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  1. #1

    Psicologi: cosa vi spinge ad andare avanti?

    Ma sinceramente voi cosa pensate del vostro futuro? Non pensate che illuderci che un giorno avremo un lavoro dignitoso da psicologi oppure che avremo uno studio e riceveremo pazienti oppure che riusciremo a creare qualcosa di "nostro" nel campo sia solo l'unica ancora di salvezza che ci evita di sprofondare nella disperazione di una situazione alienante dal punto di vista lavorativo e quindi sociale e quindi personale? A che cosa credete ancora? Quale speranza coltivate per il domani?
    Non sono domande rivolte a deprimere o polemizzare ma sono solo il mio desiderio di capire cosa veramente c'e' in voi (in noi) laureati in psicologia che ci fa stare ancora a galla, quali sono gli stati d'animo, i pensieri e i sogni che ci permettono di affrontare ogni giorno questa nostra amara realtà...

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di Serena75
    Data registrazione
    31-03-2005
    Messaggi
    206
    Quello che ci spinge ad andare avanti è complesso e pieno di sfaccettature, forse non del tutto decifrabile.
    Ci sono motivazioni di genere personale, ma anche culturale e forse proprie della nostra categoria.

    al di là delle differenze economiche e sociali che ci differenziano gli uni dagli altri, abbiamo in comune la provenienza da un momento storico, quello in cui siamo cresciuti e non quello attuale chiaramente, in cui le professioni consolidate, di basso o alto "livello" erano una garanzia e quelle emergenti erano davvero tali; ed in cui era possibile volere qualcosa ed ottenerla facendo un certo sacrificio.
    Quello che quindi condividiamo e che ci fa resistere è l'incredulità di fronte al fatto di non riuscire ad intraprendere in molti casi nemmeno la gavetta di un lavoro per il quale ci siamo preparati almeno,se consideriamo anche l'esame di stato, per 7 anni e se ci aggiungiamo master o scuole di specializzazione per 11, 12 anni.
    La nostra è una professione parzialmente e contraddittoriamente emergente nel nostro paese e per cui non c'è un rapporto direttamente proprorzionale tra anni di studio e risultati ottenuti.
    Tuttavia questo tipo di rapporto ancora permane in altre professioni, quelle più consolidate, per cui la nostra incredulità fa fatica a trasformarsi in una presa di coscienza.
    Credo che quindi ciò che ci accomuna sia un qualcosa di generazionale più che strettamente legato alla categoria.
    Il fatto di essere nati in un momento storico di transizione per il quale siamo stati formati e plasmati in un modo che non è applicabile a quanto sta da tempo accadendo.
    Prendere coscienza di questo non significa necessariamente gettare le armi, ma forse, se letto nella giusta ottica, darci anche la forza per capire che siamo davvero piccole gocce in un mare in tempesta e che quindi il nostro valore personale non deve essere ingiustamente intaccato da quanto ci sta capitando.

    Penso inoltre che, tranne poche eccezioni, molte facoltà di psicologia, e parlo del v.o., perchè non conosco il nuovo, abbiao una impostazione curriculare, se si dice, del tutto sbagliata perchè troppo teorica e astratta. Ricordo un piano di studi troppo generico e frammentato, pieno di cenni alle varie applicazioni della psicologia (sociale, delle tossicodipendenze, dello sviluppo, della sessualità etc etc) ma con ben poco di concreto.
    La nostra insicurezza ed il nostro continuo bisogno di prepararci con infiniti corsi e volontariato è anche frutto di questo.
    Io credo che queste riflessioni non siano inutili, anche se già sentite e risentite, purchè le si utilizzi per rimboccarsi le maniche.
    Non si può cambiare una situazione che non si è analizzata e capita.
    Io per esempio, sento di non avere tutti gli strumenti per comprendere quanto sta accadendo lla nostra categoria e solo con la condivisione si può capire di più e cambiare.

    Vedo comunque colleghe della mia età che si dividono tra progetti e lavori qualunque, e colleghi più "grandi" anche di poco, che qualcosa l'hanno ottenuta.
    Questo mi spinge ad insistere, con uno stato d'animo altalenante, che tra l'altro non fa bene alla mia formazione ed alla mia crescita, ma non potrebbe essere altrimenti.

    Questo mi spinge
    ciao!

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di Serena75
    Data registrazione
    31-03-2005
    Messaggi
    206
    Quello che ci spinge ad andare avanti è complesso e pieno di sfaccettature, forse non del tutto decifrabile.
    Ci sono motivazioni di genere personale, ma anche culturale e forse proprie della nostra categoria.

    al di là delle differenze economiche e sociali che ci differenziano gli uni dagli altri, abbiamo in comune la provenienza da un momento storico, quello in cui siamo cresciuti e non quello attuale chiaramente, in cui le professioni consolidate, di basso o alto "livello" erano una garanzia e quelle emergenti erano davvero tali; ed in cui era possibile volere qualcosa ed ottenerla facendo un certo sacrificio.
    Quello che quindi condividiamo e che ci fa resistere è l'incredulità di fronte al fatto di non riuscire ad intraprendere in molti casi nemmeno la gavetta di un lavoro per il quale ci siamo preparati almeno,se consideriamo anche l'esame di stato, per 7 anni e se ci aggiungiamo master o scuole di specializzazione per 11, 12 anni.
    La nostra è una professione parzialmente e contraddittoriamente emergente nel nostro paese e per cui non c'è un rapporto direttamente proprorzionale tra anni di studio e risultati ottenuti.
    Tuttavia questo tipo di rapporto ancora permane in altre professioni, quelle più consolidate, per cui la nostra incredulità fa fatica a trasformarsi in una presa di coscienza.
    Credo che quindi ciò che ci accomuna sia un qualcosa di generazionale più che strettamente legato alla categoria.
    Il fatto di essere nati in un momento storico di transizione per il quale siamo stati formati e plasmati in un modo che non è applicabile a quanto sta da tempo accadendo.
    Prendere coscienza di questo non significa necessariamente gettare le armi, ma forse, se letto nella giusta ottica, darci anche la forza per capire che siamo davvero piccole gocce in un mare in tempesta e che quindi il nostro valore personale non deve essere ingiustamente intaccato da quanto ci sta capitando.

    Penso inoltre che, tranne poche eccezioni, molte facoltà di psicologia, e parlo del v.o., perchè non conosco il nuovo, abbiao una impostazione curriculare, se si dice, del tutto sbagliata perchè troppo teorica e astratta. Ricordo un piano di studi troppo generico e frammentato, pieno di cenni alle varie applicazioni della psicologia (sociale, delle tossicodipendenze, dello sviluppo, della sessualità etc etc) ma con ben poco di concreto.
    La nostra insicurezza ed il nostro continuo bisogno di prepararci con infiniti corsi e volontariato è anche frutto di questo.
    Io credo che queste riflessioni non siano inutili, anche se già sentite e risentite, purchè le si utilizzi per rimboccarsi le maniche.
    Non si può cambiare una situazione che non si è analizzata e capita.
    Io per esempio, sento di non avere tutti gli strumenti per comprendere quanto sta accadendo lla nostra categoria e solo con la condivisione si può capire di più e cambiare.

    Vedo comunque colleghe della mia età che si dividono tra progetti e lavori qualunque, e colleghi più "grandi" anche di poco, che qualcosa l'hanno ottenuta.
    Questo mi spinge ad insistere, con uno stato d'animo altalenante, che tra l'altro non fa bene alla mia formazione ed alla mia crescita, ma non potrebbe essere altrimenti.

    Questo mi spinge
    ciao!

  4. #4
    Partecipante Affezionato L'avatar di Seren
    Data registrazione
    03-04-2002
    Residenza
    Provincia di Firenze
    Messaggi
    111
    Sono d'accordo con te Serena 75...io è dalla laurea nel 2003 che ho smesso di fare qualunque lavoro mi capitasse a tiro.
    Durante gli studi ho fatto la cameriera, la vendemmiatrice, l'assistente domiciliare...poi la laurea ed il tirocinio. Ho iniziato come consulente in un centro estetico ma più che altro volevano che vendessi pacchetti benessere quindi dopo un anno me ne sono andata, mi sono iscritta ad una scuola di psicoterapia, ho fatto l'esame di stato e piano piano ho iniziato con la libera professione.
    Non è facile...non ho una forte utenza e spesso mi abbatto perchè penso di essere in grado di aiutare le persone e con il tirocino che ormai mi vede lavorare gratis da 4 anni ne ho una conferma; se funziono bene gratis...perchè non dovrei essere una professionista anche a pagamento?
    Nella mia esperienza ho visto passare avanti persone che non se lo meritano minimamente...ma a volte hanno avuto successo anche quelle in gamba quindi aspetto che arrivi il mio turno, dandomi una pacca sulla spalla e cercando di fare tesoro di tutte le mie esperienze più o meno retribuite.
    Mio padre dice che il mondo è tondo e che se uno s'impegna prima o poi gli "ritorna" tutto...beh io continuo a seminare!
    In bocca al lupo a tutti quelli che non sono raccomandati e che non si stancano mai di provarci!!

  5. #5
    sinceramente non so cosa mi spinge ad andare avanti...
    me lo chiedo molte volte...
    ma non ho ancora trovato risposta...
    so che mi piace fare psicoterapia..
    so che mi sono adattato molto a quello che ho trovato senza rimanere nella gabbia dello "....sono uno psicologo..e non voglio fare altro..."
    so che probabilmente cambierò ancora...
    e so che in un mondo che cambia continuamente è difficile rimanere fermi..almeno per me..

  6. #6
    Partecipante Super Esperto L'avatar di aiko1980
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    07-01-2007
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    Ciao ciò che mi spinge è la voglia di migliorarmi, di non mollare, di formarmi ed arricchirmi...
    Devo dire che ho trascorso un periodo molto brutto l'anno scorso, nn vedevo uno spiraglio, una possibilità di trovare alcunchè di interessante ed utile per la mia crescita professionale, poi le cose sono andate meglio, sono riuscita ad inserirmi in uno stage e poi nel servizio civile. Sono piccole cose è vero, però mi fanno sentire cmq che al momento, nelle mie possibilità, mi stò impegnando, stò lottando disperatamente per nn farmi sopraffare e nn me ne stò con le mani in mano in attesa che arrivi qualcosa, ovviamente continuo a cercare di meglio, continuo a fare domande e a mandare curricula, anche se a volte penso che nn ci credo più, nn ci credo che mi chiameranno per un colloquio, è una cosa che faccio perchè deve essere fatta ma senza convinzione, questo è davvero spaventoso. L'incertezza del proprio futuro è spaventosa...Nn mi piace fare giri di parole penso solamente che nella nostra attuale epoca c'è molto bisogno di interventi psicologici ma c'è una scarsa cultura in merito che nn permette alla psicologia di attecchire, con ciò si spiegano le nostre difficoltà lavorative che ci portano ad accettare qualsiasi lavoro....
    Personalmente nonostante tutte le difficoltà continuerò a cercare e cercare e cercare nn dandomi mai per vinta...

  7. #7
    Neofita L'avatar di rosy1977
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    22-03-2006
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    10

    illusa?

    sono d'accordo con Serena75,anche se il suo messaggio è un po' triste e lascia poca speranza a noi che entriamo nel nuovo mondo del lavoro....già anche io ho avuto un brutto periodo di stasi dopo il quale ho deciso di prendere qualsiasi cosa arrivasse, pur di riuscire a pagarmi la specializzazione...tutt'ora ho ancora dei dubbi sul fatto di dover spendere tanti soldi in un periodo di magra, ma è più forte di me il desiderio di raggiungere quell'obiettivo, quella figura ideale dello psicoterapeuta che il vecchio Freud ci presentava durante gli studi universitari...un po' sognatrice, un po' romantica, un po' figlia di quella generazione di fenomeni che inseguono vecchi ideali...ma comunque contenta di essere tale. Forse al'inizio è normale avere la sensazione di essere sperduti, ma con l'obiettivo fisso si può andare avanti e crederci finchè non arriverà il momento...illusa?può darsi...

  8. #8
    angela cirone
    Ospite non registrato

    cosa mi fa andare avanti

    Cara Serena 75 ho letto il tuo messaggio e quello degli altri. Condivido tutto ma quello che mi balza più facilmente agli occhi è l'enorme quantità di programmi televisivi dove sono sempre gli stessi psicologi a dare le risposte generiche e no. Come fanno? Vengono selezionati e da chi? Non parliamo poi delle riviste varie..... Perchè non fanno una rotazione tra quelli iscritti nei vari albi regionali? Sono laureata dal 1996 e ancora in cerca di una stabilità, qualche lavoro l'ho svolto a progetto e poi ...addio!!.. Un saluto a buon anno a tutti.

  9. #9
    Partecipante Affezionato
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    21-10-2005
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    Irpinia
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    Mi sono laureata tre anni fa, velocemente tirocinio, esame di stato, iscrizione scuola di specializzazione, scuola di psicodiagnostica, qualche progetto, una borsa di studio (1 anno, 430 euro al mese) ora finita e attualmente senza lavoro ma con le rate delle scuole da pagare per non parlare della psicoterapia personale!!!! E' una situazione molto triste e scoraggiante ma non riguarda solo noi psicologi, tutti i giovani laureati hanno le nostre stesse difficoltà, chi più chi meno....
    In bocca al lupo a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  10. #10
    Ho letto con attenzione i vostri post..La cosa che salta subito all'occhio è che si parla di "dover comunque andare avanti"..di "sperare"..Ma non può essere che proprio questo sia il problema? Quello che voglio dire è che forse proprio prendendo coscienza della nostra situazione e smettendola di credere in qualcosa che nel 90% dei casi non avverrà mai, potremo forse reagire con mezzi diversi ai problemi che ci troviamo davanti! Altrimenti rischiamo di trovare lo stato delle cose nel nostro ambiente sempre allo stesso punto, senza fare mai passi avanti concreti verso una ribellione e quindi un cambiamento!
    Altrimenti, come ho letto tante volte su Ops, la psicologia rimarrà sempre riservata alla classe più agiata di persone, alla classe con conoscenze nell'ambiente, alla classe che si può permettere di arrivare a 30/35 anni frequentando scuole di specializzazione e corsi vari, facendo tirocinii gratuiti e avendo il lusso di poter non avere l'obbligo e la necessità di lavorare e a fine mese guadagnare lo stipendio, perchè magari c'è a chi pensa a loro per i soldi, per i vestiti, per la macchina, per la casa e per tutto il resto..

  11. #11
    Neofita
    Data registrazione
    17-06-2006
    Residenza
    piacenza
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    1
    Ho letto tutti i vostri messaggi...ed adesso credo ancora più fermamente che ciò che ci spinge ad andare avanti è che siamo persone speciali. Qualunque cosa decideremo di fare.
    Stefania '76.

  12. #12
    Partecipante Super Esperto L'avatar di aiko1980
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    07-01-2007
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    fra le onde del mare
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    ciao revelations, sono d'accordo con tutto ciò che dici, l'idea di portare avanti una protesta era venuta a diverse persone nel trhead "Aboliamo l'ordine degli psicologi"ma come puoi ben vedere nn ha avuto molto seguito, altrimenti adesso qualcosa si sarebbe mosso; la verità è che le persone hanno paura di perdere i pochi privilegi che l'essere iscritti all'ordine garantisce, di mettersi in gioco, di protestare realmente per qualcosa per cui vale la pena o cosa ancora peggiore e completamente avulsa dalla realtà sono ancora convinti che laurearsi nei tempi giusti con un buon voto sia un prerequisito indispensabile per trovare lavoro, ma facciamola finita questa è proprio una menzogna, un'illusione, un'utopia... Ai tempi del trhead c'era qualcuno che era disposto a vedersi per collaborare e discutere insieme, ma poi nn se ne fece più nulla xkè nessuno volle aderire all'idea e a me personalmente nn piacciono gli scismi, penso che se veramente vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo avere le palle per farlo, dobbiamo essere in tanti compatti e con un'unica strategia, una sola mentalità d'intervento. Secondo me sono tante le cose che nn vanno e allora xkè nn agire?

  13. #13
    Partecipante L'avatar di WUNDERSY
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    07-01-2008
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    Roma
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    Hai ragione...me lo stò chiedendo anche io...mi chiedo..quando avrò finito tutto sarò troppo stanca per lottare contro i mulini a vento...
    Sono partita con un carico di benzina...già disillusa, ma col pieno.
    Ora sono ancora più disillusa, stanca e a secco...
    Pessimista?
    Si.

  14. #14
    Partecipante Affezionato
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    Ciao ragazzi anche io sono una PSICOLOGA DEL LAVORO ABILITATA DA POCO..OTTOBRE PER LA PRECISIONE..sinceramente a me piace il campo che ho scelto ma sono nelle Marche e qui questo mestiere mi sembra un pò un'utopia..non lo so,anche io come voi odio i raccomandati ma se devo essere sincera credo che la vita e il futuro professionale siano legate alle occasioni,alle persone incontrate per caso e quindi credo anche che non bisogna essere ipocriti e che se capita un'occasione bisogna prenderla,tanto lo sappiamo tutti che il mondo è ingiusto!!! per fortuna io vengo da una famiglia che ha un'attività e se proprio dovesse andarmi male,diciamo che non sono proprio per strada..però ho deciso per qualche anno di inviare cv alle aziende con le risors eumane,alle agenzie interinali...insomma finchè ho grinta la uso!!! però a volte è difficile..il mio sogno è la libera professione però è dura e difficile senza esperienza e poi mi sembra che bisogna continuare a formarsi all'infinto e io inizio a essere stanca di farmi mantenere,almeno i corsi di perfezionamento vorrei pagarmeli da sola..anche perchè tra poco vorrei anche andare fuori di casa..diciamo tutto entro i 30 !!! qualcuno mi capisce??!!!

  15. #15
    Ciao Aiko e tutti gli altri..
    Insomma mi pare che dell'insofferenza per questa situazione ci sia per un bel pò di persone che hanno scelto la laurea in psicologia..Però sono d'accordo con quanto scritto da Aiko: tanti di noi hanno paura, più che modificare uno stato di cose sbagliate preferiscono riuscire ad entrare nella "casta" e riuscire a dire finalmente "ecco, sono arrivato/a, posso finalmente lavorare da psicologo!". Non si rendono conto che la nostra attesa verrà sempre frustrata, che le nostre speranze sono solo illusioni che inevitabilmente ci creiamo per poter andare avanti e per poter evitare la consapevolezza di una situazione impossibile da accettare per chi pensava ad un futuro migliore e per chi voleva essere orgoglioso della propria laurea!
    Io non sono pessimista ma purtroppo di fronte a questo stato di cose bisogna diventarlo per smuovere dalle fondamenta un modo di intendere la psicologia completamente fuorviante e che premia non chi ha le competenze e l"animo" per fare questa attività ma solo chi ha la possibilità, specialmente economica, di arrivare a certi livelli ed entrare nell'aristocrazia!
    Io vorrei raccogliere questo malessere ormai insostenibile e cercare di capire come affrontare tutto questo: perchè più rimaniamo divisi e più daremo possibilità di soddisfazione solo a quelle persone che magari non sanno nemmeno come hanno fatto a laurearsi ma che al contrario di noi hanno qualche "vantaggio" in più..

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