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  1. #1
    Alessandro.G
    Ospite non registrato

    Mobbing - Ci piace lavorare

    Buonasera a tutti!
    Sono felicissimo di entrare a far parte di questa Community e mi presento:
    mi chiamo Alessandro Gallo, ho 25 anni (tra poco 26), sono uno studente romano laureando in "Scienze della Comunicazione" con una tesi in "Psicologia della Comunicazione" su un argomento tristemente noto ovvero "Il Mobbing" ( violenze e soprusi sul luogo di lavoro, ma tanto lo sapevate già!!). Sono qui per sapere cosa ne pensate, quale ritenete che sia il movente che spinge l'esecutore di questa terribile pratica a metterla in atto e quale, secondo voi, è invece il processo mentale che spinge spesso la vittima a subire passivamente senza reagire. So che posso creare un dibattito serio e costruttivo in questo spazio..
    A presto
    Alessandro Gallo

    Il Mobbing:
    "Il Mobbing è, nell'accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso".

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di larapull
    Data registrazione
    24-01-2005
    Messaggi
    439
    Ciao, il mobbing spesso nasce da percezioni e sentimenti che il superiore e/o collega nutre nei confronti del "collega".Si manifesta con modalità di escalation sempre più distruttiva. Non sempre si ha un motivazione vera e propria e plausibile, ma spesso o per caratteri diversi o per modalità di imposizione, o per " voci di corridoio" si crea questa dinamica fortemente nociva e distruttiva da cui solo uno usirà vincente (quasi sempre il superiore e/o il collega o gruppo di colleghi fautori del mobbing).

  3. #3
    Alessandro.G
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da larapull Visualizza messaggio
    Ciao, il mobbing spesso nasce da percezioni e sentimenti che il superiore e/o collega nutre nei confronti del "collega".Si manifesta con modalità di escalation sempre più distruttiva. Non sempre si ha un motivazione vera e propria e plausibile, ma spesso o per caratteri diversi o per modalità di imposizione, o per " voci di corridoio" si crea questa dinamica fortemente nociva e distruttiva da cui solo uno usirà vincente (quasi sempre il superiore e/o il collega o gruppo di colleghi fautori del mobbing).
    Secondo voi questa dinamica fortemente nociva e distruttiva si genera per puro caso oppure per una combinazione ben precisa di personalità dei soggetti in causa e tipologia di contesto lavorativo? Hege e Leymann, i principali studiosi del Mobbing oggi, sono fortemente in disaccordo tra loro: il primo sostiene che debbano incontrarsi una tipologia precisa di vittima ed aggressore in preciso tipo di contesto, il secondo invece sostiene che le leggi che governano questa dinamica sono esclusivamente dettate dal caso.
    Secondo voi?
    Ale G

  4. #4
    AlphaDraconis
    Ospite non registrato
    Basandomi sulla letteratura che ho affrontato ritengo il mobbing come un insieme di variabili ambientali e personologiche ben definite.
    Fattori personologici da soli, come fattori ambientali da soli non hanno una diretta causalità, quanto se mai sono associati in una con-causalità.

    Tutto comunque è determinato dalla caratteristica fondamentale riscontrata nella "escalation", quindi probabilmente le cause vere e proprie del conflitto possono essere considerate abbastanza casuali, ma la meccanica generale viene governata da variabili definibili, tutto dipende da dove si focalizza l'attenzione.

    Comunque riguardo all'argomento ti consiglierei la lettura del volume IX del 2004 della rivista Risorsa Uomo di V. Majer; ci sono tre o quattro articoli di vari autori tra cui Argentero, Giorgi, Majer, Favretto, etc. che parlano proprio degli antecedenti organizzativi e psicosociali oltre che individuali del fenomeno.
    Ultima modifica di AlphaDraconis : 30-01-2008 alle ore 01.12.12

  5. #5
    Alessandro.G
    Ospite non registrato
    QUOTE=AlphaDraconis;1297190]Basandomi sulla letteratura che ho affrontato ritengo il mobbing come un insieme di variabili ambientali e personologiche ben definite.
    Fattori personologici da soli, come fattori ambientali da soli non hanno una diretta causalità, quanto se mai sono associati in una con-causalità.

    Tutto comunque è determinato dalla caratteristica fondamentale riscontrata nella "escalation", quindi probabilmente le cause vere e proprie del conflitto possono essere considerate abbastanza casuali, ma la meccanica generale viene governata da variabili definibili, tutto dipende da dove si focalizza l'attenzione.

    Comunque riguardo all'argomento ti consiglierei la lettura del volume IX del 2004 della rivista Risorsa Uomo di V. Majer; ci sono tre o quattro articoli di vari autori tra cui Argentero, Giorgi, Majer, Favretto, etc. che parlano proprio degli antecedenti organizzativi e psicosociali oltre che individuali del fenomeno.[/QUOTE]


    Carissimo AlphaDraconis,
    ti ringrazio tantissimo per avermi segnalato questa lettura, sai dirmi in quale biblioteca posso trovare questa rivista scientifica?

    Ieri ho scritto una parte della mia tesi sulle "culture organizzative" (burocratica, tecnocratica, paternalistica etc. etc.) e sulle caratteristiche intrinseche a queste culture che possono creare le condizioni generali per l'instaurarsi di conflitti tra i membri che poi sfociano nel Mobbing. Quel tipo di cultura organizzativa ritenete che possa favorire l'esplosione di questo fenomeno di eterodistruzione? Una con un forte accentramento gerarchico, una più volta all'innovazione e alla competitività, una molto attenta alla cooperazione e all'appartenenza al gruppo (etc. etc.)?

    Riporto di seguito la classificazione (definizione e elementi forieri di conflitto ):

    cultura autoritaria: si caratterizza per la presenza di un leader quale capo carismatico che rappresenta l'organizzazione; eccessiva identificazione e subordinazionenei confronti di un leader, comunicazione ad una sola via (discendente).

    cultura burocratica: la cartteristica principale è l'attenzione per le norme e la definizione dei ruoli e delle responsabilità; impersonalità delle relazioni e osservanza rigida delle norme.

    cultura tecnocratica: il valore fondamentale è rappresentato dalla competenza professionale, dal successo e quindid a una forte competitività; l'alta competitività correlata allo stress nell'impegno quotidiano che esige la cultura tecnocratica a scapito del mondo delle emozioni e dei sentimenti.

    cultura paternalistico clientelare: il valore fondamentale è rappresentato dall'appartenenza ad un gruppo, a un clan, quale sistema di riconoscimento e di protezione; la dinamica dicotomica che viene a crearsi tra gruppo di appartenenza ed esterno.

    cultura cooperativa: i valori caratterizzanti sono la cooperazione, il consenso; le difficoltà di condividere a pieno una decisione, anche se la percezione del conflitto è intesa come funzionale.



    Fatemi sapere cosa ne pensate...Grazie a tutti e salutoni!
    Alessandro Gallo

  6. #6
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
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    Albino (BG)
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    Blog Entries
    281
    Nell'ordine, per quel che ne so, direi che le culture organizzative nelle quali dovrebbe essere più probabile la presenza di mobbing potrebbero essere :

    1) cultura paternalistico clientelare

    2) cultura autoritaria

    3) (ma forse a pari merito con 2) cultura burocratica

    4) cultura tecnocratica

    5) cultura cooperativa

    Ma tieni conto del fatto che il mio è il punto di vista di uno psicologo clinico che legge la realtà sulla base delle teorie psicoanalitiche.
    Da questo punto di vista, il mobbing potrebbe essere anche innescato dal fatto che il mobber non sia in grado di riconoscere la propria sofferenza; sofferenza derivante dall'inevitabile scarto esistente tra ideale e realtà nel lavoro. Se questa sofferenza non viene riconosciuta, è possibile che venga proiettata all'esterno. Questo punto di vista è sostenuto da alcuni autori francesi (in particolare Christophe Dejours e Marie Grénier-Pézé, ai quali ti rimando) che hanno fondato una branca dell'analisi del lavoro su basi psicodinamiche nota come "psychopathologie et psychodynamique du travail".

    Di fondo, l'ipotesi è che il malessere collegato al mondo del lavoro, nelle sue varie forme, derivi in primo luogo dal non riconoscimento del fatto che il lavoro reale (e l'organizzazione reale del lavoro) è profondamente differente dal lavoro ideale (e dall'organizzazione ideale del lavoro) cui fanno riferimento le norme aziendali, i piani di qualità e gli organigrammi. E' un'ipotesi che ritengo interessante, Magari voi siete di parere differente. Fatemi sapere.

    Buona vita

    Guglielmo

    P.S.: Piccola bibliografia di riferimento

    Dejours, Christophe: Travail , usure mentale Centurion/Bayard Editions, 2000
    La France malade du travail Bayard Editions, 1995
    Le Facteur humain PUF, 1999
    Drida M., Engel E., Litzenberger M., 1999, « Du harcèlement ou la violence discrète des relations de travail », Actes
    du 2ème CIPPT, Paris.
     Grenier-Peze M, 2000. Le harcèlement moral : approche psychosomatique, psychodynamique, thérapeutique. Le
    Droit Ouvrier.
     Grenier-Pezé M; Soula M.C., Sandret N., Bouaziz P., Roche C., Imbeaux M. La maltraitance dans les relations de
    travail: prise en charge pluridisciplinaire. Le Concours Médical, Octobre 2001.
     Grenier-Peze M, 2000 : Contrainte par corps : le harcèlement moral ; Travail Genres et sociétés. Dossier :
    harcèlement et violence, les maux du travail. Mai 2001
     Hirigoyen M-F, 1998, Le harcèlement moral, Syros, Paris
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  7. #7
    AlphaDraconis
    Ospite non registrato
    Purtroppo non so dirti dove sia possibile trovare questa rivista, ma probabilmente è ancora in fase di stampa visto che se non sbaglio è ancora parte del programma di un programma di esame a Firenze, quindi penso che su ordinazione possa essere richiesta a qualsiasi libreria.

    Comunque riguardo alle variabili organizzative antecedenti mi sono dato una ripassata a tutto quello a mia disposizione e ho trovato qualche informazione interessante a riguardo.
    Purtroppo non viene fatto esplicito riferimento agli stili di cultura organizzativa da te elencati, ma il passaggio è breve.

    C. burocratica

    in un sistema permeato dall'impossibilità dell'espressione di comportamenti e stili "creativi", dove cioè non è presente una discrezione individuale sui comportamenti lavorativi da tenere, sarà probabile l'insorgenza di un mobbing di tipo ascendente, rivolto ai superiori visti come fautori del malfunzionamento organizzativo.

    C. tecnocratica

    Einarsen, Raknes e Matthiesen (1994) e Vartia (1996) mettono in luce come variabili legate alla percezione individuale del clima organizzativo e causate dalla cultura organizzativa siano fattori antecedenti al mobbing, nel caso particolare la percezione di un basso livello di cooperazione ed un'alta competizione interna.

    C. paternalistica

    Ashforth (1994) e Archer (1999) [Archer per quanto riguarda le culture paramilitari], hanno messo in evidenza come una spinta al conformismo e pressioni di gruppo siano variabili (con)causali dei processi di mobbing.
    Scherzi e umorismi umilianti sono anch'essi fattori antecedenti al processo di escalation (Einarsen e Raaknes, 1997).

    C. autoritaria

    Vartia (1996) conferma testualmente che una "leadership autocratica e uno stile autoritario di gestione dei conflitti sono caratteristiche associate al verificarsi del mobbing" (citato da Risorsa uomo) -> mobbing verticale

    Oltre a questo anche stili di leadership "lassez-faire" vengono associati a fenomeni di mobbing, questa volta di tipo orizzontale, a causa dell'implicita legittimazione data ai comportamenti negativi.

    Tenendo anche conto del fatto che la variabile clima, oltre a quella cultura, influenza l'insorgenza del mobbing (percezione negativa di clima -> mobbing) e che le due variabili clima e cultura possono essere correlate a seconda delle tipologie di cultura adottate, si ha un ulteriore elemento di discriminazione.

    Visto che ho notato che anche Guglielmo stava rispondendo insieme a me ()... purtroppo io non mi ritengo in grado di indagare sui meccanismi antecedenti al processo di mobbing, sono più uno psicopatologo descrittivo che interpretativo (visto che sto studiando psicopatologia e ho in testa solo quello ), però queste teorie verrebbero supportate anche dall'elemento clima e soddisfazione lavorativa, quindi a mio parere potrebbero essere corrette.

  8. #8
    AlphaDraconis
    Ospite non registrato
    Scusate, doppio post, il browser è impazzito.
    Ultima modifica di AlphaDraconis : 30-01-2008 alle ore 13.10.31

  9. #9
    Alessandro.G
    Ospite non registrato

    Il Narcisista perverso in una cultura autoritaria

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Nell'ordine, per quel che ne so, direi che le culture organizzative nelle quali dovrebbe essere più probabile la presenza di mobbing potrebbero essere :

    1) cultura paternalistico clientelare

    2) cultura autoritaria

    3) (ma forse a pari merito con 2) cultura burocratica

    4) cultura tecnocratica

    5) cultura cooperativa

    Ma tieni conto del fatto che il mio è il punto di vista di uno psicologo clinico che legge la realtà sulla base delle teorie psicoanalitiche.
    Da questo punto di vista, il mobbing potrebbe essere anche innescato dal fatto che il mobber non sia in grado di riconoscere la propria sofferenza; sofferenza derivante dall'inevitabile scarto esistente tra ideale e realtà nel lavoro. Se questa sofferenza non viene riconosciuta, è possibile che venga proiettata all'esterno. Questo punto di vista è sostenuto da alcuni autori francesi (in particolare Christophe Dejours e Marie Grénier-Pézé, ai quali ti rimando) che hanno fondato una branca dell'analisi del lavoro su basi psicodinamiche nota come "psychopathologie et psychodynamique du travail".

    Di fondo, l'ipotesi è che il malessere collegato al mondo del lavoro, nelle sue varie forme, derivi in primo luogo dal non riconoscimento del fatto che il lavoro reale (e l'organizzazione reale del lavoro) è profondamente differente dal lavoro ideale (e dall'organizzazione ideale del lavoro) cui fanno riferimento le norme aziendali, i piani di qualità e gli organigrammi. E' un'ipotesi che ritengo interessante, Magari voi siete di parere differente. Fatemi sapere.

    Buona vita

    Guglielmo

    P.S.: Piccola bibliografia di riferimento

    Dejours, Christophe: Travail , usure mentale Centurion/Bayard Editions, 2000
    La France malade du travail Bayard Editions, 1995
    Le Facteur humain PUF, 1999
    Drida M., Engel E., Litzenberger M., 1999, « Du harcèlement ou la violence discrète des relations de travail », Actes
    du 2ème CIPPT, Paris.
     Grenier-Peze M, 2000. Le harcèlement moral : approche psychosomatique, psychodynamique, thérapeutique. Le
    Droit Ouvrier.
     Grenier-Pezé M; Soula M.C., Sandret N., Bouaziz P., Roche C., Imbeaux M. La maltraitance dans les relations de
    travail: prise en charge pluridisciplinaire. Le Concours Médical, Octobre 2001.
     Grenier-Peze M, 2000 : Contrainte par corps : le harcèlement moral ; Travail Genres et sociétés. Dossier :
    harcèlement et violence, les maux du travail. Mai 2001
     Hirigoyen M-F, 1998, Le harcèlement moral, Syros, Paris
    Carissimo Willy,
    ringraziandoti per il tuo intervento che ho molto gradito, mi accingo a risponderti, anche se sono provato dalla scrittura della parte della mia tesi dedicata alle "dinamiche di conflitto" che creano un terreno fertile per lo svilupparsi delle dinamiche di Mobbing (mi sono scelto un argomento prostrante, statemi vicino...):

    Dunque, credo che stabilire una classifica in merito alle "culture organizzative" più a "rischio Mobbing" sia davvero difficile perchè ognuno tende a strutturarla secondo il proprio vissuto personale o secondo le proprie opinioni, mentre si dovrebbe cercare di analizzare al meglio, dati alla mano, l'incidenza statistica di ogni "cultura organizzativa" nelle casistiche di Mobbing. La situazione da paese a paese è molto variegata ma posso dirti che qui in Italia l'incidenza più alta la possiede la cultura autoritaria dato che, in una cultura organizzativa in cui è necessario assoggetarsi alla "venerazione incondizionata di un capo", il Mobbing trova condizioni favorevoli oer prosperare grazie alla crisi latente e continuativa che causa un eleavto livello di disoccupazione e, conseguentemente, un'altissima paura da parte dei lavoratori di perdere il posto di lavoro. In questa situazione la pressione che il datore di lavoro ha la possibilità di esercitare sul dipendente con la minaccia di licenziamento diventa facilmente uno strumento di "Mobbing pianificato".
    Di certo anche la cultura paternalistica e burocratica sono fortemente a rischio ma forse più in altri paesi che qui in Italia.


    Quanto al movente che spingerebbe un superiore a compiere Mobbing contro un suo sottoposto, mi piacerebbe tantissimo poter sposare la tua tesi secondo la quale questi sarebbe semplicemente deluso dalle aspettative nei confronti del suo staff ma, ahimè, non credo sia così, almeno qui in Italia. Ciò che spinge un superiore a mobbizzare un sottoposto è riconducibile a svariati tipi di dinamica:

    - a volte un superiore può semplicemente percepire la sua inferiorità rispetto ad un suo sottoposto che con la sua bravura e con le sue capacità potrebbe mettere in evidenza l'inadeguatezza del suo superiore a rivestire un ruolo così importante e, per questo, arrivare a mobbizzarlo;
    - oppure, in un riassetto societario orientato verso uno svecchiamento delle procedure di lavoro, un superiore potrebbe mobbizzare un suo sottoposto per indurlo ad andaresene e rimpiazzarlo con un altro più giovane e al passo con i tempi;
    - oppure, caso più frequente, il sottoposto è inviso ad un superiore per le sue credenze politiche, religiose (...) o anche più banalmente per la sua bella personalità e così viene preso di mira in modo irrazionale e con un accanimento che può raggiungere picchi di follia impressionanti; quest'ultima tipologia di Capo è stata ricondotta dalla vittimologa Marie- France Hirigoyen alla tipologia umana del "narcisista perverso" ovvero colui che: schiavo delle sue manie di onnipotenza, assorbito da fantasie di potere e successo illimitati, smanioso dell'ammirazione altrui, convinto che tutto gli sia dovuto in virtù di questa sua presunta superiorità, incapace di immedesimarsi con gli altri e attanagliato dall'invidia per i successi altrui, "scarica sulla sua vittima il dolore che non è capace di sentire e le contraddizioni interne che rifiuta di prendere in considerazione, in un transfert del dolore che gli permette di valorizzarsi a spese dell'altro".

    Cosa ne pensate?
    Cari Saluti
    Alessandro Gallo

  10. #10
    Alessandro.G
    Ospite non registrato

    Il Narcisista perverso in una cultura autoritaria

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Nell'ordine, per quel che ne so, direi che le culture organizzative nelle quali dovrebbe essere più probabile la presenza di mobbing potrebbero essere :

    1) cultura paternalistico clientelare

    2) cultura autoritaria

    3) (ma forse a pari merito con 2) cultura burocratica

    4) cultura tecnocratica

    5) cultura cooperativa

    Ma tieni conto del fatto che il mio è il punto di vista di uno psicologo clinico che legge la realtà sulla base delle teorie psicoanalitiche.
    Da questo punto di vista, il mobbing potrebbe essere anche innescato dal fatto che il mobber non sia in grado di riconoscere la propria sofferenza; sofferenza derivante dall'inevitabile scarto esistente tra ideale e realtà nel lavoro. Se questa sofferenza non viene riconosciuta, è possibile che venga proiettata all'esterno. Questo punto di vista è sostenuto da alcuni autori francesi (in particolare Christophe Dejours e Marie Grénier-Pézé, ai quali ti rimando) che hanno fondato una branca dell'analisi del lavoro su basi psicodinamiche nota come "psychopathologie et psychodynamique du travail".

    Di fondo, l'ipotesi è che il malessere collegato al mondo del lavoro, nelle sue varie forme, derivi in primo luogo dal non riconoscimento del fatto che il lavoro reale (e l'organizzazione reale del lavoro) è profondamente differente dal lavoro ideale (e dall'organizzazione ideale del lavoro) cui fanno riferimento le norme aziendali, i piani di qualità e gli organigrammi. E' un'ipotesi che ritengo interessante, Magari voi siete di parere differente. Fatemi sapere.

    Buona vita

    Guglielmo

    P.S.: Piccola bibliografia di riferimento

    Dejours, Christophe: Travail , usure mentale Centurion/Bayard Editions, 2000
    La France malade du travail Bayard Editions, 1995
    Le Facteur humain PUF, 1999
    Drida M., Engel E., Litzenberger M., 1999, « Du harcèlement ou la violence discrète des relations de travail », Actes
    du 2ème CIPPT, Paris.
     Grenier-Peze M, 2000. Le harcèlement moral : approche psychosomatique, psychodynamique, thérapeutique. Le
    Droit Ouvrier.
     Grenier-Pezé M; Soula M.C., Sandret N., Bouaziz P., Roche C., Imbeaux M. La maltraitance dans les relations de
    travail: prise en charge pluridisciplinaire. Le Concours Médical, Octobre 2001.
     Grenier-Peze M, 2000 : Contrainte par corps : le harcèlement moral ; Travail Genres et sociétés. Dossier :
    harcèlement et violence, les maux du travail. Mai 2001
     Hirigoyen M-F, 1998, Le harcèlement moral, Syros, Paris



    Carissimo Willy,
    ringraziandoti per il tuo intervento che ho molto gradito, mi accingo a risponderti, anche se sono provato dalla scrittura della parte della mia tesi dedicata alle "dinamiche di conflitto" che creano un terreno fertile per lo svilupparsi delle dinamiche di Mobbing (mi sono scelto un argomento prostrante, statemi vicino...):

    Dunque, credo che stabilire una classifica in merito alle "culture organizzative" più a "rischio Mobbing" sia davvero difficile perchè ognuno tende a strutturarla secondo il proprio vissuto personale o secondo le proprie opinioni, mentre si dovrebbe cercare di analizzare al meglio, dati alla mano, l'incidenza statistica di ogni "cultura organizzativa" nelle casistiche di Mobbing. La situazione da paese a paese è molto variegata ma posso dirti che qui in Italia l'incidenza più alta la possiede la cultura autoritaria dato che, in una cultura organizzativa in cui è necessario assoggetarsi alla "venerazione incondizionata di un capo", il Mobbing trova condizioni favorevoli oer prosperare grazie alla crisi latente e continuativa che causa un eleavto livello di disoccupazione e, conseguentemente, un'altissima paura da parte dei lavoratori di perdere il posto di lavoro. In questa situazione la pressione che il datore di lavoro ha la possibilità di esercitare sul dipendente con la minaccia di licenziamento diventa facilmente uno strumento di "Mobbing pianificato".
    Di certo anche la cultura paternalistica e burocratica sono fortemente a rischio ma forse più in altri paesi che qui in Italia.


    Quanto al movente che spingerebbe un superiore a compiere Mobbing contro un suo sottoposto, mi piacerebbe tantissimo poter sposare la tua tesi secondo la quale questi sarebbe semplicemente deluso dalle aspettative nei confronti del suo staff ma, ahimè, non credo sia così, almeno qui in Italia. Ciò che spinge un superiore a mobbizzare un sottoposto è riconducibile a svariati tipi di dinamica:

    - a volte un superiore può semplicemente percepire la sua inferiorità rispetto ad un suo sottoposto che con la sua bravura e con le sue capacità potrebbe mettere in evidenza l'inadeguatezza del suo superiore a rivestire un ruolo così importante e, per questo, arrivare a mobbizzarlo;
    - oppure, in un riassetto societario orientato verso uno svecchiamento delle procedure di lavoro, un superiore potrebbe mobbizzare un suo sottoposto per indurlo ad andaresene e rimpiazzarlo con un altro più giovane e al passo con i tempi;
    - oppure, caso più frequente, il sottoposto è inviso ad un superiore per le sue credenze politiche, religiose (...) o anche più banalmente per la sua bella personalità e così viene preso di mira in modo irrazionale e con un accanimento che può raggiungere picchi di follia impressionanti; quest'ultima tipologia di Capo è stata ricondotta dalla vittimologa Marie- France Hirigoyen alla tipologia umana del "narcisista perverso" ovvero colui che: schiavo delle sue manie di onnipotenza, assorbito da fantasie di potere e successo illimitati, smanioso dell'ammirazione altrui, convinto che tutto gli sia dovuto in virtù di questa sua presunta superiorità, incapace di immedesimarsi con gli altri e attanagliato dall'invidia per i successi altrui, "scarica sulla sua vittima il dolore che non è capace di sentire e le contraddizioni interne che rifiuta di prendere in considerazione, in un transfert del dolore che gli permette di valorizzarsi a spese dell'altro".

    Cosa ne pensate?
    Cari Saluti
    Alessandro Gallo
    p.s. Willy grazie per la Bibliografia, ne farò tesoro.

  11. #11
    Alessandro.G
    Ospite non registrato
    Ragazzi scusate il doppio post e i molti stili del carattere...d'altronde sono un neofita....(
    Saluti
    Ale G

  12. #12
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Citazione Originalmente inviato da Alessandro.G Visualizza messaggio
    ...
    Quanto al movente che spingerebbe un superiore a compiere Mobbing contro un suo sottoposto, mi piacerebbe tantissimo poter sposare la tua tesi secondo la quale questi sarebbe semplicemente deluso dalle aspettative nei confronti del suo staff ma, ahimè, non credo sia così, almeno qui in Italia. Ciò che spinge un superiore a mobbizzare un sottoposto è riconducibile a svariati tipi di dinamica:

    ...

    Carissimo

    Pur essendo, in linea generale, abbastanza daccordo con te, intervengo per puntualizzare una questione: Non si tratta di "delusione nei confronti delle aspettative", ma di qualcosa di un po' più - come dire - sottile.
    Facciamo un esempio semplice: cosa deve fare un addetto al carico dei camion in un'azienda di trasporti e logistica?
    Sulla carta, prendere gli scatoloni e metterli sul camion. Semplice, lineare, intelligenza richiesta zero.
    Nella realtà: deve tenere conto del percorso che farà l'autista (altrimenti quello si trova a scaricare per primo l'ultimo pacco posto sul fondo del camion), delle dimensioni dei pacchi, del loro peso (per equilibrare il mezzo), delle condizioni atmosferiche, della fatica che fa e degli eventuali ordini e variazioni che riceve mentre sta facendo il suo lavoro.
    Allora, il lavoro ideale è quello sulla carta. E, spesso, la visione del lavoro che esiste negli uffici del personale delle aziende è questa. In base a questa visione della realtà, il lavoro non pone alcun problema e, se uno non riesce a farlo come da tabelle, allora deve essere scemo.
    Il lavoro reale è quello che davvero fa il caricatore di camion. Un lavoro notevolmente più intelligente di quel che risulta dalle carte. Un lavoro che richiede di applicare intelligenza a quel che si fa. Intelligenza che non viene riconosciuta, di solito.
    E abbiamo due sofferenze: quella dei dirigenti che - non riconoscendo il lavoro reale - si trovano a dover affrontare una dissonanza tra risultati previsti e risultati reale e quella del lavoratore che - conoscendo invece benissimo il lavoro reale ma non sapendo nulla di quello sulla carta - si trova a sopportare un mancato riconoscimento di se stesso in quanto soggetto.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #13
    Alessandro.G
    Ospite non registrato
    Ora ho capito e concordo pienamente! Molto sottile davvero ma succede e mi è capitato...
    Grazie
    Ale G

  14. #14

  15. #15
    Alessandro.G
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da AlphaDraconis Visualizza messaggio
    Purtroppo non so dirti dove sia possibile trovare questa rivista, ma probabilmente è ancora in fase di stampa visto che se non sbaglio è ancora parte del programma di un programma di esame a Firenze, quindi penso che su ordinazione possa essere richiesta a qualsiasi libreria.

    Comunque riguardo alle variabili organizzative antecedenti mi sono dato una ripassata a tutto quello a mia disposizione e ho trovato qualche informazione interessante a riguardo.
    Purtroppo non viene fatto esplicito riferimento agli stili di cultura organizzativa da te elencati, ma il passaggio è breve.

    C. burocratica

    in un sistema permeato dall'impossibilità dell'espressione di comportamenti e stili "creativi", dove cioè non è presente una discrezione individuale sui comportamenti lavorativi da tenere, sarà probabile l'insorgenza di un mobbing di tipo ascendente, rivolto ai superiori visti come fautori del malfunzionamento organizzativo.

    C. tecnocratica

    Einarsen, Raknes e Matthiesen (1994) e Vartia (1996) mettono in luce come variabili legate alla percezione individuale del clima organizzativo e causate dalla cultura organizzativa siano fattori antecedenti al mobbing, nel caso particolare la percezione di un basso livello di cooperazione ed un'alta competizione interna.

    C. paternalistica

    Ashforth (1994) e Archer (1999) [Archer per quanto riguarda le culture paramilitari], hanno messo in evidenza come una spinta al conformismo e pressioni di gruppo siano variabili (con)causali dei processi di mobbing.
    Scherzi e umorismi umilianti sono anch'essi fattori antecedenti al processo di escalation (Einarsen e Raaknes, 1997).

    C. autoritaria

    Vartia (1996) conferma testualmente che una "leadership autocratica e uno stile autoritario di gestione dei conflitti sono caratteristiche associate al verificarsi del mobbing" (citato da Risorsa uomo) -> mobbing verticale

    Oltre a questo anche stili di leadership "lassez-faire" vengono associati a fenomeni di mobbing, questa volta di tipo orizzontale, a causa dell'implicita legittimazione data ai comportamenti negativi.

    Tenendo anche conto del fatto che la variabile clima, oltre a quella cultura, influenza l'insorgenza del mobbing (percezione negativa di clima -> mobbing) e che le due variabili clima e cultura possono essere correlate a seconda delle tipologie di cultura adottate, si ha un ulteriore elemento di discriminazione.

    Visto che ho notato che anche Guglielmo stava rispondendo insieme a me ()... purtroppo io non mi ritengo in grado di indagare sui meccanismi antecedenti al processo di mobbing, sono più uno psicopatologo descrittivo che interpretativo (visto che sto studiando psicopatologia e ho in testa solo quello ), però queste teorie verrebbero supportate anche dall'elemento clima e soddisfazione lavorativa, quindi a mio parere potrebbero essere corrette.

    Caro AlphaDracon,
    dopo aver risposto a Willy ora mi accingo a farlo con te...innanzi tutto GRAZIE GRAZIE GRAZIE per il tuo intervento dove citi delle fonti che mi saranno di certo preziose!
    Mi piacerebbe sapere cosa pensi, in merito alla mia risposta a Willy, di quella che è considerata dagli studiosi come la figura più accreditata di carneficie ovvero "il narcisista perverso". Credi sia realmente così? Quali possono essere le ragioni più recondite e segrete che possono indurre un individuo a ledere, giorno per giorno, la dignità di un altro individuo attarverso gesti continui di abuso e sottomissione? Quali sono, a tuo parere, i tipi di personalità carnefice-vittima che, incrociandosi più ricorrentemente, possono generare una dinamica di Mobbing?
    Un caro saluto
    Ale G

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