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Discussione: necessità e virtù...

  1. #1
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Chiaraaaaaa
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    necessità e virtù...

    che dirvi, assistendo allo spettacolo indecoroso di un Paese bloccato da una categoria

    vi segnalo questo: ..::Filieracorta picena::..

    non risolve i problemi del mondo ma è già qualcosa. Soprattutto non sono chiacchiere, ma una realtà, poi se c'è in giro nel forum qualche picentino e vuole dire la sua, magari ci risolleva il morale in questa desolazione tutta italiana

    opsiani e buona sopravvivenza

  2. #2
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    Da un lato dico che le motivazioni dei camionisti sono troppo "generiche" nel senso che concorrenza sleale, aumento ingiustificato delle materie prime (in questo caso carburanti) e problema traffico / sicurezza vale per loro come per moltissime altre categorie che, a differenza di loro, non hanno mai bloccato così tanto l'Italia.

    Dall'altro godo nel vedere questo spettacolo.
    La nostra civiltà occidentale si basa sul profitto.
    Nelle scuole di economia insegnano ormai soltanto a minimizzare i costi.
    Lasciando dunque perdere la qualità (e il rapporto qualità/prezzo).
    E tralasciamo l'altro aspetto della questione, dal punto di vista educativo morale, che è la totale assenza da parte delle istituzioni e della scuola di incoraggiare la ricerca del bello e del raffinato, è un'altra storia.
    Dunque niente qualità, solo riduzione di costi nella produzione di beni di largo e ristretto consumo.
    Questo si traduce in un continuo contoterzismo, affidando commesse di volta in volta a chi fa il prezzo più basso.
    I prezzi più bassi si riescono a praticare diminuendo i costi.
    Per dimuire i costi occorre licenziare/sottopagare/indurre turni massacranti per non assumere in più operai e lavoratori.
    Ciò intanto induce stress, malessere sociale con conseguenti aspetti degenerativi (es droga).
    Comunque il contoterzismo provoca continui spostamenti di semilavorati e prodotti finiti da un luogo ad un altro (es per un frigorifero che si assembla a treviso i componenti possono venire da Milano, Napoli, Cina ecc) dunque gran traffico di camion; maggiore è il contoterzismo maggiore è il traffico.
    A valle della filiera, i rivenditori, per diminuire costi di magazzino, personale e finanziari, tengono sempre meno scorte di tutto. Quindi giù a riordinare merce di continuo. E di nuovo gran traffico di camion per le consegne sempre più frequenti.
    Bene.
    Questo è il post capitalismo.
    Questo è quanto hanno creato strapagati presunti pseudomanager che tanto i loro megastipendi e i lori benefit se li beccano comunque.
    Ed è una situazione assolutamente assurda.
    E lasciam perdere le collusioni (che pur ci sono) tra governanti e consigli di amminstrazione di aziende automobilistiche e petrolifere.
    Dunque, considerato tutto ciò, io godo a vedere che il sistema creato da questi signori, che si vantano di essere tanto in alto, è completamente bloccato (era, all'ora in cui scrivo il blocco è cessato) dai camionisti, che sono una categoria esattamente all'opposto della classe dirigente la quale non li considera nemmeno.
    Quindi ben vengano gli scaffali vuoti, le auto senza benzina e le fabbriche chiuse.
    Ben venga il crollo di questa Italia occidentale allo sfascio economico e soprattutto morale.
    Io sono per il ritorno alle corporazioni (che garantivano una certezza di lavoro e guadagno) e ai distretti industriali locali.
    Sono per i dazi sulle importazioni dalla cina.
    Sono per il ritorno di una cultura reale del lavoro, e basta con i manager strapagati.
    Sono, infine, per il ritorno del trasporto con asini da soma.
    Che sono anche più simpatici dei camionisti macedoni.

    ho detto
    Ultima modifica di semplificatore : 13-12-2007 alle ore 01.28.05
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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  3. #3
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    Io sono per il ritorno alle corporazioni
    io godo a vedere che il sistema creato da questi signori, che si vantano di essere tanto in alto, è completamente bloccato (era, all'ora in cui scrivo il blocco è cessato) dai camionisti, che sono una categoria esattamente all'opposto della classe dirigente la quale non li considera nemmeno.
    Solo che, a mio parere, questa è esattamente la protesta di una corporazione. E questo stato di cose con il "capitalismo" non ha nulla a che vedere (né con il "socialismo", peraltro).

    Per come la vedo io, i trasportatori li divido in due categorie: quelli che lavorano per conto di un'impresa (e sono dipendenti) e quelli che lavorano per conto proprio (e sono imprenditori).
    I primi: quando il mio stipendio è troppo basso, faccio sciopero, ma lo faccio contro la mia di azienda, perché è alla mia azienda che chiedo gli sghèi, mica alla massaia della Tiburtina.
    I secondi: ma quando chiudono la Thyssen, quelli che restano senza lavoro che cavolo devono fare? Mettersi con la punto fuori dai caselli dell'autostrada e bloccare il traffico? O quelli della Legler di Ponte San Pietro, o delle migliaia di fabbriche che chiudono dall'oggi al domani? Insomma, il "rischio d'impresa" dove cavolo sta?

    Per come la vedo io, i camionisti hanno appreso alla perfezione la lezione italiana degli anni '80: prendere il peggio del capitalismo e il peggio del socialismo. Socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Esattamente quel che ha sempre fatto Confindustria. Pronti a invocare il "libero mercato" quando si tratta di licenziare, ma guai a non attaccarsi alla tetta della mamma-Stato quando si tratta di avere contributi per qualunque cosa, fosse anche la produzione di sculacciatopi, tritabrodo e dicipreghiere automatici.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #4
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Solo che, a mio parere, questa è esattamente la protesta di una corporazione. E questo stato di cose con il "capitalismo" non ha nulla a che vedere (né con il "socialismo", peraltro).

    Per come la vedo io, i trasportatori li divido in due categorie: quelli che lavorano per conto di un'impresa (e sono dipendenti) e quelli che lavorano per conto proprio (e sono imprenditori).
    I primi: quando il mio stipendio è troppo basso, faccio sciopero, ma lo faccio contro la mia di azienda, perché è alla mia azienda che chiedo gli sghèi, mica alla massaia della Tiburtina.
    I secondi: ma quando chiudono la Thyssen, quelli che restano senza lavoro che cavolo devono fare? Mettersi con la punto fuori dai caselli dell'autostrada e bloccare il traffico? O quelli della Legler di Ponte San Pietro, o delle migliaia di fabbriche che chiudono dall'oggi al domani? Insomma, il "rischio d'impresa" dove cavolo sta?

    Per come la vedo io, i camionisti hanno appreso alla perfezione la lezione italiana degli anni '80: prendere il peggio del capitalismo e il peggio del socialismo. Socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Esattamente quel che ha sempre fatto Confindustria. Pronti a invocare il "libero mercato" quando si tratta di licenziare, ma guai a non attaccarsi alla tetta della mamma-Stato quando si tratta di avere contributi per qualunque cosa, fosse anche la produzione di sculacciatopi, tritabrodo e dicipreghiere automatici.

    Buona vita

    Guglielmo

    Sono eccezionalmente d'accordo con te.
    Con il mio vagheggiato ritorno alle corporazioni intendevo dire che forse siamo giunti ad un punto in cui occorre difendere il valore del lavoro in sensio ampio sia "operaio" che imprenditoriale dagli attacchi di quel che questo sistema ha creato e cioè continue strozzature sulle aziende terziste e sull'eccesso dei contratti a termine.
    Esempio.
    Un imprenditore della mia zona aveva ricevuto una commessa da parte di una grossa azienda di grande distribuzione per la produzione di arredi.
    Le commesse continuavano ad arrivare.
    L'imprenditore si è allora ampliato in termini di attrezzature ed operai.
    La grossa azienda all'improvviso, dall'alto della suo potere contrattuale, ha prima obbligato l'imprenditore a praticargli prezzi più bassi poi di punto in bianco ha trasferito la produzione delle commesse in cina.
    Lasciando l'imprenditore che aveva investito nella cacca totale con investimenti privi di un ritorno.

    Evviva

    p.s.: ma gli anarchici esistono ancora? Io ritengo che il più grande anarchico della storia sia Paperoga.
    Non c'è nessuno più anarchico di Paperoga.
    Per risolvere i problemi del mondo, invece, rimane solo il meteorite.

    Ho detto
    Ultima modifica di semplificatore : 13-12-2007 alle ore 13.14.20
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
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  5. #5
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    O.T.

    Sono (non eccezionalmente) daccordo su paperoga

    FINE O.T.

    Buona vita

    Guglielmo
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  6. #6
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    Ed ora torniamo alle cose serie....

    Esempio.
    Un imprenditore della mia zona aveva ricevuto una commessa da parte di una grossa azienda di grande distribuzione per la produzione di arredi.
    Le commesse continuavano ad arrivare.
    L'imprenditore si è allora ampliato in termini di attrezzature ed operai.
    La grossa azienda all'improvviso, dall'alto della suo potere contrattuale, ha prima obbligato l'imprenditore a praticargli prezzi più bassi poi di punto in bianco ha trasferito la produzione delle commesse in cina.
    Lasciando l'imprenditore che aveva investito nella cacca totale con investimenti privi di un ritorno.
    Ma questo non è un imprenditore... è un pollo!
    Oh, insomma, questo è un perfetto esempio di chi vuole i vantaggi, ma non gli svantaggi, dell'essere imprenditori. Di chi glorifica il "capitalismo", ma solo finché gli porta soldi.
    Dalle mie parti si dice che stare sotto padrone, a volte, è necessario. Ma che è meglio se i padroni sono tanti.
    Una cosa come "diversificazione degli acquirenti" no? Un dubbio del genere "ma se questo muore che c...o faccio io?" no?
    No, naturalmente. E' un decreto divino che gli affari debbano sempre andar bene...
    Chissà perché, mi preoccupo molto di più di che fine faranno i lavoratori, alle dipendenze di questo "imprenditore", che NON hanno scelto i fornitori e le strategie aziendali, ma le pagheranno lo stesso. E più salate del tuo "imprenditore".

    Buona vita

    Guglielmo
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  7. #7
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    nell'orbita di Anarres
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Per come la vedo io, i trasportatori li divido in due categorie: quelli che lavorano per conto di un'impresa (e sono dipendenti) e quelli che lavorano per conto proprio (e sono imprenditori).
    I primi: quando il mio stipendio è troppo basso, faccio sciopero, ma lo faccio contro la mia di azienda, perché è alla mia azienda che chiedo gli sghèi, mica alla massaia della Tiburtina.
    I secondi: ma quando chiudono la Thyssen, quelli che restano senza lavoro che cavolo devono fare? Mettersi con la punto fuori dai caselli dell'autostrada e bloccare il traffico? O quelli della Legler di Ponte San Pietro, o delle migliaia di fabbriche che chiudono dall'oggi al domani? Insomma, il "rischio d'impresa" dove cavolo sta?
    Guglielmo
    quello che affermi è innegabilmente vero, però...

    ... l'aumento del costo del carburante, tral'altro esorbitante ed ingiustificato, si riversa sulle tasche di tutti noi, considerato che, dalla lampadina alle zucchine, dalla lavatrice alla carota, quasi tutto il trasporto in Italia viaggia su ruote, il che si traduce in un aumento costante e continuo di tutti i generi di consumo, che in ultimo paga sempre l'utente ultimo, cioè noi.

    Forse vista da questa angolazione, che non è solo il costo del carburante per muoversi con mezzi propri, ma quello che è il valore aggiunto anche per chi usa solo la bici e i mezzi pubblici, questa protesta aveva un suo essere per ogni singolo abitante di questo paese.

    Pat
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


    dai un'occhiata a questo sito www.altrapsicologia.it

    per usufruire del servizio contattare la scrivente per pattuire il compenso

  8. #8
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    Ciao Pat.

    In effetti cogli un punto al quale non avevo pensato molto...

    Sì, fossimo in altra situazione, potrebbe essere un ottimo spunto per ripensare alla politica della produzione e distribuzione di beni, per riflettere su cose tipo "bere in Lombardia l'acqua prodotta in Calabria" e cose del genere.
    E, a questo riguardo, è bello l'intervento di Chiaraaaa sui mercati di prossimità che, nel piccolo, si configura come un'alternativa possibile.

    Quel che non mi andava, nella protesta dei trasportatori, era quell'elemento di corporativismo per cui, se aumenta il costo dell'energia, chiedo gli sgravi fiscali per me e per il mio settore; se arrivano i camionisti rumeni, chiedo che a trasportare le merci siano solo italiani (poi avremo i padani, i calabresi, ecc., fin dove? fino al vecchio "passsaporto per l'interno" che usavano ai tempi di mio nonno?). Cioè: il rischio d'impresa lo scarico su altri, che dovranno pagare. Perché, se diminuisco il carico fiscale su una categoria, dato che non spero proprio nell'ipotesi che diminuisca il costo degli apparati statali, automaticamente aumenterà il carico fiscale su altri. Socializzazione delle perdite.

    Naturalmente, quando sei un dipendente, se l'impresa chiude e si delocalizza, col cavolo che puoi chiedere una diminuzione degli oneri a tuo carico per tirare avanti. Ti si dice che "è il mercato". Due pesi e due misure. In funzione del "peso elettorale" o di altre variabili che, con l'economia, poco c'entrano.

    Buona vita

    Guglielmo
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  9. #9
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ed ora torniamo alle cose serie....



    Ma questo non è un imprenditore... è un pollo!
    Oh, insomma, questo è un perfetto esempio di chi vuole i vantaggi, ma non gli svantaggi, dell'essere imprenditori. Di chi glorifica il "capitalismo", ma solo finché gli porta soldi.
    Dalle mie parti si dice che stare sotto padrone, a volte, è necessario. Ma che è meglio se i padroni sono tanti.
    Una cosa come "diversificazione degli acquirenti" no? Un dubbio del genere "ma se questo muore che c...o faccio io?" no?
    No, naturalmente. E' un decreto divino che gli affari debbano sempre andar bene...
    Chissà perché, mi preoccupo molto di più di che fine faranno i lavoratori, alle dipendenze di questo "imprenditore", che NON hanno scelto i fornitori e le strategie aziendali, ma le pagheranno lo stesso. E più salate del tuo "imprenditore".

    Buona vita

    Guglielmo
    Carissimo und incontentabile Willy...
    certo che i lavoratori la pagano di più...
    però è anche vero che se la "legge" non fosse il minimo costo, ma la massimizzazione del - chiamiamolo - "utile/benessere sociale" allora la ricerca esasperata del minor costo (e conseguente trasferimento tutto in cina) non dovrebbe necessariamente esserci.
    Inoltre i famosi politici di quel che resta della sinistra dovrebbero tener conto ben benino che ormai le grosse produzioni si fanno nell'europa dell'est e in estremo oriente....cioè lo sanno ma non vedo granchè come azioni "riparatorie" ....nel senso che prima tutte quelle produzioni erano fatte in Italia e davano lavoro....adesso? Stampisti e verniciatori sono a spasso...produttori di Jeans e scarpe (nelle mie zone ce n'erano decine se non centinaia) si sono dimezzati....
    ....e invece è aumentato il traffico dei mezzi pesanti per i motivi che ho sopraesposto.

    Adesso saluto tutti che devo andare a dare i bacini alla mia lei.

    ho detto
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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  10. #10
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    Dio,come ho goduto in questi giorni..... ci sta beneee! fosse solo perchè così questa mandria di signorotti che sono diventati gli italiani vedranno che al di là di tante arie siamo un paese del terzo mondo, con infrastrutture e logistica "inappropriate", dove per tutelare gli interessi di una certa parte della popolazione la si butta in tasca a tutti gli altri...dove la ricerca è rimasta ai bei tempi della curie, dove gli ospedali hanno le pareti d'amianto e dove la gente crepa sul posto di lavoro, dove basta uno sciopero per mandare gli operai delle catene di montaggio in cassa integrazione!!! oddio!! ma ci rendiamo conto?! dove i leccaculisti dell'ultim'ora passano avanti a chi merita e dove un camionista rimane attaccato al suo sedile per 16 ore se non più...siamo come un mandriano venuto dal nulla che non sa nemmen parlare, ma che ha la spocchia di un notaio e non si rende conto di quanto è ridicolo.

  11. #11
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    Dio,come ho goduto in questi giorni..... ci sta beneee! fosse solo perchè così questa mandria di signorotti che sono diventati gli italiani vedranno che al di là di tante arie siamo un paese del terzo mondo, con infrastrutture e logistica "inappropriate", dove per tutelare gli interessi di una certa parte della popolazione la si butta in tasca a tutti gli altri...dove la ricerca è rimasta ai bei tempi della curie, dove gli ospedali hanno le pareti d'amianto e dove la gente crepa sul posto di lavoro, dove basta uno sciopero per mandare gli operai delle catene di montaggio in cassa integrazione!!! oddio!! ma ci rendiamo conto?! dove i leccaculisti dell'ultim'ora passano avanti a chi merita e dove un camionista rimane attaccato al suo sedile per 16 ore se non più...siamo come un mandriano venuto dal nulla che non sa nemmen parlare, ma che ha la spocchia di un notaio e non si rende conto di quanto è ridicolo.
    Ti straquoto amandoti anche in parte
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
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    "
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