• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 1 di 9 123 ... UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 129

Discussione: Psicologi cattolici???

  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
    Data registrazione
    23-06-2005
    Messaggi
    63

    Psicologi cattolici???

    Riicordo, un po' di tempo fà di aver visto una trasmissione televisiva nella quale si discutevano argomenti attinenti alla psicologia. Uno dei partecipanti era membro dell'associazione italiano psichiatri e psicologi cattolici. La cosa singolare era nel fatto di giustificare questa sua appartenenza sostenendo che esistono modelli teorici e indirizzi di pensiero della psicologia in accordo con la visione cattolica dell'essere umano; mentre altri non lo sono.
    Secondo voi può essere concepibile l'associazione di una disciplina scientica, o che almeno dovrebbe esserlo ad una definizione confessionale, come il cattolicesimo?
    Personalmente trovo assurdo e fuorviante che le credenze religiose rischino di non essere ben distinte da una disciplina ed una professione.

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di Dottoressina
    Data registrazione
    31-10-2006
    Residenza
    Caserta
    Messaggi
    218
    Sicuramente la psicologia è una scienza e non può andare molto d'accordo con la religione. Ma non ho capito che vuoi dire: uno psicologo non dovrebbe essere cattolico?
    Spiegati meglio.
    Io sono psicologa e sono anche cattolica.
    Ciao!

  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
    Data registrazione
    23-06-2005
    Messaggi
    63
    Mi spiego meglio. Io non sto affermando che uno psicologo non dovrebbe essere cattolico; semplicemente un termine che definisce una confessione religiosa non dovrebbe essere associato alla psicologia, così come alla medicina, alla fisica od alla sociologia. Non penso che il problema sia quello dell'incompatibilità delle due cose nella medesima persona; ma la necessità di mantenerle ben distinte nell'esercizio di una professione. Spero di essere stato più chiaro.

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di Dottoressina
    Data registrazione
    31-10-2006
    Residenza
    Caserta
    Messaggi
    218
    Si, sicuramente dobbiamo cercare di mantenere distinte le due cose. Sono d'accordo... Ma credo che l'essere cattolico, o meglio, avere fede, fa parte di noi. Voglio dire che non riusciresti a condurre un certo lavoro in modo opposto al tuo modo di pensare. Almeno non sempre. Sarebbe frustrante... x noi.

  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717
    L'importante è capire quanto i nostri convincimenti (anche di tipo religioso, ma non solo) rischiano di influenza la prassi terapeutica.

    Io ritengo che sia fondamentale non tanto dover necessariamente "correggere" certi convincimenti, quanto esplicitarli ed esserne consapevoli, così da evitare il rischio di cui sopra.

    Esplicitarli non con i pazienti, ovviamente, ma con noi stessi durante la nostra formazione e il nostro training personale.

    Ricordiamoci che non siamo obbligati a prenderci in carico nessuno, se non ci piace o se eticamente non ci sentiamo in sintonia con i suoi propositi, le sue scelte, etc.

    Il problema è vecchio come la psicologia: Freud parlava di controtransfert, Rogers di risonanza, May di etnocentrismo. Ovvero: quanto sono capace di ascoltare la depressione di un mio paziente senza aggiungerci la mia depressione? Quanto sono capace di gestire la rabbia di un mio paziente senza aggiungerci la mia rabbia?

    Un cattolico (vero e praticamente) dovrebbe avere posizioni nette in tema di aborto, di indissolubilità del matrimonio, di eutanasia, etc. Se va da lui una giovane paziente esternando il proprio disagio perché non sa se abortire o meno, lui come si comporta? La risposta più ovvia sarebbe quella di dire che "si comporta da professionista". Ma fermiamoci un attimo a riflettere: se io sono cattolico l'aborto è qualcosa che ferisce un mio convincimento e va contro la mia etica. In questo caso come potrei mantenere la mia autenticità verso la paziente?

    La questione, a mio avviso, è molto complicata sia da un punto di vista clinico che da un punto di vista etico.

    Eticamente abbiamo il dovere di non respingere chi ci viene a chiedere aiuto. Ma non respingerlo non vuol dire prenderlo necessariamente in carico. Vuol dire ascoltarlo, fargli la prima accoglienza e poi inviarlo ad un collega.

    Ma eticamente abbiamo anche il dovere di essere autentici nell'atto terapeutico (Rogers diceva: essere se stessi liberamente ed autenticamente). Dunque la questione etica alla fine sconfina anche in quella clinica.

    Io personalmente ho risolto così (se può servire da spunto):
    • alcuni miei convincimenti li ho rielaborati attraverso la teoria e attraverso la mia analisi: ora sono superati e non mi comportano più problemi;
    • altri miei convincimenti non intendo rielaborali, ma li ho portati ad un livello di consapevolezza tale per cui non rischio di riversarli "contro" un paziente;
    • non sempre prendo in carico un paziente, voglio avere la libertà di decidere; quando decido di non proseguire il rapporto lo invio sempre ad un collega;
    • ogni eventuale problema di risonanza con un paziente lo porto sempre in supervisione (ci sono dei casi che mi costano più di supervisione che di quello che guadagno dalla seduta... )
    Per concludere: un cattolico (ripeto: vero, ortodosso, praticante, etc.) può tranquillamente fare questo lavoro, a patto che prima di cominciare abbia fatto una corretta rielaborazione del suo sentire e dei suoi convincimenti.

  6. #6
    Partecipante
    Data registrazione
    18-01-2005
    Residenza
    sardegna
    Messaggi
    45
    ma ci sono temi che oggettivamente son visti in modo assai diverso dalla psicologia ufficiale e dal cattolicesimo
    esempio può essere l'omosessualità

    come psicologo cattolico...
    pensi che sia un normale orientamento sessuale o un peccato e una deviazione su cui quindi interventire?

  7. #7
    Postatore Epico L'avatar di Ember
    Data registrazione
    22-07-2002
    Residenza
    Urbino
    Messaggi
    11,724
    Secondo me uno psicologo non può essere un "vero cattolico" in quanto deve per forza posporre la Fede al suo mestiere, cosa totalmente inammissibile per un cattolico... però può andare a Messa ed essere credente...
    *** Homo sum: humani nihil a me alienum puto ***

    oPS-StaNZa Di uRBiNo iL Mio FoRuM



    Anche Ember nella setta dell'ASD *asdatrice musicista*
    [thanks to Angelus, fondatore della setta]

  8. #8
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717
    Citazione Originalmente inviato da magicbox Visualizza messaggio
    come psicologo cattolico...
    pensi che sia un normale orientamento sessuale o un peccato e una deviazione su cui quindi interventire?
    Il punto è proprio questo. Devo essere in grado di valutare quanto un mio convincimento (ripeto: non solo religioso) possa diventare un ostacolo nel mio lavoro. Se lo conosco e sono stato capace di rielaborarlo non sarà mai un ostacolo, ma un vantaggio.

    Non è niente di diverso da quello che fa l'ex tossico che diventa operatore. Lui la sua tossicodipendenza l'ha prima rielaborata. Ed ecco che allora diventa un "vantaggio" nel suo lavoro. Ma guai se non l'avesse rielaborata... sarebbe solo un ostacolo.

    Ecco perché mi vengono i brividi nel pensare che esistono ancora modelli che non prevedono un training personale per diventare un clinico...

    bye

    PS Essendo io ateo convinto nello specifico non mi sono mai trovato di fronte ad un problema di religione, ma credo che la interpretazione cambi poco.

  9. #9
    Partecipante L'avatar di milemila
    Data registrazione
    18-04-2006
    Messaggi
    41
    Citazione Originalmente inviato da Ember Visualizza messaggio
    Secondo me uno psicologo non può essere un "vero cattolico" in quanto deve per forza posporre la Fede al suo mestiere, cosa totalmente inammissibile per un cattolico... però può andare a Messa ed essere credente...
    SCUSA SCUSA???
    come sarebbe a dire che non può essere credente?
    io la vedo come QUATTROSTRACCI, nonostante io sia cattolica e lui no: una persona, se è un vero professionista, non deve necessariamente POSTPORRE qualcosa a qualcos'altro, ma RIELABORARE, e se lo fa nel modo giusto sono sicura che le due cose possano tranquillamente convivere in parallelo, non influenzandosi...
    nel senso che, prendendo l'esempio dell'aborto, io potrei anche non essere d'accordo, ma di certo non vado a dire alla paziente "NON DEVI FARLO", ma cercherò di capire il meglio possibile la situazione che la porta a questa scelta e di farla riflettere, perchè è una decisione molto molto impegnativa e che in ogni caso che tu sia credente o meno ti segna. e soprattutto lo farei per il suo bene e non certo in base alla mie convinzioni personali!
    sono dell'idea che il "tutto bianco" o "tutto nero" (in termini di "si può"-"non si può"essere un vero cattolico o un vero psicologo) non sia proprio una tendenza sana per la nostra professione...nella vita ci sono molte sfumature, sta a noi saperle gestire a modo...

  10. #10
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
    Messaggi
    717
    Cercando di semplificare al massimo: tutta la relazione terapeuta-paziente si basa sostanzialmente su un presupposto che è quello della terzietà. Il professionista è infatti il terzo neutro rispetto alle dinamiche promosse dal paziente. Mantenersi terzi rispetto al paziente non significa approvare e concordare il vissuto dei propri pazienti.

    Ripeto: se persistiamo esclusivamente con l'esempio a sfondo religioso, siamo portati su una strada fuorviante. Il concetto di risonanza è molto più ampio ed è relativo a tutto il vissuto del terapeuta.

    L'importante è, per il terapeuta, essere consapevole dei propri convincimenti, dei propri limiti, del proprio sentire. Se il terapeuta sente di poter gestire adeguatamente un proprio vissuto (anche negativo) nei confronti del paziente, allora la terapia potrà proseguire. Viceversa, qualora senta di non poter gestire tale vissuto, dovrà semplicemente inviare a qualcun altro il paziente.

    Ma non è possibile stabilire a priori quali tematiche affrontare e quali no. Non esiste il professionista perfetto a prescindere: privo di opinioni o, peggio ancora, illuminato.

    Recentemente ho trattato un caso di un tentato suicidio di un adolescente. Era la madre che riferiva. Mi è tornato alla mente un brutto ricordo di un mio compagno di liceo che si era suicidato a 16 anni. Ho cominciato ad elaborare pensieri negativi sulla madre, paragonandola inevitabilmente all'altra madre, quella del ragazzo suicida. In qualche modo ho tentato di colpevolizzare la madre, sulla scia dei miei ricordi di sedicenne che pensavano che fosse stata l'assenza dei genitori la colpa del suicidio del figlio. Che si fa in questi casi? Io personalmente ho avuto bisogno di alcune sedute di supervisione. Dopodiché la cosa è proseguita senza problemi.

    Ma si sarebbe potuto verificare anche l'opposto: ovvero il mio vissuto poteva essere talmente forte da non potermi permettere più il mandare avanti la terapia. In quel caso (come peraltro mi è già successo) sarebbe bastato semplicemente inviare la paziente ad un collega, in maniera garbata, collaborativa e professionale.

  11. #11
    Partecipante
    Data registrazione
    18-01-2005
    Residenza
    sardegna
    Messaggi
    45
    io sono credente ma nell'attività non mi sento disturbato da questi dettami religiosi proprio perchè convinto che non siano corretti 8il mi odiscroso quindi è un po' diverso...)
    e comuqnue la rielaborazione penso sia neccessaria

  12. #12
    L'avatar di Duccio
    Data registrazione
    25-06-2002
    Residenza
    Firenze
    Messaggi
    8,912
    Beh bisogna vedere tante cose....
    Molti si dicono cattolici ma dotati di senso critico e quindi capaci anhe di pensare in modi differenti dalle posizioni spesso rigide (e anacronistiche) della Chiesa...
    Molti altri invece sono cattolici e osservanti nel modo piu' totale delle direttive del clero....
    Credo che lo psicologo avendo a che fare con tematiche spesso difficili. da comprendere e valutare a 360 gradi... debba avere per forza di cose una mentalita' aperta a non avere nessun tipo di disagio verso queste tematiche e soprattutto nessun atteggiamento rigido e fermo...cercando di aiiutare il paziente senza condizionamenti di alcun tipo...e anche religiosi....
    Esempio...ragazzina incinta chiaramente convinta ad abortire si rivolge al counselor cattolico... Il quale non deve per forza cercare di far capire alla ragazzina quale e' la soluzione giusta in una direzione...ma cercare di dare una visione neutra cercando di far emergere le convinzioni della ragazza in maniera autonoma quali esse siano....
    Quindi credo che con il primo tipo di cattolici....sia possibile... con il secondo ho qualche dubbio...

  13. #13
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
    Data registrazione
    23-06-2005
    Messaggi
    63
    Quello che si sta portando avanti è senza dubbio un discorso molto interessante. Non vorrei però che venisse frainteso il significato che inizialmente era mia intenzione dare all'intervento con il quale ho iniziato questo topic. Le mie parole facevano riferimento ad una associazione che, nella stessa dichiarazione di intenti di un suo membro, stabilisce a priori che cosa sia accettabile o meno in merito a posizioni teoriche e modelli di intervento proposti in ambito psicologico e terapeutico; utilizzando come dichiarata discriminante il fatto che siano o meno compatibili con la dottrina cattolica. Io non metto in dubbio che un professionista possa svolgere il proprio lavoro indipendentemente dalle sue convinzioni religiose. Quello che mi premeva sottolineare era il mio dubbio in merito ad un gruppo o associazione che apertamente vuole subordinare una scienza ed una professione di aiuto al rigido controllo di posizioni dottrinali di matrice religiosa. Posso solo dire che tutto questo mi sembra abbastanza inquietante. Non so come la pensate voi...

  14. #14
    Partecipante L'avatar di milemila
    Data registrazione
    18-04-2006
    Messaggi
    41
    effettivamente non avevo inteso che facevi riferimento ad un'associazione, non era chiaro forse..e di fatto l'argomento prende una piega, o meglio una sfumatura, leggermente differente...

  15. #15
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
    Data registrazione
    21-10-2004
    Residenza
    Firenze
    Messaggi
    497
    Citazione Originalmente inviato da ParanorWill Visualizza messaggio
    Quello che mi premeva sottolineare era il mio dubbio in merito ad un gruppo o associazione che apertamente vuole subordinare una scienza ed una professione di aiuto al rigido controllo di posizioni dottrinali di matrice religiosa. Posso solo dire che tutto questo mi sembra abbastanza inquietante. Non so come la pensate voi...
    Concordo in pieno.... anche a me sembra inquitante che un associazione di professionisti che operano in campo della salute si associno sotto il "cappello" della religione....
    Se mi permettete l'associazione, come sarebbe avere un associazione di psicoterapeuti comunisti...? O peggio ancora naturopati? (cosa che ho visto con i miei occhi).
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

Pagina 1 di 9 123 ... UltimoUltimo

Privacy Policy