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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
    Data registrazione
    20-10-2004
    Residenza
    Arezzo
    Messaggi
    651

    Condizionamenti e psicoterapia

    Ciao a tutti,

    mi piacerebbe condividere con voi questa esperienza e avere dei vostri pareri...non so da dove cominciare e non vorrei essere fraintesa, ma ci provo.
    Dunque, proprio oggi stavo riflettendo su quanto la figura dello psicologo può essere potenzialmente un veicolo di cambiamento in positivo in chi soffre, ma anche sul pericolo/possibilità che ci sia anche un certo condizionamento. Potivo? Negativo? Chissà...forse è meglio dire etico/non etico....
    Non che ci sia volontarietà o meno in questo, ma a volte davanti ad una situazione che non si riesce a sciogliere, davanti a qualcosa che forse per quella persona può essere inefficace, si possono dire o fare, approvare o disapprovare, seppur involontariamento, scelte di quella persona che poi la porteranno inevitabilmente in una direzione piuttosto che in un'altra.
    Certo, il paziente arrivato ad un certo punto di un percorso dovrebbe avere comunque (si spera) la forza da solo di fare delle scelte autonome senza condizionamenti (neanche dal suo psicologo) però è vero anche che spesso ciò che dice lo psicologo per il paziente "è-ok-perchè-me-lo-ha-detto-lo-psicologo".
    Per farvi un esempio. Recentemente ho visto un paio di volte una ragazza, con anni e anni di sedute alle spalle con un'altra psicologa la quale alla fine ha "approvato" la sua scelta di troncare ogni rapporto con una famiglia nella quale c'erano molte incomprensioni e problemi di comunicazione. Lei stessa mi ha detto che questa decisione è maturata insieme alla psicologa, perchè tanto avevano provato in tutte le direzioni senza risultati.
    Mi viene però da farmi un pò di domande: quanto questa psicologa (che ormai negli anni era diventata un punto di riferimento per questa ragazza) in realtà abbia spinto in questa direzione per non dover ammettere con se stessa di non essere stata in grado veramente di apportare dei cambiamenti nella vita della paziente e di metterla in condizione di utilizzare le sue risorse per costruire un rapporto più sereno soprattutto con se stessa? E che diritto ha questa psicologa di aver "suggerito" che forse è la soluzione migliore per lei?
    Se fosse la migliore possibile questa ragazza non starebbe peggio di prima e non si sentirebbe così tremendamente sola, non credete?
    Io penso che chiunque spinga in una direzione altamente condizionante, non può essere una persona che vuole il bene dell'altra...
    Che ne pensate???
    Sia chiaro che ho citato una situazione senza riferimenti specifici, nel rispetto della privacy e che la stessa situazione può essere ricollegata ad esperienze e difficoltà diverse.

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo
    Data registrazione
    09-05-2007
    Residenza
    liguria
    Messaggi
    1,277
    Ciao Valevans, sempre riflessiva e curiosa come una buona psicologa deve essere: mi piace leggere i tuoi post.
    Provo a movimentare il post.

    Credo che la riflessione che porti, quella del potenziale "condizionamento" dello psicologo sia uno dei rischi presenti nella nostra pratica.
    Anch'io mi sono trovata a prendere in carico persone che avevano già fatto un percorso psicoterapeutico dove ho pensato: ma come ha potuto la collega fare questo intervento?, ma perché mai la collega ha condotto in questa maniera i colloqui?
    E quindi poi mi sono ritrovata a chiedermi: forse il risultato cui é approdato questo pz é frutto di questo percorso?
    Che dire:
    - ci sono colleghi ancorati saldamente ai propri pregiudizi e a stereotipi personali;
    - ci sono colleghi che non sanno lavorare su certe problematiche ma prendono in carico tutti non riconoscendo i propri limiti (sono convinta che un buon professionista debba declinare pz che sa bene non essere in grado di poter aiutare) oppure perché non si sentono di rinunciare ad una entrata economica settimanale.

    Ma poi ci sono pz:
    - che leggono le parole, gli interventi, le riflessioni dello psicologo adattandolo a ciò che vorrebbero fare ma che non riescono a fare quindi cercando una legittimazione più che uno spazio per confrontare ciò che provano o vorrebbero che succedesse con un professionista
    - che attribuiscono allo psicologo l'intera responsabilità di ciò che sono oggi (in positivo e in negativo) senza prendersi la responsabilità della cura.

    Se posso permettermi una riflessione sulla situazione che accenni quindi una riflessione superficiale:
    continua a riflettere su ciò che senti con questa pz, su ciò che ti fa provare. Sembra che la squalifica che lei ti presenta della sua precedente psicologa la stia facendo provare anche a te, ma, fatto salvo il fatto che la collega può aver fatto danni, attenta a questa trappola: ti sta dicendo: se mi inviterai a modificare qualcosa io lo farò ma se ciò mi farà star male sarà colpa tua ed io ti abbandonerò, ed non mi modificare lo ha già fatto lei e non é andata bene. Quindi chiediti: cosa mi sta dicendo sulla relazione con questa collega?

    Abbracci
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  3. #3
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    11-11-2007
    Messaggi
    64
    mi viene subito da dire...chi mai lo sà davvero se nel caso che hai riportato ci sia stato effettivamente un condizionemanto o no...forse, e non è neanche detto, solo l'altra psicologa può dirlo. la tua riflessione mi fa ringraziare tanto la mia università che ci ha concesso un ottimo corso di etica e deontologia, poi mi fa anche dire che uno agisce secondo coscienza...l'antipatia che nutro (e so che qui in molti mi fucilerete all'istante...ma può essere un buono scambio di opinioni...) verso le tecniche cognitive comportamentali si poggia proprio sulle tue perplessità, perchè credo che quando si parla di psicologia del profondo, uno dentro sè trova veramente le risposte, e sono quel tipo di risposte che non ti permettono dei condizionamenti esterni perchè "senti" con forza dentro di te quello che è VERO e BUONO per te...

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