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Visualizzazione risultati 1 fino 14 di 14
  1. #1
    Partecipante
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    01-11-2004
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    roma
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    psicologa come consulente domiciliare

    raga visto che il lavoro bisogna inventarselo cosa ne pensate dello psicologo come consulente domiciliare? ovvero colloqui domiciliari, valutazioni e sostegno psicologico.attendo vostre risposte.

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di sulinari
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    11-01-2005
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    provincia di Bologna
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    Citazione Originalmente inviato da barbaragiangran Visualizza messaggio
    raga visto che il lavoro bisogna inventarselo cosa ne pensate dello psicologo come consulente domiciliare? ovvero colloqui domiciliari, valutazioni e sostegno psicologico.attendo vostre risposte.
    non sono sicura di avere capito bene...potresti spiegare meglio cosa intendi?
    così di primo acchito il discorso "domiciliare" mi lascia perplessa, pensando al setting e così via.
    Credo che il fatto di avere un luogo deputato agli incontri, come lo studio dello psicologo appunto, sia molto importante.
    Però magari mi baso su troppo pochi elementi per valutare.
    qui ci sono anch'io --> http://internos7.wordpress.com/

    Perfer et obdura. Dolor hic tibi proderit olim.

  3. #3
    Partecipante
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    01-11-2004
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    roma
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    30
    sicuramente il setting è fondamentale, ma c'è anche l'adattamento e come si dice se maometto non va dalla montagna......
    siccome di famiglie disperate ce ne sono molte e solo in poche si rivolgono a specialisti , ho pensato che magari presso il loro domicilio la gente si sente più al sicuro e potrebbe più facilmente accettare la visita di uno specialista(psicologo).
    oppure pensiamo agli anziani e alla depressione e al suicidio, i parenti difficilmente lo accompagnerebbero da uno psicologo.
    ancora i costi di uno studio privato sono alti almeno qui a roma, le visite domiciliari eviterebbero questi costi, e le parcelle potrebbero essere più accettabili. e poi ancora altro. in fondo prima si pensava che le emozioni fossero un'ostacolo al pensiero razionale solo dopo ci si è resi conto della loro importanza, allora perchè non cambiare anche altre regole? salutoni

  4. #4
    Partecipante Veramente Figo
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    09-05-2007
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    liguria
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    Ciao Barbara, in linea generale la tua idea non é male tuttavia devi considerare che ci sono delle problematiche non di poco conto se vuoi tentare questa strada.

    La prima é: lo psicologo a domicilio si reca se fa parte di un'équipe multidisciplinare ossia composta da medico, IP, FKT... altrimenti, come libero professionista, ti può anche capitare per patologie gravi per cui il pz non deambula ma in questi casi, ti assicuro, che recarsi a domicilio senza un'équipe dietro é molto rischioso.
    Rischioso in termini di manipolazione del setting da parte di pz e familiari, rischioso perché sei in un contesto che non conosci e non puoi controllare, rischioso perché ci possono essere dei movimenti di svalutazione da parte di chi incontri che si chiede ma perché questo psicologo si reca a domicilio? Forse ha così bisogno di lavorare?, Oppure movimenti di gratificazione per cui tu diventi l'unica persona che ha accettato di andare a domicilio non facendo parte di un'équipe, quindi una specie di "santa" per cui qualunque tuo movimento di controtransfert farà crollare la relazione.
    Ancora: la pericolosità di un contesto a te sconosciuto o, se conosciuto, che può modificarsi in qualunque momento.
    Ricordo una visita domiciliare dove un mio pz da cui mi recavo settimanalmente da tempo si fece trovare chiuso in camera da letto con solo gli slip addosso. Aveva completamente bagnato con l'alcool la camera ed aveva in una mano un accendino e nell'altra un coltello da sub.
    La madre mi aprì la porta e mi disse:" solo lei ci può aiutare guardi cosa ha combinato?"

    Le cose andarono molto bene perché lui aspettava proprio me per riuscire a dire delle cose ai familiari ma la paura che ho avuto é ancora viva in me.

    Ti sottolineo solo che io ero e sono parte di un'équipe multidisciplinare e questo mi ha aiutato in questa occasione che ti ho scritto e in tutte le altre.
    Prova a riflettere se fossi stata, come dire, freelance....
    Io non ci voglio pensare.
    Comprendo cosa ti muove verso questa direzione ma credo che sia la più difficile se non si ha una importante formazione e non si é parte di un gruppo.

    Se vuoi una volta ti racconto quanti denti hanno i pastori de la Brie

    Abbracci
    Ultima modifica di tanatoss : 04-12-2007 alle ore 23.59.03
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  5. #5
    Partecipante
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    01-11-2004
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    30
    per Tanatoss ,
    intanto ti ringrazio vivamente della risposta, in effetti sono cosciente dell'esistenza di non pochi problemi nell'intraprendere un percorso del genere, intanto premetto che il mio lavoro si limiterebbe a valutazioni e invii e sostegno psicologico (non terapie) con tanto di consenso informato sui limiti della consulenza.
    mi piacerebbe venire a conoscenza della tua esperienza in equipe,sarebbe illuminante.

  6. #6
    Neofita L'avatar di wolfetta25
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    13-03-2005
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    PALERMO
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    visto che il lavoro bisogna inventarselo
    MMMH....non vorrei essere polemica, ma credo che dovremmo tenere saldi i principi della nostra professione.
    Come già ti hanno risposto anche gli altri, dovresti avere in mente degli obiettivi, un modello...insomma non si può decidere di andare a casa dei pazienti, perchè loro non vengono allo studio. Mi sembra un pò superficiale come idea!!
    Ti direi di stare attenta...poi ognuno mette in atto un proprio stile professionale.
    Chiediamoci sempre, cosa significa essere psicologi e che risultati posso offrire ad un paziente che soffre, attivandomi nel mio lavoro.
    Io lavoro da tanti anni e me lo sono chiesta sempre....commettendo spesso, ahimè anche degli errori!

  7. #7
    Partecipante Assiduo L'avatar di benedett
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    23-07-2007
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    190

    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Ciao a tutti,
    interessante l'idea dello psicologo a domicilio.
    L'ordine lo permette?
    Ultima modifica di benedett : 25-10-2010 alle ore 22.48.29

  8. #8
    L'avatar di claudia1976
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    Lodi
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Io sono sempre invece perlessa sul setting, premesso che ho uno studio con scrivania "separatoria" sedie e libreria come "setting comanda".
    Però e me sembra sempre così asettico...poi vedo su sky i colleghi americani o svedesi (parlo di sessuologi) che parlano in un salotto o in un'aula di tipo scolastico...vero magari è un contesto più di formazione che di terapia, ma è senza dubbio meno rigido e più rilassato. Poi se siete stati in analisi quanto avete badato all'arredamento piuttosto che a quanto veniva detto?
    Andare a casa delle persone, non saprei, credo che se l'ordine lo permettesse, sarebbe opportuno farlo per altri motivi (esempio: difficoltà di mobilità del paziente, infermità fisica...) e in ogni caso per concentrarci su quanto dice un paziente, occorrono ambienti piuttosto tranquilli (magari non con ferrovie o autostrada che passano di fianco e schiamazzi di persone o bambini che urlano intorno, tanto per intenderci...)
    Era bella l'iniziativa presa con alcune farmacie di Milano, questo sì, un punto di incontro per fare un primo colloquio.
    Il punto è che ci dicono sempre cosa NON possiamo fare, ma su come possiamo farlo....si stanno impegnando alcuni (qui su ops in alcune sezioni ci sono degli interessanti opuscoli dove spiegano e danno indicazioni per il marketing, costruire un sito web eccetera...).
    Senza contare che se uno vuole farsi una famiglia se necessita di un minimo di sicurezza non è detto che trovi nel pubblico o nel privato lavoro come Psicologo...assunto.
    Credo che i colleghi che lavorano unicamente come Psicologi e ci si mantengono non abbiano tempo però di raccontarcelo e farci capire se è possibile guadagnarsi dignitosamente da vivere come liberi professionisti.
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  9. #9
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Ragazzi anche io pensavo allo psicologo adomicilio...inizialmente ero contraria, poi però mi son trovata a parlere con persone che mi hanno illustrato delle situazioni:.....sportello d'ascolto in una associazione che si occupa di persone malate e spesso anziane o invalide, persone che vorrebbero un sostegno( e no terapia) ma che sono impossibilitate a recarsi nel luogo d'incontro. In effetti che facciamo?Neghiamo un sostegno a queste persone impossibilitate?Secondo me non è giusto...cerchiamo utenti che rifiutano il sostegno e poi lo neghiamo a chi lo chiede ma per età o invalidità dovuta alla malattia in questione non riesce a recarsi da noi?
    Mi chiedevo solo l'ordine come si pone in queste situazioni! Sapete qualcosa?E il pagamento come si calcola?

  10. #10
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Io per sicurezza chiederei direttamente all'ordine

    comunque penso che ci sia davvero molta differenza (in termini di deontologia, costi, utilità del lavoro svolto ecc): un conto è far parte di un'associazione che ha come progetto anche degli interventi domiciliari (che siano psicologici e non di altro tipo, questo è tutto da vedere), un conto è una persona che "siccome deve inventarsi il lavoro" va a casa dei pazienti, senza fare differenze tra chi non può perchè è invalido e chi non non vuole

    apparte l'oggettiva pericolosità di andare a casa di pazienti che [B]proprio perchè si fa un sostegno/valutazione e basta e non una terapia[/] non si conoscono, io ci vedo molti problemi di ordine pratico e questioni di tipo deontologico:

    1) chi lo dice che uno è più motivato se lo psicologo viene a domicilio? io ho un paziente che viene da me per problemi familiari e vive con i genitori che litigano tutto il giorno: una persona così mai e poi mai accetterebbe di far venire lo psicologo a casa. Idem per chi ha un problema di coppia e vive col compagno/a, o per chi ha paura (per tendenze paranoiche o chi sa cosa) che i parenti sentano cosa sta dicendo, o per chi ha problemi - per via della patologia - a tenere una casa in modo decente (vedi disturbo ossessivo compulsivo in cui la persona non riesce a buttare via niente...)

    2) e se un paziente ha dei bambini? cosa si fa, si va a casa sua e si fa la seduta con i pupi che entrano ed escono perchè vogliono la mamma?? non dimentichiamo che andare a casa del paziente significa che siamo noi gli ospiti quindi se squilla il telefono il paziente potrebbe sentirsi autorizzato a rispondere, e ti credo, sta a casa sua!!! Poi voglio vedere che bel lavoro di sostegno viene fuori con le sedute interrotte da bambini che giocano, telefono, coniuge che torna a casa...volendo vedere, se io a casa mia sono abituato a girare in mutande, potrei pure voler fare la seduta in mutande, tanto sono io padrone di casa...

    3) non sottovalutiamo il "solo sostegno o diagnosi": ci sono pazienti che facendo test si scompensano, e stare in un contesto neutro significa per noi psicologi essere più tranquilli anche perchè si conosce lo studio. Se io, psicologa trentenne, vado a casa di un uomo che vedendo una tavola di un test si scompensa e magari diventa aggressivo, voglio vedere come riesci a stare tranquilla e a portare a termine la seduta

    4) dulcis in fundo, scusate la franchezza: se andare a casa significa anche abbassare i prezzi, io come psicologa il giorno dopo denuncio all'ordine il collega che lo fa!! l'ordine avrebbe molto molto da ridire, come pure penso la guardia di finanza parliamoci chiaramente, su 50€ di parcella, regolarmente fatturati, io ne porterò a casa al massimo 20€... come pensate di guadagnare se abbassate i prezzi e fatturate regolarmente? se sapessi che un collega fa un servizio del genere, l'unica spiegazione è che lo faccia in nero, e lì (ma non solo io) mi incavolo...

    ...scherzi a parte... in giro ci sono un sacco di associazioni/studi di colleghi che affittano stanze a ore o a giornata... il discorso "lo studio costa" è plausibile fino ad un certo punto ... poi ovvio che c'è la difficoltà di lavorare, ma questo non significa che si debba buttare all'aria una serie di prassi di lavoro che se ci sono avranno pure un senso

    come avrete capito, io a sta cosa sono contraria ma penso che se si può fare l'Ordine lo dirà certamente
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  11. #11
    Partecipante Super Esperto
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    26-07-2003
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Andando a domicilio (cosa che a me sembra folle e poco etica, in quanto snatura il setting e viene proposta allo scopo di "accaparrare" più clienti) i prezzi dovrebbero salire.
    Se io sto in studio dalle 15,00 alle 19,00 in quelle 4 ore vedo 4 pazienti: ma se in quelle 4 ore devo spostarmi da un capo all'altro della città, affrontare traffico e varie ne vedrò magari 2: quindi sto fuori casa a lavorare 4 ore e ne perdo 2 in spostamenti, venendo pagata effettivamente per le 2 che ho fatto.
    E dovrei anche far pagare meno?!?
    Allora diciamocelo che ogni tanto i peggiori nemici di noi stessi siamo proprio noi...
    Vimae

  12. #12
    Neofita
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Salve a tutti! Mi chiamo Marco, sono nuovo di questo forum e mi interessa molto l'argomento dello ''psicologo a domicilio''. Ho riflettuto molto sull'argomento e sono arrivato alla conclusione che, come disse il Dr. Frankestein, SI PUO' FARE!!! Spiego come. Innanzi tutto l'approccio da me utilizzato (ancora solo nel mio studio) è di tipo sistemico-relazionale, il che fa delle relazioni familiari, e non degli individui, il focus dell'intervento terapeutico. Quindi dove meglio delle case, dove le famiglie vivono, situare l'ambiente della propria azione? Ulteriore specificazione: l'approccio che io utilizzo è quello sviluppato da Alfredo Canevaro nel suo ''Quando volano i cormorani'' (Borla, 2009). Sarebbe troppo lungo spiegare l'approccio, se non volete comprare il libro (cosa che invece consiglio di fare almeno a tutti quelli che condividono tale approccio), potete leggere i suoi articoli sul sito della scuola Mara Selvini di Milano. L'unica cosa che qui posso dire è che questa evoluzione della terapia sistemica NON PREVEDE L'USO DELLO SPECCHIO. Da questa enorme semplificazione del setting discende la mia idea di una ''terapia individuale sistemica domiciliare con il coinvolgimento dei familiari significativi''. Devo specificare, che di questo il Dr. Canevaro non parla nel suo libro, quindi la responsabilità di quello che vado dicendo esclusivamente, mia. Mi interessa molto sapere che ne pensate, abbondate con le domande e le obbiezioni. Mi saranno molto utili per testare il modello prima di metterlo, eventualmente, alla prova dei fatti.

    Marco

  13. #13
    Partecipante Assiduo L'avatar di guanciotta
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    Re: psicologa come consulente domiciliare

    Io concordo pienamente con Valeria e penso che il fulcro della questione stia tutto qui: perchè non dovrebbero avere diritto all'assistenza le persone impossibilitate a spostarsi dal proprio domicilio?
    Pensiamo ad anziani, invalidi, malati terminali. Perchè dovremmo negare loro un sostegno e un aiuto che dovrebbe costituire un DIRITTO di tutti, indiscriminatamente?

    Comunque provate a dare uno sguardo su "http://www.apmagazine.it/lo-psicologo-a-domicilio-alcune-idee-innovative-per-lanziano-e-la-sua-famiglia/2008/05/20/"

    E perché l'ordine degli psicologi dovrebbe essere in disaccordo? Mi pare che in caso contrario si stia violando il più elementare principio della stessa Costituzione: quello dell'uguaglianza.

    Mi pare che tutti gli inconvenienti di cui si è parlato, con le dovute precauzioni e un po' di flessibilità, dovrebbero passare in secondo piano rispetto a questo.

  14. #14
    Neofita
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    Riferimento: psicologa come consulente domiciliare

    Oltre a tutte le situazioni ricordate da Valeria, anziani, terminali, invalidi.. credo che la psicoterapia domiciliare sia un approdo naturale dell'approccio sistemico-relazionale ma nella sua declinazione, che ho citato nel mio intervento precedente, senza specchio. Penso che le resistenze dei colleghi, espresse in questo forum, derivino dal loro orientamento terapeutico, strettamente individuale (pesante eredità della psicoanalisi ortodossa) o sistemico-relazionale ma con lo specchio che ancora paga dazio alla necessità dei precursori di dotarsi di poderosi apparati difensivi rispetto alle potenti dinamiche prodotte dalla terapia familiare.
    Non parliamo poi dell'ordine degli psicologi! Francamente non vedo su quali basi questo inutile e costoso apparato politico-burocratico possa arrogarsi il diritto di vietare una pratica terapeutica di aiuto domiciliare.

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