

    La lettera aperta è firmata dal collegio docenti dell'istituto "Martinengo-Alvaro", frequentato da una trentina di ragazzi dei diversi campi nomadi di Chiaravalle, zona sud della metropoli, dove esistono diversi insediamenti abusivi, alcuni già smantellati, altri in attesa di esserlo.

    Nell'appello al ministro, i professori, impegnati da anni per integrare i figli degli zingari che vivono nella zona, parlano della "situazione di angoscia e di profondo disagio vissuto dagli alunni di etnia rom". Il documento sottolinea la situazione dei piccoli nomadi che nelle ultime settimane sono stati più volte attesi al varco da un gruppo di coetanei milanesi, pronti a insultarli: "Denunciamo la paura di questi bambini che rischiano di perdere ogni punto di riferimento, costruito con fatica nel tentativo di attuare una lenta, ma costante integrazione nel territorio".

    Alla decisione di scrivere al ministro, i professori sono arrivati dopo il quarto agguato teso agli alunni, alla fine delle lezioni. La professoressa Angela Quattrone racconta come vivono gli alunni: "Sono terrorizzati, hanno già subito diversi sgomberi. Vivono in un altro quartiere e per venire ogni giorno in classe si sobbarcano un lungo viaggio in autobus".

    Uno sforzo che non viene ripagato. Anzi. "Negli ultimi tempi hanno paura di venire a scuola - continua la professoressa - Temono di trovare brutte sorprese all'uscita, quando vanno al doposcuola dalle suore qui vicino. Il rischio è che ora abbandonino gli studi, dopo tutti gli sforzi fatti. Alcuni se ne sono già andati e non abbiamo più notizie di loro".

    Gli alunni rom vengono insultati con cori razzisti e minacce di ogni tipo. "C'è un giovane, un trentenne che organizza i raid, al grido di "Zingari schifosi, dovete tornarvene al vostro paese"", racconta suor Ancilla, responsabile dell'associazione Nocetum, che da anni segue quei ragazzi rom nel doposcuola. E aggiunge: "Quel che sta accadendo è gravissimo. Prima gli sgomberi senza preavviso, adesso le aggressioni vere e proprie. Ogni giorno gli alunni sono più spaventati, rischiamo di perdere tutto il lavoro svolto con loro e con le loro famiglie. Se quei bambini lasciano la scuola per paura, proprio loro che sono il tramite con le famiglie, sarà difficile riuscire ad integrare queste persone nella nostra società".

    Alcuni studenti in effetti si sono già ritirati dalla scuola, dopo le ruspe che hanno abbattuto il campo abusivo dove abitavano, in via San Dionigi. I docenti concludono l'appello al ministro con un ammonimento: "L'intenzione di delocalizzare gli insediamenti rom e di criminalizzare tutta l'immigrazione clandestina vanificano il processo educativo, aumentano il rischio di far uscire dal percorso scolastico i minori, gettandoli nell'illegalità".


    (4 giugno 2008)

    Presidiate le vie di accesso. Centri sociali occupano sede della LEga nord
    Mestre: campo nomadi, ancora blocchi
    Un escavatore e un autocarro per la realizzazione della struttura sono stati fermati dai manifestanti


    I manifestanti contro la costruzione del campo nomadi a Mestre (Arcieri)
    MESTRE - Lavori ancora bloccati a Mestre nella costruzione di un campo nomadi autorizzato dal Comune di Venezia mentre i centri sociali hanno occupato per alcuni minuti la sede della Lega nord. Un escavatore e un autocarro sono stati bloccati in mattinata dai manifestanti che, per il secondo giorno consecutivo insieme a esponenti della Lega nord, intendono fermare i lavori di costruzione della struttura.

    PROTESTA - Per impedire l'ingresso dei mezzi nell'area dove dovrebbe sorgere il campo - ha riferito uno dei promotori della protesta, Gianni Padoan - sulla strada di accesso sono stati sistemati un trattore e alcune automobili. I manifestanti - secondo gli organizzatori - sono al momento una sessantina; un'altra ventina di persone stanno presidiando un secondo accesso all'area. La protesta si sta svolgendo senza tensione; i manifestanti espongono cartelli contro il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, e la sua giunta. Sul posto sono presenti le forze dell'ordine. Già martedì esponenti e simpatizzanti della Lega Nord avevano bloccato i lavori.

    SOSTEGNO - I leghisti che occupano il campo destinato ai nomadi, tutti di nazionalità italiana che da decenni vivono a Mestre, «fanno benissimo, perché prima bisogna dare le case agli italiani sfrattati», ha detto il capogruppo del Pdl in Senato, Maurizio Gasparri, in un'intervista al Messaggero.

    SEDE LEGA OCCUPATA - I centri sociali hanno occupato per alcuni minuti la sede della Lega Nord a Mestre. I manifestanti si sono allontanati senza incidenti, lasciando sul posto solo gli striscioni. A un primo esame all'interno non sarebbero stati registrati danni. «Sono arrivati e mi hanno detto di uscire. Davanti a trenta persone lo ho fatto», ha raccontato Alvise Simion, la persona che si trovava all'interno della sede di Mestre della Lega quando sono arrivati i giovani dei centro sociali. «L'iniziativa», ha spiegato Michele Valentini, portavoce dei No Global veneziani, «è la risposta alla manifestazione della Lega contro la costruzione del campo nomadi». All'esterno della sede è stato esposto uno striscione con la scritta «Fuori i razzisti da Venezia», poi i manifestanti hanno portato all'esterno tutte le cose che erano all'interno della piccola sala. «Questa è la risposta alla vergognosa campagna razzista e xenofoba che la Lega sta scatenando», ha aggiunto Valentini. «Martedì quattro gatti della Lega hanno bloccato i lavori per il campo nomadi. Noi oggi abbiamo deciso di sgomberare una sede della Lega razzista».


    04 giugno 2008

    Ma, naturalmente, i leghisti sono "manifestanti", mentre Michele Valentini suppongo si "assembri" allo scopo di picchiare poliziotti.

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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Pubblico, dal sito de LAVOCE.info un articolo del famoso M.Ambrosini, (tra l'altro mio ex prof. di sociologia!!)


    UN PACCHETTO IN CERCA DI CONSENSO
    di Maurizio Ambrosini 05.06.2008

    Qual è la realizzabilità e la prevedibile efficacia del pacchetto sicurezza?Il primo problema concerne gli investimenti necessari per strutture, personale, trasporti. E se si vuole lottare effettivamente contro l'immigrazione irregolare, bisogna stroncare la domanda che la alimenta. Ovvero inasprire e rendere effettive le sanzioni contro i datori di lavoro, soprattutto quando si tratta di imprese. Se si tratta invece di abusivismo di necessità, come avviene per molte famiglie, occorre prevedere canali più semplici e rapidi per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

    Il pacchetto sicurezza approvato dal governo ha tra i suoi punti più controversi la definizione dell’immigrazione irregolare come reato. Una dichiarazione del presidente del Consiglio negli ultimi giorni ha in verità rivelato dubbi e incertezze su questo principio nella stessa compagine governativa. Vorrei qui riflettere non sulla giustizia di un simile approccio, ma più semplicemente sulla sua realizzabilità e prevedibile efficacia.

    STRUTTURE E RISORSE

    Consideriamo anzitutto la disponibilità di strutture e risorse per rendere operative le nuove norme, a partire dalla necessità di identificare i cosiddetti clandestini e di individuare il loro paese di provenienza. In Italia, i posti disponibili nei centri di permanenza temporanea (Cpt), deputati a questo scopo, sono circa 2.700. Gli immigrati per cui è stata presentata una domanda di ammissione sul territorio ai sensi del decreto-flussi, in realtà quasi sempre già presenti in Italia, erano a fine 2007 circa 729mila. Anche trascurando una quota aggiuntiva di immigrati irregolari non emersi , il divario è evidente.
    Se poi si pensa che il governo prevede di elevare a 18 mesi il tempo di trattenimento nei Cpt, il rischio di ingolfamento delle strutture si ingigantisce, tralasciando i problemi che il trattamento di una massa di immigrati irregolari comporterebbe per una macchina giudiziaria già allo stremo. Il primo problema nella lotta contro l’immigrazione irregolare, che le nuove norme aggraverebbero, concerne quindi gli investimenti necessari in termini di strutture, personale, trasporti e così via.
    Ma proprio la prevista dilatazione della restrizione della libertà di movimento forse rivela il vero intento della norma: introdurre una lunga carcerazione preventiva per pochi malcapitati, in modo che serva da monito e deterrente per altri. In realtà, e non solo in Italia, il contrasto dell’immigrazione irregolare ormai entrata sul territorio nazionale si muove secondo logiche casuali e crudeli: si trattengono gli immigrati irregolari quando ci sono posti disponibili nei Cpt, quando appartengono a paesi disposti a riaccoglierli, quando ci sono risorse per affittare gli aerei e c’è il personale per rimandarli in patria. Gli immigrati effettivamente espulsi sono modeste percentuali, e non sono necessariamente i più pericolosi o parassitari.
    Questo modo di procedere, e soprattutto la previsione di trattenere le persone per 18 mesi, senza processo, solleva un’altra spinosa questione: un serio vincolo alla capacità di contrasto dell’immigrazione irregolare è rappresentato dai nostri ordinamenti liberali, ossia da quello che gli anglosassoni chiamano “liberal constraint”. Per essere più efficaci, dovremmo essere meno liberali, così come accade in parecchi paesi del Terzo Mondo, indubbiamente più incisivi di noi sulla materia. Èquello che il governo italiano si accinge a fare. Ma deve essere chiaro il prezzo da pagare, così come le resistenze a cui si andrà incontro nelle sedi internazionali.
    Criminalizzare gli immigrati irregolari rischia poi di escluderli ancora di più dai circuiti della normalità, fossero pure quelli del lavoro nero e dell’assistenza, spingendoli per forza di cose ad avvicinarsi maggiormente agli ambienti dell’illegalità. Le nuove norme potrebbero diventare un esempio di profezia che si auto-avvera: una volta definiti come criminali, gli immigrati irregolari potrebbero diventarlo in misura maggiore di quanto oggi avvenga. (1)

    IL RUOLO DELL'ECONOMIA SOMMERSA

    Abbiamo evocato il lavoro nero. Qui sorge un altro grave problema, già sollevato da molti a proposito delle assistenti domiciliari degli anziani: le cosiddette badanti, oltre 400mila nell’ultimo decreto flussi, inducendo altre incertezze nello schematismo dell’approccio governativo. Tra l’altro, associazioni artigiane e di piccole imprese, non senza ragione, hanno cominciato a rivendicare il fatto che anche i loro lavoratori irregolari svolgono funzioni utili e necessarie. Si sta andando verso un modello in cui, senza ammetterlo esplicitamente, alcuni immigrati irregolari saranno considerati un po’ meno criminali di altri. Già oggi risulta che la polizia non trattiene gli immigrati irregolari che mostrano la ricevuta della domanda di ammissione in base al decreto flussi 2007, ossia lavorano in nero.
    Ora, se in Italia, come in altri paesi, i flussi di immigrazione irregolare sono particolarmente elevati, questo è dovuto alle abnormi dimensioni dell’economia sommersa. Se si vuole lottare effettivamente contro l’immigrazione irregolare, bisogna stroncare la domanda che la alimenta. Ciò significa inasprire e rendere effettive le sanzioni contro i datori di lavoro, soprattutto allorquando si tratta di imprese. Di questo fondamentale aspetto non si vede traccia nel pacchetto governativo.
    Se si tratta invece di abusivismo di necessità, come avviene per molte famiglie, occorre prevedere canali più semplici e rapidi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro: per esempio la possibilità di convertire il permesso di soggiorno, sapendo che quel tipo di lavoro, per le condizioni che comporta, è destinato ad attrarre in permanenza immigrati/e neoarrivati.

    CHI E' IL CLANDESTINO

    Un’ultima questione si riferisce all’inquadramento degli immigrati non autorizzati come “clandestini”. In generale, il grosso dell’immigrazione irregolare non arriva via mare, o nascosta in un camion, ma consiste in overstayers: persone entrate regolarmente, per esempio con un visto turistico, che poi rimangono sul territorio, magari perché trovano un lavoro.
    Se anche prendiamo il caso emblematico, benché minoritario, degli sbarcati a Lampedusa o altrove (22mila nel 2006, secondo il dossier Caritas-Migrantes), scopriamo che circa il 60 per cento presenta una domanda di asilo, per ragioni politiche o umanitarie, e all’incirca il 30 per cento lo ottiene. Per contrastare più severamente gli immigrati irregolari, rischiamo quindi di sbarrare le porte anche a quanti avrebbero titolo per cercare protezione sotto le nostre leggi.
    In definitiva, mi sembra che il pacchetto governativo abbia in realtà due obiettivi latenti: il primo è quello di esercitare una qualche deterrenza verso i nuovi candidati all’ingresso, spingendoli magari verso altre destinazioni. Gli interessi di famiglie e imprese in cerca di manodopera sono però un potente fattore di controspinta, e finora hanno sempre prevalso.
    Il secondo obiettivo è quello del consenso: dimostrare agli elettori che finalmente si usa il pugno di ferro contro l’immigrazione irregolare. Conterebbe quindi soprattutto l’effetto annuncio, senza particolari preoccupazioni di efficacia. Già nella Milano del Seicento, come ricorda Manzoni, le grida del governo spagnolo funzionavano più o meno allo stesso modo.

    (1) Se il bersaglio sono gli immigrati rumeni, di cui si sottolinea l’incidenza nelle statistiche criminali, è quasi superfluo ricordare che la norma in questione non può colpirli, in quanto cittadini europei

  11. #11
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Da "Le Monde": L'Europe, seul espoir des Roms - Europe - Le Monde.fr

    A la demande des ONG qui réclamaient une commission d'inspection européenne en Italie, vous avez visité des camps roms près de Naples et Rome, les 17 et 18 mai. Que vous ont raconté les Roms ?
    La première réaction a été : "Vous êtes notre dernière chance. La dernière qui puisse nous aider. Car tous ceux qui nous ont rendu visite, personnalités politiques, du gouvernement ou des organisations civiles, nous ont abandonnés face au danger." Rom comme eux, j'étais la dernière en qui ils puissent avoir confiance. Ce qui se passe en Italie est tout simplement effrayant. Mais ce n'est pas moi seule qui vais pouvoir changer le système italien.
    Bonne vie

    Guglielmo
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  12. #12
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    Riferimento: Immigrati, clandestini, governi. Dalle promesse alle leggi.

    Mi viene da chiedermi se questa escalation di notizie contro i rom non sia proprio il modo di istigare altra violenza e altra intolleranza
    sapendo che questi reati contro quest'etnia saranno protetti
    e scusati...secondo me la televisione sta diventando la miccia per la molotov
    Nicoletta
    Odio essere bipolare. È fantastico!
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    su anobii http://www.anobii.com/nicoletta/books

    La forza non viene dal vigore fisico. Viene da una volontà indomabile.
    M. Gandhi
    Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.
    M. K. Gandhi



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