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  1. #1
    alerapper
    Ospite non registrato

    Psicoterapia Delle Psicosi

    salve a tutti. vorrei sapere se la psicoterapia è impiegata accanto alla psicofarmacoterapia per curare le psicosi e non solo come supporto psicologico.

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Giuppy83
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    Mah, guarda, io lavoro con gli psicotici, e ti dico che la psicoterapia non viene utilizzata, perchè questa presuppone un esame di realtà conservato e una capacità introspettiva, interpretativa e di elaborazione che lo psicotico non ha.
    Lo psicotico ha un Io disintegrato e un esam di realtò compromesso, pertanto non è in grado di reggere una psicoterapia "espressiva"; quella che si intraprende con questi pz è una terapia supportiva, in cui il terapeuta funge da supporto per l'Io frammentato del pz, e cerca di aiutare quest'ultimo nel processo di ricostruzione e integrazione di un buon esame di realtà. Per esempio, io ho un pz che va settimanalmente dallo psicoterapeuta per "fare il punto della situazione" e per affrontare eventuali difficoltà quotidiane dovute alla sua schizofrenia; oltre a ciò, segue un gruppo di assertivitàtenuto da un cgnitivo-comportamentista, per diventare più efficace nelle relazioni interpersonali.
    Come vedi sono tutte forme di psicoterapia, però a carattere di sostegno.
    La terapia a livello supportivo viene affiancata alla farmacoterapia, anche perchè i nuovi antipsicotici hanno effetti importanti sui sintomi positivi e negativi della psicosi, che precedentemente erano impensati, e il pz deve essere aiutato a far fronte anche alle nuovi progressi a cui è giunto grazie ai farmaci.

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    Non sono in accordo con la storia del conservato senso di realtà, anche perchè lo psicotico, e mi fermo qui e basti, non sempre è completamente fuori dalla realtà, non sempre abbiamo bisogno della realtà.
    Se poi per psicotico pensiamo a quello da DSM allora si può dire/ fare poco.
    Comunque.
    salute
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  4. #4
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Giuppy83
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    Un non conservato esame della realtà implica l'incapacità di discernere tra ciò che è dentro di sè e ciò che è fuori, tra io e non-Io; implica, pertanto, allucinazioni e deliri. Penso che sarebbe meglio essere ancorati alla realtà, se le voci che senti ti dicono di ammazzarti, o di buttare sotto un treno della metro la persona che ti sta davanti, perchè è il demonio... No?
    Salute anche a te!

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Non sono d'accordo che non si possa fare un lavoro psicoterapeutico, per non dire psicoanalitico, con i pazienti psicotici, che hanno i loro problemi ma che, ad essere in grado di entrarci, possono fare terapie o analisi molto interessanti e produttive. E' importante considerare anche quali sono i limiti teorici e tecnici presenti nel terapeuta, primo tra tutti, a mio modesto avviso, l'idea che i pazienti psicotici abbiano bisogno di un sostegno, di un Io ausiliario, magari quello del terapeuta. Se ciò può costituire una fase del lavoro con gli psicotici non ne è il fine ultimo. Come sempre è la tecnica che si deve adattare, ma il metodo di lavoro rimane lo stesso: con i procedimenti adeguati non si potrebbe fare, ad esempio, un'interpretazione di transfert anche con questi pazienti?
    Ricordo inoltre l'esperienza di molti psicoanalisti (Ferenczi, Klein, Bion, Meltzer, Winnicott, Ogden...) con pazienti gravi.
    Che poi in una struttura pubblica questo non possa essere fatto è un altro discorso...

    Un saluto
    gieko

  6. #6
    jjonathan
    Ospite non registrato
    da quel (poco) che so da studente:

    secondo la Mc Williams il tipo di psicoterapia cambia a seconda del livello evilutivo raggiunto dal pz: terapia di svelamento dell'inconscio per nevrosi - terapia espressiva per borderline - terapia di supporto per psicosi (che è quella che ha spiegato Giuppy).

    Per Freud non si poteva fare la psicoterapia con gli psicotici perchè non hanno il transfert (siccome non investono il mondo esterno e quindi gli oggetti)
    Per altri autori, come Sullivan, il transfert c'è e quindisi può fare terapia. Insomma, pareri contrastanti.

    Secondo me, si può fare, a patto che abbia caratteristiche particolari, ad esempio il terapeuta sia capace di regredire insieme al pz condividendo i suoi deliri e fungendo da "Io ausiliario" per fargli fare esperienze nuove e sostitutive delle prime esperienze negative, per progredire pian piano verso l'integrazione dell'Io. Il tutto ovviamente sotto l'effetto dei neurolettici
    Ultima modifica di jjonathan : 20-02-2008 alle ore 21.54.29

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    infatti si, saremmo ancora fermi ai tempi, bei tempi.
    tante ricerche da Melania a Wilfred R. Bion. davvero molti pensieri. E Searles pure ed il citato Sullivan che, strano caso, scrive qualcosa dal titolo "Scritti sulla schizofrenia", come Searles.
    I gravi. Non certo il lettino, o forse.. non certo.
    Ma la possibilità si. Non tanto su teorie nevrotiche ma ancora prima. Pre Edipo, se vogliamo, e lavoro sulla costruzione stessa del pensiero (Bion e funzione Alfa etc).
    Mi raccomando.
    "Un non conservato esame della realtà implica l'incapacità di discernere tra ciò che è dentro di sè e ciò che è fuori, tra io e non-Io; implica, pertanto, allucinazioni e deliri. Penso che sarebbe meglio essere ancorati alla realtà, se le voci che senti ti dicono di ammazzarti, o di buttare sotto un treno della metro la persona che ti sta davanti, perchè è il demonio... No?"
    ... un discorso che è da attualità pura, categoriale. Quale realtà però.. la realtà del DSM, per dire, o ICD X, è diversa da quella del paziente, non tiene conto di tutta la psicopatologia europea, classica e non.
    "Ancorati alla realtà", preferisco essere ancorato al Senso.
    ossequi. a dopo
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  8. #8
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Non sono d'accordo che non si possa fare un lavoro psicoterapeutico, per non dire psicoanalitico, con i pazienti psicotici, che hanno i loro problemi ma che, ad essere in grado di entrarci, possono fare terapie o analisi molto interessanti e produttive. E' importante considerare anche quali sono i limiti teorici e tecnici presenti nel terapeuta, primo tra tutti, a mio modesto avviso, l'idea che i pazienti psicotici abbiano bisogno di un sostegno, di un Io ausiliario, magari quello del terapeuta. Se ciò può costituire una fase del lavoro con gli psicotici non ne è il fine ultimo. Come sempre è la tecnica che si deve adattare, ma il metodo di lavoro rimane lo stesso: con i procedimenti adeguati non si potrebbe fare, ad esempio, un'interpretazione di transfert anche con questi pazienti?
    Ricordo inoltre l'esperienza di molti psicoanalisti (Ferenczi, Klein, Bion, Meltzer, Winnicott, Ogden...) con pazienti gravi.
    Che poi in una struttura pubblica questo non possa essere fatto è un altro discorso...

    Un saluto
    Ricordo anche Lacan, che è forse stato lo psicoanalista che più ha scritto e fatto pratica analitica con pazienti psicotici. (Mi chiedo peraltro come mai non venga citato né da Gieko né da El Loco). Ritengo, tuttavia, che l'interpretazione di transfert sia uno strumento potenzialmente rischioso con strutture psicotiche, poichè potenzialmente persecutorie e scatenanti, tu cosa ne pensi Gieko?

    Saluti,
    ikaro

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Ikaro, scusa l'ignoranza ma non sapevo della grande pratica di Lacan con i pazienti psicotici e quindi ho citato alcuni degli autori che mi sono venuti in mente a riguardo, soprattutto della scuola inglese.
    Per quanto riguarda l'interpretazione di transfert con gli psicotici credo che possa essere fatta, ovviamente con le dovute modifiche tecniche e con un grande attenzione proprio ai vissuti persecutori che possono presentarsi, cosa di certo non semplice...
    Bisogna poi vedere come si intenda il transfert e come venga interpretato.
    gieko

  10. #10
    francescosi
    Ospite non registrato
    Nella scuola inglese credo che i più esperti nella cura della psicosi sono stati Rosenfeld e Money Kirle. Indispensabili per comprendere il pensiero psicotico sono i testi di Matte Blanco (in particolare L'inconscio come insiemi infiniti).

  11. #11
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    idem per l'ignoranza.. ho una amica che frequenta scuola lacaniana che diceva, comunque ubriaca: "Lascia stare gli psicotici, non se ne può fare nulla. Vai sui nevrotici! Non perdere tempo!". Mi son detto che forse era così. Ma sono concentrato abbastanza su Bion, per ora.
    Per il transfert... parlerei più di identificazione proiettiva, a riguardo dei gravi.
    Ditemi voi, discutiamone.
    E forse pericoloso si... ma ne parleremo.
    salute.

    NB parto domani mattina, torno sabato sera. Corso toscano.
    baci a tutti
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  12. #12
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    per giuppy

    Partendo dall'esperienza e non solo dalla nosografia, comunque utile, essa ci dice che non tutti gli psicotici sono uguali, cosi' come non lo è il livello di compromissione dell'esame di realta'; inoltre, molti dati clinici, riportano che anche durante stati deliranti, si scopre, spesso a posteriori, riferondoci ai casi piu' gravi, che un fondo di realta' era stato mantenuto, ma che l'individuo è stato piuttosto sopraffatto da una sofferenza per lungo tempo inesprimibile; sarebbe importante "saper ascoltare" le parole del delirio o di cio che "le voci" dicono all'individuo, poichè con il tempo, si potrebbe giungere ad inaspettate significazioni e chiarificazione del senso di essi/e. La mia non è affatto una critica nei tuoi confronti, ma l'espressione di un'altro tipo di esperienza, sia letta, sia osservata. Anche Jung riporto' di aver vissuto per 4 anni, un lungo periodo di psicosi personalmente, che lo spinse poi a continuare ad occuparsi di qs tipo di pazienti. Il gia' citato Sullivan, che comprese l'importanza delle distorsioni relazionali vissute dallo schizofrenico durante la 1 infanzia ed è molto famoso per la sua opera in questo campo, cosi' come dell'importanza dell'inserimento in un mondo fatto di relazioni, che costituiscono l'essenza vitale di tutti gli esseri umani, ai fini almeno di grandi miglioramenti in qs patologia. Cio' che spesso sembra sfuggire, è che anche i deliri e le allucinazioni, possono essere dotate di un loro senso o significato che con i dovuti tempi, modi e sostegni farmacologici, possono essere scoperti e trasformarsi, se c'è una buona relazione di base con il terapeuta, da "voci" perfino in "pensieri" decifrabili e pensabili per il soggetto, diventando in tal modo comunicabili al mondo esterno, purchè esso si disponga ad ascoltarli.
    Comunque, penso che geiko, ed ikaro, siano piu' molto piu' esperti di me in materia.
    Lo psicotico è prima di tutto, un essere umano, al pari di tutti gli altri, forse, entrando in qs'ottica, un giorno, ci saranno migliori possibilta' di cure, terapie, recupero e rispetto, da parte di altri esseri umani piu' fortunati. Io credo che su qs punto sia difficile da parte di coloro che qui hanno espresso la loro opinione, non essere d'accordo, per quanto cio' non sia certo una pretesa ma una proposta.
    Come ripeto, ci sono qui persone molto piu' esperte, che potranno dire al meglio, se vorranno, ed esprimendo la loro opinione, cio' che era nelle mie intenzioni.
    Gaia
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  13. #13
    jjonathan
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da gennyblue Visualizza messaggio
    Partendo dall'esperienza e non solo dalla nosografia, comunque utile, essa ci dice che non tutti gli psicotici sono uguali, cosi' come non lo è il livello di compromissione dell'esame di realta'; inoltre, molti dati clinici, riportano che anche durante stati deliranti, si scopre, spesso a posteriori, riferondoci ai casi piu' gravi, che un fondo di realta' era stato mantenuto, ma che l'individuo è stato piuttosto sopraffatto da una sofferenza per lungo tempo inesprimibile; sarebbe importante "saper ascoltare" le parole del delirio o di cio che "le voci" dicono all'individuo, poichè con il tempo, si potrebbe giungere ad inaspettate significazioni e chiarificazione del senso di essi/e. La mia non è affatto una critica nei tuoi confronti, ma l'espressione di un'altro tipo di esperienza, sia letta, sia osservata. Anche Jung riporto' di aver vissuto per 4 anni, un lungo periodo di psicosi personalmente, che lo spinse poi a continuare ad occuparsi di qs tipo di pazienti. Il gia' citato Sullivan, che comprese l'importanza delle distorsioni relazionali vissute dallo schizofrenico durante la 1 infanzia ed è molto famoso per la sua opera in questo campo, cosi' come dell'importanza dell'inserimento in un mondo fatto di relazioni, che costituiscono l'essenza vitale di tutti gli esseri umani, ai fini almeno di grandi miglioramenti in qs patologia. Cio' che spesso sembra sfuggire, è che anche i deliri e le allucinazioni, possono essere dotate di un loro senso o significato che con i dovuti tempi, modi e sostegni farmacologici, possono essere scoperti e trasformarsi, se c'è una buona relazione di base con il terapeuta, da "voci" perfino in "pensieri" decifrabili e pensabili per il soggetto, diventando in tal modo comunicabili al mondo esterno, purchè esso si disponga ad ascoltarli.
    Comunque, penso che geiko, ed ikaro, siano piu' molto piu' esperti di me in materia.
    Lo psicotico è prima di tutto, un essere umano, al pari di tutti gli altri, forse, entrando in qs'ottica, un giorno, ci saranno migliori possibilta' di cure, terapie, recupero e rispetto, da parte di altri esseri umani piu' fortunati. Io credo che su qs punto sia difficile da parte di coloro che qui hanno espresso la loro opinione, non essere d'accordo, per quanto cio' non sia certo una pretesa ma una proposta.
    Come ripeto, ci sono qui persone molto piu' esperte, che potranno dire al meglio, se vorranno, ed esprimendo la loro opinione, cio' che era nelle mie intenzioni.
    Gaia

    come dice Freud, più o meno: "gli psicotici si sono distolti dalla realtà esteriore e si sono immersi in quella interiore, ed è per questo che possono insegnarci cose altrimenti per noi inaccessibili".

    Quindi sta a noi, credo, "comprendere" quello che ci dicono, tutto sta nel riuscire a stabilire un incontro dia-logico con loro in cui siamo noi a dover "imparare" il linguaggio del pz
    Ultima modifica di jjonathan : 22-02-2008 alle ore 21.28.08

  14. #14
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    La psicoterapia cognitiva ha una buona efficacia per le psicosi.
    Ad esempio si può fare riferimento ai testi di Chadwick,dove viene descritto l'intervento sui deliri e le allucinazioni.
    L'idea dell'impossibilità di una psicoterapia per le psicosi è in realtà molto superata.

  15. #15
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Citazione Originalmente inviato da Parsifal Visualizza messaggio
    La psicoterapia cognitiva ha una buona efficacia per le psicosi.
    Ad esempio si può fare riferimento ai testi di Chadwick,dove viene descritto l'intervento sui deliri e le allucinazioni.
    L'idea dell'impossibilità di una psicoterapia per le psicosi è in realtà molto superata.
    Infatti, anch'io so che è cosi', qui si sostiene a tutti i costi, pur del prevalere della teoria sulla pratica efficace, l'impossibilita' ormai superata della terapia su qs patologia. Non potrebbero semplicemente essere inefficaci le teorie e tecniche che ci sono vogliono applicare, a scapito di una buona prassi, basata anch'essa su solide esperienze e teorie. Secondo me, bisognerebbe essere un poì piu' aperti ad approcci diversi e ad apprendere da essi, con la consapevolezza che cio' è molto piu' arricchente ed utle, senza cadere, per proprie impossibilita', in inutili confusioni.
    Gaia
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