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  1. #1
    skate2k5
    Ospite non registrato

    Emozioni, sentimenti e il cervello

    Cosa avviene nel nostro cervello quando ci si innamora o si prova un forte sentimento per un simile?
    Di cosa possiamo parlare di eccessiva empatia o di aree specifiche del cervello che vengono attivate?

    Grazie

  2. #2
    Partecipante
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    20-01-2008
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    Reggio Emilia/Padova
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    32
    Non credo si possa parlare di ECCESSIVA EMPATIA. Come per tutte le emozioni le teorie a riguardo sono tante e, soprattutto in questo periodo, in continua evoluzione. Molti pensano che aree del cervello siano coinvolte nel processo emozionale e di decision making, fatto appurato dalle nuove tecniche di brain imaging. Essendo l'amore una grande emozione penso possa essere compresa in questo ragionamento.
    Se la tua domanda riguarda il perchè scegliamo una persona piuttosto che un'altra, ovviamente inconsciamente, allora il discorso è molto più ampio.

    Credo. :-)

  3. #3
    skate2k5
    Ospite non registrato
    Ciao Kryls e grazie per la risposta.
    In realtà si, potremmo anche discutere di scelta della persona. Ma il mio dubbio era capire in quale area del cervello accade tutto cio' e quali meccanismi lo regolano.
    Spesso quando ci si trova in una situazione così "FORTE" si perde la ragione, si vede solo quello e soprattutto non si accettano ipotesi contrarie, quindi penso ci sia un meccanismo che lo regoli e che ne impedisca una valutazione razionale. Riuscirne a capire da dove tutto ciò è regolato ci aiuterebbe a capire come in realtà si possa aiutare una persona ad esempio ad uscire da una situazione di depressione in conseguenza di un rifiuto dell'amato/a.

  4. #4
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
    Data registrazione
    25-03-2008
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    Lecce
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    1,011
    E come potrebbe essere aiutata una persona nel senso in dici?...parlandogli del ruolo del sistema limbico?di molecole neurotrasmettritrici?di efferenze viscerali?...non credo proprio che la questione si riduca a questo...parlando di esperienze 'propriamente' umane dobbiamo utilizzare un linguaggio propriamente umano...in caso contrario lo psicologo verrebbe svuotato della sua conoscenza.La ragione scientifica utilizza un metodo causale-riduttivo che è insufficiente e non esaurisce in alcun modo la ricchezza dell'esperienza individuale e storica.E di questo ne sono convinti anche eminenti neurobiologi come G.Edelman ad esempio...
    Cordiali saluti...

  5. #5
    skate2k5
    Ospite non registrato
    Ciao Luigi e grazie anche a te per la risposta.
    Non intendevo ricevere una risposta che potesse risolvere i problemi di una persona "che ama". Ma mi piaceva capirne il fenomeno, decisamente complesso, ma che pero' si fonda su basi biologiche o come di tu sul sistema limbico.
    Capisco anche che la questione è complessa ed entrano in ballo meccanismi complessi.
    In particolare mi interessava qualche spunto, per poi approfondirlo, al fine di far "leggera" luce su quel filo che passa tra l'innamoramento e depressione per amore non corrisposto.
    Quel baratro che andrebbe evitato per persone travolte da questa bufera ormonale.
    Grazie ancora.

  6. #6
    Partecipante
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    20-01-2008
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    Reggio Emilia/Padova
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    32
    Ora ho capito. In effetti è un argomento molto interessante, che potrebbe portare a scoperte davvero interessante. Sperando di non degenerare nella creazione di qualche cocktail amoroso stile "pozione d'amore": insomma lasciamo a Cupido ciò che è di Cupido.

    Detto questo, penso comunque (sì lo so che non c'entra con quello che intendevi dire nel tuo messaggio... è un mio pensiero) che un po' di "sana tristezza" post-rottura sia funzionale a tutti. Chiaramente non sto considerando le situazioni gravi di depressione e simili. Però credo che se cercassimo di cavarcela un po' più da soli, avremmo meno rischio di imbatterci in situazioni davvero sconvenienti per la nostra salute.

    Contro corrente?

  7. #7
    skate2k5
    Ospite non registrato
    Hai ragione Kryls, ma la questione è un po' piu' delicata.
    In quanto spesso queste "delusioni" sfociano in Ansia e Depressione superarndo quel sottile senso di razionalità. Mentre invece cercando di prevenire tali situazioni, magari cercando di creare in quella persona diversi motivi di vita, incoraggiarli a "vivere diversamente" si potrebbe riuscire ad evitare che questi malumori sfocino in patologie talvolta anche gravi.
    Che ne dici?

  8. #8
    Partecipante
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    20-01-2008
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    Sì certo, sono perfettamente d'accordo. Ci sono casi nei quali vengono tirate in ballo altre questioni, dipendenti ovviamente dal background di ciascuno di noi. Non siamo tutti uguali e, purtroppo, ci sono persone che facilmente possono cadere in depressione.
    Insomma, se scriviamo su Ops, sappiamo tutti quanti di cosa parliamo.

    Proprio perchè siamo tutti quanti nella stessa barca, però, mi permetto di dare sfogo ad un piccolo dubbio che a volte mi "assale": stiamo veramente facendo il bene delle persone? Insomma.. è chiaro che la figura dello psicologo come quella del medico aiuta molte persone in difficoltà. Ma siamo sicuri che senza queste figure, così tante persone ne sentirebbero il bisogno?

    Senza alcuna polemica, il mio discorso era riferito a quelli che si rivolgono a professionisti per qualsiasi "piccola tristezza", problemi che si potrebbero risolvere con un niente e che invece diventano enormi proprio perchè non siamo abituati a cavarcela da soli (generalizzo ovviamente sbagliando ma non mi piace riferirmi a un campione specifico anche perchè non saprei come denominarlo!).
    E' un po' la questione delle allergie: miliardi di allergie e intolleranze che spuntano fuori dal nulla. E' vero che il tasso di mortalità odierno è minore di quello di un tempo, però sono anche dell'idea che per vivere forti e felici, un po' si debba soffrire. Iniettare vaccini per qualsiasi tipo di malattia è spesso controproducente...

    ?

  9. #9
    Partecipante Super Esperto L'avatar di mistral_72
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    01-02-2007
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    Ciao a tutti ho letto il titolo del thd e sono rimasto incuriosito, magari li avete già letti e magari sono anche off thd, ma io li consiglio lo stesso, tre libri di Antonio Damasio, bellissmi: l'errore di cartesio; emozione e coscienza e per finire: alla ricerca di Spinoza. Insomma una bella maratona, riflessioni elegantissime e scientificamente fondate sui complessi rapporti tra emozioni sentimenti e cervello.

  10. #10
    skate2k5
    Ospite non registrato
    In riferimento a quanto dici, Kryls, devo dire che al momento per fortuna non ho avuto esperienza diretta di depressione, essendo una persona che ha ri-approcciato da poco lo studio delle discipline psicologiche mi è sorto quel dubbio circa la relazione innamoramento/depressione.
    Forse è come dici tu sul rapporto malattie e medicina, ma solo per alcuni casi.
    Invece per quanto riguarda la depressione...beh..quella non credo si riesca a risolvere senza l'aiuto se non dei medici almeno della gente che ti sta vicino giornalmente e soprattutto degli amici.
    E qui tocchiamo un punto dolente: no medico, no familiari, ma gli amici...quelli veri...possono fare la parte forte della questione.
    E credo che debbano farla, permettere alla persona in difficoltà di sfogarsi e cercare in loro qualche spiraglio per ricominciare a vivere. Il problema è che l'Amicizia vera inizia a scarseggiare in una società come quella che viviamo e i valori tendono ad affievolirsi.

  11. #11
    Partecipante
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    Per Mistral_72: sì li ho letti, sto preparando una tesi inerente all'argomento e probabilmente il mio primo commento è stato molto ispirato proprio a Damasio.

    Per Skate:
    eccoci. Siamo arrivati al punto focale della questione. Alla fine siamo d'accordo:
    1. da una parte c'è la depressione (and co.). E' una malattia, lo sappiamo entrambi, e va curata. Punto, su questo non si transige. E' chiaro che una terapia multidisciplinare avrà un riscontro maggiore. Sicuramente. E l'aiuto di amici e parenti sarà importante, però un ruolo forte è quello del clinico.

    2. Dall'altra parte, mi riferisco e, a questo punto, ci riferiamo, a quei sentimenti minori di tristezza. Quelle situazioni in cui, sì c'è un calderone che ribolle e fa stare male, ma, con un po' di equilibrio e, sicuramente, un ambiente favorevole, si può controllare, lenire e guarire. Il problema sta esattamente qui: gli affetti, le relazioni di cui tu parli, oggigiorno non sono più così importanti come un tempo. Ci diamo meno tempo per i rapporti umani, per le cose semplici e, cosa più importante, per noi stessi. E' stato sperimentalmente dimostrato che tre ore di sport al giorno hanno un effetto migliore di quanto non lo abbiano gli psicofarmaci per la depressione. Ora, chiaro che è solo un esempio, ma ti rendi conto? Abbiamo una grandissima forza dentro, che si alimenta nell'ambiente e nelle relazioni umane. Il fatto è che spesso ce ne dimentichiamo, e questo sovraffollamento di psicologi-psicoterapeuti-and co., di certo non aiuta a ricordarci che possiamo farcela da soli.

    E io sarò fra loro!! ;-) ecco il perchè del mio dubbio!!!!
    Tendo a sottolineare la funzione curativa di questi professionisti eh, ci mancherebbe! Ma ci sono situazioni e situazioni.

  12. #12
    skate2k5
    Ospite non registrato
    Esatto.
    Studio anche io la materia, ma io da pochissimo.
    Non credo che alla fine farò mai lo psicologo o simili, ma ritenevo giusto saperne di più di questa materia che ho sempre ritenuto importante per capire me stesso e gli altri, partendo dalla fonte di tutto cio' e cioè il nostro cervello.
    Sulla tecniche naturali per riemergere da una profonda delusione d'amore..beh..inizierei col dire che ambiente sociale lavorativo, ambiente familiare e qui ci metterei anche gli amici e un sano razionalismo porterebbero ad affrontarla meglio.
    Ma quando secondo te (o voi) si puo' parlare di depressione? e soprattutto quanto parlare sempre dell'argomento con la persona interessata puo' servire davvero ad uscirne? che motivazioni di vita dare ad una persona in questo stato?

  13. #13
    Partecipante
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    Guarda, parli con una principiante: sono al terzo anno e, anche se ad Ottobre sarò laureata in Psicologia, mi sento molto, molto ignorante. Infatti trovo assurdo che ci sia la possibilità di fermarsi alla triennale... ma questo è un altro discorso.
    Torniamo al nostro...

    Intanto vorrei premettere che il mio orientamento è molto scientifico: mi piace tenere i piedi a terra pur parlando di cose che spesso non hanno una collocazione sperimentale. E in questo caso le neuroscienze ci danno grande soddisfazioni.

    Si può parlare di depressione? Beh... qua si apre un altro immenso argomento, al quale sicuramente non so mettere un punto finale, ma solo un punto e virgola, o al massimo un puntini puntini...

    Secondo i fautori della matrice biologica della malattia, pare esserci una corrispondenza tra depressione e insufficiente disponibilità di noradrenalina, serotonina e dopamina, che sono tre neurotrasmettitori.
    Secondo questo pensiero risulta chiaramente necessaria una terapia farmacologica: ovvero somministrare antidepressivi che vadano ad agire sui meccanismi di neurotrasmissione. Questi farmaci, a differenza di altri (es. ansiolitici), non agiscono solo sui sintomi ma anche sui meccanismi che hanno creato il problema. E' stato comunque provato che una terapia multifocale, in questo caso farmacologia + psicoterapia, produce risultati migliori.

    Detto questo sembrerebbe molto semplice dire che la depressione esiste. Nel senso che se ci sono disfunzioni a livello cerebrale, possiamo parlare di segnali concreti: ecco qui che spunta l'altra faccia della medaglia.
    Molti sostengono che la teoria della mancanza di serotonina sia solo una delle tante teorie scientifiche, ormai sorpassata, che viene tenuta viva dall'apparato promozionale di case farmaceutiche, attraverso campioni gratuiti negli ambulatori medici e altri simpatici artifizi. Sarebbe veramente triste.

    "Oggi, siamo posti di fronte ad uno strano paradosso:
    il fenomeno della depressione diventa sempre più comune e diffuso,
    nel momento stesso in cui la psichiatria non concede più il tempo,
    alla osservazione ed all'ascolto dei pazienti"
    P. Fédida.

    ...

  14. #14
    skate2k5
    Ospite non registrato
    Ok, ho capito.
    Nel senso che...ho capito..che l'argomento è complicato e non risolvibile con due semplici parole. Pero' mi è bastato intuire che i medicinali se è vero che possono alleviari i sintomi da depressione possono invece crearne altri.
    Il problema sarà da valutare sia sul piano puramente psicologico che biologico.
    ...e per quello che mi riguarda al momento, direi di affrontare solo ed esclusivamente quello psicologico, cercando comunque di aiutare la persona a venirne fuori stimolandolo con obiettivi di vita diversi e forse usando la miglior medicina che esita....il TEMPO.
    Grazie

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