• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Visualizzazione risultati 1 fino 7 di 7
  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di nuryel78
    Data registrazione
    31-10-2007
    Residenza
    firenze
    Messaggi
    271

    la morte di benazir buttho

    al di là delle evidenti implicazioni politiche...credetemi, sono sinceramente dispiaciuta per la morte di questa donna così coraggiosa, talmente tanto che si è scelto di farla fuori piuttosto che affrontarla. sarò ingenua, ma confesso che proprio non me lo aspettavo.....sono davvero dispiaciuta. e ora che succederà?

  2. #2
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Lepre*marzolina
    Data registrazione
    04-10-2005
    Residenza
    nei peggiori bar di caracas...
    Messaggi
    2,886
    ...questo omicidio è davvero un brutto segno...
    aldilà del forte dispiacere personale mi viene da riflettere su come gli equilibri mondiali siano sempre più precari...ed ora?
    dove c'è gusto non c'è perdenza

    ho sempre amato il mio prossimo...finchè era poco....



    Questo è il mio pesciolino numero 641 in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. 640 pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà
    C.P.



    E' cosi' difficile divertirsi di questi tempi, anche sorridere fa male alla faccia

  3. #3
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
    Data registrazione
    07-02-2005
    Residenza
    Monza
    Messaggi
    3,204
    ...scusate, ma come non vi aspettavate nulla del genere? certo, i media italiani parlano di tante cose ma non della politica estera e questo un filo ci annebbia la mente a volte... ma la situazione in pakistan è esplosiva da tempo. e che sarebbe peggiorata con l'avvicinarsi del giorno delle elezioni, fissate per l'8 gennaio, era stato preannunciato da tanti (e non ci sarebbe voluto nemmeno molto a capirlo). tanto che Benazir Bhutto stessa aveva scritto un paio di mesi fa questo articolo: Repubblica

    La settimana scorsa sono sopravvissuta a un tentato omicidio, ma 140 uomini e donne tra i miei sostenitori e della mia scorta non ce l'hanno fatta. L'attentato del 18 ottobre ha messo in evidenza la critica situazione con la quale siamo alle prese oggi in Pakistan, oggi che cerchiamo di fare campagna elettorale per elezioni libere, oneste e trasparenti sotto la minaccia del terrorismo. Quanto è accaduto dimostra la sfida logistica, strategica e morale che incombe su tutti noi. Come possiamo fare campagna elettorale presso la cittadinanza sotto la minaccia costante e concreta di essere assassinati? Con l'eventualità di un massacro di innocenti?

    L'attentato nei miei confronti non è giunto inaspettato. Da informazioni attendibili ero stata avvisata di essere presa di mira da elementi che vogliono ostacolare il processo democratico. Più specificatamente ero stata informata che Baitul Masood, un afgano a capo delle forze Taliban nel nord del Waziristan, Hamza bin Laden, un arabo, e un militante della Moschea Rossa erano stati mandati in missione con il compito di uccidermi. Ho anche temuto che fossero strumenti nelle mani dei loro stessi simpatizzanti, infiltratisi nella sicurezza e nell'amministrazione del mio Paese, gli stessi che ora temono che il ritorno della democrazia possa far deviare i loro piani.

    Abbiamo cercato di prendere tutte le precauzioni del caso. Abbiamo chiesto i permessi per importare un automezzo corazzato a prova di proiettile. Abbiamo chiesto di ottenere gli strumenti tecnologici con i quali individuare e disattivare gli ordigni esplosivi improvvisati spesso collocati sul ciglio della strada. Avevamo chiesto che mi fosse assicurato il livello di sicurezza al quale ho diritto nella mia qualità di ex primo ministro.

    Adesso, dopo il massacro, appare quantomeno sospetto il fatto che i lampioni delle strade circostanti il luogo esatto dell'attentato - Shahra e Fisal - fossero stati spenti, così da consentire agli attentatori suicidi di avvicinarsi quanto più possibile al mio automezzo. Provo grandissimo sconcerto all'idea che le indagini sull'attentato siano state affidate al vice ispettore generale Manzoor Mughal, presente quando mio marito alcuni anni fa stava quasi per perdere la vita per le torture subite.

    Naturalmente, conoscevo i rischi che avrei corso. Già due volte in passato ero stata presa di mira dagli assassini di al Qaeda, tra i quali il famigerato Ramzi Yousef. Conoscendo il modus operandi di questi terroristi, so che tornare a colpire il medesimo bersaglio è per loro prassi naturale (si pensi al World Trade Center), e che dunque sicuramente stavo correndo un pericolo maggiore.

    Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica.

    Il popolo pachistano - a qualsiasi partito esso appartenga - ha voglia, si aspetta di vedere e ascoltare i leader del proprio partito, e di essere parte integrante del discorso politico. I pachistani partecipano ai comizi e ai raduni politici, vogliono ascoltare direttamente e senza intermediari i loro leader parlare con megafoni e altoparlanti. In condizioni normali tutto ciò è impegnativo. Con una minaccia terroristica che incombe è straordinariamente difficile. Mio dovere è far sì che non sia impossibile.

    Ci stiamo consultando con strateghi politici su questo problema. Vogliamo essere sensibili nei confronti della cultura politica della nostra nazione, offrire alla popolazione l'opportunità di prendere parte al processo democratico dopo otto lunghi anni di dittatura, ed educare cento milioni di elettori pachistani sulle problematiche all'ordine del giorno.

    Non vogliamo, tuttavia, essere imprudenti. Non vogliamo mettere in pericolo senza motivo e senza necessità la nostra leadership e certamente non vogliamo rischiare un eventuale massacro dei miei sostenitori. Se non faremo campagna elettorale, saranno i terroristi ad aver vinto e la democrazia farà un ulteriore passo indietro. Se faremo campagna elettorale rischiamo di essere vittime di violenza. È un enorme problema insolubile.

    Attualmente stiamo concentrandoci su tecniche per così dire ibride, che combinino il contatto individuale e di massa con l'elettorato con il rispetto di rigide misure di sicurezza. Laddove c'è chi ha il telefono, potremo provare a contattarlo con un messaggio preregistrato, che descriva le mie posizioni al riguardo di alcune questioni e inviti la cittadinanza a recarsi alle urne.

    Nelle aree rurali stiamo prendendo in considerazione l'idea di trasmettere miei messaggi a intervalli regolari dagli impianti stereo installati nei centri dei villaggi. Invece di attraversare il Paese con i tradizionali mezzi di trasporto tipici della politica pachistana, stiamo prendendo in esame la possibilità di "caravan virtuali" o di "comizi virtuali", nel corso dei quali potrei rivolgermi a un pubblico numeroso di tutte le quattro province del Paese affrontando i temi più importanti della campagna.

    Stiamo infine anche studiando la fattibilità di una nuova educazione dell'elettorato, di nuove tecniche che inducano a recarsi alle urne e che al contempo riducano al minimo la mia vulnerabilità e le occasioni per un attentato terroristico soprattutto nelle prossime cruciali settimane che ci separano dalle elezioni del nostro Parlamento.

    Non dobbiamo permettere che la sacralità del processo politico sia sconfitta dai terroristi. In Pakistan occorre ripristinare la democrazia e l'equilibrio delle posizioni moderate, e il modo per farlo è tramite elezioni libere e oneste che instaurino un governo legittimo su mandato popolare, con leader scelti dal popolo. Le intimidazioni da parte di assassini codardi non dovranno far deragliare il cammino del Pakistan verso la democrazia.
    Ultima modifica di LuisaMiao : 28-12-2007 alle ore 19.20.28
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  4. #4
    ketta_it
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da Lepre*marzolina Visualizza messaggio
    ...questo omicidio è davvero un brutto segno...
    aldilà del forte dispiacere personale mi viene da riflettere su come gli equilibri mondiali siano sempre più precari...ed ora?
    Infatti, è proprio ciò che pensavo anche io oggi...

  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di nuryel78
    Data registrazione
    31-10-2007
    Residenza
    firenze
    Messaggi
    271
    piccola cattiveria: ma siamo sicuri che musharraf non ne sappia nulla? certo, la tattica era quella di al-qaeda....ma pensavo che ora lui è l'unico candidato..chissà chi vincerà?!

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
    Data registrazione
    07-02-2005
    Residenza
    Monza
    Messaggi
    3,204
    dal sito della BBC, un articolo Q&A:

    Q&A: Benazir Bhutto assassination
    Benazir Bhutto, twice prime minister of Pakistan, was assassinated while campaigning for elections that were scheduled for 8 January.

    Benazir Bhutto
    Ms Bhutto was a deeply controversial politician

    How did it happen?

    Ms Bhutto was leaving a rally of her Pakistan People's Party (PPP) supporters in a park in the garrison town of Rawalpindi when an attacker opened fire. Then a bomb was set off - either by the same attacker or a second one - which left some 20 other people dead.

    The government says, however, that Ms Bhutto died as a result of banging her head on part of her car's sun roof. Her PPP party rejects this view as "dangerous nonsense", and insists she died of bullet wounds.

    Rawalpindi houses the headquarters of Pakistan's military, but that has not stopped militants striking there at will. In November a suicide attack in the grounds of the much feared intelligence services left many dead.

    What will be the impact in Pakistan?

    Ms Bhutto was the dominant figure among Pakistan's various secular and religious political parties. She had twice served as prime minister and was hoping that the PPP would emerge as the dominant force from next month's elections, the first to be held since President Musharraf resigned as head of the army and became a civilian leader.

    Ms Bhutto, Karachi, October 2007
    Ms Bhutto after surviving October's blasts in Karachi

    PPP activists have staged angry protests at her assassination, and many people have been killed in unrest around the country. Mr Musharraf has appealed for calm, but ordered his security forces to take tough action against rioters.

    Her death has created a political vacuum.

    The Bhutto name is legendary in Pakistan. Her father Zulfiqar Ali Bhutto served as prime minister but was hanged after being deposed in a coup by General Zia-ul-Haq.

    Benazir Bhutto was a deeply controversial figure.

    Western-educated and charismatic, she presented herself as a moderate, democratic force. As such she was widely courted in the West. The United States hoped she could restore popular legitimacy to President Musharraf's failing war against Islamist militants.

    But she was widely seen as having misused her office for her own financial gain and faced a number of court cases, both inside Pakistan and outside the country. Islamist militants hated her for her pro-American views.

    Earlier this year, Ms Bhutto and Mr Musharraf had been working on a power-sharing agreement. The talks failed, leaving Ms Bhutto as the biggest political threat to President Musharraf, rather than an ally.

    Who could have targeted her in this way?

    The government has squarely blamed a tribal leader in the lawless South Waziristan province on the Afghan border, Baitullah Mehsud, whom it describes as an al-Qaeda leader. But a spokesman for him denied any involvement, calling the accusation "government propaganda".

    Nevertheless, pro-Taleban and al-Qaeda militants who have taken increasing control of Pakistan's tribal areas along the Afghan border will be the people most analysts will assume carried out the attack. They have made no secret of their determination to kill Ms Bhutto since her return to the country this year after years of self-imposed exile to escape prosecution.

    On the day of her return, 18 October, a double suicide attack on her motor cavalcade in Karachi left more than 130 people dead.

    What are President Musharraf's options?

    Mr Musharraf has already appealed for calm as disturbances broke out in various parts of the country. One urgent decision is whether the 8 January national and provincial assembly elections should go ahead. It was only in mid-December that he ended six weeks of emergency rule during which time he sidelined leading judges who were set to rule on whether he was entitled to stay on as president.

    His popularity has taken a hammering during 2007, partly because of his failure to defeat Islamist militants. Now he is no longer head of the army, it remains to be seen how the new army head, General Ashfaq Pervez Kayani, will try to deploy the army against the militants.

    What is at stake for the region and the rest of the world?

    The future of Pakistan is one of the keys to global security. Pro-Taleban militants and their al-Qaeda allies have become a state within a state in recent years. Militants fighting Western forces in Afghanistan and the government there of Hamid Karzai have been able to operate from within Pakistan.

    Many of the major terror attacks on the West, from the 11 September, 2001, attacks in the United States, have involved people getting training and support from inside Pakistan.

    Pakistan's nuclear rival to the east, India, will be watching developments with concern.
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  7. #7
    Partecipante Figo L'avatar di SuperLinus
    Data registrazione
    18-10-2006
    Residenza
    Ferrara
    Messaggi
    966
    Citazione Originalmente inviato da nuryel78 Visualizza messaggio
    piccola cattiveria: ma siamo sicuri che musharraf non ne sappia nulla? certo, la tattica era quella di al-qaeda....ma pensavo che ora lui è l'unico candidato..chissà chi vincerà?!

    ...altra cattiveria...non so se avete visto le foto scattate all'auto della Buttho...qualcosa mi fa pensare che la scorta a Lei assegnata sia colpevole...come succede per tanti politici...ma non è ora che si vergognino di utilizzare questi mezzi barbari?
    ...la mente è condizione di sè stessa, e in se stessa può fare dell'inferno un paradiso e del paradiso l'inferno...
    (John Milton)
    Visita il mio sito: www.lavorodisquadra.com

Privacy Policy