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Visualizzazione risultati 1 fino 3 di 3
  1. #1
    Partecipante
    Data registrazione
    28-11-2007
    Messaggi
    32

    Appassionato alle scienze neurocognitive... PERCHE'?

    Mi rivolgo a tutti quelli che sono appassionati al mondo della psicologia cognitiva o alle Neuroscienze.
    Cosa lo studio di queste discipline può dare.... che gli altri ambiti della psicologia non possono? Sia dal punto di vista umano/esperenziale che contenutistico/metodologico.
    Cos'hanno queste discipline psicologiche che le altre non hanno?
    Cosa le rende speciale?

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di korianor
    Data registrazione
    30-06-2005
    Messaggi
    335
    Bella domanda

    Premesso che in questa macroarea (che corrisponde un po’ a quello che nel vecchio ordinamento era l’indirizzo Generale e Sperimentale) ci stanno un sacco di cose diverse, dalle neuroscienze intese in senso più biologico (prendi chi studia le sinapsi dell’ippocampo nei ratti o cose del genere) alla neuoscienze cognitive, dalla neuropsicologia clinica (e su questa puoi trovare un sacco di thread nel forum) alla scienza cognitiva (che, almeno nelle sue incarnazioni più recenti nelle università americane, è veramente lontana dalle neuroscienze, a differenza di quanto si studi comunemente all’università in Italia) e tutti i settori di confine, credo che essenzialmente queste siano le risposte:
    1) Si ama questo settore dal punto di vista umano perché dietro c’è un grande mistero da scoprire: come funziona la mente/cervello. Moltissime persone che conosco e che si occupano di questo ambito sono veramente affascinate da questo problema. Si tratta di lavorare su argomenti spesso al confine delle nostre conoscenze come il problema della coscienza (in che modo il nostro cervello genera un’esperienza cosciente?) o problemi di confine con l’intelligenza artificiale. Tanto per fare una similitudine fantascientifica : è un po’ come cercare di scoprire altre forme di vita dell’universo o come si viaggia nel tempo. Detto in un altro modo ancora, sono dei problemi che la filosofia ha dibattuto per secoli a cui ora si può dare una risposta scientifica (così mi ricollego al secondo punto).
    2) Dal punto di vista metodologico, è l’area della psicologia più vicina ad una scienza ‘hard’ come la fisica o la biologia. Spesso ci si avvicina alla psicologia cercando delle ‘risposte’ sulla mente, il cervello e così via… ma poi ci si rende conto che non c’è una risposta, ma una molteplicità di approcci molti dei quali si fondano su interpretazioni o prospettive costruttivistiche. Frequentemente chi sceglie questa area vuole sapere cosa dice la scienza sulla nostra mente e i rapporti che la legano al cervello (o viceversa); non si vogliono interpretazioni, ma conoscenze oggettive.

    Chiaro che queste sono risposte soggettive che si fondano sulla mia esperienza e su discussioni fatte con persone che conosco che si occupano di questi temi. Tra l’altro sarei curioso di sapere cosa pensano gli altri, specialmente chi è più orientato verso la neuropsicologia (specialmente clinica), tipo Paky, Calethiel o Crissangel.

    P.S. Se poi parliamo di futuro lavorativo… le strade sono davvero ridotte: essenzialmente sono 1) ricerca 2)neuropsicologia 3)ergonomia…forse la più fattibile è la seconda, ma capisci che spesso è una forte passione a spingere le persone a studiare questo settore (in ogni caso, analogamente a tutto il resto della psicologia, con i tempi che corrono!).
    "Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere" (L. Wittgenstein)

  3. #3
    L'avatar di crissangel
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    Citazione Originalmente inviato da korianor Visualizza messaggio
    Chiaro che queste sono risposte soggettive che si fondano sulla mia esperienza e su discussioni fatte con persone che conosco che si occupano di questi temi. Tra l’altro sarei curioso di sapere cosa pensano gli altri, specialmente chi è più orientato verso la neuropsicologia (specialmente clinica), tipo Paky, Calethiel o Crissangel.

    Ciao Reticolare e ben arrivato. Ciao Korianor e come sempre grazie per i tuoi contirbuti che sono sempre ottimi e forniscono stimoli su cui riflettere. Ora ho pochissimo tempo perchè sto per uscire (mi aspetta il penultimo lungo pomeriggio di scuola di specializzazione prima dell'esame finale).
    Beh nel campo della neuropsicologia clinica si apre un mondo che secondo me, se vogliamo, delinea ancora di più quella terra di confine che bene ha spiegato Korianor: sappiamo che nell'ambito della neuropsicologia ci muoviamo su un campo dove si presume ci sia un maggior grado di obiettività con minor margine per l'interpretazione. Si somministrano test, si descrivono le modalità del paziente di interagire con lo psicologo e di approcciare le prove proposte, si fanno colloqui di anamnesi e si cerca di connettere il tutto anche alla luce di una interdisciplinarità che spesso è utopica ma che in alcuni centri è praticata e difesa. Poco ancora sappiamo sul cervello e sul suo funzionamento, sappiamo di certo che espressioni comportamentali e aspetti cognitivi dipendono dallo stato funzionale di suddetto organo, ma possiamo andare oltre ciò considerando la persona in modo olistico, considerando anche il clima e l'ambiente che lo circonda: se c'è una buona rete sociale, se c'è una sufficiente stimolazione che possano far si che le risorse cognitive del paziente neuropsicologico servano a raggiungere comunque una buona qualità della vita al di là dei deficit.
    La neuropsicologia cognitiva e poi applicata alla clinica serve a valutare i deficit funzionali in seguito a danni strutturali o anche solo funzionali di tipo neurologico, ma anche psichiatrico e in genere per avere un quadro cognitivo come elemento utile anche per fine diagnostico o di intervento in patologie di ambito medico ma che portano con sè sequele a livello cognitivo (per dire, secondo me neurologico-psichiatrico è una distinzione riconosciuta ma in qualche modo fittizia).
    Le funzioni cognitive sono molteplici e suddivise in differenti aspetti interconnessi tra loro e quindi lo studio delle funzioni si allarga sia alle aree cerebrali sottese, sia alla loro stimolazione o riabilitazione a seconda della gravità del quadro, alle modalità e ai tipi di riabilitazione, allo studio di ambiti di confine e di territori in cui si sa relativamente poco, come le dissociazioni tra sintomi, tra quadri patologici differenti fino a giungere a quegli ambiti ancor più interdisciplinari che prevedono studi molto più sottili come ad esempio la distinzione tra coscienza e consapevolezza ecc ecc strutturando e delinenando modelli di funzionamento della cosiddetta mente.
    Sono stato un po monotematico ed ho scritto molto velocemente, spero di essere tanto minimamente chiaro e nel caso contrario (come spesso capita ) ci ritorno volentieri.
    Ultima modifica di crissangel : 06-12-2007 alle ore 14.08.20
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