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Discussione: Pazienti e bugie

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di petunialueta
    Data registrazione
    29-04-2005
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    124

    Pazienti e bugie

    Ciao a tutti,
    mi piacerebe aprire una discussione sul significato che possono assumere le "bugie" per i pazienti in sede di sostegno psicologico o psicoterapia.

    ognuno di noi ha un modello teorico di riferimento per dare una chiave di lettura a questo fenomeno, mi piacerebbe un confronto su questo tema !

    Mi riferisco in particolar modo a bugie che possono compromettere l'esito stesso della terapia:
    es. paziente bulimica che asserisce di non vomitare più e stare meglio....ma ha segni evidenti sul viso di un recente episodio di vomiting

    Persone che pagano e scelgono di continuare a pagare senza riuscire davvero a farsi aiutare per questo motivo.

    N.B. non parlo di psicosi o personalità deliranti ma di persone che hanno la coscenza di dire una menzogna !

    Incomincio io:
    Bugia come bisogno di raccontare al proprio interlocutore una verità che piacerebbe fosse vera: un modo per far divebtare reale l'irreale.

    Bugia in attesa di trovare il coraggio di essere sinceri con un professionista che comunque risulta essere per il presente almeno un punto di riferimento

    Bugia per "fregare" lo psicologo: una modalità assurda benché relativamente frequente per sentirsi "più intelligenti e astuti" del proprio terapeuta

    Molte modalità diverse per dire bugie e molti significati....
    Come accorgersene? Cosa fare ?

    Ognuno di voi avrà un punto di vista proprio e interessante..
    Benvenuto a questa discussione !!

  2. #2
    Partecipante Esperto L'avatar di larapull
    Data registrazione
    24-01-2005
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    439
    la bugia può assumere diversi aspetti:
    - nascondere allo psicologo ciò che si è o si fa ( soprattutto quando si parla di invio per mezzo di altri)
    - nascondere a se stessi ciò che si è o si fa
    Io penso che una persona difficilmente si apra totalmente ad altri soprattutto se ha fatto azioni di cui non si vanta, quindi la bugia o omissione a mio parere può caratterizzare il rapporto e può essere una base per fare uscir fuori aspetti che altrimenti resterebbero sommersi.

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
    Data registrazione
    07-11-2007
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    milano
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    1,390
    ciao interessantre questo argomento
    è vero....molto spesso vengono riferite bugie durante i counselling o le terapie. Per quello che posso dire io come contributo personale credo che la fonte della bugia sia diversa a seconda della struttura di personalità della persona che abbiamo di fronte. Le bugie possono essere cioè uguali ma dette per motivi diversi.
    Mi vengono ad esempio in mente le bugie di chi ha problemi sul valore personale; queste sono legate al tentativo di presentarsi in modo diverso e migliore rispetto a quello che si è per una paura di non essere accettati. Tu mi accetti solo in relazione a ciò che faccio e non a ciò che sono, e per questo motivo io devo far credere di me qualcosa di diverso. Mi devo presentare diverso, più forte, piu appetibile. Se no non sarei preso in considerazione.
    Ci sono poi le bugie che vengono dette per non deludere le aspettative del nostro interlocutore. Credo che in sostanza rientrino nella categoria precedente, legate a una paurà di giudizio.
    Ci sono poi le bugie dette per vergogna di qualcosa di noi, che vogliamo per il momento celare. Credo anche queste rientrino nella categoria precedente
    Ci sono poi le bugie di chi vuole metterci alla prova...penso ad esempio a pazienti borderline. Il raccontare frottole diventa un modo per vedere come possiamo stare con loro nella relazione. Un modo per ottenere la loro fiducia, anche se sarà comunque soggetta a fluttuazioni enormi.
    Poi.....cosa altro ci può essere?! non mi viene in mente niente...non è una bugia
    Ultima modifica di ziogargamella : 19-11-2007 alle ore 17.50.53

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    15-11-2004
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    nell'orbita di Anarres
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    3,359
    Per la mia formazione eviterei il termine bugie.
    Quando la persona che viene a consulto da noi da una versione dei fatti, quella è la sua interpretazione della realtà, su quella io lavoro, non sul dato oggettivo, che tengo comunque presente.
    Se palesemente in contrasto con la realtà è mio compito capire quale meccanismo di difesa questo soggetto stia usando, per questo vedo la parola bugia come lemma da usarsi al di fuori del setting, lì parlerei più di negazione, formazione reattiva o diniego.

    Pat
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


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  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ziogargamella
    Data registrazione
    07-11-2007
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    milano
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    1,390
    ciao ghiretto!
    io provengo da una impostazione per cui la tua terminologia mi suona poco conosciuta, però sono d'accordo con te che occorre lavorare sul dato soggettivo; a noi la "verità" nel senso filosofico e ontologico del termine non importa. Ciò che è più interessante è il meccanismo che si cela dietro una bugia, che io continuo a chiamare cosi se con essa intendiamo un racconto del pz che non è aderente alla realtà per i motivi che possono essere i più diversi. E su questi appunto sarà interessante lavorare, perchè dietro una bugia anche la più banale spesso si nasconde un mondo da esplorare e da scoprire, legato al modo in cui il pz vede sè stesso, il mondo, la nostra relazione, la relazione tra lui e il mondo che lo circonda.

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Milano
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    Sono d'accordo sulla sostanza degli ultimi due post: in linea di massima si lavora sempre su una lettura soggettiva della realtà.
    Ma la bugia o la menzogna credo che rappresentino un fenomeno particolare. Non penso che siano inquadrabili nei meccanismi di difesa indicati da ghiretto, perchè si tratta spesso di qualcosa di "pensato" e "voluto".
    In alcuni orientamenti psicoanalitici, specie di matrice kleiniana, la menzogna o la bugia rappresentano un vero e proprio attacco alla funzione terapeutica del setting, o, sulla scia di Bion, un attacco alle funzioni mentali dell'analista. I vissuti di onnipotenza permettono così di combattere sentimenti di dipendenza rispetto alle interpretazione e all'analista. Un articolo interessante su questo argomento è "Malafede, identità e onnipotenza" di M. Baranger (in Baranger W. e M., La situazione psicoanalitica come campo bipersonale, Cortina). Ci sono alcuni passaggi, quelli più segnati dall'accentuazione sull'invidia, che possono essere discutibili, ma, nonostante l'articolo sia di molti anni fa, fornisce spunti interessanti. Non ultimo, a mio parere, il rapporto tra menzogna e libere associazioni.

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 20-11-2007 alle ore 16.53.07
    gieko

  7. #7
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    15-11-2004
    Residenza
    nell'orbita di Anarres
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sono d'accordo sulla sostanza degli ultimi due post: in linea di massima si lavora sempre su una lettura soggettiva della realtà.
    Ma la bugia o la menzogna credo che rappresentino un fenomeno particolare. Non penso che siano inquadrabili nei meccanismi di difesa indicati da ghiretto, perchè si tratta spesso di qualcosa di "pensato" e "voluto".
    Qui stiamo parlando di massimi sistemi, non di un soggetto in particolare, quindi io penso sia possibile che la lettura non aderente alla realtà della persona che viene da noi sia voluta, ma anche no, mi pare leggendo il tuo intervento che tu la escluda a-priori, forse non ho compreso bene.

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    In alcuni orientamenti psicoanalitici, specie di matrice kleiniana, la menzogna o la bugia rappresentano un vero e proprio attacco alla funzione terapeutica del setting, o, sulla scia di Bion, un attacco alle funzioni mentali dell'analista. I vissuti di onnipotenza permettono così di combattere sentimenti di dipendenza rispetto alle interpretazione e all'analista.
    da quello che leggo qui mi pare che si possa comunque affermare che si tratti di meccanismi di difesa che non essendo più utili nel momento attuale di vita della persona in oggetto, si trasformano in resistenze.


    Pat
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  8. #8
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Beh, però si sta parlando di "bugie", cioè di raccontare volutamente qualcosa di falso. Altra cosa è il discorso della "realtà" che porta il paziente in seduta, che è tema molto complesso.
    Per il resto io non sono d'accordo col ridurre la bugia ad un meccanismo di difesa principalmente per due motivi:
    - il "meccanismo di difesa" rimanda ad una difesa dalla pulsione, che non mi sembra che si applichi in questa situazione;
    - è un concetto quello di difesa che rimanda ad una psicologia unipersonale e ancorata al solo versante intrapsichico, togliendo la valenza relazionale del fenomeno (qui si tratta della bugia, ma ovviamente il discorso si allarga a tutta la "sintomatologia"). Non a caso credo che si parli di "attacco alle funzioni mentali dell'analista" proprio sottolineando le implicazioni della menzogna sul piano della relazione transferale-controtransferale. Un minare il campo analitico, dunque, che comporta l'impossibilità che analizzando ed analista si possano parlare: da questo punto di vista l'ottica pulsionale c'entra poco o niente.
    gieko

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