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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di EternalSunshine
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    16-01-2007
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    63

    analisi personale e scuola di specializzazione

    Salve a tutti!

    Ho un dubbio... qualcuno può aiutarmi a risolverlo?

    Le scuole di specializzazione ad orientamento psicodinamico richiedono sempre (ce lo metto il quasi? ... no, non ce lo metto) che si segua un percorso di analisi personale. Mi è sembrato di capire che per far ciò mettano a disposizione i propri terapeuti (immagino per far sì che lo specializzando segua un training basato sullo stesso modello teorico in base al quale si sta formando, e mi sembra un discorso sensato).

    Ora io mi chiedo una cosa: se io - che non ho ancora scelto la scuola di specializzazione - comincio l'analisi con un terapeuta della Società Psicoanalitica Italiana posso poi integrare questa esperienza nel percorso formativo di qualsiasi scuola sceglierò (di orientamento psicodinamico, s'intende!)? Può qualcuno trovare da ridire su una scelta tanto intima e personale solo perché magari non coincide [I]perfettamente[I] con l'approccio di una particolare scuola? A me sembrerebbe assurdo, però il dubbio mi è venuto lo stesso e vorrei fare chiarezza.

    Voi che informazioni ed esperienze avete al riguardo?
    Grazie!

  2. #2
    Partecipante Assiduo
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    18-12-2006
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    126
    Citazione Originalmente inviato da EternalSunshine Visualizza messaggio
    Salve a tutti!

    Ho un dubbio... qualcuno può aiutarmi a risolverlo?

    Le scuole di specializzazione ad orientamento psicodinamico richiedono sempre (ce lo metto il quasi? ... no, non ce lo metto) che si segua un percorso di analisi personale. Mi è sembrato di capire che per far ciò mettano a disposizione i propri terapeuti (immagino per far sì che lo specializzando segua un training basato sullo stesso modello teorico in base al quale si sta formando, e mi sembra un discorso sensato).

    Ora io mi chiedo una cosa: se io - che non ho ancora scelto la scuola di specializzazione - comincio l'analisi con un terapeuta della Società Psicoanalitica Italiana posso poi integrare questa esperienza nel percorso formativo di qualsiasi scuola sceglierò (di orientamento psicodinamico, s'intende!)? Può qualcuno trovare da ridire su una scelta tanto intima e personale solo perché magari non coincide [I]perfettamente[I] con l'approccio di una particolare scuola? A me sembrerebbe assurdo, però il dubbio mi è venuto lo stesso e vorrei fare chiarezza.

    Voi che informazioni ed esperienze avete al riguardo?
    Grazie!
    Molte mettono a disposizione i propri terapeuti non solo per far sì che facciano un'esperienza da integrare nel proprio percorso formativo, ma anche perchè c'è un'evidente interesse di tipo economico......non sai quanti analisti si mantegono grazie agli specializzandi.........
    Io personalmente ritengo che l'analisi vada condotta con un terapueta esterno, magari indicato dalla scuola, ma che con questa non abbia nulla a che fare in modo da evitare una sovrapposizione di setting che ritengo fuori luogo e poco professionale...

  3. #3
    Partecipante Esperto
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    25-06-2005
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    Al di là degli interessi economici, senz'altro presenti, la questione esperienziale è da.

    i fondamentale importanza non solo per le scuole psicodinamiche, piano piano si sta facendo strada anche in molti altri indirizzi psicoteapeutici. per sempio i costruttivisti.

    Mi chiedo però alcune cose, se scegli di fare un'analisi presso un terapeuta della SPI (giusto?) oltre un grosso impegno per un bel po di anni (dai 3 ai 6 giusto?) sarai anche molto convinto di quel metodo. sarai affascinato, attratto, lo riterrai valido terapeuticamente o non so cosa, giusto?

    Per quale motivo allora dovresti fare una formazione differente da quella?

    Per rispondere alla tua domanda ci sono scuole che richiedono una analisi psicodinamica e basta, purchè il terapeuta segua più o meno il loro indiritto teorico e metodologico, in qualche modo comunque faccia paerte della famiglia llargata.

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Quella dell'appartenenza del proprio analista alla stessa scuola di specializzazione è una questione importante, rispetto alla quale mi sono trovato a riflettere - e accade tuttora.
    Anzitutto mi sembra che tu faccia una buona cosa ad intraprendere la tua analisi prima di iniziare la scuola o di averla scelta, in questo modo potrai prendere una decisione più pensata.
    Per quanto riguarda la questione delle scuole che vogliono "imporre" i propri terapeuti, non mi sento di pronunciarmi dal momento che si può trattare di scelte di tipo didattico che possono avere una loro validità (penso, ad esempio alla stessa SPI, che non ammette di certo che l'analisi dei propri candidati venga condotta da non appartenenti alla società). Tuttavia, personalmente trovo più corretto che, nonostante vengano richiesti criteri qualitativi e di orientamento teorico consono, la scelta sia affidata al candidato stesso. è chiaro che questa scelta possa dare origine a certe contraddizioni, ma è possibile che il candidato riesca anche a produrre una propria linea, in una fase di maggiore maturità, che tragga arricchimento da esperienze e modelli di riferimento differenti.
    Considera poi che, benchè appartenenti alla stessa società, ovviamente tutti gli analisti hanno un proprio orientamento personale, un proprio modo di intendere la clinica. All'interno della stessa SPI convivono anime diverse (kleiniani, bioniani, kohutiani etc...) non sempre conciliabili, per cui il problema dell'omologazione può risultare falso in partenza.
    Se ti orienterai verso scuole che sono rigide su questo punto, potrai valutare - anche con l'aiuto del tuo analista - che scelta intraprendere. Certo che un'analsi con un appartenente alla SPI credo che difficilmente possa esserti contestata.

    Un saluto
    gieko

  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di EternalSunshine
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    16-01-2007
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    Se ho capito bene, Massimomassimo, ti stai chiedendo perché mai io voglia iniziare l'analisi con un terapeuta della SPI e poi eventualmente scegliere [I]un'altra[I] scuola di specializzazione. Ho capito bene?
    Il motivo è questo: non ho ancora scelto la specializzazione ma voglio cominciare comunque l'analisi quanto prima. Non voglio però essere vincolata a dover scegliere un analista della scuola per cui opterò. Immagino che in una grande "famiglia" di approcci diversi tra di loro quale è la psicoanalisi, in cui tutti si dicono psicoanalisti ma non tutti la pensano allo stesso modo, la SPI possa essere vista come un punto di riferimento: credo che non sia scorretto dire che se la psicoanalisi fosse un albero, la SPI sarebbe il tronco e le altre scuole i rami. Ecco il mio ragionamento: se comincio l'analisi con un terapeuta SPI posso poi sentirmi libera di scegliere la scuola di specializzazione che voglio (SPI compresa, non lo escludo). Ho paura che se invece cominciassi l'analisi con un terapeuta di una scuola X e poi volessi frequentare la scuola Y, la scuola Y potrebbe avere da ridire... ecco il motivo della mia esitazione.

  6. #6
    Partecipante Affezionato L'avatar di EternalSunshine
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    16-01-2007
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    Gieko, grazie della tua risposta. L'ho letta dopo aver postato...
    Penso anch'io che l'analisi stessa mi porterà a scegliere in modo più consapevole la scuola. E sì, qualora dovessi trovarmi di fronte a delle contraddizioni queste potrebbero divenire addirittura un'occasione di crescita perchè avrei modo di sviluppare un pensiero personale.
    In effetti, anche a me sembra nell'ordine naturale delle cose che nessuno possa contestarmi l'analisi con un terapeuta della SPI.

  7. #7
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Altro che tronco maestro, se la psicoanalisi fosse 1 albero la SPI sarebbe, piuttosto, il potatore ossessivo pronto a recidere qualsiasi ramo o radice che osi uscire dal seminato, (anche se quel ramo fosse più robusto e fiorito degli altri, anzi forse proprio per questo!). Detto questo, credo che l'analisi sia 1 scelta assolutamente personale, io diffiderei delle scuole che impongono 1 monte ore, 1 numero di sedute e/o che esercitino 1 forma di controllo o che impongono i propri terapeuti, d'altra parte diffido anche di tutti coloro che si definiscono fin troppo facilmente "psicoanalisti", quindi se non altro (almeno da questo punto di vista), capisco che 1 didatta SPI dia più garanzie di 1 Pinco Pallino qualsiasi, detto questo credo sia importante seguire 1 analisi coerente con la propria formazione teorica, non so quale venga prima, certamente non credo sia molto sensato seguire 1 formazione junghiana e fare 1 analisi lacaniana per esempio, ma nemmeno appellarsi a priori all'ortodossia SPI, l'importante è interrogarsi bene sulle proprie scelte. In bocca al lupo!
    Ultima modifica di ikaro78 : 03-11-2007 alle ore 17.53.32

  8. #8
    Partecipante Esperto
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    Per eternalsunshine.
    ti ringrazio per la risposta che mi hai dato.

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Caro ikaro, siamo d'accordo sulla sostanza della questione.
    Una sola cosa ti (e mi) domando: contestare alla SPI una posizione "ortodosso-conservatrice", che "pota i rami più robusti e fioriti" e poi dire che si diffida da chi troppo facilmente si definisce "psicoanalista", non potrebbe voler dire fare lo stesso gioco a stabilire chi sia il più ortodosso? Non sono proprio altre scuole (la tua, la mia...) che, seppure in modo diverso e su linee diverse, hanno portato, con le loro posizioni "eterodosse" a dei cambi di paradigma che rivitalizzano la psicoanalisi? E non c'è il rischio, dunque, che innovazioni anche forti vengano tacciate di essere "non psicoanalitiche" seppure per gli autori si riconducano all'alveo della psicoanalisi solo perchè estranee alla propria linea teorica?

    Un saluto
    gieko

  10. #10
    Partecipante Esperto
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    Non vorrei intromettermi inopportunamente tra Ikaro e Gieko, ma ho piacere di condividere la mia idea con voi al riguardo.

    Anche se ikaro è stato molto forte nelle sue espressioni condivido l'opinione per cui certe scuole siano particolarmente ortodosse e tendenti all'esclusione. Non saprei se avvengono realmente le potature, né se si tratta realmente dei rami più fioriti, ma non posso fare a meno di notare che mentre la psicanalisi ha dato molto a tantissimi modelli che hanno fatto tesoro dei suoi insegnamenti, non mi sentirei di dire con la stessa sicurezza il vice-versa.

    Nonostante questa osservazione, che reputo con un certo grado di sicurezza oggettiva, penso comunque che la colpa sia primariamente dei singoli. Molto spesso, forse troppo spesso, vi è un irrigidimento personale sulle proprie posizioni dovuto ai più svariati motivi. Colpa delle scuole è di certo il non confrontarsi apertamente come oggi reputo necessario sia sui modelli che sulle tenciche che sui risultati.

    un cordiale saluto

  11. #11
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Caro Gieko,
    se avessi già 1 risposta alla questione che poni probabilmente non sarei qui a scrivere su Ops (con tutto il rispetto, per questo mitico forum, s'intende). Può l'eterodossia diventare essa stessa ortodossia? Non lo so. Penso a Lacan, come sai, che venne scomunicato proprio mentre proponeva un "ritorno a Freud". Paradossale. In ogni caso, non saprei dirti cos'è o non è psicoanalisi, forse posta così la questione è mal posta. Il mio "troppo facilmente" era legato, forse troppo implicitamente, al più ampio discorso sulla formazione psicoanalitica: l'idea che bastino 4 anni di formazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico per "essere psicoanalista" è piuttosta diffusa tra i nostri colleghi ed è, a mio modesto parere, non priva di rischi. La Legge Ossicini sembra aver eliso questo problema, ma il guaio è non porselo proprio, lo si dà per scontato: qual è il rapporto tra psicoterapia e psicoanalisi? Può lo Stato, nella forma del Ministero dell'Istruzione, disciplinare questo tipo di formazione? Possono, quindi, gli Istituti riconosciuti per la formazione in psicoterapia (i quali, sottolineo, non sono Scuole di psicoanalisi, ma appunto istituti per la formazione in psicoterapia, non spetta a loro la formazione in psicoanalisi tout court)avanzare e pretendere criteri e parametri sull'analisi del singolo allievo? Ma questa intrusione nel setting, questa forma di controllo, non inficia lo stesso lavoro analitico? Un saluto anche a Massimo!

    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 03-11-2007 alle ore 22.04.59

  12. #12
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Ikaro, condivido di nuovo buona parte del tuo pensiero. Sono d'accordo nel ritenere che la formazione psicoanalitica (ma più in generale psicoterapeutica, no?) sia sempre a rischio di divenire una formalità burocratica, in base alla quale ci si possa fregiare di un etichetta. Penso che compito di un'analisi didattica sia in molti casi il lavoro su questi aspetti, per quanto a volte siano dati per scontati o scotomizzati dalla coppia analitica. Se è vero che potrebbero non bastare 4 anni di formazione, è anche vero che non c'è un periodo prefissato, gli anni potrebbero essere 2 (molto difficilmente, ovvio) o 10 (molto facilmente) o anche non terminare mai. Lo stesso discorso vale per la questione psicoanalisi-psicoterapia psicoanalitica: non può essere il numero delle sedute o l'utilizzo del lettino a determinare a priori la natura del processo terapeutico.
    Non è ovviamente una questione temporale il potersi definire "psicoanalisti", è, come giustamente dici, una questione di formazione personale. Ti seguo anche sulla questione delle intrusioni del Ministero: in linea di massima sono d'accordo ma penso che sia possibile anche conciliare un dato di realtà (il MIUR chiede che le scuole assolvano a dei criteri, ad esempio quantitativi) con le esigenze di formazione. Capisco la richiesta di non intrusione, ma questa non avviene sempre e comunque? Alla fine, l'istituzione può sempre entrare nell'analisi (anzi, lo fa spessissimo nel caso di un'analisi didattica), è inevitabile, ma una buona analisi può affrontare anche questo tema.
    Sarà per questo che non mi è molto chiara la distinzione che fai tra Istituti riconosciuti e Scuole di psicoanalisi (ed è una questione che ritorna di volta in volta in diversi tuoi post).

    saluti
    gieko

  13. #13
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    Non credete che andrebbe suddivisa la questione Psicoterapia e Psicoanalisi?
    Un formazione Psicanalitica è una cosa, la psicoterapia è un'altra. Anche se di orientamento analitico.
    Sulla Psicoterapia, che è ciò dove il ministero interviene, direi che è giusto che vi siano dei parametri quantitativi. Benché la psicoterapia sia una cosa molto diversa dalla psichiatria e che si basa su presupposti completamente differenti, lo scopo è la cura (della persona o del sintomo? voi sicuramente siete per la persona ma non tutti la pensano così).
    La psicoanalisi invece è ben altra cosa.
    Per quanto riguarda l'analisi didattica...io ho una posizione un po estremista. l'analisi è didattica che non ti poni come paziente, e se non ti poni come paziente allora non ti stai mettendo in gioco fino in fondo, se dunque non ti metti in gioco fino in fondo....bastano 10 anni?

  14. #14
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Sarà per questo che non mi è molto chiara la distinzione che fai tra Istituti riconosciuti e Scuole di psicoanalisi (ed è una questione che ritorna di volta in volta in diversi tuoi post).
    Il punto, caro Gieko, è questo: chi stabilisce se la tua analisi sia stata effettivamente didattica? Tu e il tuo analista? Il fatto che tu abbia fatto tot ore per tot anni? In questo senso credo sia fondamentale un dispositivo di Scuola di Psicoanalisi. Penso alla SPI o, nel mio caso, al Forum Psicoanalitico Lacaniano (FPL, che è una Scuola italiana dell'Ecole de Psychanalyse des Forums du Champ Lacanien - EPFCL) per dire che gli effetti didattici di una analisi sono valutabili solo nel contesto della Scuola in quanto comunità di lavoro e di formazione analitica che sostiene e assume la responsabilità della pratica analitica. Questi compiti non possono spettare nè istituzionalmente nè giuridicamente ad un Istituto per la formazione in psicoterapia, seppur analiticamente orientata. Certo, capisco anche che questa distinzione - che non è solo formale, ma tocca nel cuore il tema della formazione psicoanalitica - diventa difficile da cogliere se viene a cadere, da un punto di vista teorico e concettuale - la distinzione tra psicoanalisi e psicoterapia. Discorso molto complesso e articolato, me ne rendo conto, io ci sto lavorando da diverso tempo e ho ancora parecchi dubbi devo dire...

    Saluti!
    ikaro

  15. #15
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Non credete che andrebbe suddivisa la questione Psicoterapia e Psicoanalisi?
    Un formazione Psicanalitica è una cosa, la psicoterapia è un'altra. Anche se di orientamento analitico.
    Sì, secondo me hai centrato un punto importante. Ci ritorno, buona domenica!

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