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  1. #1
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di semplificatore
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    [Racconto] Il giorno della gallina

    Il giorno della gallina

    Massimo era un manager arrogante e smandraffone.
    Stava tirando una striscia di coca nel suo ufficio, mentre al di là della porta gli impiegati alle sue dipendenze lavoravano per davvero.
    Fu in quel momento che, mentre constatava l’ennesima perdita di sangue dal naso, guardando oltre la grande vetrata, vide la prima gallina sfrecciare nell’aria.
    …ed il suo ufficio era al sesto piano!!!
    La gallina lo squadrò attraverso il vetro della finestra con sguardo accusatorio. Lui rimase impietrito con mezzo naso imbiancato e mezzo sanguinante.
    Si sentì uno stronzo.
    “Come?” Pensò “Io mi drogo per noia e qua le galline hanno imparato a volare?”
    Gettò via la droga e si rinchiuse in cesso a piangere.

    Luana, trentanovenne in formissima, era appena stata in banca a controllare che l’ex marito le avesse versato gli alimenti.
    Pensava sempre che quel matrimonio non fosse stato un fallimento, come avrebbero voluto le amiche invidiose, bensì un vero e proprio investimento. Infatti sapeva già benissimo, fin dal giorno dell’addio al nubilato che quell’unione, unita nel sacro vincolo matrimoniale in Chiesa, non avrebbe mai funzionato, ma almeno, dopo l’ovvia separazione, avrebbe potuto permettersi di lavorare solo quattro ore al dì e per il resto godersi la vita coi soldi di quel “coglionazzo” dell’ex.
    Pallino, al secolo Paolo, nato da quella sciagurata unione, stava lì con lei.
    Era un bimbo curioso e sorridente. Ed a quattro anni aveva già tanto osservato il mondo circostante e conosceva almeno il doppio delle cose di cui la sua mamma faticava anche solo a ricordare il nome. Luana lo portava sempre al corso di violino, poi anche a ginnastica e ancora alle gare di nuoto per i piccoli. “Dovrà essere il migliore, mio figlio” pensava continuamente la mammina. Ma in realtà era un modo per non avercelo tra i piedi.
    Uscita dalla banca si mise a telefonare ad Amanda, una sua amica conosciuta nell’anticamera dell’avvocato divorzista. Le doveva raccontare della sua ultima avventura sessuale con un ventenne che le aveva anche procurato un po’ di fumo.
    “Mamma mamma guarda” gridò Pallino guardando il cielo.
    “Zitto, pallino che mamma è al telefono….dunque ti dicevo che lui mi ha dato al massimo venticinque anni….poi io mi son levata il tanga e…”
    “Mamma mamma le galline, le galline!!!”
    “….quando lui mi ha rigirata…cosa? Che dici, Pallino, quali galline?”
    “Le galline le galline!!! Lassù, guarda mamma, guarda!!!”
    Uno stormo di almeno trenta galline stava volando ad una ventina di metri di altezza sfiorando le punte dei palazzi più alti. Guardavano gli umani affannarsi al di sotto mentre loro sfrecciavano sicure e veloci verso non si sa che direzione. Era uno spettacolo mai visto, di una grazia inaspettata. Molti, al di sotto, si facevano il segno della croce temendo l’Apocalisse o una nuova piaga biblica.
    Una gallina emise una deiezione che colpì in pieno la testa e la fronte di Luana, colandole sul viso e costringendola a togliere le lenti a contatto. Il trucco colò via, così come il colore appena fatto ai capelli; le caddero anche i nuovi e costosissimi occhiali da sole e per raccoglierli al volo Luana inciampò rompendo il tacco da 12 sulla cui futile vetta si mostrava. Rovinò così a terra finendo sul selciato sporco di vomito lasciato lì da un ubriaco la sera prima. Se il suo stallone quella notte le aveva detto che dimostrava venticinque anni ora, in meno di due secondi, gliene avrebbe dati quasi cinquanta.
    Mentre cominciava a piangere, dal taschino della camicia, aperta per mostrare i seni rifatti, si sfilò via il bigliettino con la prenotazione mensile dell’Exclusive Beauty, centro di bellezza, che finì nella fogna.
    Rimase così, brutta e sola, con la merda di gallina che le colava sulla faccia, sembrava un pagliaccio venuto male, ma non riusciva nemmeno a far ridere il figliolo che le frignava accanto.
    Le galline passarono alte nel cielo.
    Lei si avviò mesta versa la casa vuota assieme a quel piccolo urlante ed in fondo sconosciuto.

    L’Onorevole Emilio Roccapappa stava uscendo dall’abitazione di tale Jaqueline, detta Lingua D’oro, ove per “d’oro” s’intenda sia per causa dell’elevata qualità delle sue prestazioni orali sia per il prezzo che occorreva pagare per ottenerle. Jaqueline però ad onorevoli e cardinali faceva sempre un poco di sconto.
    L’Onorevole Roccapappa fece per aprire il suo SUV parcheggiato comodamente nei posti riservati ai disabili.
    Era un modello nuovissimo, comprato con fondi pubblici distolti abilmente per fini personali dall’originaria destinazione, l’apertura di un asilo nido; nel mentre che il Roccapappa rimirava compiaciuto il luccichìo della carrozzeria possente si accorse di uno strano rumore di fondo. Un’inspiegabile e veloce fruscìo, spostamenti d’aria improvvisi, poi uno sciabordìo vicinissimo e liquamoso; in pochi secondi il Roccapappa fu coperto di sterco d’uccello.
    La sua giacca blu ministeriale era ormai giallo verdastra.
    “Mi han tirato un’uovo marcio” Urlò. Era davvero atterrito, non si capacitava dell’accaduto; infatti non scorgeva lì nella pubblica via nessun corteo dell’opposizione, nessuna manifestazione dei centri sociali, nessuno punkabbestia né tantomeno i loro famigerati cani. Nessun plebeo, pensava il Roccapappa, che pretendesse di dimostrare maldestramente le proprie idee banali ad un eletto dal popolo.
    “E allora perché “ pensava il Roccapappa come sempre con eleganza “sono completamente ricoperto di mmerda?”
    Poi alzò gli occhi e le vide: uno stormo crescente di galline sciamava da levante verso ponente sulla città, fendendo il cielo cittadino ad un’altezza impossibile per quel tipo di uccello. Ma nonostante questo ecco che le galline dall’alto della loro posizione conquistata chissà con quale oscuro prodigio, scagazzavano all’unisono sull’Onorevole Roccapappa. Egli, muovendosi bruscamente verso un porticato per ripararsi da quel bombardamento di nitrati giallastri, fece pure cadere la sua 24ore con i denari dell’ultima tangente ricevuta. La borsa si aprì, le banconote si sparpagliarono al vento, ma prima che qualsiasi passante, colpevole anche lui di essere stato elettore del Roccapappa potesse afferrarne anche solo una, le galline apocalittiche riversarono sui danari immense quantità di deiezioni, rendendoli inavvicinabili per sempre.

    Quella mattina, poco prima di affacciarsi dalla famosa finestra, il Santo Padre disse: “Oggi voglio essere davvero convincente, altrimenti prima o poi capiranno che non credo davvero in Dio”
    Si concentrò quindi per qualche minuto, ripassando mentalmente le parole che avrebbe pronunciato alla pletora di fedeli che assiepava Piazza San Pietro.
    Avrebbe cominciato con un pistolotto sulla necessità di difendere le radici cristiane della cultura europea, avrebbe continuato suggerendo al popolo di temere gli estremismi islamici e, invece di perdere il tempo che Dio ci ha donato per leggere il Corano, perché tanto non sarebbe mai servito a niente saperne di più, avrebbe poi invitato ad acquistare una copia del Nuovo Catechismo, edizioni Vaticane, a euro 25,00 iva esente.
    La giornata era splendida, il cielo terso.
    Il Santo Padre teneva gli occhi semi chiusi. Pensava: “Ecco, non li voglio aprire finchè non mi affaccio alla finestra, devono vedere tutti in che stato di concentrazione e beatitudine mi presento a loro, così farò un figurone e la smetteranno di accusarmi di essere un vecchio tedescaccio borioso….aprirò le palpebre solo dopo che mi sarò affacciato…”
    L’inserviente muto del Santo Padre, Anacleto Bisunto, detto Rosone, scostò le sacre tende, girò la maniglia e aprì la finestra.
    Invece della solita ovazione, però, il Santo Padre questa volta percepì un vocìo forte ma disordinato.
    “Oibò, che succede….Ora apro gli occhi e capirò il perché” pensò.
    Aprì gli occhi e vide.
    Dalla sua finestra vedeva il levante di Roma. Il sole del mattino era oscurato da decine di migliaia di galline che volavano alte nel cielo in formazione serrata. La folla di Piazza San Pietro era tutta col naso all’insù per osservare quello strano spettacolo con stupore e spavento.
    Le galline fissavano gli umani con conquistata superiorità.
    Il loro pensiero era: “Non migriamo come le rondini e le cicogne, non siamo belle come le aquile, non siamo veloci come i colibrì, né libere come i falchi …ma nonostante questo siamo ormai superiori a tutti voi e ci siamo concesse il diritto di volarvi sopra e guardarvi dall’alto, meschini umani, grassi, inquinati e degenarati”
    Forse erano galline telepati, infatti il loro pensiero fu percepito da tutti, compreso il Santo Padre.
    Il Papa, allora, vide la propria supremazia sugli uomini vacillare…..”Come” – mormorò “Io predico, diffondo la moralità, ricerco l’osservanza delle mie leggi, agisco sulle coscienze degli uomini per farli miei ed il mio potere è messo in discussione da una massa di galline volanti? Ma come è possibile?! Io sono Papa, sono un alto teologo, sono un sovrano assoluto….” Purtroppo per il Santo Padre il microfono della sua finestra era già stato acceso dal solerte Anacleto, quindi ogni parola fu amplificata in mondo visione.
    La gente della Piazza udì tutto.
    I fedeli si destarono così dallo sbigottimento della visione avicola e cominciarono a realizzare quel che il Santo Padre stava bisbigliando al microfono.
    Si levarono in fretta le prime voci di dissenso: “Ipocrita” “Vecchio ingannatore” “Turpe indovino”
    E così via in un crescendo di insulti.
    Il Papa vide la sua fine.

    Le galline, comunque, non stettero lì ferme a guardare.
    Gli umani sottostanti avevano bisogno di una bella lezione, ipocriti spettatori e sostenitori di un sistema corrotto e ipocrita a sua volta, che si alimentava delle sue degenerazioni.
    Le galline percepivano tutto questo. Ed agirono.
    Fu così che quel giorno, decine di migliaia di galline, all’unisono, fecero l’uovo.
    Tutte quelle uova caddero da venti metri di altezza sulle teste del popolo bue sottostante. Una gallina, la più scaltra di tutte, con impareggiabile manovra aerea obliqua, eiettò il proprio uovo in faccia al Santo Padre che, cosparso di albume e ferito nel suo potere, si rintanò nei suoi appartamenti imprecando verso il dio di cui doveva essere primo tra i fedeli.
    Le genti furon ricoperte da tuorli ed albumi.
    L’Uovo simbolo di vita nascente imposto dall’alto alla sottostante società corrotta fu un vero rituale di rinascita.
    Quando tutti compresero questo messaggio e la folla divenne consapevole del cambio di rotta che andava intrapreso, le galline, fiere, quasi nobili nel loro portamento, si dispersero elegantemente verso i quattro punti cardinali, intonando un Coccodè Cosmico.
    Forse tornarono ai loro pollai. Forse trascesero verso il valhalla dei polli. Nessuno lo saprà mai.
    E da quel giorno il mondo non fu più lo stesso.

    FINE
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
    "
    (da "E la vita e la vita" di Cochi e Renato, 1974)


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  2. #2
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    Forse valhalla non si scrive così....
    Ultima modifica di semplificatore : 19-10-2007 alle ore 22.30.41
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
    / ma dove vado se parto? / sempre ammesso che parto: ciao! ....
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  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    E'troppo carino 'sto racconto, viva Cicio anche se c'è un pò troppo astio... il mondo è anche bello a volte
    Però la parte del Papa è troppo bella!!
    Ultima modifica di Ember : 20-10-2007 alle ore 02.59.12
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  4. #4
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    politicametne un pò scorretto: sindacare sull'amore, umano o spirituale, degli altri non dovrebbe essere lecito.
    Per il resto...molto bello ghgh!

  5. #5
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    Beh in un racconto penso sia tutto lecito... se lo metteva in Attualità e Cronaca già era diverso
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  6. #6
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    parlavo per i miei gusti ovviamente

  7. #7
    Postatore Epico L'avatar di Ember
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    Beh si, anche io infatti l'ho detto...
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  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di semplificatore
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    Originariamente postato da Angelus_Laguna
    politicametne un pò scorretto: sindacare sull'amore, umano o spirituale, degli altri non dovrebbe essere lecito.
    Per il resto...molto bello ghgh!
    Ricordo che io amo dare non solo giudizi ma anche e soprattutto sentenze esecutive....quindi....
    "......c'è chi un giorno invece ha sofferto / e allora ha detto: io parto
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