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  1. #1
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    2,324

    Psicologia/psicoterapia quali differenze?

    Ciao a tutti,
    volevo sapere che differenza c'è tra l'approccio di uno psicologo rispetto a quello di uno psicoterapeuta (a prescindere dagli orientamenti), quando ha di fronte un paziente/utente.

    Cioè: Se x esempio sono un pz ossessivo compulsivo, concretamente cosa dovrebbe fare uno psicologo e cosa dovrebbe fare uno psicoterapeuta?
    Di preciso so che cosa dovrebbe fare quest'ultimo (ovviamente ogni orientamento ha poi le sue tecniche), ma lo psicologo????

    NB: questo esempio è stato utilizzato al fine di mettere in evidenza (nella maniera più chiara possibile), le varie differenze, senza entrare nel merito del pz con DOC.

    PS: la definizione di psicologo che si trova nei manuali non mi è utile...quindi conto su di voi nel chiarirmi le idee
    Ciao a tutti

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di magnolia88
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    05-12-2007
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    avellino
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    probabilmente lo psicologo non può prescrivere farmaci..ehmm...sai mi hai fatto venì anche a me il dubbio..
    "stai tranquilla.. non è niente è solo vita che ti entra dentro...il fuoco che ti brucia il sangue: quella è l'anima!"

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    28-07-2004
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    Magnolia i farmaci noi non li potremo MAI prescrivere neanche da psicoterapeuti, a meno che non ci prendiamo una laurea anche in medicina!!!

    La differenza principale a mio avviso sta proprio nel concetto di "cura" come obiettivo dell'intervento: lo psicologo può fare diagnosi attraverso attività psicodiagnostica di vario genere, può fare consulenza e inquadrare il problema del paziente attraverso alcuni colloqui, può lavorare sulla presa di coscienza di questo problema da parte del paziente ma non sulla sua risoluzione: in questo lavoro di effettivo superamento del problema deve intervenire lo psicoterapeuta che ha le competenze per lavorare sulla patologia presentata e cercare di "curarla".
    Ho parlato in termini di patologie perchè tu hai riportato un esempio di questo genere: poi ovviamente lo psicologo non lavora solo con le patologie, ma credo a te interessasse questo aspetto.
    Son stata troppo sintetica mi sa

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    ciao ama77
    sei stata chiarissima, soprattutto perché ho parlato di una patologia in particolare ...
    allora a questo punto cercherò di essere ancora più precisa:

    quando un paziente va da uno psicologo, quest'ultimo dopo aver fatto un anamnesi del pz (con domande, test e chicchessia) e dopo aver creato un alleanza terapeutica, a questo punto COSA PUO' FARE e cosa non può fare?

    E' bandita la frase: non può fare psicoterapia! (questo concetto è per me molto chiaro)

    Cioè se la pz ha diverse problematiche familiari, personali, emotivi...che cosa farà a quel punto lo psicologo dopo che ha ben chiara la situazione del suo paziente?

    Inviarlo ad uno psicoterapeuta non mi aiuterebbe (in questo caso) a comprendere il mio quesito, anche perché a questo punto è meglio se va direttamente da uno psicoterapeuta invece di passare prima dallo psicologo.

    Ogni vostro chiarimento sarà x me una nuova e rinnovata consapevolezza. Grazie ancora!

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Personalmente ritengo che non possa fare altro che inviare il paziente ad uno psicoterapeuta, perchè dopo la fase diagnostica lo psicologo "semplice" non ha conoscenze sufficienti per gestire la situazione.
    In effetti spesso è meglio che il paziente si rivolga direttamente ad uno psicoterapeuta perchè per quanto riguarda la clinica con la sola abilitazione vi sono pochi ambiti e ben circoscritti in cui si può lavorare con l'abilitazione.

    Un saluto
    gieko

  6. #6
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Confermo quanto dice gieko: con la semplice abilitazione, il lavoro dello psicologo con la patologia vera e propria è davvero limitato. Ed a mio avviso, è giusto che sia così, visto che un paziente patologico porta con sè tutta una problematica (come quella che hai descritto) che richiede sicuramente anni di studio supplementare e specifico (la scuola di specializzazione) per poter essere affrontata.
    Aggiungo che sta principalmente a noi sapere fino a che punto possiamo spingerci nella relazione col paziente: spesso (mi riferisco soprattutto alla realtà in cui vivo io) il paziente non sa che esistono delle differenze tra psicologo e psicoterapeuta (facciamo fatica a riconoscerle noi, figurati chi non è esperto della materia ma sta solo male e cerca aiuto!!!) e si può quindi rivolgere ad uno psicologo semplice, che ha aperto uno studio privato magari, con il classico obiettivo di "guarire". Ecco perchè sta a noi chiarire fin dall'inizio col paziente che, non essendo terapeuti, il nostro lavoro si può limitare ad un inquadramento del problema ed un eventuale successivo invio ad uno psicoterapeuta.
    Giustamente, chi glielo fa fare a questo povero paziente di pagarci tot sedute per poi ricominciare il percorso effettivo di terapia con un altro??? Ehhhh ecco perchè è meglio per lo psicologo con la sola abilitazione puntare ad altri ambiti che hanno meno a che fare con la patologia e più con la crescita personale, la riabilitazione, il sostegno, l'empowerment, il counseling, la selezione del personale, la formazione, ecc.ecc...

  7. #7
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    citazione ama77

    "ecco perché è meglio x lo psicologo con la sola abilitazione puntare ad altri ambiti che hanno meno a che fare con la patologia e più con la crescita personale, la riabilitazione, il sostegno, l'empowerment, il counseling, la selezione del personale, la formazione, ecc ecc
    ------------------------------------------------------------------------------------------

    Intanto ringrazio tutti, immaginavo che geiko sarebbe intervenuto molto presto...
    Quanto a te ama77, piano piano stai sciogliendo tutti i miei dubbi...
    Hai compreso appieno il nocciolo della questione ed adesso capisco anche che cosa vuol dire "COMUNICAZIONE EFFICACE"...per lo meno x me!
    Se guardi sopra ho riportato una tua citazione (non fa mai male ribadirla)....Per quanto riguarda i concetti di riabilitazione, counseling, selezione del personale, formazione ecc questi per me sono abbastanza chiari un po meno quelli di:
    1) crescita personale
    2) empowerment
    3) sostegno

    Soprattutto i punti 1 e 3, in quanto l'empowerment lo vedo abbastanza collegato al primo punto.
    Per quanto riguarda il sostegno immagino che quest'ultimo (bene o male) riguardi soprattutto situazioni non modificabili (tipo lutti, incidenti, malattie,violenze) o comunque situazioni non riferibili a patologie "curabili" della persona stessa, mi spiego meglio:
    se ho davanti un pz con DOC (rieccolo), il sostegno che gli può dare uno psicologo serve a ben poco rispetto a quello che gli può dare uno psicoterapeuta che sta intraprendendo un percorso di cura insieme a lui, giusto?ti prego correggimi se sbaglio...e inoltre ti sarei infinitamente grata se ampli il punto sulla crescita personale.

    Vi ringrazio di cuore, anche a nome di chi questi dubbi se li è posti come me...e per chi ancora non ci ha mai pensato!

    ciao a tutti

  8. #8
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    28-07-2004
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    Grazie Kaory!

    Gli ambiti che ho citato sono alcuni di quelli che mi sono venuti in mente, come saprai ce ne sono diversi altri ma citarli tutti diventa un bello sforzo di memoria eheheh
    Per quanto riguarda i punti citati a te più oscuri, posso sintetizzare così:

    1) Lo psicologo può intervenire in momenti di difficolta' ma in assenza di patologia, allo scopo di dare al paziente nuovi strumenti per gestire emotivamente e/o cognitivamente la situazione di difficoltà. Vi può essere "sostegno psicologico" in diverse situazioni: matrimoni in crisi; elaborazione di un lutto; relazione con i figli; momenti di svolta della propria vita; normali difficolta' relazionali; gestione dello stress, ecc. e vi può essere "crescita personale" in altre: aumento della sensazione di autoefficacia del paziente (che come dici tu è anche un intervento di empowerment); incremento della conoscenza di sè stessi per vivere meglio; miglioramento di alcuni aspetti della propria personalita', ecc....

    1) Lo psicologo può intervenire sul singolo o sul gruppo in presenza di patologia con una finalita' non terapeutica, ma di sostegno, di riabilitazione, di promozione del benessere. E' ancora il caso del sostegno psicologico e contemporaneamente della crescita personale-empowerment per esempio nella formazione di gruppi di autoaiuto; nel supporto alla famiglia di una persona depressa; nel miglioramento della qualità della vita quotidiana del paziente e dei suoi famigliari; nell'intervento sulla persona sofferente lavorando sulla presa di coscienza del proprio stato patologico per poter dare alla persona la possibilita' di valutare ed eventualmente scegliere un percorso di cura; nella ridefinizione degli obiettivi di vita dopo un trauma, ecc...

    Uno schemino che ho trovato in rete e che mi è parso utile per capire i vari ambiti lavorativi dello psicologo è questo:

    * Crescita personale
    Corsi, gruppi o anche incontri individuali allo scopo di lavorare per la crescita emotiva, cognitiva, relazionale, ecc.
    Gli argomenti principali possono essere:
    o Comunicazione;
    o Autostima;
    o Intelligenza emotiva;
    o Autoefficacia;
    o Creativita';
    o Relazioni di coppia;
    o ecc.

    * Benessere psicofisico
    o Controllo del peso;
    o Controllo dell'abitudine al fumo;
    o Cambiamento delle abitudini in genere;
    o Gestione dello stress;
    o Controllo e gestione delle emozioni;
    o ecc.

    * Clinico
    o Interventi sulla famiglia;
    o Riabilitazione cognitiva;
    o Riabilitazione psicosociale;
    o Valutazioni cliniche;
    o Perizie;
    o Diagnosi;
    o ecc.

    * Sociale
    o Nelle Comunita';
    o Scuole;
    o Carceri;
    o Immigrazione;
    o con gli Anziani;
    o ecc.

    * Psicologia del lavoro o aziendale
    o Selezione del personale;
    o Gestione delle risorse umane;
    o Formazione;
    o Marketing;
    o Pubblicita';
    o Psicologia del turismo;
    o ecc.

    Ciao a te

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    ciao ama77, sei stata fantastica!!!!
    non ho più domande, sono rimasta senza parole.....
    Ancora grazie mille, per la pazienza e la disponibilità!
    ciao e a presto

  10. #10
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    A me sembra più difficile fare lo psicologo
    Cioè... è meno schematico da una parte! Sbaglio?
    Almeno, io in presenza di patologie, pur tenendo conto delle differenze individuali, sapevo più o meno cosa aspettarmi!

    Secondo me uno psicologo non psicoterapeuta per lavorare dovrebbe buttarsi sui test (che so, diventare rorschachista...). Voi che dite?
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



    Anche Ember nella setta dell'ASD *asdatrice musicista*
    [thanks to Angelus, fondatore della setta]

  11. #11
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Kaory esssagerata!!! Grazie però!!!

    Ember: anche io la pensavo così e non a caso volevo buttarmi in un bel corso/master di psicodiagnostica. Però poi ho fatto il ragionamento che ho riportato poco più sopra: io posso vedere il mio paziente, fare qualche colloquio, somministrare il mio bel test (o una bella batteria), siglarlo, interpretarlo e poi restituirlo al paziente. Ma poi? Se dal test emerge palesemente una patologia? Siamo punto e a capo... E ripeto: il povero paziente si deve sborsare tot soldi per i colloqui fatti con me, tot soldi per il test e tutto quello che c'è di contorno (e se è un rorschach spende pure una gran bella cifra!!!) per poi magari essere inviato ad un terapeuta che gli ripropone gli stessi test perchè non si "fida" di uno psicologo alle prime armi...e giù soldi a palate...
    Ecco perchè ho deciso (per ora) di seguire un'altra strada ed aspettare di diventare psicoterapeuta per occuparmi effettivamente di patologie...
    Ed io abito in un piccolo paese...mi immagino in una grande città uno psicologo alle prime armi che lavora come psicodiagnosta...ehm...o ha delle conoscenze tali da poter entrare in qualche centro specializzato o la vedo non solo grigia, proprio nera nera...pessimismo e fastidio

  12. #12
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    secondo il mio bel parere
    lo psicologo per crescere e formarsi deve fare anche lo psicoterapeuta, anche lo psicoanalista, vah! voglio rovinarmi, per imparare e sbagliare (sempre sotto bella supervisione e scuola).
    troppi schematismi lasciano solo paroloni.
    un saluto
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  13. #13
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Proprio oggi stavo dando un'occhiata ad alcuni corsi di perfezionamento...
    devo dire tutti molto interessanti (x lo meno x me).
    Ve ne cito giusto tre, per poi fare alcune considerazioni che si ricollegano un po a quello che abbiamo detto fino ad ora.
    E' DA NOTARE che possono accedervi LAUREATI IN PSICOLOGIA ed altre figure professionali

    Questi riguardano:

    1) psicoterapia e fenomenologia (tratta in particolare dei disturbi di personalità, e del difficile rapporto terapeuta-paziente, oltre a tutte le varie teorie ecc...)

    2)Principi metapsicologici e tecniche della psicoterapia strategica intensiva dinamica breve di H. Davanloo ( poi se vuoi continui questo percorso in un'altra sede e in un'altra città per diventare psicoterapeuta)

    3)Psicodiagnostica forense (ogni test è un corso a parte)

    Per quanto riguarda quest'ultimo (3), ama77 ha già espresso perfettamente quello che penso anche io; grazie ancora a te
    Per quanto riguarda invece gli altri 2 corsi, mi domandavo:<< ma perché un laureato in psicologia dovrebbe spendere tanti soldi, se poi non può utilizzare queste conoscenze a fini lavorativi?>>
    Ben vengano frasi del tipo "x interesse personale" oppure "gli torneranno utili quando sarà diventato uno psicoterapeuta", ma a questo punto mi sembra più intelligente inscriversi direttamente ad una scuola di specializzazione.

    Beato chi ha TEMPO e DENARO in abbondanza per una formazione a 360°, e ancora BEATO chi questo DENARO lo riesce a preservare fino a 70 anni...cioè all'età in cui finalmente avrà finito la sua formazione (sempre se non si è iscritto ad un altro corso all'avanguardia) e avrà finalmente trovato un lavoro.

    Visto che uno psicologo, come magistralmente ama77 ha sopra spiegato, fa diverse attività come "la crescita personale, la riabilitazione, il sostegno, l'empowerment, il counseling, la selezione del personale, la formazione, ecc ecc", perchè non fanno corsi su questi argomenti? Crescita personale, empowerment....più corsi che ti perfezionano insomma anche a fare lo psicologo..(x chi lo reputa neccessario)
    Quanta gente uscita dall'università é in grado x esempio di lavorare sulla crescita personale senza avere alcun dubbio su come essa debba essere effettivamente affrontata?

    Scusate lo sfogo...
    Ciao a tutti

  14. #14
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    In linea di principio sono d'accordo: l'università forma poco (e male) rispetto al lavoro di psicologo. Tuttavia mi interrogo su cosa significhino termini come "empowerment" o "sostegno" o "crescita personale", su quanto questi concetti non possano comunque essere legati a difficoltà strutturali dell'individuo, affrontabili solo con una psicoterapia. Magari mi sbaglio, ma ritengo che l'area del disagio personale sia di pertinenza esclusiva della clinica, dal momento che anche una richiesta di "crescita personale" ha a che fare con problematiche strutturali che la ostacolano.

    Un saluto
    gieko

  15. #15
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Tuttavia mi interrogo su cosa significhino termini come "empowerment" o "sostegno" o "crescita personale", su quanto questi concetti non possano comunque essere legati a difficoltà strutturali dell'individuo, affrontabili solo con una psicoterapia. Magari mi sbaglio, ma ritengo che l'area del disagio personale sia di pertinenza esclusiva della clinica, dal momento che anche una richiesta di "crescita personale" ha a che fare con problematiche strutturali che la ostacolano.
    Quoto Gieko e, in maniera forse poco "politically correct", eliminerei il "magari mi sbaglio". Credo inoltre che, per quanto didatticamente sia molto in uso, la distinzione di Ama "presenza/assenza di patologia" sia in sè pericolosa perchè molto prossima ad una medicalizzazione della nostra epistemologia e quindi dei nostri interventi, oltre a porsi come questione paradossale: definire la "presenza/assenza di patologia" implica di per sè 1 atto diagnostico precedente all'intervento psicologico, insomma, mi sembra che siamo in perfetta sintonia con Cancrini&C.

    Saluti,
    ikaro

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