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  1. #1
    Keyser Soze
    Ospite non registrato

    Le qualità dello psicoterapeuta

    Ciao a tutti,sono nuovo su questo forum e approfitto della vostra gentilezza per chiedere consigli.
    Io da un mese e mezzo circa sto facendo psicoterapia,premesso che non ho ancora cominciato "il percorso" vero e proprio(sono infatti ancora nella fase di analisi del problema)sono rimasto letteralmente folgorato dall'approccio del terapeuta nei miei confronti,in senso positivo.
    Non pensavo possibile che mi si riuscisse a capire in questo modo,evidentemente senza giudizi rivolti alla mia persona...
    Comunque sia il prossimo anno lascerò il lavoro e mi iscriverò a psicologia(non certo perchè penso possa aiutarmi a risolvere i miei problemi,ma piuttosto perchè sono affascinato dalla materia..) perchè sento che le mie qualità possono essere consone a quello di uno psicologo,capacità di ascolto,propensione alla comprensione della sofferenza altrui.
    Mi piacerebbe poi poter intraprendere la strada della psicoterapia ma ho un grosso dubbio,essendo una persona estremamente sensibile temo di essere coinvolto direttamente nelle sofferenze altrui,so che per diventare psicoterapeuti bisogna aver risolto i propri problemi e raggiunto un notevole equilibrio personale,però temo che la professione strida decisamente con l'eccessiva sensibilità che possiedo...


    Quali sono le qualità che deve possedere un buon psicoterapeuta?quali sono i difetti che deve assolutamente eliminare o quantomeno limare per poter svolgere decorosamente la propria professione?
    Ultima modifica di Keyser Soze : 12-12-2007 alle ore 20.20.09

  2. #2
    Keyser Soze
    Ospite non registrato
    Naturalmente ci tengo a precisare che la strada è ancora lunga,anzi non è nemmeno cominciata,ma non vorrei partire con il piede sbagliato

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    milano
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    premetto nel nutrire dei dubbi sul fatto del lasciare lavoro per studiare psicologia; è un percorso lungo al termine del quale poi è estremamente difficile trovare una propria collocazione professionale. Per cui pensaci veramente bene prima di prendere una decisione cosi estrema.
    In quanto alla domanda che hai fatto non è immediato dare una risposta. Quella di psicoterapeuta è un percorso, più che una professione, molto articolata, in cui più che padroneggiare delle tecniche da utilizzare tu stesso diventi uno strumento da offrire al paziente per la sua comprensione. In questo senso sono sicuramente importanti le doti che tu stesso hai indicato, quali capacità di empatia, sensibilità, intelligenza, intuito, che non devono però tradursi in un eccessivo invischiamento con la storia di vita che ci viene portata. E' importante cioè riuscire a vivere ciò che il paziente ci sta portando rimanendo noi stessi. Se cosi non fossi il burn out è dietro l'angolo. Se è vero che è importante infatti avere una buona dose di sensibilità, umanità, empatia, è altresi vero che è altrettanto necessaria la capacità di estraniarsi dal lavoro una volta fuori dallo studio, la possibilità di coltivarsi degli hobbies, la possibilità cioè di non vivere per i pazienti e in funzione loro.
    E' poi importante avere ben chiaro il modo in cui funzioniamo, al di la delle nostre strutture di personalità che possono chiaramente essere molto diverse le una dalle altre. Avere chiari i nostri temi caldi, i modi in cui li viviamo e li affrontiamo, per arrivare anche alle nostre credenze e alle nostre ideologie, tutti aspetti che possono influire in una psicoterapia. Ciò che poi è veramente importante, e che spesso è dimenticato, è la sospensione del giudizio. In tutte le persone, tra la "sporcizia" che ci viene portata, dobbiamo sempre mettere in luce e saper cogliere gli aspetti positivi e vivi di cui ognuno di noi è portatore

  4. #4
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Caro Keyser

    Fai quel che vuoi, ma tieniti il lavoro che hai. Per quanto ti possa sembrare impossibile, è possibilissimo iscriversi a psicologia e lavorare mentre si studia. Si fa solo un po' di fatica in più.
    Per il resto, fossi in te ne discuterei soprattutto con il tuo terapeuta. Vagliala bene, questa idea. Scopri se è un'idea che nasce da un'interesse reale per la materia o non piuttosto dal "transfert" verso le caratteristiche del tuo terapeuta. Prenditi il tempo che serve. L'Università non cade e non scompare. Se anche ci metti un po' di tempo, sarà ancora lì ad attenderti.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  5. #5
    Keyser Soze
    Ospite non registrato
    Io penso che guardandomi obiettivamente mi rendo conto di essere una persona che potrebbe essere portata per fare lo psicologo,sopratutto mi rendo conto che il lavoro che faccio non è consono alle mie qualità,è troppo materiale,mi sento troppo diverso dalle persone che lavorano nella mia azienda e nel mio settore.
    Mi sento molto più "umano",non so come spiegarlo,ora che penso a psicologia mi sento in gabbia a fare il mio lavoro.
    Sono sicuro che sarebbe la stessa cosa anche se lasciassi il mio lavoro ma proseguissi la mia professione in altra azienda,sarei motivato i primi tempi ma inesorabilmente le motivazioni si sbriciolerebbero piano piano,sono più che convinto che avere a che fare con le persone,capire i loro problemi,cercare di aiutarle con gli strumenti a mia disposizione sarebbe d'aiuto al miglioramento anche della mia persona giorno dopo giorno.
    Forse sbaglio a ragionare così ma la professione di psicologo la sento molto vicina a quello che sono nonostante la mia timidezza...


    p.s. purtroppo psicologia è a frequenza obbligatoria,il lavoro devo lasciarlo per forza...
    Ultima modifica di Keyser Soze : 13-12-2007 alle ore 21.15.48

  6. #6
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Giuppy83
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    No, non devi per forza lasciare il lavoro (soprattutto, NON FARLO!! la strada dello psicologo è lunga, impervia e incerta, perciò continua a tenerti una sicura fonte di reddito!!)! In tutte le università psicologia è a frequenza obbligatoria, ma nessuno ha mai frequentato per intero tutti i corsi, e i professori sanno di potersi trovare spesso davanti a studenti lavoratori perciò non frequentanti, e per loro prendono provvedimenti diversi (come un libro in più da studiare).
    Le università lo sanno che non tutti i propri studenti sono diciannovenni freschi di maturità mantenuti dai genitori, ma che ci sono anche persone che lavorano! Quando leggi "frequenza obbligatoria", il vero significato è "sarebbe caldamente consigliata la frequenza, ma se anche non si può, ci sono altri modi per sostenere l'esame"!!

  7. #7
    Keyser Soze
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da Giuppy83 Visualizza messaggio
    No, non devi per forza lasciare il lavoro (soprattutto, NON FARLO!! la strada dello psicologo è lunga, impervia e incerta, perciò continua a tenerti una sicura fonte di reddito!!)! In tutte le università psicologia è a frequenza obbligatoria, ma nessuno ha mai frequentato per intero tutti i corsi, e i professori sanno di potersi trovare spesso davanti a studenti lavoratori perciò non frequentanti, e per loro prendono provvedimenti diversi (come un libro in più da studiare).
    Le università lo sanno che non tutti i propri studenti sono diciannovenni freschi di maturità mantenuti dai genitori, ma che ci sono anche persone che lavorano! Quando leggi "frequenza obbligatoria", il vero significato è "sarebbe caldamente consigliata la frequenza, ma se anche non si può, ci sono altri modi per sostenere l'esame"!!
    Non sono certo di aver capito.Mi stai dicendo che è una finta frequenza obbligatoria?Sul bando c'è scritto chiaramente che serve almeno il 75% del monte ore...

    Francamente mi stanno demotivando molto i vostri commenti,pensavo forse a una laurea di tipo sanitario,vedi le triennali(fisioterapia,radiologo ecc ecc)oppure di puntare a farmacia anche se il mio cuore è puntato su psicologia...

  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Giuppy83
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    Non è finta, ma caldamente consigliata. Io ho studiato alla Cattolica di Milano, e anche lì la frequenza è ufficialmente obbligatoria, ma ciò non significa che tutti hanno frequentato sempre tutte le lezioni... Le università lo sanno che ci sono moltio studenti lavoratori che per forza di cose non possono frequentare per intero il corso!
    Cmq è una scelta che devi ben ponderare e se è ciò che realmente vuoi, non abbandonare il lavoro: almeno hai e avrai una sicura fonte di reddito. Lo psicologo, specie all'inizio, fa la fame, credimi!

  9. #9
    Keyser Soze
    Ospite non registrato
    Credo che sarebbe improponibile con il lavoro che faccio,che richiede un buon dispendio di energie mentali per 9 ore al giorno,studiare contemporaneamente.E poi non si parla di saltare qualche lezione,ma di saltarle tutte praticamente...Non credo di avere le possibilità psico-fisiche per portare avanti entrambe le cose.
    Io penso che la legge dovrebbe aiutare gli psicologi,magari dico una grossa cavolata,ma sarebbe bello se per esempio venisse imposto ad aziende superate tot dipendenti,avere uno psicologo nello staff che motivi i lavoratori a corto di motivazioni,oppure quelli scontenti ecc ecc ecc..ne guadagnerebbero anche le aziende stesse.

  10. #10
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Andreuccio M.
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    Citazione Originalmente inviato da Keyser Soze Visualizza messaggio
    sarebbe bello se per esempio venisse imposto ad aziende superate tot dipendenti,avere uno psicologo nello staff che motivi i lavoratori a corto di motivazioni,oppure quelli scontenti ecc ecc ecc..ne guadagnerebbero anche le aziende stesse.
    Sono pienamente d'accordo, purtroppo però in Italia ancora non c'è la giusta "mentalità"...

  11. #11
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Citazione Originalmente inviato da Andreuccio M. Visualizza messaggio
    Sono pienamente d'accordo, purtroppo però in Italia ancora non c'è la giusta "mentalità"...
    Citazione Originalmente inviato da Keyser Soze Visualizza messaggio
    Io penso che la legge dovrebbe aiutare gli psicologi,magari dico una grossa cavolata,ma sarebbe bello se per esempio venisse imposto ad aziende superate tot dipendenti,avere uno psicologo nello staff che motivi i lavoratori a corto di motivazioni,oppure quelli scontenti ecc ecc ecc..ne guadagnerebbero anche le aziende stesse.
    Scusate l'OT.
    Non sono d'accordo con nessuno di voi. Perché "imporre" la presenza di uno psicologo e non di un direttore commerciale, di un laureato in lettere, di un archeologo, di un monaco buddista o di un ex-presidente della Repubblica?

    Ora, costruirsi un lavoro da psicologi non è affatto semplice. La vivo pure io sulla mia pelle, questa difficoltà. Però non mi pare che la strada giusta sia quella di chiedere che siano altri a trovarci il lavoro, né di obbligare altri a rivolgersi a noi.

    fine OT.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  12. #12
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Citazione Originalmente inviato da Keyser Soze Visualizza messaggio
    Credo che sarebbe improponibile con il lavoro che faccio,che richiede un buon dispendio di energie mentali per 9 ore al giorno,studiare contemporaneamente.
    Non saprei, ognuno valuta le proprie forze e si regola di conseguenza.
    Ti racconto solo di come ho dato l'esame di Psicodinamica delle Relazioni Familiari (con Cusinato, a Padova, nel lontano 2002).
    A quell'epoca ero responsabile della produzione al cementificio di Vibo Valentia. Mi alzai alle 5, entrai in fabbrica alle 5.30, mi feci il giro dell'impianto, parlai con i capiturno e predisposi il lavoro della giornata, lasciando il numero di cellulare. Alle 8 ero su un volo per Venezia, alle 14 sostenni l'esame, alle 18 ero in volo per Lamezia Terme e alle 20 ero di nuovo in fabbrica, dove rimasi fino alle 22. Poi me ne andai a dormire.

    E, se ci sono riuscito io, che sono una testa di legno, credo ci possa riuscire chiunque altro.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  13. #13
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
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    sarai stato un pò stressatino al termine di quella giornata
    ...ad ogni modo se ce l'hai fatta tu allora non significa che è probabile che ce la faccia anche qualcun altro. Al di la della cognizione del farcela o non farcela in questi casi entrano in gioco soprattutto aspetti legati alla nostra personalità che a volte possono portarci a lanciare come si suol dire il cuore oltre l'ostacolo, altre volte invece, ad abbandorare tutto.
    Per il resto anche io sono pienamente d'accordo; credo sia terribilmente sbagliato imporre uno psicologo del lavoro ogni tot dipendenti di una ditta. Andrebbe contro la libertà individuale ed imprenditoriale, e si ripercuoterebbe sulla qualità del lavoro dello psicologo. Il lavoro bisogna cercarselo come ha detto willy ed eventualmente crearselo; rendiamoci conto che ogni anno vengono forgiati migliaia e migliaia di psicologi dalle università; non credo che tutti potranno essere inseriti sul mercato del lavoro per quello che hanno studiato. Se qualcosa lo stato dovesse approvare a mio avviso piu che imporre uno psicologo ogni tot dipendenti sarebbe quello di limitare gli accessi alle facoltà di psicologia in maniera molto rigida od eventualmente chiuderle per riformarle in toto (il 3 piu due per la facoltà di psicologia è stato quanto di piu aberrante abbiano potuto fare). Se no il rischio è davvero è quello di creare disocuppazione e malcontento che certamente porta poi a poter credere legittime certe proposte come quella che hai fatto tu.

  14. #14
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Andreuccio M.
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Scusate l'OT.
    Non sono d'accordo con nessuno di voi. Perché "imporre" la presenza di uno psicologo e non di un direttore commerciale, di un laureato in lettere, di un archeologo, di un monaco buddista o di un ex-presidente della Repubblica?

    Ora, costruirsi un lavoro da psicologi non è affatto semplice. La vivo pure io sulla mia pelle, questa difficoltà. Però non mi pare che la strada giusta sia quella di chiedere che siano altri a trovarci il lavoro, né di obbligare altri a rivolgersi a noi.
    Caro collega, infatti io non ho detto che dovrebbero essere gli altri a trovare il lavoro a noi, sono il primo ad affermare che dobbiamo essere noi stessi a "farci posto", dobbiamo farci "sentire" un po di più, però è palese la situazione che c'è in Italia rispetto ad altri Stati europei in cui gli psicologi sono ovunque, è questo è dovuto non solo al volere dei professionisti, ma anche alla cultura leggermente più "aperta" degli altri Stati.

  15. #15
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
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    Citazione Originalmente inviato da ziogargamella Visualizza messaggio
    Se qualcosa lo stato dovesse approvare a mio avviso piu che imporre uno psicologo ogni tot dipendenti sarebbe quello di limitare gli accessi alle facoltà di psicologia in maniera molto rigida od eventualmente chiuderle per riformarle in toto (il 3 piu due per la facoltà di psicologia è stato quanto di piu aberrante abbiano potuto fare). Se no il rischio è davvero è quello di creare disocuppazione e malcontento che certamente porta poi a poter credere legittime certe proposte come quella che hai fatto tu.
    E qui entra in gioco il diritto allo studio, acclamato a gran forza ogni volta che le università impongono dei limiti al numero degli iscritti.
    Io mi sono immatricolata al v.o. l'ultimo anno in cui a Firenze esisteva il numero chiuso (x il v.o. ovviamente) e nonostante i posti previsti fossero 250 (mi pare) tutti quelli che parteciparono alla prova (1500) entrarono dopo aver fatto ricorso al TAR.
    Così il numero chiuso fu abolito ed è stato ripristinato con l'avvento del n.o. solo perchè, sempre a Firenze, si raggiungevano la bellezza di 2000 immatricolati circa per anno accademico.
    Come la mettiamo? Ha ragione lo studente ad avere diritto a studiare ciò che più gli piace, o ha diritto il Ministero dell'Università e Ricerca a regolamentare le facoltà super gettonate in modo da non ritrovarsi una marea di disoccupati???
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

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