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  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di chinoppi
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    09-06-2005
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    Psicologia del comportamento alimentare

    Ciao a tutti/e, sono psicologo regolarmente iscritto all'albo specializzando in psicoterapia Gestalt, ho aperto da circa due anni uno studio attinente counseling e comportamento alimentare. La formula è abbastanza semplice ma (al di là del momento di crisi economica) piuttosto efficace, per cui ho una collaborazione con una dietologa (per l'elaborazione della dieta) per poterla seguire da un punto di vista fisiologico, mentre io mi occupo di seguire la persona da un punto di vista psicologico (counseling, diagnosi, supporto,ecc.). Questa "sostituzione" del dietologo con lo psicologo (tra l'altro la vera sostituzione è la loro su un'area di nostra pertinenza) è ben vista dagli utenti che rispondono bene al trattamento e sembrano avere maggiori risultati e di efficacia. Il target di cui mi occupo prevalentemente è "non patologico" (anoressia, bulimia,..) anche per diffondere culturamente una psicologia che non si occupa dei "matti", ma di persone la cui affettività è un mondo da esplorare e perchè no da migliorare
    Ho anche un sito Internet: Home page
    mi farebbe piacere se lo visitaste, nel frattempo se volete feedback chiedetemi pure!!
    Un saluto a tutti/e non dobbiamo mollare mai

  2. #2
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    chinoppi che vuoi dire con utenza ""non-patologica"???l' anoressia e la bulimia son delle vere e proprie patologie, con la più alta percentuale di mortalità...non si skerza mica!!!

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di chinoppi
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    Nel senso che dopo una mia diagnosi che esclude casi di bulimia e anoressia per cui vi è bisogno di un percorso radicalmente diverso (a quel punto faccio l'invio ad un mio collega psicoterapeuta) prendo in carico la persona. In quel senso l'utenza che ho "non è patologica". Anzi può essere importante perchè, così, si possono "agganciare" le persone che soffrono di questi disturbi dandogli magari in una fase di assessment la consapevolezza delle loro problematiche, e fargli decidere di intraprendere un corretto iter psicoterapeutico. L'intento nel mio studio (il termine "matto" che ho usato era detto con affetto) è proprio quello di cercare di diffondere la psicologia della salute ed il ruolo dello psicologo in un contesto più "normale" e più adatto a qualsiasi persona, in tal senso mi sembra che le persone rispondano con apprezzamento a questo approccio che è presente in tutti gli stati dell'Unione Europea tranne che nel nostro

  4. #4
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    ah ok scusa nn avevo capito!!!bhè interessante...in bocca al lupo!

  5. #5
    Partecipante Assiduo L'avatar di scianica
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    ciao chinoppi, sono felice che tu abbia affrontato questa problematica, ne approfitto per chiederti aiuto. Anche io da poco ho cominciato a collaborare con una nutrizionista ma ancora stiamo lavorando sul buon invio da parte sua. Stiamo programmando di fare un gruppo psicoeducazionale per persone sane proprio come dici tu per diffondere la psicologia della salute e che la psicologia non è fatta solo per pazzi. Rispetto al gruppo se hai dei suggerimenti da darmi o dei libri da consigliarmi mi faresti un gran piacere. Grazie

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di chinoppi
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    Io uso un tipo di colloquio più "espressivo" basato sulle emozioni che circolano in relazione ai fattori alimentari (quindi non un approccio comportamentista). Devo dire che , per ora, le persone sembrano soddisfatte da questo tipo di percorso meno di "testa" e più centrato sul "cuore" e sulla "pancia". Acquisendo consapevolezza dei loro stati emotivi interni hanno poi un miglioramento sul comportamento alimentare in modo evidente. Ti consiglio di affidarti ad un dietologo/dietista/nutrizionista (fai te anche se per la diagnosi fisiologica vi sarebbe bisogno di un medico) che possa mandarti in modo gratuito le persone per (io ho iniziato anche così) per effettuare un colloquio gratuito di analisi del comportamento alimentare (una sorta di check-up usando una terminologia più medica). In questo modo hai la possibilità di "agganciare" l'utenza nel caso in cui la persona ne avesse bisogno e volesse intraprendere un percorso di counseling attinente alla dieta

  7. #7
    Partecipante Assiduo L'avatar di scianica
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    Grazie chinoppi per l'informazione, vorrei chiederti un ulteriore suggerimenti riguardo a qualche testo che posso consultare sull'argomento.

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di chinoppi
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    Riferimento: Psicologia del comportamento alimentare

    A mio avviso dipende dal tipo di approccio che utilizzi e dalla tipologia di counseling che effettui. Non credo a libri tecnici che possano dirti "cosa devi saper fare", per esempio nei miei colloqui focalizzo l'attenzione sugli stati affettivi ed emotivi che la persona vive in merito allo stato corporeo piuttosto che sugli effetti comportamentali, che vengono invece minimizzati e svuotati della loro "pericolosità" per aprirsi ad un mondo fino a quel momento completamento inesplorato e ricco di vero nutrimento per il paziente.

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